Titre: LA GUERRA, PERCHE' ? LA PACE, COME ?
Sous-titre: Elementi di discussione per gente di buona volontà
Auteur·e: Kadour Naïmi
Sujet: Guerre
Date: 10 janvier 2022






ISBN 979-10-97177-05-8

Copyright © Gennaio 2022 Kaddour NAIMI












A chi ha combattuto, combatte e combatterà

per un mondo dove la libertà è anche uguaglianza e solidarietà.
















































Indice

Prefazione


PREMESSA

o diritto di pensiero e dovere di memoria

I. CRITICA : 1. Considerazioni preliminari - 2. Considerazioni particolari

II. MEMORIA : 1. Il passato - 2. Il presente

III. MISTERI

SEZIONE I.

I FATTORI DELLA GUERRA

PARTE I - IL POTERE o chi comanda chi ? E perché ?

I. PAROLE o la lotta per la visione della realtà

II. INFORMAZIONE o la lotta per la conoscenza della realtà : 1. Il passato - 2. Il presente

III. GOVERNO o la lotta per il possesso dello Stato

IV. DEMOCRAZIA o la lotta dei cittadini per il controllo dello Stato


PARTE II - ECONOMIA o chi si arricchisce a danno di chi ?

I. Risorse naturali

II. Petrolio

III. Corporazioni multinazionali


PARTE III. CIVILTÀ o chi vuole avere ragione contro chi e perché ?

I. CIVILTÀ'

II. RELIGIONE

SEZIONE II.

LE GUERRE

Considerazioni preliminari

PARTE I. GUERRA DI AGGRESSIONE o chi aggredisce e ne trae profitto ?

I. MOTIVI DELLA GUERRA

I. AGENTI DELLA GUERRA

III. AZIONE MILITARE

IV. L'IMPERO

PARTE II. PACIFISMO, RESISTENZA E TERRORISMO o chi aggredisce e chi si difende?

Considerazioni preliminari

I. PACIFISMO

II. RESISTENZA

III. TERRORISMO

PARTE III. RISULTATI DELLA GUERRA

I. Per gli Stati Uniti

II. Per Israele

III. Per la Russia

IV. Per il mondo


SEZIONE III. QUALE ORDINE

o chi trae profitto dal disordine ?

Considerazioni preliminari

PARTE I. PAESI E ORDINE

PARTE II. CIVILTÀ

PARTE III. POTERE

PARTE IV. LEGGI ED ISTITUZIONI INTERNAZIONALI

PARTE V. QUALE ORDINE ?

1. Violenza o non violenza ?

2. Negazione o rispetto degli altri ?

3. Ordine

CONCLUSIONE:

domande per un mondo migliore

Appendice





































Prefazione



Tutto ciò a cui aspiro, è di servire la verità e la giustizia nella misura delle mie deboli forze, con il rischio di piacere a nessuno.

Albert Einstein[1]


Il presente saggio non riguarda soltanto alcune guerre attuali. Queste sono il punto di partenza di uno sforzo per capire in modo generale il fenomeno umano della guerra e le soluzioni che si possono trarre dall'esperienza storica dell'umanità.

Due motivi principali mi hanno convinto a scrivere questo saggio.

Primo motivo. Dopo gli attentati del 11 settembre 2001 negli Stati Uniti, l'Unione Nazionale Scrittori dell'organizzazione sindacale U.I.L. (Unione Italiana Lavoratori) ha organizzato a Roma, il 12 novembre 2001, un colloquio intitolato "L'uomo è unico, salvalo! A 60 giorni da New York: Testi e riflessioni di scrittori e artisti per il mondo che verrà". Sono stato invitato a presentare le mie riflessioni[2] e per questo invito ringrazio il professore Natale Antonio Rossi, presidente dell'Unione Nazionale Scrittori ed Artisti. Le mie riflessioni hanno prodotto due tipi di reazioni nel pubblico presente in sala. Una parte del pubblico ha pensato, tra la sorpresa e l'indignazione: "Ma come, hanno dato la parola ad un terrorista !" (Si sapeva che ero di origine algerina). Un'altra parte del pubblico ha considerato, invece, il mio intervento molto utile in quanto permetteva di "ascoltare finalmente una voce che appartiene all'altro mondo, che non conosciamo e che è diventato ormai di vitale importanza conoscere."

Queste due reazioni mi hanno molto colpito. Se un pubblico già sensibile ai problemi del mondo ha avuto questi due tipi di reazione, qual'è allora la situazione della popolazione nei paesi occidentali, in particolare delle persone che definirei brava gente, nel senso migliore della parola, cioè tutte quelle persone che sono, o per lo meno si sforzano di essere oneste e giuste? Non sarebbe utile, anzi doveroso da parte mia trovare, tramite un libro ed un documentario, il modo di fare uscire le mie osservazioni dallo spazio ristretto ed elitario di un convegno, per provare a farle conoscere anche alla brava gente? Queste persone non sono, in definitiva, soprattutto nei paesi democratici dove hanno il diritto di voto, i cittadini in nome dei quali i governi agiscono, anche per intraprendere delle guerre?

Secondo motivo. Due anni dopo il convegno, la seconda guerra contro l'Iraq era ormai imminente. Ho partecipato ad una riunione di quartiere a Roma. Erano presenti delle persone più o meno informate in merito alla guerra. Alcuni di loro erano membri di partiti politici contro la guerra, e discutevano per decidere in merito a come agire per impedirla. Fui sorpreso da una constatazione: tutte le dichiarazioni concentravano l'intera attenzione su come evitare questa guerra, e dimostravano un'ignoranza sconcertante non solo in merito alla situazione internazionale ma anche rispetto alla storia umana per quanto riguarda il fenomeno delle guerre. Si vedeva l'albero ma non la foresta.

Ho tentato di spiegare che il problema non era solo quello di evitare questa guerra contro l'Iraq, ma di capire le caratteristiche della situazione internazionale attuale, nella quale la guerra che stava per scoppiare in quel momento era solo uno degli aspetti dei conflitti che hanno afflitto, affliggono e affliggeranno il pianeta; quindi il miglior modo di impedire questa guerra era, per i cittadini, capire che il problema fondamentale non era soltanto il conflitto tra Stati Uniti e Iraq, non una sola guerra. Il problema era insito nel sistema sociale mondiale che bisognava considerare in quanto causa di una catena infinita di guerre d'aggressione: basta guardare una carta geografica per scoprire interessi in gioco, di tipo materiale (risorse naturali, in particolare petrolio) e territoriale (basi militari). Di conseguenza, è necessario trovare il modo di agire capace di impedire qualsiasi guerra di aggressione. Per questo, bisogna cercare di porre fine al sistema mondiale che produce le guerre. Proposi quindi, invece dello slogan "No alla guerra contro l'Iraq", quello di "No a qualsiasi guerra d'aggressione. Per un mondo senza guerra". Uno solo tra i presenti fu d'accordo con me, tutti gli altri pensarono che in quel momento la cosa migliore da fare fosse quella di attuare un pensiero "pratico, concreto, realista", e quindi di concentrarsi sul tentativo di bloccare la guerra che stava per iniziare. Come se, impedendo questa guerra, avrebbero potuto impedire qualsiasi altra guerra.

Le persone presenti erano sicuramente benintenzionate. Ma non comprendevano che si limitavano allo sforzo irrisorio di chi vuole colmare un buco nella barca che ha e avrà altri buchi, ad un'azione che vuole evitare una conseguenza, una guerra, senza tenere conto della necessità di curarne la causa: il sistema sociale che, per esistere, produce necessariamente guerre di aggressione una di seguito all'altra.

Mi è sembrato quindi utile e doveroso, ancora una volta, portare un mio contributo al problema fondamentale: impedire qualsiasi guerra di aggressione, e, per questo, capire perché e come la guerra funziona come un modo diverso di fare politica, e come porre fine a questa forma di politica.


Come autore di questo saggio, non sono un politico, né un militare, né un teorico, né un polemologo, né un esperto in relazioni internazionali o in strategia bellica. Sono un semplice cittadino, nato e cresciuto in quel mondo chiamato "terzo", "povero", "barbaro", dove ho vissuto in prima persona una guerra per l'indipendenza del paese, l'Algeria, che oggi è vittima di una seconda guerra, civile, che ha radici internazionali.


Le osservazioni presentate in questo saggio si rivolgono ai cittadini che vivono in primo luogo nei paesi il cui l'esercito ha attaccato ed invaso un altro popolo, ufficialmente per "difendersi" dalla sue minacce, o/e per portargli la felicità sotto forma di "democrazia" o di "socialismo". Queste osservazioni si rivolgono in particolare alle persone che si considerano oneste, buone e civilizzate, cioè alle persone che credono realmente nel rispetto dei diritti umani, non solo per loro stessi in quanto individui, ma per tutti i cittadini del pianeta, per il solo motivo che tutti sono degli esseri umani, senza nessuna forma di distinzione: situazione economica, razza, nazionalità, cultura o credenza religiosa.

Queste osservazioni si rivolgono anche a chi ha scelto di uccidere, come soldato di leva o come professionista, militare di un esercito o mercenario. Gli propongo di fermarsi a pensare ai motivi reali, consci ed inconsci, che lo hanno convinto a consacrare la propria vita ad interrompere violentemente la vita di altri, per "dovere di obbedienza ai superiori", per "amore della patria" o per uno stipendio.

I destinatari di questo saggio sono, infine, e più in generale, tutti i cittadini del pianeta perché, nella nostra epoca di armi nucleari e batteriologiche, le guerre riguardano l'intera specie umana, in un modo o un altro.


L'obiettivo di questo saggio è di cercare di capire in quale tipo di mondo viviamo, e perché tante guerre d'aggressione e tante manifestazioni di terrorismo, decise e gestite non da individui ignoranti e barbari, ma da persone che giustificano i loro atti in nome della civiltà, del progresso, della democrazia, di un Dio, ecc.

Non pretendo, ovviamente, esaminare l'insieme dei problemi della guerra e della pace, né fornire soluzioni, ma soltanto elencare un certo numero di osservazioni e riflessioni, sforzandomi di usare al meglio la ragione e il principio di giustizia, per contribuire quanto possibile a:

- smascherare le passioni distruttrici, non o erroneamente giustificate con la ragione, e la manipolazione, di cui sono vittime le persone ingannabili, in primo luogo i cittadini ordinari ed onesti,

- contribuire alla ricerca comune delle soluzioni che permetteranno la realizzazione di un mondo più vivibile, non soltanto per una minoranza di privilegiati ma per tutti.

Ho cercato di capire quanto i problemi e le eventuali soluzioni, pur se complessi, sono concepibili nel modo più semplice possibile, applicando questa regola, richiesta dall'onestà: dare alle azioni il proprio nome reale, ossia chiamare ladro chi ruba un bene appartenente ad un altro, e chiamare aggressore chi aggredisce per primo un altro.


La mia ricerca di informazioni sui fatti reali non è stata facile. Mi sono reso conto di quanto la maggior parte dei mezzi d'informazione nascondano o deformino i fatti, per servire i propri interessi. Per conoscere la verità, ho dovuto consacrare molto tempo a documentarmi su internet e a contattare, per quanto possibile, persone ed associazioni direttamente coinvolte nei conflitti. Queste persone ed associazioni sono citate nel libro e, qui, le ringrazio per il loro aiuto senza il quale questo saggio non sarebbe ciò che è.

Allo stesso modo, non mi è stato facile utilizzare le informazioni raccolte per capire, aldilà della propaganda, il fenomeno delle guerre. Mi è stato necessario consacrare molto tempo a cercare e a leggere documenti, giornali, libri e saggi in grado di aiutarmi ad interpretare le informazioni disponibili.

Queste difficoltà d'informazione e di formazione, come il tempo speso ad acquisirle, mi hanno permesso di rendermi conto di quanto il cittadino comune, generalmente occupato a lavorare per vivere o sopravvivere, se vuole capire "perché esistono le guerre? come si ottiene la pace?", è generalmente disorientato, confuso, incapace di prendere una decisione ragionevole, cioè basata su un'informazione reale e una formazione sufficiente. Ho scoperto quanto l'ignoranza è causa di rassegnazione e costituisce un'arma di manipolazione di massa dei popoli e degli individui da parte di chi li dirige, qualsiasi sia la forma di questa direzione: dittatura o democrazia.

Le informazioni raccolte e la comprensione che ne ho ricavato mi hanno permesso finalmente di concepire questo libro.

In primo luogo, pongo delle domande, quelle che mi sembrano reali e fondamentali, e che riguardano qualsiasi epoca e civiltà. Spesso le domande contengono implicitamente le risposte. Aggiungo che per chi ha un senso chiaro della logica e della giustizia, le riflessioni contenute in questo saggio sono ovvie. Eppure rischiano di essere bollate da qualcuno come faziose in quanto provenienti da un autore che fa parte della comunità dei "barbari".

Per contrastare questo tipo di reazione, ho, in secondo luogo, fatto seguire alle mie domande ed osservazioni, le risposte e le riflessioni di altre persone che hanno queste due caratteristiche: non possono essere bollate come "barbare" né faziose, e sono state protagoniste e/o hanno riflettuto al meglio sui temi esaminati. Ho anche cercato e scelto queste persone nelle varie epoche, società e civiltà, visto che l'oggetto del mio studio è la guerra come fenomeno generale.

Dove appaiono ripetizioni a proposito di un argomento, il motivo è la necessità di esaminare questo stesso argomento da vari punti di vista. Alcune osservazioni contenute in questo saggio sembreranno banali. E' necessario ricordarle, perché sono dimenticate o deformate dall'azione di propaganda massiccia e sistematica da parte di chi controlla i mezzi d'informazione ufficiale.


Per capire i problemi delle guerre, ho utilizzato il seguente ordine.

Nella parte I, sono presentate delle considerazioni preliminari sul diritto di pensiero e il dovere di memoria, e su certi "misteri" del comportamento umano.

In seguito, una prima sezione considera i fattori di scatenamento di una guerra: sono rispettivamente il potere, tramite lo Stato come strumento per fare una guerra (Parte I), l'economia, tramite la gestione delle risorse naturali, come motivo fondamentale della guerra (Parte II), e la civiltà, come giustificazione ideologica della guerra (Parte III).

Una seconda sezione esamina la guerra in quanto fenomeno specifico, distinguendo tra la guerra d'aggressione (Parte I), le reazioni sotto forma di pacifismo, resistenza e terrorismo (Parte II) e i risultati delle guerre (parte III).

La terza e ultima sezione esamina quale potrebbe essere un ordine del mondo realmente benefico per l'insieme dell'umanità, per concludere con alcune domande fondamentali che permetterebbero di realizzare questo ordine.


Questo saggio è stato scritto nell'essenziale prima dell'arrivo di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Ma, come la storia insegna, sul piano internazionale, la differenza tra la politica dei repubblicani e quella dei democratici non è tanto significativa, perché un presidente, che sia repubblicano o democratico, è fondamentalmente il risultato dello stesso sistema socio-economico-militare, che ogni presidente deve incarnare e rappresentare. Di conseguenza, in particolare per la politica estera e militare degli Stati Uniti, le osservazioni che riguardano la presidenza del repubblicano Bush rimangono valide finché il nuovo presidente democratico non applicherà una politica realmente diversa. Nelle guerre attuali e future, il democratico, giovane, bello, intelligente e nero Barack Obama agirà diversamente dal suo predecessore, il democratico, giovane, bello, intelligente e bianco John Kennedy durante la guerra del Vietnam?... Che il comandante capo dell'esercito statunitense sia del partito repubblicano o democratico, di pelle bianca o nera, cosa cambia al civile iracheno o afgano (forse domani iraniano) ucciso da una bomba aerea di questo esercito?

Infine, nel concepire i problemi e le domande, ho cercato di non dimenticare quest'altra banalità, tuttavia indispensabile da ricordare: la prima vittima della guerra è la verità, quella dei fatti reali. Mi sono quindi sforzato di usare una bussola. Nell'esame di qualsiasi problema, considerarlo secondo il principio, - apparentemente ovvio ma generalmente dimenticato o ignorato -, che ogni persona onesta, di ogni epoca e civiltà, ritiene di prima e fondamentale importanza. Questo principio è: Non fare ad un altro, che sia individuo o popolo, ciò che non vorresti fosse fatto a te o al tuo popolo.


*























La lezione



Lo so, lo so, lo so.

Dall'inizio del tempo,

quasi tutto

è stato detto, spiegato, dimostrato, ripetuto:

la vita, la morte,

l'amore, l'odio,

l’onestà, la giustizia.

Ahimè!...

In questa bizzarra classe di somari

che è la specie umana,

pochi,

troppo pochi,

pochissimi allievi

hanno ascoltato, capito, assimilato

la lezione

impartita dall’inizio del tempo.

E' colpa degli insegnanti ?

E' colpa degli allievi ?

E' colpa dei padri e madri degli allievi ?

E' colpa della misteriosa Natura ?

O di chi ?...

Ecco il Mistero dei Misteri.

Ecco il Perché dei Perché.















PREMESSA

o

diritto di pensiero e dovere di memoria



- "Warum?" [Perché?] - gli ho chiesto nel mio povero tedesco.

- Hier ist kein warum, [Qui non c'è perché], mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone.

Primo Levi,

ex-deportato ad Auschwitz[3]


- Perché, signor Sully, lei vede sempre i buchi nella groviera?

- Perché, signor ambasciatore, ci sono dei buchi nella groviera.

Neil Sheehan[4]


Quando do da mangiare ai poveri mi dicono che sono santo. Quando chiedo perché i poveri non hanno da mangiare mi danno del comunista.

Don Helder Camara[5]


Dobbiamo chiederci con quali mezzi un così gran numero di opinioni contrarie alla pace del genere umano, fondate su falsi principi, sono comunque così profondamente radicate in lui.

Thomas Hobbes[6] (4)


Quando la verità e la giustizia sono in gioco, non c'è distinzione che tenga tra problemi minori e problemi maggiori. Poiché i giudizi di ordine generale sulle azioni umane sono indivisibili. Se qualcuno fa i suoi comodi con la verità nelle piccole cose, non possiamo nemmeno dargli fiducia per le questioni importanti.

Questa indivisibilità non vale unicamente per la sfera morale: si applica anche alla politica; perché i piccoli problemi possono essere afferrati correttamente soltanto nella loro dipendenza rispetto ai problemi più vasti.

Albert Einstein[7]

I.

CRITICA



Esistono solo due tipi di persone che non nutrono dei dubbi: i santi e gli imbecilli.

Generale Carlo Jean[8]


Sopportare la contraddizione è un grande segno di cultura, più nessuno lo ignora oggi. Alcuni sanno pure che gli uomini superiori desiderano e provocano questa contraddizione affinché gli si indichi dove si trova la loro ingiustizia, che ignorerebbero senza questo. (...)

"Come questo giudizio è nato?" è una domanda che dovete porvi, e, subito dopo, questa: "cosa esattamente mi spinge ad obbedire a questo giudizio?" Perché potete seguire il suo ordine come un bravo soldato che ascolta la voce del suo capo. O come una donna che ama chi la comanda. O ancora come un adulatore, un vigliacco che ha paura del suo padrone. O come un imbecille che ascolta perché non ha nulla da obbiettare. In una parola, potete ascoltare la vostra coscienza in mille modi diversi.

Nietzsche[9]


La ragione non può non essere suprema perché anche quando neghiamo la sua validità dobbiamo proporre delle ragioni.

Amartya Sen,

premio Nobel di Economia 1998[10]


1. Considerazioni preliminari


Nel leggere le osservazioni che seguiranno, il lettore chi sarà infastidito, le considererà faziose, o peggio, penserà che il loro autore è un nemico, conosce davvero il motivo reale della sua reazione?

Un fatto antropologico irrecusabile è la capacità, tipicamente umana, di prendere distanza rispetto al "dato". La persona che desidera non lasciarsi possedere dalle reazioni aggressive o di odio dovrebbe farne un uso giudizioso. (...)

La messa a distanza può operarsi in varie direzioni. Prima, rispetto agli avvenimenti esterni (4). In seguito, rispetto al soggetto stesso: i suoi impulsi (4) e sentimenti; il suo "io"[11], oggetto di idolatria; il suo "ideale dell'io", oggetto spesso inaccessibile; il suo "super-io", maestro intollerante e repressivo.

Jacques Van Rillaer [12]


Quante persone, cittadini semplici e soprattutto quelli che sono al potere, che si dichiarano democratiche, riconoscono a chi non è d'accordo con loro, il diritto ad esprimersi liberamente, in particolare quando le loro contraddizioni vengono messe in evidenza?

Perché qualsiasi essere umano che dispone di un potere, rifiuta generalmente la critica della sua gestione di questo potere, e considera l’autore della critica un nemico da neutralizzare o eliminare?

Quante persone, che siano semplici cittadini o dirigenti di governo, giornalisti o intellettuali, utilizzano un ragionamento veramente logico, onesto e che corrisponde ai fatti reali, a proposito dei loro atti e degli atti dei governi, e non si lasciano condizionare dai loro interessi materiali personali, dai loro pregiudizi o dalle dichiarazioni manipolatrici di dirigenti politici, economici, culturali o religiosi?

Per sapere se l'atto di un individuo o di un governo è giusto o inaccettabile, quante persone lo esaminano sulla base di questo metro di giudizio: chi ne approfitta e chi ne è danneggiato?

Per quale motivo alcuni sono per la limitazione della libertà di opinione, se non perché considerano la gente incapace di ragionare per distinguere tra verità e menzogna? E se la gente è in questa incapacità, chi ne è responsabile, se non chi rende difficile o impossibile l'accesso alle informazioni, in modo tale che la gente si trova incapace di ragionare in modo soddisfacente?


2. Considerazioni particolari


Chi, in passato, ha rispettato e difeso i diritti umani, se, in seguito, viola questi stessi diritti, è o non è giusto e doveroso criticarlo?

Se gli Europei non possono criticare gli Stati Uniti perché, nel passato, hanno salvato gli Europei dalle stragi compiute dai bombardamenti dell'aviazione nazista, è giusto che gli Europei non possano, oggi, criticare gli Stati Uniti per le stragi compiute dai bombardamenti della loro aviazione contro le popolazioni civili nel mondo?

Se gli Europei devono essere riconoscenti agli Stati Uniti per averli liberati dalle dittature nazi-fasciste, è giusto che continuino ad essere riconoscenti agli Stati Uniti che, oggi, invece sostengono le varie dittature che dominano i loro popoli?

Il contributo degli Stati Uniti alla liberazione dell'Europa dal nazi-fascismo deve manifestarsi, da parte degli Europei, sotto forma di solidarietà liberamente consentita, o di subalternità incondizionata dell'Europa agli Stati Uniti, qualsiasi sia il loro comportamento?

Se gli Ebrei hanno subito un genocidio nel passato, è giusto che sia vietato esprimere critiche ai governi israeliani attuali?


Chi afferma che la critica contro un governo degli Stati Uniti è una manifestazione di odio contro “l'Occidente”, cosa pensa del fatto che questa critica e quest'odio non si manifestano contro governi come quelli svedesi, finlandese o islandese, eppure anche loro fanno parte dell' “Occidente”?

Per quale motivo la critica della politica di un qualsiasi governo si chiama critica, mentre quella alla politica del governo degli Stati Uniti viene denunciata da alcuni come manifestazione di "anti-americanismo", e la critica del governo di Israele come “antisemitismo”?

E' “anti-americanismo” dichiarare che non è il mondo che deve soddisfare gli interessi unilaterali degli Stati Uniti, ma sono gli Stati Uniti, come tutti gli altri paesi del pianeta, a concordarsi democraticamente per soddisfare gli interessi di tutti i popoli?

Alexis de Tocqueville, 1840:

Gli Americani, nelle loro relazioni con gli stranieri, sembrano impazienti dalla minima censura e insaziabili di lodi. Il più piccolo elogio gli è gradito, e il più grande basta raramente a soddisfarli; vi assillano in ogni momento o per ottenere da voi di essere lodati; e, se resistete alle loro istanze, si lodano da soli. Si direbbe che, dubitando del loro proprio merito, vogliono ad ogni istante averne la scena sotto gli occhi. La loro vanità non è soltanto avida, è inquieta e invidiosa. Non dà nulla chiedendo senza sosta. E' insieme richiedente e litigiosa[13].

E' "anti-semitismo" riconoscere che non è il popolo palestinese che occupa militarmente e illegalmente il territorio di Israele, ma è Israele che occupa militarmente e illegalmente il territorio riconosciuto al popolo palestinese dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, dei quali Israele fa parte?

Perché, in Occidente e in Israele, l'odio verso gli Ebrei è chiamato "antisemitismo" mentre l'odio verso gli Arabi non si chiama con lo stesso nome, eppure gli Arabi sono, anche loro, semiti?

Perché la maggioranza dei popoli e dei loro dirigenti sono convinti che la guerra è un modo normale, anche se spiacevole, per risolvere i conflitti tra le nazioni?

Non c'è spirito scientifico senza disponibilità per le ipotesi spiacevoli, anche le più lontane, della verità del momento, le più scandalose rispetto alle abitudini più care. O piuttosto, non c'è ipotesi piacevole o spiacevole. Ci sono soltanto ipotesi più o meno convincenti.

René Girard[14]




II.

MEMORIA


Quanto sangue nella mia memoria.

Aimé Césaire[15]

il sentimento di colpa (...) [è] il problema capitale dello sviluppo della civiltà (...) il progresso di questa deve essere pagato con una perdita della felicità dovuta al rafforzamento di questo sentimento (...) Così concepiamo facilmente che il sentimento di colpa causato dalla civiltà non è riconosciuto come tale, che rimane in gran parte inconscio o si manifesta come un disagio, uno scontento al quale si cerca di attribuire altri motivi.

Sigmund Freud[16]


1. Il passato


Kublai Khan massacrò 10 % nel vicino Oriente.

La Spagna massacrò 10 % di Americani indiani.

Giuseppe Stalin massacrò 5 % di Russi.

I nazisti massacrarono 5 % di Europei occupati e 75 % di Ebrei europei.

Gli Stati Uniti massacrarono 6,5 % di Sud-Vietnamiti e il 75 % di Americani indiani.

Gli Stati Uniti superano tutti i record di genocidio[17]!

Dopo l'attacco del 2001 contro le due torri gemelle, uno striscione è stato appeso a New York. Proclama "We will never forget" (Non dimenticheremo mai), per i 3.000 morti degli attentati. Perché allora si dimentica l'11 settembre 1973 e i 30.000 morti a Santiago del Cile, assassinati dai militari cileni con la complicità del governo degli Stati Uniti?

E perché, nei paesi ricchi, si ricorda il genocidio passato di 4 a 6 milioni di Ebrei, istituendo per loro il “Giorno della Memoria”, e si riconosce il debito morale e finanziario verso le vittime, mentre non si ricordano il genocidio degli zingari da parte degli stessi nazisti?

Gli Israeliani considerano giusto che i discendenti dei loro carnefici tedeschi riconoscano il debito materiale e morale nei confronti del popolo ebraico per la "Shoah", cioè il genocidio subito. Perché allora gli Israeliani non accettano di riconoscere il loro proprio debito materiale e morale nei confronti del popolo palestinese per la "nakba", cioè la "catastrofe" subita? Tra la Shoah degli Ebrei e la Nakba dei Palestinesi, quanti riconoscono quest'aspetto comune: il rifiuto, da parte di uno Stato, dell'esistenza di un popolo. eppur vero che si tratta di due tipi differenti di rifiuto: i nazisti rifiutavano l'esistenza degli Europei di religione ebraica, e gli Israeliani l'esistenza del popolo palestinese.

Mentre si informa e si ricorda giustamente la tragedia di cui sono stati vittime gli Ebrei europei durante il nazismo, perché non si informa e non si ricorda altrettanto la tragedia della tratta e della schiavitù degli Africani?

Le persone catturate erano marcate con un numero di matricola. Su 20 milioni di Africani catturati e ridotti in schiavitù, 6 milioni morirono. E' il più grande genocidio della storia.

Joseph N'Diaye, conservatore del museo di Gorée in Senegal[18]


Coloro che conoscono le condizioni di deportazione degli Ebrei dai Nazisti nei campi di sterminio, conoscono anche le condizioni di deportazione degli Africani dagli Europei nei campi dove erano sterminati dal lavoro schiavista?

Il viaggio:

La traversata dell'Atlantico strappava gli Africani alle loro reti familiari e comunitarie; li buttava gli uni sugli altri per giorni e settimane; e suscitava una paura e una sofferenza così intense che furono numerosi a darsi la morte.

Il più incredibile, è che non sappiamo ancora quasi nulla dell'esperienza diretta vissuta dagli schiavi e dall'equipaggio durante la traversata. (...) Non è difficile immaginare come la collera poteva mischiarsi alla desolazione, al fatalismo, alla depressione, agli intrighi, ai complotti e alle sommosse occasionali. La storia sociale e culturale della tratta atlantica è ancora alle sue balbuzie[19].

Lo sfruttamento del lavoro:

I piantatori stimavano meno costoso far lavorare i loro schiavi fino allo sfinimento e comprarne degli altri per rimpiazzare quelli che morivano, piuttosto che incoraggiare la loro riproduzione naturale. Gli anni di sopravvivenza per coloro che avevano supportato la traversata dell'Atlantico si contavano sulle dita di una mano[20].

Nella tragedia della schiavitù degli Africani, perché gli Arabi musulmani e gli Africani non riconoscono la loro complicità con gli Occidentali?

L'utilizzo di schiavi, principalmente dei prigionieri di guerra, si è diffuso in Africa molto prima del XV° secolo. La maggioranza delle volte erano la proprietà di mercanti o di funzionari privati o di leali servitori. Già nel IX° secolo, il loro traffico, fiorente, si sviluppò tra l'ovest e il nord dell'Africa, attingendo nei circuiti dominati dai musulmani sul contorno mediterraneo e nel Medio Oriente. Altrimenti detto, il commercio atlantico degli schiavi è stato meno una realtà imposta dall'Europa all'Africa che una variante distinta, e sempre più violenta, di un sistema già esistente.

L'esistenza di lunga data di un traffico interno di schiavi sul continente significava non solo che gli Europei potevano approfittare di pratiche familiari agli Africani dell'Ovest, ma anche, già dall'inizio, che la tratta rimaneva in gran parte nelle mani degli Africani. Con rare eccezioni, quest'ultimi controllavano ogni fase del traffico, dalla cattura e dall'asservimento durante le guerre interne, al trasporto degli schiavi fino alla costa, dove erano finalmente venduti agli Europei, i quali avrebbero preferito esercitare un potere diretto sulla costa dell'ovest africano e dominare le fonti di approvvigionamento. La forza politica e militare dei diversi Stati africani, come le reti economiche che avevano costruito, glielo impedirono[21].

Perché i paesi ricchi occidentali non riconoscono il loro debito morale, ancora meno quello finanziario, e non istituiscono di “Giorno della Memoria”, oltre che per il popolo ebraico, anche per il genocidio degli altri popoli, di cui il numero delle vittime è stato superiore: il genocidio quasi totale degli Indiani d’America, i milioni di Africani deportati e morti in schiavitù, come non si riconosce il debito morale ne finanziario per i genocidi del colonialismo nei vari continenti, come non si ricorda il massacro di Palestinesi dal 1948, e tante altre tragedie: i genocidi del popolo armeno, del popolo tutsi, ecc.?

Nel 2001, il Parlamento francese ha riconosciuto ufficialmente che la schiavitù e la tratta degli Africani erano "crimini contro l'umanità", e ha consacrato il 10 maggio al loro ricordo. Nel 2007, e per la prima volta, lo stato statunitense della Virginia ha ammesso la sua responsabilità ed ha chiesto scusa per la schiavitù degli Africani e per "lo sfruttamento dei nativi americani"[22]. Cosa aspettano gli altri Stati per seguire l'esempio?

E perché il Giappone non riconosce i crimini di guerra contro l'umanità che ha commesso in Asia?


2. Il presente


E' possibile capire e affrontare il presente dei popoli e degli individui senza capire e affrontare il loro passato, che pesa e condiziona il presente?

Gli uomini fanno la loro propria storia, ma non la fanno arbitrariamente, nelle condizioni scelte da loro, ma in condizioni direttamente date e ereditate dal passato. La tradizione di tutte le generazioni morte pesa di un peso molto lordo sul cervello dei vivi.

Karl Marx[23]

E' giusto che gli Occidentali festeggiano ciò che chiamano la scoperta dell'America, ignorando, o facendo finta di ignorare, che per i suoi abitanti indigeni fu il genocidio dei nativi americani? Ed è giusto che gli Israeliani festeggiano il giorno della nascita dello Stato d'Israele ignorando che per i Palestinesi quel giorno fu quello della nakba" (la catastrofe)?

E' giusto che, nei paesi ricchi d'Occidente, si ricordano alcune ingiustizie passate ma non le ingiustizie presenti, come per esempio la dominazione di alcuni popoli, la tragedia del Darfur, il genocidio dei milioni di bambini di meno di 5 anni, che muoiono ogni anno nei paesi poveri a causa di malattie evitabili con vaccino?

Non parliamo poi della regione dei Grandi Laghi africani, del Sudan e del Darfur, luoghi in cui abbiamo sentito dire senza scomporsi, che due milioni di uomini, donne e bambini sono stati ammazzati e un altro milione manca all'appello. (...) Davvero consideriamo questi esseri umani nostri "simili", simili a noi italiani, tedeschi, francesi, americani, o non piuttosto simili a un gregge di cui non ci interessa la sorte? E perché non ci interessa? Perché non muove il nostro sentimento morale? Perché sappiamo, anche se poi rimuoviamo il pensiero, che il nostro benessere dipende dalla loro disperazione.

Umberto Galimberti[24]




III.

MISTERI



Chiamo Servitù l'impotenza dell'uomo a governare e ridurre i propri affetti. (...) Gli uomini ignorano comunemente le cause dei loro appetiti. Sono in effetti, l'ho detto spesso, coscienti delle loro azioni ed appetiti, ma ignorano le cause che li portano a desiderare qualcosa.

Spinoza[25]


1. Desideri


Quanti esseri umani conoscono le cause dei loro desideri, per esempio il desiderio di dominare i loro simili, il desiderio di arricchirsi ai loro danni, il desiderio di odiarli e di ucciderli? E tra quelli che conoscono le cause dei loro desideri, quanti sono capaci di gestirli in modo da non nuocere ai loro simili?

Alessandro - Sono Alessandro il Grande! Dimmi cosa desideri, te lo do.

Diogene (tranquillamente disteso per terra, risponde con calma) - Desidero semplicemente che ti tolga dal mio sole.

Alessandro si sposta, permettendo al sole di illuminare Diogene.

Alessandro - Se io non fossi Alessandro, avrei voluto essere Diogene.

Diogene - Io posso essere Alessandro, ma tu, non puoi essere Diogene.

Alessandro - Perché?

Diogene - Per essere Alessandro, basta desiderare di dominare gli uomini, ma per essere Diogene, bisogna saper dominare i propri desideri.


2. Le guerre: natura o cultura?


Se la bramosia di ricchezze materiali a danno degli altri porta alla volontà di dominazione su di loro, e se la realizzazione di questa dominazione richiede delle guerre d'aggressione, quale pulsione misteriosa, contraria alla civiltà, spinge a volere queste ricchezze, questa dominazione e quindi la guerra di aggressione? E come questa pulsione agisce nei vari tipi sociali: cittadini semplici, dirigenti politici e militari, proprietari di aziende economiche, intellettuali, scienziati e artisti, responsabili religiosi e culturali?

Cosa gli scienziati ed ognuno di noi sanno realmente della natura degli esseri umani, - che siano poveri o ricchi, deboli o potenti, dominati o dominatori -, dei loro bisogni e delle loro finalità nell'esistenza, in particolare cosa sappiamo dell'incapacità umana di bandire la guerra come soluzione ai loro problemi?

Chi manifesta in modo più barbaro l'istinto e il cervello primitivi preistorici di distruzione e di morte: colui che uccide un essere umano con un coltello, o colui che uccide centinaia di esseri umani con un missile, o migliaia con una bomba atomica?

Quando sapremo in quale misura è la natura del cervello umano che influisce sull'aggressività degli individui?

Come sperare che un giorno l'Uomo che portiamo tutti in noi possa liberarsi dall'animale che portiamo ugualmente, se non gli si dice mai come funziona il suo sistema nervoso? Come sperare vedere sparire l'aggressività distruttrice, l'odio, la violenza e la guerra? Non è indispensabile mostrargli quanto, agli occhi della scienza, possono sembrare meschini e ridicoli i sentimenti che gli sono stati insegnati da considerare spesso come i più nobili, senza dirgli che è soltanto perché sono i più utili alla conservazione dei gruppi e delle classi sociali, mentre l'immaginazione creatrice, proprietà fondamentale e caratteristica del suo cervello, è il più spesso, è il meno che si può dire, assolutamente non richiesta per far un onesto uomo e un buon cittadino.

Henri Laborit[26]

La guerra è da considerare una delle manifestazioni del cosiddetto Male, come lo credono alcune religioni, o è un fenomeno biologico che fa parte della natura umana, come lo constatano alcuni scienziati, o è un prodotto culturale storico, e quindi modificabile con il progresso della civiltà?

Medici, biologi, psicologi studiano sempre più spesso la questione del "Male" e le sue versioni contemporanee. Assistiamo peraltro ad una sorta di "psicologizzazione" e di "biologizzazione" di questo vecchio problema. (...) Alcuni autori, che pretendono studiare scientificamente questo fenomeno, vanno addirittura fino a considerare l'aggressione come un'attività inevitabile, sana e naturale. (...)

La ricerca scientifica può, qui come altrove, giocare un ruolo importante, se non decisivo. La naturalizzazione del problema permette di fuggire alle considerazioni troppo massicciamente moralizzatrici come ad una colpevolizzazione troppo rapida. Rimane comunque vero che l'aggressività - come peraltro la maggior parte dei problemi di psicologia e specialmente di psicologia concreta - costituisce una questione etica [27] e spesso una questione politica, alla quale la scienza non può, di per se stessa, portare la soluzione definitiva."

Jacques Van Rillaer[28]

Un generale francese di nome Leclerc ha liberato la sua patria dalla dominazione nazista, nel 1945. Quale giustificazione l'ha portato, qualche mese dopo, ad aggredire un'altra patria, il Vietnam, per stabilire la dominazione coloniale francese?

Una persona che ha acquisito molti diplomi universitari, - il che dimostra una certa intelligenza -, che suona il pianoforte, - il che dimostra una certa sensibilità -, che è di pelle nera, - quindi ha sofferto in qualche modo la discriminazione sociale -, una persona così, -, cosa l'ha portata questa persona invece di insegnare la pace, a promuovere la guerra, invece di presentare concerti di pianoforte, a far lanciare missili e bombe sulle popolazioni civili? In questo essere umano, di nome Condoleeza, qual è l'importanza dell'azione dell'istinto e del cervello arcaico del predatore preistorico?

Qual è la giustificazione di chi si proclama “moderato” mentre sostene le guerre di aggressione come soluzione dei conflitti, e chiama “estremista” chi condanna il ricorso alla guerra di aggressione?

La storia ha insegnato che, durante l'epoca della schiavitù antica, coloro che si opponevano a questo sistema, - certo, una minoranza di persone -, non erano utopisti ma delle persone dotate di una capacità di ragionamento e da un senso della giustizia più civilizzati rispetto agli altri. Perché allora, oggi, chi si oppone, per principio, a qualsiasi guerra di aggressione, è considerato un utopista che manca di senso della realtà?

Cosa porta a sostenere o a rimanere indifferente alla guerra di aggressione chi crede di disporre di un cervello civilizzato e di un cuore buono, per esempio:

- il cittadino che si considera pacifico,

- il religioso che crede alla bontà della sua fede,

- il proprietario che vuole semplicemente arricchirsi, ma che sceglie, invece di un attività professionale pacifico, un'attività bellicosa,

- il lavoratore che vuole semplicemente uno stipendio per vivere, ma che sceglie, invece di un lavoro pacifico, quello nel settore bellico,

- la madre o la moglie che si considerano pacifiche, mentre trovano normale che il figlio o il marito scelga invece di un mestiere pacifico, quello della guerra?

Infine, cosa porta i bambini a considerarsi buoni quando scelgono non dei giochi pacifici ma quelli che imitano e glorificano le guerre di aggressione?

Cosa crea ed alimenta la vanità dei dirigenti e dei popoli dei paesi forti economicamente e militarmente, a voler diventare sempre più forti a danno dei popoli dei paesi più deboli, e questo principalmente con la spoliazione delle loro risorse naturali e con il ricorso alla guerra di aggressione?

La natura ha fatto gli umani così uguali nelle facoltà del corpo e dello spirito che, anche se è possibile qualche volta trovarne uno che ha manifestamente più di forza nel corpo o di rapidità di spirito di un altro, resta il fatto che, tutto ben considerato, la differenza tra i due non è così considerevole che l'uno dei due possa prevalersene ed ottenere un profitto qualunque per se stesso al quale l'altro non potrebbe pretendere altrettanto. In effetti, per quanto riguarda la forza del corpo, il più debole ha abbastanza forza per uccidere il più forte, sia con una manovra segreta, sia alleandosi ad altri che sono con lui confrontati allo stesso pericolo.

Trovo che tra gli umani, l'uguaglianza è più grande per quanto riguarda le facoltà dello spirito che per quanto riguarda la forza. (...) Ciò che, forse, può portare che non si possa credere ad una tale uguaglianza, è solo la vana idea che ognuno si fa della propria saggezza, saggezza di cui quasi tutti pensano che ne dispongano ad un grado superiore alla gente ordinaria - altrimenti tutti all'eccezione di se stessi, e di qualche altri che sono popolari e con i quali sono d'accordo. Poiché tale è la natura umana che, qualsiasi sia il numero di coloro che stimiamo essere più intelligenti o più eloquenti o più sapienti, avremmo tuttavia difficoltà a credere che ce ne sono molti più saggi di se stesso; in effetti, ognuno vede la propria intelligenza da vicino e quella degli altri da lontano. Ma questo prova che, sotto questo rapporto, gli umani sono piuttosto uguali che disuguali.

Thomas Hobbes[29]

Cosa impedisce ai potenti di turno di capire che è proprio questa rivendicazione d'uguaglianza una delle cause del conflitto e della guerra tra gli individui e tra i popoli?

Da questa uguaglianza delle attitudini sorge l'uguaglianza nella speranza di realizzare i nostri scopi. E quindi, se due esseri umani desiderano la stessa cosa, che tuttavia non possono godere l'uno e l'altro, diventano nemici, e per arrivare a loro scopo (che è principalmente la propria conservazione, e qualche volta solo il proprio godimento), si sforzano di distruggersi o dominare l'un l'altro.

Thomas Hobbes[30]

I dirigenti di governo che dichiarano che lo Stato non ha soldi per migliorare la situazione dei cittadini meno abbienti (pensionati, operai, disoccupati, malati, anziani, ecc.), come mai trova sempre soldi per comprare armi e pagare soldati in una nuova guerra? E perché i cittadini non reagiscono in modo efficace per mettere fine a questa situazione?


3. Chi esercita e chi subisce il potere?


Da sempre e dovunque, fatta eccezione per gli anarchici e per i libertari, si parla di “prendere” il potere, e mai di “condividerlo”. Anche quando si dichiara di voler "condividere il potere", non si concretizza mai l'intento. Perché?

Con rarissime eccezioni, la persona più rivoluzionaria, generosa ed altruista, che sia dirigente politico, soldato o portiere, quando occupa una posizione di potere, si trasforma generalmente presto in una persona dittatoriale, egoista ed egocentrica. Come allora stupirsi della perdita di fiducia della gente in un eventuale progetto di trasformazione della società, che si propone più di uguaglianza?

(...) ciò che lo [Cesare] spingeva a prendersela con tutti gli uomini, era il sentimento che aveva animato prima di lui Alessandro e prima ancora Sirio: l'amore irreprensibile del potere ed un desiderio di essere il primo e il più grande.

Plutarco[31]

Quale vuoto da colmare, quale deficienza mentale e psicologica spingono l'individuo al bisogno di dominare i suoi simili per sentirsi valido?

E quale vuoto, quale deficienza spingono un altro individuo a sottomettersi volontariamente al potere del dominatore? E' per timore, per esaltazione o per la falsa convinzione di un'incapacità a gestire il potere? A questo proposito, quante persone conoscono almeno la risposta classica e fondamentale di Etienne de la Boétie nel suo libro: "Il discorso della servitù volontaria"?

(...) vorrei capire perché tanti uomini (...), tante nazioni patiscono qualche volta un tiranno solo, che ha come potenza soltanto quella che loro gli danno; che ha potere di nuocere soltanto finché hanno volontà di patirlo; che potrebbe fargli del male soltanto perché preferiscono subirlo piuttosto che contraddirlo.

Etienne de La Boétie[32]

In tutte le regole delle società umane, come in uno dei Comandamenti dell’Antico Testamento, si ordina ai figli di onorare i genitori. Perché non si aggiunge che i genitori, anche loro, devono onorare i figli? E perché si ordina alle donne di obbedire agli uomini, alle moglie di obbedire ai mariti, senza aggiungere anche l'applicazione della stessa regola per gli uomini verso le donne, e per i mariti verso le mogli?

Per gelosia amorosa, Medea ha punito suo marito sgozzando i loro bambini che poi ha offerto in pasto al padre. Per intraprendere un’azione di guerra contro Troia, Agamennone ha sgozzato sua figlia prediletta, Ifigenia. Per fede religiosa, Abramo accettò di sgozzare il suo unico figlio, Isacco. Perché Medea e Agamennone sono generalmente considerati degli eroi, invece che degli assassini crudelmente barbari? E, tra quelli che hanno ascoltato la storia di Abramo, quanti sono stati sensibili e hanno compatito il bambino Isacco per il trauma subito?

In questo inizio del ventunesimo secolo, la dominazione sugli altri è una manifestazione di razionalità o di demenza? E quale deficit di intelligenza fa credere ai dirigenti di uno Stato che la forza militare è la migliore garanzia per dominare, per sempre, un popolo più debole militarmente?


4. Ragione e brava gente


Quanti individui, quanti dirigenti di Stati, dirigenti di aziende economiche, quanti intellettuali, artisti, scienziati, religiosi, ecc., si chiedono onestamente e sufficientemente quali desideri, quali piaceri e quali passioni sono benefici, e quali sono dannosi, per se stessi e per gli altri?

Da sempre e dovunque, generalmente i pregiudizi, gli egoismi e le ingiustizie hanno più influenza sugli essere umani che la ragione, che l'altruismo e la giustizia. Perché?

In tutto il pianeta, la maggioranza dei dirigenti politici, intellettuali, artisti, religiosi e cittadini semplici pratica la lotta di ciascuno contro tutti ai danni della cooperazione, l'indifferenza ai danni dell'attenzione, la menzogna ai danni della verità, la furbizia ai danni dell'onestà, la volgarità ai danni della dignità, l'ostilità ai danni della simpatia, la cattiveria ai danni della bontà, la brutalità ai danni della cortesia, la prevaricazione ai danni del rispetto, la dominazione ai danni della solidarietà, la guerra ai danni della pace. Perché?

Non abbiamo abbastanza forza per seguire tutta la nostra ragione.

La Rochefoucauld[33]

Perché chi usa la ragione e mette al centro dell’attenzione l’essere umano, è generalmente represso nei paesi dittatoriali, e disprezzato nei paesi democratici, mentre è celebrato chi lascia libero corso ai propri istinti elementari, all'indifferenza o al disprezzo degli altri, e mette al centro dell'attenzione il profitto economico e la dominazione militare?

Quanti sanno realmente cos'è la ragione, e quanti di loro sanno utilizzarla per il bene comune, non solo tra i cittadini semplici, ma soprattutto tra coloro che dirigono le società umane - politici, economici, militari, religiosi, intellettuali, scienziati?

In quanto gli uomini sono dominati dai loro affetti che sono delle passioni, possono essere contrari gli uni agli altri. (...)

Soltanto nella misura in cui gli uomini vivono sotto la condotta della Ragione, si accordano sempre necessariamente in natura.

Spinoza[34]

Cosa impedisce a tante persone che si considerano oneste e giuste di capire e solidarizzare, non solo in parole ma in atto, con le vittime dello sfruttamento economico o/e della dominazione militare, interna e/o esterna, e con la loro lotta per liberarsene?

Da dove viene l'egoismo che impedisce alla brava gente dei paesi ricchi di conoscere la relazione che esiste tra il proprio benessere e la pace di cui gode, e, nel resto del mondo, la miseria, la violazione dei diritti umani e le guerre?

Nelle città l'inquinamento ha reso l'aria sempre più irrespirabile mentre le malattie respiratorie aumentano; nel pianeta, aumentano l'insicurezza e le guerre. Perché i cittadini accettano questa situazione, in particolare quelli dove la democrazia permette di cambiare politica?



5. Religioni


Gli esseri umani esistono da milioni di anni; i rappresentanti della specie umana più antichi, che sono stati scoperti, risalgono a 2 milioni di anni (l'Homo abilis, in Africa) e 1,9 milioni di anni (l'Homo ergaster, ugualmente in Africa). Perché il Dio delle religioni monoteiste si è manifestato per la prima volta soltanto 5.000 anni fa, in particolare con i dieci comandamenti?

Tra i profeti delle religioni monoteiste, perché Gesù è stato il solo e unico a rifiutare di usare la violenza, anche per difendersi, a rifiutare di conquistare il potere politico, per accettare solo la resistenza pacifica e solo il potere spirituale? E perché i suoi seguaci non l’hanno imitato?

Cosa porta, in nome dell'Islam, non solo ad uccidere ma, ancora peggio, quando si può farlo in un modo che reca meno sofferenze, per esempio con un'arma da fuoco, si sceglie invece il più crudele, il coltello, o ancora le pietre? Il motivo sta in un'interpretazione della religione, o semplicemente in una disposizione mentale barbara che prescinde dalla religione, visto che altri credenti nell'Islam condannano questo comportamento?

Nella storia delle religioni fino ad oggi, cosa ha portato e continua a portare i credenti a manifestare più materialismo che di spiritualità, più di egoismo che di solidarietà, più odio che comprensione, più le guerre che la pace?

Dov'è Dio ?


A Auschwitz,

dove era Dio ?

A Hiroshima,

dove era Dio ?

al gulag,

dove era dio ?

A Mi Lay, il villaggio vietnamita,

dove era Dio ?

A Sabra et Chatilla, in Palestina,

dove era Dio ?

Nel Ruanda,

dove era Dio ?

A Bentala, in Algeria,

dove era Dio ?

A Srebrenica,

dove era Dio ?

A New York,

dove era Dio ?

A Cana, in Libano,

dove era Dio ?

dovunque, ancora oggi,

quando l'avidità et la crudeltà dei potenti

perpetua l'olocausto degli esseri umani,

per mancanza di cibo e di medicine,

o per eccesso di bombe,

dov'è Dio ?

Dov'è Dio il Buono,

Dio il Salvatore,

Dio di Misericordia ?


6. Identità


Perché la maggioranza degli esseri umani, compresi gli intellettuali, ha bisogno di definirsi non con l'identità che li accomuna, quella di esseri umani, ma con l'identità che li differenzia e li contrappone, come la situazione economica, la posizione di potere, la nazionalità, il colore della pelle, la fede, i costumi, la cultura, ecc.?


7. Ricchi e poveri


Secondo il tuo essere potente o miserabile

I giudizi della corte ti renderanno bianco o nero.

Jean de La Fontaine

La minoranza di individui che ha accumulato miliardi e miliardi di denaro, da quale sete, da quale povertà è spinta a continuare ad accumulare ancora altri miliardi e miliardi, ricorrendo anche a metodi illegali, creando condizioni di monopolio per impedire ad altri di arricchirsi, scatenando pure guerre, con un solo e unico scopo: accumulare ancora altri miliardi?

E la maggioranza dei cittadini, perché non vuole o non esige di sapere in quale modo questi miliardi sono stati acquistati, o addirittura ammira questi accumulatori di denaro come esempio di successo, secondo il principio: la fine giustifica i mezzi?

Perché la maggioranza di coloro che dispongono dei beni materiali per vivere, e del rispetto dei loro diritti, sono infastiditi, disprezzano o denunciano come pericoloso per l'ordine sociale chi fa notare che tanti altri mancano di questi beni e diritti?

E' ragionevole che i cittadini dei paesi ricchi consacrano molto denaro per il benessere dei loro gatti e cani, e niente per gli esseri umani poveri del loro paese e degli altri paesi?

Perché la maggioranza dei cittadini dei paesi ricchi manifesta tanta ignoranza, pregiudizi, disprezzo e odio contro i cittadini dei paesi poveri? E rimane sorpresa ed indignata quando vede chi ne è vittima manifestare contro di lei gli stessi sentimenti?

E perché i cittadini dei paesi ricchi ignorano quanto il loro benessere dipende dallo sfruttamento delle ricchezze dei paesi poveri, e con quali mezzi i paesi ricchi traggono profitto di questa situazione?

Alcuni esperti affermano che il pianeta ha abbastanza ricchezza per sfamare tutti gli esseri umani. Quale motivo ha allora autorizzato alcuni dirigenti occidentali, che si considerano addirittura "socialisti", a dichiarare che non possono risolvere tutta la miseria del mondo?

Perché la maggioranza dei lavoratori e dei poveri dei paesi ricchi non manifesta solidarietà verso i lavoratori e i poveri dei paesi poveri?

Quanti cittadini dei paesi ricchi pensano a fare il paragone tra l'enorme quantità di denaro che serve al loro paese per fare una guerra contro un paese povero, e quanto meno denaro serve per aiutare questo stesso paese a costruire un'economia che gli permetta di uscire dalla povertà? Il motivo del rifiuto di stabilire il paragone non sta nel fatto che per i paesi ricchi, la guerra d'aggressione permette, a chi la decide, non solo di manifestare l'istinto primitivo di aggressività, ma anche di ricavare dalla guerra benefici finanziari e di carriera?

La maggior parte dei cittadini del mondo, in particolare nei paesi democratici, ha applaudito alla demolizione del muro di Berlino. Perché non condanna la costruzione di altri muri, come quello costruito dallo Stato israeliano in Palestina, e quello costruito dagli Stati Uniti tra il loro territorio e il Messico?

Perché coloro che fanno parte del popolo che ha subito la segregazione razziale e il genocidio della Shoah non prendono la loro rivincita sui loro carnefici, ma su un popolo innocente, i Palestinesi? E perché gli Israeliani hanno giustamente condannato chi, nel passato, ha costretto gli Ebrei a vivere isolati in un ghetto, ma, oggi, non condannano i dirigenti israeliani che costringono il popolo palestinese a vivere in un ghetto?

Chi nega la vita a milioni di esseri umani, perché allo stesso tempo chiede loro che rispettino la sua vita?


8. Potenti e deboli


Perché una minoranza di umani ama comandare, e la maggioranza accetta di servire? A questo proposito, quante scuole e università hanno fatto studiare, e quanti cittadini hanno letto almeno questi libri: “Il Principe” di Machiavelli, il “Trattato della servitù volontaria” di Etienne la Boétie, “Leviathan” di Thomas Hobbes, “Della democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, “Mein Kampf” (La mia battaglia) di Hitler?

Nei paesi dove regna l'ineguaglianza permanente delle condizioni, il padrone ottiene quindi facilmente dai suoi servitori un'obbedienza pronta, completa, rispettosa e facile, perché questi riveriscono in lui non solo il padrone, ma la classe dei padroni. (...)

Questi uomini, il cui il destino è di obbedire, senza dubbio non capiscono la gloria, la virtù, l'onestà, l'onore, nella stesa maniera che i padroni. Ma si sono fatti una gloria, delle virtù e un'onestà di servitori, e concepiscono, se posso esprimersi così, una sorta di onore servile.

Alexis de Tocqueville[35]

Perché molti cittadini di condizione umile votano un candidato senza sapere che egli, in realtà, rappresenta interessi opposti a quelli loro?

Da sempre e dovunque, se gli esseri umani accettano di essere dominati, i loro dominatori li considerano degli esseri inferiori, quindi da dominare. Se invece i dominati rifiutano di essere dominati, i loro dominatori li considerano degli esseri cattivi, quindi da castigare. Non è così in tutte le dittature, passate e attuali, come nelle relazioni tra le nazioni?... E' così che i dominatori trovano sempre un motivo per giustificare la loro dominazione.

I dirigenti politici, intellettuali e religiosi che cercano di far prevalere, tra i popoli come tra gli individui, l'ignoranza, l'odio e il conflitto, da quali altri motivi sono spinti se non questi: motivo economico (per arricchirsi), motivo di immagine (per fare carriera e diventare famoso) o motivo psicologico (per soddisfare una frustrazione individuale e per incapacità di gestire la propria pulsione aggressiva)?

Perché, generalmente, la ricchezza rende insensibile al punto che i ricchi disprezzano i poveri, e il potere rende arrogante al punto che i potenti disprezzano i dominati? E come mai questo disprezzo è talmente forte che i ricchi e i potenti sono sorpresi quando i poveri e i dominati reagiscono, contro i ricchi e i potenti, con un disprezzo equivalente e con il desiderio di liberarsi da questa povertà e da questa dominazione?


9. Amici e nemici


Per quale motivo Saddam Hussein è diventato un nemico per alcuni governi occidentali, mentre prima era considerato un amico al punto tale che:

- la sua guerra di aggressione contro l'Iran di Khomeyni fu appoggiata dall'Arabia Saudita e dal Kuwait, aiutata dagli Stati Uniti con armamenti in gran quantità, addestramento militare, tecnologia sofisticata, informazioni ottenute con foto satellitari e miliardi di dollari?[36]

- la sua repressione e l'assassinio dei rivoltosi curdi e iracheni sciiti hanno potuto realizzarsi grazie alle armi chimiche fornite da governi occidentali?

Per quale motivo il governo degli Stati Uniti considera il governo del Pakistan un alleato, mentre quest'ultimo ha aiutato i talebani a prendere il potere a Kabul, fornendo loro mezzi e consiglieri, e permettendo l’esistenza di scuole coraniche che formavano i loro combattenti?[37]

Per quale motivo alcuni governi occidentali dichiarano certi dirigenti di Stato, come la Libia, prima "nemici" poi "amici", o delle organizzazioni di lotta armata, come i Mujahidin afghani, prima “amici” poi “nemici”? Se questi cambiamenti di comportamento dei governi occidentali non sono, come dichiarano, motivati dai loro interessi economici o/e militari, quale altro motivo spiega questi cambiamenti?

E' una semplice coincidenza che, fino all’agosto del 2001, il capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita era un cugino di primo grado di Osama Bin Laden?[38]

Perché i governi degli Stati Uniti sono, nei paesi poveri, mal considerati o tanto odiati, mentre altri governi non lo sono, come per esempio il governo della Svezia o dell'Islanda?


10. 11 settembre 2001


L'America non è cambiata dall'11 settembre di Manhattan, è solo diventata più simile a se stessa.

Robert Kagan

neo-conservatore statunitense

co-fondatore del PNAC

(Project for a New American Century -

Progetto per il Nuovo Secolo Americano)[39]


A proposito del motivo dell'attacco del settembre 2001, si è detto negli Stati Uniti, da “E' stato il castigo di Dio” a “Loro odiano la nostra libertà”. Perché non è stato mai fornito il motivo dato da chi ha dichiarato di aver autorizzato questo attacco: Osama Bin Laden? E perché i mandanti degli attentati del 11 settembre 2001 hanno voluto un’azione così spettacolare, perché le torri?

Estratti dal video di Osama Bin Laden di ottobre 2004, rivolto al popolo statunitense, trasmesso dalla televisione araba Al-Jazeera[40]

(...)

Sono stupito di voi. Sebbene quasi quattro anni sono trascorsi dagli incidenti [del 11 settembre], Bush pratica ancora distorsione e confusione.

Egli continua anche a nascondervi la vera ragione [per gli attacchi dell'11 settembre]. Così, esistono ancora i motivi per ripetere ciò che è accaduto.

Mi rivolgo a voi circa le ragioni che stanno dietro questi incidenti. Vi parlerò onestamente dei minuti in cui la decisione è stata presa in modo che ne prendete considerazione. Vi dico che Dio sa che l'idea di colpire le torri non si è mai presentata a noi.

Ma, dopo che le cose erano andate troppo in là e abbiamo visto l'ingiustizia della alleanza US - israeliana contro il nostro popolo in Palestina e in Libano, ho iniziato a pensare a questo.

Gli eventi che mi hanno influenzato direttamente risalgono al 1982 e agli eventi successivi, quando gli Stati Uniti hanno permesso agli Israeliani di invadere il Libano, con l'aiuto della sesta flotta statunitense.

Questo bombardamento è iniziato e molti sono stati uccisi e feriti ed altri sono stati terrorizzati e sfollati.

Non potrei dimenticare quelle scene movimentate, il sangue e le membra rotte, le donne e i bambini sparpagliati ovunque, le case distrutte insieme ai loro occupanti e i palazzi abbattuti con i loro residenti, i razzi che piovono sulla nostra terra senza pietà.

La situazione era come quando un coccodrillo incontra un bambino indifeso, impotente, tranne per le sue grida. Può il coccodrillo capire una conversazione che non include un'arma? E il mondo intero ha visto e sentito, ma non ha risposto.

In quei momenti difficili, molte intenzioni che sono dure da descrivere, sono sorte nella mia mente. Tuttavia, queste intenzioni hanno prodotto uno schiacciante sentimento di rifiuto dell'ingiustizia e generato una forte determinazione a punire i suoi autori.

Mentre stavo guardando alle torri distrutte in Libano, è nata in me [l'idea] di punire gli ingiusti in un modo simile, distruggendo torri negli Stati Uniti, in modo che si sentisse qualcosa di quello che avevamo sentito, e che ci fosse una dissuasione dal uccidere i nostri figli e le nostri donne.

E quel giorno, mi è stato confermato che l'oppressione e l'uccisione intenzionale di donne e bambini innocenti, è una politica americana deliberata. La distruzione è libertà e democrazia, mentre la resistenza è terrorismo e intolleranza.

A metà degli anni ’90, alcune personalità statunitensi hanno collaborato alla redazione del documento "Project for a New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), sull'evoluzione della situazione mondiale e statunitense. In questo documento si legge quest'affermazione: "Il processo di trasformazione, anche se conduce ad un cambiamento rivoluzionario, sarà probabilmente lento, in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor” (“Further, the process of transformation, even if it brings revolutionary change, is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event – like a new Pearl Harbor.”). E' semplice coincidenza che molti degli autori di questa dichiarazione sono diventati membri dell’amministrazione del presidente Bush Jr, e che l'attacco del 11 settembre 2001 sia stato, in effetti, un evento così "catastrofico" e così "catalizzatore" da giustificare la guerra da parte del governo di Bush jr. contro l'Afghanistan?

E' ancora semplice coincidenza che due giorni prima del 11 settembre 2001, il 9 settembre 2001, sia successo questo fatto, mai smentito: i piani d'attacco contro l’Afghanistan erano sul tavolo del presidente Bush jr, ma egli non firmò e rimandò la sua decisione? Perché aver aspettato l'attentato del 11 settembre 2001 contro New York per prendere la decisione dell'attacco contro l'Afghanistan?

E ancora semplice coincidenza che, lo stesso giorno 9 settembre 2001, fu assassinato Massud, il capo afgano dei Mujahidin, vincitore degli invasori russi?

Guardando attentamente il comportamento e l'espressione del volto del presidente Bush jr, nella scuola dove si trovava, quando gli fu annunciato l'attacco del 11 settembre 2001, la sua reazione sembrava di sorpresa e smarrimento o... di calma e sollievo?

Prima del 11 settembre 2001, la famiglia Bush era in affari e comuni investimenti petroliferi con la famiglia di Bin Laden. Cosa è successo con questa famiglia dopo l'11 settembre 2001? Perché, subito dopo l’attentato, il governo statunitense ha, contrariamente alla prassi normale, permesso a tutti i familiari di Osama Bin Laden di lasciare il territorio degli Stati Uniti senza interrogarli?

Quanti cittadini sanno che l’11 settembre 2001 fu un terremoto per le borse finanziarie di tutto il mondo, con perdite colossali da Parigi a Tokyo, e che molti sospettano che qualcuno fosse da giorni a conoscenza di quanto stava per accadere e avesse venduto e poi comprato titoli, realizzando così guadagni immensi?[41]

Cinque anni dopo gli attentati del 11 settembre 2001, perché il governo statunitense non ha dato risposte soddisfacenti alle domande legittime, numerose e preoccupanti sui fatti, al punto che, secondo i sondaggi negli Stati Uniti, 1 cittadino statunitense su 3 dubita della versione ufficiale?

Un cittadino statunitense e ricco ha finanziato la realizzazione di un documentario intitolato “Confronting the Evidence” (Confrontando l'evidenza), che mostra tutti i fatti che portano a dubitare della versione ufficiale governativa sugli attacchi del 11 settembre 2001. Perché questo documentario ha così poca possibilità di diffusione, se non su internet? E perché il suo finanziatore ha subito negli Stati Uniti minacce di morte che lo hanno costretto ad esiliarsi in Austria?

Per quali motivi il paese che riesce a svelare i segreti dell'Universo mandando degli esseri umani sulla luna, non riesce a fornire prove convincenti per stabilire:

- se l'attacco giapponese contro Pearl Harbor, che è stato il motivo dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, fu un'aggressione a sorpresa o permessa,

- chi sono i reali mandanti dell'uccisione del presidente John Kennedy e del ministro della Giustizia Robert Kennedy,

- se gli attacchi del 11 settembre 2001 sono stati, per il governo degli Stati Uniti, una sorpresa, o un evento previsto ma non impedito, o addirittura, come sospettano alcuni, un evento deciso da alcuni membri del potere statunitense, che avrebbero manipolato a loro insaputa gli autori dell'attentato.


Dopo l'11 settembre 2001, si è parlato, in particolare nei paesi ricchi occidentali, di trarre da tale evento questa lezione: per evitare tragedie future, bisogna diminuire tra i popoli le ignoranze reciproche e i conflitti, ed aumentare la conoscenza e la cooperazione.

Ma subito dopo:

- il governo degli Stati Uniti, aiutato da governi alleati, ha scatenato guerre contro l'Afghanistan e l'Iraq, con l'elevato numero di morti e feriti civili, e la distruzione delle infrastrutture civili,

- e la teoria dello "scontro delle civiltà", inventata da intellettuali vicini al governo statunitense, è stata largamente diffusa dai media.

A chi ha reso maggior profitto l'attentato del 11 settembre 2001?

Gli attentati del 11 settembre costituirono una "divina sorpresa" per i neoconservatori. Permisero la messa in opera del loro programma imperiale: occupazione dell'Afghanistan e dell'Iraq, che doveva precedere quella dell'Iran; rafforzamento della presenza militare in Asia centrale e nel Golfo; messa sotto tutela delle risorse petrolifere; "democratizzazione" o cambiamento dei regimi recalcitranti al "nuovo ordine internazionale". Il tutto in nome della "guerra contro il terrorismo", planetaria, totale e di durata illimitata, come confessato dal presidente Bush.

Eric Rouleau,

ex ambasciatore francese[42]


11. Politica e guerra


Una politica che prevede la guerra, non dimostra così la sua incapacità di convincere della validità della sua azione in modo pacifico? Che valore di civiltà ha una politica che concepisce la guerra come un modo normale di proseguire la sua azione?

Il generale e teorico Clauswitz ha messo in evidenza questa regola: la guerra è il proseguimento della politica con altri mezzi. Data l'esistenza, oggi, di armi di distruzione totale del pianeta, non è ormai indispensabile all'umanità di fare un progresso decisivo: rinunciare per principio a questa regola in quanto arcaica e barbara, e conseguentemente, in nome della civiltà, bandire la guerra come un altro modo di fare della politica?


12. Imperi


Sempre e dovunque, ogni volta che una nazione è diventata forte, economicamente e militarmente, non ha saputo accontentarsene, ma ha voluto essere ancora più forte. Ha quindi usato la sua forza militare per accaparrare le risorse dei popoli più deboli, e si è poi creduta eterna, per finalmente declinare e sparire, lasciando posto ad un'altra nazione, la quale ha seguito la stessa traiettoria... Qual è la causa di questo bisogno delle nazioni, come degli individui, di non sapere mai mettere un limite ai loro desideri di potenza a danno di altrui?


13. Ideali


Come popoli di grande civiltà hanno potuto commettere atti di estrema barbarie: gli Spagnoli, i Portoghesi, i Francesi e gli Inglesi con il colonialismo, i Tedeschi con il nazismo, i Giapponesi e gli Italiani con il fascismo?

Perché il fascismo italiano, il nazismo tedesco e il fascismo giapponese, ideologie dichiaratamente di odio e di guerra, sono riusciti ad ottenere l’adesione della maggioranza dei cittadini, non solo con il terrore ma anche con la propaganda, al punto tale che la fine di questi regimi è stato compiuta soltanto con un intervento esterno?

L’ideale liberale proclamava come finalità la felicità sociale sotto forma di libertà, uguaglianza dei diritti, e democrazia. Perché ha fallito, perpetuando invece limitazione delle libertà per chi manca di soldi, disuguaglianza dei diritti, e oligarchia?

L’ideale comunista proclamava come finalità la felicità sotto forma di emancipazione dei dominati e degli sfruttati, e la soppressione delle classi sociali. Perché ha fallito, perpetuando invece una nuova forma di dominazione e una nomenclatura dittatoriale?

Perché l’ideale di autogestione sociale, ogni volta che ha tentato di realizzarsi, è stato eliminato:

- militarmente, per esempio la Comune di Parigi del 1870, il Soviet di Kronstadt nel 1921 in Unione Sovietica, le Commissioni contadine e operaie in Spagna nel 1936,

- o in modo burocratico dallo Stato, per esempio i Comitati di autogestione in Jugoslavia nel 1945, e in Algeria nel 1962?

Il movimento femminista lottava contro i valori considerati maschilisti, come la dominazione, la violenza e la concorrenza nell'ostilità. Perché ha fallito, al punto di vedere oggi sempre più donne scegliere la stessa violenza, dominazione e concorrenza ostile, diventando capi di Stato, dirigenti politici, economici, militari ed anche torturatori?

Perché l'ideale anarchico e libertario è generalmente considerato sinonimo di disordine, di violenza e di mancanza di etica, invece che sinonimo di ordine diverso in quanto più giusto, di non violenza e di etica più civile e più democratica?

Perché, fino ad oggi e dovunque, ha prevalso la tendenza autoritaria, a vantaggio di un gruppo ristretto di persone al potere, di tipo oligarchico, invece della tendenza democratica, a favore della maggioranza o di tutti i cittadini?

L'ideale di non violenza, per mettere fine alla violenza aggressiva di uno Stato, non ha mai, generalmente, ottenuto risultati positivi, sia nei paesi dittatoriali che nei paesi democratici. Il motivo è nell'impossibilità assoluta della non violenza di fermare la violenza, o nella mancanza, da parte dei suoi sostenitori, di coraggio, d'intelligenza, d'inventività e di accettazione dell'altissimo prezzo da pagare in sofferenze e morti?

L'ideale delle guerre d'indipendenza contro la dominazione coloniale aveva come finalità la liberazione dei colonizzati. Perché ha partorito invece una nuova dominazione, più crudele di quella precedente?


Quali motivi hanno trasformato dei dominati, che hanno lottato per la libertà, in dominatori, come è successo nei paesi che hanno fatto una rivoluzione cosiddetta "socialista" o "comunista", e nei paesi che hanno fatto una guerre di liberazione nazionale anti-colonialista? Esempi:

- i popoli europei, nel passato, hanno lottato per liberarsi da ogni forma di servitù interna (dittatura) o esterna (dominazione nazista), e propagato le idee di libertà, uguaglianza, fratellanza e tolleranza. Per quale motivo, appena finita la guerra contro la dominazione nazista, questi popoli europei, - francesi, inglesi, belgi -, hanno accettato che il loro esercito praticasse la stessa dominazione su altri popoli, tra l'altro i popoli indocinese e algerino?

- il popolo statunitense, che, nel passato, era formato da immigrati che fuggivano dalla miseria, e che ha lottato militarmente per liberarsi dal dominio coloniale inglese, come ha potuto in poche generazioni, diventare oggi un popolo che rifiuta di accogliere altri immigrati che fuggono dalla stessa miseria, e che domina altri popoli che vogliono le stesse libertà e indipendenza?

- gli Ebrei, nel passato, hanno subito la dominazione nazista e il disprezzo antisemita. Per quale motivo una parte di loro, oggi in Israele, fa subire al popolo palestinese la loro dominazione e il loro disprezzo anti-arabo?

- gli Arabo-musulmani, nel passato, hanno lottato e oggi continuano a lottare per liberarsi della dittatura interna o della dominazione militare esterna. Per quale motivo una parte di loro, oggi, vuole dominare con il terrore, uccidendo civili indifesi, musulmani e di altre credenze?

Quale motivo porta popoli che hanno ideali di libertà, di uguaglianza e di democrazia, come i popoli occidentali, in particolare il popolo statunitense, a combattere contro movimenti popolari in altri paesi, che hanno ideali identici o vicini, e a sostenere governi opposti a questi ideali, come è stato il caso, nel passato, in Iran, in America latina, in Vietnam, e oggi in Pakistan, Afghanistan, paesi arabi, Africa e America Latina?

John Paul Vann, ufficiale statunitense in Vietnam durante la guerra

Se non fosse che il Vietnam è semplicemente una pedina nel confronto Est-Ovest e che la nostra presenza è essenziale per impedire alla Cina comunista d'impadronirsi delle ricchezze di questo paese, sarebbe allora molto difficile giustificare il nostro sostegno al governo in posto. Una rivoluzione agita questo paese, e gli ideali del popolo americano sono ben più vicini ai principi, obiettivi e desideri dell'altro lato che a quelli del governo di Saigon. Capisco che alla fine, quando il comunismo di stile cinese prenderà il potere, questi “rivoluzionari” saranno assai delusi, ma sarà allora troppo tardi per loro, troppo tardi anche per noi. Rimango convinto che anche se il Fronte nazionale di liberazione è dominato dai comunisti, la grande maggioranza del popolo lo sostiene perché costituisce l'unica speranza di cambiare e di migliorare le loro condizioni di vita ed anche il loro futuro. Se fossi un ragazzo diciottenne, di fronte alla stessa scelta – sostenere il governo di Saigon o il Fronte nazionale di liberazione -, sceglieresti sicuramente il Fronte nazionale di liberazione[43].

Ogni ideale che mira ad agire nel bene comune, non è fallito perché la specie umana, qualsiasi sia il regime politico, è ancora dominata da queste tre regole:

- ognuno per se' e nessuno per tutti,

- il ricco per il ricco e nessuno per il povero,

- il potente per il potente e nessuno per il debole?

Se è così, il vero cambiamento della specie umana non si trova nel praticare le regole opposte:

- ognuno per tutti e tutti per ognuno,

- il ricco non solo per il ricco ma altrettanto per il povero,

- il potente non solo per il potente ma altrettanto per il debole?


14. Civiltà


Perché:

- in Occidente, sono famosi i filosofi Platone, Aristotele, un po' Zenone lo stoico, e quasi sconosciuti Democrito, Epicuro, Diogene di Sinope, Pirrone, Aristippo di Cirene?

- nel mondo cinese, è più famoso Confucio che Mencio?

- nel mondo ebraico sono famosi Rotschild e Ariel Sharon, e non Maimonide e Hannah Arendt?

- nel mondo cristiano, il papa e molto meno San Francesco?

- nel mondo musulmano, Khomeiny e Bin Laden, e non Averroè e Alhallaj?

E' un caso che in tutte queste situazioni, sono più conosciuti coloro che sono dalla parte dei dominatori e li giustificano, e sono meno conosciuti o ignorati coloro che sono dalla parte dei dominati e li difendono?

Come può considerarsi civilizzato chi ordina o compie uccisione di popolazione civile, che sia con un coltello, un'arma da fuoco, o peggio ancora, con delle bombe lanciate da aerei?

Coloro che si dicono civilizzati, come mai non sanno trovare ciò che, dall'inizio della civiltà umana, tutti i miglior filosofi del mondo hanno indicato come il giusto modello di vita: l'armonia con se stessi, con gli altri e con la natura?

Cosa impedisce alle scuole pubbliche e private di formare i giovani cittadini in modo che siano capaci di esercitare correttamente il loro diritto di partecipazione reale alla vita sociale, prima di tutto sapendo chi eleggere per gestire la società nel reale bene comune, non solo del proprio popolo ma dell'umanità intera?


15. Divertimenti


Nella maggioranza dei paesi, e prima di tutto quelli occidentali, i mass media ed i mezzi di intrattenimento hanno come temi principali, - apprezzati dal pubblico -, la violenza ed il sesso, e prima di tutto la porno-violenza ed il porno-sesso, ossia la violenza ed il sesso nel loro aspetto più abietto. Quali sono le cause di questo fenomeno e chi ne trae profitto?

Oltre a questa porno-violenza e a questo porno-sesso, perché in tutto il pianeta si vendono benissimo droghe e libri religiosi e para-religiosi, e così poco libri di poesia e di filosofia?

Dove i cittadini sono più ossessionati dal sesso, nei paesi che vietano di parlarne, puniscono con la morte l'adulterio, e obbligano la donna a nascondersi sotto un velo, o nei paesi che di sesso straparlano, in tutte le occasioni, operano agenzie per investigare sui tradimenti matrimoniali, dove la donna vende pubblicamente il suo corpo, e i prodotti pornografici sono pubblicamente al primo posto delle vendite?

Perché, nei paesi occidentali, ai concerti di musica classica o di canzoni di grande valore culturale, pochi sono presenti, mentre ai concerti dove come musica sono prodotti dei rumori assordanti, e come canto si emettono delle urla incomprensibili, accompagnati da luci accecanti e violente, si vedono riempire stadi con deliranti giovani e meno giovani che si agitano istericamente, come nemmeno farebbe la tribù più primitiva?

Perché nei paesi medio-orientali ricchi e nei paesi poveri, i responsabili del potere ostacolano la cultura, e promuovono soltanto manifestazioni cosiddette culturali e artistiche folcloristiche, che non migliorano il livello di conoscenza, di sensibilità e di civiltà dei cittadini, ma lo mantengono mediocre, superficiale e arretrato?

In tutti i paesi, gli stadi sono sempre pieni per le partite di calcio, mentre i luoghi di vera cultura sono generalmente vuoti. E' questo un segno di civiltà?

In tutti i paesi, la maggioranza delle persone è attratta dai divertimenti che la rendono più ignorante, più stupida, più egoista, più crudele, e rifiuta ciò che la rende più colta, più intelligente, più generosa, più pacifica. E la maggioranza dei mass media e dei prodotti cosiddetti culturali incoraggiano questo comportamento. E' questo ancora un segno di civiltà?

Dovunque, ma in primo luogo nei paesi ricchi, la maggioranza della gente consacra molta energia a migliorare l'aspetto esterno e ad aumentare la quantità di soldi in possesso, e quasi nulla per migliorare le idee e i sentimenti. E' questo un segno di civiltà?

Perché, su tutto il pianeta ma soprattutto nei paesi ricchi, gli esseri umani che giacciono per strada, vittime della miseria materiale o psicologica, sono dagli altri cittadini ignorati, a volte anche accusati di essere colpevoli della loro situazione, o peggio ancora, che la loro situazione è una forma di punizione divina?

Più aumentano le ingiustizie, le violenze e le guerre, più la politica, la religione, l'economia e la guerra diventano uno spettacolo, cioè un'attività finalizzata a divertire, nel senso di fare diversione, cioè per impedire alla gente di pensare perché l'esistenza della maggior parte degli esseri umani è vissuta così male, e sempre più male. E come mai troppe persone si lasciano ingannare da questa spettacolarizzazione-diversione, e troppe poche la denunciano, in particolare tra gli intellettuali e gli artisti?

I popoli e gli individui sono condannati - e da chi ? - ad abbandonarsi ai divertimenti e agli spettacoli che gli impediscono di rendersi conto di chi sta preparando, per avidità di guadagno finanziario, le prossime guerre e, per vendetta, le prossime azioni del tipo del 11 settembre 2001?


16. Vanità


Sia per l'individuo che per una nazione, perché la vanità, questo bisogno di essere ammirati dagli altri per sentirsi esistere, domina soprattutto i potenti ma anche i deboli, soprattutto i ricchi ma anche i poveri, soprattutto i mediocri ma anche gli intelligenti?

L'essere umano, anche il più insignificante, quando veste l'uniforme militare di un esercito, si considera un'altra persona, importante, rispettabile, ammirata ed anche temuta, e più l'uniforme indica un livello più alto nella gerarchia militare, più questa persona si considera più importante, senza mai pensare che una carriera nella fabbrica della morte che è l'esercito, non sia una maniera dignitosa di guadagnarsi la vita. Quest'importanza data all'uniforme militare sarebbe segno di civiltà?

Perché la maggioranza delle persone è pronta, anche gratuitamente, a farsi vedere in televisione per, a comando, applaudire a qualsiasi stupidità detta da qualsiasi ospite? E le televisioni usano questa pratica per permettere al pubblico di essere più intelligente e libero o più stupido e obbediente?

E perché la maggioranza delle persone, dai più potenti ai più umili, quando sono in uno studio televisivo, guardano spesso l'obiettivo della telecamera per sapere se sono filmati, prendono un atteggiamento che mostra non quello che sono realmente ma solo l'immagine che vogliono dare di loro stessi, e si sentono esistere soltanto perché altri li guardano?

E' segno di civiltà che la maggior parte degli esseri umani, anche quelli con una certa cultura, preferisce ricorrere agli stereotipi facili, e manca non soltanto della capacità ma anche della volontà di capire come funziona realmente la loro personalità, come funzionano le relazioni tra gli esseri umani, e come funziona la relazione tra gli umani e la natura?


17. Sapere


Dopo la seconda guerra mondiale, i cittadini tedeschi hanno dichiarato, per discolparsi dei misfatti del nazismo: "Non sapevamo". Perché, oggi, la maggioranza dei cittadini, in primo luogo nei paesi occidentali, a proposito dei misfatti dei loro governanti, non traggono la conseguenza logica della tragedia nazista, ed esigono di sapere la verità, tutta la verità sugli atti del loro governo, in particolare per quanto riguarda il suo modo di trattare gli altri popoli sul piano economico e militare?... E' ormai accettabile che i cittadini possano ancora dichiarare: "Non sappiamo, non sapevamo"?





































SEZIONE I.

I FATTORI DELLA GUERRA




































PARTE I

IL POTERE

o chi comanda chi? E perché?



Tutti questi Davide, Alessandro, Cesare, Carlo Magno; queste Rachele, Giuditta, Pallate e Argine; questi Ettore, Ogier, Lancillotto e Lahire fondavano la loro superbia sulla certezza che erano predestinati a comandare l'umanità. Un mito glieli assicurava, che non conosciamo più che da frammenti ma che, epurato dai secoli, risplende di un'ammirevole semplicità (...) Ecco questo mito: quando l'Essere supremo, Gonoenhodi, decise di creare gli uomini, tirò prima dalla terra i guana, poi le altri tribù; ai primi, donò l'agricoltura e in condivisione la caccia alle seconde. L'Ingannatore, che è l'altra divinità del panteon indigeno, si accorse allora che i Mbaya erano stati dimenticati in fondo al buco e li fece uscire; ma siccome non rimaneva nulla per loro, ebbero il diritto alla sola funzione ancora disponibile, quella di opprimere e di sfruttare gli altri. C'è stato mai più profondo contratto sociale che questo?

Claude Levi-Strauss[44]




I.

PAROLE

o la lotta per la visione della realtà



Non bisognava scrutare i fatti in base alle parole, ma scrutare le parole in base ai fatti.

Myson, filosofo antico[45]


... la verità [46] consiste nell'esatta messa in ordine dei nomi nelle nostre affermazioni, in modo tale che chi cerca la verità certa è nell'obbligazione di ricordarsi di ciò che ognuno dei nomi che utilizza significa e, in conformità con questo, di sistemarlo al suo posto, altrimenti si ritroverà intrappolato nelle parole, come un uccello preso nella vischio, e, più si dibatterà, più s'invischierà.

(...) è nelle false definizioni o nell'assenza di definizioni che risiede il primo abuso di parola da dove procedono tutte le dottrine false ed insensate.

Thomas Hobbes[47]


Mostrare i fatti senza deformarli, senza aggiungerci un giudizio di valore, i fatti nudi, non rivestiti dal grosso mantello moralizzatore, soprattutto non presentare la soluzione temporanea adottata da una società come se questa soluzione fosse per se stessa un fatto, un fatto indiscutibile, mentre è solo il camuffamento del problema che potrebbe essere risolto più efficacemente in modo diverso.

Henri Laborit[48]


Cosa indicano realmente parole come queste: istinto, ragione, passione, ignoranza, conoscenza, profitto, sfruttamento, religione, ateismo, violenza, non violenza, aggressione, difesa, guerra, pace, terrorismo, libertà, servitù, potere, dominazione, imperialismo, ecc.?

Ascoltando o leggendo una parola di un dirigente politico, economico, militare, religioso, culturale o di un giornalista, quanti cittadini riescono a capire se questa parola è chiara, senza ambiguità, corrisponde realmente ai fatti, e quale interesse personale motiva chi usa questa parola? Per esempio, nei conflitti bellici, quanti cittadini sono capaci di distinguere chi è realmente l'aggressore: il paese di cui l'esercito attacca ed invade un altro paese, o l'aggressore sarebbe il paese attaccato ed invaso?... Sembra strano porre questa domanda? Eppure, nel passato, la Germania nazista ha accusato come aggressore ogni paese che proprio lei aveva aggredito, con lo scopo di mascherare chi fosse il reale aggressore. E oggi, chi è l'aggressore e l'occupante: i Palestinesi contro Israele, o il contrario? L'esercito dell'Afghanistan o dell'Iraq contro gli Stati Uniti, o il contrario? L'esercito ceceno contro la Russia, o il contrario?


1. PAROLE PROIBITE E PAROLE DI MODA


Commercio


Quando sentiamo l'espressione “libero mercato”, sappiamo quanto è realmente libero questo mercato?

Quanto sentiamo parlare di "mercato", lasciando credere ad un'attività per il bene comune, sappiamo quanto la motivazione principale del mercato di tipo capitalista, che è il profitto, soddisfa il bene comune o piuttosto e prima di tutto l'interesse del venditore?

Chi parla di "efficienza economica" intende veramente il benessere dell'insieme degli esseri umani, o piuttosto il profitto personale dei componenti dell'azienda e prima di tutto gli azionari e i dirigenti?

Perché si afferma che la “libera concorrenza” è il motore dell’economia, mentre gli esperti onesti dichiarano che al contrario la regola dominante è l’annullamento della concorrenza a favore del monopolio delle multinazionali, con uso dei mezzi sia leciti che illeciti?

Meli. - Nei loro ideali onesto equivale a gradito, e giusto a utile. (...)

Ateniesi. - Ne siete certi? Allora ignorate che, in politica, l'utile va d'accordo con la sicurezza dello stato, mentre a praticare il giusto e l'onesto ci si espone a pesanti rischi.

Tucidide[49]

Chi chiama fanatismo il fatto di credere che solo la religione può guidare il mondo, perché non chiama lo stesso fanatismo il fatto di credere che solo il profitto economico può guidare il mondo?


Civiltà, libertà, guerra, pace, ideologia


Chi dichiara di agire al servizio della civiltà è credibile quando afferma pure che il valore supremo è il profitto economico?

Quando sentiamo parlare di libertà, quanti si chiedono di quale tipo di libertà concreta si tratta, chi la chiede e per quale fine? Per esempio, cosa significa la parola libertà quando è usata da chi aggredisce e domina, se non libertà di aggredire e dominare? E cosa significa la parola libertà quando, invece, è usata da chi è aggredito e dominato, se non libertà di difendersi dall'aggressione e affrancarsi dalla dominazione?

Quando una comunità umana sente agitarsi in lei una spinta di libertà, questo può rispondere ad un movimento di rivolta contro un'ingiustizia patente, diventare così favorevole a un nuovo progresso culturale e rimanere compatibile con lui. Ma questo può essere anche l'effetto della persistenza di un resto di individualismo non addomesticato e formare allora la base di tendenze ostili alla civiltà. La spinta di libertà si dirige di questo fatto contro certe forme o certe esigenze culturali, o anche addirittura contro la civiltà.

Sigmund Freud[50]

Le parole "giustizia", "guerra" e "pace", hanno lo stesso significato per chi ha potere e domina, e chi, invece, non ha potere ed è dominato?

Il concetto di giustizia. Ma chi realmente preferisce applicarlo, quando si offre l'occasione di realizzare con la forza un acquisto? (...)

Siete consapevoli quanto noi che i concetti della giustizia affiorano e assumono corpo nel linguaggio degli uomini quando la bilancia della necessità sta sospesa in equilibrio tra due forze pari. Se no, a seconda dei casi: i più potenti agiscono, i deboli si flettono.

Tucidide[51]


Guerra e pace sono soltanto due parole di cui [gli uomini] si servono, come monete, per servire il loro interesse e non la giustizia.

Plutarco[52]

Questa antica osservazione non è valida ancora oggi quando constatiamo che la maggior parte dei dirigenti e giornalisti dei paesi occidentali chiamano i loro interventi militari, "missioni di pace", guerre "umanitarie” o “guerre preventive”, mentre i popoli che li subiscono li chiamano guerre d'aggressione e dominazione?

L'altra operazione attuata mediante la guerra jugoslava è stata l'introduzione del concetto di guerra "umanitaria". Sarebbe meglio dire re-introduzione, nel senso però che per ripescare l'idea di guerra umanitaria hanno dovuto tornare indietro nei secolo. Le Nazioni Unite, infatti, non riconoscono questo concetto e, anzi, l'hanno escluso dai loro statuti. Nella modernità non esistono guerre umanitarie e ci voleva un apostata del comunismo come Massimo D'Alema per inventare una tale mostruosità. O non l'ha inventata lui? Non mi ricordo chi è stato l'autore di questa vergogna. Ma non importa, lui l'ha sostenuta e ci ha perfino scritto un libro per propagandarla.

Il "diritto" della NATO di uscire dai suoi confini è stato dunque giustificato da una motivazione che ignora il diritto internazionale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e ci fa sprofondare nella violenza senza leggi del passato medievale.

Giulietto Chiesa[53]

A proposito di guerra, perché chi la fa:

- la chiama sempre guerra "difensiva" e mai "offensiva", ancora meno guerra di aggressione o di occupazione?

- parla di bombardamenti "chirurgici" mentre sono distrutti ospedali, scuole e abitazioni?

- parla di "danni collaterali" mentre sono colpiti civili e quindi, secondo la legge internazionale, sono commessi crimini di guerra?

- parla di "liberazione" di un paese quando si tratta di occupazione?

- parla di “terrorismo” quando si tratta di resistenza?

E' giusto e onesto chiamare "No global", cioè nemico della globalizzazione, chi non rifiuta la globalizzazione in quanto tale, ma quella che opera a vantaggio soltanto di una minoranza e contro la maggioranza degli individui e dei popoli?

Quanti cittadini sanno che, in tutti i paesi, dei dirigenti e degli intellettuali dichiarano pubblicamente di difendere "Dio" mentre sono miscredenti, di difendere la "patria" mentre fanno prevalere il proprio interesse economico o politico, di difendere la "famiglia" mentre fanno prevalere la loro carriera personale?

E' giusto e corretto che gli Stati Uniti si facciano chiamare "America" mentre questa parola riguarda tutti i paesi che si trovano sul continente americano?

Quanta brava gente conosce la differenza reale tra civiltà e barbarie, sionista ed Ebreo, Arabo e Musulmano, liberazione e imperialismo?... E perché alcuni, ben conoscendo la differenza, creano volontariamente confusione tra queste parole?

Qual è il motivo di chi parla di poveri e rifiuta di usare la parola sfruttati, parla di ricchi e rifiuta di usare la parola sfruttatori, parla di leader o dirigenti e rifiuta di usare la parola dominatori, parla di integrità territoriale del paese e rifiuta la parola occupazione di un altro paese, parla di lotta al terrorismo, e rifiuta la parola di lotta per la dominazione?s

Chi e per quale motivo reale dichiara l'esistenza di:

- conflitti tra le "comunità", tra i "paesi" o tra le "nazioni", invece che conflitti tra classi sociali all'interno della "comunità", del "paese",o della "nazione",

- conflitti tra le civiltà, tra le "identità", tra le "etnie", invece che conflitti tra dominatori e dominati,

- conflitti tra le culture, invece che conflitti tra possessori indigeni e sfruttatori stranieri delle risorse naturali,

- conflitti tra le religioni, invece che di conflitti tra una dittatura interna o un'occupazione militare esterna e i cittadini che resistono contro questa dittatura e questa occupazione?

Esempi.

Nel caso di un lavoratore in un paese d'Oriente che lotta per i propri diritti nei confronti di una multinazionale proveniente da un paese d'Occidente, si tratta di un conflitto di civiltà (tra Oriente e Occidente), o invece di un conflitto tra un membro della classe dei lavoratori e un membro della classe dei proprietari?

Nel caso di una tribù in Africa o in Amazzonia che lotta contro una multinazionale proveniente dall'estero, le cui attività danneggiano il suolo e l'acqua, è uno scontro di culture (la cultura indigena africana o amazzonica contro quella occidentale), o piuttosto è un conflitto tra abitanti di un territorio e una società multinazionale che sfrutta le risorse naturali in un modo che pregiudichi la vita di queste tribù?

Nel caso di cittadini che si rivoltano contro una dittatura politica o contro una occupazione militare straniera, il fatto che queste persone siano anche musulmane, è sufficiente per definire questo conflitto esclusivamente come religioso, e non piuttosto come un conflitto politico nei confronti di un regime interno dittatoriale o contro una dominazione militare esterna, che violano i diritti dei cittadini in quanto cittadini?

Ciò che i potenti (individui o popoli) chiamano supremazia e superiorità, è indicato dai deboli (individui o popoli) con le parole di arroganza e umiliazione. Il motivo di questa differenza è soltanto nel fatto che i deboli sono ignoranti e non capiscono il senso delle parole, o il motivo reale è questo: ciò che i potenti chiamano supremazia si manifesta in arroganza contro i deboli, e ciò che i potenti chiamano superiorità si manifesta in umiliazione dei deboli?

Chi difende realmente gli interessi dei cittadini o dei popoli deboli o dominati, viene qualche volta bollato come populista o demagogico. Da chi e per quale motivo?


Se la volontà di imporre, in nome di una religione, - per esempio l'Islam -, la propria visione della società con l'azione violenta, è una forma di “fascismo islamico”, perché non chiamare la volontà di imporre, in nome di una teoria economica, - il capitalismo -, la propria visione della società con l'azione violenta di un esercito legale, “fascismo liberale”?

Considerando i fatti di oggi, quali parole e distinzioni corrispondono maggiormente alla realtà, distinguere:

- tra “destra” e “sinistra”, o invece tra potenti e deboli,

- tra "conservatore" e "progressista", o invece tra chi vuole mantenere una casta di dirigenti privilegiati, e chi vuole mettere fine a questa casta e a questi privilegi,

- tra democrazia e dittatura, o invece tra etero-gestione, - cioè gestione della società da una minoranza di cittadini -, e auto-gestione, - cioè gestione della società dall'insieme dei cittadini,

- tra liberale e autoritario, o invece tra chi comanda e chi obbedisce,

- tra dirigenti e cittadini, o tra chi ha potere e decide, e chi ne è escluso e subisce,

- tra credente e non credente, o invece tra sfruttatore e sfruttato,

- tra occidentale o orientale, o invece tra dominatore e dominato?


2. POVERI E DEBOLI, VISTI DA RICCHI E POTENTI


Ma quando capiranno che "libertà" è una parola vuota e senza senso per chi non ha una casa che meriti il nome di casa né vero cibo né veri vestiti né condizioni minime di istruzione e di lavoro?

Don Helder Camara[54]

Perché gli Occidentali chiamano gli abitanti degli altri continenti "uomini di colore", mentre gli Occidentali, anche loro, sono di colore, quello bianco?

E quando parlano di un popolo occidentale, usano la parola “popolo”, per esempio popolo tedesco o italiano, mentre quando parlano di popoli dei paesi poveri li chiamano “etnie”? Lo stesso, quando parlano di musica occidentale, la caratterizzano con la nazione che la produce, per esempio musica tedesca o italiana o giapponese, mentre quando parlano della musica dei paesi poveri, la chiamano “etnica”?

Un Occidentale che stupra una donna è considerato dagli Occidentali, uno squilibrato mentale da curare, mentre un immigrato che commette la stessa azione è considerato un "barbaro". Perché?

Per quale motivo nel cinema occidentale, gli Africani, gli Asiatici, i Latino-americani e gli Arabi sono generalmente dei cattivi, trafficanti di droga, stupratori, terroristi, e, ancora, se sono ricchi, è perché corrotti, e se poveri, è perché pigri?

Perché i dirigenti e i mass media occidentali chiamano "moderati" dei regimi di paesi che dominano i loro cittadini con la dittatura o elezioni truccate, la repressione e la corruzione?

Come può dichiararsi pacifico e moderato chi vuole la guerra, e chiamare bellico ed estremista chi rifiuta la guerra?










II.

INFORMAZIONE

o la lotta per la conoscenza della realtà


(...) l'ignoranza in se stessa, senza cattiveria, è capace nello stesso momento di portare qualcuno a credere alle menzogne e a dirle, e qualche volta anche a farne. (...)

In effetti, è facile per alcuni portare chi dà loro fiducia a credere qualsiasi cosa; con la benevolenza e l'addestramento, possono manipolare la loro paura e la loro ignoranza.

Thomas Hobbes[55]


E' l'ignoranza che fa i rassegnati.

Fernand Pelloutier, 1896[56]


Finché la maggioranza degli individui manca delle informazioni vere sulle realtà del pianeta, e dell'istruzione che permette la conoscenza delle passioni e degli istinti distruttivi che muovono l'essere umano, com'è possibile instaurare una comunità umana vivibile per tutti?

Per quale motivo un dirigente francese degli anni trenta chiedeva, prima di ricevere un giornalista, di sapere chi lo stipendiava?... Se, per esempio, un giornale o una televisione appartengono a un venditore di armi di guerra, come è il caso di Serge Dassault in Francia, è davvero credibile che i giornalisti stipendiati da lui abbiano la libertà di criticare la guerra e la vendita di armi di guerra?

Da sempre, in qualsiasi regime politico, chi ha generalmente la possibilità di far sentire la sua voce: il debole o il potente, il povero o il ricco?

Nei paesi democratici, che si definiscono come paesi dell'informazione, quanti cittadini sanno distinguere tra informazione vera e propaganda ingannatrice, tra una verità accertata e una verità accettata?

Quanti cittadini sanno che, in tutti i paesi, sia per i dirigenti che per le comuni persone, i modi per far credere di aver ragione sono tre: ignorare, neutralizzare o eliminare chi vuole esprimere pubblicamente un'opinione diversa? Esiste anche un quarto modo di far credere di avere ragione: dopo l'11 settembre 2001, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: "Sono impressionato che c'è una tale incomprensione di ciò che è il nostro paese, e che della gente possa odiarsi... Sono come la maggior parte degli Americani, non posso crederlo, perché so quanto siamo buoni." (conferenza del 11 ottobre 2001 alla Casa Bianca)

Se questa affermazione è sincera, è ammissibile che sia fatta dal capo dello Stato che dispone del più potente servizio d'informazione del pianeta?... E se questa affermazione non è sincera, non costituisce un esempio tipico di questa tattica: fingere l'ignoranza per far credere alla buona fede?


1. IL PASSATO


Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

Georges Orwell[57]


Quanti sanno che la storia passata è dominata dalla versione dei vincitori, i quali ignorano o falsificano i fatti secondo il loro interesse? Per compiere questo, hanno a disposizione la maggioranza degli storici, degli intellettuali e degli artisti, che s'incaricano del compito in cambio di uno stipendio o motivati da un interesse personale ideologico.


Quasi tutti gli scritti di Platone e Aristotele sono stati conservati fino ad oggi. Invece sono arrivati fino a noi dei circa 300 libri di Epicuro soltanto un’ottantina di pagine, e dei circa 300 libri di Diogene di Sinope quasi nulla. E' semplice caso che gli scritti dei fabbricanti di religioni e amici dei dittatori siano stati conservati, mentre sono scomparsi gli scritti dei critici delle religioni e oppositori ai dittatori? Se questa situazione non è casuale, chi ne sono stati i responsabili? Qual'è la parte di responsabilità dei primi Cristiani dell'Antichità nella distruzione e nella messa al rogo di queste opere?

Perché, nei paesi occidentali, la maggior parte dei cittadini ignora e alcuni dirigenti negano quanto la civiltà greca antica è debitrice alle civiltà egizia, indiana ed africana, e quanto la civiltà occidentale è debitrice a quella cinese e di quella arabo-musulmana; mentre, nei paesi orientali, anche la maggior parte dei cittadini ignora e alcuni dirigenti negano quanto la loro civiltà è debitrice da quella occidentale?

E quanti cittadini conoscono sufficientemente la propria civiltà? Per esempio, quanti Ebrei sanno chi è realmente Maimonide, quanti Cristiani chi è realmente San Francesco, quanti Musulmani chi è realmente Averroè, quanti Buddisti chi è realmente Buddha, quanti Cinesi chi erano realmente Confucio, Mencio e Lao Tze?


A proposito di Cristoforo Colombo, è casuale l'inesistenza o le pochissime informazioni disponibili sulla sua responsabilità nell’eccidio dei Nativi Americani, mentre sono tanti gli elogi sullo scopritore del cosiddetto “Nuovo mondo”?

Quanti sanno, anche tra chi si crede informato, perché e come, in vari paesi del mondo, sono nate, hanno funzionato e sono state eliminate le esperienze, di auto-governo, cioè di gestione diretta della società da parte dei cittadini, per esempio il Comune di Parigi del 1870, il Soviet di Kronstadt nel 1921 in Unione Sovietica, le Commissioni contadine e operaie in Spagna nel 1936, i Comitati di autogestione in Jugoslavia nel 1945, e in Algeria nel 1962?

Nei paesi occidentali, chi ha interesse e per quale motivo, a far ignorare o sottovalutare il contributo decisivo nella disfatta della barbarie nazista, e il suo altissimo costo: circa 20.000.000 di morti sovietici?

Quanti sanno chi erano, perché e da chi sono stati uccisi, alcune persone, per esempio Spartaco, Alhallaj, Giordano Bruno, Thomas Munzer, Saint Just, Robespierre, Rosa Luxemburg, Karl Liebnecht, Federico Garcia Lorca, Leon Trotsky, Maurice Audin, Larbi Ben Mhidi, Che Guevara, Camillo Torres, Salvador Allende, Oscar Romero e tanti altri meno conosciuti?

Nei paesi dittatoriali ma anche in quelli democratici, come mai la verità sui mandanti e i motivi reali di alcuni avvenimenti non viene mai conosciuta in modo pubblico e convincente, per esempio la colpevolezza o l'innocenza di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, l’incendio del Parlamento tedesco nel 1933, - anche se una commissione internazionale ha stabilito che gli autori sono stati i Nazisti -, l’assassinio del primo ministro iraniano Mossadegh nel 1953, del primo ministro congolese Patrice Lumumba nel 1960, del leader socialista marocchino Ahmed Ben Barka, del presidente Kennedy, del fratello Robert Kennedy, di Martin Luther King, del dirigente religioso brasiliano Helder Camara, la strage di Piazza Fontana a Milano nel 1969, la morte del militante anarchico italiano Pino Pinelli, la morte di Oscar Romero, arcivescovo del Salvador, - noto per la sua difesa dei poveri -, ucciso da un sicario governativo, nel 1980, l'assassinio di Aldo Moro, la morte dei prigionieri tedeschi della R.A.F., la morte del papa Giovanni-Paolo Primo, di Olof Palme, primo ministro svedese e dirigente del partito social-democratico, - noto per la sua lotta contro le guerre e contro le ingiustizie, nel 1986 -, l'uccisione di Izhak Rabin in Israele, del presidente algerino Mohammad Boudiaf, gli attentati del 11 settembre 2001 negli Stati Uniti, infine il caso, in Inghilterra, di David Kelly: era un ispettore ONU e ha rivelato nel 2003 alla BBC che in Iraq non esistevano armi di distruzione di massa: fu ritrovato morto con pastiglie di analgesico in corpo e tagli al polso sinistro mentre lui era mancino.

E sarebbero una semplice casualità, tutti i cosiddetti incidenti d'aereo dove trovano la morte, tra l'altro, Enrico Mattei, presidente dell’ente del petrolio italiana ENI, - la sua volontà di creare per il petrolio relazioni dirette con gli Algerini, contrariava le compagnie petrolifere statunitensi che non volevano essere scartate -, Dag Hammarsklold, segretario delle Nazioni Unite, Lin Piao, successore designato da Mao Tse Tung, Roldòs, presidente dell'Ecuador, - rifiutava di soddisfare gli interessi statunitensi a danno del suo paese -, Omar Torrijos, presidente di Panama, - anche lui rifiutava di soddisfare gli interessi statunitensi a danno del suo paese?

Quanti cittadini, anche tra quelli che si considerano informati, conoscono i fatti e la verità sui fatti presentati nel libro di William Blum: "Killing Hope. U.S. Military and CIA Interventions Since War II" (Uccidendo la Speranza: Gli interventi dei militari statunitensi e della CIA dalla Seconda Guerra mondiale)?[58]


2. IL PRESENTE


Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,

Articolo 19


Più la menzogna è grande, più è credibile.

Joseph Goebbles,

ministro della Propaganda del Terzo Reich


Pianeta


Come per la storia passata, la versione dei fatti presenti e generalmente diffusa e conosciuta non è quella dei vinti, esclusi dal potere, ma quella dei vincitori, che detengono il potere e quindi i mezzi d'informazione.

La quantità d’informazione, sempre crescente, migliora o danneggia la qualità dell’informazione? Invece di rivelare i fatti, li ignora, o li traveste o li rende confusi, con il risultato seguente: piuttosto che permettere al cittadino di capire correttamente i fatti ed incoraggiarlo a partecipare alla vita sociale, lo disorientata e lo rende impotente, quindi manipolabile. Un esempio: nei paesi cosiddetti dell’informazione, quanti cittadini sanno cos’è il free capital flow (il flusso libero dei capitali), chi l'ha creato e chi ne approfitta, come e con quali conseguenze negative per la comunità umana, qualche volta disastrose?[59]

Le televisioni del pianeta, prima di tutto nei paesi più ricchi, utilizzano sistematicamente delle immagini che producono il massimo di emozione ed il minimo di riflessione, forniscono informazioni confezionate come un film hollywoodiano, o come bombardamento violento di immagini di forte impatto emotivo. Qual è la finalità di questo procedimento se non quello di impedire ogni possibilità di ragionamento, e quindi condizionare il cervello dei telespettatori?

I telegiornali danno, in generale, sempre più spazio e importanza ai fatti di cronaca nera quotidiana, e pochissimo ai fatti politici, economici e sociali. Qual è la finalità di questo procedimento se non quello di impedire ai telespettatori di pensare ai problemi più importanti, quelli che condizionano la guerra e la pace tra i popoli e la situazione del pianeta?

Perché la maggioranza dei telespettatori accetta questo tipo di televisione? E quanti di loro sanno distinguere e rifiutare l'azione ipnotica dei mass media che manipola i loro sentimenti, le loro emozioni e i loro pensieri?

I mass media intervistano cantanti, attori, soubrette, calciatori, chiedendo di parlare non solo sulla loro vita privata sentimentale ma, qualche volta anche sui problemi sociali del mondo. Perché i mass media non invitano a parlare lavoratori manuali, operai, contadini, impiegati, disoccupati, casalinghe, soldati, mercenari, produttori d'armi di guerra, banchieri che finanziano il commercio delle armi di guerra, le vittime civili delle guerre d'aggressione, d'occupazione, e coloro che vi si oppongono, con la resistenza pacifica o armata?

Quanti cittadini sanno distinguere nei mass media :

- tra un'affermazione espressa senza prova convincente, e un ragionamento corretto sui fatti?

- tra un'informazione vera, fornita per la sola esigenza di conoscere un fatto reale, e la cosiddetta informazione, che, senza presentarsi come pubblicità, è in realtà una comunicazione pagata da un commerciante per incitare a comprare il suo prodotto, o, senza presentarsi come propaganda, è una comunicazione pagata da un governo o da un organismo politico per creare consenso sulla sua azione?

Perché la maggioranza dei cittadini si accontenta delle cosiddette informazioni fornite dalle televisioni, che corrispondono alla versione ufficiale, e non cerca le informazioni vere nei mezzi d'informazione alternativi, alcuni giornali e riviste, ed anche sulla rete internet, per esempio:

- siti sulla repressione della libertà d'informazione, come "Reporters senza frontiere" (www.rsf.org), "Committee to Protect Journalists" (www.cpt.org) (Comitato per proteggere i giornalisti), siti sulla disinformazione come www.desinfo.com, ecc.,

- il sito dei soldati statunitensi che rifiutano di servire nell'esercito perché considerano ingiuste la guerra e l'invasione contro il popolo iracheno,

- il sito dei soldati israeliani che rifiutano di servire nell'esercito perché considerano ingiuste l'occupazione e l'oppressione contro il popolo palestinese,

- il sito dei combattenti israeliani e palestinesi che hanno rinunciato alla violenza delle armi e dialogano per costruire un futuro di pace,

- i siti israeliani come "Gush Shalom", Bet Salem, ecc.,

- il sito delle donne afgane RAWA, contro la dittatura interna e l'occupazione militare straniera,

- e tanti altri siti che dicono le verità che i mezzi d'informazione ufficiali nascondono o deformano?

Quante televisioni e sale cinematografiche hanno fatto vedere documentari come "Fast Food Nation" di Richard Linklater, "Supersize Me" di Morgan Spurlock, "Ghosts of Abu Ghraib" di Rory Kennedy, "Iraq in Fragments" di James Longley, "An Inconvenient Truth" (Una scomoda verità) di Al Gore, "The corporation" di Joel Bakan?

Barometro della libertà di stampa, 2007:

Giornalisti uccisi 36

collaboratori uccisi 8

Giornalisti incarcerati 124

Collaboratori incarcerati 4

Utilizzatori di internet dissidenti incarcerati 68[60]


Paesi democratici


La rivoluzione tecnologica ha premiato la comunicazione e danneggiato l'informazione, ha ridotto al minimo la capacità di capire e di distinguere nel mare delle notizie quelle vere da quelle false. Al termine di una giornata passata sotto il bombardamento dei media, nel frastuono e nel plagio degli annunci pubblicitari, nella confusione, ripetizione, moltiplicazione degli inviti a consumo si è inebetiti o disgustati[61].

Un esempio. I mass media dominanti parlano ogni tanto di "terrorismo" in Nigeria da parte di "bande armate". Ma non spiegano mai la situazione reale. Eccola. Nel 1995, il governo dittatoriale nigeriano ha scatenato una repressione militare feroce contro la popolazione Ogoni, accusata di ribellione. Il motivo reale: protestava contro il fatto che la multinazionale petrolifera Shell, che estraeva petrolio, aveva danneggiato l'ambiente, terra e acqua, al punto di renderlo invivibile per la popolazione locale, quella appunto degli Ogoni. Lo stesso governo dittatoriale militare nigeriano condannò e giustiziò, per "sovversione", lo scrittore e candidato al Premio Nobel per la Pace Ken Saro-Wiwa. Il motivo reale?

Nel 10 novembre 1995, Ken Saro-Wiwa e otto colleghi Ogoni sono stati giustiziati dallo Stato nigeriano per avere fatto campagna contro la devastazione del Delta del Niger causata da compagnie petrolifere, specialmente Shell e Chevron[62].

Questa relazione tra, da una parte, la repressione militare del governo nigeriano contro la popolazione Ogoni, e l'esecuzione di Ken Saro-Wiwa, e, dall'altra parte, la presenza della multinazionale petrolifera Shell che danneggiava l'ambiente, rendendo pericolosa la vita per la popolazione locale, questa relazione che spiega la realtà dei fatti, non è stata generalmente mai fornita dai mass media ufficiali[63].

Quanti cittadini conoscono i modi non solo politici ma anche economici per ostacolare il principio fondamentale della libertà di espressione nei mass media ? E' possibile che un mezzo d'informazione, che dipende dalle inserzioni pubblicitarie, possa fornire informazioni e esprimere opinioni contrari agli interessi politici del governo o economici di un'azienda, rischiando di vedersi tolto le inserzioni pubblicitarie governative o dell'azienda?

In certi siti internet, si può vedere la realtà delle condizioni di vita quotidiana di alcuni popoli; sono durissime, crudeli, insopportabili, fino all'incredibile. Arriviamo a chiedersi come questi popoli riescono a sopportare queste condizioni: negazione dei diritti umani i più elementari, maltrattamenti, repressione impietosa e indiscriminata contro civili indifesi, senza distinzione tra uomini e donne, tra anziani e bambini, incarcerazioni arbitrarie, le più inimmaginabili torture, sparizione nel nulla, stupri, uccisioni...

Si può anche vedere su certi siti internet la solidarietà di alcuni cittadini, una minoranza, dei paesi democratici e ricchi, con questi popoli dominati. E' il caso, per esempio, di siti internet israeliani che solidarizzano con il popolo palestinese, di siti statunitensi che solidarizzano con i popoli afghano o iracheno.

Perché i mezzi d'informazione cosiddetta libera dei paesi democratici, i giornali e le televisioni non danno queste informazioni, ma parlano soltanto di “terroristi” palestinesi, iracheni e afghani? Dov'è allora la differenza tra i paesi democratici e un paese come la Russia dove i mezzi d'informazione dominanti parlano soltanto di "terroristi" ceceni? Almeno questo regime non si vanta di essere per il principio dell'informazione libera, vera ed imparziale.


U.S.A.


Mentre possiamo presumere che la copertura delle informazioni riflette il giudizio ponderato di giornalisti professionisti, questi giornalisti sono presi nella maglia di un industria dei media dominata da corporazioni con abbastanza influenza finanziaria per ridefinire il significato della professione. (...)

Il problema principale con i media statunitensi è profondamente strutturale. Presumibilmente le onde di diffusione appartengono al pubblico, ma le controllano enorme imprese. La maggior parte dei media di comunicazione di massa - come trasmissione, cavo, giornali, riviste, libri, film, industria musicale, e, sempre più spesso, la rete internet - sono dominati da enormi aziende. Sempre più la "diffusione pubblica" è influenzata da grandi somme di denaro. Anche sulla direzione politicamente nominata delle aziende della diffusione pubblica senza scopo di lucro, donatori appartenenti a corporazioni esercitano una notevole influenza sui programmi tramite la "sottoscrittura" di spettacoli specifici.

Norman Solomon[64]

In un paese democratico, come dicono di esserlo gli Stati Uniti, è democratico che multinazionali come la Sony, la Walt Disney e la Aol Time Warner controllino circa il 50 % dei media, e che una legge sia fatta per concederle di estendere questo controllo su tutti i campi dell'informazione e dello spettacolo? [65] E' ancora democratico che alla direzione della commissione per la pubblica informazione, sia stato designato un figlio dell'ex segretario di Stato, il generale Colin Powell?

A proposito del livello di formazione politica e civica dei cittadini degli Stati Uniti, ecco due esempi: le istituzioni e i cittadini hanno severamente reagito ad un loro presidente, Bill Clinton, che aveva mentito sul suo comportamento sessuale durante il suo mandato, mentre non hanno dimostrato la stessa severità ad un altro presidente, Georges Bush jr, che ha mentito sul motivo che ha scatenato una guerra, quella contro l'Iraq... Questi due tipi di reazione della maggioranza dei cittadini sono segno di un livello di formazione politica buono o pessimo?

Il livello di formazione democratica (e di informazione politica) del cittadino americano è molto basso"[66].

Di questo fatto, chi è responsabile e trae beneficio, se non chi detiene il potere d'informazione e di formazione civica dei cittadini?


Stato del mondo


Tra i dirigenti politici ed i giornalisti, che si dichiarano onesti e al servizio dei cittadini, perché troppo pochi dicono la verità sullo stato del mondo e le sue cause reali, in particolare:

1) sull’aggravarsi del contrasto tra la minoranza che ha troppo e la maggioranza a cui manca tutto,

2) sulle istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale, che soddisfa gli interessi


di una minoranza di ricchi a danno della maggioranza dei poveri,

3) sull’irrompere nel mercato mondiale, con un bisogno di risorse naturali, di più di un miliardo di Cinesi, e di più di mezzo miliardo di Indiani, senza parlare di altri popoli ancora incapaci di affermare il loro diritto ad una parte di queste risorse naturali,

4) sull’inquinamento del pianeta,

5) sulla prospettiva non lontana di esaurimento dell’acqua,

6) sulla ripresa della corsa agli armamenti nucleari e spaziali,

7) che il paese che prima e più di tutti gli altri, ha rilanciato questa corsa agli armamenti sono gli Stati Uniti?


Mass-media


I mass media informano molto poco sui diritti umani, per esempio sul contenuto della Dichiarazione Universale dell'ONU, sulle organizzazioni come Amnesty International, Greenpeace, Human Rights Watch, Emergency, Medici Senza Frontiere, Reporters Senza Frontiere, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’Unicef, World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità), W.W.F.-Fondo Mondiale per la Natura.

Il fatto che i mass media informino i cittadini sulle peripezie della vita sentimentale di una cantante, ed anche sul colore delle sue mutandine, e non danno nessuna informazione sui diritti umani degli individui e dei popoli, questo fatto è un segno di volontà di democrazia, di civiltà e di pace? Questa selezione e questa scelta del tipo d'informazione da dare ai cittadini, a cosa è dovuta: al fatto che, secondo i responsabili dei mass media , i cittadini non hanno bisogno di conoscere quali sono i diritti umani? O questi responsabili dei mass media sono pagati per non far conoscere ai cittadini i loro diritti e per distrarli con informazioni inutili?

Generalmente, in tutti i paesi, giornali, riviste, documentari, film e conversazioni televisive:

- per quanto riguarda la situazione sociale delle persone, danno molto spazio ai ricchi, ai potenti e ai vincitori, mentre danno poco o nessuno spazio ai poveri, deboli, vinti,

- per quanto riguarda la situazione culturale ed etica delle persone, danno molto spazio ai superficiali, ai mediocri e agli egoisti, mentre danno poco o nessuno spazio alle persone colte, intelligenti, generose,

- per quanto riguarda i temi e argomenti, danno molto spazio alla concorrenza, all'odio e alla violenza, mentre danno poco spazio al dialogo, alla solidarietà e alla non violenza?

E' questo il modo per favorire la cooperazione e la pace, e per impedire i conflitti e le guerre?... Chi è responsabile di questa situazione e chi ne trae profitto?


Internet


Il numero di governi che limitano o vogliono limitare l'espressione libera sulla rete internet è in crescita, in particolare a proposito delle guerre e dei diritti umani degli individui e dei popoli.


La censura internet sta evolvendo e allargando la sua portata, praticata da almeno due dozzine di Paesi e applicata a un numero sempre maggiore di informazioni e applicazioni. È quanto denuncia l’iniziativa OpenNet (ONi), nata con la missione di investigare e denunciare l’uso di tecnologie di filtro e metodi di sorveglianza applicati con scopi censori al web.

in www.isfreedom.org

15 marzo 2007



L’immagine


Le immagini prodotte, sia nel campo commerciale che in quello politico e culturale, pretendono di riflettere correttamente i fatti. In realtà, queste immagini la mascherano, ci rendono non più intelligenti ma più confusi, non più sensibili ma più chiusi, non più solidali ma più egoisti, non più pacifici ma più violenti. Di questa situazione, chi è responsabile e ne trae profitto in denaro e in potere se non i proprietari dei mezzi di produzione di queste immagini?

In ogni parte del mondo, ci sono bambini che lavorano nei campi a contatto con pesticidi tossici, ragazzini che lavorano in miniere pericolose e che perdono le dita o le mani sotto i pesanti macchinari degli stabilimenti per la produzione di gomma e acciaio. Molti di loro producono beni destinati all'esportazione: pesce in scatola, tè, riso, gomma per pneumatici. Ma la loro situazione disperata non ha mai catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica come è avvenuto invece per i bambini che producono palloni Nike e confezionano abiti Barbie, e tutto perché questo tipo di sfruttamento è privo di marchio e quindi meno identificabile, meno visibile nel nostro mondo ossessionato dall'immagine[67].

In un mondo dove l’immagine ha un ruolo sempre più importante, perché non esiste un programma serio di alfabetizzazione all’immagine per insegnare ai cittadini a non essere manipolati tramite l'immagine? A chi da approfitta questa mancanza se non ai commercianti e ai politicanti che hanno interesse a manipolare rispettivamente i consumatori e cittadini?

(...) Secondo l'osservatorio USA O'Dwyers Public Relations News, il fenomeno dei Pr [persone incaricate di gestire le pubbliche relazioni] "democratici" assoldati da regimi come minimo chiacchierati, riguarda anche la Guinea Equatoriale (lo stato africano, campione di corruzione, secondo la Ong Transparency International, ha ingaggiato i guru di Cassidy & Associates). E perfino il Pakistan di Perwez Musharraf, sconfitto alle elezioni di febbraio, l'Arabia Saudita, il Kazakhistan, l'Uganda. E' inoltre grazie al lavoro dell'agenzia Ketchum che Vladimir Putin sarebbe riuscito a farsi designare Uomo del 2007 dal settimanale Time[68].





III.

GOVERNO

o la lotta per il possesso dello Stato



Per proseguire nell'esame dei fatti, è necessario definire alcune parole in modo minimo, senza tuttavia pretendere di dare definizioni esaurienti.


1. GOVERNO DEMOCRATICO


Alcune caratteristiche


Qual è la finalità di uno Stato realmente democratico all'interno della nazione: migliorare il benessere di tutti i cittadini e prioritariamente di quelli più deboli, o aumentare la ricchezza di una minoranza di cittadini ai danni della maggioranza, anche al prezzo di una guerra civile?... E se questo Stato si trova nell'impossibilità di soddisfare in modo uguale tutti i cittadini, deve badare ai cittadini più ricchi o più poveri, ai cittadini più potenti o più deboli, ai cittadini che usano la violenza o a quelli che usano l'azione non violenta?

E, nelle sue relazioni esterne con le altre nazioni, qual è la finalità di uno Stato realmente democratico: contribuire a migliorare il benessere di tutte le nazioni, e prioritariamente delle più deboli, o aumentare la ricchezza della propria nazione a danno delle altre nazioni, anche al prezzo di una guerra d'aggressione e di una dominazione militare contro queste nazioni?

Un governo realmente democratico esercita il potere a beneficio di tutti i cittadini, tramite i loro rappresentanti liberamente eletti. Per realizzare questo obiettivo, fornisce ai cittadini l'informazione più ampia e vera, e l'organizzazione della discussione pubblica la più larga e trasparente, sulle decisioni da prendere, discussione che produce un consenso espresso se non dall'unanimità, almeno dalla maggioranza dei cittadini tramite un libero voto. Infine, questo governo è realmente democratico nella misura in cui rispetta e realizza la volontà espressa dai cittadini.


Cittadini


Quando un governo, che risulta da un'elezione democratica dei cittadini, agisce contro i loro interessi, per esempio quando i dirigenti del governo dichiarano di volere la pace mentre agiscono per la guerra, è colpa dei dirigenti o dei cittadini che li hanno scelti? E se la colpa è dei dirigenti, perché i cittadini non trovano un modo legale per ritirare il mandato ai dirigenti che hanno tradito il compito per il quale sono stati eletti?


Disponibilità economiche


Quanti rappresentanti dei cittadini, in particolare deputati, senatori, sindaci, e quanti dirigenti, in particolare ministri e cosiddetti esperti conoscono il prezzo di un chilo di pane, del biglietto di trasporto pubblico, di una visita medica?... E quanti cittadini conoscono l'ammontare dello stipendio mensile e gli altri vantaggi economici di cui godono questi rappresentanti?


2. GOVERNO OLIGARCHICO


Atenagora, personalità del partito popolare, durante un'assemblea a Siracusa, intorno al 400 a. C.:

Mi si contesterà che il governo popolare non obbedisce alla ragione, e non è equanime, mentre chi possiede i capitali è anche il più idoneo a praticare il potere. E io obietto: in primo luogo, con il termine popolo s'intende la collettività statale, e con il termine oligarchia un solo ramo di essa; in secondo luogo, i possidenti sono senza dubbio gli amministratori più adatti, ma del potere finanziario; mentre la politica più avveduta è privilegio di chi usa il cervello, e la maggioranza è la più adatta a distinguere i propositi di più alta utilità, dopo che su di essi ha seguito il dibattito; infine, queste tre componenti della vita politica cittadina godono senza distinzioni, sia singolarmente considerate sia in seno all'organismo della comunità, della perfetta uguaglianza di diritti che è peculiare dei regimi democratici. Per contro l'oligarchia trascina con sé la maggioranza nei pericoli, mentre dei profitti non solo inghiotte la miglior parte, ma se ne appropria in blocco, e non li cede. E tra voi s'inebriano, della speranza di questo regime, i facoltosi e i giovani: esso però non si potrà mai imporre in una città popolosa. Ma tuttora, o gente la più scriteriata del mondo, se vi ostinate a non capire che questo vuol dire mettervi di puntiglio per rovinarvi, o siete i Greci più incoscienti che io sappia, o i più abietti, se, pur capendolo ve la sentite di insistere con il vecchio contegno[69].


Dall'inizio di questo secolo si grida decentralizzazione, autonomia, e non si fa altro che centralizzare, uccidere gli ultimi resti di autonomia.

Pietr Kropotkin, 188...[70]


Un governo oligarchico si presenta formalmente come democratico, con lo scopo di agire per il bene della collettività dei cittadini. La realtà è differente. Le corporazioni multinazionali finanziano pubblicamente o segretamente la campagna elettorale e quindi il successo di quelli che diventeranno i dirigenti del governo. In ritorno, le persone elette potrebbero gestire il governo se non curando prima di tutto l'interesse degli azionari di queste corporazioni multinazionali?

Capita anche che alcune persone, prima di salire al governo, o mentre sono titolari di carica, o dopo averlo lasciato, abbiano avuto un ruolo in queste corporazioni multinazionali, direttamente o indirettamente, come consiglieri o dipendenti stipendiati.

Georges Bush:

del partito repubblicano, presidente statunitense dal 1988 al 1992, è consulente del gruppo Carlyle, di cui sono azioniste anche famiglie saudite.

John Major:

del partito conservatore, primo ministro inglese dal 1990 al 1997, è a capo della divisione europea del gruppo Carlyle, che investe in oltre 600 società operanti in settori strategici di tutto il mondo.

José Maria Aznar:

del partito conservatore, presidente spagnolo dal 1996 al 2004, diventa nel 2006 presidente del consiglio d'amministrazione della News Corp., il colosso dei media di Rupert Murdoch.

Gerhard Schroder:

del partito social-democratico, cancelliere tedesco dal 1998 al 2005, ora guida il consorzio per il gasdotto russo-tedesco ed è consulente della banca Rotschild.

Ed è totalmente un caso se il signor Gerhard Schroder divenne nel marzo 2006, per mezzo di 250 000 euro all'anno, consigliere di un'impresa di pipe-lines, figliale di Gazprom, che aveva lui stesso portato sui fondi di battessimo al tempo dove era cancelliere della Germania?[71]


Tony Blair:

del partito laburista, primo ministro inglese fino al 2007. E' diventato consigliere dell'amministratore delegato della banca statunitense JPMorgan Chase.

Un anno fa, nel gennaio 2008, l'ex primo ministro britannico Anthony Blair è stato reclutato a tempo parziale dalla banca americana JPMorgan Chase come consigliere a tempo determinato. Un tempo determinato correttamente remunerato: 1 milione di sterline per anno (1,06 milione di euro). Possibile immaginare che JPMorgan avesse concesso un tale vantaggio al signor Blair se, quando risiedeva al 10 Downing Street, quest'ultimo avesse preso delle misure odiate dalle banche, in vista, per esempio, di prevenire un crollo finanziario?[72]

Gianni Letta:

del partito conservatore, ex-sottosegretario alla Presidenza del Consiglio italiano, è stato poi nominato consulente (advisor) della banca statunitense Goldman Sachs[73].


Robert Rubin:

Consigliere economico influente del signor Barack Obama, il signor Robert Rubin (...) è passato dalla presidenza di Goldman Sachs al ministero delle finanze, poi dal ministero delle finanze alla direzione di citigroup[74].



3. GOVERNO CORPORATOCRATICO [75]


Rothschild non ha bisogno ne di essere deputato, ne di essere ministro; gli basta avere a sua disposizione i deputati e i ministri.

Errico Malatesta,

1907[76]


Domanda - Già il presidente Eisenhower aveva parlato di "complesso militar-industriale". Come è cambiata l'America da allora?

John Perkins - Il complesso militar-industriale è diventato più sofisticato e potente, è la versione moderna dell'imperatore, ciò che io chiamo io la "corporatocrazia". Ovvero il gruppo di uomini che comanda le nostre principali aziende. Attraverso i soldi che gestiscono controllano la politica americana, oltre a quella di altri paesi, e i media[77].


Quando le decisioni di un governo, anche se prese formalmente dai dirigenti democraticamente eletti, sono in realtà condizionate dai proprietari delle corporazioni nazionali o multinazionali, il potere reale, anche se non manifestato pubblicamente, non è nelle mani delle corporazioni? C'è da sorprendersi allora se sono rarissimi gli agenti di multinazionali che hanno informato su questa realtà, come lo ha fatto John Perkins, nei suoi due libri: Confessions of an Economic Hit Man (Confessioni di un uomo che colpisce economicamente) e The Secret History of the American Empire (La storia segreta dell'impero americano)?

Un esempio: nel peggior omicidio di massa non terroristico, avvenuto negli Stati Uniti nell'aprile del 2007, in un campus universitario della Virginia, con almeno 32 morti e 29 feriti, si è scoperto che il rettore dell'università aveva ricevuto 4 milioni di dollari della National Rifle Association (l'associazione di promozione della vendita libera di armi) per l'educazione dei giovani all'uso delle armi [78]. La stessa associazione dà finanziamenti ai partiti politici, che in cambio, con il pretesto della libertà di possesso individuale di un'arma, ostacolano la creazione di una legge contro la vendita libera delle armi.




4. GOVERNO DITTATORIALE MILITARE


I crimini di lesa-maestà che hanno commesso i popoli sono rari, in paragone dei crimini di lesa-popolo che hanno commesso le maestà.

P.-V. Berthier[79]


Il governo esercitato da militari, che si presentino in uniforme o con abiti civili, si costituisce con l'uso della forza coercitiva militare, e poi si auto-proclama legittimo in base al possesso di questa forza, e quindi esercita il potere senza consultare i cittadini attraverso elezioni. Questo governo militare può in seguito, per darsi un'apparente legittimità, organizzare elezioni manipolate. Sono questi gli aspetti caratteristici di un governo dittatoriale, qualsiasi l'etichetta gli si dia: "conservatore", "moderato", "rivoluzionario", "popolare", ecc... Come un governo di questo tipo può pretendere di rappresentare la collettività dei cittadini ed agire nel loro interesse, senza nemmeno aver permesso loro di esprimere la loro libera opinione sulla legittimità di questa rappresentatività?

Alcuni governi permettono un dibattito pubblico e delle elezioni, ma, in realtà, sono libere soltanto in apparenza, perché sono controllate dal governo, sotto la minaccia della forza militare e con le operazioni di voto manipolate da funzionari del governo, per un risultato delle elezioni che perpetua al potere chi già lo detiene..

Questo tipo di governo è in realtà dittatoriale. Perché allora dei governi occidentali hanno questo comportamento:

- chiamano "dittatoriali" alcuni di questi governi "dittatoriali", per esempio il governo siriano,

- mentre chiamano altri prima "dittatoriali" poi "moderati", per esempio il governo libico,

- infine chiamano "moderati" e conservano questo aggettivo per altri governi ancora, per esempio il governi egiziano, marocchino o giordano?

Il motivo di questa variazione di etichetta non è semplicemente il seguente: benché dittatoriale, un governo è considerato "moderato" agli occhi dei governi occidentali perché:

1. risponde ai loro interessi economici con la vendita delle sue risorse naturali ad un prezzo conveniente,

2. o/e con la messa a loro disposizione del suo territorio per operazioni militari di sorveglianza o di attacco contro altri paesi?

Nelle nazioni dominate da una dittatura o nelle nazioni occupate da un esercito straniero che ha creato un governo fantoccio al suo servizio (come ieri in Vietnam, ed oggi in Afghanistan e in Iraq), uno dei mezzi necessari all'esistenza di questo tipo di potere è la corruzione generalizzata, instaurata, incoraggiata e alimentata da chi ha il potere. Il fatto grave è che questo tipo di corruzione non è paragonabile con quella esistente nei paesi democratici, perché la corruzione nei paesi sottomessi a una dittatura (interna o esterna) costituisce un cancro nel sistema economico e sociale, che impedisce qualsiasi attività economica sana e qualsiasi relazione sociale sana, dal capo del governo al più modesto poliziotto di quartiere. In questa situazione, quale legittimità possono avere le persone al potere, e l'esercito straniero che le sostiene, altro che la forza militare?

Il popolo ha fame perché chi sta in alto si mangia troppe tasse. Ecco perché ha fame.

Il popolo è difficile da governare perché chi sta in alto ama strafare. Ecco perché è difficile governare.

Lao-Tze[80]

Chi parla di un governo dittatoriale, per quale motivo se non quello di nascondere la realtà, lo presenta soltanto come governo di un dittatore, senza precisare che questo dittatore non può esistere se non è:

- sostenuto militarmente da ufficiali dell'esercito, e, se non basta, da servizi segreti e militari di un governo straniero, che ricava da questo sostegno il suo interesse economico e/o militare,

- sostenuto economicamente da proprietari indigeni di imprese, e, se non basta, da proprietari di corporazioni multinazionali, che ricavano da questo sostegno i loro interesse finanziario nello sfruttamento delle risorse naturali del paese,

- infine sostenuto da un consenso della maggioranza dei cittadini, ottenuto non solo con la repressione ma anche con la propaganda, che soddisfa i valori ideologici dei cittadini nel vedere il governo ricorrere ad una certa forma di patriottismo nazionalista, di razzismo etnico, e di glorificazione di alcune tradizioni, ecc.?

La popolarità (10) è la prima pietra per creare l'autorità, ma se questa fosse l'unico caposaldo, l'autorità sarebbe ancora molto insicura e traballante, quindi qualsiasi autorità ha il compito di rinforzare la prima mediante la formazione della forza [81]. Quindi è nella creazione della forza che si deve ricercare la seconda pietra fondamentale dell'autorità, che pur essendo più sicura non è più salda di prima. Allorché un'autorità basata su forza e popolarità dura un certo periodo allora si può pensare che fondandola anche sulla tradizione [82] si riesca a rinforzare le basi a tal punto di ritenerla incrollabile.

Adolf Hitler[83]

- (...) qual è lo zoccolo della tirannia? Dove attinge la sua forza?

- Giovani amici miei, rispose, l'angoscia di fronte alla libertà: tale è il solco della tirannia. La paura di fronte alla morte: tale è il pozzo senza fondo dove attinge la sua forza. Così regna sugli uomini fino a renderli desiderosi di schiavitù e complici in infamia.

(...)

La dominazione ignora l'amicizia. Più precisamente, la natura della sua dominazione condanna il despota a non trovare mai amici. Incontra soltanto subordinati, servitori e soggetti, mai veri confidenti, mai cuori puri e disinteressati. Di fronte a lui si reggono soltanto altri despoti, suoi simili, cioè suoi rivali o suoi nemici, tutt'al più suoi complici in violenza, suoi alleati di un momento.

Sayd Bahodine Majrouh[84]


5. GOVERNO TEOCRATICO DITTATORIALE


Come parlammo del ruolo dei sacerdoti nella rivoluzione islamica dell'Iran, Basri disse: "Prima della vostra rivoluzione, pensavo che i sacerdoti erano, tra la gente, i rappresentanti di Dio Onnipotente sulla Terra, ma dopo la vostra rivoluzione, quando ho letto e studiato il ruolo dei sacerdoti, ho cambiato idea: ora credo che Dio è il rappresentante della onnipotente Ulama [gruppo formato dai sacerdoti superiori] in cielo !"

Ayatollah Mohajerani,

ex ministro della Cultura e dell'Orientamento Islamico in Iran[85]


Un governo esercitato da religiosi, che si presentino in abiti religiosi o civili, si auto-proclama legittimo in base non al possesso di una forza militare, - anche se in realtà è così -, ma al possesso di una interpretazione di un testo religioso che esprimerebbe la volontà di Dio. Ma questa interpretazione ha due caratteristiche:

- è unilaterale, perché considerata da questi religiosi la sola interpretazione giusta,

- è arbitraria, perché questa interpretazione unilaterale è considerata giusta da questi soli religiosi.

Questo tipo di potere si esercita senza consultazione dei cittadini tramite dibattito pubblico ed elezioni realmente libere. E' quindi un governo di tipo dittatoriale... Come può allora pretendere rappresentare la collettività dei cittadini ed agire nel suo interesse, senza aver loro permesso di esprimere la propria libera opinione sulla legittimità di questa rappresentatività?

In base a questa definizione, sia l'ex-governo dei Talebani in Afghanistan che il governo attuale dell'Arabia Saudita sono dei governi teocratici dittatoriali. Per quale motivo allora certi governi occidentali considerano l'ex-governo dei Talebani una dittatura teocratica, mentre considerano il governo dell'Arabia Saudita, un governo "moderato"? Il motivo non è nel fatto che il governo dei Talebani ha chiesto ai governi occidentali un costo, giudicato inaccettabile, per la costruzione sul territorio afgano di oleodotti trasportatori di petrolio, mentre il governo dell'Arabia Saudita fornisce il petrolio ad un costo che conviene ai governi occidentali? A questo punto, cosa porta i governi occidentali a considerare un governo teocratico come dittatoriale o moderato, se non in base al fatto che rifiuta o fornisce servizi e risorse naturali ad un prezzo conveniente a questi governi occidentali?

Quanto ai dirigenti di organizzazioni che si dichiarano islamiche, come possono considerarsi rappresentanti legittimi del popolo, mentre impongono la loro volontà unilaterale sui cittadini tramite la violenza armata, e si oppongono alla libera espressione del popolo sulla forma di governo, decretando arbitrariamente che la loro visione della società è la sola valida?


6. GOVERNO TEOCRATICO CONSENSUALE


L'unica eccezione di governo teocratico che esiste oggi senza il sostegno della forza militare - benché manifestata simbolicamente tramite le "guardie svizzere" e le loro armi -, ma sulla base di un consenso dei fedeli, è lo Stato del Vaticano.

Un'altra eccezione di governo teocratico si è costituito soltanto con il consenso popolare, senza l'uso della forza militare: è il governo iraniano teocratico istituito dall'imam Khomeiny, tramite una rivolta popolare. Ma, una volta al potere, i dirigenti lo hanno consolidato e perpetuato con il ricorso alla forza militare, la negazione della libertà di espressione, di dibattito libero e di candidati liberi che costituiscono la garanzia di elezioni realmente libere. Così questo Stato si è trasformato in un governo teocratico dittatoriale. Qual è il motivo di questo comportamento del governo iraniano se non la paura di constatare di non avere più il consenso della popolazione, per quanto riguarda la sua gestione del potere e la sua pretesa di rappresentare legittimamente gli interessi della popolazione?


7. GOVERNO DEMOCRATICO E GOVERNO DITTATORIALE


Una caratteristica che si trova sia nei governi di tipo dittatoriale che in quello di tipo democratico è l'uso della menzogna. Che i dirigenti dei governi dittatoriali usino la menzogna è nella logica del loro comportamento. Ma come possono i dirigenti politici di governi che si dichiarano democratici, civilizzati ed anche religiosi, come Tony Blair e Bush Jr., usare la menzogna come metodo per governare, e quando la menzogna è scoperta, non dimissionano e nemmeno chiedono scusa?

Ma perché i cittadini dei paesi democratici accettano questo comportamento?

I potenti digeriscono difficilmente tutto ciò che stabilisce una potenza per limitare le loro passioni, e gli scienziati, tutto ciò che contribuisce a scoprire i loro errori e sminuire, così, la loro autorità. Al contrario, la gente del popolo, a meno che il suo spirito non sia stato impregnato dalla dipendenza rispetto ad un potente, o scarabocchiato dalle opinioni dei loro dottori, hanno lo spirito come una pagina bianca pronta a ricevere tutto ciò che l'autorità pubblica vi stamperà.

Thomas Hobbes[86]


8. MODELLO DI GOVERNO


Un governo, in questo caso quello degli Stati Uniti, ha il diritto di dichiararsi il modello mondiale di governo civilizzato e democratico quando, mentre ha una popolazione multietnica:

- il suo Presidente non è mai stato di religione ebraica, musulmana, agnostica o atea,

- i cittadini sono divisi in vari gruppi, quello privilegiato dei "wasp", cioè White Anglo-Sasson Protestant (Bianchi, Anglo-Sassoni, Protestanti), seguito in ordine d'importanza decrescente da queste categorie di cittadini: quelli di pelle bianca e cristiani delle varie fedi, gli Ebrei, gli Ispanici e, in basso alla scala, i cittadini di origine africana e tra questi, nel gradino più basso, quelli di religione musulmana,

- non offre ai suoi cittadini, contrariamente ai paesi occidentali europei, un diritto gratuito alla sanità,

- non ha il popolo più colto del mondo, né con la migliore educazione civile e politica,

- ha il numero di cittadini in prigione superiore a ogni altro paese al mondo?

- applica la pena di morte,

- è il paese del mondo più indebitato, il più armato e con il complesso militar-industriale più potente,

- prende decisioni nazionali ed internazionali in modo unilaterale, senza tenere conto della comunità mondiale,

- intraprende guerre in negazione delle convenzioni internazionali che ha firmato, e in base a bugie,

- quando fa una guerra, accusa chi vi si oppone di anti-patriotismo, se è un semplice cittadino, e se è un soldato, lo punisce con la prigione e altre misure contro la sua carriera lavorativa, ignorando che il primo presidente degli Stati Uniti, Georges Washington, accettò il rifiuto dei quaccheri di adempiere al servizio militare, con questa dichiarazione: "Gli scrupoli di coscienza di tutti gli uomini dovrebbero essere trattati con la più grande delicatezza e tenerezza"[87],

- giustifica il commercio libero delle armi presso i cittadini, malgrado tanti atti di violenza individuale, in particolare le uccisioni di persone da parte di squilibrati nei mercati, e il ripetersi degli attentati nelle scuole, che sta diventando un fenomeno endemico,

- accetta che un suo presidente, Bush jr, dichiari di parlare con Dio ogni mattina, prima di prendere decisioni?[88] Qual'è allora la differenza tra questo atteggiamento e quello di un Talebano che dichiara, anche lui, di consultare Dio prima di agire?

Per sapere quale governo è il migliore sul pianeta, non è più corretto paragonare il governo degli Stati Uniti con altri governi, per esempio quello svedese o finlandese? Qual è il governo più civilizzato, più democratico, più pacifico, più al servizio dei suoi cittadini e rispettoso degli altri popoli e del pianeta? Se è il governo svedese o finlandese, perché tanti intellettuali, giornalisti, politici ed altri fabbricanti di opinione proclamano che il modello di governo è quello statunitense: la causa è l'ignoranza o la malafede? Ecco un estratto di un reportage di un giornalista in Finlandia:

(...) Paese primo al mondo - secondo World Democracy Audit - per democrazia, diritti civili e politici, libertà di stampa e assenza di corruzione. (...) Servizi sociali, sanità, trasporti, scuola : un paradiso. Basti dire che qui una casa c'è per tutti e il sussidio per i disoccupati arriva a coprire il 72 per cento dell'ultimo salario (...) Gli studenti non pagano rette universitarie mentre nella scuola dell'obbligo libri, materiali, mensa e trasporti (oltre i cinque chilometri) sono gratuiti. (...) La dichiarazione dei redditi serve anche a pagare le multe rimediate al volante: sono calcolate in proporzione al reddito[89].




IV.

DEMOCRAZIA

o la lotta dei cittadini per il controllo dello Stato [90]



Quando un popolo ha uno stato sociale democratico, cioè quando non esistono più caste ne classi...

Alexis de Tocqueville[91]


Questo potere esecutivo, con la sua immensa organizzazione burocratica e militare, con il suo meccanismo statale complesso e artificiale, il suo esercito di funzionari (...) e il suo altro esercito (...) di soldati, spaventosi corpi parassita, che ricopre come di una membrana il corpo della società (...) e ne ostruisce i pori (...)

Karl Marx[92]


1. DEMOCRAZIA NEI PAESI RICCHI OCCIDENTALI


Inizio


Chi elogia la democrazia antica, greca e romana, ignora il suo aspetto negativo? E se lo conosce, perché lo nasconde se non per il motivo che quest'aspetto negativo si ritrova sostanzialmente nelle democrazie attuali?

Ciò che si chiamava il popolo nelle repubbliche più democratiche dell'antichità non somiglia per nulla a ciò che chiamiamo il popolo. Ad Atene, tutti i cittadini prendevano parte agli affari pubblici; ma c'erano soltanto ventimila cittadini su più di trecento cinquanta mila abitanti; tutti gli altri erano schiavi e adempivano alla maggior parte delle funzioni che appartengono nei nostri giorni al popolo ed anche alle classe medie.

Atene, con il suo suffragio universale, non era, dopo tutto, che una repubblica aristocratica dove i nobili avevano un diritto uguale al governo.

Bisogna considerare la lotta tra i patrizi e i plebei di Roma nello stesso modo e non vederci altro che una lotta intestina tra i cadetti e i maggiori della stessa famiglia. Tutti tenevano in effetti all'aristocrazia, e ne avevano lo spirito.

Alexis de Tocqueville[93]


Ieri


Nei paesi occidentali, quanti ricordano chi ha ostacolato questa democrazia, chi ha lottato per conquistarla, e il costo che ha pagato in sangue e in morti? La democrazia è sempre stata una lotta dei dominati contro i loro dominatori, degli sfruttati contro i loro sfruttatori, e, in regola generale, i dominatori non hanno mai rinunciato alla loro dominazione senza essere costretti da parte dei dominati attraverso una lotta violenta molto costosa in sofferenze e morti.


Oggi


Si è pensato, fino a noi, che il dispotismo era odioso, qualsiasi fossero le sue forme. Ma si è scoperto nei nostri giorni che c'erano nel mondo delle tirannie legittime e delle sante ingiustizie, a condizione di esercitarle in nome del popolo.

Alexis de Tocqueville[94]


Nei paesi democratici, chi comanda chi, non formalmente ma realmente?[95] In apparenza e formalmente sono gli elettori che comandano i loro rappresentanti politici, in realtà il contrario. In apparenza e formalmente sono i rappresentanti politici che comandano gli uomini d’affari, in realtà è il contrario. In apparenza e formalmente è la maggioranza dei cittadini che comanda la minoranza, in realtà è il contrario[96]. In apparenza e formalmente le decisioni reali sono prese dentro il Parlamento, in realtà sono prese fuori dal Parlamento[97].

Nelle società liberali, il principio fondamentale dell’indipendenza dei tre poteri, - legislativo, esecutivo e giudiziario -, è sempre più violato a vantaggio del potere esecutivo. Così viene ridotta gravemente la democrazia reale. Ma perché i cittadini non reagiscono a questa violazione della democrazia, quindi dei loro diritti?

L'attività politica è ufficialmente definita come azione in favore della collettività o almeno dei propri elettori. In realtà, è diventata sempre più un affare personale che permette di guadagnare posti di potere che, a loro volta, fruttano denaro per loro stessi e per i propri familiari[98]. Come allora quest'attività politica può pretendere il rispetto da parte dei cittadini?


Campagne elettorali


Potei io stesso sentire e comprendere con quanta facilità il popolano si sottomette all'incanto affascinante di una potente messinscena.

Adolf Hitler[99]

A proposito delle campagne elettorali nei paesi liberali, constatiamo:

1. che l’attività politica e le elezioni sono diventate sempre più uno spettacolo d’intrattenimento, concepito da agenti pubblicitari, che mira alla manipolazione emotiva e non al ragionamento sereno? Questo fatto è segno di meno democrazia, cioè di meno rispetto della personalità e dell'intelligenza dei cittadini.

2. che il candidarsi in una campagna elettorale richiede sempre più soldi, spesso senza rendere pubblica la loro provenienza. Questo fatto è segno di meno democrazia, cioè di meno rispetto della trasparenza nell'attività politica, e di rispetto dell'uguaglianza del diritto dei cittadini a presentarsi come candidati.


Elezioni


Il modo in cui si svolgono le elezioni è sufficiente per garantire l'esistenza della democrazia?

Appena ci occupiamo di elezioni, bisogna subire alcune condizioni generali che si impongono, in modo ineluttabile, a tutti i partiti, in tutti i paesi e in tutti i tempi. Quando siamo convinti che il futuro del mondo dipende da schede elettorali, di compromessi conclusi tra gente influente e di vendite di favori, non possiamo avere grande preoccupazione per gli obblighi morali che impedirebbero all'uomo di andare là dove si manifesta il suo più chiaro interesse.(...)

La democrazia elettorale somiglia molto al mondo della Borsa: in un caso come nell'altro, bisogna operare sulla ingenuità delle masse, comprare il concorso della grande stampa, e aiutare il caso [100] con un'infinità di furbizie; non c'è grande differenza tra un finanziere che introduce sul mercato degli affari clamorose che crollano dopo qualche anno, e il politico che promette ai suoi concittadini un'infinità di riforme che non sa come concretizzare e che si tradurranno soltanto con un ammucchiamento di fogli parlamentari.

Georges Sorel[101]


Il voto


Avevi anche, o amico, supposto che la democrazia era soltanto per le elezioni, per la politica e per un nome di partito?

Walt Whitman

Il popolo cammina il giorno detto alle scatole elettorali. Vi deposita il suo voto ed ecco la sua sovranità in salvadanai dei quali non ha più la chiave.

Victor Considérant[102]


Sempre più cittadini pensano che la politica è un’attività sporca, e la percentuale dei non votanti, cioè coloro che si auto-escludono dal diritto di voto, è generalmente alto. Il comportamento dei politici che porta i cittadini al disgusto della partecipazione al voto, chi ne trae vantaggio se non questi politici stessi che trovano il loro interesse ad esercitare il potere con minore o senza controllo dei cittadini?

Quanti elettori conoscono il contenuto esatto e i reali vantaggi ed inconvenienti:

- della democrazia rappresentativa rispetto alla democrazia diretta,

- del meccanismo delle preferenze individuali [103], e quali sono i vantaggi e gli inconvenienti dell’uno e dell’altro per esprimere davvero le decisioni della maggioranza[104],

- del voto maggioritario rispetto a quello proporzionale?

Si trascura (...) di considerare che la "frantumazione" delle forze politiche non è una patologia: è un dato fisiologico e può costituire una ricchezza. Nel contesto del sistema proporzionale si è infatti costretti [105] a cercare un punto d'incontro tra forze politiche, sia tra quelle affini, sia tra maggioranza e opposizione. E questo giova alla ricerca di un punto di equilibrio tra diversi interessi di diversi gruppi sociali; è l'unico modo per evitare la logica del "vincitore", ed è l'unico modo che consente all'intera società di esprimersi. Al contrario la "forzatura" maggioritaria determina necessariamente un governo di minoranza[106].

Gli elettori che votano senza conoscere le reali implicazioni del loro voto, che potrebbe danneggiare i loro interessi, perché accettano di votare? E per quale motivo i dirigenti politici permettono questa situazione se non perché risponde ai loro interessi di carriera?

Quanti elettori sanno:

- cos’è, e se esiste nel loro paese un potere che si dichiara democratico mentre è in realtà oligarchico [107]?

- che il diritto di votare è una condizione necessaria ma non sufficiente per l'esistenza di una democrazia?

La democrazia deve essere intesa nel senso di demopedia: educazione del popolo.

Joseph Proudhon[108]


Consenso


Quanti cittadini sanno come si realizza, nei paesi democratici, il consenso della maggioranza a favore dei dirigenti? Il metodo è il seguente: i dirigenti convincono la maggioranza dei cittadini a credere che chi è investito di un'autorità ha queste qualità: 1. rappresenta realmente gli interessi dei suoi elettori, 2. quindi è credibile, 3. non dice mai bugie, 4. infine, più l'autorità assunta è importante, più chi ne è investito è legittimo?

La maggioranza dei cittadini statunitensi ed inglesi, dopo aver scoperto le bugie dei loro dirigenti sui motivi della guerra contro l'Iraq, non ha chiesto la loro dimissione ed una punizione per le vite perdute e le risorse sprecate. E' possibile ottenere questo consenso senza far credere ai cittadini che, tutto sommato, le bugie sono servite a giustificare una guerra che risponde agli interessi del "paese", quindi dei cittadini?

E' più difficile ottenere il consenso dai cittadini che dispongono di informazioni reali e sufficienti sui fatti, che da coloro che ne mancano, dai cittadini che utilizzano bene la propria ragione, che da coloro che la utilizzano male o rifiutano di utilizzarla, da coloro che si fidano prima della propria capacità di giudizio, che da coloro che delegano il giudizio ad altri, i dirigenti, che considerano più competenti di loro.

Non c'è torto, senza dubbio, di dichiarare: "Il primo uomo che ha distrutto il potere democratico è colui che ha offerto dei banchetti e del denaro."

Plutarco[109]


Il popolo molte volte disidera [110] la rovina sua, ingannato da una falsa spezie[111] di beni: e come le grandi speranze e gagliarde promesse facilmente lo muovono.

Machiavelli[112]


Come è stato possibile che, in Germania, Hitler sia arrivato al potere non solo con la violenza di gruppi nazisti, ma anche con il voto dei cittadini? E come è stato possibile che il regime nazista abbia avuto, malgrado il suo aspetto apertamente dittatoriale, il consenso reale della maggioranza dei cittadini?

E' difficile cancellare prevenzioni sentimentali, condizioni d'animo, mentalità e sostituirli con altri: il buon esito dipende da situazioni e influssi impensabili. L'oratore di intuito sensibile può calcolare tutto questo da ciò, anche l'ora del giorno in cui il discorso avviene ha un influsso determinante sull'esito di questo. Il medesimo discorso, il medesimo oratore, lo stesso argomento danno risultati diversissimi alle dieci di mattina, alle tre del pomeriggio, e di sera. (...)

In tutti questi casi si tratta di esercitare un'influenza sulla libertà della volontà degli uomini: ciò è valido specialmente per le adunanze dove ci sono persone di contraria volontà, che devono essere persuase ad una nuova volontà. La mattina e durante il giorno, sembra che le forze della volontà umana si ribellino con massima energia ad ogni prova di imposizione della volontà o dell'idea dell'altro; di sera invece si assoggettano facilmente all'autorità di una volontà superiore. (...)

Le qualità oratorie di un carattere di apostolo e di dominatore, saranno più capaci di convincere individui naturalmente più indeboliti nella loro capacità di resistenza, che individui ancora nel completo possesso delle loro facoltà volitive e intellettuali.

Adolf Hitler[113]

Nel 1994, un partito giapponese ha fatto redigere da un suo dirigente, Yoshio Ogai, un manuale per la campagna elettorale intitolato “La strategia elettorale di Hitler”[114]. Per quale motivo questo partito, che si dichiara “liberal-democratico”, fa ricorso alla strategia elettorale hitleriana se non per manipolare i cittadini in un modo che non ha nulla di liberale né di democratico?

Quanti cittadini sono realmente sicuri che la loro opinione politica è l'espressione della propria e sana ragione e della propria libera scelta, e non è invece il risultato, basato su un bisogno gregario e irrazionale, di un condizionamento prodotto dalla manipolazione del loro cervello, del loro istinti e delle loro emozioni, da parte di dirigenti ai quali credono, per pigrizia o per incapacità mentale, e obbediscono, per condizionamento all'obbedienza? In particolare, quanti cittadini sono capaci di distinguere tra il loro reale bisogno di benessere e di pace, e le giustificazioni e promesse presentate dai politicanti per giustificare decisioni che sono in realtà contro questo bisogno di benessere e di pace?

Quanti cittadini sono disposti allo sforzo di usare bene la ragione e l'equità per farsi un'opinione realmente libera e propria, e disposti al coraggio di assumere questa opinione anche se va contro l'opinione dominante, o contro l'opinione dei potenti? Non sono stati questo sforzo e questo coraggio che sono mancati alla maggioranza dei cittadini all'epoca del fascismo italiano, del cosiddetto “comunismo sovietico”, del nazismo tedesco e del fascismo giapponese?

L'uso corretto di questo sforzo e di questo coraggio sono stati, tra gli altri fattori, decisivi ai cittadini francesi per mettere fine alla guerra coloniale francese contro il popolo indocinese e successivamente contro il popolo algerino, e ai cittadini statunitensi per mettere fine alla guerra d'aggressione statunitense contro il popolo vietnamita.

Chi afferma che la televisione non è determinante nella formazione del consenso e nel voto elettorale, come spiega il fatto che i privati lottano per impadronirsi delle emittenti private, e i dirigenti politici lottano per controllare le emittenti pubbliche?

Quanti telespettatori vedono come, tramite la televisione, il consenso politico dei cittadini è creato non tanto dal discorso dichiaratamente politico, ma principalmente dal contenuto dei programmi che sembrano non avere nulla di politico: i film cosiddetti d'intrattenimento, le tele-novelas, gli spettacoli di varietà, gli spot pubblicitari e i vari programmi di apparente svago? Questi programmi agiscono non sulla capacità di ragionare ma sui sentimenti, sulle emozioni, sugli istinti primari, e celebrano modelli di emozioni, sentimenti, valori che creano e favoriscono il consenso a chi ha il potere. Non è un caso che chi ha il potere, economico o/e politico, decida il tipo di programmi da trasmettere dalla televisione.

PRIMO CITTADINO. - In breve, se chiede le nostre voci, non dobbiamo rifiutargliele.

SECONDO CITTADINI. - Possiamo, signore, se vogliamo.

TERZO CITTADINO. - Ne abbiamo il potere, ma è un potere che non abbiano il potere di usare.

Shakespeare[115]


Partiti politici[116]


Generalmente, tutti i partiti politici senza eccezione, nati durante l'instaurazione della democrazia, e come strumento per svilupparla, sono diventati degli organismi oligarchici, cioè con la finalità principale di perpetuare gli stessi dirigenti inamovibili, e la creazione e il mantenimento di privilegi che fanno di questi dirigenti una casta dagli interessi opposti a quelli dei cittadini che dichiarano di rappresentare.

In questa trasformazione oligarchica, quanto è causato dalla volontà dei dirigenti e quanto dall'inerzia dei cittadini? E' solo un caso che sia così poco conosciuto il libro di Robert Michels I partiti politici che, già nel 1911, anno della sua pubblicazione, analizzava in modo lungimirante e prevedeva questa trasformazione dei partiti democratici in gruppi oligarchici?

Se i dirigenti dei partiti che si dichiarano democratici non permettono la democrazia nemmeno all'interno del partito, perché i cittadini non rifiutano il loro aspetto oligarchico, ma li votano o si astengono dal voto, lasciandoli così liberi di prendere le decisioni, anche quando si tratta di fare la guerra?

Come possono definirsi popolari i partiti che si accontentano della televisione per rivolgersi ai cittadini, e non hanno più luoghi pubblici nei quartieri popolari dove i cittadini possono incontrarsi per informarsi, scambiare opinioni e discutere delle decisioni politiche, sociali e culturali?


I dirigenti politici


Certo, non è poca cosa dover regolare altrui, visto che a regolare noi stessi si presentano tante difficoltà.

Montaigne[117]


La gloria dei grandi uomini si deve sempre misurare con i mezzi dei quali si sono serviti per acquistarla.

La Rochefoucauld[118]

La funzione dei dirigenti politici è di servire gli interessi dei cittadini che li hanno eletti, o di usare i cittadini per soddisfare il personale interesse economico e di carriera? Quanti sono i dirigenti politici che dimostrano scrupolosa onestà nel dire ai cittadini la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità, che rispettano le promesse fatte agli elettori, che usano il denaro pubblico nell'interesse esclusivo dei cittadini, che non approfittano in nessun modo della loro posizione per avere privilegi per loro e, in seguito, per familiari, amanti, amici e subordinati?

ciò che (...) rivela e mette meglio alla prova un carattere, ossia l'esercizio del potere, che sveglia tutte le passioni e svela tutti i vizi. (...) Non c'è belva più crudele che l'uomo, quando al potere aggiunge la passione.

Plutarco[119]


Le corporazioni multinazionali


In una democrazia, chi comanda formalmente e chi comanda realmente, tra queste persone: dirigenti del governo, dirigenti delle corporazioni multinazionali, capi militari?

Quanti cittadini conoscono l'importanza dell'intreccio tra politica e affari non solo nei paesi dittatoriali ma specialmente in quelli liberali, e qual è l’influenza reale dei dirigenti di banche e di corporazioni multinazionali nelle scelte politiche, economiche e militari del governo?

La libertà di una democrazia è in pericolo se il popolo tollera l'influenza crescente di potenze private al punto tale che possiedono più potere rispetto allo Stato democratico. E' l'essenza stessa del fascismo – il dominio sul governo di un individuo, di un gruppo o di tutt'altro potere di controllo privato.

Franklin D. Roosevelt


Nei consigli di governo, dobbiamo guardarci contro l'acquisizione di influenza ingiustificata, che sia cercata o no, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per il disastroso aumento di potere non giustificato esiste e persisterà.

Non dobbiamo mai lasciare il peso di questa combinazione mettere in pericolo le nostre libertà o i nostri processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato. Solo una cittadinanza allerta e consapevole può costringere la maglia delle enormi macchine industriali e militari della difesa, con i nostri metodi e obiettivi pacifici, in modo che la sicurezza e la libertà possano prosperare insieme.

Presidente Dwight Eisenhower,

discorso d'addio al popolo statunitense,

17 gennaio 1961[120]

A proposito dei paesi dittatoriali, si parla giustamente di potere di tipo oligarchico, perché si tratta di un potere gestito da e nell'interesse di un gruppo ristretto di persone. Nei paesi democratici, dove le decisioni del governo sono condizionate dagli interessi delle corporazioni multinazionali, chi ha interesse a nascondere l'esistenza di un potere di tipo oligarchico[121]?

Gli imperi tradizionali parlano delle loro azioni in termini nobili - progresso della civiltà, stimolare la crescita economica, illuminare la strada per il progresso - ma non vi era nessun dubbio sul fatto che essi erano colonizzatori intenti a colonizzare. La corporatocrazia[122] d'altra parte, utilizzando strumenti come il FMI [Fondo Monetario Internazionale] e la Banca Mondiale, e sostenuta dalla CIA e dai sciacalli, quando necessario, ha praticato una nuova forma di conquista, l'imperialismo-tramite-sotterfugio. Quando ha conquistato con eserciti, tutti sapevano che stava conquistando. Quando ha conquistato attraverso EHMs[123], l'ha fatto segretamente. Questo ha sollevato in me una questione e cominciavo a chiedermi spesso a proposito di questo strumento di occultamento di una democrazia che presuppone un elettorato informato. Se gli elettori sono nell'ignoranza degli strumenti più importanti del loro dirigenti, una nazione può pretendere di essere una democrazia?

John Perkins[124]


Democrazia made in U.S.A.


Chi proclama o crede che gli Stati Uniti sono il modello di democrazia, si è posto la domanda espressa da Robert Dahl: “How Democratic is the American constitution?” (Quanto è democratica la costituzione americana?)[125], sa che la parola “democrazia” non figura nella Costituzione degli Stati Uniti, e cosa significa questa omissione[126], ed inoltre sa che il presidente del governo non è eletto direttamente dai cittadini, e se questa procedura è la più valida in una democrazia o è piuttosto una procedura che permette l'esistenza di una forma oligarchica di governo?

Quanto è democratico un paese, gli Stati Uniti, dove i due partiti che si alternano al governo praticano delle politiche molto simili, e non esiste un partito veramente di opposizione?

E nell'Europa di oggi, la tendenza di creare la stessa situazione, in nome della cosiddetta governabilità, è segno di progresso o di regresso della democrazia, cioè favorisce gli interessi della maggioranza dei cittadini o i gruppi forti: finanzieri e dirigenti di aziende? Giulietto Chiesa non è l'unico a notare il "bipartitismo assoluto americano, dove le differenze tra i due partiti sono ormai così esili, che una scelta tra di loro risulta priva di significato. Per cui, com'è logico, la maggioranza non va più nemmeno a votare."[127]

Quanti cittadini conoscono la differenza reale tra i due partiti che si alternano al potere negli Stati Uniti, e i motivi per i quali soltanto i dirigenti di questi due partiti riescono ad essere eletti, mentre i partiti di opposizione reale sono inesistenti o elettoralmente insignificanti, e i cittadini che sono per una democrazia reale non riescono a portare al potere dirigenti che li rappresentano?

George Frost Kennan, storico, ex diplomatico statunitense:

Concordo invece con i miei corrispondenti allorché accusano il nostro sistema elettorale di non essere sufficientemente rappresentativo. Numerosi fattori interferiscono gravemente nei rapporti che dovrebbero esistere fra l'elettorato e il processo legislativo: il controllo esercitato sul processo della nomination [128] dalla macchina burocratica dei partiti; il potere del sottogoverno e delle clientele degli uomini politici (e, oggi, in modo particolare, dei sindacati), completamente al di fuori di ogni schema di responsabilità formale; la massa enorme, il peso e la forza d'impulso del complesso militar-industriale, come ebbe a rilevare il presidente Eisenhower alla scadenza del suo mandato[129].

La seconda elezione presidenziale di Bush jr è stata denunciata da alcuni rappresentanti statunitensi del partito democratico come truccata tramite la manipolazione elettronica dei risultati. Perché questa denuncia non è stata appoggiata ufficialmente, per essere invalidata, da nessun senatore di questo partito? E perché le autorità statunitensi ignorano la richiesta dei cittadini di tornare all'uso della carta per votare, e di abbandonare il voto elettronico, che permette manipolazioni che non lasciano traccia per un controllo?

Il presidente democratico della commissione Giustizia del senato statunitense, Patrick Leahy, sospetta che l'anomala "scomparsa" delle email sul licenziamento di 8 procuratori, avrebbe servito a celare l'esistenza di un complotto tra Karl Rove, il più stretto consigliere politico del presidente Bush jr, e i dirigenti repubblicani per spingere il ministro della Giustizia, Alberto Gonzales, a licenziare quei procuratori che stavano indagando su frodi elettorali ed episodi di corruzione che avrebbero messo in seria difficoltà il partito del presidente[130].


Democrazia made in Israele


Quanti cittadini israeliani e del mondo conoscono i fatti seguenti, segnalati da Gush Shalom, organizzazione israeliana extraparlamentare indipendente:

La sola Democrazia in Medio Oriente

Non c'è separazione tra religione e stato.

I non Ebrei sono discriminati in varie aree.

Leggi religiose dettano lo stile di vita

dei cittadini israeliani non religiosi.

Ancora oggi, 50 anni dopo l'indipendenza,

Israele non ha costituzione.

30 % della popolazione che è sotto controllo israeliano

non ha diritti civili e nemmeno diritti umani.

Parti del sistema educativo

sono controllati dai servizi segreti.

80 % delle risorse di Israele

appartengono al 10 % dei suoi cittadini.

Più di 1.000 persone sono tenute in custodia amministrativa

senza motivo dichiarato, e senza limite di tempo.

Israele è il solo paese che ha una legge

che permette agli interrogatori di usare la tortura.

Tutti i canali dei mass media

sono nelle mani di una manciata di famiglie.

In Israele il governo ha il diritto

di chiudere un giornale.

Ai non Ebrei è vietato

comprare terreni che appartengono allo stato.

Arrestiamo questa situazione !

Una situazione diversa è possibile !

Spetta a noi creare un libero,

laico, democratico Stato d'Israele,

uno Stato che offrirà uguali diritti

a tutti i suoi cittadini

e relazioni pacifiche

con tutti i suoi vicini,

uno Stato dove saremo fieri di vivere[131].

Chi vanta Israele come "l'unica democrazia in Medio Oriente", perché non parla mai di questi aspetti che limitano gravemente la democrazia? E di questi altri aspetti:

Yossi Paritzky, ex ministero del gabinetto Shinu

24 luglio 2007:

Il nostro Stato di Apartheid

Tre razziste, discriminatorie decisioni insidiano il carattere democratico di Israele

Una delle più chiare regole che distinguono uno Stato democratico da uno Stato non democratico è il principio d'uguaglianza per quanto riguarda i diritti e le obbligazioni. In un paese democratico, tutti i cittadini senza distinzione di razza, religione, sesso o origine sono uguali per quanto riguarda i beni nazionali, i servizi e le risorse, e tutti i cittadini senza distinzione di razza, religione, sesso o origine sono ugualmente obbligati nei doveri nazionali.

Per esempio, in un paese democratico, ognuno deve pagare le tasse (anche se con tassi differenti, ovviamente) ed ognuno deve obbedire alla legge. Dall'altra parte, ogni cittadino in un paese democratico è autorizzato a godere di libertà individuali. Ognuno è autorizzato a comprare beni nel paese, sposare chi lui o lei vuole, lavorare dove vuole, studiare dove preferisce, ed esprimere se stesso o se stessa come desidera.

In breve, l'uguaglianza è il principio base di una democrazia occidentale liberale e senza di essa il paese non è democratico in pratica anche se è possibilmente democratico secondo la legge.

La settimana scorsa, in una serie di tre decisioni separate ma connesse da un odore di razzismo e discriminazione, Israele è entrato nel misero pantheon degli Stati non democratici. Mercoledì scorso, Israele ha deciso di essere come l'era dell'Apartheid sudafricana, alcuni diranno anche peggio.

Cominciamo con le obbligazioni. In un paese democratico che ha il servizio militare obbligatorio, tutti i cittadini devono servire senza eccezione (a parte coloro incapaci per ragione di salute o simili). Una persona non può essere esentata dal servizio considerandone la religione o la razza. E qui, con leggerezza, la Knesset[132] ha deciso di “estendere” la legislazione conosciuta come Tal Law - la quale era all'inizio considerata valida soltanto per cinque anni transitori, per esaminare la possibilità d'integrazione degli strettamente Ortodossi nel IDF[133].

Questo è un flagrante accordo anti-democratico e anche se coloro che lo hanno disegnato sottolineando che era soltanto un accordo temporaneo per cinque anni soltanto, adesso il temporario diventa permanente, in particolare quando parliamo di discriminazione e razzismo.


“Setta alterata”

La seconda decisione di apartheid ha a che fare con l'apparente “bella notizia” che coloro che non possono sposarsi, come risulta delle limitazioni religiose, possono farlo adesso. Che espressione disgustosa. In un paese democratico, una coppia può sposarsi come desidera e allo Stato non è permesso di interferire in questa scelta. Deve permettere ad ogni uomo di sposare la donna che sceglie (e in alcuni paesi i matrimoni omosessuali sono anche permessi) perché lo Stato non ha interesse, e non ne deve avere, nella felicità individuale e nelle scelte personali di vita.

Ma qui la situazione è diversa. La divisione è basata sulle religioni e le sette, e un membro di una religione non è autorizzato a sposare una persona di una religione differente. Questo ha portato all'emergenza di una situazione dove un Israeliano di cui la madre non è ebrea, quindi è considerato non ebreo secondo la legge ebraica, non ha potuto sposarsi in Israele.

Invece di permettere a quella persona o a qualsiasi altra persona di sposarsi come desidera, il governo ha deciso di stabilire una nuova setta. Adesso una setta alterata è stata creata, quella di persone che possono sposarsi soltanto tra di loro. E così che un ufficiale del IDF di nome Rabinovich o anche Cohen, nato da un padre ebreo ma da madre non ebrea, non può sposare una donna che serviva nell'esercito con lui, perché lei è un'ebrea kosher mentre lui è “alterato”.

Il colmo è il fatto che il ministro attuale della giustizia ha la pretesa di chiamare questo accordo razzista una “innovazione”.


Forze anti-sioniste insieme

La terza decisione razzista era quella di vietare ai cittadini arabi di Israele di comprare terreno nazionale. Va bene, non tutto il terreno, ma soltanto una parte – la terra del Fondo Nazionale Ebraico.

Immagina il governo francese che vieta agli Ebrei di comprare terreno a Parigi e nelle vicinanze. Immagina che gli Stati Uniti vieterebbero agli Ebrei di comprare in New England, perché questa è la culla della cultura americana. Che dovremo dire allora?

E ancora a proposito degli Arabi conserviamo il silenzio, perché siamo stati abituati a pensare che in Israele ci sono cittadini di vari ranghi e non tutti hanno gli stessi diritti.

Il punto culminante di questa assurda situazione è che il discorso razzista abbia luogo nella Knesset [Parlamento] israeliana, dove nessuno vede il proprio razzismo. Membri arabi della Knesset, che giustamente hanno denunciato questa terribile discriminazione contro di loro, hanno votato in favore della Tal Law, che permette discriminazione tra gli Ebrei.

I membri arabi della Knesset preservano il razzismo, invece di sostenere l'arruolamento di Arabi israeliani nell'esercito e compiere il proprio ruolo per quanto riguarda doveri e diritti. E così, tutte le forze anti-sioniste si uniscono – gli Arabi, gli strettamente Ortodossi e i coloni – per portare Israele nel caos e l'oscurità, razzismo flagrante e evidente discriminazione. Tutti uniscono le loro forze per portarci in uno Stato di Apartheid. (...)[134]


Il mandato imperativo o la democrazia limitata[135]


I regimi che si dichiarano democratici sono, in realtà, delle democrazie limitate. Infatti, l' unica democrazia veramente totale esige che coloro che rappresentano i cittadini siano dotati di quello che si chiama un mandato imperativo. Per semplificare, questo mandato ha due caratteristiche: 1) l'esistenza di un organismo composto da cittadini per controllare in qualsiasi momento le azioni degli eletti, 2) la possibilità di destituire l'eletto in qualsiasi momento gli elettori ritengano che l'eletto non agisca più nella maniera esplicitata dai suoi mandanti.

Nel suo saggio, Pierre-Henri Zaidman descrive come questo principio è stato realizzato, dalla Rivoluzione Francese del 1789 alla Comune di Parigi del 1871. Aggiungo che esperimenti successivi sono stati effettuati, in particolare il Soviet di Kronstadt del 1921, le Commissioni operaie e contadine in Spagna prima e durante la guerra civile del 1936, i comitati di autogestione in Jugoslavia dopo la Seconda Guerra Mondiale, e in Algeria dopo l'indipendenza. Tutti questi esperimenti comprendevano chiaramente e rifiutavano la limitazione della vera democrazia, sia da parte dei liberali - sostenitori della democrazia detta rappresentativa - che da parte dei cosiddetti comunisti - sostenitori della cosiddetta "dittatura del proletariato". Infatti la democrazia rappresentativa limita la democrazia perché utilizza la volontà del popolo, espressa attraverso il voto, a favore di una casta economico-finanziaria, e la cosiddetta "dittatura del proletariato" limita la democrazia utilizzando la stessa volontà del popolo, espressa attraverso il voto, a favore di una casta militar-burocratica.

Pertanto, tutti questi esperimenti di democrazia totale sono stati combattuti dai liberali e dai cosiddetti comunisti. Per una volta, erano d'accordo: accusavano la democrazia diretta, basata sul mandato imperativo, di essere nella migliore delle ipotesi, "utopica" e, nella peggiore, un fattore di disordine sociale. E tutte gli sperimenti di democrazia totale sono stati repressi militarmente, sia dai cosiddetti democratici che dai cosiddetti comunisti. In Jugoslavia e in Algeria, l'esperienza di democrazia totale, detta auto-gestione, è stata repressa burocraticamente con l'installazione dei cosiddetti "rappresentanti" dello Stato, a sua volta cosiddetto "rappresentante" del "popolo".


2. DEMOCRAZIA TRA LE NAZIONI


Considerazioni generali


Quando esistono, sul piano economico e militare, dei paesi troppo forti ed altri troppo deboli, questo non è, per la comunità delle nazioni, segno di benessere e pace, ma di malessere e possibile guerra. Chi trae interesse materiale da questa situazione, e quindi la vuole mantenere, se non i paesi forti?

E' giusto e ragionevole considerare un paese democratico quando pratica la democrazia esclusivamente per i suoi cittadini, mentre usa la forza militare contro una o più altre nazioni, nel disprezzo delle leggi internazionali che regolano il funzionamento democratico tra le nazioni? Era il caso degli Stati coloniali contro i popoli colonizzati, ed è oggi è il caso di alcuni Stati. Qual è il motivo di questo comportamento se non il disprezzo dei popoli ai quali si nega la libertà di decidere democraticamente del loro governo, e la volontà di dominarli con la forza militare, per disporre delle loro risorse naturali e/o del loro territorio?

Se il governo degli Stati Uniti vuole davvero esportare la democrazia, perché non la esporta prima nei paesi dove si trova già da tanti anni con le sue basi militari, per esempio l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi?

Chi dichiara di voler esportare la democrazia in altri paesi, perché non dice di esportare anche la giustizia, in particolare il rispetto della sovranità sulle risorse naturali delle altre nazioni e il rifiuto di sostenere i dittatori che li dominano?

Se la democrazia significa il voto libero dei cittadini per la gestione delle risorse naturali del proprio paese, chi ha interesse ad ostacolare l'instaurazione di questa democrazia, se non gli Stati che vogliono usare le risorse di questo paese per il loro esclusivo vantaggio? Per le nazioni bisognose di risorse naturali, il costo da pagare è più conveniente in un paese dove esiste una dittatura e non una reale democrazia.

Sherlock Holmes (al dottor Watson): - Beh!... Se il paese che vende il petrolio è governato da dirigenti democratici, questi dipendono dal voto libero dei cittadini, quindi devono vendere il loro petrolio al prezzo più vantaggioso per i loro cittadini, perché li hanno votati, e in base alle regole del mercato internazionale, che consiste a vendere il più caro possibile.

Dr Watson. - E' logico.

Sherlock Holme. - Bene... Vediamo adesso l'ipotesi opposta. Se il paese che vende il petrolio è governato da un dittatore, a lui basta che trovi il suo proprio guadagno - e il guadagno di quelli che lo sostengono, evidentemente. Di conseguenza deve impedire ai cittadini di avere voce nella decisione. Come può farlo? Con una dittatura basata sulla forza militare dell'esercito. E per assicurare meglio questa dittatura, di cosa ha bisogno? Della protezione di chi compra il petrolio, il quale, in cambio di questa protezione, dispone del petrolio al prezzo più basso.

Dr Watson (meravigliato): – Quindi i dirigenti dei paesi ricchi che dicono di voler esportare la democrazia nei paesi dove c'è petrolio, mentono !

Sherlock Holmes. - Logico, caro Watson.

Dr Watson. - E perché mentono?

Sherlock Holmes (con un sorrisetto d'imbarazzo). - Secondo te?

Sherlock Holmes. - Credi possibile che un paese democratico dica la verità ai cittadini, ossia questo: nei paesi dove compriamo le risorse naturali, la democrazia ha come risultato l'aumento del prezzo di queste risorse, per rispondere ai bisogni degli elettori, quindi riduce il nostro livello di vita e di ricchezza; per evitare questa eventualità, dobbiamo impedire in questi paesi l'instaurazione della democrazia e favorire la dittatura di un piccolo gruppo?

Dr Watson. - Beh ! Nessun governo può permettersi il coraggio di dire questa verità, se vuole continuare ad esistere.

Sherlock Holmes. - Elementare, doctor Watson ! Non si è visto mai visto e non si vedrà mai un colpevole dichiarare la sua colpevolezza.


Gli Stati Uniti e le altre nazioni


Nelle relazioni degli Stati Uniti con le altre nazioni, quali sono state le cause della trasformazione degli Stati Uniti da esempio di democrazia in esempio di dominazione e di sostenitore della dittatura?

Gli Stati Uniti hanno esemplificato la democrazia e la giustizia per circa duecento anni. La nostra Dichiarazione di Indipendenza e la nostra Costituzione hanno ispirato dei movimenti di libertà in ogni continente. Abbiamo guidato gli sforzi per creare istituzioni globali che riflettono i nostri ideali. Nel corso del ventesimo secolo, la nostra leadership è aumentata in movimenti di promozione della democrazia e della giustizia; siamo stati uno strumento nell'istituzione della Corte permanente di Giustizia Internazionale dell'Aia, dell'alleanza della Lega delle Nazioni, della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e molte convenzioni delle Nazioni Unite.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, la nostra posizione di leader si è erosa, il modello che presentavamo al mondo è stato minato da una corporatocrazia alterata in costruzione di un impero. Quando ero volontario nel Peace Corps[136], ero consapevole del fatto che i cittadini ecuadoriani, come pure quelli di nazioni vicine, fossero stati indignati dalla nostra brutalità e perplessi alle nostre palesi contraddizioni in politica. Abbiamo proclamato di difendere la democrazia in luoghi come il Vietnam, e al tempo stesso, abbiamo defenestrato e assassinato presidenti democraticamente eletti. Studenti delle scuole superiori in tutta l'America Latina capivano che gli Stati Uniti avevano rovesciato Allende in Cile, Mossadegh in Iran, Arbenz in Guatemala, Goulart in Brasile, e Qasim in Iraq - anche se i nostri studenti non erano al corrente di queste cose. La politica di Washington ha trasmesso un messaggio confuso al mondo. Le nostre azioni hanno distrutto i nostri ideali più santificati.

Uno dei modi di controllo praticato dalla corporatocrazia era il potenziamento di governi autocratici in America Latina negli anni 1970. Questi governi hanno sperimentato politiche economiche che hanno beneficiato agli investitori statunitensi e corporazioni internazionali, e si sono generalmente concluse in fallimento per le economie locali - recessioni, inflazione, disoccupazione e crescita economica negativa. Malgrado la crescente opposizione, Washington ha lodato i dirigenti corrotti che mandavano in bancarotta le loro nazioni, mentre accumulavano fortune personali. A complicare le cose, gli Stati Uniti hanno sostenuto i dittatori di destra e i loro squadroni della morte in Guatemala, El Salvador e Nicaragua.

John Perkins[137]


3. DEMOCRAZIA NEI PAESI D'AFRICA, MEDIO ORIENTE, AMERICA LATINA E ASIA


Come è stato già esaminato parlando dei tipi di governo, nei paesi che si dichiarano democratici, se il governo limita e reprime le azioni di opposizione pacifica, - partiti, associazioni, ecc. -, e se le elezioni sono manipolate dal governo, con risultati che gli sono sempre favorevoli, è logicamente impossibile, al meno di voler ingannare, considerare questi paesi democratici, perché sono in realtà delle dittature mascherate in falsa democrazia.

Nei paesi che possiedono risorse naturali ma son afflitti dalla povertà e dalla mancanza di democrazia, chi crea ed approfitta di questa situazione se non la minoranza indigena e le multinazionali che sfruttano queste risorse naturali?

Chi dichiara che i cittadini non hanno bisogno, o non sono pronti per la democrazia, per quale motivo lo dichiara se non per gestire il paese a suo vantaggio e contro quello della popolazione?

Quanti cittadini occidentali sanno che ogni volta che una popolazione ha voluto applicare la democrazia, è stata repressa dall’esercito o da un colpo di Stato militare, sostenuto, quando necessario, dai servizi segreti di un governo occidentale, o, quando non bastava, dal diretto intervento diretto dell'esercito di quel governo?

Quanti cittadini occidentali sanno perché la democrazia non ha potuto concretizzarsi in paesi come l’Iran (nel 1953), Guatemala (1953-54), Costa Rica (metà anni cinquanta), Siria (1956-57), Medio-Oriente (1957-58), Indonesia (1957-1958), Guyana Britannica (1953-1964), Vietnam (1950-1973), Cambogia (1955-1973), Laos (1957-1973), Haiti (1959-1963), Guatemala (1960), Algeria (dopo l'indipendenza), Ecuador (1960-63), Congo (1960-64), Brasile (1961-64), Perù (1960-65), Repubblica Dominicana (1960-66), Cuba, Indonesia (1965), Ghana (1966), Uruguay (1964-70), Cile (dal 1964 al 1973), Grecia (dal 1954 al 1974), Bolivia (dal 1964 al 1975), Guatemala (dal 1962 agli anni 80), Costa Rica (1970-71), Iraq (1972-75), Angola (1975-80), Zaire (1975-78), Giamaica ( 1976-80), Seychelles (1979-81), Grenada (1979-84), Marocco (1983), Suriname (1982-84), Libia, Nicaragua (1978-90), Panama (1961-91), Bulgaria (1990), Albania (1991), Iraq (1990-91), Afghanistan (1979-92), El Salvador (1980-94), Haiti (1986-94), Jugoslavia (dal 1982 al 2000), Somalia (1992-93), Colombia (dal 1948 al 2000), Messico (dal 1982 al 1999), Perù (dal 1990 al 2000), Ecuador (2000), Nicaragua (2001), Venezuela ( 2002), Afghanistan (dal 1996 a oggi), Iraq (dal 1991 a oggi)?[138]


4. DEMOCRAZIA NEI PAESI ISLAMICI


Nei paesi dove ha trionfato l'estremismo, di tipo islamico come l’Arabia Saudita, o una dittatura laica, come l’Iraq di Saddam Hussein, sono stati prima sterminati o costretti all'esilio i libertari e i comunisti, poi i liberali e i democratici, e questo è accaduto spesso nell'indifferenza o addirittura con la complicità di governi di paesi occidentali.

Il primo paese che applica la legge coranica in modo fondamentalista, e che è quindi nemico della democrazia, è l'Arabia Saudita. Eppure il governo degli Stati Uniti, qualsiasi sia il partito al potere, non solo non critica questo regime e o non lo invade, ma ne è l'alleato e il protettore. Il motivo può essere altro che questo: i dirigenti dell'Arabia Saudita forniscono agli Stati Uniti il petrolio ad un prezzo che fa loro comodo, in cambio di protezione del regime saudita contro qualsiasi minaccia interna o esterna?

In alcuni paesi musulmani, si sa che, in caso di elezioni realmente democratiche, - come è accaduto prima in Algeria, poi in Palestina -, oggi in Iraq vincerebbero i partiti islamici. Perché il consenso popolare va prevalentemente ai partiti islamici?... Se la democrazia ha come principio fondamentale il rispetto della volontà della maggioranza del popolo, perché il governo degli Stati Uniti si oppone alle elezioni realmente democratiche in Iraq, se non perché non rispondono ai suoi interessi?

I governi occidentali che dichiarano di volere la democrazia nei paesi islamici, mentre in realtà la ostacolano, sono di fatto in accordo con questi altri che rifiutano la democrazia nei paesi islamici: i dittatori e i terroristi.

Nel passato, i popoli occidentali hanno avuto molte difficoltà e dovuto pagare un alto prezzo in morti per conquistare la democrazia; eppure avevano come nemico soltanto il gruppo sociale che controllava lo Stato. Oggi, come possono i popoli dei paesi del cosiddetto "Terzo Mondo", e con il prezzo di quanti morti, conquistare la democrazia mentre si oppongono a loro non uno solo ma tre nemici: lo Stato dittatoriale, i terroristi e i governi occidentali che sostengono lo Stato dittatoriale?

Consideriamo l'esempio del Pakistan:

Le sue radici [della crisi pakistana] risalgono a quasi mezzo secolo fa quando i militari presero il potere per la prima volta nel 1958. Da allora si sono succeduti quattro dittature militari, salvo un breve periodo di governo civile. (...)

Alle forze politiche moderate è vietata la libertà di associazione, di movimento, di parola e, perciò, moschee e madrasse [scuole religiose musulmane] sono diventate l'unico luogo in cui sia consentita l'espressione politica. I partiti religiosi sono saliti al potere: adesso amministrano le due aree più critiche del Pakistan al confine con l'Afghanistan. Abbiamo visto gruppi estremisti affermarsi e i regimi degli anni '80 utilizzare la cosiddetta carta islamica per promuovere la dittatura militare demonizzando i partiti. Anche l'attuale establishment militare ventila la minaccia islamica per esercitare pressioni sulla comunità internazionale perché l'appoggi ancora una volta. Ma, per quanto riguarda noi, il Partito popolare pakistano (Ppp), la scelta in Pakistan non è tra dittatura militare e partiti religiosi, la scelta è tra dittatura e democrazia. Da ciò che sceglieremo dipenderà l'esito tra estremisti e moderati.

Benazir Buttho,

ex-capo del governo civile del Pakistan,

presidente del Partito popolare pachistano,

settembre 2007[139]

Benazir Buttho è stata assassinata poco tempo dopo.

Che risultato può avere un'azione che dichiara di lottare contro il terrorismo islamico mentre ostacola la democrazia in questi paesi, come lo fanno coloro che li dirigono, e i governi occidentali che li sostengono?


Coloro che hanno instaurato, come in Iran fino ad oggi, e per un certo tempo in Afghanistan con i Talebani, un regime politico basato su una loro interpretazione unilaterale ed integralista della religione musulmana, che valore danno ad una fede imposta ai cittadini con la costrizione? Non è una dimostrazione della debolezza della loro fede e del loro sistema politico?

Chi afferma che l'Islam è incompatibile con la democrazia, ignora o finge di ignorare l'esistenza di paesi a maggioranza islamica che praticano la democrazia: il Bangladesh e, per un primo periodo, il Pakistan, prima di essere dominato da una dittatura militare?

Chi, in nome della sua interpretazione unilaterale dell'Islam, si oppone alla democrazia con il motivo che sia un prodotto dell' "Occidente" incompatibile con la legge islamica della shari'a, perché non rifiuta di utilizzare le tecnologie e le armi prodotti anche loro dallo stesso Occidente?


I cittadini occidentali, ai quali le loro televisioni fanno vedere solo delle folle di Musulmani inferociti e sostenitori dei integralisti, non sanno che la maggioranza dei cittadini nei paesi islamici, se non si manifesta, è perché è costretta al silenzio da parte sia delle organizzazioni terroristiche che della dittatura altrettanto terroristica dello Stato, e, quando il paese è anche occupato militarmente da una potenza straniera, pure questa ha interesse al silenzio dei cittadini del paese occupato.





























PARTE II


ECONOMIA

o

chi si arricchisce a danno di chi ?


































I.

RISORSE NATURALI



(...) se due esseri umani desiderano la stessa cosa, della quale non possono tuttavia godere l'uno e l'altro, diventano nemici e, per concretizzare il loro fine (che è principalmente la propria conservazione e qualche volta soltanto il proprio godimento), si sforzano di eliminarsi o asservirsi l'uno l'altro.

Thomas Hobbes[140]


Se vogliamo realmente conoscere la verità aldilà della propaganda, per scoprire il motivo dei conflitti tra gli Stati, e quindi il motivo delle guerre, scopriamo generalmente sempre una lotta per disporre di risorse naturali. Per qualsiasi comunità umana, le condizioni fondamentali di esistenza e di progresso sono prima di tutto le risorse naturali disponibili. E le conoscenze tecnologiche e scientifiche possono esistere e svilupparsi soltanto grazie ad una presenza sufficiente di risorse naturali. Di conseguenza, il motivo principale e prioritario dei conflitti tra le nazioni ha come oggetto la disponibilità di risorse naturali.

Perché allora i mezzi d'informazione, i dirigenti di governo, ed anche la maggioranza degli intellettuali invece di affermare questo fatto, lo nascondono dietro conflitti culturali e religiosi? Benché questi tipi di conflitti possano esistere, la realtà mostra che non sono la causa ma una conseguenza, in quanto vengono usati come strumento ideologico di giustificazione del conflitto principale che riguarda la disponibilità di risorse naturali. Quindi, è credibile che un governo scateni una guerra che non abbia come motivo principale un accesso alle risorse naturali del paese aggredito? Dall'antichità ad oggi, lo Stato aggressore non confessa mai pubblicamente questo motivo per la sua guerra, ma evoca motivi che sembrano più nobili, come difendersi preventivamente da un possibile attacco, o, ancora meglio, esportare nel paese aggredito la civiltà, la prosperità, la libertà, la democrazia, ecc.


Se uno Stato - tramite gli agenti economici delle sue aziende, che usano la corruzione, e, se non dà risultato, tramite i suoi agenti segreti, che usano la violenza - se dunque questo Stato costringe il popolo di un paese occidentale a rinunciare al controllo delle sue risorse naturali, questo popolo lo accetterebbe? Ovviamente no. Perché allora questo popolo occidentale lo accetta quando è il suo Stato a costringere il popolo di un paese povero a rinunciare alle sue risorse naturali?

I popoli dei paesi ricchi non solo rifiutano di condividere le risorse naturali del pianeta con i popoli dei paesi poveri, ma permettono anche che le risorse di quest'ultimi siano sfruttate da parte di corporazioni multinazionali, non per il bene dei popoli che li possiedono, i popoli poveri , ma esclusivamente per il bene dei popoli ricchi, che sono i consumatori dei prodotti di queste corporazioni. E' questo un segno di civiltà e di giustizia?

E' segno di civiltà e di giustizia che il popolo israeliano rifiuti di condividere l'acqua con il popolo palestinese?

E' solo una coincidenza il fatto che il continente africano, così ricco di risorse naturali di ogni genere, sia afflitto da tanta miseria, tante dittature e tante guerre, apparentemente etniche?






II.

PETROLIO [141]


D’ora in poi una goccia di petrolio varrà più di una goccia di sangue.

Georges Clemenceau,

alla fine della Prima Guerra mondiale[142]


1. Un po' di storia


E' dal 1945 che, in seguito alla scoperta del petrolio e dell'importanza dei giacimenti in Arabia Saudita, gli Stati Uniti hanno siglato un accordo con i dirigenti del paese, ancora attuale: gli Stati Uniti garantiscono la sicurezza del regime politico saudita, e, in cambio, godono della preferenza per la fornitura del petrolio.

All'inizio degli anni 1950, il primo ministro iraniano Mossadegh, democraticamente eletto, ha voluto che il petrolio iraniano fosse al servizio dello sviluppo del suo paese, e non più sfruttato nel solo interesse della compagnia petrolifera straniera inglese, la British Petroleum. Il governo inglese ha allora chiesto e ottenuto l'aiuto del governo degli Stati Uniti: il servizio segreto di quest'ultimo, la C.I.A., ha organizzato un complotto che ha rovesciato il governo democratico iraniano e messo al suo posto l'uomo agli ordini del governo degli Stati Uniti, lo shah, che, per mantenersi al potere, ha instaurato una dittatura assicurata con l'azione repressiva della sua polizia segreta: la Savak.

La crisi petrolifera del 1973 è stata causata da una penuria di petrolio, come è stato affermato, o fu un'operazione voluta? Nel suo libro-inchiesta, La face cachée du pétrole (La faccia nascosta del petrolio), Eric Laurent fornisce i fatti che dimostrano questa sua tesi:

Lo shock petrolifero del 1973 nel corso del quale i paesi produttori avrebbero imposto la loro legge non è che un gigantesco bluff. Non c'è stato mai una vera penuria, ma una manipolazione delle compagnie petrolifere e dei paesi produttori che si sono intesi segretamente per aumentare i pezzi del petrolio[143].


2. Oggi


Nel prezzo della benzina, chi trae il più grande profitto: il produttore di petrolio? chi lo trasporta verso i paesi consumatori? chi lo trasforma in benzina? chi lo fornisce alla stazione di servizio? o infine lo Stato con la tassa?

Quanti cittadini conoscono questi fatti, pubblicati da Eric Laurent nel suo libro La face cachée du pétrole (La faccia nascosta del petrolio):

- in che modo il governo degli Stati Uniti ha convinto l’Arabia Saudita ad aumentare in maniera massiccia la sua produzione di petrolio per far crollare i prezzi a danno dell'Unione Sovietica, provocando il suo crollo?

- che i dati diffusi riguardanti le riserve mondiali sono falsi, e come i paesi produttori e le compagnie petrolifere riescano a manipolare le cifre?

- che l’emergenza petrolifera sta raggiungendo livelli molto gravi, al punto che per sei barili di petrolio che sono ogni giorno consumati nel mondo, soltanto uno ne viene estratto?

- che i governi dei paesi consumatori protestano contro i rialzi del prezzo del petrolio, mentre ne traggono sostanziali benefici sotto forma di tasse?


Le fonti di energia alternativa, come il sole, il vento e l'idrogeno abbondano nella natura, sono rinnovabili, a zero inquinamento e con alte prestazioni. Chi ha interesse a ostacolare queste fonti, e privilegia il petrolio e il gas, che sono energie limitate, inquinano e costano molto di più ai cittadini? Chi può essere altro che le multinazionali petrolifere e i loro agenti nei governi che decidono la politica energetica?

Le prime auto elettriche a batteria, chiamate Ev1, prodotte in California dalla General motors nel 1996, avevano il vantaggio di non utilizzare petrolio e quindi non inquinavano. Tre anni dopo, sono scomparse dalla circolazione e non sono state mai sostituite. Per quale reale motivo?

Cos'è successo allora a quelle ottocento Ev1[144] che circolavano per le strade della California? Perché sono sparite senza lasciare traccia né eredi? La Gm (General Motors), semplicemente, ha deciso di ritirarle dal mercato, andando di casa in casa a riprendersele, rifiutandosi di venderle anche a quelli che erano disposti a pagare salato. Quindi le ha accastate, ancora nuove, e lasciate a marcire nel deserto dell'Arizona[145].




III.

CORPORAZIONI MULTINAZIONALI


1. Comportamento


I più pazzi e i più spregevoli di tutti sono i mercanti che esercitano la professione più vile con i mezzi meno stimabili. Tanto mentono, spergiurano, rubano, frodano, ingannano; si credono alti personaggi perché hanno degli anelli a tutte le dita. Non mancano di individui adulatori che li ammirano, che li qualificano pubblicamente come venerabili [146], senza dubbio per ottenere qualche parte dei loro vergognosi profitti.

Erasmo[147]


La patologia del commercio

Il dottor Robert Hare, un consulente per l'FBI sugli psicopatici, stabilisce dei parallelismi tra uno psicopatico e la corporazione moderna. Le sue conclusioni confermano il seguente comportamento:

- dura indifferenza per i sentimenti degli altri

- Incapacità a mantenere rapporti duraturi

- imprudente disprezzo per la sicurezza degli altri

- ingannevole: mentire ripetutamente ed ingannare altri in vista del profitto

- incapacità di sperimentare il senso di colpa

- fallimento a conformarsi alle norme sociali con rispetto per i comportamenti leciti[148].


Si scopre agevolmente, come mostra il documentario [The Corporation, di Mark Achbar e Joel Bajan], che all'interno della logica e dei meccanismi di funzionamento delle multinazionali sono racchiusi tutti i tratti caratteristici della psicopatologia. Le corporazioni sono delle organizzazioni psicopatiche che compiono atti malvagi e non se ne rendono conto: soggetti disturbati e anormali che non lo vogliono riconoscere, incapaci di misurare le loro azioni e le implicazioni che ne derivano al di là del propri confini e dei propri interessi. In una parola: personalità dissociate[149].


Quante sono le multinazionali che non pagano le tasse, e in che modo?

L'inchiesta di un Centro di ricerca sull'Integrità pubblica [Center for Public Integrity investigation] ha scoperto che le compagnie statunitensi di petrolio e di gas hanno almeno 882 filiali situate in paradisi senza tasse come le Isole Cayman, Bermuda, e anche il piccolo principato europeo del Liechtenstein. Inoltre, l'inchiesta ha rivelato che almeno una mezza dozzina di imprese statunitensi di petrolio e gas si sono re-inserite nei paesi che sono paradisi fiscali[150].

Quante multinazionali praticano abusi che i cittadini non conoscono, come quelli segnalati nel sito statunitense www.stopcorporateabusenow.org (stop agli abusi delle corporazioni):

La sala della vergogna delle corporazioni 2007 !

Coca-Cola:

per il drenaggio delle acque locali in zone soggette a siccità in India, per permettere molestie dei lavoratori che lottano per i diritti del lavoro in Colombia, per minare la fiducia del pubblico nei servizi idrici locali, e falsamente promuovere se stessa come una società socialmente responsabile.

ExxonMobil:
per aver rifiutato di pagare 4,5 miliardi di dollari di danni dal 1989 per la fuoriuscita di petrolio del Exxon Valdez, e la spesa di milioni per ritardare l'azione sul surriscaldamento globale, compreso il finanziamento di "scienza spazzatura" per confondere la questione.

Ford:

per la terribile efficienza energetica e tasso d'inquinamento, il blocco degli sforzi del governo per migliorare le emissioni delle automobili, per contrastare gli sforzi dei lavoratori ad sindacalizzarsi, e per pagare il suo CEO [Chief Executive Officer: dirigente principale] 28 milioni dollari (per soli quattro mesi di lavoro), mentre prevede di tagliare 30.000 posti di lavoro.

Kimberly-Clark:

per usare la stessa fornitura di fibra di alberi - dopo anni di rifiuto - per i suoi tessuti, che hanno contribuito alla distruzione di tutto il resto delle antiche foreste dell'America del Nord.

Merck:

per mantenere Vioxx sugli scaffali per quattro anni dopo aver saputo che il farmaco aveva causato attacchi di cuore, e per combattere in Thailandia gli sforzi del governo per consentire versioni generiche di farmaci contro l'AIDS.

Nestlé:

per i numerosi abusi - compreso l'utilizzo di lavoro minorile in aziende agricole di cacao, per la negazione della sua responsabilità nella epidemia di obesità, e per il drenaggio delle forniture di acqua comunitaria a favore dei suoi prodotti di acqua in bottiglia.

Wal-Mart:

per il mancato sostegno dei suoi lavoratori, che vivono vicino al livello di povertà e, spesso, non sono coperti dal piano di salute della corporazione, per il trasloco delle imprese locali e per le massicce rivendicazioni di discriminazione sessuale[151].


2. Tecnica operativa: la carota "EHM" [152] o il bastone "sciacallo"


Bisogna sempre, quando si studia l'economia moderna, avere presente questo avvicinamento del tipo capitalista e del tipo guerriero: è con una grande ragione che gli uomini che hanno diretto gigantesche imprese sono stati chiamati capitani d'industria [153]. Si trova ancora oggi questo tipo, in tutta la sua purezza negli Stati Uniti dove s'incontrano l'energia indomita, l'audacia fondata su un giusto apprezzamento della sua forza, il freddo calcolo degli interessi, che sono le qualità dei grandi generali e dei grandi capitalisti.

Georges Sorel[154]


Il linguaggio impiegato nelle imprese è da molto tempo militare; bersaglio, stato-maggiore, combattimento di capi, capitano d'industria, raid, strategie[155]...


I dirigenti e i mass media dei paesi occidentali dichiarano sempre di portare aiuto e cooperazione nei paesi poveri dotati di risorse naturali, per far progredire in questi paesi il benessere dei popoli. Qual'è la realtà? Ecco la testimonianza diretta di John Perkins, che ha lavorato come agente di alto livello al servizio di corporazioni multinazionali statunitensi:

- Signor Perkins, lei si definisce un ex "sicario dell'economia". Cosa faceva di preciso?

- Identificavamo un Paese con risorse preziose per le nostre compagnie e organizzavamo un grande prestito dalla Banca Mondiale e da altre istituzioni simili. Ma i soldi, invece di finire al Paese, andavano alle compagnie statunitensi che costruivano le infrastrutture. Centrali elettriche, porti, parchi industriali di cui si avvantaggiava solo una minima parte della popolazione, non certo i poveri. Sul Paese poi gravava l'enorme debito e noi sicari entravamo in azione ricordando che, se non lo potevano pagare, dovevano vendere le loro risorse a prezzi stracciati o sostenere gli Usa in importanti votazioni all'Onu o mandando le loro truppe in posti come l'Iraq. In questo modo abbiamo costruito un impero globale.

- Sembra che il governo americano dia in outsourcing [appalto] ai privati sempre più attività imbarazzanti. E' così?

- Sì. E quando i sicari falliscono, il che non succede spesso, entrano in campo gli sciacalli che rovesciano i governi che i sicari non sono riusciti a corrompere. Sia gli uni che gli altri lavorano per compagnie private. Così, se qualcosa va storto e sono scoperti, Washington non sarà implicata.

- Non sempre, quando queste forze economiche hanno fatto il lavoro sporco, è andata a finire bene per gli Usa.

- Vero. C'è la causa da sei miliardi di dollari che l'Ecuador ha fatto contro la Texaco. La compagnia, oggi proprietà della Chevron, dopo aver sfruttato il Paese ha scaricato quantità di petrolio 30 volte maggiori di quelle del caso Exxon Valdez nel bacino amazzonico, distruggendo enormi quantità di foresta e causando centinaia di morti. Ora 30 mila ecuadoriani chiedono il risarcimento per i danni. (...)

- E le guerre dell'acqua a cui abbiamo assistito in Bolivia?

- La californiana Bechtel si era aggiudicata il diritto di gestire gli acquedotti di Cochabamba. Come conseguenza immediata i prezzi lievitarono in certi casi sino al 400 per cento. La gente scese in strada, ci furono scontri con morti, e la Bechtel dovette ardersene. Ma gli esempi sarebbero infiniti[156].

Della tecnica operativa dell'uso della carota e del bastone, ecco, sempre secondo la testimonianza di John Perkins, il caso iniziale e quelli seguenti:

Volendo per il suo popolo una quota dei profitti provenienti dal petrolio della sua terra, il democraticamente eletto e molto popolare primo ministro iraniano Mohammed Mossadegh (nel 1951 uomo dell'anno della rivista TIME) nazionalizzò i beni della [[compagnia britannica di petrolio]. Un'Inghilterra indignata ha chiesto l'aiuto del suo alleato nella seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti. Entrambi i paesi temevano che un intervento militare avrebbe potuto provocare i Sovietici nel premere il grilletto nucleare. Invece dei marines, Washington spedì l'agente della CIA Kermit Roosevelt Jr (nipote di Theodore). Con qualche milione di dollari, Roosevelt organizzò manifestazioni violente che finalmente hanno rovesciato Mossadegh; la CIA sostituì questo leader democraticamente eletto con Mohammad Reza Pahlavi (lo "Shah"), un dispotico amico di Big Oil.

Come discusso nelle Confessioni [157], il successo di Roosevelt generò un'intera professione, quella che ho seguito, quella di EHMs. Le lezioni dell'Iran sono stati chiare: un impero potrebbe essere costruito senza rischi di guerra e con meno spese. Le tattiche della CIA potrebbero essere applicate ovunque esistessero risorse gradite alla corporatocrazia. C'era solo un problema. Kermit Roosevelt era un dipendente della CIA. Se fosse stato catturato, le conseguenze sarebbero state atroci. La decisione è stata presa per sostituire gli agenti del governo con le società del settore privato. Una delle compagnie arruolate è stata la mia, la MAIN.

Molto presto noi EHM abbiamo scoperto che non abbiamo bisogno di aspettare che i paesi nazionalizzino i campi petroliferi come una scusa per manipolare la loro politica. Abbiamo trasformato la Banca Mondiale, il FMI [Fondo Monetario Internazionale] e altre istituzioni "multinazionali" in strumenti nostri. Abbiamo negoziato accordi lucrativi per le imprese degli Stati Uniti, stabilito accordi di "libero" mercato che palesemente servivano i nostri esportatori a scapito di quelli del Terzo Mondo, e abbiamo bruciato altri paesi con debiti ingestibili. In effetti, abbiamo creato dei governi surrogati che sembrano rappresentare il loro popolo, ma, in realtà, sono i nostri servitori. Alcuni dei primi esempi: Iran, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait, Egitto e Israele[158].


In Bolivia, ecco come si è svolto l'incontro del agente EHM John Perkins con il nuovo presidente della Bolivia, appena dopo la sua elezione democratica e regolare:

Sono entrato nell'ufficio del Presidente due giorni dopo la sua elezione e ho presentato le mie congratulazioni.

Si è seduto dietro una grande scrivania sorridendomi come il gatto Cheshire.

Ho infilato la mia mano sinistra dentro la tasca della mia giacca e ho detto: "Signor Presidente, qui ho un paio di centinaia di milioni di dollari per lei e la sua famiglia, se sta al gioco - lo sa, sia gentile con i miei amici che dirigono le compagnie di petrolio, tratti bene il suo Zio Sam." Poi mi sono avvicinato, mettendo la mia mano destra dentro l'altra tasca, mi sono chinato vicino il suo volto e sussurrato: "In questa ho una pistola ed una pallottola con il suo nome inciso sopra - nel caso lei decidesse di mantenere le sue promesse di campagna elettorale."

Ho indietreggiato, mi sono seduto e recitato un piccolo elenco per lui, di presidenti che sono stati rovesciati o assassinati perché hanno sfidato il loro Zio Sam: da Diem a Torrijos - lei conosce la routine.

Ha ricevuto il messaggio[159].


Venezuela, dopo l'elezione democratica di Chàvez:

Mandate sempre prima degli emissari. Offrono la carota della corruzione e allora, se non funziona, minacciano con il bastone del colpo di Stato o dell'assassino. (...) Il presidente era lasciato senza dubbio: poteva rimanere al potere e diventare ricco se cooperava con noi o sarebbe stato rovesciato, vivo o morto, se non obbedisce.

Il presidente Chàvez parlò dei suoi contatti con gli EHM e gli sciacalli nella radio venezuelana. La BBC riportò uno dei suoi discorsi su questo tema:

Il presidente (...) disse che gli furono offerti dei fondi dall'IMF [Fondo Monetario Internazionale] se avesse accettato voli di sorveglianza e la presenza di consiglieri statunitensi... Anche se ha rifiutato le loro offerte, ha affermato, questi economic hit men non hanno rinunciato e hanno provato a fare pressione su di lui tramite "deboli" ufficiali del governo, uomini di legge ed anche ufficiali militari intorno a lui. Chàvez disse che, come spiegava Perkins nel suo libro [Confessions of an Economic Hit man], dopo che gli economic hit men ebbero fallito nella loro missione, gli sciacalli si fecero avanti con progetti di colpi di Stato e assassini. "Abbiamo vinto gli economic hit men e gli sciacalli, e, anche se pensano di tornare, li vinceremo ancora"[160].


Indonesia:

"Abbiamo avuto molti mercenari in Indonesia. Ma ciò di cui sto parlando è peggio. In questi ultimi anni, il nostro esercito è stato acquistato da corporazioni straniere. Le implicazioni sono agghiaccianti, perché, vede, queste corporazioni possiedono adesso le nostre forze armate come altrettanto le nostre risorse. (...) Sono un collaboratore. Ho fatto compiere alla corruzione di mio padre un passo ulteriore. Sono una delle persone che ha stabilito gli accordi, raccolto il denaro dalle aziende, e l'ho trasferito ai militari. Mi vergogno. Il minimo che posso fare è parlare a lei e sperare che lei faccia conoscere al mondo cosa sta succedendo[161]."


Nigeria:

Nel 1995, il governo dittatoriale nigeriano ha scatenato una feroce repressione militare contro la popolazione Ogoni, accusata di ribellione. Il motivo reale: la popolazione protestava contro l'azione della multinazionale petrolifera Shell, che, per estrarre petrolio, stava danneggiando l'ambiente, terra e acqua, al punto di renderlo invivibile par la popolazione. Lo stesso governo nigeriano condannò e giustiziò, per "sovversione", lo scrittore e candidato al Premio Nobel per la Pace Ken Saro-Wiwa.

Nel 10 novembre 1995, Ken Saro-Wiwa e otto colleghi Ogoni sono stati giustiziati dallo Stato nigeriano per avere fatto campagna contro la devastazione del Delta del Niger causato da compagnie petrolifere, specialmente Shell e Chevron[162].


3. Motivi dell'EHM


Quali motivi possono spingere un essere umano a diventare un agente stipendiato da una corporazione internazionale per favorirla danneggiando economicamente altri popoli?

Mi sono chiesto come mai sono riuscito a compiere il passaggio a questo EHM. La risposta semplice è quella allora evidenziata: essendo un uomo molto giovane e frustrato, cresciuto in una zona rurale del New Hampshire, ho tenuto molto all'eccitazione e al denaro che la professione offriva. Come un pesce sedotto da una scintillante attrazione lampeggiante attraverso l'acqua, ho morso.

John Perkins[163]


4. Relazioni capi - impiegati


Nelle corporazioni multinazionali odierne, quali sono le relazioni non solo tra queste aziende e la popolazione, ma anche all'interno dell'azienda, tra chi comanda e chi esegue?

- Lei affronta il fenomeno del Supercapitalismo: un'economia dove le élites [164] hanno perso il legame con la maggioranza delle popolazioni. Perfino nei paesi più sviluppati le disuguaglianze tra i chief executive [165] delle multinazionali e i loro dipendenti raggiungono livelli mai visti nella storia. Si rompe ogni legame di solidarietà, perfino il concetto di cittadinanza si svuota quando la classe dirigente si isola da ogni rischio, non partecipa più dei destini della società.

- All'arricchimento si accompagna la deresponsabilizzazione. Altro che etica protestante del capitalismo. Un tempo i dirigenti delle aziende incassavano un premio economico che era sorretto da una legittimità: la loro ricchezza era commisurata ai risultati che offrivano agli azionisti, ai dipendenti, all'insieme della società che beneficiava della creazione di benessere e occupazione. Oggi lo spettacolo che offre il nuovo capitalismo è ben diverso. I dirigenti uccidono le aziende, distruggono valore azionario, gettano sul lastrico i dipendenti, e se ne escono dopo essere stati premiati con buonuscite sempre più generose. Si arricchiscono dopo aver impoverito la collettività. Il fenomeno va ben oltre l'economia, spezza una regola fondamentale della democrazia rappresentativa. C'è un tradimento dei doveri della classe dirigente, una rottura fra rappresentanti e rappresentati[166].















PARTE III


CIVILTÀ

o chi vuole avere ragione contro chi

e perché ?





































I.

CIVILTÀ



Il termine civiltà indica la totalità delle opere e organizzazioni attraverso cui l'istituzione ci allontana dallo stato animale dei nostri antenati e che servono a due fini: la protezione dell'uomo contro la natura e la regolamentazione delle relazioni degli uomini tra di loro.

(...)

Se rimproveriamo a giusto titolo alla nostra civiltà attuale di realizzare così insufficientemente un ordine vitale che ci rende felici - ciò che comunque esigiamo da lei - e di lasciare sussistere talmente sofferenze verosimilmente evitabili; se dall'altra parte ci sforziamo, con una critica impietosa, di scoprire le fonti della sua imperfezione, non facciamo, certo, che esercitare il nostro buon diritto; e in questo non ci dichiariamo suoi nemici. E' ugualmente nostro diritto aspettarci da lei, poco a poco, dei cambiamenti suscettibili di soddisfare meglio i nostri bisogni e di scostarla così da queste critiche.

Sigmund Freud[167]


1. Considerazioni preliminari


A cosa serve la civiltà: a permettere all'umanità di progredire per il bene comune, o a fabbricare degli argomenti per giustificare la bramosia sulle risorse naturali, anche ricorrendo alla guerra? Le giustificazioni di questo tipo di comportamento, è più conforme alla realtà chiamarle "valori" di civiltà o chiamarle barbarie? Per esempio, a livello individuale, se l'uso del coltello per uccidere una persona è barbarie, è civile uccidere questa persona con una pistola? E, a livello del popoli, se l'uso di una bomba artigianale per uccidere è considerato una barbarie, è civile uccidere con bombe lanciate da aerei?

E' la qualità di una tecnica che differenzia tra barbarie e civiltà (il coltello rispetto alla bomba aerea) o, dal punto di vista etico, è l'uso che viene fatto di questa tecnica? Altra domanda: se è barbarie ricorrere allo stregone per curare una malattia, come succede in Africa, è civile il fatto che un ospedale rifiuti un paziente che non ha soldi per pagare la cura, come è il caso negli Stati Uniti?

In effetti, per quanto riguarda la dottrina secondo la quale i tre angoli di un triangolo sono uguali a due angoli di un quadrato, se fosse stata contraria al diritti di dominare[168] di qualcuno, o all'interesse di coloro che dominano non dubito che sarebbe stata, se non discussa, in ogni caso eliminata bruciando tutti i libri di geometria, se questo fosse possibile a colui che ne avesse avuto interesse.

Thomas Hobbes[169]


2. Considerazioni particolari


1. Pianeta terra


Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, la crescita economica non è stata seguita dalla crescita della felicità, ma da un aumento dei disaggi che si manifesta in stress, droga, alcol, depressione e violenza sia domestica che sociale, e in accrescimento considerevole delle spese militari. Qual è allora il valore di una crescita economica che si realizza a danno della maggioranza degli individui e dei popoli?

All'interno di ogni nazione, come tra le nazioni, che siano dittatoriali o democratiche (in quest'ultimo caso in modo velato), è segno di civiltà che la maggioranza dei cittadini (e delle nazioni) sia sottomessa alla volontà della minoranza di cittadini (e di nazioni), che i deboli siano sottomessi ai forti, che i poveri siano sottomessi ai ricchi, che chi possiede solo la propria forza lavoro sia sottomesso a chi possiede capitale?

Perché non si dibatte quasi mai per sapere se la causa più grave di un conflitto sul pianeta non sia la contraddizione degli interessi, all'interno di in ogni paese, tra coloro che possiedono un capitale e coloro che dispongono solo della loro forza lavoro, e sul piano internazionale tra i paesi che possiedono risorse naturali e coloro che ne vogliono lo sfruttamento?

Con rarissime eccezioni, che non sminuiscono la validità della regola dominante, il figlio di un operaio non avrà altra possibilità che di diventare anche lui operaio, mentre il figlio di un padrone può diventare e diventa anche lui un padrone. Il figlio di chi non ha potere politico, potrà difficilmente accedervi uno, mentre il figlio di un padre possessore di potere politico avrà un accesso facilitato a questo potere. Il figlio di cui il padre è stato un soldato semplice non avrà altra possibilità che di diventare un soldato semplice, mentre il figlio di un ufficiale può diventare anche lui un ufficiale. Chi nasce in una zona povera, che sia un quartiere o un paese, non avrà altra possibilità che continuare a vivere in quella zona misera, mentre chi nasce in una zona ricca, continuerà a vivere anche nella stessa zona... Qual è la causa di questa riproduzione delle situazioni sociali? E perché tutti i tentativi, sia democratici liberali che socialisti, che si sono proposti di mettere fine a questo meccanismo, hanno tutti fallito?

In generale, in ogni paese, gli esclusi dal benessere economico e dai diritti politici, invece di manifestare solidarietà ai loro simili di un altro paese, preferiscono essere solidali con il proprio Stato o "patria". Come mai gli esclusi di ogni paese vengono condizionati ad agire in questo modo? Non è portandoli a credere che la solidarietà per la "patria" è l'unica valida possibilità, mentre la solidarietà per degli "stranieri" (così vengono chiamati gli esclusi degli altri paesi) di un altro paese è un "tradimento" della propria "patria"? Chi ha interesse a tenere questo tipo di discorso se non i detentori del potere e della ricchezza di ogni paese per impedire la solidarietà tra gli esclusi (del potere e della ricchezza) di tutti i paesi per liberarsi dalla loro condizione di esclusione?

A proposito dei principi evidenziati da studiosi liberali sulla società, come la dominazione di una classe sulle altre, e quindi la lotta tra le classe, e a proposito del meccanismo economico del più valore, evidenziato da Karl Marx, coloro che applicano realmente questi principi non sono, contrariamente a quello che si crede, coloro sprovveduti di capitali ma quelli che lo possiedono, i capitalisti.

E a proposito del principio anarchico dell'eliminazione dello Stato, perché è politicamente dittatore e economicamente parassitario, chi realmente desidera questa eliminazione e la applica? Non gli anarchici, come si crede, ma i capi delle multinazionali.

E' una cosa stupefacente il potere che hanno certe parole di spaventare gli spiriti mentre l'idea alla quale corrispondono corre il monde ed è molto ben ammessa a condizione di essere travestita sotto un altro nome, è così della parola an-archia [170] che fa drizzare i capelli sulla testa dei nostri borghesi, mentre l'idea della riduzione indefinita delle funzioni governative e finalmente l'abolizione del governo stesso, è l'ultima parola degli economisti del laissez-faire (lasciate fare) padronati da questi bravi borghesi!

César De Paepe, 1874[171]


Perché, in generale, chi è dalla parte dei potenti e dei ricchi schernisce o denuncia la ragione (accusata di prepotenza) a favore della religione (elogiata come "umiltà"), l’intelligenza (accusata di "presunzione") a favore dell'istinto (elogiato come "naturalezza"), la conoscenza (accusata di "arroganza") a favore dell'ignoranza (elogiata come "semplicità"), la scienza (accusata di "pericolosità") a favore dell'occultismo (elogiato come "affascinante"), la cultura (bollandola come "elitaria") a favore dello spettacolo (elogiato come "popolare")?


E' ormai scientificamente dimostrato che la cosiddetta esistenza delle razze è una teoria falsa, come è anche falsa l'esistenza della cosiddetta "purezza etnica" dei popoli. I dirigenti e gli intellettuali che continuano a pretendere questa falsità, per quale motivo lo fanno? Non è per far credere che la loro "razza" e la "etnia" siano "superiori"? E quale è il motivo di questa pretesa se non la giustificazione della dominazione su altre cosiddette "razze" o "etnie"? E perché voler dominarli se non per impadronirsi delle loro risorse naturali?

Gli Stati che ostacolano i matrimoni tra persone appartenenti a diverse cosiddette "razze" o "etnie pure", o appartenenti a religioni diverse, quale finalità hanno se non perpetuare il razzismo, che è, ed era sempre, uno degli strumenti ideologici per giustificare le guerre?


2. U.S.A.


Tutti gli uomini sono stati creati uguali (...) con certi inalienabili diritti, tra i quali la vita, la libertà, e la ricerca della felicità.

Dichiarazione d'indipendenza dei 13 Stati Uniti d'America,

1776.


Un paese ha il diritto di auto-proclamarsi modello di civiltà quando:

- nelle sue relazioni interne come nelle sue relazioni con le altre nazioni, dominano il profitto economico ai danni di tutti le altre finalità dell’attività umana, la violenza ai danni del più debole, la guerra quotidiana di tutti contro tutti ai danni della cooperazione solidale, la ricchezza finanziaria ai danni della ricchezza spirituale, una minoranza di ricchi ai danni della maggioranza degli altri?

- quando i suoi cittadini di pelle nera sono trattati da cittadini di serie B, i suoi cittadini ispanici sono quasi ignorati, quaranta milioni dei suoi cittadini sono poveri e senza copertura medica?

- quando stampa sulla sua moneta il motto “In God we trust” (In Dio crediamo), mentre in realtà crede al dio Danaro e alla concorrenza spietata tra gli esseri umani?

- quando pratica la pena di morte, violando il comandamento di Dio: "Non uccidere"?

- quando il suo complesso militar-industriale è gigantesco?

- quando i suoi cittadini fanno commercio con i sentimenti dei bambini persino nel campo bellico, per esempio con la vendita alle ragazzine di "Daddy Dolls" (Bambole del babbo), chiamate "abbraccio all'eroe", con il ritratto del padre in missione militare in Iraq o in Afghanistan[172] ?

- quando alcune sue università vietano l'insegnamento delle teorie di Darwin?

- quando l'uccisione di un suo Presidente viene considerata, contro ogni evidenza, il gesto di un pazzo isolato?

- quando, nelle sue relazioni con le altre nazioni, privilegia la forza delle armi invece della discussione, e pratica il principio "Shock and Awe" (Colpisci e Terrorizza), basato sulla supremazia militare e il terrore contro la popolazione civile?

- quando i suoi dirigenti credono di rappresentare il Bene e considerano l'avversario, il Male, e che i cittadini accettino questa presentazione medievale dei conflitti sociali?

- quando permette la vendita libera delle armi?

(...) era abitudine un tempo in Grecia che tutti circolassero armati: le abitazioni non fortificate, i reciproci rapporti irti di rischi avevano imposto l'abitudine di passare la vita in armi, al modo del barbari. (...) Primi gli Ateniesi deposero l'uso di camminare armati: con modi di vita sciolti dal rigido tenore antico, divennero meno austeri, più delicati.

Tucidide[173]

Alla lettura di questa osservazione antica, autorizzare il possesso individuale delle armi è segno di civiltà o piuttosto di barbarie?


Chi dice di essere contro ogni forma di totalitarismo, di modello o di pensiero “unico”, perché decreta che il modello e il pensiero degli Stati Uniti sono l'unico modello e pensiero validi?

Chi dichiara di rispettare le diversità, perché dichiara nello stesso tempo che lui è il modello "superiore"?

Chi condanna come totalitarismo il considerare un dogma religioso, per esempio la Shari'a islamica, come l'unica regola di funzionamento di una società, perché non condanna altrettanto come totalitarismo il considerare un dogma economico, per esempio il capitalismo, come l'unica regola di funzionamento di una società?

Chi chiama “fascismo islamico” la volontà di imporre un modello di società con l'azione violenta di gruppi illegali, perché non chiama altrettanto “fascismo liberale” la volontà di imporre questo modello di società, il capitalismo, con l'azione violenta di un esercito?

Chi condanna la proliferazione di ritratti di un dittatore o della bandiera rossa in un paese, perché non condanna la proliferazione della bandiera nazionale negli Stati Uniti? E cosa significa questa ostentata proliferazione di una bandiera nazionale: che i cittadini sono così poco sicuri della loro identità nazionale che hanno bisogno di mettere la bandiera in ogni spazio possibile? O che sono così orgogliosi della loro appartenenza al paese perché sarebbe "superiore" a tutti gli altri?

Ma la fiducia in sé deve venire inculcata fin dall'infanzia del piccolo cittadino. La sua istruzione e la sua educazione devono mirare a dargli la sicurezza della sua totale superiorità sugli altri.

Adolf Hitler[174]


Durante la guerra contro l'Iraq nel 2003, l'esercito degli Stati Uniti ha protetto i pozzi di petrolio, e non ha fatto nulla per impedire il saccheggio dei musei di Baghdad che contenevano più preziosi reperti della civiltà che appartengono al patrimonio mondiale. Con questo comportamento, il governo degli Stati Uniti si è dimostrato civilizzato?


3. Costo della vita


Scena di strada

vista in televisione


Qualcuno è stato ucciso

da uno scheggio di bomba.

Alcuni chiedono

qual è la sua nazionalità,

altri chiedono

qual è la sua religione.

Tra loro, pochi

troppo pochi

sono sconvolti

e rivoltati

dal solo fatto

che questo qualcuno

sia un essere umano.


Chi ha manifestato tanta emozione per le vite perdute nell’attentato di New York del 2001, perché non ha manifestato nulla per le vite perdute a causa degli embarghi e dei bombardamenti nei paesi poveri, né per i soldati statunitensi morti in Iraq di cui il numero ha superato quello dei morti del 2001 a New York?

Consideriamo un altro esempio che non riveste un aspetto eccezionale. Se una centinaia di persone muoiono in un incidente aereo, l'emozione è enorme, tutti i mezzi d'informazione ne parlano, le autorità politiche si affrettano a portare aiuto, materiale e psicologico, per le vittime e loro famigliari. Mentre se una stessa centinaia di persone muoiono in mare durante un viaggio clandestino per fuggire alla miseria economica e alla repressione politica, i mezzi d'informazione ne parlano appena, l'opinione pubblica è quasi indifferente e le autorità politiche non fanno quasi nulla. Questa differenza totale di reazione è ammissibile in una società che rivendica principi di civiltà?

Nei conflitti tra nazioni ricche e povere, i dirigenti, i mass media ed anche i cittadini dei paesi ricchi mettono tanto in rilievo le loro vittime, e così poco o per niente le vittime dei paesi poveri, come per esempio le vittime statunitensi rispetto alle quelle vietnamite, afgane o irachene, le vittime russe rispetto a quelle cecene, o le vittime israeliane rispetto a quelle palestinesi o libanesi. E' questo un segno di civiltà dei paesi ricchi?

Per la maggioranza dei cittadini statunitensi, russi o israeliani, quando uno dei loro soldati uccide rispettivamente un Afgano o un Iracheno, un Ceceno o un Palestinese, lo definiscono un atto di “difesa”, mentre quando è un Iracheno o un Afgano, un Ceceno o un Palestinese ad uccidere rispettivamente un soldato statunitense, russo o israeliano, lo definiscono un atto “terroristico”. E' ragionevole e giusto ragionare così, senza nemmeno considerare chi è l'invasore-aggressore e chi è l'invaso-aggredito?


Quanti cittadini dei paesi ricchi conoscono il numero di morti, ogni giorno, nei paesi poveri a causa di guerra, o per mancanza di cibo, di acqua o di medicine? E quali sono le multinazionali che rifiutano di fornire queste medicine se non vengono pagate al prezzo deciso da loro, e rifiutano anche di accordare ad altri paesi il diritto di fabbricare queste medicine per un costo accessibile ai poveri?

Nella vita quotidiana, i dirigenti, i mass media e i cittadini dei paesi ricchi danno importanza, a casa loro, alla vita e alla sofferenza non solo degli esseri umani ma anche degli animali e vegetali. E' allora un segno di civiltà da parte loro rimanere indifferenti alla vita e alla sofferenza degli esseri umani dei paesi poveri?

In più punti si intravede la nozione che, pur essendo numericamente una minoranza, i consumatori occidentali abbiano un incontestabile diritto a usare o possedere (o entrambe le cose) la maggior parte delle risorse mondiali. Perché? Perché a differenza degli orientali, essi sono esseri umani a pieno titolo. Non esiste oggi come oggi un esempio di ciò che Anwar Abdel Malek chiama ""egemonismo di minoranze privilegiate" (...) L'occidentale bianco della classe media ritiene sua inalienabile umana prerogativa non solo il governare le popolazioni non bianche, ma anche possederle, perché per definizione "esse" non sono del tutto umane nel senso in cui "noi" lo siamo, bensì solo in un senso più lato, dotato di uno status etico inferiore. Un buon esempio di come in generale funzioni ogni ideologia disumanizzante.

Edward W. Said[175]

E' segno di civiltà:

- che i governanti dei paesi ricchi s'interessino ai paesi poveri soltanto se sono ricchi di materie prime, e per disporne al prezzo più basso possibile?

- che, nelle società ricche e democratiche, i cittadini accettino l’aggravarsi della differenza tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, all’interno di ogni paese e tra i vari popoli del pianeta?

A proposito del divario tra la crescita della popolazione e la riduzione delle risorse naturali, esiste una teoria che in generale non viene mai pubblicamente confessata. Nel 1798, Thomas Malthus pubblicò il suo famoso An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society (Saggio sul principio della popolazione e come influenza il miglioramento futuro della società). Dichiarava che la popolazione umana, lasciata a sé, cresce troppo rispetto alle risorse disponibili. Secondo lui, per non trovarsi davanti al problema di una popolazione umana eccessiva rispetto alle risorse, le soluzioni principali sono i disastri come le guerre, la fame, le malattie e la carestia. Quindi, la regola di quello che Malthus ha chiamato la “lotta per la sopravvivenza”, impone che alcuni devono morire affinché altri possano vivere.

E' segno di civiltà che questa teoria di Malthus sia stata e continua ad essere la giustificazione dei gruppi sociali e degli Stati, in particolare quello nazista, che hanno dominato in nome di un'auto-proclamata “superiorità” di “gruppo sociale”, di “razza” o di “popolo”? Questa teoria si è trovata una giustificazione ulteriore: la falsificazione della teoria di Darwin sull'evoluzione delle specie, estraendo da questa teoria sulla selezione naturale delle specie animali, una deduzione sulla selezione naturale nella specie umana, e la vittoria della cosiddetta “razza” migliore, cioè quella più forte militarmente.

Nella prima metà dell'Ottocento, in tutta Europa, i membri della classe dominante si riunirono per discutere il “problema demografico”appena scoperto e per trovare i modi per mettere in atto il mandato di Malthus, così da aumentare il tasso di mortalità dei poveri: “invece di raccomandare l'igiene ai poveri, dovremmo incoraggiare abitudini contrarie. Nelle nostre città dovremo fare strade più strette, far affollare di più la gente nelle case e favorire il ritorno della peste. In campagna, dovremo costruire i nostri villaggi vicino a pozzi stagnanti e dovremmo soprattutto incoraggiare l'insediamento in zone paludose e insalubre”, e così via.

Theodore D. Hall[176]


Le statistiche degne di considerazione dimostrano che la pena di morte non ha influenza significativa sul numeri di delitti commessi. Eppure alcuni Stati continuano a praticarla per rendere giustizia. E' un segno di civiltà di questi Stati?


4. Costo del lavoro


Per affrontare la concorrenza con la Cina, i dirigenti politici ed economici ricchi - e non soltanto occidentali visto che tra di loro c'è anche il Giappone -, chiedono ai loro lavoratori di accettare salari più bassi e un tempo di lavoro più lungo. E' segno di progresso e civiltà dei dirigenti dei paesi ricchi, questa volontà di imitare il modello cinese, fingendo di ignorare che questa situazione dei lavoratori in Cina è possibile solo a causa dell'esistenza di uno Stato dittatoriale che vieta i sindacati e i diritti umani dei lavoratori? Se i dirigenti dei paesi ricchi, come dichiarano ufficialmente, tengono alla civiltà e ai diritti umani, non dovrebbero, invece di ridurre i loro lavoratori alle condizioni dei lavoratori cinesi, chiedere al governo cinese di rispettare i diritti dei suoi lavoratori riconoscendo loro stipendi più giusti ed orari di lavoro da paese civilizzato?

Qual è il segno di civiltà di una società: considerare i lavoratori una macchina o una merce da sfruttare in qualsiasi condizione e al massimo del suo rendimento, fino allo sfinimento degli sforzi, per arricchire chi li impiega, o considerare i lavoratori delle persone che hanno diritti fondamentali in quanto esseri umani, diritti - bisogna ricordarlo - conquistati generalmente con lotte sociali dall'alto costo in sangue e morti?


5. Cultura


Quando sento la parola “cultura” estraggo la mia pistola.

Baldur von Schirach,

dirigente nazista del Terzo Reich


Nei paesi democratici come in quelli dittatoriali, non è necessario essere un esperto per capire chi e per quale motivo ha interesse all'esistenza di cittadini che non pensano, o che non amano pensare, o che pensano secondo quello che i dirigenti o la televisione li dicono di pensare, o che non osano dire ciò che pensano?

E' segno di cultura:

- che, nei paesi dittatoriali ma anche in molti paesi democratici, la spesa pubblica più insignificante è per la cultura, mentre quella più consistente è per gli armamenti?

- che la cultura che permette di sviluppare l'intelligenza, e quindi lo spirito critico dei cittadini, sia, nei paesi dittatoriali, repressa, a vantaggio di manifestazioni mediocremente folcloristiche, mentre, nei paesi democratici, la cultura critica è ignorata a vantaggio del finanziamento, pubblico o privato, di manifestazioni elitarie e gli spettacoli di prestigio o di massa?

- che la maggior parte delle istituzioni, pubbliche e private, e delle persone che si occupano di cultura, manifestano ignoranza o indifferenza per le ingiustizie sociali, per gli autori che ne parlano e per i cittadini che hanno più bisogno di vera cultura?

E' segno di cultura che la maggioranza delle persone che se ne occupa:

- evita la cultura che non frutta guadagno economico e migliore posizione nel sistema di potere mediatico,

- e parla di ingiustizie sociali soltanto se il discorso non va contro gli interessi della casta che detiene il potere economico, politico e mediatico?

E' segno di cultura che si produce e si vende poco sul come vivere al meglio in armonia e pace con se stesso, con gli altri e con la natura, mentre si produce e si vende tanto su questi altri argomenti: sul sesso - e più è volgare meglio si vende -, sul come guadagnare e accumulare soldi in qualsiasi modo con il solo limite di non farsi beccare dalla giustizia, sul come fare carriera a danno degli altri, sul come curare l'aspetto fisico fino al ridicolo ignorando l'aspetto spirituale, sul come dominare ed aggredire gli altri ogni volta che la forza può ignorare il diritto e la giustizia?


6. Pubblicità


L'oggetto desiderato manca? Lo preferiamo a tutto.

C'è l'abbiamo? Allora ne vogliamo un altro.

La sete rimane uguale.

Lucrezio[177] (11)


Possiamo svilupparci soltanto in una società di consumo eccessivo. Questo spreco è il necessario del sistema. (...) Questo sistema fragile regge soltanto con il culto dell'invidia.

Jacques Séguela, pubblicitario[178]


“Compra questo!”... “Compra quello!”... "Compra anche quell'altro!..."... “Vuoi essere originale? Compra questo!”... “Vuoi distinguerti dal branco? Adotta questa marca!”... “Sei depresso? Cambia macchina!”... “Hai tutto? Aggiungi questo!”... “La tua felicità? E' questo prodotto!”... “Vuoi provare le più forti emozioni? Con questo prodotto!”... “Manchi di personalità? Ecco il prodotto che ti darà una!”... “Hai molta personalità? Ecco la marca che la aumenterà!”... “Soffri complessi di inferiorità? Questo prodotto te ne libererà!”... “Stai bene? Lo sarai di più con questo prodotto!”... “ACQUISTA! E ti sentirai ESISTERE!”... “Sei povero? Diventerai ricco con questo prodotto!”... “Sei ricco? Lo sarai meglio con questo acquisto!”... “COMPRA!”... “ACQUISTA!!”... “COMPRA!!!”... “COMPRA!!!!”... “Vuoi migliorare il tuo presente? Ecco ciò che ti serve!”... “Vuoi un futuro migliore? Ecco la soluzione!”... “Vuoi vivere meglio? Corri a comprare questo!”... “Vuoi morire bene? Ecco l'investimento giusto!”... “Ecco l'oggetto dei tuoi desideri!”... “Ecco la marca ideale dei tuoi sogni!”... "Finalmente il prodotto delle tue EMOZIONI!"... “Hai un lavoro noioso? Riscattati con questo prodotto!”... “Hai perso l'amore? Ecco l'acquisto che ti consolerà!”... “Hai un nuovo amore? Ecco il prodotto che lo confermerà!”... “ La tua vita è vuota? Questo la renderà piena!”... “La tua vita è piena? Lo sarà di più con questo prodotto!”... “Vuoi essere come gli altri? Ecco il giusto prodotto!”... “Vuoi essere diverso dagli altri? Con questo prodotto!”... “Vuoi sentirti importante? Compra il prodotto che ha questa firma!”... "Egoista? Ecco il prodotto per te!"... "E questo per soddisfare la tua arroganza!"... “Vuoi sentirti esistere? COMPRA!”... “La felicità? ACQUISTARE!”... “Perché vivere? per comprare!“... "Come reagire all'attacco delle torre gemelle a New York?... Compra!“... “SHOPPING!”... “SHOPPING!!!!”... “SHOPPING!!!!


Ogni giorno sei colpito da 3.000 messaggi commerciali[179].


Richiede del tempo rivolgersi direttamente ai bambini, sì, ma pensate a ciò che questo può significare di profitti per la vostra azienda se potete condizionare 1.000.000 o 10.000.000 di bambini che saranno un giorno degli adulti addestrati a comprare il vostro prodotto come i soldati sono addestrati ad andare avanti quando sentono comandare:”Avanti, marche!”

Clyde Miller, esperto di seduzione psicologica infantile[180]


Di tutte le merci che i mezzi di comunicazione ci condizionano a comprare, quante sono indispensabili all'esistenza, quanti sono necessarie senza essere indispensabili, e quante non sono necessari indispensabili, ma hanno soltanto queste due finalità: 1) arricchire il venditore, 2) fornire all'acquirente un surrogato di soddisfazione che mira invano a colmare una mancanza affettiva tramite tic consistenti in acquisto compulsivo?

Nei paesi democratici si condanna la propaganda politica praticata nei paesi dittatoriali, in quanto manipolatrice, menzognera e totalitaria, con lo scopo di dominare. Perché non si condanna, per gli stessi motivi, la propaganda commerciale?

Perché la propaganda politica, per ottenere il consenso dei cittadini, imita sempre più la propaganda commerciale?

Un direttore di una televisione francese ha dichiarato: “Io vendo la Coca-Cola ad una parte disponibile del cervello degli telespettatori”. Perché questa dichiarazione non ha provocato l’indignazione degli telespettatori, degli intellettuali e dei dirigenti politici? E quante merci e opinioni si vendono alla parte dei cervelli dei telespettatori resa in questo modo disponibile? E chi ne trae profitto se non i venditori di merci e i loro servitori, i fabbricanti di opinioni?

La pubblicità utilizza molto la parola “emozione”? Quanti consumatori lo hanno notato e hanno cercato di capire il motivo di questo uso?

Quali sono il valore, la credibilità e la dignità delle persone, - sia gente semplice che sportivi, artisti, perfino dirigenti politici -, che accettano, in cambio di denaro, anche quando ne hanno già tanto, di apparire in messaggi pubblicitari dove mentono pubblicamente, dicendo per esempio di consumare o utilizzare un tale prodotto che in realtà non consumano o non portano mai? E quali sono il valore, la credibilità e la dignità dei destinatari di questi messaggi pubblicitari, che accettano questa menzogna pubblica fatta per denaro?

E' un segno di civiltà che la pubblicità commerciale, finalizzata all’aumento del profitto economico di chi la finanzia, è sempre più invadente e perfino celebrata, anche da chi dichiara di essere contrario alla manipolazione delle menti?

George Frost Kennan,

consulente statunitense, diplomatico, uno delle figure chiave nella Guerra Fredda

(...) il fenomeno della pubblicità americana, al quale è stato consentito di dominare e di sfruttare tutto il processo delle comunicazioni di massa nel nostro paese. Per me è una cosa inconcepibile che l'importantissima funzione delle comunicazioni di massa, così gravida di responsabilità, comprese alcune fasi tutt'altro che secondarie del processo educativo, debba essere amministrata con i criteri del profitto individuale da coloro che le manipolano, gente le cui funzioni e la cui responsabilità non sono guidate dal principio del rispetto dovuto alla verità ma, al contrario, dal principio di smerciare il falso e di smerciarlo in forme così futili e sciocche da riuscire deleterie, con i loro effetti sull'intelligenza degli uomini cui vengono propinate. Dopo la distruzione scriteriata dell'ambiente naturale, io considero questo fenomeno la seconda probabile grande calamità della nostra vita nazionale. Non intendo dire la pubblicità in sé, ma il fatto che alla pubblicità sia stato affidato tutto il processo delle comunicazioni di massa, come una concessione da sfruttare per ricavarne il massimo profitto possibile. Fintanto che non si provvederà a eliminare la pubblicità da tutte le pagine stampate che pretendono di avere un contenuto puramente intellettuale e artistico, da tutti i programmi televisivi e radiofonici che vantano le stesse pretese, da tutte le strade e da tutti gli angoli del paese che si propongono di offrire al viaggiatore la visione di quello che questo continente era una volta e che potrebbe essere di nuovo, non potremo avere, a mio giudizio, né un clima intellettuale sano, né un sistema educativo efficace, o una stampa onesta o una sana vitalità nella vita culturale e ricreativa. Tutto questo si otterrà soltanto separando rigorosamente la pubblicità da ogni forma di comunicazione che si possa definire legittimamente culturale e intellettuale.

Sto proponendo una rivoluzione? Sì, una rivoluzione nel finanziamento e nel controllo del processo informativo generale. E se per effetto di questa rivoluzione, il governo si sostituisce ai pubblicitari in molte parti del processo, io continuerei a propugnarla. Forse non sarebbe quanto di meglio ci auguriamo come impegno e coscienza educativi, ossia come garanzia che le comunicazioni siano imperniate sul principio della verità. Però il governo ha almeno qualche responsabilità per il bene comune ed è obbligato, se non altro fino a un certo punto, a tener presenti i bisogni dei cittadini, cosa che non si può dire invece degli uomini che manipolano la pubblicità[181].

Queste osservazioni non sono di oggi, ma del 1968. Cosa avrebbe scritto l'autore a proposito della situazione attuale dell'azione inquinatrice della pubblicità sulle menti, sull'educazione e sulla cultura?


7. Giovinezza


Nel mondo attuale il moltiplicarsi delle guerre rende la vita sempre più insicura, il lavoro sempre più precario, l'inquinamento del pianeta sempre più a rischio. Perché i giovani non si mobilitano in modo efficace contro un futuro sempre più incerto per loro?

Perché non imitano i giovani di una trentina di anni fa, che hanno almeno tentato di cambiare il mondo per godere di più solidarietà e più armonia, ma cercano soprattutto di consumare qualsiasi merce possibile fino a soffocare di oggetti, a divertirsi nel modo più stupido, e anche al prezzo di morirne, a trovare un lavoro qualsiasi per sopravvivere, anche quello più umiliante, anche quello di andare, come soldato o mercenario, ad uccidere gente in altri paesi?

Il mito oggi tanto di moda dell'essere giovane, cosa ha di valido, di nobile, di consistente dal punto di vista esistenziale, etico, sociale? Non è ridotto uno specchio per le allodole dove si specchiano il vuoto di una vita insignificante, di corpi senza personalità, fabbricati per produrre soldi, soldi e soltanto soldi, o per lavorare o per difendere chi ha soldi, per non finire buttati come oggetti inutili, in preda alla disperazione, al cinismo, alla droga o al suicidio?

Negli anni della guerra degli Stati Uniti contro il Vietnam, una parte significativa degli studenti dei paesi ricchi, occidentali ma anche in Giappone, ha manifestato concretamente la sua coscienza civile tramite un'azione per impedire la guerra d'aggressione e rendere il mondo più giusto per tutti. Perché, nella fase attuale di guerre di aggressione che si moltiplicano, gli studenti non manifestano lo stesso impegno civile?

I giovani e gli studenti degli anni della guerra contro il Vietnam, perché, oggi, la maggioranza di loro è silenziosa, quando non ha raggiunto il campo di coloro che fomentano e conducono le attuali guerre d'aggressione?... Per questi ex-giovani, diventati adulti, è il fatto di aver creato una famiglia e/o di disporre di uno stipendio e di una posizione sociale che sono le cause della loro rinuncia alla coscienza civile? O la causa più profonda è nell'egoismo che, passato il periodo dell'adolescenza, fa tacere l'esigenza etica della giustizia e della solidarietà sociali?

Se gli studenti di oggi non hanno, almeno durante l'adolescenza, come quelli della generazione precedente, una significativa coscienza civile, non è perché il mondo attuale si è svuotato di ideali di giustizia, di solidarietà e di civiltà reale, ed è quindi ritornato indietro, alla barbarie, con la dominazione dell'egoismo e, di conseguenza, della guerra di tutti contro tutti?


8. Droga


I dirigenti del governo che dichiarano di lottare contro la droga, se veramente sono sinceri, cosa aspettano per bombardare i campi di cocaina e di oppio nel mondo, in particolare in Colombia e in Afghanistan?

E perché i mass media non dicono chi vende ai Colombiani e agli Afghani i prodotti chimici necessari per trasformare le foglie di coca in cocaina, e l'oppio in eroina e nelle altre droghe?

I mezzi cosiddetti d'informazione affermano generalmente che coloro che traggono profitto dalla droga sono i coltivatori che la producono nei paesi poveri. In realtà coloro ne ne traggono un profitto molto maggiore sono coloro che la commercializzano.

Khun Sa, capo di coltivatori di droga in Asia:

Una partita di eroina, che qui da noi vale un milione di dollari, ne vale cento quando raggiunge i vostri paesi. Allora chi fa i grossi guadagni? (...) I coltivatori e i drogati non hanno niente da guadagnare dalla droga. Sono i trafficanti, i mediatori che ci fanno i soldi[182].


Il chilo di droga venduto 600 dollari nella giungla ricava 50.000 euro in Europa[183].

Qual è la droga più dannosa per i cittadini:

- la cocaina e l'eroina?

- o la religione, quando porta i fedeli a crederci superiori agli altri?

- o la televisione, che elogia la dominazione sugli altri e, per questo, privilegia la violenza tra gli individui, e la guerra e tra i popoli?

- o la propaganda dei fabbricanti di opinione, che giustifica la dominazione e la violenza con la teoria del cosiddetto “scontro tra civiltà”?

- o la pubblicità, che, per l'acquisizione di beni materiali, porta allo scontro di tutti contro tutti, individui contro individui e popoli contro popoli?

Qual è la droga più dannosa per chi comanda i cittadini: la cocaina e l'eroina, o i soldi e il potere?

Qual è la droga più dannosa per i fabbricanti di opinione pubblica, gli intellettuali, artisti ed altri: la cocaina e l'eroina, o i soldi e gli onori?

In tutta la mia vita di detenuto non ricordo una sola azione convinta del personale amministrativo diretta a contenere l'alcolismo e l'abuso di psicofarmaci. Viene persino scoraggiata la promozione di operazioni per la tutela della salute psicofisica dell'intossicato. Ho piuttosto il sospetto che questo atteggiamento, apparentemente d'impotenza sia una perfetta strategia dell'istituzione per battere le resistenze individuali della comunità carceraria, L'alcolismo, infatti, corrode le resistenze individuali, aumenta l'incoerenza, distrugge i progetti unificanti, azzera la creatività dei soggetti, a tratti pure orientati verso l'arricchimento e verso un reale dinamismo nella vita detentiva.

(...)

D'altra parte non ho mai visto dirigenti in difficoltà nel gestire intere comunità d'intossicati. Sono invece tesi e rabbiosi quando devono confrontarsi con una piccola squadra di uomini lucidi, critici ed efficienti. In questi casi vengono presi da un isterico senso di competizione e di dominazione. E' l'eterno discorso della paura delle "teste pensanti". Le "teste pensanti" vengono accettate solo quando si lasciano comprare[184].


9. Violenza


La storia primitiva dell'umanità è piena di massacri. Ciò che ancora oggi i nostri figli imparano a scuola sotto la denominazione di storia universale, non è altro che una successione di assassini collettivi, di massacri tra un popolo ed un altro.

Sigmund Freud[185] (18)

(...) questa violenza bugiarda e fonte di ogni bugia che occorre prima rivelare.

René Girard[186]


E per questo motivo che la maggioranza dei semplici cittadini, dei dirigenti di governo, degli intellettuali e degli artisti manifesta tanto macabro interesse e rimane affascinata dagli assassini, ancora di più dai massacri, come resta affascinata quando non ammirativa per chi commette questi crimini: assassini in serie, capi di Stato e generali? Mentre questa stessa gente è, al contrario, tanto indifferente alle persone che si distinguono per le loro azioni benefiche.

Perché la storia dell'umanità è così piena di massacri, non solo commessi da popoli barbari, ma altrettanto se non di più da popoli che si consideravano civilizzati?

Ogni comunità in preda alla violenza o oppressa da qualche disastro al quale è incapace di rimediare si getta volentieri in una caccia cieca al "capro espiatorio". Istintivamente, si cerca un rimedio immediato e violento alla violenza insopportabile. Gli uomini vogliono convincersi che i loro mali partono da un responsabile unico di cui sarà facile sbarazzarsi.

René Girard[187]


Stando a questo meccanismo, e considerando il comportamento di una nazione, è permesso ammettere una relazione diretta tra il fatto che questa nazione è, da una parte, mossa da una violenza interna tra i suoi componenti (gruppi sociali o classi sociali) e, dall'alta parte, il fatto che la nazione cerca di occultare-superare questa violenza interna scaricandola all'esterno, contro una nazione più debole. Quest'ultima svolge così la funzione di capro espiatorio, soprattutto quando questa vittima possiede risorse naturali.

Basta ricordarsi questa constatazione: le nazioni dove la violenza interna è debole (come la Finlandia, l'Islanda, la Svezia o la Svizzera) non manifestano violenza esterna contro altre nazioni, mentre delle nazioni dove la violenza interna è alta manifestano una violenza esterna altrettanto alta contro altre nazioni.


Cosa è più barbaro: mangiare il corpo morto di un essere umano, come fanno i cannibali, o praticare torture fino alla morte sul corpo vivo di un essere umano?

Penso che c'è più barbarie a mangiare un uomo vivo che a mangiarlo morto, a strappare con tormenti e torture un corpo ancora pieno di sentimenti, farlo arrostire, farlo mordere e ferire dai cani (...) e, peggio, con il pretesto di pietà e religione, che di arrostirlo e mangiarlo dopo che sia morto.

Montaigne[188]


Chi è dalla parte della civiltà, della ragione, della pace e della moderazione, e chi, al contrario, è dalla parte della barbarie, della violenza, del terrorismo e dell'estremismo: colui che considera la guerra un normale strumento di soluzione dei conflitti, e quindi fabbrica armi, le commercializza ed intraprende guerre, o colui che privilegia il dialogo e ripudia la guerra d'aggressione, in qualsiasi forma, e tutte le attività che la permettono?


10. Televisione e film


Chi vuole conoscere un popolo e i suoi dirigenti, il loro livello di civiltà o di barbarie, di coscienza etica, sociale, politica e culturale, la qualità dei sentimenti e delle emozioni, dove lo scopre meglio se non vedendo i programmi televisivi? Oggi, infatti, la televisione è l'attività più diffusa, perché non ha bisogno né di preparazione, né di sforzo mentale, né di istruzione.

Sarà per la crisi economica che investe noi italiani, sarà per i toni drammatici e pessimistici della cronaca, ma credo che almeno sul divano di casa cerchiamo programmi che ci distendano e che per per qualche ora ci permettano di staccare la spina di ansie e preoccupazioni[189].

Quindi, tu che hai una situazione economica e sociale che non ti causa "ansie e preoccupazioni", non hai bisogno di televisione. Invece tu che torni a casa la sera, dopo 8 a 10 ore di lavoro esauriente, sopportato in condizioni inumane, sotto-pagato, tu che sei divorato dall'ansia perché non trovi lavoro, tu che sei costretto ad accettare un lavoro precario umiliante e mal pagato, tu che, dopo 15 o 20 anni di lavoro, sei stato licenziato, tu che non riesci a finire il mese con i soldi che guadagni, tu anziano che vivi con una pensione da miseria, tu donna che subisci le violenze di un marito alcolizzato, tu madre che hai un figlio o una figlia tormentati dalla droga, tu che hai il padre o il figlio o il marito mandato in una missione di "pace" dove fa la guerra e rischia di morire, infine tu che sai più o meno che sul pianeta dove vivi, ogni giorno l'inquinamento ti rende il respiro più difficile, dei bambini muoiono per mancanza di cibo o di medicine, uomini e donne civili sono uccisi sotto i bombardamenti del tuo governo, mentre tutto ciò esiste, il direttore di una rivista sulla televisione consiglia "che almeno sul divano di casa cerchiamo programmi che ci distendano e che per per qualche ora ci permettano di staccare la spina di ansie e preoccupazioni", dei programmi che preparano evidentemente il cervello annebbiato dei telespettatori a registrare gli ordini d'acquisto delle interruzioni pubblicitarie. Non si tratta quindi di pensare a come creare una vita libera di "ansie e preoccupazioni" ma soltanto di "staccare la spina per qualche ora" e l'indomani, ritrovarsi nelle solite "ansie e preoccupazioni". L'importante è che il direttore della rivista riceva un buon stipendio, presentandosi in una foto dove sorride in un ambiente confortevole, e che la televisione continui ad assicurare il suo ruolo di abbrutimento quotidiano e generalizzato dei cittadini "angosciati e preoccupati" mentre gli affaristi continuano a fare affari e i militari a fare guerre, affari e guerre che sono precisamente le cause delle angosce e delle preoccupazioni dei telespettatori.

Quando una società è caratterizzata da programmi televisivi, da prodotti artistico-culturali e da manifestazioni di divertimento dominati dalla bramosia del guadagno, dalla violenza e dalla la volgarità, non è solo per soddisfare le richieste del pubblico e fruttare soldi ai fabbricanti di questi prodotti, ma serve altrettanto a promuovere e consolidare i valori sui quali si basa questa società: bramosia del guadagno, la violenza e ciò che le giustifica: la volgarità.

Chi decide e trae profitto sul piano economico e in potere di controllo sociale dai fatti seguenti:

- lo spreco di un tempo enorme dei cittadini davanti al televisore,

- la diffusione di tanti film e serie televisive sulla criminalità comune, e quasi mai sulla criminalità economica, politica o militare, sulla sessualità e i sentimenti d'amore presentati nel modo più volgare, e quasi mai nel modo da apprezzarne le dimensioni etica ed estetica,

- l'importanza data nei libri, mass media , televisione e cinema, a individui e dirigenti più violenti, stupidi, egoisti, volgari,

- nelle televisioni pubbliche come in quelle private, i programmi televisivi che forniscono ai telespettatori più informazione, più cultura, più intelligenza e più sensibilità sono pochissimi e, quando questi programmi sono diffusi, è molto tardi nella notte, mentre i programmi che rendono i telespettatori più ignoranti, più stupidi e più egoisti sono la maggioranza e diffusi nei momenti di più grande disponibilità dei telespettatori,

- la maggior parte dei programmi televisivi e dei film al cinema creano e favoriscono la pigrizia mentale, la volgarità e la violenza in tutte le forme possibili?

Paragoniamo adesso il passato antico e il presente. Quale effetto è più deleterio sulla coscienza dei cittadini, sui loro sentimenti, sulla loro scelta per la pace o la guerra: l'antico spettacolo al Colosseo romano della lotta, del sangue e dell'uccisione dei gladiatori che ammazzano animali e si ammazzano tra di loro, o lo spettacolo presente quotidiano della lotta, del sangue e delle uccisioni, mostrato quotidianamente dalla televisione e dai film nei cinema?


La maggior parte dei lavori empirici (Bandura, Berkowitz, Leyens) dimostrano che l'espressione ripetuta di sentimenti ostili o l'assistenza a spettacoli violenti [190], lontano dall'eliminare l'aggressività, finisce, in molti caso, per rafforzarla. L'effetto della catarsi - che sia al livello dell'azione o della partecipazione immaginaria - è quindi lontano dall'essere sempre dimostrato.

Jacques Van Rillaer[191]


I produttori di programmi televisivi e di film dichiarano che i film e i programmi televisivi sono destinati a divertire. Questa finalità necessita di dare la prima importanza e glorificare, direttamente o indirettamente, la volgarità, la ricerca della ricchezza materiale a danno degli altri, la violenza e la guerra tra gli individui e tra i popoli?

Gli stessi I produttori di programmi televisivi e di film dichiarano che la finalità dei loro prodotti è di guadagnare soldi, rispondendo alle richieste dei clienti-spettatori. Ma quest'affermazione è sincera? Sono veramente i bisogni degli spettatori che condizionano i fabbricanti nella scelta di programmi e film, o, al contrario, è il bisogno dei fabbricanti che condiziona quelli degli spettatori? E qual è il bisogno di questi produttori se non di:

1) guadagnare soldi,

2) guadagnarli fabbricando prodotti conformi ai valori ideologici del fabbricante, e quindi del potere sociale che gli permette di operare?... Basta vedere i programmi televisivi e i film prodotti generalmente per capire quali sono questi valori ideologici: favorire e mantenere negli spettatori un infantilismo mentale che, da una parte, permette la penetrazione nel loro cervello indebolito dei messaggi d'acquisti commerciali e di conformismo sociale, e, dall'altra parte, li impedisce di desiderare partecipare alle decisioni sociali che li riguardano, in particolare la guerra e la pace.


11. Etica


La parola "Etica"


E' segno di civiltà che:

- nel pianeta, soprattutto nei paesi ricchi, le parole “etica” e “onestà” provochino generalmente un sorriso di disprezzo da parte di chi ha potere, come da parte di molti cittadini?

- i più forti (fisicamente, politicamente, economicamente, socialmente) ed i più furbi sono da quasi tutti ammirati?

E' segno di civiltà considerare che la filosofia o la poesia sono attività inutili o dannosa, mentre è utile e benefico conquistare posizioni di potere e accumulare ricchezze materiali?


Etica e denaro


Chi proclama la potenza del denaro e la necessità di arricchirsi, come può dichiararsi cristiano mentre Cristo ha dichiarato: "In verità vi dico: un ricco entrerà difficilmente nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli"?

Che genere di vita può esistere quando si dichiara "Il tempo è denaro" (Times is money) invece che: il tempo è vita?

E' ammissibile che chi vuole arricchirsi possa farlo in qualsiasi modo, anche in maniera illegale o criminale?


Etica e libertà di espressione


Nei paesi occidentali, si condanna la diffusione di scritti che contengono pregiudizi ed istigazione all'odio contro gli "Occidentali", contro i Cristiani o contro gli Ebrei. Perché allora si invoca la libertà di espressione, per non condannare, anzi per diffondere in milioni di copie gli scritti di autori occidentali che contengono pregiudizi ed istigazione all'odio razzista contro gli immigrati, in particolare contro gli Arabi, contro la religione islamica e i Musulmani, come nel caso della giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci?

Lo stesso, nei paesi occidentali, si condannano i preti musulmani che propagano pregiudizi e odio contro i Cristiani, ma non si condannano i preti cristiani che si comportano nello stesso modo contro i Musulmani, come per esempio il cardinale italiano Biffi e il prete Gianni Baget Bozzo[192].

A proposito del principio della libertà di espressione, per quale ragione, o piuttosto per quale mancanza di ragione, ai dirigenti e popoli occidentali non è bastata l'esperienza tragica del passato, quando era vietato all'Ebreo di criticare il Cristiano, mentre il Cristiano poteva esprimere qualsiasi pregiudizio e istigare a qualsiasi odio contro l'Ebreo? Fino a quando i dirigenti e popoli occidentali avranno bisogno dell'Ebreo di turno, la vittima alla quale è vietato avere il diritto alla libertà di espressione, ma contro la quale questo diritto è riconosciuto, anche i pregiudizi per giustificare l'odio?


Etica, politica e affari


E' segno di civiltà che, in tutte le società e da sempre, in regola generale, la politica come gli affari si oppongono all’etica?

E quando i politicanti o gli affaristi utilizzano la parola "etica", è soltanto per ingannare la gente? Per esempio, a propositivo della crisi finanziaria scoppiata nel settembre 2008 negli Stati Uniti, poi dilagata nel resto del mondo, ecco ciò che pochissimi mezzi d'informazione rivelano:

Truffa.- Ricordiamolo brevemente: il modo con il quale tutti i banchieri del pianeta hanno buttato dei titoli marci, detti anche "tossici" (quelli contenenti le famose subprimes) nei pacchetti di buone azioni rifilati ai vicini, come si mette un uovo marcio in un cesto di uova fresche, è puramente e semplicemente una truffa. La quale era generalizzata, conosciuta da tutti, banchieri e governanti, e soprattutto da coloro che oggi alzano le braccia al cielo sbraitando che bisogna "moralizzare il capitalismo finanziario"[193].

E' segno di civiltà:

- che la maggior parte dei dirigenti dei paesi democratici considerano la corruzione un'attività non soltanto inevitabile ma accettabile per il funzionamento della società?

- che chi difende i più deboli lo fa perché mette al primo posto l’etica, mentre chi difende i più forti lo fa perché mette al primo posto la cosiddetta "efficienza"?

- che, in nome di questa "efficienza", sia rispettato e ammirato in quanto "realista" chi applica la regola: il fine giustifica i mezzi?

- che a proposito degli Stati e dei governi, non si parla quasi mai della loro etica: l'etica della politica interna, l'etica della politica estera, l'etica militare, ecc.?

In particolare, il paese che si propone come modello di civiltà, gli Stati Uniti, la sua politica estera ha un'etica?

William Blum,

ex funzionario del dipartimento di Stato U.S.A., lasciò l'incarico nel 1967, a 34 anni, per protesta contro l'operato degli Stati Uniti in Vietnam:

La politica estera degli Stati Uniti non ha alcun elemento etico nel suo DNA. E' necessario sbarazzarsi di questa zavorra che impedisce di vedere al di là dei luoghi comuni e dei modi di dire.

E' piuttosto difficile per gli Americani e per i filo-americani di tutto il mondo accettare un tale concetto. Loro vedono i leader americani che sorridono ed esultano alla televisione, che si scambiano battute, li vedono con le loro famiglie, li sentono parlare di Dio e di amore, di pace e di legge, di democrazia e di libertà, di diritti umani e di giustizia, e perfino di baseball. Questi leader sanno bene come condannare senza mezzi termini le atrocità del mondo, con le parole giuste che la gente onesta di tutto il mondo vuole sentirsi dire, con quel perfetto groppo in gola che dimostra tutti quanto siano commossi. Come possiamo considerare queste persone dei mostri, come possiamo definirli immorali?

Hanno nomi come George o Dick o Donald, non Mohammed o Abdullah. E parlano tutti inglese. La gente come i Mohammed e gli Abdullah taglia le mani degli altri per punire un furto. Gli americani sanno bene che tutto ciò è orribile. Loro sono troppo civilizzati per questo genere di cose. Ma quelli che si chiamano George e Dick e Donald sganciano bombe a grappolo sulle città e sui villaggi, e i molti ordigni inesplosi si trasformano in mine antiuomo, e ben presto un bambino ne raccoglie una e ci inciampa sopra e perde un braccio o una gamba, o entrambe le braccia o entrambe le gambe, e talvolta perfino gli occhi; mentre le bombe a grappolo che riescono effettivamente a esplodere creano la loro terribile tempesta di schegge d'acciaio rovente ad altissima velocità.

Ma forse questi uomini non sono tanto immorali, quanto piuttosto amorali. Non provano un particolare piacere nel provocare tante morti e tante sofferenze. Più semplicemente non gliene importa nulla. Proprio come succede agli psicopatici. Purché le morti e le sofferenze portino avanti l'agenda dell'Impero, purché le persone giuste e le imprese giuste possano ottenere le ricchezze, il potere, i privilegi, il prestigio, purché le morti e le sofferenze non ricadano su di loro o sulle persone ad essi vicine. Allora non gliene importa nulla di quello che accade ad altri esseri umani, compresi i soldati americani che vengano gettati nel calderone della guerra e che poi tornano in patria (quelli che riescono a tornare) intossicati dall'agente arancio o afflitti dalla sindrome della guerra del Golfo che consumano i loro corpi un pezzo alla volta. I leader americani non si troverebbero nelle posizioni che occupano se di queste cose gliene importasse davvero[194].


3. "OCCIDENTE" E "ORIENTE"


Come si sono create e a chi danno profitto stereotipi come questi: per la maggioranza degli Occidentali, l' “Oriente” è “favoloso, misterioso, insidioso” e la donna orientale è velata e dominata, mentre per la maggioranza degli “Orientali”, l'“Occidente” è “ricco, depravato, crudele” e la donna occidentale è nuda e scostumata?

Se lo statuto della donna è uno dei criteri per distinguere l' "Occidente" dall' "Oriente", perché non si tiene conto del fatto che una donna è stata primo ministro in India, nello Sri Lanka, e in due paesi musulmani: il Pakistan e il Bangladesh?

Chi rivendica per l' "Occidente" radici "giudaico-cristiane", perché ignora quelle "greco-latine-pagane" e "ateo-razionaliste"? Chi rivendica per l'Oriente musulmano radici "arabo-musulmane" perché ignora quelle "persiane" e “mistico-razionaliste”? Chi rivendica per l'India radici "induiste", perché ignora quelle buddiste e agnostico-ateiste?

Gli Occidentali, insieme ai nazionalisti settari indù, considerano l'India il paese delle religioni, in particolare quella induista. Ignorano o hanno un interesse ad ignorare l'importante componente scettica e atea dell'India?

Anzi, il sanscrito non solo ha una letteratura religiosa più ampia di quella esistente in qualsiasi altra lingua classica, ma possiede anche il più cospicuo ammontare di scritti agnostici e ateistici[195].

Chi parla di "difesa dell'Occidente", cosa ha in mente:

- la visione statunitense di un Occidente che privilegia religioni varie e mette all'ordine del giorno guerre di religioni, o la visione europea di un Occidente che ricorda le tragedie passate in tema di fanatismo e intolleranza religiosa, e privilegia razionalismo, laicità e dialogo delle religioni?

- la visione statunitense di un Occidente che ha il culto integralista del denaro, o la visione europea di un Occidente che ricorda le tragiche rivoluzioni subite a causa dell'eccesso di culto del denaro, e cerca di inserire il denaro in una visione etica della comunità umana?

- la visione statunitense di un Occidente che considera la povertà una maledizione divina, o la visione europea di un Occidente che ricorda i ricorsi alla religione nefasti e pretestuosi, e considera la povertà un problema di funzionamento sociale?

- la visione statunitense di un Occidente che privilegia la forza brutale, o la visione europea di un Occidente che ricorda le tragedie come il nazismo, e privilegia il dialogo?

E chi parla di "difesa dell'Oriente", quale ha in mente:

- l'Oriente che ha contribuito economicamente, politicamente e culturalmente al miglioramento del benessere dei suoi popoli e dell'umanità, o l'Oriente che li ha sprofondati nella miseria economica, politica e culturale?

- l'Oriente che considera la religione un dogma da imporre con la violenza, o l'Oriente che considera la religione una scelta spirituale libera che risulta da una pacifica convinzione?

- l'Oriente che rimane imprigionato in una sterile nostalgia del passato, o l'Oriente che affronta il presente con la volontà di risolvere i problemi di benessere e di diritti umani dei popoli?


L'Occidente è Platone l'aristocratico, l'ateniese, sostenitore dei dittatori, cultore dei misteri religiosi egizi, o Diogene, il plebeo, l'immigrato dall'Asia minore ad Atene, l'indifferente agli uomini di potere, e cultore della sola ragione?

L'Occidente è l'Antico Testamento con il comando "Occhio per occhio e dente per dente", o il Nuovo Testamento con la raccomandazione "Ama i tuoi nemici"?


L'Oriente è Buddha, il ricco che sceglie la povertà, la non-violenza e frequenta i deboli, o Confucio, che sceglie di servire il più forte, o Mencio che dichiarava che "il popolo è nobile e il principe poca cosa"[196]?

L'Oriente arabo-musulmano è Alhallaj, filosofo torturato a morte per aver espresso liberamente il suo pensiero, o il sultano che lo ha torturato e messo a morte per eresia?


L'Occidente è l'esercito dei Crociati, guerrafondai in nome della religione, o la comunità degli intellettuali, filosofi, medici e giuristi che, in nome della ragione, hanno permesso il benessere di questo Occidente e collaborato al benessere dell'Oriente?

L'Oriente arabo-musulmano è l'esercito che ha combattuto in guerra i Crociati, o la comunità degli intellettuali, filosofi, medici e giuristi che hanno permesso il benessere di questo Oriente e collaborato al benessere dell'Occidente?


L'Occidente è l'Inquisizione o l'illuminismo?

L'Oriente asiatico è Attila o Lao Tze?

L'Oriente arabo-musulmano è il califfo di Baghdad o il sociologo Ibn Khaldun?


L'Occidente è il Cristianesimo o l'Ebraismo?

L'Oriente asiatico è il buddismo, il confucianesimo, il taoismo, l'induismo o lo shintoismo?

L'Oriente arabo-musulmano è il sunnismo o lo sciismo?


L'Occidente è il Cristianesimo e l'Ebraismo, o le culture pagane greca e romana?

L'Oriente asiatico è religione o morale atea?

L'Oriente arabo-musulmano è fanatismo o razionalismo?


L'Occidente è forza militare o forza morale? Machiavelli o La Boétie? Hobbes o Kant?

L'Oriente asiatico è Sun Tze, teorico della guerra, o Buddha, praticante della compassione?

L'Oriente arabo-musulmano è la "piccola jihad"[197], ossia la guerra contro chiunque non condivide la fede islamica concepita in modo unilaterale e fanatico, o la "grande Jihad", ossia lo sforzo di dominare i propri istinti malvagi e non danneggiare in nessun modo né se stesso né gli altri?

C'erano diversi tipi di jihad, naturalmente. C'era la jihad interiore, cosa che qualunque musulmano pratica di continuo. C'è la jihad della sapienza e dell'erudizione. C'è la jihad della lingua, che assume diverse forme. Può significare proselitismo (...). O può significare attivismo politico, attraverso i sermoni o attraverso la protesta, o persino tramite la propaganda (...). C'è la jihad portata avanti con le azioni, come il pellegrinaggio haji [parola araba per "pellegrinaggio"] alla Mecca, o persino le offerte in denaro per sostenere la jihad definitiva, la kutila fi sabillilah[198]. La guerra santa[199].


L'Occidente è Hitler, Martin Luther King o Che Guevara? ( quando e dove è stato già scritto?)

L'Oriente asiatico è il fascismo giapponese, la non violenza di Gandhi, o la resistenza armata cinese contro l'imperialismo giapponese, e vietnamita contro l'imperialismo statunitense?

L'Oriente arabo-musulmano è il dittatore Saddam Hussein o il dirigente palestinese Yasser Arafat, lo shah d'Iran o Khomeiny, il re d'Arabia Saudita o Osama Bin Laden?


L'Occidente è l'Europa, o gli Stati Uniti?

L'Oriente asiatico è l'India, il Giappone, o la Cina?

L'Oriente arabo-musulmano è l'Arabia Saudita, l'Iran o la Palestina?


Gli Ebrei sono "Occidente" o "Oriente"? Gli Ebrei che abitano in Israele sono Oriente o Occidente? E gli Ebrei cittadini di paesi occidentali sono prima ebrei, o prima cittadini del paese di cui hanno la cittadinanza?

Gli immigrati musulmani nei paesi occidentali, sono "Oriente" o "Occidente"? Sono prima musulmani, o prima cittadini occidentali?

La città di Gerusalemme è "Occidente" o "Oriente"?

Gesù Cristo è "Occidente" o "Oriente"?

Israele è "Occidente" o "Oriente"?


Il petrolio è "Occidente" o "Oriente"?

I massacri commessi da potenti eserciti sulle popolazioni civili è "Occidente" o "Oriente"?

Il terrore individuale eseguito con bomba artigianale, coltello e arma da fuoco leggera, è "Occidente" o "Oriente"?

La guerra è "Occidente" o "Oriente"?

La civiltà è "Occidente" o "Oriente"?

La barbarie è "Occidente" o "Oriente"?

La sete di dominazione planetaria è "Occidente" o "Oriente"?

L'opposizione a qualsiasi forma di guerra è "Occidente" o "Oriente"?


L'Occidente è vittima o aggressore?

L'Oriente asiatico è vittima o aggressore?

L'Oriente arabo-musulmano è vittima o aggressore?


Gli Ebrei sono Karl Max o i Rotschild, Simone Weil o Ariel Sharon, i morti nei campi di concentramento o i coloni in Palestina occupata, i sionisti o i non sionisti?

I Cristiani sono i soldati nazisti o i Tedeschi che hanno rifiutato di essere soldati e l'hanno pagato con la vita, Bush e Clinton o Martin Luther King e il luogotenente Ehren Watada, la ragazza statunitense che torturava i civili iracheni ad Abu Ghrib, o Rachel Carrie, l'altra ragazza statunitense che fu schiacciata da un bulldozer israeliano al quale si opponeva pacificamente per impedire la distruzione di una casa palestinese?

I Musulmani sono coloro che uccidono altri Musulmani e non Musulmani, o coloro che rifiutano l'uccisione di qualsiasi essere umano?

I Buddisti sono i soldati dell'impero fascista giapponese o i religiosi buddisti, i bonzi, che si sono opposti all'aggressione statunitense in Vietnam?

I moralisti sono coloro che predicano la morale ma agiscono in modo non morale, o coloro che non predicono nulla ma agiscono secondo una morale?


La resistenza e la rivoluzione sono appannaggio del solo "Occidente" mentre l' "Oriente" sarebbe abitato soltanto da popoli barbari?

Così quando turbolenze rivoluzionarie si diffondono nell'Oriente islamico, i sociologi ci rammentano come gli arabi siano legati alle "funzioni orali", mentre gli economisti - novelli orientalisti - ci ammoniscono che per l'Islam moderno né il capitalismo né il socialismo sono categorie adeguate. E quando l'anticolonialismo soffia con forza in tutto il mondo orientale, rendendolo più unito, gli orientalisti condannano il fenomeno considerandolo irrazionale, e un insulto ai principi democratici dell'Occidente. Mentre il mondo era alle prese con grandi, gravi problemi - il rischio di un conflitto nucleare, il possibile esaurimento di materie prime e altre risorse ambientali, l'aspirazione senza precedenti di larghi strati di popolazione alla giustizia economica e alla partecipazione politica -, un ritratto quasi caricaturale dell'Oriente veniva accettato e sfruttato da politici la cui fonte di informazioni era non solo il tecnocrate semi letterato, ma il super colto, raffinato orientalista. Il leggendario arabista del Dipartimento di Stato avverte dei piani degli arabi per dominare il mondo; i perfidi cinesi, gli indiani seminudi e gli indolenti musulmani si trasformano in uccelli rapaci avidi della "nostra" prosperità, da condannare quando "si convertono" al comunismo o ai loro atavici istinti orientali: due esiti con non poche affinità reciproche.

Una sorta di volgarizzazione dell'orientalismo contemporaneo è largamente diffusa nei giornali e nelle mentalità popolare. Per molti, gli arabi sono veniali, lascivi, potenziali terroristi, con nasi adunchi, e per lo più a dorso di cammello; la ricchezza di alcuni popoli e paesi arabi è fortuita o addirittura disonesta, frutto dell'estorsione petrolifera a danno delle nazioni veramente civili[200].

Chi uccide i valori che costituiscono la civiltà detta "occidentale"? Le bombe artigianali dei fanatici musulmani, o le bombe degli aerei statunitensi e europei? Chi uccide i valori della civiltà ebraica, i kamikaze palestinesi o i missili degli aerei dell'esercito israeliano? Chi uccide i valori delle civiltà dette "orientali"? Le bombe artigianali dei combattenti per la democrazia o per l'indipendenza del loro paese, o le bombe d'aereo degli Stati che li dominano?


4. LO SCONTRO O L' "INSEGNAMENTO DEL DISPREZZO"


E' nauseante vedere Gandhi, un avvocato sedizioso che ora si atteggia a quel genere di fachiro [asceta indù] ben noto in Oriente, salire a gran passi e mezzo nudo la scalinata del palazzo del viceré per conferire alla pari con il rappresentante del nostre Re.

Winston Churchill, 1931.


Sigmund Freud, 1915: Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte:

Perché in genere i gruppi etnici si disprezzano reciprocamente, perché si odiano anche in tempo di pace? E' un mistero il cui senso mi sfugge. Si potrebbe dire che basta che un gran numero, che milioni di uomini si trovino riuniti, perché tutte le acquisizioni morali dei singoli individui svaniscano rapidamente, ed al loro posto restino solo gli atteggiamenti psichici più primitivi, più brutali. Risultato molto doloroso che si attenuerà forse man mano che l'evoluzione continuerà il suo cammino avanti. Tuttavia noi crediamo che un po' più di franchezza e di sincerità nei rapporti tra gli uomini ed in quelli tra gli uomini ed i loro governanti, potrebbe aprire la strada a questa evoluzione[201].


1. Mondi separati o unità del mondo?


Si pretende che la storia del mondo si è sviluppata in modo separato con da una parte l'Occidente e dall'altra parte l'Oriente. Chi lo afferma ignora o fa finta di ignorare la realtà?

Nel suo libro intitolato The Eastean Origins of Western Civilisation, John M. Hobson mostra che è impossibile capire la storia del mondo dimenticando l'Oriente. Questa "dimenticanza" riflette tre omissioni maggiori. "Primo, l'Oriente ha conosciuto il proprio sviluppo economico dopo l'anno 500. In seguito, ha creato e mantenuto un'economia mondiale. Infine e soprattutto l'Oriente ha contribuito in maniera attiva a importante all'emergenza dell'Occidente inventando ed esportando in Europa le sue tecnologie, le sue istituzioni , le sue idee[202]."

I dirigenti politici e culturali, gli intellettuali e i giornalisti che fanno finta di ignorare la realtà, o la falsificano, quale obiettivo hanno se non quello di alimentare l'incomprensione e l'opposizione, quindi la guerra tra i popoli?


2. Scontro tra "civiltà" o tra possessori e bisognosi di risorse naturali?


Supponiamo che voglia impossessarti dell'acqua che si trova nel giardino di casa del tuo vicino. Diresti agli altri la verità sul motivo del tuo desiderio? O è meglio dichiarare che il tuo motivo è tutt'altro, nobile? Il migliore motivo è questo: dichiarare, con la voce più pacata, l'accento più sincero e il volto più serio, che il tuo vicino è un barbaro, un cattivo, che si comporta da dittatore contro la sua famiglia e rappresenta una minaccia pure contro la tua famiglia, quindi contro tutto il quartiere e perfino contro la città! E che tu, sei così buono che il tuo solo desiderio è di civilizzare questo vicino barbaro, agire preventivamente per impedirgli di nuocere, che sei così generoso che vuoi pure portare ordine e benessere nella sua casa, e quindi portare pace nel quartiere e nella città.

Supponiamo adesso che sei il capo di una nazione che vuole impossessarsi di una risorsa naturale di un'altra nazione. Non agiresti come l'uomo del primo esempio?


Le televisioni occidentali invitano generalmente a parlare rappresentanti religiosi musulmani e quasi mai i democratici laici provenienti dai paesi musulmani. Così le televisioni fanno credere che i conflitti sono di tipo religioso. Benché esistano problemi religiosi, le cause dei conflitti sono in realtà prima di tutto di tipo politico, cioè di potere (democrazia o dittatura) e di tipo economico, cioè per le risorse naturali (il loro sfruttamento a beneficio di un popolo o di una multinazionale).

Il propagatore della teoria dello "scontro delle civiltà", Samuel Huntington, afferma che dopo l'epoca durante la quale il conflitto principale era tra comunismo e liberalismo, oggi il conflitto principale è tra le civiltà, in particolare tra le religioni. Se questa affermazione fosse vera, come spiegare il fatto che i ricchi e potenti delle varie civiltà sono meno in conflitto tra di loro, mentre sono più in conflitto i ricchi di ogni civiltà con i poveri e deboli della propria civiltà? Ad esempio: i ricchi e potenti sauditi, pakistani, egiziani, marocchini, ecc., appartenenti alla civiltà musulmana, sono in realtà alleati da comuni interessi con i ricchi e potenti degli Stati Uniti, appartenenti alla civiltà occidentale, mentre gli stessi ricchi sono molto in conflitto con i loro cittadini poveri e deboli, appartenenti alla stessa civiltà e alla stessa religione, visto che li sottomettono alla dittatura.

E dove esistono conflitti tra ricchi e potenti appartenenti a civiltà diverse, per esempio tra statunitensi e russi o cinesi, il motivo sta nelle differenze di civiltà, come lo pretendono alcuni, o in realtà è prima di tutto nelle divergenze per il controllo delle risorse naturali delle quali hanno bisogno?

Il capo di Al Qaida dichiari di combattere in nome dell'Islam, e il presidente statunitense Bush Jr. dichiari di combattere in nome della civiltà con l' "aiuto" di Dio. Questi discorsi bastano per parlare di "scontro delle civiltà", ignorando questi fatti:

- che il capo di Al Qaida parla prima di tutto:

1) di territori musulmani (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Afghanistan, Iraq, Cecenia) occupati da eserciti stranieri di religione cristiana, e, nel caso della Palestina, di territori occupati da un esercito sionista di religione ebraica,

2) di risorse naturali rubate ai paesi musulmani,

- mentre il presidente statunitense Bush Jr:

1) tace sulla questione delle risorse naturali,

2) e, a proposito di territori, tace sulla loro occupazione, e parla soltanto della loro cosiddetta "liberazione" con l'esportazione della "democrazia", e, nel caso della Palestina, i Sionisti tacciono sulla loro occupazione dell'intera Palestina, e parlano soltanto della "difesa" contro il terrorismo palestinese?

Sulle diverse forme di proprietà, sulle condizioni di esistenza sociale si alza tutta una sovrastruttura di impressioni, di illusioni, di modi di pensare e di concezioni filosofiche particolari. La classe intera li crea e li forma sulla base di queste condizioni materiali e delle relazioni sociali corrispondenti. L'individuo che li riceve dalla tradizione o dall'educazione può immaginarsi che costituiscono le vere ragioni determinanti e il punto di partenza della sua attività.

Karl Marx[203]


Chi parla di "scontro delle civiltà" giustificandolo con il conflitto tra "Occidente" e Islam, ignora o finge di non conoscere il conflitto esistente all'interno dell'Islam stesso, tra chi sostiene la violenza terroristica e chi la rifiuta?

Senza dubbio non è casuale se l'organizzazione transnazionale [Al Qaida] ha preso il suo volo nel mezzo degli anni 1990 mentre la maggior parte dei movimenti islamisti (nazionali) rinunciavano alla violenza (di cui constatavano le conseguenze negative) per integrarsi nella vita politica dei loro rispettivi paesi. L'abisso tra i due correnti si manifestò pubblicamente in occasione dell'attentato contro le torri di New York e il Pentagono. La quasi totalità dei movimenti islamici, legali o clandestini, tutte le autorità religiose condannarono i crimini ciechi dei jihadisti, come la loro ideologia, denunciata come contraria agli insegnamenti del Corano. Dato che lo scisma fu largamente occultato dai media, l'accaduto non impedì all'islamofobia di espandersi nell'opinione occidentale: questa tende a confondere - con l'aiuto di vecchi pregiudizi e del vocabolario dei media - islam, islamismo, fondamentalismo, jihadismo e terrorismo[204].

Questo conflitto interno all'Islam ha prodotto e continua a produrre più vittime, morti e feriti musulmani che occidentali. Di conseguenza, la guerra in nome dell'Islam, ufficialmente condotta contro l' “Occidente” e il “sionismo”, è in realtà e prima di tutto una guerra civile all'interno della comunità musulmana, tra due concezioni opposte della religione islamica e della società, una democratica (di tendenza liberale o socialista, e l'altra dittatoriale teocratica. Quanti si ricordano che l'Europa, anche lei ha conosciuto , qualche secolo fa una guerra civile più o meno simile, altrettanto sanguinosa, tra i riformisti, sostenitori di una visione democratica e liberale, e i cattolici-romani-papisti, che difendevano una visione teocratica-autoritaria?

Per chi rispetta la realtà dei fatti, è ammissibile parlare di civiltà islamica in blocco, ignorando gli antagonismi tra sunniti e sciiti, tra integralisti e non integralisti, tra musulmani arabi e musulmani indiani (circa 140 milioni!) o bosniaci?

E come è ammissibile parlare di scontro tra civiltà islamica e civiltà occidentale, quando si sa che non esiste nessun conflitto tra qualsiasi movimento islamico, nemmeno integralista, ed alcuni paesi appartenenti alla civiltà occidentale come la Svezia o la Finlandia?

Tutti questi fatti contraddicono la teoria dello "scontro tra le civiltà". Chi finge di ignorarli, - in effetti, come un esperto del genere di Samuel Hutington può ignorarli -, per quale motivo lo fa? La conseguenza logica è che questa finta ignoranza prepara il terreno sul piano teorico e propagandistico alla giustificazione del prossimo attacco di un paese cosiddetto "occidentale" (gli Stati Uniti, per esempio) contro un paese della cosiddetta civiltà "islamica". E non è necessario essere un esperto per sapere che il paese islamico aggredito non sarà mai uno degli alleati, come l'Arabia Saudita, ma uno che non risponde agli interessi economici del paese occidentale aggressore, per esempio l'Iran.


Palestina


Il conflitto in Palestina è di tipo religioso (tra Ebrei e Musulmani) e di cosiddetta civiltà ("Occidente" contro Arabi), o, in realtà, prima di tutto un conflitto politico per il possesso di un territorio e di risorse naturali, tra due popoli (palestinese e israeliano)?


Afghanistan


Chi ha trasformato la prima guerra contro l'Afghanistan da conflitto politico (per il controllo del territorio da parte dell'Unione Sovietica) in un conflitto religioso (tra Musulmani e atei comunisti)? Non solo i Mujahidin ma altrettanto i loro alleati di allora, i governanti statunitensi che aiutavano massicciamente quelli che chiamavano "combattenti per la libertà", ovvero i Mujahidin.


Iraq


Da una parte, il governo statunitense di Bush Jr affermava l'esistenza di un collegamento tra il regime di Saddam Hussein e l'organizzazione Al Qaida; l'affermazione si è rivelata falsa. Dall'altra parte, il dittatore iracheno invocava l'Islam per lottare contro gli Stati Uniti, invocazione falsa perché il regime iracheno era laico e anti-integralista.

Ma cosa dimostra la realtà dei fatti? Che il conflitto tra Stati Uniti e Iraq non riguardava la religione (Cristiani contro Musulmani) e la civiltà ("Occidente" contro Arabi orientali), ma prima di tutto era un conflitto politico (per il controllo del territorio iracheno) ed economico (per il controllo del suo petrolio).

Non c'è bisogno di evocare l'islam o lo scontro delle civiltà per spiegare perché gli Afghani o gli Iracheni resistono alle forze militari sul loro territorio. Né di parlare di antigiudaismo o di antisemitismo per capire le ragioni dei Palestinesi di non rallegrarsi dell'occupazione israeliana delle loro terre. Né di citare i versetti del Corano per dare un senso alle reazioni dei Libanesi che, nel 2006, resistevano alla distruzione delle infrastrutture del loro paese[205].


Serbia e Kosovo


La guerra nell'ex-Jugoslavia è stata presentata come un conflitto religioso (Cristiani ortodossi contro Musulmani) ed anche conflitto di civiltà (l' "Occidentale" Serbia contro l'"orientale" Kosovo).

Se il motivo principale della guerra fosse stata lo "scontro tra le civiltà", come spiegare che gli occidentali e cristiani Stati Uniti hanno mosso guerra all'occidentale e cristiana Serbia, per difendere i Musulmani orientali kosovari?

Il Kosovo non ha risorse naturali. Qual'era quindi il motivo della guerra? Il seguito degli avvenimenti lo ha mostrato: l'utilizzo del territorio kosovaro da parte dell'esercito statunitense per controllore tutta la regione del Balcani, che è anche il retroterra del territorio russo.


Cecenia


Il conflitto tra il popolo ceceno e lo Stato russo è causato dal fatto che i Ceceni sono di religione musulmana mentre i Russi sono di religione cristiana ortodossa, o è prima di tutto un conflitto tra un popolo in lotta per la sua indipendenza contro la dominazione imperialista russa che occupa il suo paese per disporre di un territorio militarmente strategico?


Kurdistan


il conflitto tra il popolo curdo e lo Stato turco è causato dal fatto che Curdi e Turchi sono di etnie diverse, anche se della stessa religione musulmana, o è prima di tutto un conflitto tra un popolo in lotta per la indipendenza contro la dominazione turca?


Non diventa così evidente che la presentazione di un conflitto come religioso o di civiltà, o ancora di etnie, è solo una propaganda intenta a manipolare i cittadini e l'opinione mondiale, per mascherare il conflitto principale, che, secondo i casi, ha un motivo prioritario tutt'altro? Ecco alcuni esempi:

1) il controllo di un territorio per lo sfruttamento delle sue risorse naturali: caso dell'Iraq da parte degli Stati Uniti: per il suo petrolio ma anche per l'installazione di basi militari di accerchiamento ed un eventuale attacco contro l'Iran,

2) il controllo di un territorio per lo sfruttamento di vie di trasporto terrestre di risorse naturali: il gasdotto previsto in Afghanistan, ma anche per sorvegliare elettronicamente, accerchiare ed eventualmente attaccare la Cina;

3) il controllo di un territorio che non ha risorse naturali, ma serve come base militare di trasporto e/o sorveglianza di paesi avversari, come è accaduto:

- in Kosovo, da parte degli Stati Uniti contro la Russia,

- in Cecenia, da parte della Russia contro potenziali avversari.


Presentare i conflitti tra le nazioni principalmente come scontro tra religioni, tra civiltà o tra etnie, confondere, tra i Musulmani, la minoranza che utilizza la violenza in nome dell'Islam, con la maggioranza pacifica[206], o confondere, tra i Cristiani, la minoranza che utilizza la violenza dello Stato in nome del Cristianesimo, con la maggioranza pacifica, o confondere tra gli Ebrei i Sionisti che in nome della Bibbia negano ai Palestinesi i loro diritti, con gli anti-sionisti che riconoscono i diritti dei Palestinesi, questa confusione, che non corrisponde alla realtà, a chi serve se non a chi vuole occultare il conflitto principale tra nazioni, ossia il controllo dei territori per l'uso delle loro risorse naturali e/o per il loro utilizzo militare per sorvegliare, accerchiare e, eventualmente attaccare paesi confinanti, e, così, conservare la supremazia economica e militare?

E gli intellettuali ed esperti, qualsiasi sia la loro appartenenza nazionale, culturale e religiosa, che propagano questa falsità, agiscono per ignoranza, o per obbedire a chi li stipendia, o per realizzare semplicemente il proprio desiderio di far parte dei dominatori?


3. Identità


Identità degli Stati Uniti


Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 2050 i cittadini statunitensi di età superiore ai 65 anni passeranno dal 12 % attuale al 21 % della popolazione, e la situazione non è peggio soltanto grazie alla parte africana e latina di questa popolazione. L'ideologo statunitense Samuel Huntington, nel suo libro “Who Are We: The Challenges to America's National Identity" (Chi siamo: le sfide all'identità nazionale americana), indica questa situazione come minaccia per l'identità nazionale.

Qual è la differenza tra questa visione e quella nazista che indicava gli Ebrei e gli Zingari come una minaccia per la cosiddetta identità nazionale tedesca? E se la visione nazista ha portato alla tragedia della seconda guerra mondiale, a quale tragedia potrebbe portare la teoria della identità nazionale statunitense e della minaccia di cui sarebbe la vittima da parte di quelli che hanno preso il posto degli Ebrei e degli Zingari: le persone di origine africana e latino-americana? La teoria di Samuel Hutington non è ancora più ridicola e più scandalosa di quella nazista, visto che, contrariamente al popolo tedesco, quello degli Stati Uniti è composto d'immigranti provenienti da popoli diversi?


Identità dei popoli


La teoria dello "scontro tra civiltà" viene rafforzato da un altra teoria, propagata da studiosi come Bernard Lewis: la teoria dell'identità dei popoli. Secondo questa teoria, le identità dei vari popoli o civiltà sono così diverse da essere conflittuali, da cui lo "scontro tra civiltà" perché avrebbero identità antagoniste.

Basandosi sugli atti che certi Musulmani hanno compiuto contro la ragione e la tolleranza, nel passato e/o oggi, certi studiosi, in particolare Bernard Lewis, concludono che l'Islam è "per natura" incapace di ragione e di tolleranza. Perché allora, basandosi sugli atti simili di Cristiani contro la ragione e contro la tolleranza, nel passato e/o oggi, non si trae la stessa conclusione: che il Cristianesimo è "per natura" incapace di ragione e di tolleranza?

E ancora. Perché non si fa il paragone, dall'inizio ad oggi, tra gli atti contro la ragione e la tolleranza commessi rispettivamente dall'Islam e dal Cristianesimo, e stabilire se l'Islam ha prodotto atti simili o più gravi dell'Inquisizione, delle Crociate, del colonialismo e dei campi di sterminio nazisti?

Chi afferma che l'uso della ragione è esclusivamente occidentale, ignora o finge di ignorare filosofi razionalisti come il musulmano Ibn Roshd (Averroè) o l'imperatore indiano di fede musulmana Akbar?

La pratica della ragione e il rifiuto del tradizionalismo sono così luminosamente chiari da non aver bisogno di argomenti. Se avesse ragione il tradizionalismo i profeti avrebbero semplicemente seguito i propri antenati (e non avrebbero portato nuovi messaggi).

Akbar [207]


Non sto sostenendo, naturalmente, che tutte le posizioni che raccomandano l'uso del ragionamento per realizzare l'armonia sociale e l'umanità sono fiorite allo stesso modo in tutte le civiltà del mondo. Non sarebbe solo una falsità, ma rappresenterebbe anche una pretesa, molto stupida, di uniformità meccanica: tuttavia, una volta riconosciuto che molte idee considerate essenzialmente occidentali sono fiorite pure in altre civiltà, ci sarà chiaro anche che queste idee sono meno legate a una cultura specifica di quanto a volte si dica. Ed è già un motivo per non essere pessimisti sulle prospettive dell'umanesimo razionale nel mondo[208].

Chi considera l'Islam una religione intrinsecamente intollerante, che sia un Occidentale, nemico della religione musulmana, o un estremista fondamentalista che pretende di rappresentare l'unico vero Islam, ignorano o fanno finta di ignorare che la realtà è storicamente diversa?

(...) i detrattori occidentali dell'Islam e i nuovi campioni del retaggio islamico hanno ben poco da dire sulla tradizione di tolleranza dell'Islam, almeno altrettanto importante storicamente di quella intollerante. Finiamo per chiederci che cosa poteva indurre Maimonide, in fuga dalle persecuzioni degli ebrei nella Spagna del XII secolo, a rifugiarsi nell'Egitto di Saladino, e perché mai il filosofo trovò aiuto e una posizione onorevole alla corte dell'imperatore musulmano che combatté valorosamente per l'Islam durante le Crociate?[209]

Chi parla di "scontro delle civiltà", ignora o finge di ignorare alcuni elementi delle culture non occidentali, considerandole essenzialmente religiose, come nel caso della cultura indiana?

Il sanscrito e il pali hanno un corpus di letteratura atea e agnostica più grande di qualsiasi altra tradizione classica. Anche le opere indiane di argomento non religioso, dalla matematica, l'epistemologia e la scienza naturale, fino all'economia e alla linguistica, sono pressoché ignorate. (Suppongo che l'eccezione sia rappresentata dal Kamasutra, che i lettori occidentali riescono a studiare con molto interesse). Sottolineando in modo selettivo le differenze rispetto all'Occidente, è sempre possibile ridefinire le altre civiltà in termini non loro propri, rendendole di volta in volta esotiche e amabili o terrificanti e bizzarre o semplicemente strane e affascinanti. E quando l'identità viene "definita per contrasto", le divergenze dall'Occidente diventano centrali[210].


Oggi, in Medio Oriente, India o Cina, chi rifiuta, in nome della cosiddetta "tradizione" o religione, la scienza e la tecnologia, per il motivo che provengano dall' "Occidente", ignora o finge di ignorare che, nell'inizio del primo millennio, la scienza e la tecnologia provenivano precisamente da paesi come la Cina, l'India e il Medio Oriente, e che l'Europa ha potuto svilupparsi materialmente e culturalmente grazie alla sua capacità di accogliere e sviluppare queste scienze e tecnologie che venivano da culture e religioni diverse?

Nel mondo intorno al 1000, per esempio, l'alta tecnologia comprendeva la carta e la stampa, la balestra e la polvere da sparo, la carriola e il ventilatore a pale, l'orologio e i ponti levatoi manovrati da catene di ferro, l'aquilone e la bussola; ognuno di questi aspetti dell' "alta tecnologia" era ben conosciuto in Cina e praticamente ignoto altrove. Fu la globalizzazione a diffonderli in tutto il mondo, Europa compresa.

Qualcosa di simile si può dire anche dell'influenza dell'Oriente sulla matematica occidentale. Il sistema decimale si formò e giunse a maturazione in India fra il II e il VI secolo, e poco dopo cominciò a essere usato sistematicamente dai matematici arabi. Questa tecnica raggiunse l'Europa nell'ultimo quarto del X secolo, e i suoi straordinari effetti cominciarono a farsi sentire nei primi anni del II millennio. La globalizzazione in campo matematico, così come nelle scienze e nell'ingegneria, svolse un ruolo di primo piano in quella rivoluzione del pensiero e dell'organizzazione sociale che contribuì a dare all'Europa la sua forma moderna. Se a suo tempo avesse resistito alle correnti globalizzatrici della matematica, della scienza e della tecnologia, l'Europa sarebbe stata molto più povera; e qualcosa di molto simile accade, nella direzione inversa, anche oggi. Sarebbe un grave errore identificare il fenomeno della diffusione mondiale delle idee con l'imperialismo ideologico, così come sarebbe stato un errore qualsiasi resistenza europea all'influenza orientale all'inizio dello scorso millennio[211].

La libertà e la tolleranza sono davvero valori esclusivamente "occidentali", come dichiarano i propagatori dello "scontro tra le civiltà" ed anche, in strano accordo con loro, gli integralisti religiosi musulmani, induisti o altri?

Oggi, quando si categorizzano le civiltà, spesso si usa come criterio una libertà individuale che sarebbe parte, introvabile altrove, dell'antico retaggio dell'Occidente. Naturalmente è facile trovare dei classici occidentali che difendono questo o quell'aspetto della libertà individuale: Aristotele per esempio è tanto per la libertà quanto per la tolleranza (benché solo per i maschi liberi, non per le donne o gli schiavi). Ma possiamo riscontrare varie difese della libertà e della tolleranza anche in autori non occidentali: in India ce ne dà un buon esempio l'imperatore Ashoka, che nel III secolo a. C. coprì il paese di iscrizioni su tavolette di pietra in cui si parlava di buon comportamento e saggio governo e si rivendicavano certe libertà fondamentali per tutti. Ashoka non escluse nemmeno le donne e gli schiavi, come fece invece Aristotele, anzi insisteva che di questi diritti dovevano godere anche anche le "genti della foresta", che abitavano in comunità preagricole lontanissime dalle città. (...)

Certo esistono altri autori classici indiani che danno valore non alla tolleranza e alla libertà ma alla disciplina e all'ordine, come fece per esempio Kautilya nel IV secolo a. C. (nel suo Arthasastra, traducibile con "scienza economica"); ma anche per alcuni classici dell'Occidente come Platone e Sant'Agostino al primo posto veniva la disciplina sociale. Così, dato che in ogni paese troviamo forti differenze interne, forse quando si parla di libertà e tolleranza ha senso mettere insieme Ashoka e Aristotele da una parte e Platone, Agostino e Kautilya dall'altra. Naturalmente queste classificazioni basate sulla sostanza sono radicalmente diverse da quelle basate sulla cultura o l'area geografica[212].

Chi parla di un Islam incompatibile con la democrazia, ignora o finge di ignorare l'esistenza di un Islam democratico e liberale, per esempio in India, Bangladesh, Indonesia?

Chi, considerando il comportamento intollerante dei Talebani in Afghanistan, conclude all'Islam come religione di essenza intollerante, ignora o finge di ignorare che questo tipo di intolleranza ha avuto luogo anche nella religione cristiana? Un esempio. Savonarola ha combattuto contro la civiltà rinascimentale, come i Talebani hanno combattuto contro la cosiddetta "modernità", ha fatto bruciare dei libri come i Talebani hanno fatto bruciare videocassette, e ha distrutto ciò che considerava un'arte immorale, come i Talebani hanno distrutto la statua di Buddha.


Quanti lettori occidentali di Bernard Lewis, l'autore statunitense considerato un esperto del mondo arabo-musulmano, hanno letto anche, per esempio, gli scritti dello studioso statunitense di origine palestinese, Edward W. Said, per verificare se l'erudizione di Bernard Lewis è seria o superficiale, rispettosa e onesta o "condiscendenza e malafede"[213]?

La sua posizione nel mondo politico degli esperti angloamericani di questioni mediorientali è quella del dotto orientalista, e ogni riga che egli scrive è imbevuta dell' "autorevolezza" della disciplina. Ciò nonostante per almeno quindici anni i suoi contributi sono stati nell'insieme decisamente ideologici, nonostante vari tentativi di ironia e maggiore sottigliezza. I suoi scritti più recenti illustrano perfettamente la posizione dell'accademico il cui lavoro pretende di essere un contributo scientifico liberale e obiettivo, mentre in realtà è assai prossimo a essere pura propaganda contro [214] il proprio oggetto di indagine. Ciò non dovrebbe costituire comunque una sorpresa per chi abbia familiarità con la storia dell'orientalismo; si tratta solo dell'ultimo in ordine di tempo - e del meno sottoposto a critica, almeno in Occidente - tra gli scandali dell' "erudizione".

A tal punto Lewis si è lasciato coinvolgere dalla propria propensione a screditare gli arabi e l'islam che persino le sue capacità di storico e di studioso sembrano aver risentito[215].

Sono in crisi soltanto le società arabo-musulmane o anche le società occidentali?

In una maniera generale, il tragico dell'uomo moderno sta in questo: ha creato per se stesso delle condizioni di esistenza che, tenuto conto della sua evoluzione filogenetica, non è capace di padroneggiare. Il timore, l'odio, l'aggressività, la cupidigia, che, negli stadi primitivi della vita, servivano all'uomo per affermare la sua esistenza, minacciano adesso questa a causa delle condizioni di esistenza che ha egli stesso, con una crescente rapidità, contribuito a stabilire. Dopo tali cambiamenti, l'eredità psichica dell'uomo rappresenta per lui una minaccia di annientamento immediato.

Quando seguiamo nei giornali ciò che capita nella politica degli Stati, abbiamo l'impressione che non c'è salvezza: la parte dell'eredità psichica dell'uomo che si oppone alla vita sembra avere la meglio inevitabilmente, le conseguenze funeste delle condizioni tecniche attuali appaiono ineluttabili.

29 agosto 1948,

Albert Einstein[216]

Se Albert Einstein fosse ancora vivo, cosa aggiungerebbe oggi sullo stato del mondo, e in particolare della civiltà occidentale al suo interno, e nelle sue relazioni con la parte povera del pianeta?


4. Una vecchia "nuova" teoria


E' solo per caso che subito dopo la fine dello scontro con il nemico rappresentato dal “comunismo”, è apparsa negli Stati Uniti la teoria dello "scontro tra civiltà"? Questa teoria è nuova o soltanto l'ultima versione di una vecchia teoria? Ecco un elenco delle vecchie teorie, dalle più recenti alle antiche:

- negli anni trenta del secolo scorso: di fronte ai popoli che manifestavano il loro diritto a liberarsi dal colonialismo, è uscito un libro con questo titolo: "Défense de l'Occident" (Difesa dell'Occidente). L'autore affermava:

Il destino della civiltà d'Occidente, il destino dell'uomo tout court sono oggi minacciati. (...) All'antica e facile sottomissione è succeduta un'ostilità sorda, e qualche volta un vero odio che aspetta solo l'ora propizia per passare all'azione. (...) Questi popoli aspirano a rifare la loro unità contro l'uomo bianco di cui proclamano il disastro[217].

- durante la seconda guerra mondiale, la teoria nazista dello scontro tra la cosiddetta civiltà "ariana" e quella "ebraica-semitica",

- sempre durante la seconda guerra mondiale, la teoria fascista giapponese della "razza divina":

Il pensiero della "razza pura" venne gonfiato durante la seconda guerra mondiale. La propaganda ufficiale dell'epoca ribadiva che, grazie alla loro unicità e quindi purezza, i giapponesi si distinguevano dagli altri popoli e che in quanto "razza divina" spettava loro il compito storico di dominare i popoli inferiori. Dopo che il generale Yamashita nel 1941 ebbe sconfitto gli inglesi e conquistato Singapore, la gente di Tokyo ripeté soddisfatta una sua famosa dichiarazione: "I bianchi, secondo il loro stesso scienziato Darwin, discendono dalle scimmie. Noi giapponesi discendiamo dagli dei. Questa guerra fra scimmie e dei è ovvio chi la vincerà!"[218]

- durante la prima guerra mondiale lo scontro tra la civiltà cosiddetta "latina" e quella "germanica",

- durante il colonialismo, la teoria dello scontro tra la civiltà "europea occidentale" e i "selvaggi" dei paesi da colonizzare,

- prima ancora, la teoria dello scontro tra i Crociati europei-cristiani e i Musulmani del Medio-Oriente,

- e ancora prima, le teorie antiche dello scontro tra i "civilizzati" greci e i "barbari" persiani, tra i "civilizzati" romani e i "barbari" germanici, tra i "civilizzati" cinesi dell'Impero e gli altri popoli considerati "barbari".

Tutte queste teorie hanno due caratteristiche comuni:

1) invocare un motivo nobile, la cosiddetta lotta di una civiltà contro una barbarie, per nascondere il desiderio di dominare un altro popolo,

2) il motivo vero della dominazione di questo popolo è di impadronirsi delle sue risorse materiali e del suo territorio.

In realtà, chi è il più barbaro: il popolo aggredito e spogliato, o il popolo aggressore e rapinatore di risorse naturali?

Se si tiene a parlare di scontro tra civiltà, non è più corretto considerare che lo scontro principale, fondamentale, che determina tutti gli altri scontri, è tra chi pratica la guerra per impossessarsi di risorse naturali altrui, - e in quanto tale è il vero barbaro -, e chi rifiuta la guerra perché rispetta la proprietà altrui sulle risorse naturali, - e in quanto tale è il vero civilizzato?


Chi vanta una civiltà che dice di promuovere la libertà, perché non precisa di quale tipo di libertà parla: quella che rispetta la libertà altrui (per esempio, per un popolo, di gestire liberamente le sue risorse naturali), o la libertà del più forte contro il più debole (per esempio la libertà della nazione più forte di impadronirsi con la guerra delle risorse naturali della nazione più debole)?

Lo scontro attuale non è davvero di tipo nuovo, cioè uno scontro tra "civiltà", ma è semplicemente, come quelli del passato, il ripetersi dello scontro del popolo più forte per dominare il più debole ed impossessarsi del suo territorio e/o delle sue risorse, con il ripetersi della stessa giustificazione propagandistica dello scontro tra "civiltà".

(...) troviamo nella natura umana tre cause principali di conflitto: prima, la competizione; secondo, la diffidenza; terzo, la gloria.

La prima spinge gli uomini ad attaccare per il profitto, la seconda per la sicurezza, la terza per la reputazione.

Thomas Hobbes[219]


In fondo si tratta solo di una lotta per il potere di un genere vecchio che, come lotte della stessa natura appartenenti al passato, si presenta agli uomini sotto un'apparenza semi-religiosa.

Albert Einstein[220]


I vari Samuel Huntington e Bernard Lewis, che teorizzano e propagandano concetti come lo "scontro tra civiltà", la minaccia sull' "identità nazionale", la "natura intrinseca" della religione islamica, ecc., focalizzano le loro teorie in particolare contro i Musulmani. E' solo una coincidenza il fatto che questi Musulmani, in Medio Oriente, occupano un territorio di un'importanza strategica fondamentale (basta osservare una carta geografica), e possiedono risorse di ancora più grande importanza strategica, il petrolio?

A questo proposito, quanti si ricordano una tragica esperienza, appena passata?

Il folle progetto di sterminare gli ebrei non sarebbe stato realizzabile se non avesse trovato il suo terreno di gestazione, di sviluppo e di alimentazione nelle congerie di concetti e immagini negative e negativizzanti con cui i cristiani - divenuti all'epoca costantiniana gruppo dominante - hanno accompagnato e tramandato il volto degli ebrei, e che J. Isaac ha chiamato "insegnamento del disprezzo": turbolenti e crudeli di animo, duri di mente e ostinati; pigri, testardi e misantropi; adoratori dell'asino e del maiale (perché non lo mangiano, e se non lo mangiano, è perché lo adorano!), empi, atei e profanatori di ostie e - soprattutto - omicidi, colpevoli di "deicidio" e di infanticidi rituali. (...) il disprezzo dell'Antico Testamento, superato e abrogato dal Nuovo, lo stereotipo della religione ebraica come "materialista" e adoratrice di un Dio crudele e vendicativo e, soprattutto, l'accusa di "deicidio" riferita a tutti [221] gli ebrei di tutti i tempi[222].

Negli scritti di certi intellettuali e cosiddetti esperti di paesi occidentali, al posto delle parole "arabi" o "musulmani", mettete le parola "ebrei" o "semiti", e i testi sembreranno quelli che hanno preparato e giustificato tutti i crimini contro gli Ebrei, fino al tentativo di sterminio nazista.

Oggi, i testi dove leggiamo, al posto della parola "semiti" la parola "arabi" e al posto di "ebrei", "musulmani", cosa preparano e giustificano questi testi, se non lo sterminio, almeno il dominio del popolo palestinese e degli altri popoli arabi e musulmani, per controllare i loro territori e le risorse naturali? La sostanza del discorso è la seguente: Questi musulmani arabi sono cattivi e barbari, quindi è giusto che noi occidentali e cristiani, che siamo buoni e civilizzati, abbiamo il controllo del loro territorio e delle loro ricchezze, in modo che la loro cattiveria e la loro barbarie non ne facciamo un uso negativo.

Lo "scontro tra civiltà", non è una teoria basata su uno scontro reale tra le pregiudizi e le ignoranze che caratterizzano i popoli, e che alcuni ideologi, travestiti in teorici esperti, manipolano per giustificare le guerre?


Consideriamo adesso le armi utilizzate nei conflitti bellici. I governi appartenenti alla civiltà occidentale (Stati Uniti o Russia) o i governi appartenenti alla civiltà ebraica (Israele) uccidono con bombe e missili aerei, mentre organizzazioni appartenenti alla civiltà islamica (Al Qaida) uccidono con coltelli e bombe artigianali, e una volta con aerei civili dirottati. Questa differenza nell'uso dei mezzi bellici è causato da differenza tra le civiltà, o piuttosto da differenze tra le possibilità di disporre di un tipo di mezzi bellici, e non di un altro?

Consideriamo adesso le azioni compiute nei conflitti bellici, in particolare l'uccisione di civili. Perché questa stessa azione, quando è commessa da un esercito sarebbe civile, mentre quando lo è da un'organizzazione clandestina sarebbe barbarie?


Consideriamo adesso le occupazioni di territorio. L'occupazione del territorio americano da parte degli Europei è stato uno "scontro tra civiltà" occidentale e indiana o un colonialismo con genocidio di un popolo intero? L'occupazione da parte degli Stati europei di altri paesi del pianeta, è stato uno "scontro tra civiltà" occidentale da una parte e, dall'altra parte, "civiltà" africana, asiatica, araba, ecc., o prima di tutto una dominazione coloniale per accaparrare territori detentori di materie prime? La guerra nazista contro gli Ebrei è stato uno "scontro tra civiltà" "ariana" e "semitica", o un'oppressione tedesca con tentativo di genocidio di un popolo intero? Ecco come Adolf Hitler presentava il conflitto:

La lotta che presentemente infuria ha scopi molto grandi: una civiltà lotta per la propria sopravvivenza; una civiltà che comprende in sé millenni e che contiene insieme l'ellenismo e il Germanesimo.

Adolf Hitler[223]

Qual è la differenza tra la teoria della "purezza e superiorità di una razza" o dello "scontro tra le razze", e la teoria della "purezza e superiorità di una civiltà o di un'identità" e dello "scontro tra civiltà"?[224]

Un intellettuale, come Huntington, che:

1) giustifica i bombardamenti sulla popolazione civile del Sud Vietnam,

2) dichiara che il conflitto principale oggi è tra le identità culturali e religiose,

3) e denuncia il pericolo che l'immigrazione fa correre agli Stati Uniti, quest'intellettuale non ci ricorda l'ideologia nazista che:

1) giustificava i bombardamenti sulle popolazioni civili europee,

2) dichiarava che il conflitto principale è tra "l'ebraismo mondiale" e la "razza ariana",

3) e denunciava il pericolo per l'identità della "razza" germanica di essere contaminata da altre popolazioni considerate "inferiori"?

E' corretto considerare Huntington un teorico, un esperto, o più realmente un ideologo, simile a quelli nazisti, nel senso che è un fabbricante di false giustificazioni, con pretesa scientifica, per preparare l'opinione pubblica ad un'azione di dominazione e di guerra di un paese, il suo, che, come la Germania nazista, vuole dominare per essere ancora più forte e più ricco?


I sostenitori occidentali, ed anche non occidentali (musulmani, ebrei, induisti e altri), della teoria dello “scontro tra civiltà” e tra religioni, ignorano o fingono di ignorare l'esistenza delle realtà seguenti:

- da una parte:

- lo scontro tra paesi ricchi (sfruttatori e/o aggressori) e paesi poveri (sfruttati e rivoltati),

- lo scontro nello stesso paese tra ricchi (dominatori e sfruttatori) e poveri (dominati e sfruttati),

- lo scontro tra alcune attività economiche (inquinanti e distruttrici) e la natura (squilibrata),

- dall'altra parte:

- gli aspetti comuni alle varie civiltà, per esempio tra stoicismo greco e buddismo, tra filosofia greca e ebraismo e cristianesimo[225] e Islam, infine tra le religioni ebraica, cristiana e musulmana?

- il fatto che la maggioranza dei Musulmani non condivide l'interpretazione del Corano e il comportamento che ne traggono la minoranza di estremisti che si considerano i veri musulmani?

E per me era chiaro che al Four Feathers[226] c'erano numerosi estremisti. Notavo tutto ciò; qualche anno prima, Hakim mi aveva insegnato in Marocco il modo in cui quegli uomini muovevano le labbra in costante e silenziosa preghiera, il modo in cui eseguivano la salat[227], il modo in cui tenevano gli occhi fissi a terra di fronte a sé, il fatto che i pantaloni gli arrivassero poco sopra le caviglie.

Soltanto in pochissimi notai anche qualcos'altro: il modo in cui camminavano. Era lo stesso passo leggero che avevo visto e imparato ai campi [di addestramento].

Quando esaminai più attentamente quegli uomini, notai anche altre cose... la voce pacata, lo sguardo calmo e implacabile, e le occhiaie nere[228].


In fin dei conti, sul piano antropologico, la teoria dello "scontro tra le civiltà" e tra le "identità", non è la continuazione del solito meccanismo arcaico, che funziona dall'inizio della specie umana: "All'opposizione di ognuno contro ognuno succede bruscamente l'opposizione di tutti contro uno"[229]. Detto diversamente: quando i conflitti interni ad una comunità, od una nazione minacciano troppo la sua unità, i dirigenti hanno sempre bisogno e trovano uno sfogo sotto la forma di un nemico esterno. Infatti, le nazioni con un basso livello di conflitti interni, come la Finlandia, la Svezia o la Svizzera, non ricorrono a conflitti contro un nemico esterno, e non producono teorici alla maniera di Samuel Huntington e Bernard Lewis.


5. Chi sono i teorici?


Per capire meglio i motivi di coloro che propagano la teoria dello "scontro tra civiltà" o tra identità culturali, è utile conoscere la vera biografia politico-culturale dei suoi teorici, e la loro reale posizione nel sistema del potere politico, economico e mediatico.

L'espressione "scontro delle civiltà" è stato usato per la prima volta da Bernard Lewis, nato nel 1916, in un articolo nel numero del settembre 1990 di The Atlantic Monthly intitolato The Roots of Muslim Rage (Le radici del furore musulmano). Lewis è conosciuto come esperto del Medio Oriente, in particolare nella storia dell'Islam e delle relazioni tra Islam e Occidente. Domanda: da chi questo esperto è spesso consultato? Dai politici repubblicani statunitensi, tra cui l'attuale amministrazione Bush, riguardante per esempio la guerra contro l'Iraq.

Samuel Huntington Phillips è nato nel 1927. Nel 1960, si è rivelato come studioso con la pubblicazione di Political Order in Changing Societies (Ordine politico nelle società in cambiamento), un lavoro che contestava la visione convenzionale dei teorici della modernizzazione, per i quali il progresso economico e sociale porterebbe a democrazie stabili nei paesi decolonizzati. Nel 1968, In qualità di consulente per il presidente Lyndon Johnson, ha giustificato i bombardamenti pesanti e massicci contro il Sud Vietnam. Nel 1976, Huntington è stato coautore della relazione The Governability of Democracies (La Governabilità delle democrazie), emesso dalla Commissione Trilaterale, un'organizzazione privata, fondata nel luglio 1973, su iniziativa di David Rockefeller, per promuovere una più stretta cooperazione tra i dirigenti di America, Europa e Giappone. Nel 1993, ha per la prima volta formulato la sua teoria The Clash of Civilizations (Lo Scontro delle civiltà) ("") in un articolo di Foreign Affairs (Problemi Esteri) intitolato The Clash of Civilizations? (Lo Scontro delle civiltà?), in reazione al libro di Francis Fukuyama del 1992 The End of History and the Last Man (La fine della storia e l'ultimo uomo). Nel 1996 Huntington ha ampliato la sua tesi nel libro The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order (Lo scontro delle civiltà e il rimodellamento dell'ordine mondiale). La sua tesi, ispirata dall'intellettuale polacco Feliks Koneczny, è la seguente: dopo l'epoca della Guerra Fredda, il motivo principale di conflitti nel mondo sarà causato dallo scontro tra identità culturali e religiose, e gli attori principali del 21° secolo saranno le civiltà piuttosto che gli Stati nazionali. Più di recente, Huntington si è fatto notare per la sua analisi delle minacce che l'immigrazione rappresenterebbe per ciò che chiama l' "identità" degli Stati Uniti.


6. Livello di civiltà


Quando si parla di civiltà greca antica, è necessario sapere che questa civiltà aveva fondamentalmente due concezioni opposte. La prima, - rappresentata da Socrate, Diogene, Epicuro e altri -, considerava tutti gli esseri umani senza distinzione dei "cittadini del mondo", di uguali diritti. L'altra concezione della stessa civiltà greca, - rappresentata da Platone, Aristotele e altri -, era sostenuta da Greci aristocratici, dominatori ed imperialisti che consideravano negativamente gli stranieri, bollandoli come "barbari", e trovavano normale il dominio imperialista di Atene sugli altri popoli, e normale la schiavitù degli esseri umani come mano d'opera. Quindi, per chi rivendica la sua appartenenza alla civiltà greca, è necessario sapere da quale concezione sta parlando: quella dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani e di tutti i popoli in quanto formano una sola umanità, o la concezione della schiavitù e della dominazione del più forte sul più debole.

Il livello di civiltà di una nazione si vede in quattro aspetti:

- all'interno:

1) la categoria di cittadini ai quali si dà la priorità. Qual è la nazione più civilizzata: quella che dà la priorità ai cittadini più forti o più deboli? Ai più ricchi o ai più poveri? A coloro che sono al potere o a coloro che ne sono esclusi? Agli uomini o alle donne? Agli adulti o ai bambini e agli anziani? alle persone sane o alle persone malate? Ai cittadini onesti o ai cittadini disonesti?

2) la maniera usata per risolvere i conflitti tra i cittadini. Qual è la nazione più civilizzata: quella che privilegia la forza o la giustizia? Il disprezzo e l'odio o la comprensione e l'empatia? La chiusura o l'apertura agli altri? La violenza o il rifiuto della violenza? L'arricchimento a danno degli altri o l'arricchimento soltanto nel rispetto dei diritti degli altri?

- all'esterno:

3) la categoria di nazioni alle quali dà la priorità. Qual è la nazione più civilizzata: quella che privilegia le nazioni militarmente più forti o più deboli? economicamente più ricche o più povere?

4) la maniera usata per risolvere i conflitti con le altre nazioni. Qual è la nazione più civilizzata: quella che privilegia la guerra per sfruttare le risorse delle altre nazioni, o quella che le rispetta e quindi pratica il dialogo e la cooperazione?

Uri Avnery

nato nel 1923 in Germania,

giornalista israeliano, militante della pace, ex-membro della Knesset [parlamento],

13 ottobre 2007

La madre di tutti i pretesti

"L'organizzazione terroristica denominata OLP", come Menachem Begin la chiamava, ha riconosciuto Israele e firmato l'accordo di Oslo. Una nuova motivazione doveva essere trovata per la nostra mancanza di volontà a restituire i territori occupati al popolo palestinese.
La salvezza venne dall'America: un professore di nome Samuel Huntington ha scritto un libro sullo "Scontro tra le civiltà". E così abbiamo trovato la madre di tutti i pretesti. IL PIÙ GRANDE NEMICO, secondo questa teoria, è l'Islam. La civiltà occidentale, ebraica-cristiana, liberale, democratica, tollerante, è sotto attacco dal mostro islamico, fanatico, terrorista, omicida. L'Islam è per sua natura omicida. In realtà, "musulmano" e "terrorista" sono sinonimi. Ogni musulmano è un terrorista, ogni terrorista un musulmano.

Uno scettico potrebbe chiedere: come è accaduto che la meravigliosa cultura occidentale, ha dato vita alla Inquisizione, ai pogrom, alla messa al rogo delle streghe, all'annientamento dei nativi americani, all'Olocausto, alle pulizie etniche e altre atrocità senza numero -, ma è stato In passato. Ora la cultura occidentale è l'incarnazione della libertà e del progresso.

Il professore Huntington non ha pensato a noi in particolare. Il suo compito è stato quello di soddisfare una peculiare voglia americana: l'impero americano ha sempre bisogno di un nemico virtuale, che abbraccia tutto il mondo, un unico nemico, che include tutti gli oppositori degli Stati Uniti in tutto il mondo. I Comunisti hanno consegnato la merce - il mondo intero era diviso tra Good Guys [bravi ragazzi] (gli Americani e loro sostenitori) e Bad Guys [230] (i Commies) [231]. Qualsiasi persona che si opponeva agli interessi americani era automaticamente un comunista - Nelson Mandela in Sud Africa, in Cile, Salvador Allende, Fidel Castro a Cuba, mentre i padroni dell'Apartheid, gli squadroni della morte di Augusto Pinochet, e la polizia segreta dello Shah d'Iran appartenevano, come noi, al mondo libero.

Quando l'impero comunista è crollato, l'America è stata improvvisamente lasciata senza un nemico mondiale. Questo vuoto è stato riempito dai Musulmani - Terroristi. Non solo di Osama Bin Laden, ma anche i combattenti per la libertà ceceni, i giovani Nord-Africani arrabbiati delle periferie di Parigi, le guardie rivoluzionarie iraniane, gli insorti nelle Filippine. Così la visione americana del mondo ha risistemato se stessa: un mondo buono (la civiltà occidentale) e uno cattivo (la civiltà islamica). I diplomatici si preoccupano ancora di fare una distinzione tra gli "islamisti radicali" e i "musulmani moderati", ma solo per la bella apparenza. Tra noi, sappiamo ovviamente che sono tutti degli Osama Bin Laden. Sono tutti uguali.

In questo modo, una grande parte del mondo, composto di molti e diversissimi paesi, e di una grande religione, con tendenze diverse e persino opposte (come il Cristianesimo, come l'Ebraismo), che ha dato al mondo tesori scientifici e culturali ineguagliabili, è gettata in uno stesso piatto.

Questa visione del mondo è tagliata su misura per noi. Infatti, il mondo dello scontro delle civiltà è, per noi, il migliore dei mondi possibili. La lotta tra Israeliani e Palestinesi non è più un conflitto tra il movimento sionista, venuto a stabilirsi in questo paese, e il popolo palestinese, che lo abitava. No, è stata fin dall'inizio una parte di una lotta mondiale, che non deriva dalle nostre aspirazioni e azioni. L'assalto dell'Islam terrorista sul mondo occidentale non è iniziato per causa nostra. La nostra coscienza può essere interamente pulita - siamo fra i bravi ragazzi di questo mondo.

Questo è attualmente l'argomento del Israele ufficiale: gli eletti palestinesi di Hamas, un movimento islamico omicida. (Se non esistesse, sarebbe da inventare - e infatti, alcune persone affermano che è stato creato all'inizio dai nostri servizi segreti.) Hamas è terrorista, così come Hizbollah. Forse Abu Mazen non è lui stesso un terrorista, ma è debole e Hamas sta per prendere il controllo esclusivo di tutti i territori palestinesi. Quindi non si può parlare con loro. Non abbiamo alcun interlocutore. In realtà, non possiamo avere un interlocutore, perché non appartengono alla civiltà occidentale, che l'Islam vuole debellare.

Nel suo libro del 1896 "Der Judenstaat" [Lo Stato ebraico], Theodor Herzl, l'ufficiale "Profeta dello Stato" israeliano, profetizzò anche questo sviluppo. Questo è ciò che ha scritto nel 1896: "Per l'Europa costituiremo (in Palestina) una parte del muro contro l'Asia, possono servire come avanguardia della cultura contro la barbarie."

Herzl pensava ad un muro metaforico, ma nel frattempo ne abbiamo costruito uno vero e proprio. Per molti, questo non è solo un muro di separazione tra Israele e Palestina. E' una parte del muro mondiale tra l'Occidente e l'Islam, la prima linea dello scontro delle civiltà. Al di là del muro non ci sono uomini, donne e bambini, non una popolazione palestinese conquistata e oppressa, non città e villaggi soffocati come Abu-Dis, a-Ram, Bil'in e Qalqilia. No, al di là del muro, ci sono un miliardo di terroristi, moltitudini di Musulmani assetati di sangue, che hanno un solo desiderio nella vita: gettarsi in mare, semplicemente perché siamo Ebrei, una parte della civiltà ebraica-cristiana.

Con una posizione ufficiale come questa - con chi c'è da parlare? Di cosa? Qual è il punto d'incontro ad Annapolis o altrove?

E che cosa ci rimane da fare - piangere o ridere?[232]


5. QUALE COMUNITÀ MONDIALE?


E' ammissibile considerarsi civilizzato, democratico e parlare di "comunità mondiale" quando:

- sul pianeta circa 1 miliardo di persone hanno tutto ed anche il superfluo, mentre 5 miliardi non hanno quasi niente, nemmeno per sfamarsi e curarsi le malattie?

- una parte dell'umanità è arrivata sulla luna, ma non tenta nemmeno di risolvere la miseria sul pianeta Terra?

- la povertà e le malattie si aggravano, la produzione di armi di tutti i tipi aumenta, le guerre interne ed esterne si moltiplicano, il dominio del profitto finanziario anche in modo illegale diventa più forte, l'eco-sistema naturale del pianeta è sempre più gravemente danneggiato?

E' ammissibile considerarsi civilizzato, democratico e parlare di "comunità mondiale" quando:

- la Germania Occidentale ricca ha aiutato la Germania Orientale ad uscire dalla miseria, mentre i paesi ricchi non compiono la stessa azione a favore dei paesi poveri?

- i governi israeliani fanno arrivare in Israele sempre più Ebrei provenienti da altri paesi, ma rifiuta di convivere pacificamente con i Palestinesi, in due Stati indipendenti?

- la maggior parte dei cittadini dei paesi ricchi rifiuta di formare con i cittadini dei paesi poveri la stessa comunità umana, senza frontiere, in una relazione di convivenza e solidarietà?

- la maggior parte dei cittadini dei paesi ricchi da un lato accetta che, per il suo proprio benessere, le imprese del suo paese sfruttino i paesi poveri e che l'esercito del suo paese aggredisca e domini questi paesi poveri, ma, dall'altro lato, rifiuta di accogliere i più deboli della comunità umana, che immigrano alla ricerca di lavoro o per fuggire alla repressione?

- alcuni membri della comunità mondiale, con la pretesa di essere i più civilizzati, vogliono imporre la loro visione del mondo, che consiste nel dominio (economico, militare, politico e culturale) sugli altri membri di questa comunità mondiale?

E' ammissibile considerarsi civilizzato, democratico e parlare di "comunità mondiale" quando:

- i ricchi e i potenti dei vari paesi del pianeta, che siano democratici o dittatoriali, si conoscono bene, realizzano insieme affari, si frequentano, si divertono perfino nello stesso modo e negli stessi luoghi, e i loro figli si laureano nelle stesse università, costituendo così una "casta" mondiale, con interessi contrari al resto della popolazione mondiale? [233]

- il mezzo primordiale in questa cosiddetta comunità mondiale non è la convivenza pacifica, basata su principi di giustizia condivisi da tutti, ma è il dominio basato sulla forza delle armi, con la pretesa del più forte militarmente a imporre regole in favore dei suoi interessi esclusivi?

- quando un esercito straniero massacra una popolazione di civili e distrugge le sue infrastrutture civili senza suscitare, da parte dei governi che si considerano civilizzati, nessuna reazione di condanna, - all'eccezione del governo del Sud Africa -, come è accaduto a Gaza nel dicembre 2008 - gennaio 2009?

E' ammissibile parlare di "comunità mondiale" quando:

- la maggioranza dei turisti dei paesi ricchi ama visitare i paesi poveri ma soltanto per godere delle loro bellezze naturali e sessuali, ma rifiutano di conoscere la miseria e la repressione che tormentano questi paesi?

- la maggioranza dei turisti dei paesi poveri ama visitare i paesi ricchi ma soltanto per godere delle loro ricchezze materiali e sessuali, ma rifiutano di conoscere le forme di libertà e di democrazia che distinguono questi paesi?

- un turista proveniente da un paese ricco, che visita un paese povero, è trattato come un principe, mentre un turista proveniente da un paese povero, che visita un paese ricco, è trattato da potenziale pericolo?

Ciò che prima ci mostrate, viaggi, è la nostra immondizia lanciata alla faccia dell'umanità

Claude-Levi Strauss[234]




II.

RELIGIONE



1. Considerazioni preliminari


Benché i credenti in una delle tre religioni monoteiste sono numerosi, sono più numerosi ancora coloro che credono ad altre forme religiose o a sistemi filosofici: induisti, confuciani, taoisti, shintoisti, animisti, senza dimenticare anche gli agnostici e gli atei.

E' ragionevole e giusto che chi crede in una religione:

- la valuta l'unica vera religione, e le altre religioni false?

- chiede il rispetto della sua religione, mentre disprezza le altre religioni e filosofie non religiose, bollandoli come cattive e barbare?

Dall'altra parte, è ragionevole e giusto che chi non crede alla religione non dia importanza alla dimensione psicologica per chi ha il bisogno di credere ad una religione?

Qual è il valore di una religione che esige la sottomissione agli ordini del clero, e condanna la libera riflessione personale, e, a proposito delle credenze diverse, esige l'intolleranza, invece del rispetto, il disprezzo e l'odio invece della comprensione e della simpatia, la guerra invece della pace?

Prestiamo volentieri alla devozione solo ciò che lusinga le nostre passioni.

Montaigne[235]

Perché la maggior parte dei credenti in una fede non hanno mai letto interamente i testi fondamentali della loro fede: per gli Ebrei la Bibbia, per i Cristiani i Vangeli, per i Musulmani il Corano, per i Buddisti i testi fondamentali del buddismo, per gli Induisti i testi fondamentali dell'Induismo, così come per i Confuciani, i Taoisti, i Shintoisti, ecc.?

Chi ha letto, veramente, per intero, il libro della sua religione? Chi, avendolo letto, ha fatto funzionare la sua ragione, la sua memoria, la sua intelligenza, il suo spirito critico sul dettaglio e l'insieme della sua lettura?[236]

Il credente in una religione lo è in base ad una scelta ragionata ed a un esame comparativo tra le varie religioni, o lo è generalmente per il solo motivo, risultato del caso, di essere nato in una famiglia dove domina una determinata religione, alla quale si crede per conformismo e tradizione? In questo ultimo caso qual è il valore della motivazione di adesione ad una fede che si accontenta di fidarsi dei soli ordini ed interpretazioni dei sacerdoti?

Se questo comportamento fosse l'unico ragionevole, giusto e corretto, cosa pensare allora di chi si è opposto alla fede della sua famiglia e del suo popolo, e ne ha proposto una nuova? Mosè che si è opposto alla tradizione idolatra del suo popolo e ha proposto l'Ebraismo, Gesù si è opposto alla tradizione ebraica del suo popolo ed ha proposto il Cristianesimo, Mohammad si è opposto alle tradizioni idolatre ed alle tradizioni ebraiche e cristiane del suo popolo, ed ha proposto l'Islam, Buddha si è opposto alla tradizione induista del suo popolo ed ha proposto il buddismo.


2. Guerre di religione o guerre tra ricchi e poveri?


Sono disgustato da tutto ciò che succede nel mio paese. Nulla è pulito, tutti soffrono. La religione è il mio rifugio.

Un Ceceno di 33 anni[237]


Le guerre di questo inizio di ventunesimo secolo sono veramente di religione, come affermano alcuni, o prima di tutto guerre tra ricchi dominatori e poveri dominati, dove la religione è soltanto un'arma ideologica per giustificare questa guerra?

Quando lo Stato nega dittatorialmente ai cittadini i loro diritti fondamentali, è da stupirsi che i cittadini, in particolare quelli sprovvisti o con poca istruzione, si rivolgono a una religione come ricorso e aiuto?

Quando le ideologie secolari hanno fallito, - il liberalismo capitalista come il cosiddetto comunismo e il cosiddetto socialismo -, cosa resta ai cittadini se non ricorrere ad una religione come ideologia di salvezza?

Per quanto riguarda coloro che cercano poco o per niente le cause naturali delle cose, mossi dal timore suscitato dall'ignoranza stessa di ciò che ha la potenza di causare loro molto bene o male, sono portati a credere, ed inventano per loro stessi ogni sorta di forze occulte; rimangono spaventati dalla loro propria immaginazione; le invocano nei periodi di disperazione ed anche le ringraziano al momento di un successo non sperato, facendo dalle creature della loro propria fantasia, i loro dei. E' così che è capitato che di una innumerevole varietà di fantasie, gli uomini hanno creato nel mondo una varietà innumerevole di dei. E questa paura delle cose invisibili è il germe naturale di ciò che ognuno, per se stesso, chiama religione, e che si chiama superstizione tra coloro che manifestano un altro culto a queste forze o le temono diversamente.

Questo germe di religione è stato notato da molti e, tra di loro, alcuni sono stati portati a nutrirlo, a fargli prendere forma di leggi, e ad aggiungergli qualsiasi opinione della loro invenzione a proposito di cause di eventi futuri, grazie a questo pensavano essere meglio in grado di governare gli altri e di fare, per il proprio [238] conto, il miglior uso della loro propria potenza.

Thomas Hobbes[239]

Chi fa credere che la causa principale dei conflitti è il fanatismo religioso, e non la miseria economica, la dominazione politica e la disperazione psicologica, per quale motivo privilegia il conflitto tra religioni se non per mascherare ed impedire il conflitto tra possessori ed esclusi dal potere politico e dalle ricchezze economiche?

Quando la religione serve a disprezzare, odiare e uccidere, chi ne approfitta: i cittadini credenti o coloro che chiedono loro di odiare e uccidere?

Quindi, la difficoltà consiste in questo: gli esseri umani, quando sono comandati in nome di Dio, ignorano in molti casi se questo comandamento viene da Dio, o se colui che comanda non fa che utilizzare abusivamente il nome di Dio in in qualunque scopo privato.

Thomas Hobbes[240]


3. Dirigenti religiosi


Il fatto di dichiararsi religioso basta per essere credibile e rispettabile, o è necessario conoscere realmente la personalità, il carattere e il vero movente che fanno parlare ed agire i dirigenti religiosi?

Se ognuno fosse tenuto a prendere per leggi divine ciò che individui particolari, col pretesto di aver avuto un'inspirazione privata, o la rivelazione, potevano tentare di imporgli (tra un gran numero di individui vanitosi e ignoranti che prendono i propri sogni e ghiribizzi stravaganti, i loro deliri come altrettanti segni attestanti lo spirito divino, o chi, divorati di ambizione, hanno la falsa pretesa, contraria alla loro propria coscienza, di avere ricevuto tale o tale di queste testimonianze divine), sarebbe impossibile che una qualunque legge divina possa essere riconosciuta.

Thomas Hobbes[241]


4. Fondamentalismo e laicità


Ala fine del XIII° secolo, la Cina fece parte di un immenso impero mondiale, che andava da Vienna fino a Seoul. Sotto la pax mongolica (...) a Guillaume de Saint Louis, il sovrano mongolo, Mongka, avrebbe detto: Dio ci ha dato molte dita della mano. Così ci dà molte religioni." Così si vide allora in Cina fianco a fianco delle chiese nestoriane et cattoliche, delle moschee, delle sinagoghe, delle pagode[242].


Chi, in Occidente, condanna il fondamentalismo musulmano e parla di “fanatici musulmani”, perché:

- non condanna altrettanto il fondamentalismo cristiano dei protestanti statunitensi, e non parla di fanatici cristiani a proposito dell'IRA irlandese, dell'ETA del paese basco, dei Serbi,

- e non condanna il fondamentalismo ebraico e non parla di “fanatici ebrei” a proposito dei coloni israeliani?

Gli Ebrei americani, in particolare quelli ortodossi, sono generosi finanziatori delle truppe d'assalto del fondamentalismo, i coloni religiosi; infatti un buon 10 per cento di questi, fra i più estremi, violenti e talvolta palesemente squilibrati, sono in realtà degli immigrati dall'America. Essi sono, dice Shahak[243] , uno dei "fenomeni assolutamente peggiori" nella società israeliana, e "non è per caso che hanno le loro radici nella comunità ebraica americana." E' dal suo quartiere generale a New York che il Lubavitcher Rebbe, l'ultimo Menachem Schneerson, probabilmente il più fanatico delle sette Hasidic, il Chabad, ha dato il suo orientamento ai suoi molti seguaci sia in Israele che negli Stati Uniti.

L'ignoranza o indifferenza tanto trascurata in quel fondamentalismo ebraico non è, e non può essere, solo una questione interna israeliana. Israele è stata sempre una società altamente ideologica; è anche una grande potenza militare, sia nucleare che convenzionale. Si tratta di una combinazione, che, quando l'ideologia in questione è il sionismo, nella sua forma più estrema, teocratica, è irta di possibili conseguenze per la regione e per il mondo, e, naturalmente, per i sostenitori israeliani della superpotenza.

Come la sua controparte islamica, il fondamentalismo ebraico in Israele è cresciuto enormemente in importanza politica nel corso dell'ultimo quarto di secolo. I suoi membri, aderenti fortemente motivati, distinti dalla più grande parte dei religiosi più tradizionali, si pensa che rappresentano circa il 20 al 25 per cento della popolazione. Essi, e più in particolare i coloni tra di loro, hanno acquisito un' influenza sproporzionata rispetto al loro numero, sull'intero processo politico israeliano, e, in particolare, in relazione con la destra ultra-nazionalista, che, sotto la sua apparenza secolare, in realtà condivide molto della loro febbrile, esaltata visione del mondo. Si tratta di un fondamentalismo molto speciale, etnocentrico e di tipo ferocemente xenofobo, con credenze e pratiche che sono "ancora più estremiste, dice Shahak, "rispetto a quelle attribuite agli estremisti del fondamentalismo islamico", se non "il sistema più totalitario mai inventato".

Come ogni fondamentalismo in qualsiasi luogo, la versione ebraica mira a ripristinare un ideale, un passato immaginato. Se mai riesce a farlo, l'Israele celebrato dagli Americani "amici di Israele" come un "bastione della democrazia in Medio Oriente", certamente non ci sarà più.

David Hirst[244]

Chi, in nome del principio laico della separazione tra religione e Stato, condanna i dirigenti musulmani che vogliono che le leggi dello Stato siano condizionate dalla religione musulmana, perché non condanna ugualmente i dirigenti che vogliono lo stesso condizionamento, dalla religione cristiana nei paesi cristiani, e dalla religione ebraica in Israele?

I governanti statunitensi, israeliani e certi governanti europei, in particolare italiani e francesi, quanto rispettano realmente il principio laico della separazione tra Stato e religione? In alcuni paesi occidentali dove la Costituzione dichiara la laicità dello Stato, perché, in certi enti pubblici, è presentato in modo ostentato il segno religioso della religione dominante?


5. Religioni monoteiste [245]


Come mai i conflitti religiosi sono stati e sono oggi principalmente tra i credenti delle tre religioni monoteiste? Non è a causa della pretesa di ognuna di queste religioni ad essere l'unica valida a scapito delle altre?

Chi crede che la prima qualità di Dio sia la bontà, perché considera normale che il parto sia fatto nel dolore, che dei bambini nascano deformi o portatori di handicap, l'esistenza di malattie come il cancro, di terremoti e altri cataclismi naturali che uccidono innocenti?

Nella storia umana, chi ha manifestato più odio, commesso più guerre e spargimenti di sangue: gli atei e gli agnostici, o i credenti in un Dio? Le religioni monoteiste ebraica, cristiana e musulmana hanno portato più amore e pace, o causato più odio e guerre?

L'esistenza di Dio, mi sembra, ha ben più generato in suo nome battaglie, massacri, conflitti e guerre nella storia che pace, serenità, amore del prossimo, perdono dei peccati o tolleranza.

(...) Il fantasma ebraico del popolo eletto che legittima il colonialismo, l'esproprio, l'odio, l'animosità tra i popoli, poi la teocrazia autoritaria ed armata; la referenza cristiana dei mercanti del Tempio o di un Gesù paolino che pretende di venire per portare la spada, che giustifica le Crociate, l'Inquisizione, le guerre di Religione, la Saint-Barthélémy, i roghi, l'Indice, ma anche il colonialismo planetario, gli etnocidi nord-americani, il sostegno ai fascismi del XX° secolo, e tutta la potenza temporale del Vaticano da secoli nel minimo dettaglio della vita quotidiana: la rivendicazione chiara a quasi tutte le pagine del Corano di un appello a distruggere gli infedeli, la loro religione, la loro cultura, la loro civiltà, ma anche gli Ebrei e i Cristiani – in nome di un dio misericordioso! Ecco altrettante piste per scavare questa idea che, giustamente, a causa dell'esistenza di Dio tutto è permesso – in lui, da parte sua, in suo nome, senza che né i fedeli, né il clero, né il popolino, né le alte sfere ci trovano da ridire[246]...

In ognuna delle tre religioni monoteiste esistono ovviamente dei credenti che praticano l'amore del prossimo, la comprensione, la solidarietà, la pace e il rifiuto della violenza. Ma questo comportamento non riflette tutto il contenuto dei testi delle religioni monoteiste, perché questi testi permettono altrettanto un'interpretazione opposta, che privilegia la guerra.

Un capo di guerra cerca un versetto che giustifica la sua azione? Ne trova una quantità incredibile. Ma un pacifista che detesta la guerra, determinato a far trionfare il suo punto di vista, può altrettanto mostrare una frase, una citazione, una parola contraria! L'uno trova nel testo ciò che giustifica la guerra di sterminio totale? I libri esistono, i testi pure. L'altro fa richiamo alla pace universale? Trova ugualmente massime alla sua convenienza. Un antisemita giustifica il suo odio isterico? Un credente vuole fondare il suo disprezzo per i Palestinesi con la Bibbia in mano? Un misogino, provare l'inferiorità delle donne? I testi abbondano e lo permettono... Ma una parola prelevata in questo mucchio autorizza anche a concludere il contrario. Nello stesso modo, se vogliamo scaricarci la coscienza giustificando l'odio, il massacro, il disprezzo, c'è altrettanto materia a legittimare la propria cattiveria che a professare un indefettibile amore del prossimo[247].

A questo punto, la domanda è la seguente: sono i testi delle religioni monoteiste che causano la cattiveria o la bontà dei credenti, o, al contrario, è il carattere psicologico e affettivo del singolo credente che lo porta a interpretare i testi religiosi nel senso della cattiveria o della bontà?

(...) dalla spada sanguinolenta degli Ebrei che sterminano i Cana all'uso di aerei di linea come bombe volanti a New York, al lancio di bombe atomiche su Hiroshima et Nagasaki, tutto si fa in nome di Dio, benedetto da lui, ma soprattutto benedetto da coloro che si rivolgono a lui.

Oggi, il grande rabbinato di Gerusalemme fustiga il terrorista palestinese bardato di esplosivi nella strada di Jaffa, ma fa silenzio sull'assassinio degli abitanti di un quartiere della Cisgiordania distrutto dai missili di Tsahal[248]; il papa denuncia la pillola resa responsabile del più grande dei genocidi di tutti i tempi, ma difende attivamente il massacro di centinaia di migliaia di Tutsi da parte degli Hutu cattolici del Ruanda; le più alte istanze dell'Islam mondiale denunciano i crimini del colonialismo, dell'umiliazione dello sfruttamento che il mondo occidentale ha fatto loro subire, ma si rallegrano di una jihad planetaria portata sotto gli auspici d'Al Qaida. Fascino per la morte dei goys[249], dei miscredenti e degli infedeli – i tre considerando l'ateo come il loro solo nemico comune![250]

Ognuna delle tre religioni monoteiste, poco tempo dopo la sua apparizione, si è divisa almeno in due fazioni opposte che si sono affrontate usando la violenza e la guerra l'una contro l'altra, accusandosi l'una l'altra di eresia. Ciò che Erasmo scrive a proposito della chiesa cristiana, non riguarda anche le religioni ebraica ed islamica, con il sorgere di varie fazioni e delle lotte sanguinarie tra di loro:

la Chiesa cristiana è stata fondata nel sangue, consolidata con il sangue ed ingrandita con il sangue. (...) E non mancano sapienti adulatori che qualificano questa frenesia manifesta di zelo, di pietà, di coraggio, immaginando di provare che si può sfoderare un ferro di morte e affondarlo nelle viscere del fratello conservando la carità perfetta che, secondo il precetto di Cristo, un cristiano deve al suo prossimo[251].

Questo comportamento è causato dall'ambiguità dei testi religiosi, o dalla loro interpretazione da parte dei singoli credenti in base al loro carattere psicologico? I fatti mostrano che il motivo di queste eresie è, dovunque e prima di tutto, una questione di potere politico sulla società.


Perché, tra tutte le religioni, quelle monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), malgrado il comandamento al quale tutte e tre credono: "Non uccidere", si distinguono, nel passato e/o nel presente, nell'avere credenti che, in nome della loro religione, intraprendono guerre ed uccidono?

Una proibizione così imperiosa e formale può rivolgersi solo ad un impulso particolarmente forte. Non c'è bisogno di proibire ciò che nessuno desidera. Proprio il modo in cui è formulata la proibizione non uccidere può darci la certezza che noi discendiamo da una serie infinitamente lunga di generazioni di assassini che, come forse anche noi oggi, avevano nel sangue la passione per l'omicidio. Le tendenze morali dell'umanità, la cui forza ed importanza sarebbe assurdo contestare, sono un'acquisizione nella storia umana e costituiscono, ad un livello disgraziatamente molto variabile, il patrimonio ereditario degli uomini dei nostri giorni.

Sigmund Freud[252]

Nelle tre religioni monoteiste, la donna è considerata inferiore all'uomo, e gli è vietato di assumere ruoli di direzione religiosa, riservati esclusivamente agli uomini. Perché questa mancanza di equità? Ed è ammissibile oggi?


Le autorità di ognuna delle religioni monoteiste, mentre parlano di rispetto reciproco e di dialogo tra le religioni, considerano negativamente l'apostasia, ossia l'abbandono della propria religione, generalmente ereditata dai genitori, per scegliere un'altra religione. Questa condanna della libertà individuale nella scelta di una fede, è segno di saggezza e di rispetto dell'individuo? E qual è il valore di una credenza che vieta la libertà della scelta religiosa?

Nell'Antico Testamento come nei Vangeli, in particolare negli scritti di Paolo di Tarso, come nel Corano, si trovano dei testi che proclamano, in forme diverse, la superiorità di una fede su un'altra, del popolo che crede a questa fede sugli altri popoli, e su questa base, chiamano e giustificano, implicitamente o chiaramente, l'intolleranza, l'odio e la guerra contro le altre fedi e gli altri popoli. Perché questi testi non sono denunciati come qualsiasi testo che inneggia al razzismo, all'odio e alla guerra?

La parola conservatore[253] è troppo debole per qualificare lo spirito d'immobilismo, il terrore del movimento, che caratterizza le società spinte dal sacro. L'ordine socio-religioso appare come un beneficio inestimabile, una grazia non sperata che il sacro, ad ogni momento, può ritirare agli uomini. Non c'è da portare su questo ordine un giudizio di valore, di paragonare, di scegliere o di manipolare il meno possibile il "sistema" per migliorarlo. Ogni pensiero moderno sulla società farebbe qui figura di demenza empia, fatta per attirare l'intervento vendicativo della Violenza.

René Girard[254]

Da più da 2.000 anni, le persone di religione ebraica sono state vittime di persecuzione da parte dei Cristiani: gli stermini durante le crociate, dell'espulsione dalla Spagna nel 1492, i massacri nel XVIII° secolo in Europa orientale e in Russia, le leggi razziali naziste e fasciste italiane, fino al genocidio nella Germania nazista. Al contrario, i Musulmani hanno manifestato una certa tolleranza verso gli Ebrei fino alla creazione dello Stato d'Israele.

I fatti lo mostrano: l'odio dei Cristiani contro gli Ebrei è causato solo da motivi religiosi ma anche e prima di tutto per motivi materiali, in termini di potere politico e di accesso a ricchezze economiche. E la tolleranza dei Musulmani verso gli Ebrei è terminata anche e prima di tutto a causa del comportamento degli Israeliani contro i Palestinesi.

E il comportamento attuale di alcuni Cristiani, di sostegno allo Stato d'Israele contro il popolo palestinese, e di ostilità contro i Musulmani, non è semplicemente una continuazione del solito odio contro altrui, per dei motivi religiosi che mascherano quello più determinante: l'accesso alle risorse economiche, con il Musulmano di oggi al posto dell'Ebreo di ieri?


Ebraismo


Come mai può dichiararsi civilizzato chi crede al principio occhio per occhio e dente per dente”, e l'uomo di religione ebraica che ringrazia in preghiera il suo Dio di non averlo fatto nascere donna?

Certi Ebrei giustificano la loro presenza in Palestina con la promessa fatta da Dio di affidare loro questa terra. E’ ragionevole e giusto accettare una tale giustificazione che, in particolare, danneggia il popolo palestinese?


Cristianesimo


Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; (...) ero straniero e mi avete accolto; (...) ero malato e vi siete presi cura di me; ero in carcere e siete venuti a trovarmi... Ve lo dichiaro, è la verità: ogni volta che l'avete fatto ad uno dei miei fratelli, è a me che l'avete fatto.

Gesù Cristo.


Se i credenti in Gesù Cristo che applicano queste sue parole sono pochi, troppo pochi, non è perché l'egoismo personale è più forte che l'adesione superficiale alla generosità richiesta da Gesù Cristo?

E perché dei Cristiani, influenzati dai loro dirigenti religiosi, considerano normale, o addirittura necessario ciò che chiamano il sacrificio di Gesù, per la salvezza dell'umanità?

Guy Lefort. : La crocifissione non è comunque il sacrificio di Cristo?

René Girard. : Non c'è nulla, nei Vangeli, per suggerire che la morte di Gesù è un sacrificio, qualsiasi sia la definizione che si dia di questo sacrificio, espiazione, sostituzione, ecc. Mai, nei Vangeli, la morte di Gesù è definita come un sacrificio. (...)

Nei Vangeli, la passione ci è ben presentata come atto che porta la salvezza all'umanità, ma per niente come un sacrificio[255].

Perché Gesù è stato l'unico tra i profeti delle religioni monoteiste, a rifiutare l’uso della violenza nella diffusione e nella difesa delle sue convinzioni, al punto di accettare di essere assassinato, chiedendo addirittura il perdono per i suoi assassini?

E perché, per lungo tempo, i suoi seguaci non l’hanno imitato, ed oggi ancora, alcuni continuano a dichiararsi cristiani e non imitano Gesù nel rifiuto della violenza e delle ingiustizie? Come fa un presidente, per esempio quello degli Stati Uniti, Georges Bush, a conciliare la sua dichiarata fede in Cristo con le sue menzogne sui motivi della guerra contro l'Iraq, e le stragi dei civili afghani ed iracheni, bambini, adulti e anziani, uomini e donne? Qual è il vero Gesù, quello che ripudia la guerra e chiama a risolvere pacificamente le ingiustizie sociali, o quello che permette di impadronirsi delle risorse materiali altrui anche tramite la guerra?

Governano con il ferro, come se Cristo non fosse qui per difendere i suoi come intende.

Erasmo[256]


Gesù e Maria vengono generalmente presentati dai Cristiani con occhi celesti, capelli biondi e carnagione bianca, contrariamente al tipo generale di fisionomia di chi è originario dalla Palestina. Non è questo un segno di razzismo e di disprezzo talmente gravi che perfino Gesù e Maria non possono essere concepiti altro che con fisionomia ideale occidentale?

E se non è per razzismo, inconfessato o inconscio, per quale motivo i tre Africani Neri che furono papa nei primi secoli della cristianità sono rappresentati in Bianchi dall'iconografia religiosa[257]? Inoltre, perché la Chiesa cattolica non ha mai eletto papa un latino-americano, un medio-orientale o un asiatico? Se la scelta è dettata dallo Spirito Santo, perché sceglie sempre un papa di pelle bianca ed europeo?

Molti Cristiani considerano le Crociate un'azione onorevole. Chi fa credere a questo giudizio e per quale motivo, se non quello di perpetrare l'odio religioso tra i popoli, che giustifica la guerra?

Nei paesi occidentali ricchi, le chiese sono sempre più vuote di credenti, e mancano sempre più vocazioni al punto di dover importare dei sacerdoti dai paesi poveri. La causa di questa situazione è nell'ateismo dilagante, nell'indifferenza religiosa dei credenti, o nel modo di gestione non convincente della religione cristiana da parte dei suoi dirigenti?


Nel fiume magmatico della Teologia della liberazione, dagli anni Sessanta fino alla fine degli anni Ottanta, si sono espressi bisogni e aspirazioni molteplici. Una Chiesa più povera, meno gerarchica, più partecipativa. Giustizia sociale e riforme economiche e politiche. Libertà di ricerca teologica. Attenzione alla regolamentazione delle nascite. Rispetto della libertà di coscienza. Confronto con l'ateismo e il comunismo per quanto metteva a nudo le ipocrisie della "società cristiana". Apertura alle altre religioni e alle altre Chiese cristiane.

Marco Politi[258]

Quanti Cristiani cattolici sanno perché, da chi e come la teologia della liberazione, che voleva che la Chiesa cattolica fosse realmente al servizio dei poveri, è stata ostacolata poi neutralizzata e eliminata dalle autorità vaticane?


Islam


Mentre gli Stati dominati dalla fede cristiana accettano nei loro territori la costruzione di moschee, perché alcuni Stati islamici, come l'Arabia Saudita, rifiutano la costruzione di chiese nel loro territorio? Chi rifiuta la presenza di templi di religioni diverse della sua, non è per timore che la sua religione non abbia una capacità di convinzione superiore alla religione concorrenziale?

Nei paesi musulmani, in particolare quelli economicamente poveri, le moschee sono frequentate da sempre più credenti, e le vocazioni a fare il prete si moltiplicano. E' merito di un ritorno di sentimento religioso, di nuovo interesse da parte dei credenti, o di una gestione adeguatamente opportuna della religione islamica da parte dei suoi dirigenti?

Perché alcuni che si considerano musulmani non rispettano l'affermazione del Corano: "Dio è Clemente e Misericordioso", e, sapendo che l'Islam non autorizza l'uccisione indiscriminata di civili innocenti, commettono quest'atto in nome dell'Islam?

A quel punto Abu Qatada cominciò a parlare degli obblighi della jihad[259]. (...) Quindi continuò con l'elenco dei differenti livelli della jihad: la jihad del cuore, la jihad della lingua, la jihad della conoscenza, la jihad della mano, la jihad della spada. Disse chiaro e tondo che la jihad armata era la più nobile di tutti[260].

Nei paesi musulmani come in Occidente, alcuni parlano soltanto della "jihad" come guerra, senza precisare che nella religione islamica questa jihad è considerata la "piccola" jihad, rispetto a quella chiamata "grande” jihad, che consiste nel dominare i propri istinti malvagi. Chi ha interesse a privilegiare il piccolo jihad, se non chi ha interesse a dominare i Musulmani e a promuovere la guerra per permettere questa dominazione?

Alcuni Musulmani, di fronte al testo coranico, rifiutano l'interpretazione detta aperta chiamata "ijtihad" (sforzo positivo per interpretare il testo in modo razionale) e optano per il "taqlid", ossia l'interpretazione unilateralmente tradizionalista del testo, la quale porta, per esempio, fino a voler proibire le carte d'identità e le monete perché mostrano volti umani. Questo rifiuto di ijtihad, di sforzo positivo, questa rigidità interpretativa non sono causati prima di tutto da due fatti: 1) la rigidità del carattere individuale, 2) la volontà dei dominatori del sistema sociale per impedire ogni tentativo di riflessione che possa mettere in causa la loro dominazione, per migliorare la condizione di coloro che ne sono le vittime?


I Musulmani, dal Marocco all'Indonesia, e quelli immigrati nei paesi occidentali, in particolare i giovani, manifestano sempre più interesse per la religione islamica, ed una minoranza di loro la evoca per giustificare violenza e terrorismo. Questo comportamento è dovuto alla religione stessa, o piuttosto allo smarrimento psicologico nel quale si dibattono questi Musulmani? E qual è la causa di questo smarrimento se non la situazione di esclusione politica, economica e sociale di queste persone, situazione che li indebolisce psichicamente al punto di lasciare libero sfogo alle pulsioni le più aggressive, alimentate dalla disperazione, dal risentimento e dalla rabbia, che si manifestano nella rivolta meno ragionata, più violenta e più distruttrice, degli altri e di se stesso?

In Occidente, quanti conoscono le cause che hanno trasformato l'Islam in ideologia principale e permesso lo sviluppo del fondamentalismo, sia quello dottrinale che quello armato? i fatti mostrano che queste cause sono principalmente:

- l'esclusione della maggioranza dei cittadini dal potere politico,

- l'aggravarsi della loro miseria economica, e l'indifferenza dei servizi governativi a questa situazione,

- l'aiuto assistenziale, economico e psicologico, da parte dei gruppi fondamentalisti a favore di questi esclusi dai diritti umani e dal benessere.

E queste cause riguardano le persone non solo nel loro paese d'origine ma anche nel paese dove sono eventualmente immigrate.

In Pakistan, i ragazzini frequentano le scuole coraniche principalmente per fuggire alla fame. Perché questa verità non viene detta nei paesi occidentali, aggiungendo che in Europa, era esattamente così nel passato, dove i ragazzini fuggivano alla fame frequentando le scuole teologiche?

i seminari pakistani dell'estremismo islamico, in cui si sono formati tanti leader talebani, prosperano perché riescono a colmare un grande vuoto di assistenza sociale. In un paese dove il 90 per cento del bilancio viene assorbito dal debito e dalle spese militari, mentre per l'istruzione si spende un'elemosina, le madrasse (o scuole coraniche) forniscono non solo un insegnamento gratuito, ma anche cibo e riparo per i bambini poveri[261].

Storicamente, l'ideologia islamica è stata prima incoraggiata dai dirigenti del paese, che speravano che i credenti si occupassero di religione e non di diritti politici: "Finché sono occupati a pregare, non penseranno ad occuparsi di politica."

Tuttavia i religiosi non si sono preoccupati soltanto della loro salvezza spirituale e nell'aldilà, ma anche della loro salvezza materiale e nel presente. Si sono quindi messi ad interessarsi dei loro diritti e quindi di politica. Questo ha scatenato contro di loro la repressione.

Alcuni esempi. Sono stati i dirigenti del Pakistan e degli Stati Uniti che hanno incoraggiato la creazione in Afghanistan dei "Mudjahidin" (combattenti islamici detti anche "combattenti della libertà"), per contrastare i democratici ed i comunisti afghani. Quando questi Mujahidin sono diventati dei Talibani opposti agli interessi statunitensi, sono diventato dei nemici da combattere.

In Palestina sono stati i dirigenti israeliani ad incoraggiare la prevalenza dei religiosi islamici, per contrastare i democratici e i laici palestinesi di Al Fatah. Quando questi religiosi si sono opposti agli interessi dei governi israeliani, in particolare attraverso il partito islamico Hamas, sono diventati dei nemici da combattere.

In Algeria sono stati i dirigenti dello Stato, negli anni 1970, ad incoraggiare la prevalenza dei religiosi islamici, per contrastare i democratici e i comunisti algerini. Quando questi furono neutralizzati o eliminati, gli Islamisti si sono organizzati in un partito, il F.I.S. (Fronte Islamico di Salvezza) per conquistare il potere attraverso elezioni democratiche. Allora i religioso islamici sono diventati nemici da combattere.

I mass media e dirigenti non forniscono quasi mai queste informazioni, e nascondono così la loro complicità nella creazione del fondamentalismo islamico che, dopo una prima fase di collusione degli interessi reciproci, ha in seguito rifiutato di soddisfare degli interessi diventati incompatibili con i suoi, e si è quindi rivolto contro coloro che lo avevano sostenuto o tollerato ma soltanto per manipolarlo a servire i loro esclusivi interessi.


Le nazioni islamiche più grandi non sono arabe ma asiatiche: Indonesia, Pakistan e India. Per quale motivo si fa credere il contrario, che le nazioni islamiche siano arabe? Non è per focalizzare l'attenzione e il conflitto contro i paesi islamici dotati di petrolio e gas, nell'intento d'impadronirsene mascherando quest'azione con un conflitto di tipo religioso?


Come è possibile dichiararsi credente nell'Islam e comportarsi con i cittadini con brutalità estrema, esecuzioni sommarie, decapitazioni pubbliche, dominazione con il terrore, imposizione dei comportamenti più assurdi come il portare la barba o l'interdizione della musica, fino alla distruzione di segni di civiltà antichi come la distruzione della statua del Buddha? La causa di un tale comportamento non è in una specie di malattia psichica che interpreta un testo religioso in un modo stravagante e estremo?

Chi, in nome dell'Islam, rifiuta i valori che vengono dall'Occidente, perché utilizza i prodotti di questo Occidente come le automobili, i computer, le telecamere, le armi e tanti altri prodotti come orologi, occhiali, scarpe, ecc.?

Mi avviliva vedere tutti loro - Hakim, Yasin, Amin - blaterare di umma[262] e jihad mentre spendevano migliaia di franchi per le armi israeliane e i proiettili russi.

Questo è in nuce [263] il problema dell'Islam moderno. Dipendiamo totalmente dall'Occidente... per le nostre lavastoviglie, i nostri abiti, le nostre auto, la nostra istruzione, tutto. E' umiliante, e tutti i musulmani lo percepiscono. (...) Ero deluso di Amin e di Yasin per la loro ipocrisia, ma ancora più deluso dal mondo musulmano. In passato avevamo fatto enorme conquiste... in campo scientifico, matematico, medico, filosofico. Per secoli siamo stati molto più avanti dell'Occidente. Eravamo la civiltà più sofisticata del mondo. Adesso siamo arretrati. Non riusciamo neanche a combattere le nostre guerre senza le armi del nostro nemico[264].


6. Religione e guerra


Debbe adunque uno principe avere gran cura (...) paia, a udirlo e vederlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto religione: e non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità.

Machiavelli[265]


Ho la certezza che Dio ci abbia fatto crescere fino all'attuale posizione di potere per qualche suo grande fine.

Truman, ex-Presidente degli Stati Uniti[266]


Alcuni dirigenti politici, che siano dittatoriali o democratici, che siano di Stato o di gruppi illegali, invocano una religione per giustificare i loro atti bellici contro i propri cittadini o contro un altro popolo. Perché?


(...) la paura delle ombre e degli spiriti, essendo più forte delle altre paure, non mancherà un partito sufficiente per seminare il turbamento e qualche volta per distruggere lo Stato.

(...) quando il potere spirituale mette in moto i membri dello Stato con il terrore delle pene e la speranza di ricompense (che ne sono i nervi) – mentre è con il potere civile (che è l'anima dello Stato) che devono essere messi in movimento – o quando soffoca la sagacia del popolo con parole strane ed oscure; perché ha bisogno di questo per dividerlo affinché sovverta lo Stato con l'oppressione, o accenda l'incendio della guerra civile.

Thomas Hobbes[267]


Non credo che il solo movente degli uomini religiosi sia l'interesse; ma penso che l'interesse è il principale mezzo di cui le stesse religioni si servono per condurre gli uomini, e non dubito che non sia da questo lato che afferrano la folla e diventano popolari.

Alexis de Tocqueville[268]

Come i dirigenti politici possono dichiararsi religiosi e trasgredire il comandamento religioso che ordina di non mentire, per esempio sui motivi reali di una guerra, o, per chi è di fede ebraica o cristiana, trasgredire il comandamento di non uccidere, o, per chi è di fede islamica, trasgredire il comandamento coranico di non uccidere civili non combattenti?

E' giusto e ragionevole credere in un Dio che sia buono e che, nello stesso tempo, giustifichi l'odio, la guerra e l'uccisione di esseri umani, in particolare di civili non combattenti?


Nei paesi di credenze non induiste o buddiste, come i dirigenti politici possono dichiararsi religiosi mentre trasgrediscono il comandamento della ahimsâ, ossia il rifiuto della violenza?

Hims è la forma desiderativa della radice verbale han (uccidere, danneggiare). Questo verbo significa quindi "voler uccidere, voler nuocere". Con ahimsâ s'intende la rinuncia ad ogni volontà di uccidere o di nuocere[269].

Ecco ciò che possiamo sapere in dettaglio sul rifiuto della violenza:

Nell'Ayârem gasutta, un testo jainista del II o IV secolo prima di Cristo, l'ahimsâ è magnificata in questi termini: "Tutti i santi e i venerabili del passato, del presente e del futuro, tutti dicono, annunciano, proclamano e dichiarano: "Non si deve uccidere, né maltrattare, né insultare, né tormentare, né dare la caccia a nessuna sorta di essere vivente, nessuna specie di creatura, nessuna specie di animale, né nessun essere di qualsiasi genere. Ecco il puro, eterno e constante precetto della religione, proclamato dai saggi che capiscono il mondo."[270]

il rifiuto della violenza, e quindi della guerra, ha anche radici storiche in Cina.

Anche in Cina, l'etica è stata portata ad occuparsi del problema dell'atteggiamento dell'uomo con gli altri esseri. Qui, la benevolenza verso tutti gli esseri è giustificata in nome della parentela fondamentale che esiste tra loro e l'uomo e in virtù della compassione naturale. Non si limita alla non-violenza; diventa compassione attiva.

Le esigenze della pietà verso tutte le creature sono formulate nel modo più completo nel Kan-ying-p'ien (Il Libro delle Azioni e delle Retribuzioni). E' un'opera popolare composta all'incirca all'epoca della dinastia Sung (960-1227 dopo Cristo). (...) Nei nostri giorni[271] ( ancora è una delle opere più diffuse della letteratura cinese.

E' da se stesso che il pensiero cinese passa dalla compassione dell'uomo per il proprio vicino, come è espressa da Confucio (551-479 prima di Cristo), Micio (morto verso 400 avanti Cristo) e Mencio (372-289 prima di Cristo) alla compassione per ogni creatura. Il contatto con il buddhismo e l'ahimsâ indiana a certamente accelerato questa evoluzione[272].












SEZIONE II.

LE GUERRE








































CONSIDERAZIONI PRELIMINARI



1. Conflitti sociali e guerra


La guerra è il proseguimento della politica con altri mezzi.

Clauswitz


I conflitti che si manifestano rispettivamente nell'economia (la lotta del più ricco per arricchirsi di più a danni del povero), nella politica (la lotta del più potente per mantenere il potere o aumentarlo a danno di chi ne è escluso) e nella cultura (la lotta di chi controlla le informazioni e la produzione culturale, per mantenere questo controllo a favore del più potente e del più ricco), tutti questi conflitti dimostrano di essere in realtà delle forme di guerra senza uso di armi pesanti (perché qualche volta si ricorre alla pistola, al coltello o al veleno), e quando questi conflitti raggiungono un livello di confronto troppo grave, sfociano in conflitto bellico, cioè una guerra di tipo militare.

Lo si può dire diversamente: i fatti dimostrano che la guerra sotto forma militare non è che l'ultima, e la peggiore, forma della guerra tra gli individui (la guerra civile all'interno di una nazione) e tra i popoli (nelle relazioni tra nazioni). E ci sono altre forme di guerra: quella economica per il controllo delle risorse, la guerra politica per il controllo del potere, e la guerra culturale per il controllo delle informazioni e dei valori che giustificano, a loro volta, la guerra economica, la guerra politica e la guerra militare.


2. Criterio fondamentale


Che differenza c'è da fare per i morti, gli orfani e i senzatetto, se la folle distruzione è commessa sotto il nome del totalitarismo o il santo nome della libertà e della democrazia?

Gandhi


Per una persona che si vuole onesta e giusta, una guerra è da considerare secondo la sua utilità alla propria "patria", al proprio "paese", alla propria "civiltà", o da considerare prima di tutto come attività che provoca morti, feriti, orfani, sofferenze e miseria, in particolare alla popolazione civile non combattente, un'attività quindi negativa qualsiasi sia il paese, il colore della sua pelle, la religione, la civiltà, la situazione economica delle vittime? Per una persona che si vuole onesta e giusta, è ammissibile un qualsiasi ideale o finalità che propone di concretizzarsi tramite questi crimini contro l'umanità?


3. Guerra e guerra


E' corretto e giusto considerare qualsiasi guerra come azione da condannare, o distinguere tra una guerra di aggressione ed una guerra di difesa, detta anche guerra di liberazione? La prima è un'azione offensiva intrapresa da uno Stato per dominare un'altra nazione e impadronirsi delle sue ricchezze naturali e/o del suo territorio come spazio strategico, mentre la guerra di liberazione è un'azione difensiva del popolo della nazione aggredita, per liberarsi dalla dominazione straniera, e rimanere padrone delle sue ricchezze naturali e del suo territorio.

Esempi. La guerra fatta dagli Europei ai nativi americani era o meno una guerra d'aggressione, e la resistenza dei nativi americani era o meno una guerra di liberazione, anche se fallita? In seguito, la guerra dell'impero inglese contro i coloni statunitensi era o meno una guerra d'aggressione, e la guerra dei coloni statunitensi era o meno una guerra d'indipendenza contro la dominazione inglese? Poi, la guerra degli Stati Uniti contro il Vietnam era o meno una guerra d'aggressione, mentre la resistenza del popolo vietnamita era o meno una guerra di liberazione?... Oggi, l'azione degli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq è o non una guerra d'aggressione, mentre l'azione dei resistenti afghani e iracheni è o meno una guerra di liberazione contro la dominazione straniera? L'azione della Russia in Cecenia è o meno una guerra di aggressione, e la resistenza cecena è o meno una guerra di liberazione contro la dominazione russa? L'azione della Turchia contro il Kurdistan è o non è una guerra di aggressione, e la resistenza del popolo curdo è o meno una guerra di liberazione contro la dominazione turca? L'azione di Israele contro il territorio palestinese occupato è o meno una guerra d'aggressione, e la guerra del popolo palestinese è o meno una guerra di liberazione contro la dominazione israeliana?


E' o non è corretto e giusto distinguere quando una guerra è realmente difensiva, cioè viene fatta per contrastare un'aggressione effettiva di un altro Stato, e quando l'uso dell'espressione “guerra difensiva” serve soltanto come mezzo propagandistico per nascondere una vera guerra d'aggressione, come fanno, sempre e dovunque, i dirigenti degli Stati che bramano di dominare altre nazioni?

Esempi. Quando Hitler parlava di guerra “difensiva”, oggi, ormai, anche il cittadino più semplice, se non è un nazista, sa che si trattava in realtà di una bugia propagandistica, per mascherare e far accettare al popolo tedesco una guerra di aggressione contro altre nazioni... Più recentemente, quando il presidente statunitense Bush usava l'espressione guerra “difensiva” per parlare della guerra contro l'Afghanistan e contro l'Iraq, - poi forse in seguito contro l'Iran -, non si trattava in realtà di guerre d'aggressione, visto che né l'Afghanistan né l'Iraq hanno effettivamente aggredito per primi gli Stati Uniti? Supponiamo che un gruppo, basato negli Stati Uniti, avesse attaccato con aerei e ucciso in un attentato 3.000 cittadini a Kabul o a Baghdad, i cittadini occidentali avrebbero trovato normale che il governo afghano o iracheno avesse fatto, per questo attentato, la guerra agli Stati Uniti bombardandoli ed invadendoli?


E' o non è corretto e giusto distinguere tra una guerra classica detta anche simmetrica ed una guerra asimmetrica? Per chi non lo sa, una guerra è detta di tipo simmetrico quando gli avversari sono due eserciti classici che si fanno una guerra con dei mezzi e delle strategie simili, mentre la guerra è detta asimmetrica quando sono differenti gli avversari, i mezzi e le strategie utilizzati. Da una parte un esercito composto di militari che utilizzano mezzi massicci e sofisticati; dall'altra parte un avversario composto di uno o vari gruppi di resistenti che sono essenzialmente dei civili della popolazione, e che usano una strategia di guerriglia con l'uso di mezzi molto meno potenti di quelli dell'esercito nemico. E' per questi aspetto che le guerre asimmetriche sono anche considerate guerre tra un esercito ed un popolo, e da cui sono anche chiamate, da parte di coloro che resistono, guerra popolare contro un esercito d'aggressione occupante.

Esempi. Durante la seconda guerra mondiale, i conflitti bellici erano guerre principalmente simmetriche (esercito contro esercito) ed anche asimmetriche (esercito tedesco contro resistenti dei vari paesi europei, e esercito giapponese contro resistenti dei vari paesi asiatici). Oggi, le principali guerre sono di tipo asimmetrico: l'esercito israeliano contro i resistenti e il popolo palestinesi, gli eserciti degli Stati Uniti e dei loro alleati contro i resistenti e i popoli afghani e iracheni, l'esercito russo contro i resistenti e il popolo ceceni, l'esercito della Turchia contro i resistenti e il popolo curdi.

Nei capitoli seguenti saranno successivamente esaminate la guerra di aggressione, la guerra di liberazione o resistenza, e infine la guerra chiamata terrorismo.









PARTE I


GUERRA D'AGGRESSIONE

o chi aggredisce e ne trae profitto ?







































I.

MOTIVI DELLA GUERRA


1. PROPAGANDA E REALTÀ


Considerazioni generali


Per giustificare la causa di un conquistatore, è necessario in effetti condannare la causa di colui che è conquistato.

Thomas Hobbes[273]


Né mai a un principe mancarono cagioni [scuse] legittime di colorire la inosservanzia [mancanza di fede].

Machiavelli[274]


La stupidità e facilità che esistono comunemente e che rendono [l'eloquenza] soggetta ad essere manipolata e raggirata dalle orecchie al dolce suono di questa armonia, senza andare a pensare e conoscere la verità delle cose con la forza della ragione (...), la sua principale parte (...) è di commuovere gli affetti.

Montaigne[275]


Il compito della propaganda è quello di convincere della bontà di un ideale. (...) Io vedevo brillare gli occhi dei miei giovani quando parlavo loro dell'utilità della nostra missione, quando affermavo che tutto il senno di questo mondo rimane inefficace se la violenza non si assoggetta ad esso per difenderlo ed appoggiarlo, che la dea della pace può soltanto camminare vicino al dio della guerra e che ogni grande opera della pace ha bisogno dell'aiuto della protezione della violenza.

Adolf Hitler[276]


La natura del vero traspare già nella cura che si mette a nasconderlo.

Claude Levi-Strauss[277]


La guerra - ogni guerra - è il regno delle bugie. Che sia chiamata propaganda o guerra psicologica, ognuno accetta come un diritto di mentire per il proprio paese. Chiunque dice la verità corre il rischio di essere accusato di essere un traditore.

Uri Avnery[278]


Quanti cittadini conoscono questi principi della propaganda di guerra, usati in particolare dalla prima guerra mondiale ?[279]

Chi vuole provocare la guerra dichiara:

- non voglio la guerra, ma è l’avversario che la vuole, non facciamo che difenderci.

Nel 1935, Hitler chiamò "Programma di difesa" il suo programma di riarmo che gli ha permesso di scatenare la sua guerra di aggressione.


Noi Americani non cerchiamo affatto la guerra. L'affrontiamo con ripugnanza.

Colin Powell,

allora Segretario di Stato statunitense, 4 aprile 2003[280]


Non siamo stati noi a volere questa guerra. E' stato il rifiuto da parte di Saddam di rinunciare alle sue armi di distruzione di massa a non lasciarsi altra scelta che quella di agire.

Primo ministro britannico Tony Blair,

messaggio agli Iracheni, dalla televisione di Stato,

11 aprile 2003[281]


1.


La guerra in Iraq è basata su bugie e inganno.

L'Amministrazione Bush ha pianificato l'attacco contro l'Iraq prima del 11 settembre 2001. Ha usato la falsa pretesa della minaccia di un imminente attacco di armi biologiche, chimiche e nucleari, per ingannare il Congresso ad appoggiare questo non necessario conflitto[282].


La menzogna per giustificare una guerra d'aggressione non è stata utilizzata solo dai governo statunitense e inglese in occasione della guerra contro l’Iraq, con la cosiddetta esistenza di armi di distruzione di massa. La menzogna fu anche utilizzata nel passato dal governo degli Stati Uniti nella sua aggressione contro il Vietnam, con l’accusa di un attacco dell’esercito nord-vietnamita contro una nave statunitense nel Golfo del Tonkino, accusa che si è rivelata falsa.

- facciamo una guerra giusta, perché difendiamo ideali nobili, come la civiltà, la libertà, i diritti umani, ecc., e non per i nostri interessi economici o strategici.

La migliore speranza per la pace nel nostro mondo è l'espansione della libertà in tutto il mondo.

Presidente Georges W. Bush[283]


Caso Afghanistan:

Fino all'estate del 2001, i dirigenti e i mass media statunitensi non hanno mai invocato per l'Afghanistan la libertà, la democrazia, i diritti umani, né condannato la lapidazione delle donne e l'obbligo di portare il velo. Non solo. Il governo statunitense riceveva i delegati talebani nei ministeri a Washington per trattare la costruzione di un oleodotto per il trasporto di petrolio. Solo dopo l'estate del 2001, il governo statunitense ha invocato per l'Afghanistan la libertà, la democrazia, i diritti umani e la liberazione del popolo. Perché questo cambiamento se non per il motivo che il governo dei Talebani ha rifiutato di soddisfare i desideri economici del governo statunitense, e per presentare una giustificazione propagandistica dell'aggressione contro l'Afghanistan?


Caso Iraq:

Le nostre forze sono forze amiche che libereranno il popolo iracheno.

Primo ministro britannico Tony Blair

alla televisione irachena,

11 aprile 2003[284]

Fino all'inizio degli anni 1990, il governo degli Stati Uniti non ha mai parlato, a proposito del regime di Saddam Hussein, di dittatura, di armi proibite, né di violazione dei diritti umani. Non solo. Ha aiutato il governo di Saddam Hussein con finanziamenti ed armi per massacrare rispettivamente cittadini comunisti, poi democratici, ma anche curdi e sciiti. Soltanto quando il dittatore iracheno si è impadronito del petrolio del Kuwait, il governo degli Stati Uniti lo ha considerato un nemico al punto di attaccarlo in una guerra. Perché, soltanto dopo, il governo degli Stati Uniti ha invocato la dittatura, le armi proibite e la violazione dei diritti umani, se non come giustificazione propagandistica della sua guerra di aggressione?

Anche i Sovietici, dopo la seconda guerra mondiale, hanno invocato la "liberazione" dei popoli dell'Europa orientale per trasformarli in vassalli, sottomessi alla dittatura di governi al servizio dell'Unione Sovietica.

- Portiamo al popolo dell'altro territorio la liberazione da un regime retrogrado, con il socialismo e il comunismo.

E' stata questa, dopo la seconda guerra mondiale, la giustificazione del governo per dominare i paesi dell'Europa orientale.

- Chi contesta la nostra autorità è soltanto un criminale o un terrorista.

E' così che da sempre ogni governo che occupa con la forza militare un altro territorio ha sempre chiamato coloro che fanno parte del popolo di questo territorio e resistono contro questa occupazione.

- la nostra civiltà e il nostro modo di vivere sono in gioco.

Al tempo del colonialismo, i suoi sostenitori si dichiaravano difensori dell' "Occidente" ed invocavano il "portare la civiltà" e la religione cristiana ai popoli "barbari" e senza fede.

I nazisti erano invocavano la difesa della "civiltà ariana" contro il "semitismo", e il modo di vivere "tedesco" contro quello "ebraico-bolscevico".

Oggi, i sostenitori della teoria del cosiddetto "scontro tra civiltà" invocano la difesa della civiltà "occidentale" contro la "barbarie" araba" e "asiatica", e la religione "giudaica-cristiana" contro l'eresia chiamata Islam, ed invocano la difesa del modo di vivere "occidentale-liberale-avanzato" contro quello "orientale-dittatoriale-arretrato".

Delle persone come Alexander Soljenitsyne invocano la difesa della "civiltà" e della "cultura" slave da salvare contro quelle dette "occidentali" corrotte e materialiste, e la religione ortodossa da salvare contro quella cattolica papista.

I sostenitori dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi invocano la difesa della "civiltà" e della religione giudaica contro l' "antisemitismo" e contro i Musulmani, considerati dei barbari aggressivi.

Per chi, all'opposto, si dichiara difensore dell' "Oriente":

- certi Musulmani invocano la difesa della civiltà "musulmana" contro quella "giudaica-cristiana" degli "infedeli", e del modo di vivere secondo la "legge coranica" contro quella "occidentale atea".

- certi Induisti invocano la difesa della civiltà e della fede "induiste" contro quelle musulmane dei loro compatrioti e del popolo del Pakistan.

I difensori dell'Oriente detto "asiatico", certi Cinesi, Giapponesi, Birmani, ecc. invocano la difesa delle rispettive civiltà, religione e modo di vivere contro tutte le altre civiltà, religioni e modi di vivere.

- noi usiamo la ragione e siamo lucidi, mentre il nostro avversario rifiuta la ragione perché è folle.

Ecco perché, per qualsiasi aggressore, se un aereo del suo esercito uccide centinaia di civili, è soltanto un "errore involontario", mentre quando l'avversario uccide uno solo dei suoi civili, è sempre un "fanatico".

- il nostro nemico non è la popolazione dell'altro paese, ma soltanto il suo capo che è un dittatore fanatico, feroce e corrotto.

In Afghanistan, è in nome della guerra contro il capo di Al Qaida, Osama Bin Laden, che l'esercito degli Stati Uniti uccide i civili afghani.

In Iraq, è in nome della lotta contro il dittatore Saddam che, durante l'embargo, sono morti i civili per mancanza di cibo e medicine, e, durante la guerra del 2003, i bombardamenti dell'esercito statunitense hanno ucciso i civili iracheni e distrutto le infrastrutture della loro vita quotidiana.

- il nostro nemico non è la popolazione dell'altro paese, ma soltanto l'organizzazione terroristica che agisce in quel paese.

In Cecenia, Il governo russo dichiara che la sua guerra è soltanto contro il terrorismo ceceno, in particolare contro l'organizzazione Al Qaida, mentre il suo esercito uccide tanti civili e distrugge le infrastrutture della loro vita quotidiana.

Le autorità accusano Al-Qaida, ma sono incapaci di presentare un solo documento provando la presenza di mercenari stranieri in Cecenia. In questo conflitto tutto è nascosto...

Valentina Melnikova,

presidente del Comitato delle madri di soldato[285]

Allo stesso modo, il governo turco, a proposito della resistenza del popolo curdo contro la dominazione, giustifica la sua azione repressiva con l'esistenza di un partito curdo terroristico.

i governi israeliani giustificano la dominazione del popolo palestinese dichiarando che non sono nemici del popolo palestinese ma solo di alcune organizzazioni palestinesi terroriste, ieri era l'O.L.P., e oggi il partito Hamas malgrado sia stato eletto democraticamente al potere da parte del popolo palestinese.

- la nostra causa è “sacra” e Dio è dalla nostra parte.

Dio, benedici la nostra battaglia !

Adolf Hitler[286]


Gott mit uns (Dio con noi)

iscrizione sulle cinture dei soldati nazisti durante il Terzo Reich.


God bless America (Dio benedica l'America)

Espressione statunitense tipica.


Cristo mi guida.

Presidente Georges Bush jr [287].

- diciamo la verità mentre l’avversario dice soltanto menzogne.

Negli Stati Uniti, mentire per provocare una guerra non l'ha fatto soltanto il presidente repubblicano Bush jr, ma anche un presidente democratico, Johnson, a proposito della guerra contro il Vietnam:

Gli attacchi dell' “Operazione 34 A” [bombardamenti aerei US sul Nord Vietnam] provocarono l'incidente del golfo del Tonkino, nell'agosto del 1964, quando due navi da guerra americane si opposero ai torpedinieri della Marina di Hanoi. Johnson[288] se ne servì per ingannare il Senato e portarlo ad approvare le misure necessarie ad una estensione della guerra. McNamara[289] e Dean Rusk[290] lo aiutarono abusando della commissione degli Affari Esteri del Senato sulle operazioni clandestine. Nello spirito del presidente tutte queste bugie erano nell'interesse superiore della nazione. (...) Ma voleva allo stesso tempo evitare un dibattito pubblico che avrebbe rischiato di rimettere in questione tutta la politica vietnamita.

Neil Sheehan[291]


Voglio che il popolo americano sappia ciò che il generale ha nascosto al pubblico americano durante la Guerra del Golfo (...) Hanno nascosto le vittime. Hanno nascosto l'orrore. Hanno nascosto la violenza.

Ron Kovic, veterano della guerra del Vietnam[292]


Come il giornalista indipendente I.F. Stone ha commentato decenni fa, "Ogni governo è gestito da bugiardi, e nulla di ciò che dicono dovrebbe essere creduto." Stone non equiparava tutti i governi, o affermava che sempre mentono. Ma egli sottolineava che lo scetticismo è essenziale, e nessuna dichiarazione di governo dovrebbe essere automaticamente accettata. E' nostra sfida e responsabilità vedere chiaro attraverso la propaganda i fatti selezionati, le distorsioni e le immagini alla ricerca della verità.

Norman Solomon[293]


Inganno, disinformazione e falsa informazione sarebbero applicati in modo massiccio.

(...) Inganno, falsa informazione e disinformazione sono componenti chiave in questo assalto alla volontà e alla comprensione dell'avversario.

Harlan K. Ullman e James P. Wade,

in Shock and Awe: Achieving Rapid Dominance

(Colpisci e Terrorizzi: Realizzazione di una Rapida Dominazione)

dicembre 1996[294]

- i nostri giornalisti, scienziati, intellettuali ed artisti devono, nelle loro attività specifiche, difendere la nostra posizione.

Questa principio è ovviamente la regola nei paesi dittatoriali. Nei paesi democratici, ecco alcuni esempi di applicazione di questo principio negli Stati Uniti:

La lettera firmata da 60 intellettuali statunitensi per sostenere la guerra contro l'Iraq, ha avuto ampia diffusione sia negli Stati Uniti che in Europa, mentre la petizione contro la guerra di 14.000 intellettuali statunitensi è stata pubblicata solo come pubblicità a pagamento dal giornale New York Times[295].

I firmatari dell'appello contro la guerra "Not in Our Name" (Non in nostro nome) hanno potuto pubblicarlo solo a loro spese sul New York Times, poi sul Los Angeles Times e U.S.A. Today[296].

E' stato molto diffuso dai media il sostegno alla guerra del presidente Bush jr da parte del regista Steven Spielberg e dell'attore Tom Cruise, e la presenza dell'attore Bruce Willis tra i soldati statunitensi in Iraq[297]. Al contrario, l'attore Sean Penn, per far conoscere la sua critica alla politica del presidente Bush, ha dovuto pagare 56.000 euro la pubblicazione in una pagina del giornale Washington Post[298].

- i cittadini del nostro paese che mettono in dubbio la nostra versione sono dei traditori, che fanno il gioco dell’avversario o sono i suoi complici.

Nei paesi dittatoriali, questi cittadini considerati traditori sono ovviamente incarcerati o uccisi. Nei paesi democratici, ecco alcuni esempi di applicazione di questo principio negli Stati Uniti:

L'unico membro del Congresso statunitense che ha votato contro l'invasione dell'Afghanistan, Barbara Lee, fu minacciata di morte a seguito del suo voto[299].

James Moran, delegato democratico al Congresso statunitense, dopo le sue critiche contro i preparativi della seconda guerra all'Iraq, fu accusato di attacchi contro il patriottismo[300].

Il produttore statunitense del documentario Confronting the Evidence (Confrontando la prova) che mette in dubbio la versione ufficiale del governo statunitense sull'attacco del 11 settembre 2001, ha dovuto lasciare il paese in seguito a minacce di morte.

Il gruppo musicale statunitense Dixie Chicks, a causa della sua canzone "Not Ready to Make Nice" (Non pronti a fare i carini) e per aver dichiarato a Londra di vergognarsi di venire dallo stesso Stato di Bush, il Texas, fu boicottato nei circuiti radiofonici[301].

Nell'ottobre 2001, il pugile australiano, Anthony Mundine, per aver dichiarato che l'invasione dell'Afghanistan non era la soluzione al terrorismo, fu interrotto durante una trasmissione in una tv di Robert Murdoch, per motivi "tecnici", poi accusato dai media australiani di sostenere il terrorismo, e infine eliminato, da parte del Consiglio Mondiale della Boxe, dalla classifica pugilistica mondiale[302].

- i cittadini nel mondo che mettono in dubbio la nostra versione, sono vittime della propaganda dell’avversario, o sono degli opportunisti o dei vigliacchi.

Prima e durante la guerra contro l'Iraq del 2003, questa è stata la posizione dei dirigenti statunitensi e dei loro alleati, contro i dirigenti europei ostili a questa guerra.

- i nostri sono “danni collaterali” involontari, causati da un errore, mentre quelli dell’avversario sono atrocità volontarie e crimini di guerra.

Questo principio non è un'invenzione dell'inizio del ventunesimo secolo. Lo hanno applicato i nazisti a proposito della tragedia di Guernica, durante la guerra di Spagna del 1936, dove sui 7000 abitanti i bombardamenti aerei nazisti uccisero 1654 e ferirono 899 civili.

Guernica non era un obiettivo militare, è stato soltanto un deplorevole errore.

Adolf Galland,

comandante dell'aviazione di caccia nazista[303]

I bombardamenti di civili da parte dell’aviazione militare, avvenuti in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq da una parte, e, dall'altra parte, a Cana in Libano nel 2006, sono stati dichiarati da parte dei dirigenti rispettivamente statunitensi ed israeliani, un “errore”, come sono anche stati chiamati “errori” le uccisioni, da parte di militari statunitensi o israeliani, di giornalisti ed operatori televisivi che non esprimevano la loro versione dei fatti.

Durante l'attacco dell'esercito israeliano contro Gaza, nel dicembre 2008 - gennaio 2009, il porta-voce dell'ambasciata israeliana in Francia Nina Ben Ami dichiarò:

Il Hamas mira ai civili, noi facciamo tutto per risparmiarli[304].

Le immagini dei morti civili e delle infrastrutture civili distrutte a Gaza mostrano la falsità di questa dichiarazione destinata ad ingannare l'opinione pubblica: "I due terzi delle vittime dell'offensiva israeliana non sono dei combattenti; un terzo non ha 18 anni. (...) un esercito preoccupato del diritto della guerra avrebbe ricorso, fatto ormai stabilito, a delle bombe al fosforo?"[305] L'autore osserva in una nota: "Il fosforo bianco è un agente tossico che può provocare delle ustioni della pelle e danneggiare il fegato, il cuore e i reni. Se non è vietato da una convenzione internazionale, il protocollo III della convenzione del 1980 sulle armi convenzionali vieta il suo uso contro le popolazioni civili o contro delle forze militari che si trovano in mezzo a popolazioni civili."[306]

- i nostri nemici maltrattano i nostri soldati prigionieri, mentre noi trattiamo con rispetto i soldati avversari prigionieri.

Gli Stati Uniti hanno accusato i soldati iracheni di aver maltrattato la soldatessa Jessica Lynch. La BBC ha rivelato che, al contrario, è stata rispettata e medicata nell'ospedale di Nassirya. In seguito il raid per la sua liberazione è stato filmato ad uso dei media[307]. Nel 2007, la stessa soldatessa ha dichiarato alla Camera statunitense: "Su di me il Pentagono ha mentito, solo per creare un'eroina."[308]

Quanto al trattamento dei soldati iracheni da parte dell'esercito statunitense, il giornalista statunitense D. Bernstein a rivelato la sorte dei " 5.000 soldati iracheni colpiti dalle terribile ustioni del fosforo che alterano l'anatomia umana"[309]

Ecco adesso qualche verità sulla prima guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq.

Il giornale Los Angeles Times del 12 giugno e 26 settembre 1991 rivela questo fatto del 24-25 febbraio 1991: "Le forze degli Stati Uniti spararono sui soldati iracheni dopo che questi avevano sollevato le bandiere bianche della resa. Il comandante della Marina che diede l'ordine di sparare non fu mai punito."[310]

Lo stesso giornale Los Angeles Times del 12 settembre 1991, e il Washington Post del 13 settembre 1991 rivelano questo fatto del 18 gennaio 1991:

I carri armati che trainavano gli aratri si spostavano lungo le trincee, sparando tra i soldati iracheni che si trovavano dentro i fossati, mentre gli aratri li coprivano di grandi cumuli di sabbia. A migliaia finirono seppelliti, morti, feriti o vivi[311].

- usiamo soltanto armi legali, mentre l’avversario usa anche armi illegali.

Basta visitare alcuni siti internet di organizzazioni che si occupano dell'uso di armi in guerra, come il sito di Amnesty International, per constatare la falsità di questo principio, non solo da parte di governi dittatoriali, ma anche da parte di certi governi occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti, e da parte di Israele.

- noi siamo buoni, mentre i nostri avversari sono cattivi.

Durante la seconda guerra mondiale, mentre le bombe dei suoi aerei uccidevano i civili europei, il capo dell'aviazione nazista, Herman Goering, aveva nel suo ufficio questo cartello: "Chi tortura gli animali ferisce i sentimenti del popolo tedesco."[312]

Subito dopo gli attentati del 11 settembre 2001 a New York, il Presidente Bush Jr., dichiarò nella conferenza dell'11 ottobre 2001 alla Casa Bianca:

Sono impressionato che c'è una tale incomprensione di ciò che è il nostro paese, e che della gente possa odiarsi... Sono come la maggior parte degli Americani, non posso crederlo, perché so quanto siamo buoni.

.

Considerazioni particolari


Oltre ai principi generali di propaganda, esaminiamo adesso alcuni principi particolari a certi governi.


Stati Uniti e alleati


Il giornalista statunitense Norman Solomon, esperto di mezzi di comunicazione, ha così sintetizzato le regole della propaganda statunitense:

- Il nostro governo fa tutto il possibile per evitare una guerra, mentre l'avversario la vuole a tutti i costi.

Ricordiamo il passato recente della guerra in Vietnam, e la pubblicazione dei “Pentagon Papers” (Documenti del Pentagono), documenti ultra-segreti del governo, trafugati illegalmente dal Pentagono e pubblicati nel 1971 sul giornale New York Times. Dimostravano come, mentre il presidente democratico Johnson prometteva di non espandere la guerra, il suo governo allargò deliberatamente il suo ruolo nella guerra con attacchi aerei contro il Laos, incursioni sul Vietnam del Nord, e attacchi di Marines, prima che i cittadini statunitensi ne fossero informati[313].

- La nostra è solo guerra preventiva per difenderci da chi vuole aggredirci.

Si è scoperto oggi che i dirigenti statunitensi e inglesi sapevano che né i dirigenti dell'Afghanistan né quelli dell'Iraq avevano la minima possibilità di aggredire militarmente gli Stati Uniti.

Daniel Elsberg:

I preparativi per la risoluzione del Golfo di Tonchino del 1964 sono stati quasi esattamente paralleli ai preparativi della risoluzione 2002 per la guerra in Iraq.

In entrambi i casi, il presidente e i funzionari massimi del suo Gabinetto hanno consapevolmente ingannato il Congresso e il pubblico su una presunta minaccia a breve termine per giustificare e ottenere un sostegno per la realizzazione dei piani offensivi preesistenti nei confronti di un paese che non era a breve termine un pericolo per gli Stati Uniti. In entrambi i casi, l'inganno è stato essenziale per la politica di fattibilità del programma proprio perché il parere di esperti all'interno del governo prevedeva costi, pericoli, e basse prospettive di successo che avrebbero condannato il progetto politicamente se ci fosse stato veramente in anticipo un dibattito pubblico informato. E in entrambi i casi, questo necessario inganno non poteva riuscire senza l'obbediente silenzio di centinaia di addetti che conoscevano molto bene sia l'inganno sia la follia di utilizzarlo[314].


l motivi e le giustificazioni fornite per l'invasione erano fraudolente.

Non c'erano armi di distruzione di massa in Iraq durante il periodo dell'invasione secondo i funzionari degli Stati Uniti e Hans Blix, l'ex capo ispettore delle Nazioni Unite sulle armi. L'idea che Al Qaida e gli attacchi terroristici del 11 settembre erano collegati con Saddam Hussein e il partito Baath, si sono rivelate false nel rapporto della Commissione sull' 11 settembre. I membri dell'Amministrazione Bush hanno ammesso che hanno fatto pressione per scatenare la guerra[315].

- La nostra è soltanto una guerra al terrorismo e per la democrazia, e chi si oppone è complice o fa il gioco dei terroristi.

Se questa affermazione fosse vera, per quale motivo i governi degli Stati Uniti sono protettori e alleati di governi dittatoriali, come l'Arabia Saudita o il Pakistan, di governi eletti in modo non democratico, come in Afghanistan e in Iraq, e di Stati che occupano militarmente un popolo, come Israele? E perché chiamano "terrorista" chi si oppone a queste dittature, governi non rappresentativi e Stati occupanti?

Afghanistan:

Alla fine degli anni 70, i dirigenti occidentali dichiaravano che i fondamentalisti islamici afghani, che facevano la guerra contro il governo di Kabul, erano "combattenti della libertà". Perché allora i fondamentalisti islamici iraniani che, nello stesso periodo, combattevano la dittatura dello scià, erano dichiarati terroristi?[316] In realtà, per questi governi occidentali, chi agisce nel loro interessi è chiamato "combattente per la libertà", altrimenti è etichettato come "terrorista", anche se agisce contro una dittatura, perché questa dittatura, come nel caso dell'Iran dello shah, soddisfa gli interessi dei governi occidentali.

Negli anni 80, il governo e la maggior parte dei media statunitensi hanno presentato la guerra civile in Afghanistan come una guerra dei Mujahidin islamici contro l'invasione sovietica. In realtà la lotta di questi Mujahidin contro il governo dell'Afghanistan era iniziata molto prima dell'arrivo dei soldati sovietici[317] e il motivo reale era un altro.

New York Times del 9 febbraio 1980:

I tentativi di riforma agraria indebolivano i capi dei villaggi. I ritratti di Lenin minacciavano i loro leader religiosi. Ma fu la concessione di nuovi diritti alle donne, da parte del governo rivoluzionario di Kabul, a spingere gli uomini musulmani ortodossi dei villaggi pashtum dell'Afghanistan orientale a prendere i fucili. "Il governo ha detto che le nostre donne devono frequentare le riunioni e che i nostri figli devono andare a scuola. Questo rappresenta una minaccia per la nostra religione. Dovevamo combattere (...) Il governo ha imposto varie leggi che danno alle donne la libertà di sposare chiunque vogliano, senza il consenso dei genitori[318].

Fino all'agosto del 2001, i governi degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali avevano relazioni con il governo dei Talebani, senza dire nulla sulla democrazia, i diritti umani e l'oppressione delle donne. Questi argomenti sono stati presi in causa solo quando si è deciso guerra contro l'Afghanistan. Perché se non per usare questi temi unicamente come arma propagandistica?... Ecco una prova: l'assenza di democrazia e di diritti umani, in particolare per la donna, è simile all'Afghanistan in paesi come l'Arabia Saudita, senza che i dirigenti occidentali e gli intellettuali che li sostengono denuncino questa situazione. Il fatto è che l'Arabia Saudita risponde agli interessi dei governi occidentali mentre l'Afghanistan vi si oppone.

- le vittime civili sono errori involontari e quindi da considerare soltanto come danni collaterali inevitabili.

L'uso propagandistico di questo principio è stato già esaminato nel paragrafo sulle "Considerazioni generali".

- Siamo rispettosi di tutte le regole della democrazia, della giustizia e del diritto, mentre il nostro avversario non li rispetta.

Abbiamo già visto, nel paragrafo sulle "Considerazioni generali" come questo principio è ad uso solo propagandistico per giustificare la guerra, in particolare contro il Vietnam, l'Afghanistan e l'Iraq.

- I nostri soldati sono brava gente, degli eroi, e combattono il più umanamente possibile, mentre gli avversari sono vigliacchi, cattivi e combattono in modo barbaro,

L'esame che seguirà dell'azione militare degli Stati Uniti mostrerà quanto i fatti smentiscono sia questa affermazione che le due precedenti.

- Il petrolio o i profitti delle multinazionali non hanno influenza sulle nostre decisioni.

L'esame che seguirà sui motivi reali della guerra permetterà di verificare il valore reale di quest'affermazione.

- Se questa guerra è sbagliata, i media ce lo diranno, e il Parlamento la fermerà.

L'esame che seguirà sul tema dell'informazione permetterà di verificare il valore reale di quest'affermazione.

- Le nostre azioni sono giudicate male soltanto perché la gestione delle nostre pubbliche relazioni è difettosa.

Dovunque et sempre, gli Stati aggressori non considerano mai che loro azioni sono mal giudicate in quanto tali, perché aggressive ed ingiuste, ma soltanto perché il lavoro di propaganda, chiamato pubblicamente "relazioni pubbliche" o, meno pubblicamente, chiamato guerra "psicologica", non è stato realizzato in modo soddisfacente.

- L'America deve sbarazzarsi della “sindrome del Vietnam” e mostrarsi di nuovo la potenza più forte[319].


Israele


Vediamo adesso alcuni principi di propaganda particolare dei dirigenti di Israele.


Il passato


- Gli Ebrei, fuggendo dal genocidio nazista, sono andati in una terra, la Palestina, dove c'era poca popolazione, araba-palestinese, dove le terre furono comprate in modo regolare e pacifico. In seguito alla prima guerra israeliano-araba del 1949, la maggioranza di questa popolazione ha scelto di abbandonare la Palestina.

In realtà, non sono stati i Palestinesi ad iniziare la guerra contro Israele ma sono stati gli estremisti sionisti, che volevano la creazione dello Stato d'Israele, ad iniziare la guerra contro i Palestinesi. L'anno 1948, anno di creazione dello Stato d'Israele, è stato quello che i Palestinesi chiamano la “Nakba” (Catastrofe), per il fatto che tra 800.000 e un milione di Palestinesi sono stati, con il terrore armato dei gruppi terroristici sionisti Stern, Irgoun e Hagannah, cacciati dalle loro città e villaggi, con massacri di civili e distruzione di centinaia di villaggi palestinesi.

Ilan Pape, membro dei nuovi storici israeliani:

In quanto bambino ebreo, nato ad Haifa nei primi anni Cinquanta, non mi sono mai imbattuto nel termine nakba (catastrofe), né ero a conoscenza del suo significato. (...)

Successivamente, da giovane dottorando alla Oxford University scelsi il 1948 come argomento della mia tesi. (...) scoprii casualmente negli archivi israeliani e britannici prove che, messe insieme, mi diedero per la prima volta una chiara idea di cosa fosse stata la nakba. Trovai forti prove della sistematica espulsione dei palestinesi dalla Palestina e fui colto di sorpresa dalla velocità con cui venne portata avanti la giudaizzazione dei villaggi e dei quartieri una volta palestinesi.

Questi villaggi, da cui la popolazione palestinese era stata sfrattata nel 1948, furono rinominati e ripopolati nel giro di pochi mesi. Quest'immagine contrastava non solo con ciò che sul 1948 avevo imparato a scuola, ma anche con ciò che sul 1948 avevo colto a proposito del Medio Oriente nei miei studi da laureando alla Hebrew University a Gerusalemme, sebbene un buon numero delle mie lezioni riguardassero la storia di Israele. Neanche a dirlo, ciò che avevo trovato contraddiceva anche i messaggi che mi erano stati trasmessi come cittadino di Israele durante la mia iniziazione all'esercito, negli eventi pubblici quali il Giorno dell'indipendenza e nei discorsi quotidiani nei media del paese sulla storia del conflitto israelo-palestinese.

Quando tornai in Israele nel 1984 per cominciare la carriera accademica, scoprii il fenomeno della negazione della nakba nel mio nuovo ambiente. In realtà era parte di un fenomeno più grande - cioè l'esclusione di tutti i palestinesi dalla discussione accademica locale. (...)

Poco dopo alla fine degli anni Ottanta, alcuni accademici, incluso me, hanno attirato l'attenzione del pubblico pubblicando libri scolastici che sfidavano la versione israeliana comunemente accettata sulla guerra del 1948. In questi libri, noi accusavamo Israele di aver espulso la popolazione indigena e di aver distrutto i villaggi e i quartieri palestinesi (...) lo stato ebraico era stato costruito sulle rovine della popolazione indigena della Palestina, i cui mezzi di sussistenza, abitazioni, cultura e terra erano stati sistematicamente distrutti.

(...) Comunque, dall'alto, l'establishment fece tutto il possibile per reprimere questi primi germogli di autoconsapevolezza israeliana e di ammissione del ruolo di Israele nella catastrofe palestinese, un'ammissione che avrebbe potuto aiutare gli israeliani a capire meglio l'attuale punto morto nel processo di pace[320].


Tra quelli che sanno del massacro commesso dai nazisti contro gli Ebrei del ghetto di Varsavia nel 1943, quanti sanno cosa è successo, solo cinque anni dopo, nella località palestinese di Deir Yassine?

Dal sito www.deiryassin.org/mas.html

Deir Yassine Remembered (Deir Yassine Ricordato)[321]

Presto al mattino di venerdì 9 aprile 1948, dei commando dell'Irgun, guidati da Menachem Begin, e della Banda Stern attaccarono Deir Yassin, un villaggio di circa 750 abitanti palestinesi. E' stato diverse settimane prima della fine del Mandato britannico. Il villaggio era al di fuori della zona che le Nazioni Unite hanno raccomandato di includere in un futuro Stato ebraico. Deir Yassin aveva una reputazione pacifica ed è stato detto anche da un giornale ebraico che aveva allontanato alcuni militanti arabi. Ma era situato su terreno elevato nel corridoio tra Gerusalemme e Tel Aviv, e un piano, tenuto segreto fino a tanti anni dopo, chiamava alla sua distruzione e all'evacuazione degli abitanti per spianare la via a un piccolo aeroporto, per i residenti ebrei assediati di Gerusalemme.

Da allora più di 100 persone, metà delle quali donne e bambini, sono stati uccisi sistematicamente. Quattro assalitori morirono per mano di Palestinesi resistenti utilizzando vecchi Mausers e moschetti. Venticinque maschi abitanti del villaggio sono stati caricati in camion, fatti sfilare attraverso il quartiere Zakhron Yosef in Gerusalemme, poi portati in una cava di pietra, lungo la strada tra Givat Shaul e Deir Yassin e uccisi. Il resto degli altri abitanti è stato spostato nella Gerusalemme Est araba.

Quella sera i membri dell'Irgun e di Stern hanno scortato una parte dei corrispondenti esteri ad una casa di Givat Shaul, un insediamento ebraico vicino fondato nel 1906. Oltre a tè e biscotti hanno amplificato i dettagli dell'operazione e giustificata, dicendo che Deir Yassin era diventato un punto di concentrazione di Arabi, inclusi Siriani e Iracheni, che pianificavano di attaccare la periferia occidentale di Gerusalemme. Hanno detto che 25 membri della milizia Haganah avevano rafforzato l'attacco e affermato che un Ebreo parlando arabo aveva, con un altoparlante da un auto blindata, messo in guardia gli abitanti del villaggio. Questo è stato debitamente riportato nel The New York Times, il 10 Aprile.

Un conto finale di 254 corpi è stato riportato dal New York Times il 13 aprile (...) Uno studio del 1987 effettuato dal Centro di Ricerca e di Documentazione della società palestinese, dell'Università di Birzeit, dichiarò che "il numero degli uccisi non superava i 120".

I dirigenti della Haganah hanno ammesso che il massacro "macchia la causa ebraica dei combattenti ebrei e disonora le armi e la bandiera ebraiche". Hanno minimizzato il fatto che la loro milizia aveva rafforzato l'attacco dei terroristi, anche se non hanno partecipato alla barbarie e al saccheggio durante le successive operazioni di "rastrellamento".

Essi hanno anche minimizzato il fatto che, nelle parole di Begin, "Deir Yassin fu catturato con la conoscenza della Haganah e con l'approvazione del suo comandante", come una parte del suo "piano per la creazione di un aeroporto".

Ben Gurion inviò anche una scusa al re Abdullah di Trans-Giordania. Ma questo orribile atto ha servito bene il futuro Stato di Israele. Secondo Begin:

Gli Arabi in tutto il paese, indotti a credere ai selvatici racconti di "macelleria Irgun", sono stati presi da un panico illimitato e hanno iniziato a fuggire per la loro vita. Questa massa sboccò presto in una fuga disordinata, folle e incontrollabile. Il significato politico ed economico di questo sviluppo può difficilmente essere sopravvalutato.

Di circa 144 case, 10 sono state distrutte con la dinamite. Il cimitero è stato successivamente rasato al suolo con bulldozer e, come centinaia di altri villaggi palestinesi in seguito, Deir Yassin è stato cancellato dalla carta geografica. Da settembre vi sono stati installati Ebrei ortodossi immigrati da Polonia, Romania e Slovacchia, con l'obiezione di Martin Buber, Cecil Roth e altri dirigenti ebrei che hanno creduto che il sito del massacro dovesse essere lasciato disabitato. Il centro del villaggio fu ribattezzato Givat Shaul Bet. Con l'espansione di Gerusalemme, la terra di Deir Yassin divenne parte della città ed è ora conosciuta semplicemente come l'area tra Givat Shaul e l'insediamento di Har Nof sulle pendici occidentali del monte.

Il massacro dei Palestinesi a Deir Yassin è uno degli eventi più significativi nella storia palestinese e israeliana del 20° secolo. Questo non a causa delle sue dimensioni o delle sue brutalità, ma perché si erge come l' allarme più duro e anticipato di un calcolato spopolamento di oltre 400 villaggi e città arabe e l'espulsione di più di 700 000 abitanti palestinesi per fare spazio ai sopravvissuti dell'Olocausto e ad altri Ebrei del resto del mondo.


Il presente


- Gli Ebrei hanno diritto legittimo ad occupare la Palestina perché è la terra dei loro antenati, ai quali Dio l'ha regalata, e quindi è giusto che i Palestinesi vadano altrove, nei paesi arabi visto che sono arabi.

I Palestinesi, anche se fanno parte della comunità araba, sono abitanti del territorio chiamato Palestina, come i Libanesi abitano il Libano o i Siriani, la Siria. Quindi il paese dei Palestinesi è storicamente e legalmente la Palestina e non un altro paese arabo. Un esempio: quale sarebbe la reazione dei Francesi se un altro popolo si installasse nel loro paese e pretendesse che, visto che i Francesi sono europei, debbano lasciare la Francia e andare a vivere in un altro paese europeo?

- Israele non fa che difendere il suo diritto ad esistere.

Se fosse vero perché l'esercito israeliano, dal 1967, in seguito ad una guerra tra Israele e alcuni paesi arabi, occupa illegalmente, in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, la parte del territorio che spetta ai Palestinesi?

A proposito dell'attacco dell'esercito israeliano contro Gaza, nel dicembre 2008 - gennaio 2009, il giornalista israeliano Uri Avnery ha scritto:

Quasi tutti i media occidentali inizialmente hanno ripetuto la linea di propaganda ufficiale. Hanno quasi completamente ignorato il lato palestinese della faccenda, non hanno parlato delle manifestazioni quotidiane del campo israeliano della pace. La logica del governo israeliano ( "Lo stato deve difendere i suoi cittadini contro i missili Qassam") è stato accettato come l'intera verità. La vista dell'altro campo, che i tiri Qassams sono una ritorsione per l'assedio che fa morire di fame un milione e mezzo di abitanti della Striscia di Gaza, non è stato mai menzionato.

Soltanto quando le orribili scene da Gaza hanno cominciato ad apparire sulle televisioni occidentali, l'opinione pubblica mondiale ha cominciato gradualmente a cambiare[322].

- Israele è un paese pacifico, minacciato dal terrorismo palestinese, di conseguenza la nostra azione non è contro il popolo palestinese ma soltanto contro i terroristi palestinesi.

Se i dirigenti di Israele fanno la guerra soltanto ai "terroristi", per quale motivo hanno e continuano ad intraprendere le seguenti azioni, di cui alcune sono da considerare, secondo la legislazione internazionale, dei crimini di guerra:

- trasformazione di Gerusalemme Est, che è legalmente territorio appartenente al popolo palestinese, per espellere i cittadini palestinesi,

- violenza illegale dei coloni israeliani, i “settlers”, contro i civili palestinesi, violenza impunita e protetta dall'esercito israeliano d'occupazione,

- demolizioni delle case, non solo di quelle di chi ha commesso azioni violente contro gli Israeliani, ma anche altre case,

- maltrattamenti, abusi, umiliazioni e limitazioni alla normale circolazione, in particolare con l'esistenza di più di 500 punti di controllo (check points) che l'esercito israeliano fa subire ai civili palestinesi senza distinzione tra chi è resistente e chi è pacifico,

- distruzione, da parte dell'esercito israeliano, dei terreni agricoli e degli alberi di olivo appartenenti ai Palestinesi,

- limitazioni contro i Palestinesi dell'accesso all'acqua da bere e per irrigare i campi,

- restrizioni alle cure mediche per i Palestinesi,

- costruzione illegale del muro di separazione, che per di più non segue la linea di confine di Israele, riconosciuta dalla legge internazionale, ma è costruito in parte sul territorio palestinese, e in modo da impedire la normale circolazione degli abitanti palestinesi sul loro proprio territorio,

- situazione di apartheid, in parte simile a quello praticato nel passato in Sud Africa, alla quale è sottomessa la popolazione palestinese.

- Israele è un piccolo paese costretto a difendersi dagli altri paesi arabi che lo circondano, ai quali non ha fatto nessun torto, ma che lo vogliono distruggere perché sono cattivi e anti-semiti.

Norman G. Finkelstein, membro dei nuovi storici israeliani:

Per reprimere la resistenza palestinese, un anziano ufficiale israeliano all'inizio dell'anno [2002] raccomandava all'esercito di "analizzare e interiorizzare le lezioni su (...) come l'esercito tedesco combatté nel ghetto di Varsavia"[323]. A giudicare dalla recente carneficina israeliana nella West Bank - il mirare alle ambulanze palestinesi e al personale medico, il mirare ai giornalisti, l'uccisione di bambini palestinesi "per sport", il rastrellare, ammanettare e bendare tutti i maschi palestinesi tra i 15 e i 50 anni di età e il tatuare numeri sui loro polsi, la tortura indiscriminata di detenuti palestinesi, l'uso di civili palestinesi come scudi umani, la distruzione con i bulldozer delle case palestinesi con gli abitanti ammucchiati dentro - a giudicare da tutto ciò sembra che l'esercito israeliano stia seguendo il consiglio dell'ufficiale. Lasciando da parte tutte le critiche poiché motivate dall'antisemitismo, Elie Diesel, capo portavoce del Holocaust Industry, ha dato appoggio incondizionato a Israele, sottolineando "la grande paura e angoscia" supportata dal suo esercito infuriato[324].

- Gli Israeliani sono il popolo delle vittime della Shoa, dell'Olocausto, bisogna sempre ricordarlo.

Yitzhak Laor, poeta, scrittore e giornalista israeliano:

Gli Israeliani badano a punire chiunque metta in pericolo l'immagine che abbiamo di noi stessi come vittime. A nessuno è consentito toglierci questa immagine, specialmente nel contesto della guerra con i palestinesi, che stanno combattendo una guerra "a casa nostra" - cioè, la loro "non-casa". Quando un ministro di una ex repubblica socialista ha paragonato Yasser Arafat a Hitler, è stato applaudito. Perché? Perché è così che il mondo dovrebbe vederci, mentre ci solleviamo dalle ceneri. Ecco perché amiamo Shoa di Claude Lanzmann (e ancor di più, il suo disgustoso film sull'esercito israeliano) e Schindler's List. Parlateci ancora di noi come vittime, e di come dobbiamo essere perdonati per ogni atrocità che commettiamo. Come ha scritto la mia amica Tanya Reinhart, "sembra che ciò che abbiamo interiorizzato" della memoria dell'Olocausto "sia che qualunque male di minore portata sia accettabile". (...)

Può darsi che Israele non abbia un passato coloniale ma certamente abbiamo la nostra memoria del male. Ciò spiega perché i soldati israeliani hanno tatuato i numeri di identificazione sulle braccia dei palestinesi? O perché il recentissimo Holocaust day [Giorno dell'Olocausto] ha tracciato un ridicolo paragone tra quelli di noi che erano nel ghetto di Varsavia assediati e quelli di noi che circondavano il campo profughi di Jenin sotto assedio?[325]

- Israele è un paese che ha troppo sofferto dal razzismo, quindi non è e non può essere razzista.

Dal sito http://ifamericansknew.org (Se gli americani sapevano):

Attraverso il denaro e le armi fornite dagli Stati Uniti, Israele impone una nazione etnicamente discriminatoria in una terra che era prima multiculturale. Vi è una discriminazione etnica e religiosa nella sua identità nazionale, e una dottrina della supremazia di un gruppo che sopra tutti gli altri caratterizza le sue azioni politiche, finanziarie e militari. Anche questo non è praticamente mai riferito[326].

- Israele è un paese civilizzato.

Cosa sanno i cittadini israeliani e del mondo sulle condizioni di incarcerazione dei Palestinesi, e, in alcuni casi, della tortura?

Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele (PCATI):

Questi metodi hanno causato danni psicologici e fisici irreversibili e in alcuni casi la morte.

Degradazione e tortura non sono limitate ai detenuti palestinesi ma sono anche state inflitte a soldati e militanti politici di sinistra e destra che hanno subito gli interrogatori del GSS, dalla polizia e dalla polizia militare investigativa.

Il Comitato Pubblico Contro la Tortura in Israele ha riconosciuto l'esistenza di una minaccia alla sicurezza di Israele, ma considera l'uso della tortura “per la sicurezza dello Stato” come modo crudele ed inefficiente che insidia direttamente la natura democratica della nostra società[327].

Sul carcere segreto israeliano 1391, considerato il “Guantanamo” di Israele, il silenzio della stampa internazionale è totale. Perché? E quanti sono i centri di detenzione segreti in Israele, e i prigionieri di cui non si ha alcuna informazione?

- Chi critica Israele è soltanto un antisemita che odia gli Ebrei.

Shraga Elam, giornalista israeliano:

(...) sono profondamente convinto che la ragione principale per la crescita della giudeofobia sia fondamentalmente da ricercare nella politica criminale che Israele sta conducendo ai danni dei palestinesi, così, come nel riprovevole comportamento dei gruppi di pressione pro-Israele. (...)

Possiamo constatare che tutti gli ebrei, a prescindere dalle loro posizioni individuali, furono ritenuti responsabili delle atrocità commesse da Israele. Questo non era soltanto il risultato di pregiudizi anti-israeliani, ma anche della pretesa, sbagliata, di Israele, di rappresentare tutti gli ebrei e di essere lo stato DEGLI[328] ebrei. L' appoggio diffuso ed ostentato che molti ebrei in tutto il mondo stanno offrendo ad Israele, non può che rafforzare l'impressione che tutti gli ebrei stessero a fianco di Israele[329].

- Israele è un piccolo paese minacciato dalla massa dei paesi arabi ostili.

Quanti sanno in Occidente, in particolare negli Stati Uniti, l'importanza degli aiuti finanziari e militari che gli Stati Uniti forniscono ad Israele, per praticare la sua politica di oppressione contro il popolo palestinese? E quanti sanno che la Banca Mondiale sovvenziona il muro tra Israele e Palestina?[330]

Dal sito http://ifamericansknew.org (Se gli americani sapevano):

Israele è il più grande destinatario degli aiuti statunitensi in tutto il mondo. Riceve più aiuto di quello dato a tutti i paesi dell'Africa sub-sahariana, l'America Latina e i Caraibi, messi insieme.

Israele riceve più di 10 milioni di dollari al giorno da parte degli Stati Uniti, ed è evidente che la cifra totale è più vicina a 15 milioni al giorno. Ma questa informazione non è quasi mai stampata nei giornali americani. La copertura del Medio Oriente in generale, e in particolare di Israele, non riporta praticamente mai questa enorme connessione con questa regione.

Rafforzato dal denaro americano, Israele occupa un territorio che non gli appartiene, in violazione di numerose leggi internazionali e convenzioni di cui è firmatario, e promuove politiche di brutalità che sono stati condannate dalle Nazioni Unite, l'Unione Europea, il Consiglio Nazionale delle Chiese, Amnesty International, la Croce Rossa internazionale, e numerosi altri organismi internazionali. Questa verità è anche raramente riportata[331].

- Chi parla di lobby statunitense a favore di Israele dice una bugia.

In realtà la lobby degli Ebrei statunitensi condiziona i dirigenti statunitensi a sostenere la politica israeliana, in particolare attraverso il sostegno finanziario durante le campagne elettorali statunitensi.

Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti:

Gruppi di pressione sulla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Per gli ultimi 30 anni, sono stato testimone e ho sperimentato le gravi restrizioni su qualsiasi discussione libera ed equilibrata dei fatti. Questa riluttanza a qualsiasi critica delle politiche del governo israeliano è dovuto agli straordinari sforzi di lobbying del Comitato d'Azione Politica Israelo-Americano (American-Israel Political Action Committee) e alla mancanza di qualsiasi significativa voce contraria.

Sarebbe quasi politicamente suicida per i membri del Congresso sposare uno posizione equilibrata tra Israele e Palestina, a suggerire che Israele rispetti il diritto internazionale o di parlare in difesa della giustizia o dei diritti umani per i Palestinesi[332].

- I Palestinesi che aggrediscono Israele sono soltanto dei "terroristi" che odiano gli Ebrei.

Cosa sanno i cittadini israeliani ed occidentali, da una parte, dell'azione terroristica dell'esercito israeliano contro i civili palestinesi, e, dall'altra parte, dei motivi reali che spingono alcuni Palestinesi ad attaccare non solo dei militari israeliani, ma anche ad intraprendere operazioni che uccidono civili israeliani?


2. INFORMAZIONE E DISINFORMAZIONE


Se gli Indovini e gli astrologi dell'esercito hanno predetto la felicità, tenetevi alla loro decisione; se parlano con oscurità, interpretate in bene; se esitano, o non dicono cose vantaggiose, non ascoltateli, fateli tacere.

Sun Tze[333]



E' un vecchio detto che in tutte le guerre la verità è la prima a morire. In questa [la guerra in Afghanistan] la verità non ha fatto neppure in tempo a nascere. Spie, informatori, millantatori e mestatori pullulano ormai ovunque (...) Quelli che davvero contano in questa guerra di bugie sono gli spin doctors, gli esperti di comunicazione, gli addetti alle pubbliche relazioni. Sono loro (...) ad impedire così all'opinione pubblica del mondo. specie quella dell'Europa, di prendere una posizione morale e creativa in proposito.

Tiziano Terzani, giornalista[334]


Giornalisti di servizio o sotto controllo


Stati Uniti


In Vietnam

La nostra ignoranza e la nostra ideologia americana ci impedivano di discernere le verità profonde del Vietnam sotto le realtà superficiali. Questo disconoscimento ci proteggeva professionalmente. Se un giornalista sufficientemente documentato ed imparziale aveva rimesso in questione il ben fondato dell'intervento degli Stati Uniti in questa guerra, sarebbe stato immediatamente licenziato come “sovversivo”.

(...)

Ma, la cosa più importante, è ciò che abbiamo imparato nel delta del Mekong e che ci ha segnati per il futuro. E' praticamente impossibile imbottirci il cranio adesso, sappiamo esattamente ciò che dobbiamo ricercare e qual è il cuore del problema. Di fronte a questo sforzo monumentale che fanno per fregarci, siamo mentalmente blindati.

Neil Sheehan[335]



In Iraq


Per evitare ciò che è successo nella guerra del Vietnam, cioè che i giornalisti facciano conoscere al pubblico la verità sulla guerra, durante la seconda guerra contro l'Iraq, il governo degli Stati Uniti ha chiesto ai giornalisti di essere incorporati ("embedded") tra i soldati statunitensi, altrimenti non garantiva la loro incolumità. Il motivo ufficiale era di proteggere questi giornalisti, ma il motivo reale era evidente: averli sotto controllo, impedendo loro di muoversi in modo indipendente e quindi di dire la verità ai cittadini.

[Il governo degli Stati Uniti] nasconde i nostri incidenti della guerra vietando di filmare i nostri caduti quando tornano a casa. e quando rifiuta di permettere i media all'interno dell'ospedale Walter Reed e in altre amministrazioni dei veterani che stanno traboccando di veterani mutilati e traumatizzati.

Veterani statunitensi in Iraq contro la guerra[336]




Impedire la presenza di giornalisti


Il mondo è cattivo; e tutto deve andare molto male

quando azioni cosi laide devono essere viste solo con il pensiero.

Shakespeare[337]


I governi che vietano la presenza di giornalisti indipendenti nelle zone di conflitto, per quale motivo lo fanno se non per impedire che i cittadini siano informati degli atti di questi governi? E quali atti hanno da nascondere altro che l'orrore, l'inammissibile e la violazione delle leggi e convenzioni internazionali sui diritti umani?

Stati Uniti e alleati in Afghanistan:

Nella campagna militare intrapresa nel 2007 dalle forze occidentali in Afghanistan, la zona dei combattimenti è stata vietata ai giornalisti.

Russia in Cecenia:

Perché, durante questa seconda campagna [dell'esercito russo in Cecenia] il teatro delle operazioni è stato chiuso ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali, come ai media internazionali? Perché la Russia non aveva interesse che il mondo si rendesse conto dei metodi inumani con i quali sta "facendo regnare l'ordine" in Cecenia. La pretesa "cecenizzazione", è l'utilizzazione, da parte di coloro che sono al potere, degli stessi metodi - uccisioni, rapimenti, ecc. - cari ai rappresentanti del potere russo[338].


Uccisioni dei giornalisti


Quando i giornalisti non accettano di essere al servizio della propaganda di un governo, e quando la zona di conflitto non è vietata a loro, rischiano di essere uccisi, con la scusa del cosiddetto "errore" di sparo di un soldato, o da spari di cosiddetti "sconosciuti". Di questi ultimi non è difficile indovinare i mandanti, se si applica la regola: quando l'esecutore di un crimine è ignoto, è molto utile sapere a chi da profitta il crimine.

Giornalisti uccisi durante i conflitti:

Algeria (1993-96): 58

Colombia (1986-present): 54

Balcani (1991-95): 36

Filippine (1983-87): 36

Turchia (1984-99): 22

Tagikistan (1992-96): 16

Sierra Leone (1997-2000): 15

Afghanistan (2001-04): 9

Somalia (1993-95): 9

Kosovo (1999-2001): 7[339]

Dall'inizio della guerra nel marzo 2003 fino a maggio 2007, sono stati uccisi almeno 155 giornalisti e collaboratori dei media In Iraq[340].


Dalla fine della guerra degli Stati Uniti contro il Vietnam, in particolare durante la seconda guerra contro l’Iraq, ed anche nel conflitto palestino-israeliano, molti giornalisti ed operatori televisivi sono stati uccisi da cosiddetti errori dei militari o da persone non identificabili. E' un caso che tutti questi giornalisti uccisi avevano un'identica caratteristica: presentare le azioni di guerra in modo diverso dalla versione ufficiale degli eserciti e dei loro governi?

Ed è un caso che gli altri giornalisti, che operano con il rischio sempre più grande di essere uccisi, hanno anche loro la stessa caratteristica?

I mass media che segnalano queste uccisioni non danno quasi mai questa informazione complementare: le inchieste per sapere la verità su questi assassini sono generalmente ostacolate dai governi sospettati di esserne i mandanti.


Creazione del consenso: nascondere e mentire


La maggioranza dei cittadini, non solo nei paesi dittatoriali ma anche in quelli democratici, credono alla versione del loro governo sui conflitti che affrontano. Come e per volontà di chi i media creano il consenso popolare a favore delle guerre?


Due pesi e due misure


Lo studioso statunitense Noam Chomsky ha presentato due esempi significativi di questa pratica.

Primo caso. Negli anni 1970 hanno avuto luogo due massacri di popolazione civile, l'uno in Cambogia da parte dei Khmers Rossi comunisti, e l'altro in Timor Est da parte dell'esercito indonesiano. In questo territorio vennero uccisi circa 200.000 persone nella popolazione che aveva proclamato l'indipendenza dopo la fine della colonizzazione portoghese. In quest'ultimo caso, il governo statunitense ha fornito all'esercito indonesiano 90 % delle armi e il governo australiano ha sostenuto la repressione. Quando vennero a mancare le armi all'esercito indonesiano fu il presidente statunitense democratico Jimmy Carter ad aumentarne la fornitura all'esercito indonesiano affinché questo proseguisse nel massacro della popolazione di Timor Est. I governi del Canada, dell'Inghilterra, dell'Olanda e della Francia si sono astenuti da qualsiasi critica del governo indonesiano, per il motivo che l'Indonesia disponeva di immense risorse naturali e di un mercato di 130 milioni di potenziali consumatori.

In questo caso i media occidentali dominanti hanno tanto parlato e denunciato i crimini dei Khmers Rossi comunisti in Cambogia, quanto hanno taciuto sui crimini dell'esercito indonesiano, eppure a questi crimini il governo statunitense ha partecipato con la fornitura di armi.

Secondo caso. Negli anni 1980 due preti sono stati uccisi, il primo nel 1980 a San Salvador, Oscar Romero, e l'altro in Polonia nel 1984, Popieluzko. Il prete polacco fu ucciso dalla polizia del governo cosiddetto comunista perché dissidente contro la sua dittatura, mentre il prete salvadoregno fu ucciso durante la messa da agenti del governo dittatoriale perché dissidente contro la dittatura, sostenuta dal governo degli Stati Uniti. I media occidentali, in particolare statunitensi, hanno dato cento volte più importanza al prete polacco che al prete salvadoregno.


Manipolazione


Edward Bernays, nato in Austria nel 1891, immigrato negli Stati Uniti nel 1892, e morto nel 1995, è stato il primo a sottoporre apertamente l'opinione pubblica a una manipolazione a livello subconscio. La sua teoria è stata pubblicata nel 1928 nel suo famoso libro intitolato "Propaganda". Bernays spiegava come manipolare i cittadini in una democrazia per ottenere il loro consenso a qualsiasi tema sociale.

La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è un elemento importante in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo invisibile della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che governa il nostro paese.

Noi siamo governati, le nostre menti sono influenzate, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare. Questa è una logica conseguenza del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. (...)

In teoria, ogni cittadino si crea una propria opinione sulle questioni pubbliche e su questioni che lo riguardano privatamente. In pratica, se tutti gli uomini dovessero apprendere da soli questi astrusi dati economici, politici, ed etici coinvolti in ogni questione, si troverebbero nell'impossibilità di giungere ad una conclusione su nulla. Abbiamo deciso di lasciare volontariamente uno invisibile governo vagliare i dati e trovare le soluzioni in modo che il nostro campo di scelta sia ristretto a proporzioni pratiche. Dai nostri leader e dai mezzi che utilizzano per raggiungere il pubblico, accettiamo gli elementi di prova e i confini che loro pongono sulle questioni pubbliche; da alcuni insegnanti di etica, sia che si tratti di un ministro, di un saggista preferito, o semplicemente di un'opinione prevalente, accettiamo uno codice standard di condotta sociale a cui ci conformiamo la maggior parte delle volte[341].


Chi è l'aggressore


Si crea il consenso nascondendo e mentendo sull'identità dell'aggressore.

Durante la guerra del Vietnam, Daniel Elsberg ha lavorato nello studio segreto di McNamara sulle decisioni degli Stati Uniti nel Vietnam, dal 1945 al 1968. Nel 1969, ha fotocopiato le 7.000 pagine successivamente conosciute come I Dossiers del Pentagono, e le ha date al Comitato del Senato per le relazioni con l'estero, poi nel 1971 le ha date ai giornali The New York Times, Washington Post ed altri 17 giornali. Così Daniel Elsberg ha permesso la rivelazione delle bugie del governo statunitense per giustificare la premeditata aggressione contro il Vietnam.

Nel 2007, lo stesso Daniel Elsberg, a proposito del progetto di guerra statunitense contro l'Iran, informa:

Una crisi nascosta è in corso. Molti membri del governo sono informati dei seri programmi per la guerra con l'Iran, ma il Congresso ed il pubblico rimangono in gran parte nell'oscurità. La situazione attuale è molto simile a quella del 1964, l'anno che ha preceduto la nostra escalation evidente ed aperta nella guerra del Vietnam, e del 2002, l'anno che portò all'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti.

In entrambi i casi, se uno o più membri coscienziosi avessero fornito le informazioni mancanti con le rivelazioni non autorizzate al pubblico, una guerra disastrosa avrebbe potuto essere evitata interamente.

(...)

Ancora più inquietante, Philip Giraldi, un ex funzionario della CIA, ha riportato nel The American Conservative un anno fa, che l'ufficio del vice-presidente Cheney aveva diretto la pianificazione per "un attacco aereo a larga scala sull'Iran impiegando armi sia convenzionali che armi nucleari tattiche" e che "molti alti funzionari dell'Air Force" coinvolti nella pianificazione sono stati costernati dalle implicazioni di ciò che stanno facendo - che l'Iran è stato considerato per un attacco nucleare immotivato - ma nessuno è disposto a danneggiare la sua carriera ponendo qualsiasi obiezione[342].

A proposito della guerra del 2003 contro l'Iraq, alcune personalità statunitensi autorevoli hanno rivelato che il presidente Bush jr non ha chiesto all'agenzia d'informazione CIA quali erano le informazioni reali in suo possesso, riguardanti l'arsenale iracheno, ma di fornirgli degli elementi che appaiono delle "prove" per giustificare la guerra contro l'Iraq.

Le persone che furono così ingannati non sono stati soltanto i semplici cittadini ma anche delle persone generalmente informate. Il caso più esemplare è quello di Scott Ritter, ispettore capo statunitense per conto dell'ONU sulle armi in Iraq dal 1991 al 1998. E' rimasto sorpreso e deluso di scoprire le menzogne e le malefatte del proprio governo a proposito dell'Iraq, al punto di scrivere un libro per svelarle: Iraq Confidential: The Untold Story of the Intelligence Conspiracy to Undermine the UN and Overthrow Saddam Hussein (Iraq confidenziale: La storia non raccontata della cospirazione dei servizi segreti per minare le Nazioni Unite e rovesciare Saddam Hussein).


Chi produce e chi approfitta della vendita di armi di guerra


Si crea il consenso nascondendo e mentendo sul chi produce le armi e chi approfitta della loro vendita.

I mass media parlano di guerre senza quasi mai dire quali sono i paesi e le società private che fabbricano e vendono nel mondo le armi di guerra, in particolare le mine cosiddette antiuomo che, anche a guerra finita, continuano per anni ad uccidere e a mutilare i civili, prima di tutto i bambini.

Lo stesso, i mass media non dicono mai chi trae profitto economico da questo commercio: sono gli azionari e i dirigenti delle imprese di produzione di armi, e delle le banche che finanziano questo commercio e, indirettamente, i politici che beneficiano, da parte di queste imprese e banche, di un aiuto finanziario durante la campagna elettorale per conquistare un posto di potere nel governo.


La violazione dei diritti umani


Si crea il consenso nascondendo e mentendo sulla violazione dei diritti umani.

I governi fanno di tutto per impedire ai cittadini di conoscere l'orrore e la violazione dei diritti umani che commettono. Chi sa se i cittadini e i soldati accetterebbero le guerre decise dal loro governo, se fossero informati onestamente sui motivi reali della guerra, sul numero delle vittime e sulle atrocità che causano feriti e morti?


Stati Uniti in Iraq, guerra del 2003:

Dopo che il presidente Georges W. Bush ha ordinato l'inizio dei bombardamenti contro l'Iraq, facendo salire il suo indice di popolarità al 80%, il giornalista statunitense D. Bernstein ha dichiarato:

Un minuto di verità serale su questa guerra "popolare" avrebbe cambiato l'opinione pubblica americana (...) se il notiziario del lunedì avesse mostrato 5.000 soldati iracheni colpiti dalle terribile ustioni del fosforo che alterano l'anatomia umana e poi, al martedì sera, 60 secondi del massacro al rifugio di Baghdad (...) e se al mercoledì gli Americani avessero visto 10.000 soldati iracheni inceneriti dalle super-tecnologiche armi americane[343].


Consiglio del generale di brigata statunitense Mark Kimmitt agli Iracheni che vedono alla televisione delle immagini di civili uccisi dalle truppe della coalizione: "Cambia il canale."[344]


Israele nel territorio palestinese occupato


Cosa sanno i cittadini israeliani ed occidentali, da parte dei mass media israeliani ed occidentali, sul comportamento reale dell'esercito israeliano nel territorio palestinese occupato, e quali sono le cause reali della resistenza palestinese, e le cause reali del ricorso agli attentati-suicida?

E perché i governi israeliani fanno di tutto per impedire ai cittadini israeliani di recarsi nel territorio palestinese occupato dall'esercito israeliano? Il motivo è solo, come pretendono i dirigenti governativi, di salvaguardare l'incolumità dei cittadini israeliani, o, in realtà, per impedire a questi cittadini di scoprire l'operato reale del loro esercito contro il popolo palestinese?


Il dissenso dei cittadini

Si crea il consenso nascondendo e mentendo sul dissenso espresso da cittadini a proposito della guerra.

Nel passato come nel presente, a proposito dei sui conflitti, mancano le informazioni sulle manifestazioni di solidarietà tra cittadini di paesi avversari, in particolare, oggi, tra israeliani e palestinesi contro la dominazione israeliana, tra cittadini statunitensi e iracheni contro la dominazione statunitense in Iraq, tra Russi e Ceceni contro l'occupazione della Cecenia. Per esempio quanti cittadini conoscono:

- movimenti come lo statunitense "Not in Our Name" (Non in nostro nome), che considera la guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq un'aggressione, colpevole anche di crimini contro l'umanità,

- movimenti come l'israeliano "Gush Shalom" (Blocco della Pace) che agisce per una giusta soluzione del conflitto tra i popoli israeliano e palestinese,

- e tanti altri associazioni, movimenti e organizzazioni statunitensi, israeliane, russe, ecc., contro la dominazione imperialista dei popoli?


Il dissenso dei militari


Si crea il consenso nascondendo e mentendo sul dissenso espresso da militari a proposito della guerra.

Ci sono sempre state e ci sono oggi dei soldati che rifiutano di obbedire agli ordini dei loro capi, considerando questi ordini contrari alla giustizia, come per esempio, i soldati francesi disobbedienti durante la guerra contro il popolo algerino, i soldati statunitensi durante la guerra contro il popolo vietnamita, i soldati israeliani durante la guerra contro il popolo palestinese o libanese, e i soldati statunitensi che rifiutano la guerra contro il popolo afgano e iracheno.

Ma quanti cittadini sono informati sull'esistenza, per esempio, dei seguenti movimenti:

- "Courage to Refuse" (Coraggio di rifiutare), il movimento dei militari israeliani che rifiutano di combattere in una guerra che considerano di oppressione del popolo palestinese?

- "Courage To Resists" (Coraggio di resistere), il movimento equivalente dei soldati e ex-soldati statunitensi contro la guerra in Afghanistan e in Iraq?

Quanti mezzi d'informazione hanno dato la notizia della petizione di militari statunitensi contro l'attacco all'Iran?

Petizione dei militari statunitensi per rifiutare gli ordini illegali di attaccare l'Iran

ALL'ATTENZIONE DI: Capi e tutto il personale militare degli Stati Uniti

Non attaccare l'Iran.

Ogni attacco statunitense preventivo sull'Iran sarebbe illegale.

Ogni attacco statunitense preventivo sull'Iran sarebbe criminale.

Noi, cittadini degli Stati Uniti, rispettosamente vi sollecitiamo, coraggiosi uomini e donne del nostro esercito, di rifiutare ogni ordine per un attacco preventivo dell'Iran, una nazione che non rappresenta una seria o immediata minaccia per gli Stati Uniti. Attaccare l'Iran, una nazione sovrana di 70 milioni di abitanti, sarebbe un crimine della più grande gravità.

Basi legali della nostra richiesta – Non attaccare l'Iran:

I principi di Norimberga, che sono una parte della legge statunitense, indicano che tutto il personale militare ha l'obbligo di non obbedire ad ordini illegali. Il manuale di campo dell'esercito (Army Field Manual) 27-10, sez. 609 e UCMJ, art. 92, comprende questo principio. L'Articolo 92 dice: “Un ordine generale o una regola è legale a meno che sia contraria alla Costituzione, la legge degli Stati Uniti…"

Qualsiasi misura di un trattato internazionale firmato dagli Stati Uniti diventa la legge degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono una parte e firmatari della Carta delle Nazioni Unite, di cui l'Articolo II, Sezione 4 dichiara: “Tutti i membri dovranno astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia dell'uso della forza contro l'integrità territoriale o la politica d'indipendenza di ogni Stato...” Siccome l'Iran non ha attaccato gli Stati Uniti, e siccome gli Stati Uniti sono parte e firmatari della Carta, qualsiasi attacco contro l'Iran da parte degli Stati Uniti sarebbe illegale non solo per quanto riguarda la legge internazionale ma anche la Costituzione statunitense che riconosce i nostri trattati come la legge suprema del paese. Quando avete raggiunto i militari, avete fatto un giuramento per difendere la nostra Costituzione.

Seguire gli ordini del vostro governo e dei vostri superiori non vi libera dalla responsabilità per quanto riguarda la legge internazionale. Nei Principi della legge internazionale riconosciuta nella Carta del Tribunale di Norimberga, la complicità nel commettere crimine di guerra è un crimine per la legge internazionale.

Retroscena:

Le accuse dell'amministrazione Bush contro l'Iran non sono state provate. Ne lo sviluppo delle armi nucleari, ne l'assistenza all'Iraq potrebbero, se provate, costituire una giustificazione per una guerra illegale.

Un attacco all'Iran potrebbe spingere i militari iraniani ad attaccare duramente le truppe degli Stati Uniti in Iraq. Migliaia dei nostri soldati potrebbero essere uccisi o catturati come prigionieri di guerra. Un attacco degli Stati Uniti contro gli impianti nucleari iraniani potrebbe anche significare morti, da radiazione velenosa, di decine di migliaia di civili iraniani innocenti. Il popolo dell'Iran ha poco controllo sul suo governo, e soffrirebbe tremendamente da un attacco statunitense. Le incursioni di bombardamento ammonterebbero a punizione collettiva, una violazione della Convenzione di Ginevra, e certamente crebbero i semi di odio per le generazioni future. I bambini compongono un quarto della popolazione dell'Iran.

Soprattutto, vi chiediamo di guardare il risultato delle nostre azioni in Iraq, a proposito del quale l'Intelligence [servizio segreto d'informazione] statunitense ammette che è “una causa famosa per i jihadisti” [combattenti islamici] – una situazione che non esisteva prima del nostro attacco. Dobbiamo affrontare il fatto che il nostro uso di soluzioni militari ha creato molti nemici, e reso le famiglie americane meno sicure. La diplomazia, non la guerra, è la risposta.

Conoscere i rischi indetti dal rifiuto dell'ordine illegale o firmare questa dichiarazione:

Facciamo con conoscenza di causa e deliberatamente questa richiesta, informando sul rischio che, in violazione del diritti del nostro Primo Emendamento, potremmo essere accusati dall'incostituzionale Espionage Act [legge sullo spionaggio] o altro incostituzionale statuto, e che potremmo essere multati, incarcerati, o esclusi dagli impieghi governativi.

Facciamo questa richiesta, anche informando che non avete opzioni facili. Se obbedite ad un ordine illegale per partecipare ad un attacco aggressivo all'Iran, potreste potenzialmente essere accusati di crimini di guerra. Se prestate attenzione alla nostra chiamata e disobbedite ad un ordine illegale, potreste essere falsamente accusati di crimini ivi compreso tradimento. Potreste essere erroneamente mandati alla corte marziale. Potreste essere incarcerati. (Per parlare con un avvocato o sapere di più circa le conseguenze possibili, contattate The Central Committe for Conscientious Objectors, [Comitato Centrale per i gli Obiettori di Coscienza], Courage to Resists [Coraggio per Resistere], Center on Conscience and War [Centro sulla Coscienza e la Guerra], Military Law Task Force of the National Lawyers Guild [Gruppo Legge Militare della Corporazione Nazionale degli Avvocati] 415-566-3732, o laI Rights Hotline [la linea telefonica aperta dei diritti dei GI] 877-447-4487.

Richiesta finale:

I nostri capi dicono spesso che la forza militare dovrebbe essere un ultimo ricorso. Chiediamo loro di rendere questa politica una realtà, e rifiutiamo ordini illegali per attaccare l'Iran. Promettiamo di sostenervi per la protezione del pubblico americano e dei civili innocenti all'estero.

Il nostro futuro, il futuro dei nostri bambini ed dei loro bambini, rimangono nelle vostre mani.
Conoscete gli orrori della guerra. Potete fermare la prossima[345].


Il dissenso degli avversari


Si crea il consenso nascondendo e mentendo sul dissenso degli avversari.

I governi che intraprendono una guerra censurano, filtrano e deformano le dichiarazioni pubbliche dei loro avversari, che siano pacifici o ricorrono alla violenza armata, in particolare par quanto riguarda i motivi reali presentati da questi avversari per giustificare le loro azioni.

Qual è il motivo di questa censura, se non il fatto di considerare i cittadini incapaci di distinguere tra il vero e il falso, il ragionevole e l'inaccettabile? E se questa eventuale presunta incapacità dei cittadini fosse vera, chi ne sarebbe il responsabile altro che il sistema di educazione e d'informazione nel paese?

Per esempio, quanti mezzi d'informazione occidentali hanno pubblicato questa dichiarazione del capo di Al Qaida, o alcuni dei seguenti estratti?

Estratti dal video di Osama Bin Laden di ottobre 2004, rivolto al popolo statunitense, trasmesso dalla televisione araba Al-Jazeera[346]

Popolo americano, il mio discorso a voi è sul miglior modo per evitare un altro Manhattan, sulla guerra, le sue cause e i risultati.

La sicurezza è un importante pilastro della vita umana. I popoli liberi non rinunciano alla loro sicurezza. Questo è in contrasto con la pretensione di Bush che noi odiamo la libertà.

... La sicurezza è un pilastro importante della vita umana e gli uomini liberi non perdono la loro sicurezza ... Nessuno, tranne un ladro muto, gioca con la sicurezza degli altri e poi crede che sarà sicuro.

Chiedetegli di dirci perché non abbiamo attaccato la Svezia, per esempio. È noto che coloro che odiano la libertà non hanno anime fiere, come le anime delle 19 persone [uccisi nel perpetrare gli attacchi del 11 settembre 2001], Dio abbia pietà di loro.

Vi combattiamo perché siamo liberi e non accettiamo l'ingiustizia. Vogliamo ripristinare la libertà per la nostra nazione. Proprio come voi devastate la nostra sicurezza, noi devasteremo la vostra sicurezza.

(...)

Non abbiamo trovato difficile rapportarci con Bush e la sua amministrazione, perché è simile ai regimi dei nostri paesi, metà dei quali sono governati dai militari e l'altra metà da figli di re e presidenti; e abbiamo una lunga esperienza con loro.

In entrambe le categorie, trovate molti di loro caratterizzati da superbia, arroganza, avidità, e acquisizione illecita di denaro. Questa somiglianza trapelava dalla visita di Bush padre nella regione.


[BROGLI ELETTORALI]

Mentre alcune delle persone dei nostro popolo sono state abbagliate dagli Stati Uniti e speravano che queste visite avrebbero influenzato i nostri paesi, [Bush Senior] è stato, invece, influenzato da questi regimi di militari e re, incoraggiandoli a restare nei loro posti per altri anni, sottraendo denaro pubblico senza risponderne ne essere controllati.

Di conseguenza, ha trasferito la dittatura e la repressione delle libertà a suo figlio, introducendo il Patriot Act con il pretesto di combattere il terrorismo.

Bush padre ha ritenuto appropriato assegnare suo figlio agli Stati Uniti. Inoltre, non ha dimenticato di trasmettere l'esperienza dei brogli [elettorali] dei dirigenti della regione [araba] in Florida per trarne vantaggio in momenti critici...

(...)

La vostra sicurezza non è nelle mani di Kerry, Bush o di Al Qaida. La vostra sicurezza è nelle vostre mani. Ogni Stato che non colpisce la nostra sicurezza garantirà automaticamente la propria sicurezza.

Quanti mezzi d'informazione occidentali, in particolare statunitensi, hanno diffuso questa dichiarazione ai loro cittadini? E se non l'hanno fatto, per quale motivo? Perché considerano i loro cittadini così sprovveduti intellettualmente da lasciarsi influenzare dalla "propaganda nemica"? O perché giudicano opportuno nascondere loro la verità per timore che questi cittadini sappiano quanto è condannabile il comportamento del loro governo e reagiscono contro le sue azioni?


Intellettuali e cosiddetti esperti di servizio


Si crea il consenso nascondendo e mentendo con il ricorso ad intellettuali e cosiddetti esperti di servizio.

Larry Johnson, ex vicedirettore dell'ufficio anti-terrorismo del Dipartimento di Stato (1989-1993), ex analista del Directorate of Intelligence della CIA (1985-1989), ha così definito l'OSP (Office of Special Plans), condutture della campagna di propaganda del governo statunitense per la guerra contro l'Iraq: "pericoloso per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e una minaccia per la pace mondiale" precisando: "(...) Sono un gruppo di ideologi con un'idea precostituita della verità e della realtà. Prendono piccoli frammenti di informazioni segrete che avallano i loro programmi e ignorano qualunque notizia che indichi il contrario. (...) Sono disgustato. Bisogna dire la verità. Non possiamo permettere che i nostri governanti utilizzino notizie fasulle per giustificare una guerra."[347]


Max Hastings, storico militare inglese:

Il primo ministro ha impegnato le truppe inglesi e sacrificato le vite dei soldati inglesi sulla base di un raggiro, e la cosa fa schifo[348].


Quanti cittadini nei paesi dell'informazione cosiddetta libera conoscono la biografia, i libri scritti e soprattutto chi stipendia alcune persone che intervengono in televisione, in particolare durante i conflitti armati, come per esempio Edward Luttwak alla televisione italiana? E perché questo cosiddetto esperto è tanto presente, mentre sono assenti altri come William Blum, Michael Levine, Kary Mullis, Norman Solomon, Noam Chomsky, Michael Parenti, Michel Chossudovsky, Howard Zinn? Questi hanno la particolarità di non rappresentare la voce ufficiale del governo statunitense.


Uso dell'immagine


Organizzazioni islamiche


Chi, in nome dell'Islam, considera l'immagine contraria alla religione, perché guarda la televisione ed usa le immagini video per la sua propaganda?

Perché certe organizzazioni islamiche mostrano le immagini dell'esecuzione delle sue vittime, in tutta la loro efferatezza: per semplice crudeltà? per terrorizzare gli avversari? per mostrare la spietata determinazione ai sostenitori e così incoraggiarli a imitarli? Qual è la compatibilità tra questa crudeltà ostentata e il testo del Corano? E se le istituzioni islamiche ufficiali non condannano pubblicamente questa forma di crudeltà, è per paura o per consenso?


Paesi aggressori


Quando i mass media dei paesi aggressori parlano della guerra, lo fanno generalmente presentando il suo aspetto di spettacolo, simile ad un film hollywoodiano dove i bravi (i soldati della nazione aggressiva) usano delle armi che sono tecnologicamente meravigliose e uccidono in modo "pulito", mentre i "barbari" utilizzano armi arretrate e uccidono in modo selvaggio.


U.S.A.


Caso Iran


All'inizio degli anni 1950, l'Iran, condotto allora da Mossadegh, voleva nazionalizzare il petrolio per sviluppare il paese. Il governo statunitense, che si apprestava a rovesciare il governo legittimo, ha allora fatto questa richiesta:

Gli Stati Uniti chiedono a Walt Disney di fare per gli Iraniani un film anti-comunista con il topolino Mickey[349].


Nel 2007, mentre il governo degli Stati Uniti si preparava ad attaccare l'Iran con il pretesto che stava fabbricando una bomba nucleare, è una semplice coincidenza la produzione statunitense del film "I 300", con tanto di effetti spettacolari destinati al largo pubblico, che mostra i Greci (quindi gli "Occidentali") bravi, virili e civilizzati, lottare contro i Persiani (quindi gli antenati degli Iraniani) vigliacchi, effeminati e barbari?


Caso Iraq


Nel 2003, dell'attacco statunitense contro l'Iraq sono state trasmesse tante immagini di lanci di missili da navi, di aerei che decollano da portaerei, di esplosioni diurne e notturne, ma nulla o quasi sulle vittime. Così facendo da una parte è mostrata la potenza distruttrice degli Stati Uniti e si terrorizzano gli avversari, senza però, dall'altra parte, infastidire i cittadini occidentali con le immagini delle vittime.

Quando i video risultati di questi attacchi sono trasmessi in tempo reale mondialmente sul CNN, l'impatto positivo sul sostegno alla coalizione e l'impatto negativo sul sostegno alla minaccia potenziale possono essere decisivi.

Harlan K. Ullman and James P. Wade,

a proposito della tattica “Shock et Awe”(Colpisci e terrorizza),

dicembre 1996[350]


Per la maggior parte degli Americani, la guerra non è una realtà quotidiana, è qualcosa da vedere in televisione. Ma migliaia di soldati stanno affrontando i rischi sul campo. Decine di migliaia di veterani sono tornati dalla guerra solo per aspettare sei mesi o più per avere la cura della quale hanno bisogno.

Veterani statunitensi in Iraq e Afghanistan,

ottobre 2007 [351]

A proposito della guerra presentata con immagini di lancio dei missili dalle navi e dagli aerei, quanti tele-spettatori, di cui l'esercito usa queste armi, guardano queste immagini non come uno spettacolo affascinante, fatto di potenza tecnologica e di luci scintillanti di esplosioni, ma come un'orribile azione che causa morti atroci e mutilazioni terribili tra la popolazione civile, con corpi carbonizzati dalle bombe al fosforo, corpi spezzati dalle bombe a grappolo, e ciò che segue: le tragiche disperazioni e la furiosa rabbia dei sopravvissuti?

E, dopo l'attacco vittorioso, quanti telespettatori di cui l'esercito occupa militarmente un paese, guardano le immagini dei loro soldati e armi in azione non come spettacolo affascinante, fatto di potenza tecnologica e di guerriglieri tecnologici, come la versione moderna dei cow boys contro i selvaggi Indiani, ma come un'orribile azione che comprende la brutalità dei militari sulla popolazione civile, arresti arbitrari, corpi torturati, e quindi di nuovo la tragica disperazione e la furiosa rabbia degli occupati?


L'esperienza della guerra del Vietnam ha insegnato che le immagini trasmesse in televisioni delle vittime, sia tra i soldati statunitensi che tra la popolazione vietnamita, sono state una delle cause che hanno scosso l'opinione pubblica statunitense e permesso di mettere fine alla guerra. E' da allora che, per evitare questo risultato, qualsiasi governo cerca in tutti i modi di impedire agli operatori televisivi e ai fotografi di filmare le vittime sia militari che civili. Parallelamente, qualsiasi governo mostra quanto possibile le immagini delle vittime civili colpite dai suoi avversari. E' così, ad esempio, per gli Stati Uniti rispetto ad Al Qaida e ai Talebani, di Israele rispetto ai Palestinesi, dei Russi rispetto ai Ceceni, ecc.

Il comando militare degli Stati Uniti ha vietato al corpo dei Marines di esibire tatuaggi, di tipo razzista, sessista o criminale, per il motivo che potrebbero offendere la sensibilità della popolazione irachena[352]. Perché lo stesso comando militare non pensa che offende ancora di più questa popolazione la presenza stessa dei suoi soldati,, ancora di più adesso che il regime del dittatore Saddam non esiste più? Questo tipo di decisione, da parte delle autorità statunitensi, dimostra grande comprensione o grande accecamento a proposito del popolo iracheno?


Cittadini


Nei paesi dittatoriali, i cittadini che vorrebbero avere altre informazioni oltre a quelle ufficiali non possono nemmeno trovarle sulla rete internet, perché il governo non permette l'uso del computer o blocca tecnologicamente l'accesso ad alcuni siti.

Ma nei paesi democratici, dove l'accesso alla rete internet è libero, la maggioranza dei cittadini non cerca le informazioni vere sulle situazioni reali... Cosa impedisce a questi cittadini di cercare le informazioni reali sulle guerre e le dominazioni dei popoli, i loro motivi ed i loro aspetti: la fiducia nelle informazioni ufficiali e dei mass media dominanti? La stanchezza causata dai problemi della vita quotidiana? L'indifferenza alle sofferenze patite dagli altri?

Quando fu provato che i governi di Bush jr e di Blair, per giustificare la seconda guerra contro l'Iraq, hanno mentito ai loro rappresentanti politici, ai mass media e ai cittadini, perché non sono stati sufficientemente criticati e i cittadini non li hanno costretti alle dimissioni? Solo per inerzia o perché il lavoro di consenso sui cittadini, operato dai governi e da loro servitori, era così forte che questi cittadini hanno preferito conservare i loro dirigenti anche quando li hanno trascinati in una guerra costruita su delle menzogne e che ha causato più di morti tra i loro soldati che i 3.000 morti civili degli attentati del 11 settembre 2001 a New York?


3. MOTIVI REALI DELLA GUERRA


[a proposito dei Cannibali] possiamo quindi chiamarli barbari, rispetto alle regole della ragione, ma non rispetto a noi, che li superiamo in ogni sorte di barbarie. La loro guerra è tutta nobile e generosa, e possiede altrettanto la giustificazione e la bellezza che questa malattia umana può contenere; non ha altro fondamento per loro che la sola considerazione della virtù. Non discutono per la conquista di nuove terre, perché godono ancora di questa fertilità naturale che fornisce loro, senza lavoro e senza pena, tutte le cose necessarie, con tale abbondanza che non hanno bisogno di ingrandire i loro limiti. Sono ancora in questa felice situazione da desiderare soltanto ciò che le loro necessità naturali ordinano loro di fare; tutto ciò che va oltre questo è superfluo per loro. (...) Se i loro vicini attraversano le montagne per venire ad assalirli e vengono battuti, l'acquisto del vincitore è la gloria e il vantaggio di essere rimasto maestro in valore e in virtù; perché altrimenti, non sanno cosa fare dei beni dei vinti, e ritornano nel loro paese, dove non manca loro nessuna cosa necessaria, nemmeno la più grande, quella di sapere fortunatamente godere della loro condizione ed accontentarsene.

Montaigne[353]


Quanti cittadini, in particolare quelli a favore della guerra, sanno distinguere tra i suoi motivi ufficialmente dichiarati e i motivi reali, per esempio in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, in Cecenia, e, forse domani, in Iran e altrove?

Quanti ricordano che ogni azione umana, che sia di un individuo o di un governo, è intrapresa soltanto dopo aver considerato il suo risultato in termine di perdite e profitti? Di conseguenza, un governo intraprende una guerra soltanto perché valuta che il profitto sarà superiore alle perdite, e i cittadini appoggiano questa guerra soltanto perché vi trovano, a livello personale, più profitti che perdite.

Quando sta per scoppiare o scoppia una guerra, non è vero che i cittadini si pongono questa domanda a proposito della guerra: chi muore e chi ne approfitta sul piano economico e della propria carriera? Ed è in base alle risposte a queste domande che scelgono: accordare o rifiutare il loro appoggio alla guerra secondo i benefici che ne traggono o le perdite da sopportare?

Tra le presunzioni, non c'è nessuna che indica l'autore con tanta evidenza quanto lo fa il BENEFICIO[354] ricavato dall'atto.

Thomas Hobbes[355]

Ogni volta che scoppia una guerra, i mass media parlano soprattutto di aspetti militari e dei motivi dichiarati ufficialmente da chi ha intrapreso questa guerra, senza parlare quasi mai dei motivi reali di questa guerra: prima di tutto i motivi economici, strategici, ma anche i motivi politici, culturali, psicologici, etici, ecc.... E' questo il modo corretto di agire per un'informazione che si pretende libera e onesta?

La guerra (...) ha come oggetto quello di permettere agli omini politici di soddisfare le loro ambizioni: bisogna conquistare lo straniero per procurarsi grandi vantaggi materiali ed immediati: bisogna anche che la vittoria dia al partito che ha diretto il paese durante i tempi di successo una tale preponderanza che possa permettersi di distribuire molti favori ai suoi aderenti: si spera infine che il prestigio del trionfo ubriachi talmente i cittadini che questi cesseranno di apprezzare correttamente i sacrifici che sono stati loro richiesti, e che si lasceranno andare a concezioni entusiaste sul futuro. Sotto l'influenza di questo stato di spirito, il popolo permette facilmente al suo governo di sviluppare il suo organismo in modo abusivo, in modo che ogni conquista fuori possa essere considerata avendo come corollario una conquista all'interno, fatta dal partito che ha il potere.

George Sorel[356]

Esaminiamo adesso i motivi reali della guerra, da quelli culturali a quelli materiali.


Aspetto politico, giuridico ed etico


Nel 2002 mi sono dichiarato contro la guerra in Iraq, non soltanto perché dirottava dalla guerra ai terroristi, ma anche perché si fondava su un malinteso riguardo alle vere minacce del l'11 settembre.

Barack Obama[357]

Secondo la Carta delle Nazioni Unite, una guerra è da considerare "legale" a due condizioni: 1) che sia intrapresa per auto-difesa, 2) che sia autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La guerra contro l'Iraq non è stata fatta per auto-difesa, né autorizzata dal Consiglio di Sicurezza. E' quindi illegale.

Ho indicato (che l'invasione) non era in conformità con la Carta delle Nazioni Unite... Dal punto di vista della Carta era illegale.

Kofi Annan,

allora Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Di conseguenza anche l'occupazione dell'Iraq è illegale.

Allo stesso modo, dal punto di vista della giurisdizione internazionale, l'occupazione militare israeliana è illegale nel territorio che spetta legalmente al popolo palestinese.

Lo stesso, per esempio, la presenza russa in Cecenia e turca in Kurdistan, giustificata in nome dell' "integrità territoriale", esiste comunque in violazione del diritto dei popoli all'auto-determinazione. Questa presenza è da questo punto di vista un'occupazione illegale.

Quando i dirigenti politici dichiarano di fare una guerra soltanto per ciò che chiamano la "sicurezza" del loro paese e del "mondo" (caso degli Stati Uniti e di Israele) o per ciò che chiamano "integrità nazionale" (caso della Russia e della Turchia), la realtà dei fatti dimostra che questi motivi sono reali o soltanto pretestuosi? Nella realtà dei fatti, è l'esercito iracheno che ha attaccato gli Stati Uniti o il contrario? E' l'esercito palestinese che ha attaccato Israele o il contrario? E l'esercito della Cecenia che occupa la Russia o il contrario? E' l'esercito del Kurdistan che occupa la Turchia o il contrario?


La forza materiale come motivo


Da sempre e dovunque, uno dei motivi della guerra è il fatto che il governo della nazione che aggredisce vede nella propria superiorità militare la giustificazione per attaccare un altro paese, occuparlo e dominarlo, senza tenere conto delle leggi internazionali né dell'etica né del senso naturale della giustizia.


Il diritto e l'etica come motivo


Dell'altra parte, il popolo aggredito rifiuta di considerare la forza superiore dell'aggressore come legittimazione della aggressione e del dominio, e crede nel proprio diritto, riconosciuto dalle leggi internazionali e/o dal senso etico della giustizia, per resistere e ristabilire la sua libertà.


La normalità della guerra come motivo


Da sempre e dovunque, uno dei motivi della guerra è il fatto che il governo di una nazione e la maggioranza dei suoi cittadini considerano la guerra uno strumento normale e necessario per conquistare territorio e risorse naturali, e mantenere questa conquista.

In questo caso, l'aggredito, da parte sua, considera normale e necessaria la resistenza alla guerra di aggressione, e sceglie tra due atteggiamenti:

1) intraprendere una guerra armata di liberazione. E' il caso più generalmente praticato,

2) intraprendere una resistenza pacifica per scelta etica (caso dell'India per la conquista dell'indipendenza) o per mancanza di capacità di opporre una resistenza armata (caso di altri popoli dominati).


Aspetto religioso


I capi di Stato o di organizzazioni che dichiarano di fare una guerra per rispondere alla volontà di Dio, lo credono realmente o fanno finta di crederlo?

Da sempre e dovunque, per intraprendere una guerra, la religione è stata, come già segnalato, generalmente un pretesto per ottenere il consenso dei cittadini, e nascondere i motivi reali, che sono prevalentemente materiali:

- in caso di guerra civile, interna ad una nazione, il motivo reale è la conquista del potere politico. Esempi più significativi: le "guerre di religione" in Europa alla fine del Medio Evo, e oggi, nel mondo islamico, le guerre tra sunniti e sciiti, o tra integralisti praticanti della violenza armata e Musulmani liberali,

- in caso di guerra di una nazione contro un'altra, i motivi reali sono la conquista di territorio per uso strategico-militare, e/o di risorse naturali. L'esempio più significativo: le Crociate.

Oggi, i propagatori dello scontro tra le civiltà, che siano occidentali (integralisti cristiani), israeliani (integralisti ebrei) o orientali (integralisti musulmani, integralisti indù, ecc.), usano anche loro come motivo della guerra la difesa della propria civiltà. Anche in questo caso, si tratta di una versione attuale, con caratteristiche specifiche, di vecchie tecniche di guerra.

Dopo le guerre di religione nel mondo cristiano, all'epoca medievale, dei Cattolici contro i Protestanti, oggi sono in atto due guerre di religione nel mondo islamico:

- quella degli integralisti praticanti della violenza armata contro non solo i dirigenti corrotti al potere, ma anche contro l'insieme dei Musulmani che non condividono la loro visione religiosa,

- e un'altra guerra, in Iraq, dei Sunniti contro i Sciiti.

E al posto delle Crociate del passato, oggi è in atto questa nuova forma di crociata intrapresa dagli integralisti cristiani ed ebrei contro i Musulmani, considerati in blocco dei "terroristi" perché credenti ad una religione considerata "terrorista".


Aspetto militare


L'organizzazione di una guerra non si può vedere dal lato eroico ma da quello della potenza e dell'interesse.

Adolf Hitler[358]


Sempre e dovunque, un motivo della guerra è stato di occupare un territorio, per utilizzarlo come base militare contro un altro avversario.

Per esempio, il motivo reale della guerra del 1999 contro la Serbia viene rivelato dal risultato di questa guerra: l'installazione di basi militari statunitensi, dotate di strumenti di sorveglianza, in Kosovo, Bosnia, Croazia e Albania, territori vicini alla Russia, considerata un avversario degli Stati Uniti. L'occupazione del territorio afghano serve agli Stati Uniti per disporre di basi militari e di sorveglianza contro la vicina Cina. E l'occupazione del territorio iracheno serve allo stesso scopo contro l'Iran. L'occupazione della Cecenia serve alla Russia per disporre di un territorio nella regione strategica del Caucaso.


Aspetto economico


Popolazione


E quando il mondo intero sarà sovraccarico di abitanti, allora l'ultimo rimedio dopo tutti gli altri sarà la guerra che porta a ciascuno la vittoria o la morte.

Thomas Hobbes[359]


Quando gli uomini cominciano a sentirsi allo stretto nei loro spazio geografico, sociale e mentale, una soluzione semplice rischia di sedurli: quella che consiste nel rifiutare la qualità umana ad una parte della specie.

Claude Levi-Strauss[360]


Sempre e dovunque, si è ricorso all'occupazione di un territorio per risolvere un problema demografico:

- a causa di un eccesso di popolazione, per esempio i paesi europei durante la colonizzazione degli altri continenti;

- o a causa di una mancanza di popolazione, per esempio Israele che organizza, con varie forme di incoraggiamento economico, nuovi insediamenti di popolazione ebraica, provenienti dall'estero, nei territori appartenenti legalmente al popolo palestinese, per realizzare il sogno della cosiddetta "grande" Israele.

Ilan Pape, membro dei nuovi storici israeliani:

Quando Israele s'impossessò di quasi l'80% della Palestina nel 1948, lo fece attraverso gli insediamenti e la pulizia etnica ai danni della popolazione palestinese originaria. Il paese ora [nel 2002] ha un Primo Ministro che raccoglie un ampio appoggio pubblico e che vuole determinare con la violenza il futuro del rimanente 20%. Egli ha fatto ricorso, come tutti i suoi precedessori, sia del Partito laburista che del Likud, agli insediamenti come miglior modo per realizzare questo progetto, aggiungendo la distruzione delle infrastrutture palestinesi indipendenti. Egli percepisce, e può darsi che non si sbagli, che lo stato d'animo pubblico in Israele potrebbe permettergli di andare persino oltre, se volesse ripetere la pulizia etnica non solo dei palestinesi nei territori occupati, ma se necessario anche di quel milione di palestinesi che vivono all'interno dei confini israeliani di prima del 1967[361].

Il motivo reale della guerra tra Israeliani e Palestinesi, aldilà della propaganda, è stato e continua ad essere l'occupazione di un territorio da parte degli Israeliani con lo scopo di cacciarne la popolazione palestinese.


Apartheid


Israele in Palestina

Yitzhak Laor:

Qual è l'oggetto della guerra tra noi e i palestinesi? Il tentativo di Israele di ridurre ciò che resta della Palestina in cantoni, costruendo "strade di separazione", nuovi insediamenti e punti di controllo [checkpoint]. Il resto sono uccisioni, terrore, coprifuoco, demolizioni di case e propaganda. I bambini palestinesi vivono nella paura e nella disperazione, i loro genitori vengono umiliati davanti ai loro occhi. La società palestinese viene smantellata, e l'opinione pubblica in Occidente biasima le vittime - da sempre il modo più facile di affrontare l'orrore. Lo so bene: mio padre era un ebreo tedesco. (...)

Le camere a gas non sono il solo modo di distruggere una nazione. E' sufficiente distruggere il suo tessuto sociale, far morire di fame dozzine di villaggi, sviluppare alti tassi di mortalità infantile[362].


Nel passato, in Europa, gli anti-semiti costringevano gli Ebrei a vivere in ghetti. Questo fatto è stato poi condannato come atto contrario alla dignità umana. Perché, oggi, non si manifesta la stessa condanna mentre i governi israeliani costringono i Palestinesi a sopravvivere in ghetti, in modo simile?

E qual è la differenza tra la politica dei banthoustan[363], praticata dai i razzisti sudafricani durante l'apartheid contro la popolazione africana, e, oggi, la politica israeliana praticata contro il popolo palestinese nei territori occupati?

Quanti cittadini israeliani e nel mondo conoscono i fatti seguenti:

4a Convenzione di Ginevra, Articolo 16.

I feriti e i malati, come pure gli infermi e le donne incinte fruiranno di una protezione e di un rispetto particolare.

1) dal settembre del 2000, almeno 60 donne palestinesi sono state costrette a partorire presso i punti di controllo israeliani perché i soldati non hanno permesso loro di passare, causando così la morte di 36 neonati, e che i posti di blocco e il muro di separazione impediscono alle donne palestinesi di raggiungere i centri di assistenza per i controlli prenatali e per l'assistenza al parto.

2) il muro in Cisgiordania rende permanente l'occupazione, perché non separa Israele dalla Cisgiordania, ma è costruito in terre palestinesi espropriate, separa i contadini palestinesi dalle loro terre, i bambini palestinesi dalle loro scuole, divide le famiglie palestinesi e rende impossibile la vita economica per loro;

3) la lunghezza totale del muro è di 703 chilometri, più di due volte la lunghezza della linea verde, riconosciuta come confine d'Israele dalle risoluzioni ONU, mentre solo il 20 % del muro segue la linea verde;

4) infine, il 9 luglio 2004 la corte internazionale dell'Aia ha giudicato illegale la costruzione del muro.


Risorse naturali


Sempre e dovunque, i fatti dimostrano che il motivo più importante delle guerre è il bisogno delle nazioni di impossessarsi di risorse naturali, perché permettono loro di trovare una soluzione ai conflitti causati dalla necessità di mantenere o migliorare il livello di vita dei cittadini e dei dirigenti. Vediamo alcuni esempi.


Israele


Quanti cittadini israeliani e del mondo sanno che l'occupazione, la colonizzazione e l'annessione israeliana delle terre palestinesi comprende l'esproprio delle risorse idriche che restringe l'accesso della popolazione palestinese a queste risorse vitali? E che il consumo medio quotidiano d'acqua per usi personali, pubblici e industriali è 70 litri per ogni Palestinese e 348 per ogni Israeliano, mentre il minimo raccomandato dall'Organizzazione mondiale della Sanità è 100 litri al giorno?

Non c'è motivo per i Palestinesi di sostenere che solo perché si siedono sulle terre, hanno diritto a quell'acqua.

Avraham Katz-Oz,

ministro israeliano dell'agricoltura 1988-1900[364]




U.S.A.


Le corporazioni multinazionali


Cosa sanno i cittadini statunitensi e del mondo sulle relazioni ed interessi economici nascosti della famiglia Bush, dall'epoca del nazismo ad oggi, con la famiglia Bin Laden?[365]

A chi le guerre contro l'Afghanistan e l’Iraq, e la loro occupazione militare, hanno generato e continuano a generare profitto economico e finanziario? Per citare un solo esempio, cosa sanno i cittadini statunitensi e del mondo degli enormi profitti finanziari della società statunitense Halliburton, nelle attività edilizie e petroliferi in Iraq, con più di 20 miliardi di dollari in lucrativi contratti governativi?[366]

John Perkins:

Gli studiosi politici oggi si meravigliano dell'intransigenza dei politici degli Stati Uniti, soprattutto alla luce degli errori commessi durante la guerra del Vietnam. La nord vietnamita aveva dimostrato che l'esercito più avanzato tecnicamente e ben finanziato nel mondo non era invincibile. Perché, un quarto di secolo più tardi, è così difficile per la Casa Bianca, il Congresso e il Pentagono comprendere questo? Perché tanti dirigenti esperti sbagliano così terribilmente?

Forse la risposta ruota intorno al fatto che l'immensa corporatocrazia raccoglie profitti immensi, indipendentemente da tutti gli errori di calcolo - o, direbbero alcuni, a causa loro. La macchina di guerra è stata un successo finanziario, anche quando ha fallito militarmente; i contraenti statunitensi hanno raccolto profitti inattesi in Vietnam, in Afghanistan e in Iraq, così come in decine di altri luoghi colpiti da conflitti armati[367].


1.


E' l'affarismo delle aziende che conduce la guerra.

Dai contratti privati per disporre di soldati e linguisti ai contratti senza bando pubblico per la ricostruzione alle trattative delle multinazionali petrolifere, coloro che traggono il massimo di benefici di questo conflitto sono coloro che ne soffrono di meno. Gli Stati Uniti hanno scelto un orientamento che contraddice direttamente l'avvertimento di addio del presidente Eisenhower per quanto riguarda il complesso industriale militare. Finché quelli che sono al potere non rendono conto, continueranno[368].


La recessione


Le spese militari per la guerra in Iraq tengono lontana la recessione.

Lawrence Klein,

Nobel per l’economia [369]

Qual è la minaccia più pericolosa e che motiva una guerra: i fondamentalisti islamici o invece qualche grave crisi economica che metterebbe a rischio il sistema capitalistico? E come scongiurare quest'ultima minaccia se non tramite le spese militari che rilanciano l'economia, ance se si tratta di un'economia che si basa e si nutre della guerra contro altri popoli?


Il petrolio


Qualsiasi tentativo di ostacolare il flusso del petrolio dal Golfo Persico sarà considerato dagli Stati Uniti un attacco ai loro interessi vitali.

Jimmy Carter,

ex presidente degli Stati Uniti [370]


Il petrolio del Medio Oriente è il sangue vitale dell'Occidente. Ci alimenta oggi, e poiché costituisce il 77 % delle riserve comprovate del mondo libero, ci alimenterà quando il resto del mondo sarà prosciugato (...) Si stima che nel giro di 20-40 anni gli Stati Uniti avranno virtualmente esaurito la disponibilità a basso costo delle loro riserve di petrolio, mentre è dimostrato che la regione del Golfo Persico ha ancora a disposizione scorte per almeno altri 100 anni.

Generale Schwarzkopf,

dichiarazione davanti al Comitato dei Servizi Armati,

Senato degli Stati Uniti,

1990 [371]


La politica estera attuata dagli Stati Uniti a partire dagli anni Quaranta è stata dominata in modo prioritario e pressante dal dogma secondo cui le vaste e incomparabili risorse di energia dell'aria del Golfo devono essere, in pratica, controllate dagli Stati Uniti e dai suoi satelliti e, soprattutto, che non sia permesso a nessuna forza indipendente e indigena di avere un'influenza sostanziale sulla gestione della produzione del petrolio e sul suo prezzo.

Noam Chomsky,

11 settembre 1990[372]


In Medio-Oriente e in Asia Centrale


F. viviano,

San Francisco Chronicle, 26 settembre 2001.

La posta messa segretamente in gioco nella guerra al terrorismo può essere riassunta in un'unica parola: petrolio. In Medio-Oriente e nell'Asia centrale, la mappa dei santuari e degli obiettivi del terrorismo è anche, in modo straordinario, la mappa delle principali fonti di energia del mondo del ventunesimo secolo. (...) La guerra al terrorismo viene vista inevitabilmente come una guerra intrapresa per conto delle varie Chevron, Exxon e Arco americani, o della Total-Fina-Elf francese, o della British Petroleum, della Royal Dutch Shell e di altri giganti multinazionali, che hanno investimenti per centinaia di miliardi di dollari nella regione[373].


In Medio-Oriente


Se si riconosce che Hitler e il nazismo sono la conseguenza tragica, forse principale, dell'umiliazione subita dal popolo tedesco, che fu spodestato di una parte del suo territorio contenente risorse naturali, al vantaggio dei vincitori della guerra del 1914-1918, perché non riconoscere altrettanto:

1) che la resistenza palestinese è la conseguenza dell'umiliazione subita dal popolo palestinese, spodestato di una parte del suo territorio e delle sue risorse naturali al profitto di Israele,

2) che le azioni armate del fondamentalismo islamico sono, in modo simile, conseguenza tragica dell'umiliazione subita dai popoli musulmani e dai popoli arabi, spodestati di una parte dei loro territori contenente risorse naturali, al profitto dei vari invasori e occupanti occidentali?

Un Turco a John Perkins:

"Il vostro popolo non ha idea dei crimini che gli Israeliani commettono contro gli Arabi, la minaccia che pongono. Oppure che questa è in realtà una guerra americana, e che Israele è solo il vostro piede militare. Non è stato sufficiente che abbiate rubato la Palestina, la terra che il suo popolo chiama Dar-al-Islam [la casa della pace], l'eterno dominio dei Musulmani, e che l'avete consegnata agli Ebrei. Avete fatto di più. Avete usato la vostra ricchezza per far credere agli ebrei che stavate allora costruendo una patria. Avete strofinato i nasi dei Musulmani nella merda della storia. Cantate canzoni gradite sulla democrazia. Ma abbiamo visto cosa pensate della democrazia, proprio qui in Iran quando la vostra CIA rovesciò Mossadegh. Oh, Israele non è una questione di democrazia, o di protezione di un popolo vittima di Hitler. Voi torturate, mentite e rubate per il petrolio.

"(...) Ho comprensione per gli Ebrei in Israele. Realmente. Non sono palestinese, quindi posso farlo. Suppongo che li ucciderei in caso di battaglia, se provate di allargare la vostra frontiera in Turchia, ma simpatizzo anche con loro. Sono come una pecora mandata prima degli eserciti. Scudi. Voi Americani siete da biasimare. Incoraggiate gli Ebrei a sacrificare le loro famiglie, mentre le vostre corporazioni pompano petrolio. Gli Ebrei sono i vostri cani di guardia. Avete dato loro testate nucleari in modo che possano mantenere noi Musulmani al nostro posto. Voi avete creato il loro esercito. I Palestinesi non hanno esercito, soltanto pochi patrioti. Non hanno governo, né terra sulla quale vivere.

"Per voi, Israele è una questione di dominio, di controllo del petrolio. Per gli Ebrei, è un sogno - che si rivelerà illusorio. Per i Palestinesi, è la loro casa - una casa che sono stati costretti a lasciare. Per gli Arabi è una fortezza nemica costruita su terre arabe. Per i Musulmani ovunque, è un insulto, una umiliazione, un motivo per noi di odiarvi"[374].


In Afghanistan


Questo fatto, d'essere al centro di un qualche interesse altrui, è il destino dell'Afghanistan. E' così che dai Greci ai Persiani, ai Mongoli, ai Turchi, fino ai Russi e agli Inglesi nell'Ottocento, il paese è sempre stato la posta di un qualche Grande gioco. Ancora oggi è esattamente così[375].

In un primo tempo, il governo degli Stati Uniti ha sostenuto i Talebani in Afghanistan, prima e dopo l’invasione russo. Poi, fino all’estate del 2001, ha ricevuto loro delegati nei ministeri di Washington e nelle sedi delle multinazionali di New York, per trattare della costruzione di un oleodotto. Qual è quindi il motivo della guerra intrapresa dal governo degli Stati Uniti in Afghanistan? Si stratta solo della caccia ai membri di Al Qaida, colpevoli dell'attacco del 11 settembre 2001 a New York, come lo fa credere la versione ufficiale, o il motivo è altro?

Unilocal (americana) e Delta Oil (arabo-saudita) stavano trattando con i taliban per la costruzione di un oleodotto che, con origine in Turkmenistan, portasse il petrolio dal Mar Gaspio direttamente oltre l'imboccatura del Golfo Persico, nell'Oceano Indiano, a un terminale in territorio pakistano. Dall'altra parte del tavolo, cioè dalla parte americana, insieme alla CIA e al Dipartimento di Stato, indovina chi c'è? Il signor Hamid Karzai, l'attuale presidente dell'Afghanistan. Come si vede le questioni di principio dei diritti umani, la irrinviabile necessità di liberare le donne afghane dal burka medievale, la lotta contro il terrorismo internazionale, non erano in auge a Washington fino all'estate del 2001. Si cercava di fare affari con i taliban. (...)

Gli Stati Uniti avevano bisogno dell'oleodotto, strumento prezioso non solo per avere il controllo del petrolio del Gaspio, ma anche per sottrarre questo controllo alla Russia. E per far passare il petrolio ci voleva a Kabul un governo stabile, non importa quale, se islamico o democratico.

Giulietto Chiesa[376]

E' una semplice coincidenza che il vice-presidente degli Stati Uniti, Dick Cheney e il Segretario di Stato Condoleeza Rice siano membri della compagnia petrolifera Unilocal, e che il presidente dell'Afghanistan, Karzai, sia stato un consigliere in questa compagnia?

New York Times, 15 dicembre 2001.

Non c'è petrolio in Afghanistan, ma politiche petrolifere e Washington propende subdolamente verso queste ultime, promettendo investimenti energetici nella regione dell'Asia centrale dove intende nutrire un gruppo di alleanze politiche nascenti, insieme con la Russia, il Kazakistan e, in qualche misura, con l'Uzbekistan. (...) Il dipartimento di Stato sta esaminando il potenziale di alcuni progetti energetici da attuare nella regione nel periodo post-talebano, dove si trova più del 6 % delle riserve petrolifere e circa il 40% delle riserve mondiali di gas[377].


In Iraq


Le risorse petrolifere dell'Iraq vanno protette. Siamo lì per questo. Chiunque crede in qualcosa di diverso non conosce l'America e gli Americani.

Mel Sembler,

ambasciatore degli Stati Uniti a Roma[378]


Perché non abbiamo fatto la guerra alla Corea del Nord che la bomba atomica c'è l'ha? Non l'abbiamo fatta perché dal punto di vista economico non aveva nulla da offrirci, l'abbiamo fatta all'Iraq perché ha le più grandi riserve di petrolio del mondo.

Paul Wolfowitz,

ex vice segretario alla Difesa degli Stati Uniti[379]


Come in Afghanistan, in Iraq, nel primo tempo, il governo degli Stati Uniti ha aiutato, con finanziamenti ed armi, il dittatore Saddam Hussein a massacrare non solo i cittadini comunisti e democratici, ma anche quelli curdi e sciiti. Soltanto quando il dittatore iracheno si è impadronito del petrolio del Kuwait, il governo degli Stati Uniti ha considerato Saddam Hussein un nemico al punto di attaccarlo in una guerra, la prima guerra del Golfo.

Per la seconda guerra del Golfo, l’amministrazione Bush ha pianificato, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, nel gennaio del 2001, l’invasione dell'Iraq. Una commissione segreta sull'energia, predisposta dal vice-presidente Cheney, ne ha stabilito tutti i dettagli, e i documenti che questa commissione è stata costretta a rendere pubblici hanno mostrato una cartina dell'Iraq dove 8 zone di sfruttamento del petrolio erano state tracciate proprio a fianco della frontiera saudita[380].


In Georgia


Il governo statunitense aveva mosso guerra alla Serbia per sostenere il diritto all'autodeterminazione del Kosovo. Per quale motivo successivamente si è comportato diversamente, rifiutando il diritto all'autodeterminazione dell'Ossezia e dell'Abkhazia che la vogliono per separarsi dalla Georgia?

Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale nel governo statunitense:

La Georgia ci apre l'accesso al petrolio e presto al gas dell'Azerbaijan, del mar Caspio e dell'Asia centrale. Quindi rappresenta per noi una carta da giocare strategica di estrema importanza[381].


In Africa


Il continente con la popolazione più povera ma con il territorio più ricco di materie prime, l’Africa, e in generale tutti i paesi che hanno le stesse caratteristiche, in particolare la presenza di petrolio, sono i paesi dove esistono più dittatori, miseria e guerre. Chi è responsabile di questa situazione se non colui che ne trae profitto? E chi ne trae profitto se non colui che sfrutta queste risorse a suo beneficio? E chi è questo beneficiario se non le corporazioni multinazionali e i loro complici indigeni che dominano il paese sfruttato?


Cynthia McKinney,

membro del Congresso statunitense (Democratica - della Georgia), 16 aprile 2001:

Molto di quello che sentirete oggi non è stato largamente riportato dai mezzi d'informazione pubblica. Potenti forze hanno lottato per impedire a queste storie di entrare nel dominio pubblico.

Le ricerche nelle attività dei governi e degli uomini d'affari occidentali nell'Africa post-coloniale dimostrano la chiara evidenza di una lunga propensione occidentale alla crudeltà, all'avarizia e alla slealtà. Il comportamento riprovevole delle nazioni occidentali in Africa non è dovuto ad errori momentanei, difetti individuali, o errori di comune fragilità umana. Invece fanno parte di una politica a lungo termine progettata per accedere e saccheggiare la ricchezza dell'Africa a spese dei suoi popoli.

... al cuore della sofferenza dell'Africa si trova l'Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, il desiderio di accedere a diamanti, petrolio, gas naturale e altre risorse preziose dell'Africa... L'Occidente, ed in particolare gli Stati Uniti, hanno messo in moto una politica di oppressione, di destabilizzazione inspirata non da principio morale, ma da une spietato desiderio di arricchirsi sulla favolosa ricchezza dell'Africa ... I paesi occidentali hanno incitato la ribellione contro governi africani stabili ... hanno anche partecipato attivamente all'assassinio dei capi di Stato africani debitamente eletti e legittimi africani, sostituendoli con funzionari corrotti e malleabili[382].


John Perkins:

Senza il tantalum del Congo, non avremmo molti dei prodotti base del nostri computer (per esempio, una carenza di tantalio risultò nella scarsa disponibilità della Sony Playstation 2 durante la stagione natalizia 2000). Le milizie dal Ruanda e l'Uganda possono giustificare invasioni di territorio dicendo di difendere il loro popolo contro i ribelli, ma guadagnano miliardi di dollari dal tantalum che raccolgono e trafficano attraverso le frontiere durante le scorrerie. (...) Il Congo è solo uno dei tanti luoghi dove simili cose succedono[383].


Per tenere bassi i prezzi di computer e cellulari, per le cui batterie il coltan è essenziale, sono state combattute guerre sanguinose[384].


Aspetto psicologico


Dirigenti


Qualsiasi cura si prende a coprire le proprie passioni con delle apparenze di pietà e di onore, si mostrano sempre attraverso questi veli.

La Rochefoucauld[385]


A proposito dei dirigenti politici che decidono la guerra, dei capi militari che la dirigono, dei soldati che la eseguono, e dei cittadini che la sostengono, quali sono le caratteristiche individuali che portano queste persone a diventare degli adulti con quella rigidità di cervello e durezza di cuore che giustificano una guerra non difensiva ma d'aggressione e l'uccisione di esseri umani, sapendo che la maggioranza sono dei civili?

Chi non soffre una guerra interiore individuale, è capace di fare o sostenere una guerra non difensiva ma d'aggressione contro altri? Ciò che Hitler riconosce pubblicamente, quanti di coloro che appartengono al campo aggressore lo pensano senza dirlo?

Il cuore pareva scoppiarmi di gioia nel vedere rinnovarsi episodi di guerra[386].

Chi non soffre di frustrazioni e traumi d'infanzia e di adolescenza, è capace di recarne ad altri, tra i quali dei bambini? Chi è cresciuto in un ambiente affettivo soddisfacente, è capace di causare ad altri sofferenze affettive? Chi ha valori etici e culturali fatti di giustizia, comprensione, solidarietà e non violenza, è capace di atteggiamenti fatti di ingiustizia, disprezzo, egoismo e violenza aggressiva? Chi ha un carattere psichico sereno ed equilibrato, è capace di danneggiare dei caratteri altrui?

Fred J. Olivi,

copilota statunitense che sganciò sulla città di Nagasaki la bomba che e uccise più di 70.000 civili giapponesi:

Dire che ero raggiante è poco. Essere incluso nell'equipaggio selezionato per sganciare la seconda bomba atomica sul Giappone fu come un fulmine a ciel sereno. Ero euforico. (...) Rientravamo con la convinzione di aver compiuto il nostro dovere. (...) Mi sento orgoglioso di aver preso parte alla missione su Nagasaki.

[Al presidente Bush padre, dicembre 1991]:

Signor Presidente, mi complimento con Lei per la decisione presa di non chiedere le scuse ufficiali al Giappone per la missione atomica della Seconda guerra mondiale[387].

In un individuo, che sia povero e ignorante, o agiato ed istruito, che sia chiamato al servizio militare obbligatorio o arruolato in cambio di stipendio, che spara con un fucile o lancia da un aereo delle bombe che uccidono dei civili, qual è la parte di ognuno dei motivi seguenti nell'accettare di compiere questo tipo di azione: stato affettivo, posizione di potere (economico, politico, militare o culturale), livello di istruzione, sistema di valori etici?

Aldilà dello spettacolo delle cerimonie ufficiali, quanto i dirigenti politici e militari sono realmente e personalmente addolorati per i morti, i mutilati e altre vittime delle guerre decise e condotto da questi dirigenti, sapendo anche che queste vittime non fanno parte della famiglia di questi dirigenti?

Sempre e dovunque, perché sono troppo pochi i dirigenti politici e militari, ed anche i funzionari, che scelgono di rinunciare a ciò che amano di più: il potere e la carriera nell'esercito, piuttosto che essere complici di menzogne o illusioni a proposito di una guerra d'aggressione?

Ecco la testimonianza di Daniel Elsberg, che fu, ricordiamo, il funzionario che ha avuto il coraggio, a danno della propria carriera, di svelare al pubblico i famosi Dossiers del Pentagono a proposito della guerra degli Stati Uniti contro il Vietnam:

Ho a lungo apprezzato la mia propria identità come un custode dei segreti del presidente. Nel 1964 non si è mai verificato per me rompere i numerosi accordi segreti che avevo firmato, nei Marines, presso la Rand Corporation, e nel Pentagono. Sebbene sapevo già che la guerra del Vietnam fu un errore e basata su menzogne, la mia lealtà era per il segretario della difesa e il presidente (e alla mia promessa di segretezza, in cui dipendeva la mia propria carriera come uomo del presidente). Non sono orgoglioso del fatto che mi ci sono voluti anni di guerra per risvegliarmi alla più alta fedeltà, dovuta da ogni funzionario di governo, al ruolo della legge, ai nostri soldati in pericolo, ai nostri concittadini, e, esplicitamente, alla Costituzione , alla quale ognuno di noi aveva giurato "sostegno e difesa".

Mi ci è voluto quel lungo tempo per riconoscere che gli accordi di segretezza che avevo firmato spesso erano in conflitto con il nostro giuramento di difendere la Costituzione. Questo conflitto aumentò quasi ogni giorno, inosservato da me o da altri funzionari, ogni volta che eravamo segretamente consapevoli del fatto che il presidente o altri funzionari stavano dicendo bugie o fuorviando il Congresso. Nel dare la priorità, in effetti, alla mia promessa di segretezza - ignorando il mio obbligo costituzionale - non ero peggiore o migliore di qualsiasi dei miei colleghi dell'epoca del Vietnam, o di quelli che poi hanno visto la guerra in Iraq avvicinarsi senza mettere in guardia chiunque al di fuori del potere esecutivo[388].

I dirigenti politici, i giornalisti, gli intellettuali, gli scienziati e gli artisti che elogiano i soldati che vanno in guerra ed anche a morire, perché non vanno loro a fare questa guerra, e non mandano i loro famigliari a farla?


Cittadini


Quali motivi reali spingono i cittadini ad appoggiare una guerra intrapresa dal loro governo?

La gloria?

La guerra sarebbe un rimedio solo per un popolo che vorrebbe sempre la gloria.

Alexis de Tocqueville[389]

Il fanatismo?

Il fanatismo è in effetti la sola "forza di volontà" alla quale si possano portare i deboli e gli incerti, perché ipnotizza tutto il sistema sensitivo ed intellettuale al beneficio della nutrizione di un solo punto di vista, di un sentimento unico - il cristiano lo chiama la sua fede - che, ormai, ipertrofizzato, dominato. Quando un uomo si convince che deve[390] essere comandato, è "credente".

Nietzsche [391]

Il conformismo gregario?

Gli uomini s'immaginano che una follia condivisa non ne è una.

Jacques Van Rillaer[392]

L'incapacità di ragionare?

Gli uomini sono più emozionati dall'opinione che dalla Ragione vera.

Spinoza[393]


Aspetto antropologico


Come già segnalato a proposito della teoria dello scontro tra civiltà, le guerre non sono prima di tutto la continuazione del solito meccanismo che caratterizza la specie umana dall'inizio: scaricare i conflitti interni su un nemico esterno?

La folla rigetta su delle vittime impotenti la responsabilità del suo proprio smarrimento (...) La collettività si dà così l'illusione di riconquistare sul proprio destino una specie di padronanza.

René Girard [394]


Come si applica questa regola antropologica allo smarrimento causato dalla mancanza di risorse naturali? Quando, in un paese, le esigenze di più ricchezza richiedono più risorse naturali, e quando queste risorse mancano, nascono dei conflitti tra i gruppi sociali all'interno del paese. Cosa fanno allora i dirigenti di questo paese? Sempre e dovunque, se il paese è militarmente forte, i dirigenti intraprendono una guerra contro un paese esterno, più debole, per impossessarsi delle sue risorse naturali. E per fare accettare e sostenere questa guerra da parte dei cittadini, i dirigenti ricorrono alla classica giustificazione, già evocata nel capitolo sulla propaganda: accusano il paese da aggredire di essere una minaccia per la loro sicurezza e quindi la devono difendere, preventivamente.











II.

AGENTI DELLA GUERRA



Chi è responsabile della guerra? Soltanto i dirigenti politici e militari, o anche e altrettanto tutti coloro senza i quali la guerra diventa impossibile: funzionari governativi e militari, proprietari ed ingegneri ed operai di aziende che producono le armi, banchieri che finanziano la produzione e la vendita di armi, soldati che le utilizzano, segretari che scrivono i testi, telefonisti e postini che li trasmettono, aziende che forniscono all'esercito cibo, giornalisti e intellettuali e artisti e religiosi che giustificano la guerra, e così via? Inoltre, nei paesi democratici, non sono anche e altrettanto responsabili della guerra gli elettori perché non hanno messo come condizione del loro voto che i loro dirigenti non ricorrano mai, con nessun pretesto, alla guerra contro un altro paese? Per vedere chiaro a proposito di una qualsiasi guerra, non è indispensabile porsi la domanda: chi decide una guerra, chi la fa, e chi la sostiene?

E prima, questa osservazione: se, nel passato, chi decideva la guerra la faceva pure, essendo nello stesso tempo capo politico e militare, per esempio Alessandro detto Magno o Gengis Khan, nelle democrazie dell'epoca moderna, chi decide e chi fa la guerra, - e quindi rischia di morire -, sono generalmente persone diverse.


1. CHI DECIDE LA GUERRA


Il male ha sempre avuto per se il grande effetto ! E la natura è cattiva ! Siamo dunque naturali!... così ragionano in segreto questi grandi ricercatori di effetto dell'umanità che abbiamo troppo spesso contato tra i grandi uomini.

Nietzsche[395]

Formalmente sono i dirigenti politici del governo che decidono la guerra. Ma questa decisione è il risultato delle loro sole valutazione e volontà? Ho già mostrato[396] come, nei paesi democratici, i dirigenti politici arrivano al governo tramite campagne elettorali, finanziate in modo significativo da aziende multinazionali, le quali spendono i loro soldi per disporre di dirigenti governativi attenti, quando non al servizio, dei loro interessi aziendali.

Quindi. dietro al processo formale della decisione dei dirigenti governativi di fare una guerra, si trovano altri agenti che decidono la guerra, non apertamente, ma in modo nascosto e che, in realtà, sono i primi a decidere di fare una guerra. Sono principalmente:

- le aziende multinazionali che si occupano di gestire risorse naturali che si trovano in altri paesi,

- in particolare le aziende che si occupano di gestire il petrolio, senza le aziende non possono produrre e i mezzi di guerra non possono funzionare,

- le aziende che producono materiale necessario a fare una guerra,

- le banche che finanziano la produzione e la vendita di materiale bellico.

Visto che la guerra permette un apprezzabile profitto finanziario a queste aziende, è da stupirsi se fanno di tutto per creare delle attività che non sono nient'altro che un affare creatrice di profitto finanziario per loro?

Quando si dice aziende, è necessario capire che non sono delle entità astratte, ma organizzazioni attivate da persone, e che sono queste persone a prendere le decisioni. Queste persone sono:

- il proprietario dell'azienda, nel caso disponga di tutto il capitale dell'azienda,

- ma l'azienda può anche essere gestita da dirigenti, pagati per eseguire questo lavoro solo su decisioni degli azionari, che sono i veri proprietari dell'azienda.

A questo punto, chi decide realmente di fare una guerra: solo chi ne prende formalmente la decisione, il capo del governo, o questo è in realtà soltanto l'agente esecutivo di una decisione presa a monte da altre persone: i proprietari delle aziende che traggono profitto all'esistenza di una guerra? Esiste anche il caso dove il dirigente di governo che decide una guerra, - o prosegue una guerra decisa da un dirigente di governo precedente -, sia anche, direttamente o indirettamente, proprietario di un'azienda economica, come per esempio i due presidenti statunitensi Bush padre e figlio che avevano degli interessi nel campo petrolifero, o il presidente italiano Silvio Berlusconi.

Le multinazionali stanno rapidamente diventando molto più potenti dei governi e sono ancora meno tenute a rendere conto delle proprie azioni.

Franny Amstrong[397]

Per parafrasare l'osservazione di Errico Malatesta, formulata già nel 1907[398], i proprietari delle multinazionali non hanno bisogno di essere al governo per decidere la politica del paese; a loro basta avere a disposizione i dirigenti del governo che, durante la campagna elettorale, hanno aiutato finanziariamente a raggiungere il posto dove sono.


2. CHI FA LA GUERRA


Soldati e ufficiali


Nel passato, i dirigenti dell'impero romano o dell'impero mongolo aggredivano altre nazioni, dichiarando di voler stabilire la cosiddetta "pax (pace) romana" o "pax mongola". Questa cosiddetta "pace" corrispondeva in realtà alla dominazione romana. Oggi, nei paesi democratici, si dice che i militari esistono per difendere la pace e non per fare la guerra. Si arriva fino a dichiarare: "Il nostro mestiere è la pace"! Possiamo crederci?

Alexis de Tocqueville, 1840:

Perché (...) gli eserciti democratici [desiderano] naturalmente la guerra.

Negli eserciti democratici, tutti i soldati possono diventare ufficiali, ciò generalizza il desiderio di avanzamento e allarga i limiti dell'ambizione militare quasi all'infinito.

Dal suo lato, l'ufficiale non vede nulla che lo fermi naturalmente e forzatamente ad un grado piuttosto che ad un altro, e ogni grado ha un prezzo immenso ai suoi occhi, perché il suo rango nella società dipende quasi sempre dal suo rango nell'esercito.

Nei popoli democratici, capita spesso che l'ufficiale non ha come bene che la sua paga, e non può aspettarsi di considerazione che dai suoi onori militari. Ogni volta che cambia funzione, cambia quindi fortuna, e ne diventa in una certa maniera un altro uomo. (...)

Negli eserciti democratici, il desiderio di avanzamento è quasi universale; è ardente, tenace, continuo; cresce da tutti gli altri desideri, e si spegne soltanto con la vita. Ora, è facile vedere che, di tutti gli eserciti del mondo, quelli dove l'avanzamento deve essere il più lento in tempo di pace sono gli eserciti democratici. Il numero dei gradi, essendo naturalmente limitato, il numero dei concorrenti innumerevole (...)

Tutti gli ambiziosi che contiene un esercito democratico si augurano quindi la guerra con veemenza, perché la guerra vuota i posti e permette di violare questo diritto dell'anzianità che è il solo privilegio naturale alla democrazia[399].

Si dice anche che i militari di professione si dedichino prima di tutto al "paese", alla "patria". Quest'affermazione corrisponde alla realtà, nel passato e oggi?

Nei popoli democratici, l'uomo che diventa ufficiale rompe tutti i legami che lo attaccavano alla vita civile; ne esce per sempre e non ha nessun interesse ad entrarci. La sua vera patria è l'esercito, visto che non è nulla senza il rango che vi occupa; segue quindi la fortuna dell'esercito, si alza o si abbassa con lui, ed è verso questo solo che dirige ormai le sue speranze. L'ufficiale avendo dei bisogni molto distinti di quelli del paese, può darsi che desideri ardentemente la guerra o lavori ad una rivoluzione, nel momento stesso in cui la nazione aspira di più alla stabilità e alla pace. (...)

Come l'ufficiale, il sottufficiale ha rotto nel suo pensiero tutti i legami che lo attaccavano alla società civile; come lui, ha fatto dell'essere militare la sua carriera, e, più di lui forse, ha diretto da questo solo lato tutti i suoi desideri; ma non ha ancora raggiunto come l'ufficiale un punto alto e solido dove gli è godibile fermarsi e di respirare a suo aggio, nell'attesa che possa salire più alto. (...)

In un uomo così pungolato senza sosta dalla giovinezza, i suoi bisogni, le sue passioni, lo spirito del tempo, le sue speranze e i suoi timori, non può mancare di accendersi un'ambizione disperata.

Il sottufficiale vuole quindi la guerra, la vuole sempre e a qualsiasi prezzo, e, se gli viene rifiutata la guerra, desidera le rivoluzioni[400]...


Soldati di leva


Nel passato e oggi, i cittadini che non volontariamente ma perché obbligati dal servizio di leva a fare la guerra, quanti tra di loro desiderano realmente farla, soprattutto quando considerano questa guerra un'aggressione ingiusta contro un altro popolo?

Tra i soldati che compongono un esercito democratico, alcuni si attaccano alla vita militare; ma il più grande numero, così portati loro malgrado nell'esercito e sempre pronti a tornare nelle loro case, non si considerano come seriamente impegnati nella carriera militare e pensano solo ad uscirne. Si piegano ai loro doveri militari, ma la loro anima rimane attaccata agli interessi e ai desideri che la riempivano nella vita civile. Non prendono quindi lo spirito dell'esercito; portano piuttosto nell'esercito lo spirito della società e lo conservano. (...) E' tramite i soldati che si può soprattutto congratularsi di far penetrare in un esercito democratico l'amore della libertà e il rispetto dei diritti che si è saputo ispirare al popolo stesso[401].

I soldati di leva che accettano, nel servizio militare obbligatorio, di fare la guerra, sono sottomessi a un condizionamento (comunemente chiamato lavaggio del cervello), eseguito dai servizi dell'esercito, con la finalità di trasformarli in macchine per uccidere su ordine, senza discutere ne avere problemi di coscienza. Il film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket ha un'idea abbastanza reale di questo lavaggio del cervello, che non riguarda solo l'esercito statunitense, ma qualsiasi esercito di un paese democratico o dittatoriale.

Il fatto che la maggioranza dei soldati di leva non sappia distinguere tra una guerra realmente difensiva ed una guerra d'aggressione, che si maschera da difensiva, è anche il risultato di un lavaggio del cervello: prima da parte dei dirigenti politici e dei mass media sui cittadini, poi da parte dei dirigenti militari quando questi cittadini sono arruolati nell'esercito.

Così si spiega il fatto che sono pochi i soldati di leva capaci di riconoscere una guerra d'aggressione e hanno il coraggio di rifiutare di combattere, per rispetto della legge internazionale e dell'etica umana, anche al prezzo di subire punizioni come il danneggiamento della carriera professionale ed anche il carcere.

Perché i cittadini poveri di un paese accettano di andare, come soldati, ad uccidere dei cittadini altrettanto o ancora più poveri di un altro paese? Il motivo principale è nel fatto che i dirigenti politici e militari riescono a fare credere al soldato che il suo interesse "nazionale", "patriotico" è superiore, cioè l'unico valore che giustifica la sua azione bellica. La storia lo mostra: ogni volta che dei soldati di eserciti avversari hanno fraternizzato, considerando, prima della loro appartenenza ad una nazione, l'appartenenza alla stessa classe sociale, - dei poveri e degli esclusi dal potere -, i dirigenti rispettivi di questi soldati hanno condannato questa fratellanza e punito gli autori per "alto tradimento", generalmente con la fucilazione.


Soldati professionali


Come la guerra, il terrore risveglia gli istinti guerrieri atavici mal ricoperti ancora dalla vernice della civiltà, e porta ai principali posti i peggiori elementi che esistono nella popolazione.

Errico Malatesta.


Quale motivo porta un giovane a scegliere un'attività professionale non pacifica ma legata alla guerra, quella del soldato che per mestiere uccide: un livello d'istruzione basso che impedisce l'accesso a una professione meno pericolosa? o un ambiente famigliare squilibrato che gli ha recato un carattere portato alla violenza? o tutte queste due cause?

I giovani, e tutti coloro che non dispongono dell'antidoto di una solida ragione, ricevono una grande e deliziosa impressione delle alte prodezze belliche compiute dai capi dei loro eserciti e, nello stesso tempo, formano un'idea adulatrice di tutto ciò che hanno fatto.

Thomas Hobbes[402]

I paesi che hanno abolito il servizio militare obbligatorio, mettendo al suo posto, in nome di quello che chiamato "l'efficienza", un esercito detto di “mestiere” o “professionale”, con questo fatto diminuiscono o piuttosto aumentano il rischio di fare una guerra? La storia insegna:

- che le guerre sono meno desiderate da un esercito composto di cittadini arruolati come soldati di leva, perché questi rimangono prima di tutto dei cittadini con interessi sociali e il desiderio di tornare al più presto alla loro vita civile, mentre i soldati di professione tendono a desiderare la guerra per questi motivi: manifestare la propria tendenza aggressiva, ottenere risultati che migliorino la propria posizione nella gerarchia dell'esercito, e quindi il guadagno economico,

- e quando una guerra è scatenata, il soldato di leva ha tendenza a mettere fine a questa guerra a causa del numero di vittime tra i soldati, mentre i soldati di professione, da contratto di lavoro, accettano di più il rischio inerente al loro mestiere, quello di morire.

(...) nelle nazioni aristocratiche [intese qui in quanto si diventa soldato con ingaggio volontario, in scambio di un salario], (...) i soldati finiscono per non avere più niente di comune con i loro concittadini, e per vivere in mezzo a loro come degli estranei, e spesso come dei nemici.

Alexis de Tocqueville[403]

Il lavaggio del cervello evocato nel caso dei soldati di leva è logicamente ancora più forte per i soldati di professione. La sua finalità è di formare delle macchine per uccidere, disumanizzate da sentimenti ed emozioni, senza nessuna considerazione etica, in breve dei psicopatici che hanno la funzione di obbedire all'ordine di uccidere in cambio di stipendio.


Soldati-ragazzini


Negli ultimi anni sono stati arruolati circa 300.000 bambini-soldato[404].

Per quale motivo i mezzi d'informazione parlano così poco del ragazzini utilizzati come soldati, e come questi bambini sono trasformati in soldati?

Perché i ragazzini guerrieri di 12-13 anni costituiscono il 45% delle truppe in trenta paesi belligeranti, fino ad essere stimati a 25.000? In cosa è un progresso per l'umanità? Lucien Badjoko, che ha servito per dodici anni (...) nella Repubblica democratica del Congo, presso Laurent-Désiré Kabila (...), ci spiega con calma. Un ragazzino non ha veramente coscienza della morte. Né per darla né per subirla: è un gioco. Un ragazzino non ha responsabilità. Niente donne, niente bimbi ai quali pensare. In più, i superiori, prosegue, sanno adularlo nel senso del pelo: anche a dieci anni, sei un soldato, non un minorenne. E se ti riveli un buon uccisore, capace di iniziative, cioè di far fuori l'altro senza preavviso piuttosto che di farti far fuori, fanno di te un capo. (...)

Nel Congo come nel Ciad o altrove, precisa un educatore, meno di 15 % dei ragazzini-soldati sono tornati ad una vita normale[405].


Mercenari


Il mercenario è una persona che sceglie di fare la guerra in cambio di uno stipendio. La sola differenza con il soldato di professione è che quest'ultimo è impiegato e pagato da uno Stato, mentre il mercenario è generalmente impiegato e pagato da un'azienda privata, che lavora per uno Stato o una multinazionale. La deduzione logica è la seguente: i mercenari servono a compiere il lavoro sporco e illegale che l'esercito o la multinazionale evitano di fare per non rischiare processi e danneggiare la propria immagine. Quindi, più uno Stato o una multinazionale ricorrono ai mercenari, più significa che le azioni che compiono sono sporche e illegali. Oggi il caso più eclatante è quello del governo statunitense in Iraq, esposto in seguito[406].


3. CHI SOSTIENE LA GUERRA ?


Sostegno materiale


La guerra, decisa dai capi del governo, e fatta dai militari, sarebbe possibile senza il sostegno materiale di tutti coloro che partecipano alle operazioni belliche: scienziati, ingegneri e lavoratori delle aziende produttrici di armi, funzionari e impiegati delle banche finanziatrici, funzionari e impiegati degli enti governativi, ecc.?

Ecco per esempio le aziende che fabbricano armi all'uranio impoverito:

Tre aziende americane producono serbatoi di uranio impoverito di grosso calibro: Alliant Techsystems (120 mm), Day & Zimmermann (120 mm) e l'ex Primex Technologies, adesso General Dynamics Ordnance and Tactical Systems (105mm e 120mm). Altre cinque aziende - situati in Francia, India, Serbia, ex e Pakistan - producono anche serbatoi di uranio impoverito di grosso calibro. Alliant Techsystems, il più grande produttore di munizioni negli Stati Uniti produce anche serbatoi di piccolo calibro (25 millimetri, 30 mm), per fucili su aerei americani e veicoli di combattimento. L'azienda BAE Systems basata nel Regno Unito ha prodotto proiettili di 120 millimetri per le forze armate del Regno Unito fino al 2003, quando hanno cessato la produzione per motivi "ambientali"[407].


Sostegno ideologico


La guerra sarebbe possibile senza il sostegno ideologico dei propagandisti che condizionano e fabbricano l'opinione pubblica: intellettuali, religiosi, giornalisti, cosiddetti esperti, artisti, pubblicitari, ecc.?


Sostegno popolare


Nei regimi dittatoriali ma molto di più nei regimi democratici, è possibile fare una guerra senza il sostegno dei cittadini, che sia dichiarato o tacito sotto forma di silenzio o indifferenza?

(...) siccome presso i popoli democratici (...) i cittadini più ricchi, più istruiti, più capaci non entrano nella carriera militare, capita che l'esercito, nel suo insieme, finisce per costituire una nazione a parte, dove l'intelligenza è meno stesa e gli abitudini più grezzi che nella grande. Ma questa piccola nazione incivilizzata possiede le armi, e lei sola sa servirsene.

Ciò che accresce, infatti, il pericolo che lo spirito militare e turbolento dell'esercito fa correre ai popoli democratici è l'umore pacifico dei cittadini; non c'è nulla di così pericoloso che un esercito in una nazione che non è guerrafondaia; l'amore eccessivo di tutti i cittadini per la tranquillità mette ogni giorno la costituzione alla mercé dei soldati.

Si può quindi dire in modo generale che, se i popoli democratici sono naturalmente portati verso la pace dai loro interessi e loro istinti, sono senza tregua attratti dai loro eserciti verso la guerra e le rivoluzioni.

(...)

Non è nell'esercito che possiamo incontrare i rimedi ai vizi dell'esercito, ma nel paese[408].

I cittadini che giustificano o rimangono indifferenti alla guerra sanno realmente cos'è la guerra:

- che le vittime tra i soldati sono quasi tutti di un'età durante la quale dovrebbero essere normalmente all'università, a un primo lavoro, a imparare a suonare musica o a fare la corte ad una ragazza?

- che le vittime più numerose tra i civili sono che tra i militari?

E i cittadini che giustificano o rimangono indifferenti alla guerra sanno cos'è la guerra reale, oltre a quello che fanno credere le dichiarazioni sulle cosiddette “operazioni chirurgiche”, “danni collaterali” e “errori”, e a quello che fa vedere la televisione? Questa mostra generalmente scene di guerra dove si vedono soltanto razzi che partono da porta-aerei o aeri che volano a velocità supersonica. Ma quanti telespettatori dei paesi che mandano i bombardieri, pensano non solo ai militari avversari uccisi, ma anche alle numerose vittime civili, - donne e uomini, bambini e anziani -, ai corpi bruciati con le bombe al fosforo, sventrati, ai brandelli di corpi spezzati e sparsi, crani scoppiati e pezzi di cervello sparpagliati, ai feriti orribilmente mutilati, agli ospedali e alle ambulanze distrutti, ai tubi dell'acqua potabile danneggiati,... e ai sentimenti che invadono i sopravvissuti, mutilati o sani, che hanno visto massacrare i loro padri, madri, figli, parenti, amici, concittadini, tutti civili, tutti non combattenti?

Tra coloro che condannano l'appoggio o l'indifferenza dei cittadini tedeschi e giapponesi ai crimini di guerra commessi dai loro dirigenti durante la seconda guerra mondiale, quanti condannano l'appoggio o l'indifferenza dei cittadini per i crimini di guerra commessi oggi dal loro governo?

Da sempre e dovunque, la maggioranza dei cittadini non agisce per impedire la guerra d'aggressione intrapresa dal suo governo, ma, al contrario, la sostiene, attivamente o tacitamente, e solo in caso di disfatta militare, o di morte in guerra dei propri familiari, denuncia questa guerra come dannosa. Questo comportamento è possibile senza il lavaggio del cervello dei cittadini da parte della propaganda ufficiale che vanta patriottismo e interesse nazionale, basandosi su l'egoismo umano e la mancanza di cultura, che permettono l'uso della ragione e dell'etica?




III.

AZIONE MILITARE



1. ARMI


Un fucile è difensivo o offensivo a seconda che si sia davanti o dietro la sua canna.

Generale Carlo Jean[409]


Quali sono le armi utilizzate dai vari eserciti nelle guerre attuali?


U.S.A. e alleati


Documenti


Nei paesi detti dell’informazione libera, troppo pochi mezzi d'informazione hanno parlato di certi documenti fondamentali, come quelli segnalati dal giornalista Giulietto Chiesa[410], e che permettono di capire la strategia degli Stati Uniti in materia di armi e di azione militare: il “National Security Strategy of the United States” (Strategia della Sicurezza Nazionale del 1991), il “Defense Planning Guidance for the Fiscal Years 1994-1999” (Consiglio di pianificazione di difesa per gli anni fiscali 1994-1999) pubblicato nel 1992, il “Project for the New American Century” (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) del 1998, il “National Intelligence Council (Global Trends 2015)” (Consiglio Nazionale d’Informazione – Tendenze Globali 2015) pubblicato nel dicembre 2000, il “Joint Doctrine for Space Operations” (Dottrina d’insieme per le operazioni spaziali) dell’agosto 2002, il “US Air Force Counterspace Operations Doctrine” (Dottrina delle contro-operazioni spaziali dell’aeronautica) dell’agosto 2004, il documento dell’Aviazione statunitense intitolato “Transformation Flight Plan – FY03 Usaf” (Trasformazione del piano di volo).


Armi nuove


I mezzi d'informazione hanno molto poco parlato delle armi statunitensi nuove come “Hypervelocity Rod Bundles” (Fasci di barre iper-veloci), il “Counter Communications System” (Sistema di contromossa in comunicazioni), l' “Evolutionary Aerospace Global Laser Engagement System” (Sistema d'impegno di laser globale evolutivo nello spazio) rivelato nel 2002, il “boost-phase missile defense” (missile di difesa di fase elevata).

E anche di questa nuova arma:

(...) il Pentagono ha appena fornito una nuova bomba all'aviazione US.

Un piccolo gioiello battezzato "Focused Lethality Munition", di cui le straordinarie prestazioni stupiscono, a Parigi, la Direzione dell'informazione militare. Questa bomba massacra in effetti gli esseri umani senza nulla distruggere intorno a loro, grazie ad un esplosivo ancora sconosciuto che rende l'aria irrespirabile: i polmoni scoppiano...

Palazzi, quartieri, città o villaggi saranno così risparmiati. Niente rovine, niente macerie e alloggi disponibili, una volta ritirati tutti i cadaveri[411].


L'uranio impoverito


Cosa sanno i cittadini, in particolare occidentali, dell'uso dell'uranio impoverito nelle guerre?

Dove è stato usato l'uranio impoverito e chi lo usa?

I governi hanno spesso inizialmente negato l'uso dell'uranio impoverito perché riguarda la salute pubblica. È ormai chiaro che l'uranio impoverito è stato utilizzato su larga scala da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito nella guerra del Golfo nel 1991, poi in Bosnia, Serbia e Kosovo, e ancora nella guerra in Iraq da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito nel 2003. Si sospetta che gli Stati Uniti hanno anche utilizzato l'uranio impoverito in Afghanistan nel 2001, anche se entrambi i governi degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno negato di averlo usato lì. Tuttavia, i documenti di trasporto trapelati suggeriscono che le forze statunitensi hanno armi all'uranio impoverito in Afghanistan.

L'uso continuo dell'aereo A10 "Warthog" a sostegno delle truppe di terra della NATO suggerisce che l'uranio impoverito può essere stato utilizzato lì, anche se ciò è strenuamente negato dalla forze statunitensi.

Almeno 17 paesi hanno l'intenzione di acquisire sistemi di armi contenenti uranio impoverito nei loro arsenali. Questi includono: Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Russia, Grecia, Turchia, Israele, Arabia Saudita, Bahrein, Oman, Egitto, Kuwait, Pakistan, Thailandia, Cina, India e Taiwan. A molti di loro sono stati venduti munizioni con uranio impoverito da parte degli Stati Uniti, mentre altri, tra cui Francia, Russia, Pakistan e India sono tra quelli che lo hanno sviluppato autonomamente. (...)

Perché è un problema?

La polvere di ossido di uranio impoverito, prodotta quando le munizioni con uranio impoverito bruciano, non ha analogo naturale o storico. Questa polvere tossica e radioattiva è composta di due ossidi: uno insolubile, l'altro scarsamente solubile. La distribuzione delle dimensioni delle particelle include particelle sub-micron che vengono inalate facilmente e trattenute dai polmoni. Da questi i composti di uranio sono depositati nei linfonodi, ossa, cervello e testicoli. Obiettivi duri colpiti da penetratori con uranio impoverito sono circondati da questa polvere e sondaggi indicano che essa può viaggiare per molti chilometri, quando sospesa, cosa probabile in ambienti aridi. La polvere può quindi essere inalata o ingerita ugualmente da civili e militari. Si pensa che l'uranio impoverito è causa di un forte aumento di alcuni tipi di cancro, come ad esempio il cancro al seno e linfoma, in alcune aree del l'Iraq dopo il 1991 e il 2003. È stato anche coinvolto nell'aumento dei difetti di nascita in aree adiacenti ai principali campi di battaglia della guerra del Golfo.

Impatti su obiettivi morbidi, tipici di attacchi aerei, tendono a lasciare i penetratori parzialmente intatti, in quanto la stragrande maggioranza falliscono i loro obiettivi. Nei Balcani, più di 31. 000 penetratori da 30 millimetri sono stati sparati; l'UNEP[412] ha riferito che questi penetratori corrosivi sono stati in grado di contaminare le acque sotterranee e l'acqua potabile, e devono essere rimossi[413].

E' segno di una società sana che i cittadini occidentali non sappiano nulla o quasi non solo a proposito delle vittime colpite dal loro esercito, ma altrettanto a proposito dei loro militari colpiti da malattie gravi o morti in seguito al contatto con armi contenenti uranio impoverito? I militari rischiano di essere contaminati raccogliendo dal terreno i proiettili o esaminando i mezzi colpiti. Perché i dirigenti ed esperti militari dichiarano che l'uranio impoverito non è un'arma nucleare e non ha effetti radioattivi sulla popolazione né su loro soldati, malgrado le affermazioni degli esperti?

1999,

dichiarazione davanti alla Defence Commission (Commissione difesa) della Camera dei Comuni britannica, fatta da Doug Rokke, ex scienziato del Pentagono, professore di fisica nucleare e ingegneria ambientale in Alabama:

Dal 1991 numerosi rapporti del dipartimento della difesa statunitense affermano che le conseguenze dell'UI [uranio impoverito] sono sconosciute. Questo è falso. Gli fu detto. Furono avvertiti. (...) Già nel 1991 avvertii le potenze alleate che gli esplosivi potevano provocare l'insorgenza di tumori, malattie mentali e difetti congeniti. (...) Posso confermare che i responsabili medici e tattici erano a conoscenza di tutti i rischi. L'uranio impoverito è la materia di cui sono fatti gli incubi. E' tossico, radioattivo e inquina per 4,5 miliardi di anni. Provoca linfomi, disturbi neuro-psicotici e perdita di memoria a breve termine. Passando nello sperma, determina difetti congeniti e danneggia il sistema immunitario. Gli Stati Uniti e il personale militare britannico, come componenti della NATO, ignorarono deliberatamente la salute, la sicurezza e l'ambiente con il loro uso dell'uranio impoverito, con gravi effetti, compresi casi di morte. Io e i miei colleghi avvertimmo gli ufficiali americani e britannici di questo rischio. Ma loro ignorarono i nostri avvertimenti, perché ammettere una qualsiasi correlazione tra esposizione all'UI [uranio impoverito] ed effetti sulla salute li renderebbe responsabili delle loro azioni ovunque si sia fatto ricorso a queste armi[414].

13-14 novembre 1999,

ancora Doug Rokke,

alla conferenza internazionale organizzata dalla "Campaign Against Sanctions on Iraq" (Campagna contro le sanzioni all'Iraq) della Cambridge University:

I possibili rischi erano conosciuti prima ancora dell'uso di proiettili all'uranio impoverito durante la guerra del Golfo. Nel 1943 una lettera del Progetto Manhattan al generale di brigata Groves, responsabile del progetto, discute l'uso dell'UI [uranio impoverito] come inquinante del terreno, come strumento di guerra chimica per inalazione e ingestione e come contaminatore dell'ambiente. Nel 1943 sapevano perfettamente che il rilascio intenzionale di polvere d'uranio provocava problemi respiratori per giorni a chiunque vi fosse esposto e, a distanza di qualche mese o anno, danni permanenti ai polmoni[415].


Un'idea delle conseguenze dell'uso dell'uranio impoverito è fornita dall'esempio che riguarda l'Italia:

Uranio impoverito: 37 militari morti, altri 218 malati di tumore.

I militari italiani che si sono ammalati di tumore dopo aver prestato servizio tra Balcani, Afghanistan, Iraq e Libano sono 225, di questi 37 sono morti. Lo ha comunicato il ministro della Difesa, Arturo Parisi, alla Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito.

Ma le vittime sono molto di più.

Falco Accame, ex alto ufficiale della Marina Militare, oggi presidente dell'Associazione italiana assistenza vittime arruolati nelle forze armati (Anavfaf), è dubbioso sulla relazione presentata da Parisi.

Il dato nuovo è quello sul 1427 militari che si sono ammalati senza partecipare a missioni all'estero. Ma sono dati inesatti.

- Cosa non la convince?

- Prima di tutto non ha senso di partire dal 1996 perché prima ci sono state le missioni del '91 nel Golfo, del '93 in Somalia, del '94 in Bosnia. E poi i militari si ammalano anche nei poligoni e nei depositi. Recentemente c'è stato un caso di alcuni militari che si sono rivolti alla Asl[416] per paura delle polveri provenienti dagli armamenti.

- E i numeri?

- Sono al ribasso. Si parla di 37 morti ma solo la nostra associazione ne ha elencati 50. Per quanto riguarda i malati si parla di 255 casi. Due anni fa per il ministero erano 104. Com'è possibile?[417]

Se questa è la situazione in Italia, qual è quella degli altri paesi occidentali e in particolare negli Stati Uniti, il numero dei militari morti o ammalati da uranio impoverito? E se le autorità tacciono su questo problema, cosa concludere: che il problema è senza importanza o, piuttosto, di una gravità inammissibile?


Bombe anti-persona


Le armi di guerra non uccidono solo durante il suo svolgimento. Esistono anche armi di guerre finite ormai da anni, che continuano tuttavia ad uccidere, specialmente la popolazione civile.

Oltre 110 milioni di mine terrestri giacciono inesplose nei campi o lungo le strade e i sentieri di 82 stati, perlopiù nelle aree in via di sviluppo, spesso in paesi ormai da tempo pacificati.

Le mine sono un'arma di distruzione di massa ad azione ritardata.

A differenza di altri armi, questi ordigni non hanno un bersaglio. Non riconoscono tregue o cessate il fuoco. Nascoste nel terreno (...) attendono che il passo di un pastore, di un bambino o di una donna ne inneschi il meccanismo esplosivo.

Ogni 20 minuti, un'esplosione uccide o ferisce una persona; nel 85% dei casi, a rimanere colpita è la popolazione civile. Il 20% delle vittime sono bambini.

Paesi come Afghanistan, Angola, Bosnia, Burundi, Cambogia, Cecenia, Colombia, Eritrea, Etiopia, Kosovo, Iraq, Mozambico, Somalia e Sudan dovranno tragicamente convivere con questi ordigni negli anni a venire[418].

A giugno 2007, hanno rifiutato di firmare la Convenzione internazionale per la proibizione e l'eliminazione di questo sistema d'arma i seguenti paesi: Russia, Cina e Pakistan. Hanno anche rifiutato di firmare questa Convenzione paesi che si dichiarano democratici e civilizzati: India, Israele e Stati Uniti.


Dime


Nell'attacco contro Gaza del gennaio 2009, è stato segnalato l'uso di un'arma nuova da parte dell'esercito israeliano:

Secondo lo stato maggiore francese, "la novità", nel genere, è stata l'uso di razzi o missili chiamati Dime[419], guidati da laser e di una precisione al decimetro. Queste piccole meraviglie che contengono tungsteno, cobalto, nichel e del ferro provocheranno dei cancri tra i sopravvissuti. Precisione utile: quest'arma non è vietata da nessuna convenzione internazionale[420].

Richard Falk[421] segnala che questa nuova arma "particolarmente crudele (...) esplode con una tale forza che spezza a brandelli i corpi".


Riarmo senza limiti


La politica statunitense del riarmo senza limiti ha iniziato con il presidente repubblicano Reagan, e proseguita con i presidenti successivi, altrettanto repubblicani che democratico: Bush padre, Clinton e Bush figlio.

Nel 2002, il presidente degli Stati Uniti Bush Jr ha fatto uscire unilateralmente gli Stati Uniti dal Trattato contro i missili balistici (“Anti Balistic Missile Treaty”) del 1972. Questa decisione è stata presa per poter produrre ancora quanti di queste armi in quantità, per quale prossima guerra e con quale risultato per l'umanità?

Adesso che l’ non esiste più e quindi è finita la Guerra Fredda, perché il governo statunitense, che si vanta di essere democratico, tiene segreto più di metà del bilancio militare del Pentagono? Per quale motivo se non per nascondere quanto sono immense le spese devolute al campo militare? E a cosa servono queste spese se non per preparare altre guerre?


2. STRATEGIA


Le considerazioni seguenti presentano alcune osservazioni per conoscere meglio le caratteristiche delle guerre asimmetriche.


Chi è l'aggressore e chi si difende?


Ogni persona che ragiona e lo fa in modo onesto è d'accordo con questa affermazione: l'aggressore è colui che attacca per primo. Questa affermazione sembra talmente banale, eppure è stato l'esercito statunitense ad aggredire l'Iraq, ma quanti cittadini statunitensi ed occidentali lo riconoscono? E' bastata la propaganda a far credere che l'attacco era per difendersi contro le armi di distruzione di massa dell'Iraq. Eppure, anche dopo aver scoperto che si trattava di una bugia, quanti cittadini statunitensi ed occidentali hanno riconosciuto che l'attacco dell'esercito statunitense era un'aggressione e non una difesa? Ecco quindi un esempio in cui un'evidenza banale, - l'aggressore è colui che attacca per primo -, ha perso ogni evidenza ed ogni banalità, grazie all'uso della menzogna ufficiale ( va benissimo ma lo toglierei per non ripetere ufficiale due volte) e dell'azione della propaganda ufficiale.

Se non si tiene conto dei motivi dichiarati dalla propaganda ufficiale, ma soltanto dei fatti reali, quali sono le risposte a queste domande: nel 1949, è stato l'esercito palestinese ad aggredire ed occupare Israele o, al contrario, sono stati i gruppi sionisti e, dopo la formazione dello Stato di Israele, l'esercito israeliano ad aggredire ed occupare la parte della Palestina che spetta legalmente al popolo palestinese? In Kurdistan è stato l'esercito curdo ad aggredire e occupare a Turchia, o il contrario? In Cecenia, è stato l'esercito ceceno ad aggredire e occupare la Russia, o il contrario? Nel 2001 è stato il popolo afgano ad aggredire e occupare gli Stati Uniti o il contrario? Nel 2003 è stato l'esercito iracheno ad aggredire e occupare gli Stati Uniti o il contrario?


La guerra "preventiva"


Il governo statunitense di Bush Jr ha definito la propria strategia d'intervento come azione "preventiva", giustificandola con la necessità di impedire una minaccia di aggressione. Chi si ricorda che questo concetto di azione “preventiva” è stato già utilizzato:

- nel 1939 dalla Germania nazista per giustificare l'invasione della Polonia,

- nel 1941 dal Giappone imperiale per giustificare l'attacco contro Pearl Harbour,

- nel 1950, già dagli Stati Uniti, per attaccare la Corea:

Albert Einstein: 5 gennaio 1951:

Non è in Alaska che si combatte, ma in Corea. In generale, la Russia è in paragone più minacciata che gli Stati Unii e tutte le parti interessate lo sanno. Ho difficoltà a capire che si possa fare accettare alla gente di qui il mito della minaccia russa. La ragione di questo è senza dubbio l'inesperienza politica della popolazione. La politica del governo è manifestamente diretta sulla guerra preventiva, aggiunta ai tentativi per fare indossare all'altro campo l'apparenza dell'aggressività[422].

Ecco come un governo parla di intraprendere una guerra "preventiva" per nascondere ai cittadini del suo paese e del mondo, la sua aggressione contro un'altra nazione.


Guerra simmetrica e guerra asimmetrica


Le guerre esaminate qui sopra non sono di tipo simmetrico, cioè tra due eserciti regolari, che dispongono tutti e due delle stesse armi ed utilizzano strategie e tattiche simili.

Le guerre di tipo asimmetrico oppongono due avversari diversi:

- da una parte, un esercito, che ha la forza di essere formato di militari addestrati, dotato di armi in quantità e qualità massime, che utilizza una strategia basata su questa supremazia materiale, ma che ha la debolezza di essere un esercito aggressore e di occupazione in mezzo ad un popolo straniero,

- dall'altra parte, dei gruppi di combattimento, formati di cittadini del popolo, che hanno la debolezza di essere dotati di armi in molto minore quantità e qualità, che utilizzano una strategia basata su questa debolezza materiale, ma che hanno la forza di agire in mezzo al proprio popolo aggredito ed occupato, e di essere dei cittadini che hanno scelto di combattere in nome di un ideale di liberazione da una dominazione.

Una definizione essenziale - che sembra propagandistica, ma non lo è perché corrisponde alla realtà - della guerra asimmetrica è questa: la guerra asimmetrica è una guerra tra un esercito e un popolo.





Consenso e liberazione o terrore e dominazione?


Nel passato, gli aggressori dichiaravano di portare ai popoli aggrediti la "civiltà", la "vera religione", la "democrazia", il "progresso", la "liberazione", il "socialismo", il "comunismo", ecc.

Prima obiezione: nessuno di questo popoli ha chiesto l'intervento di chi lo ha aggredito. Seconda obiezione: supponendo che l'aggressore voglia realmente portare al popolo aggredito il beneficio che pretende, ha il diritto di farlo senza chiedere ed ottenere prima il consenso di questo popolo? Quale popolo accetterebbe di essere aggredito da un esercito straniero che pretende portargli con la forza delle armi una felicità non richiesta?

Di conseguenza, se la guerra contro un popolo non è il risultato né della sua richiesta né del suo consenso, qual è la legittimità di questa guerra e di questa occupazione, se non la forza delle armi e il terrore contro il popolo aggredito ed occupato?

Oderint, dum metuant (Che odino, purché temono).

Cicerone

(...) se [i popoli vinti] vi sono sottomessi, è perché non hanno potuto fare altrimenti.

Sun Tze[423]

Nasce da questo una disputa: s'e' gli è meglio essere amato che temuto, o e converso [vice-versa]. Rispondesi che si vorrebbe essere l'uno e l'altro; ma perché egli e' difficile accozzargli insieme, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbi a mancare dell'uno de' dua.

Machiavelli[424]


Come già detto[425] la creazione dello Stato di Israele non è avvenuta solo per decisione delle Nazioni Unite, senza consultazione né consenso del popolo palestinese, ma anche con il terrore dei gruppi sionisti armati Stern, Irgoun e Hagannah, contro la popolazione palestinese.

La Russia e la Turchia hanno aggredito e occupato rispettivamente la Cecenia e in Kurdistan con la forza dell'esercito, e, evidentemente, senza il consenso di questi popoli.

I dirigenti statunitensi hanno dichiarato che la guerra in Iraq aveva come solo motivo la liberazione del popolo dalla dittatura l'instaurazione della democrazia. Una volta eliminato il regime dittatoriale, perché l'esercito statunitense, invece di abbandonare il paese, lo ha occupato militarmente e lo gestisce in modo tale che ha provocato l'ostilità e la resistenza, pacifica e armata, della popolazione irachena?

Solo la paura potrà far nascere un nuovo rispetto per gli Stati Uniti.

James Woolsey,

ex direttore della CIA,

membro del consiglio strategico del dipartimento della Difesa [426]


Chi combatte?


Soldati dell'esercito occupante


Sempre e dovunque, una potenza che occupa un paese contro il consenso del suo popolo lo fa essenzialmente con i propri soldati, senza volere o poter ottenere la collaborazione di soldati indigeni, in numero e capacità combattiva sufficienti. Questa situazione dell'esercito occupante non è segno di forza ma di debolezza. Ecco cosa ha insegnato la guerra del Vietnam:

Zigler si ricordava di ciò che gli aveva detto Vann[427] quando si era trattato di far partecipare direttamente nel conflitto l'esercito e i Marines americani. Sarebbe la peggiore delle soluzioni, aveva detto. Bisognava arrivare a che l'ARVN[428] si battesse, perché soltanto una guerra fatta dai Vietnamiti avrebbe avuto un senso. Il Vietcong[429] era talmente radicato tra i contadini locali che le truppe di Saigon avevano grande difficoltà a distinguere tra amici e nemici. Allora cosa faranno gli Americani? Non tarderebbero a considerare tutta la popolazione rurale come degli avversari. L'esercito e i Marines arriveranno a sguazzare in un pantano insanguinato dove affogheranno con tutti i contadini vietnamiti. “Finiremo per sparare su tutto ciò che si muove, gli uomini, le donne, i bambini e i buffali!” concludeva Vann.

Neil Sheehan[430]

La, situazione vietnamita si ripete oggi, per gli Stati Uniti, in Afghanistan e in Iraq.


Soldati di leva e soldati di professione


I governi ricorrono anche ad un misto tra soldati di leva, arruolati dal servizio militare obbligatorio, e soldati professionisti. Come incide il percentuale di soldati di leva nella conduzione di una guerra di tipo asimmetrico, lo possiamo vedere con questo esempio a proposito dell'esercito statunitense:

1968, durante la guerra del Vietnam, George Frost Kennan, ex diplomatico e storico statunitense:

il governo si deve convincere che è insensato tentare di condurre guerre terribili, confusamente motivate, di cui non risultano chiare né le origini né la razionalità e combattute su teatri lontanissimi, addirittura agli antipodi, con soldati in servizio militare obbligatorio. Se giudica di non poter fare a meno d'impegnarvisi, le faccia combattere da uomini che hanno scelto come professione quella del militare. e se non dispone di personale militare sufficiente, consideri questa deficienza come una limitazione assoluta alle azioni che può intraprendere in questo campo, alla stessa stregua di una scarsità di naviglio o di munizioni. (...) Naturalmente dovremo avere un forte esercito permanente composto di militari di professione, ben pagati e pronti a impegnarsi immediatamente in qualsiasi conflitto locale che non degeneri in una conflagrazione mondiale e non esiga l'impegno totale di tutto il paese[431].

Kennan non ha, all'epoca, pensato a due altre solutioni per completare il ricorso ai soldati professionali. Eccole.


Immigrati soldati


Tra i soldati statunitensi impegnati nella seconda guerra in Iraq, ci sono degli immigrati clandestini nel territorio degli Stati Uniti, mandati come soldati in Iraq in cambio di un permesso di soggiorno negli Stati Uniti.

... green card[432] warriors [guerrieri], militari che combattono nelle forze armate americane pur non avendo la cittadinanza statunitense: 20.500 soldati, marinai e ausiliari dislocati tra Iraq e Afghanistan. (...) In parte per convinzione, in parte perché attirati dalle norme che hanno reso più semplice a chi combatte per gli Stati Uniti ottenere la cittadinanza, migliaia di stranieri hanno deciso di rispondere alla chiamata dello zio Sam. Oggi, secondo i calcoli del Migration Policy Institute, più di 68.700 persone nate all'estero combattono sotto la bandiera americana, il 5 per cento delle forze in servizio attivo[433].

Per una potenza militare, ricattare gli immigrati clandestini ad andare in guerra in cambio di un permesso di soggiorno, è segno, sul piano militare, di forza o di debolezza?


Mercenari


Gli Stati Uniti, oltre ai loro soldati e a quelli alleati di altri paesi, ricorrono anche a mercenari. Sono di varie nazionalità ivi compreso statunitense, ex militari, ex agenti segreti o altro, allenati spesso da ex agenti israeliani, tutti arruolati e stipendiati da agenzie cosi-dette di sicurezza, che percepiscono una percentuale di ricavo stimato attorno ad un miliardo di dollari. Fino al 2008, più di 8.500 di questi mercenari sono stati uccisi in Iraq.

Le varie indagini sugli appaltatori di sicurezza che lavorano per il governo degli Stati Uniti in Iraq, e la relativa legislazione, rivelate dai critici del metodo di gestione della guerra da parte di Bush, indicano i fallimenti della cosiddetta dottrina di [Donald] Rumsfeld, che promuove i militari più moderni e notevolmente privatizzati, basati su un “metodo imprenditoriale”, e sollevano le questioni circa la incontrollata guerra-affarismo.

Ali Gharib,

Inter Press Service,

29 Settembre 2007[434]


Pare che questo esercito mercenario, privato ma in stretti rapporti con l'esercito americano, possa contare su migliaia di uomini forniti di ottimo armamenti e comandanti. Se ne può dedurre quanto segue: il cosiddetto surge[435], la svolta nella guerra vantata da George W. Bush e dal generale David Petraeus, non è solo il merito dell'esercito regolare degli Stati Uniti (e meno che mai di tutti i cittadini, come nelle guerre mondiali contro il Giappone e la Germania nazista), ma di una combinazione pubblico-privato, regolare-fuori legge, che consente al Paese imperiale, gli Stati Uniti, di condurre le sue operazioni dentro e fuori il territorio internazionale, dentro e fuori gli steccati della democrazia. Con il passaggio dall'esercito nazionale a quello misto nazionale mercenario, cambia tutto il sistema militare e politico, cambiano i valori, nasce una nuova forma di doppio Stato. (...) Questa nuova organizzazione militare dell'impero, che è la copia di quello romano della decadenza, sta producendo grandi mutamenti sociali e morali. I soldati e mercenari americani oggi sono molto diversi da quelli che combattevano mezzo secolo fa per la libertà e la democrazia. O fanno i soldati per sfuggire alla miseria o fanno i mercenari per guadagnare molto in fretta.

Ne deriva il loro deludente comportamento in Iraq e su tutti gli altri campi di battaglia: o sono prudentissimi o sono feroci, o si trincerano nei loro campi blindati e sparano su chiunque si avvicini, o fanno dei massacri punitivi come a Fallujah, con bombardamenti aerei a tappetto ed esecuzioni di massa dei sospetti.

Giorgio Bocca[436]

Il fatto che siano stati i mercenari a proteggere il rappresentante degli Stati Uniti, Paul Bremer, al suo arrivo in Iraq, non dimostra l'insufficienza dei soldati della superpotenza statunitense ad assicurare la sicurezza in Iraq? E se il fatto di ricorrere ai mercenari non è motivato dall'incapacità dell'esercito statunitense ad occupare il paese, quale altro motivo avrebbe se non quello di compiere atti da occultare perché illegali e inaccettabili da parte dell'opinione pubblica?

Non è per questo motivo che i mezzi d'informazione parlano così poco per esempio dell'esistenza della Blackwater, un'organizzazione statunitense militare privata, ossia di mercenari? E' stata creata ed è proprietà di Erik D. Prince: nato nel 1969, è miliardario, del partito repubblicano, e membro del gruppo Christian Freedom International (Libertà Cristiana Internazionale), che ha come missione quella di aiutare “i Cristiani che sono perseguitati per la loro fede in Gesù Cristo”[437]. Nel 2007, Il governo iracheno ha chiesto di mandare via dal paese questa organizzazione per aver ucciso dei civili iracheni in circostanze non chiare, ma l'amministrazione Bush ha rinnovato il contratto a questa organizzazione, per una somma di 92 milioni di dollari[438].

Un altro motivo dei governi e mezzi d'informazione di nascondere l'esistenza di questi mercenari in Iraq, è il seguente: evitare che i cittadini si chiedano come si può parlare di difendere la libertà quando a difenderla sono stipendiati dei mercenari.

- Lei cita un tale Jack Corbin, pseudonimo di un mercenario che lavorerebbe per gli interessi Usa in Iraq. Che tipi di rapporti esistono tra persone del genere e l'Amministrazione?

- Oggi gli sciacalli come Jack sono molto importanti per la politica estera Usa. C'è un grande dibattito sull'uso della Blackwater e di altre compagnie militari private. Jack è un alto dirigente di questi nuovi soldati di fortuna. Adoperarli consente al governo di condurre guerre senza ricorrere alla leva, che fu la principale ragione delle proteste contro la guerra del Vietnam. E fargli fare cose che sarebbero proibite alle truppe regolari.

- Mai come in Iraq questa tendenza all'appalto di "lavoro sporco" a compagnie private è stato così evidente. Quali sono le conseguenze?

- Quando Paul Bremer fu proconsole in Iraq introdusse politiche che davano a questi mercenari un grande margine di manovra, assicurando loro di operare tendenzialmente senza dover render conto. Assomigliano molto alle gang del Far West. Il fatto che esistano e facciano fortuna con i soldi del contribuente americano è l'emblema degli attuali valori degli Usa, oltre che un crimine contro l'umanità e un insulto all'idea di democrazia.

John Perkins[439]


Supremazia materiale e disprezzo del fattore umano avversario


Tutti coloro che danno un'importanza decisiva alla forza materiale di un esercito disprezzano ciò che la storia insegna: che in una guerra asimmetrica, a lungo termine, - che può essere anni ed anche decenni -, la forza materiale, può rivelarsi non decisiva per la vittoria.

Già negli anni '50, la forza materiale era considerata il fattore decisivo.

Albert Einstein, 12 febbraio 1950:

L'idea che la sicurezza di una nazione possa essere ottenuta con il suo armamento è, nello stato attuale della tecnica militare, solo una pericolosa illusione. Dalla parte americana, questa illusione è stata rafforzata con un'altra che riposava sul fatto che è negli Stati Uniti che si è riuscito a fabbricare la prima bomba atomica. Si è avuto la tendenza a credere che era possibile raggiungere una supremazia militare decisiva e durevole. Si è creduto di poter dissuadere con questo mezzo ogni avversario potenziale e procurare così, per se stessi e per il resto dell'umanità, la sicurezza così ardentemente desiderata per tutti. La massima alla quale ci siamo fidati questi ultimi cinque anni è: la sicurezza con la supremazia delle forze, costa che costa.

Le conseguenze di questa posizione meccanicistica, tecnico-militare e psicologica non potevano mancare di prodursi. Ogni azione di politica estera è dominata da una preoccupazione unica: come agire per avere la più grande superiorità possibile sull'avversario in caso di guerra? Installazione di basi militari in tutte le regioni della terra d'importanza strategica accessibili. fornitura d'armi e offerta di aiuto economico agli alleati potenziali. All'interno, concentrazione di poteri finanzieri esorbitanti nelle mani dei militari. Militarizzazione della gioventù. Controllo esercitato sulla lealtà dei cittadini, in particolare dei funzionari, per mezzo di una polizia sempre più potente. Intimidazione degli individui che hanno un pensiero politico autonomo. Indottrinamento della popolazione tramite la radio, la stampa, la scuola. Imbavagliare settori sempre più numerosi della comunicazione per mezzo del ricorso al segreto militare[440].

Negli anni '60, durante la guerra del Vietnam, la stessa priorità fu data al fattore materiale da parte degli Stati Uniti:

Generale statunitense DePuy:

La soluzione in Vietnam, è più bombe, più proiettili di artiglieria e carri armati, più napalm, fino a che l'altro si spezza ed abbandona[441].


Curtis Le May, capo dell'Aviazione statunitense durante la guerra contro il Vietnam:

Stiamo per bombardarli finché ritornino all'età della pietra[442].

Il comportamento dei dirigenti politici e militari dell'amministrazione Bush jr, in Afghanistan e in Iraq, non è un fenomeno nuovo, ma una continuazione di un processo iniziato alla fine la Seconda Guerra mondiale. Consiste nel sopravvalutare la propria potenza materiale e il proprio “genio” di popolo, e nel sottovalutare il popolo avversario, non solo per la debolezza della sua potenza materiale, ma altrettanto nel considerare a priori inferiore il suo livello d'intelligenza, di senso della dignità e di coraggio a battersi.

E' stato il caso nella guerra in Corea negli '50, come in quella del Vietnam degli anni '60, e continua oggi ad esserlo in Afghanistan e in Iraq.

Ma la generazione degli Eisenhower e dei Patton non aveva vinto la Seconda Guerra mondiale accontentandosi di costruire una macchina di distruzione che avrebbero lasciato in libertà con la speranza che avrebbe garantito loro la vittoria. Erano degli strateghi per i quali la guerra di usura era soltanto uno dei mezzi della loro azione. Gli anni e la burocratizzazione del corpo degli ufficiali avevano deformato la memoria di ciò che aveva permesso di vincere la Seconda Guerra mondiale. (...)

Dopo la Seconda Guerra mondiale, le caratteristiche dominanti dei più alti responsabili delle forze armate americane erano diventate l'arroganza professionale, la mancanza di immaginazione e di sensibilità morale ed intellettuale. E' ciò che ha portato uomini, per altro intelligenti (...) a comportarsi come degli imbecilli. Vi si trovavano i sintomi di una malattia istituzionale che potremo chiamare la “sindrome del vincitore”, perché proveniva dalla risposta vittoriosa alla sfida lanciata dalla Germania e dal Giappone. Questa malattia non affettava soltanto la casta militare, ma anche tutta la burocrazia civile, CIA, State Department e tutte le altre agenzie governative minori che, affianco dell'esercito, supervisionavano gli interessi americani aldilà dei mari per il Presidente. Molto di più, la malattia aveva raggiunto la maggior parte della élite politica, universitaria e del mondo delle affari degli Stati Uniti. La Seconda Guerra mondiale si è conclusa con il trionfo unico delle risorse, della tecnologia, del genio industriale e militare di questo paese. La prosperità, che la guerra e la dominazione esterna dopo guerra avevano apportato, dopo la lunga sciagura della depressione, era tale che la società americana era diventata la vittima della sua propria riuscita. La élite del paese era sbalordita e intorpidita da troppo denaro, troppe risorse materiali, troppo potere e troppo successo.

Neil Sheehan[443]

Nel 1950, durante la guerra di Corea, già era presente il disprezzo irrealistico dell'avversario:

La guerra di Corea era il preludio di quella del Vietnam, perché fu la prima guerra della storia degli Stati Uniti dove ci fu un tale divorzio tra i capi militari e politici e la realtà. Avevano talmente sottostimato la forza dell'avversario che portarono al disastro l'esercito, quindi anche la nazione. Con l'accordo delle più alte autorità di Washington, MacArthur dilapidò l'eroismo e il potenziale dell'esercito del generale Walker mandandolo in seguito a battersi sulle montagne di Corea del Nord. Sprecò così la vita di migliaia di uomini che sono morti per la vittoria e di migliaia di altri che stavano per morire nel corso di una disfatta che non avevano meritato. (...)

MacArthur aveva provocato la battaglia decisiva della guerra di Corea. Gli Stati Uniti hanno dovuto accontentarsi della metà e non dei quattrocinquesimi del paese, ad un prezzo di vite umane cinque volte maggiore del previsto.

Neil Sheehan [444]

I dirigenti politici e militari, i cittadini e i soldati del paese aggressore non sanno quasi nulla della storia, della cultura, della psicologia e della vita del popolo aggredito. E credono che, per vincere e dominare questo popolo, non valga la pena conoscerlo, ma che la forza militare sia sufficiente. Per esempio, cosa sapevano i cittadini francesi poi statunitensi sapevano, ieri, del popolo vietnamita a parte gli stereotipi dell'Asiatico "pigro", "oppiomane", "sanguinario" se dispone di potere, e "servile" se ne sprovvisto? E cosa sanno i cittadini statunitensi, israeliani e occidentali in generale sui popoli arabi oltre agli stereotipi dello “sceicco miliardario” corrotto, del giovane fanatico terrorista, del beduino sul cammello nel deserto, della donna o velata o danzatrice del ventre, dell'Arabo "furbo" e "crudele" se dispone di un potere, e "vigliacco" e "stupido" se ne è sprovvisto?... Basta conoscere la storia: sempre e dovunque, l'aggressore e dominatore ha disprezzato la sua vittima negandogli la sua dignità umana, riducendolo ad una serie di stereotipi. Questa situazione crea un circolo vizioso dove il disprezzo e l'ignoranza giustificano la dominazione che, a sua volta, giustifica il disprezzo e l'ignoranza.

Esempio: guerra in Vietnam 1960-1975:

Sulla leadership degli Stati Uniti durante la guerra:

In generale, devo dire che sono state le persone più intelligenti, con alcuni talenti come quelli militare, politico e abilità diplomatica. Erano persone intelligenti. Questo era il primo punto che voglio dire. Il secondo punto che voglio dire è che sapevano poco sul Vietnam e il suo popolo. Non hanno capito la nostra volontà di mantenere l'indipendenza e l'uguaglianza tra le nazioni, anche se queste sono indicate nel manifesto del Presidente Jefferson. E così hanno fatto errori. Non hanno conosciuto i limiti del potere. ... Non importa quanto potente sei, ci sono certi limiti, e non l'hanno capito bene. ...

Le persone nella Casa Bianca credevano che gli Americani avrebbero sicuramente vinto senza possibilità di sconfitta. C'è un proverbio che dice "Se conosci il nemico e conosci te stesso, vincerai ogni singola battaglia." Tuttavia, gli Americani hanno combattuto i Vietnamiti, ma non sapevano molto sul Vietnam o nulla circa il popolo vietnamita. Il Vietnam è una vecchia nazione fondata in una lunga storia prima della nascita di Cristo. [...] Gli Americani non sapevano nulla sulla nostra nazione e il suo popolo. I generali americani sapevano poco sulle nostre teorie della guerra, le tattiche e schemi di operazione. ...

Durante la guerra ognuno nel paese vorrebbe combattere e tutti [vorrebbero] farlo secondo la teoria vietnamita della guerra. Abbiamo una teoria diversa da quello dei Russi e degli Americani. Gli americani non lo hanno capito. Non hanno conosciuto o capito la nostra nazione; non conoscevano le nostre strategie di guerra. Non potevano vincere. Come potrebbero vincere? Come ha detto il nostro presidente, non vi era nulla di più prezioso dell'indipendenza e della libertà. Abbiamo avuto lo spirito di voler governare la nostra nazione; avremmo voluto piuttosto il sacrificio che essere schiavi.

Vo Nguyen Giap,

dirigente e stratega vietnamita,

vincitore contro i Francesi poi contro gli Statunitensi[445]


Più ancora della guerra di Corea, quella in Vietnam è stata per i dirigenti politici e militari statunitensi una disfatta più grave. Ma quanti di loro ne hanno appreso la lezione nelle guerre attuali in Afghanistan e Iraq?

Una mentalità che considera i conflitti tra nazioni e popoli in termini esclusivamente di forza militare, trascurando il fattore umano rappresentato dalla volontà e capacità del popolo, anche se materialmente debole, di resistere e vincere, questa mentalità non manifesta intelligenza ma ignoranza della storia umana. E questa ignoranza può spiegarsi soltanto con l'accecamento che crea un orgoglio inappropriato.

Questa strategia è stata vittoriosa soltanto quando è stato possibile annientare completamente il popolo occupato, come nel caso del genocidio dei nativi americani da parte degli invasori europei. Altrimenti questa strategia si è rivelata fallimentare.

In effetti, una forza nettamente inferiore sul piano materiale, tecnologico e militare, ma costituita da un popolo, se è condotta con intelligenza, può, a lungo termine, vincere una potenza che conta prevalentemente sulla sua potenza materiale superiore[446]. Così, il popolo algerino ha sconfitto la potenza militare francese, il popolo vietnamita ha sconfitto la stessa potenza prima, poi quella statunitense. Attualmente, il popolo afgano e quello iracheno resistono alla potenza militare statunitense, il popolo palestinese alla potenza militare israeliana, e il popolo curdo alla potenza militare turca.

Dopo il fallimento della strategia statunitense in Vietnam, il mezzo fallimento in Afghanistan, ed il quasi fallimento in Iraq, quale motivo, se non l'accecamento di un orgoglio inappropriato, fa ancora credere ai dirigenti politici e militari statunitensi che la loro potenza militare e tecnologica basti per vincere qualsiasi guerra contro un popolo più debole, e che il fattore umano (la disperazione delle vittime civili e la capacità di resistenza del popolo aggredito) siano trascurabili? E gli altri dirigenti politici e militari (russi, israeliani, turchi, cinesi...), che occupano con la forza un altro popolo, quale motivi li fa credere che la loro strategia vincerà, se non lo stesso accecamento di un orgoglio inappropriato?

Un complesso di superiorità rende l'occupante così arrogante da non riuscire a capire le lezioni del passato: che la forza materiale esercitata contro un popolo, non annientato fisicamente e non conquistato psicologicamente, si rivela, a lungo termine, la forza di un gigante dai piedi d'argilla.

Nel passato come nel presente, dovunque, in una guerra dove un esercito straniero occupa un altro paese, nel lungo termine, - che, ricordiamolo, può durare decenni -, ha combattuto meglio e ottenuto la vittoria non il soldato straniero (che fa parte dell'esercito aggressore, armato soprattutto con la sua superiorità tecnologica, ma che occupa un popolo ostile e non conosciuto), ma il combattente resistente (perché appartiene al popolo occupato, lo conosce, lo difende, ed è armato prima di tutto del coraggio e dell'ideale di difendere la sua libertà).

Sun Tze, stratega cinese (circa 544- 496 prima di Cristo):

Non avanzare contando solo sulla potenza militare. (...)

Mencio dice: "La stagione appropriata non è così importante come i vantaggi del suolo; e tutto questo non è così importante come l'armonia delle relazioni umane[447].

E' di un importanza estrema nella guerra di attaccare la strategia del nemico. (...)

Conosci il tuo nemico e conosci te stesso; anche se avrai cento guerre da sostenere, cento volte sarai vittorioso.

Se ignori il tuo nemico e che conosci te stesso, le tue possibilità di perdere e di vincere saranno uguali.

Se ignori nello stesso tempo il tuo nemico e te stesso, conterai i tuoi combattimenti solo come sconfitte[448].


Clausewitz, stratega prussiano (secolo XVII°):

La storia ci dimostra nel modo migliore il valore delle forze morali e la loro influenza, spesso incredibile: e questa è la sostanza nutritiva più pura e preziosa che la spada del condottiere possa trarre dalla storia[449].


Crimine di guerra e crimine contro l'umanità


CRIMINI DI GUERRA. Gli statuti dei tribunali militari internazionali di Norimberga e di Tokyo definiscono per la prima volta nel 1945 e nel 1946 i crimini di guerra come delle "violazioni delle leggi e costumi della guerra" e li elencano in questi termini: "Queste violazioni comprendono, senza esservi limitate, l'assassinio, i cattivi trattamenti e la deportazione, per lavori forzati o per tutt'altro scopo, delle popolazioni civili nei territori occupati, l'assassinio o i cattivi trattamenti di prigionieri di guerra o di persone in mare, l'esecuzione degli ostaggi, il saccheggio di beni pubblici o privati, la distruzione senza motivo di città o villaggi o la devastazione che le esigenze militari non giustificano[450]."


Ora cos'è un crimine contro l'umanità? Si tratta, secondo lo statuto del tribunale internazionale di Norimberga, articolo 6c, delle "atrocità o delitti ivi compresi, ma senza essere limitati a, l'assassinio, lo sterminio, la messa in schiavitù, la deportazione, l'incarcerazione, la tortura, lo stupro o altri atti inumani commessi contro ogni popolazione civile, o le persecuzioni per ragioni politiche, razziali o religiose con o senza violazione delle legge interne del paese dove queste azioni sono state perpetrate". Ma c'è una specie di crimine contro l'umanità che è, se posso dire, di un grado superiore, ed è il genocidio. Definito dalla Convenzione internazionale sul genocidio, votata dalle Nazioni Unite all'unanimità il 9 dicembre 1951, il genocidio si definisce con lo sterminio di gruppi nazionali, etnici, razziali e religiosi, ma non economici o sociali. La convenzione non riguarda, per esempio, il massacro dei koulak. Bella convenzione che non fu mai applicata, gli Stati ripugnando a perseguire loro stessi.

PierreVidal-Naquet[451]


In base a questa definizione, è doveroso ammettere che dei crimini contro l'umanità sono stati e continuano ad essere commessi da parte di certi governi.

Se è corretto considerare crimini contro l'umanità i bombardamenti nazisti contro la popolazione e le infrastrutture civili, come a Guernica in Spagna, a Oradour in Francia, alle Fosse Ardeatine in Italia, nel ghetto di Varsavia in Polonia, nel bombardamento di Londra e di Stalingrado, anche le azioni seguenti non sono dei crimini contro l'umanità:

- il bombardamento aereo degli Anglo-Statunitensi sulla città tedesca di Dresda durante la seconda guerra mondiale,

- le due bombe atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki, verso la fine della seconda guerra mondiale,

- nel maggio del 1945, appena la seconda guerra mondiale finita, il massacro da parte dell'esercito francese, in un solo giorno, a Sétif in Algeria, di migliaia di Algerini che manifestavano pacificamente per l'indipendenza,

- il 23 novembre 1946, da parte dello stesso esercito francese, anche qui in un giorno, il massacro, a Haiphong in Vietnam, di circa 6.000 Vietnamiti con artiglieria, bombardamenti da navi e da aerei[452],

- nel 1948, da parte dei gruppi sionisti Stern e Irgun, i massacri di civili palestinesi non combattenti a Dar Yassine in Palestina,

- durante la guerra del Vietnam, i bombardamenti statunitensi della popolazione, e massacri come quello di My Lai,

- i bombardamenti statunitensi della popolazione civile e delle infrastrutture in Jugoslavia, in Afghanistan, a Baghdad nel 2003, a Fallujah nel novembre 2004,

- i bombardamenti dell'aviazione israeliana nel 2006 sulla popolazione e le infrastrutture civili in Libano, in particolare a Cana?

- i bombardamenti dell'esercito israeliano contro Gaza nel dicembre 2008-gennaio 2009?

L'uccisione di civili è o meno sempre un crimine contro l'umanità, che sia commesso da membri di organizzazioni illegali o dall'esercito di uno Stato?


Convenzioni internazionali


Quanti cittadini, in particolare occidentali ed israeliani, conoscono gli atti dei loro successivi governi che, nelle loro guerre contro altri popoli, hanno e continuano a violare la lettera e lo spirito della Carta delle Nazioni Unite, del tribunale di Norimberga, le convenzioni dell'Aia e di Ginevra, i protocolli del Comitato Internazionale della Croce Rossa ed anche la Costituzione del proprio paese? Per esempio, quanti cittadini statunitensi conoscono gli atti che, nella prima guerra del Golfo poi nella seconda contro l'Iraq, dimostrano che gli Stati Uniti hanno ripetutamente violato le convenzioni internazionali da loro firmate?[453]


Guerra di usura e popolazione


La guerra di usura consiste in bombardamenti aerei, massicci, sistematici e ripetuti, con distruzione a larga scala di infrastrutture civili e attacchi contro la popolazione, ma questi bombardamenti colpiscono raramente i combattenti armati che sanno proteggersi da questo tipo di attacchi. E' stato il caso in Vietnam:

Il bombardamento notte e giorno della collina, che era sembrato così distruttivo per gli spettatori americani, non ha avuto più effetto di un fuoco d'artificio. Le bombe erano scoppiate nei rami superiori degli alberi che proteggevano i rifuggi. Il napalm aveva bruciato la vegetazione. I tiri di artiglieria avevano dato mal di testa ai [combattenti] Vietnamiti nei loro bunkers: sopportavano penosamente le esplosioni e soffrivano spesso di emorragia dal naso o dalle orecchie. Ma le bombe non avevano ucciso o ferito nessuno.” (...) [I rifugi dei Vietnamiti] “erano sufficientemente solidi per resistere ad una bomba di 125 o 250 chili, salvo se colpiva dritto nel segno, ma quello era molto raro. (...)

Affinché la guerra d'usura gli sia favorevole, un capo militare deve essere in grado di obbligare il nemico a combattere. (...) Westmoreland [capo dell'esercito statunitense in Vietnam] era incapace di obbligare il suo nemico a battersi, perché i Vietnamiti avevano una padronanza schiacciante dell'iniziativa, e controllavano il numero delle loro perdite. Di più, quando Westmoreland insisteva per dare battaglia dove e quando si mostravano, erano i Vietnamiti che decidevano delle perdite americane. Potevano aumentarle o diminuirle in funzione della loro volontà di sacrificare le loro proprie truppe.

Neil Sheehan[454]

Il ricorso a questo tipo di azione militare, usata già dalle varie potenze coloniali, in particolare in Indocina e in Algeria, poi dagli Stati Uniti in Vietnam, hanno sempre fallito. Per quale motivo, oggi, i dirigenti politici e militari delle potenze occupanti continuano a credere che questo tipo di guerra dovrebbe riuscire in Afghanistan e in Iraq, o altrove?

La guerra di usura fallirebbe, scrisse Krulak [Victor, generale US, allora partecipe alla guerra del Vietnam] perché era il gioco del nemico. Prendendo come esempio il combattimenti della Drang che aveva fatto 233 vittime americane in quattro giorni, egli avvertì che i comunisti vietnamiti “cercavano di sfinire le forze statunitensi con attacchi violenti e ravvicinati, quasi del corpo a corpo, per ridurre l'efficienza delle forze di sostegno”, cioè l'artiglieria e l'aviazione. I responsabili di Hanoi consideravano che, se uccidessero e ferissero abbastanza soldati americani in un dato periodo, “colpirebbero la nostra volontà nazionale al punto di portarci a cessare il nostro aiuto al governo di Saigon.” Vo Nguyên Giap [generale vietnamita, stratega della guerra contro l'occupazione statunitense] “aveva pensato, nel corso della prima guerra [contro l'occupazione francese], che se il costo in vite umane e in denaro era sufficientemente alto, sarebbe a Parigi che i Francesi perderebbero la guerra. Ha avuto ragione. E' verosimile che pensa oggi la stessa cosa a proposito degli Stati Uniti.

Neil Sheehan[455]

Tenendo conto delle differenze di situazioni, non è lo stesso problema fondamentale che si presenta oggi in Afghanistan e in Iraq per gli Stati Uniti, in considerazione del costo sempre più alto di vite umane perse e di soldi spesi?


Trattamento dei soldati avversari


Ricordiamo due fatti già citati[456]. Quanti cittadini statunitensi ed occidentali hanno visto in televisione o hanno letto questa informazione di un fatto avvenuto il 24-25 febbraio 1991:

Los Angeles Times del 12 giugno e 26 settembre 1991:

Le forze degli Stati Uniti spararono sui soldati iracheni dopo che questi avevano sollevato le bandiere bianche della resa. Il comandante della Marina che diede l'ordine di sparare non fu mai punito[457].

E quanti hanno visto in televisione o letto quest'informazione su un fatto avvenuto il 18 gennaio 1991:

Los Angeles Times, 12 settembre 1991, e Washington Post, 13 settembre 1991:

I carri armati che trainavano gli aratri si spostavano lungo le trincee, sparando tra i soldati iracheni che si trovavano dentro i fossati, mentre gli aratri li coprivano di grandi cumuli di sabbia. A migliaia finirono seppelliti, morti, feriti o vivi[458].

A proposito dei prigionieri presi in Afghanistan, il governo degli Stati Uniti, invece di rispettare gli accordi internazionali di Ginevra sui prigionieri di guerra, ha trattato questi prigionieri in un modo tale che alcuni cittadini statunitensi lo hanno considerato persino contrario alla Costituzione degli Stati Uniti, come è stato il caso con il massacro dei prigionieri nel carcere di Mazar al Sharif.

Quanti atti più o meno simili a questo, l'esercito degli Stati Uniti ha compiuto e che non conosciamo? Chi e perché ha fatto conoscere le foto di alcuni di questi fatti, come il trattamento dei prigionieri nel carcere iracheno di Abu Ghraib? E quanti altri atti che violano le convenzioni sui soldati e i prigionieri di guerra sono stati commessi, all'insaputa dei cittadini? Queste violazioni, oltre ad essere condannabili dal punto di vista del diritto e della giustizia, non sono segno di forza, perché il ricorso alla violazione delle regole giuridiche della guerra è una debolezza militare dell'esercito che lo commette.

Sun Tze:

Trattate bene i prigionieri, nutriteli come i vostri propri soldati; fate in modo, se possibile, che si trovino meglio da voi che se fossero nel loro proprio campo, o nel seno stesso dalla loro patria. Non lasciateli mai disoccupati, tirate parte dai loro servizi con le diffidenze convenienti, e per dirlo in due parole, comportatevi nel loro riguardo come se fossero truppe che si sono arruolate liberamente sotto le vostre bandiere. Ecco ciò che chiamo vincere una battaglia e diventare forte[459].


Vittime militari


Generalmente, sempre e dovunque, in dittatura come in democrazia, negli eserciti di leva come di professione:

- i soldati semplici, cioè coloro che eseguono gli ordini e che muoiono in gran numero, sono figli di cittadini poveri e senza potere, mentre coloro che comandano e muoiono in pochissimi sono figli di cittadini ricchi o potenti,

- i dirigenti che decidono le guerre non sempre sono stati soldati in campo di battaglia, e/o non mandano i propri figli come soldati sul campo di battaglia.

In nessuna delle rivoluzioni moderne[460], abbiamo visto i privilegiati combattere le loro proprie battaglie. Sempre si appoggiano sugli eserciti dei poveri ai quali insegnano ciò che si chiama "la religione della bandiera" e che addomesticano a ciò che si chiama "il mantenimento dell'ordine".

Elisée Reclus[461]


La guerra [la seconda guerra mondiale] ci ha fatto capire in maniera esasperata che chi è ricco, chi ha soldi, chi sta nella buona società, se la cava sempre e i poveracci soccombono. Erano i fanti a morire, non i generali. I generali se la sono cavata.

Umberto Veronesi[462]


Vittime civili


Nelle guerre asimmetriche attuali:

- da una parte, gli eserciti colpiscono meno i militari e i terroristi avversari, e molto di più la popolazione civile. E' il caso, per esempio, degli eserciti statunitense, israeliano e russo.

- lo stesso, dall'altra parte, l'organizzazione Al Qaida, chi fa la guerra in nome dell'Islam, colpisce meno i militari avversari e molto di più la popolazione civile.

Lo scopo di quest'azione, lo vedremo nell'esame, da una parte, del principio fondamentale della strategia statunitense detto "Shock and Awe" ("colpisci e terrorizza"), e, dall'altra parte, nel capitolo sul terrorismo.


Punizione collettiva


Da sempre e dovunque, ma in particolare a partire dall'epoca del nazismo, gli eserciti aggressori puniscono la popolazione civile per atti compiuti dai dirigenti del loro governo o da organizzazioni, definiti sempre "terroristi" dagli aggressori.

Sono stati i nazisti ad inaugurare questo tipo di crimine di guerra, nel 1936, con il bombardamento aereo contro la popolazione civile in Spagna, poi nel 1940 contro la popolazione civile a Londra. Ma anche gli alleati hanno bombardato la popolazione civile, in particolare nella città tedesca di Dresda che non era né un obiettivo militare né economico, uccidendo tra i 135.000 ai 200.000 civili. Il governo degli Stati Uniti ha inaugurato il bombardamento nucleare contro la popolazione civile a Hiroshima e Nagasaki, anche lì senza che le due città siano state un obiettivo militare o economico.

In Vietnam l'esercito statunitense ha utilizzato i bombardamenti aerei contro la popolazione civile:

John Vann era venuto in Vietnam per battersi contro altri combattenti e non contro i loro padri, le loro madri, le loro mogli o i loro bambini. Il fatto che queste persone erano dei parenti dei ribelli – e senza alcun dubbio simpatizzavano con loro e li aiutavano – non le privava dal loro statuto di non-combattenti. (...) “(la) teoria di pacificazione consisteva apparentemente a terrorizzare i contadini per indurli a non aiutare più i ribelli.

Neil Sheehan[463]

Il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che l'attacco contro l'Afghanistan aveva come motivo di vendicare i 3.000 morti civili durante l'11 settembre 2001. E' giustificabile, politicamente ed eticamente, che questa vendetta si manifesti, da parte dell'esercito statunitense, con l'uccisione di un numero infinitamente superiore di civili afghani? Qual è la responsabilità di questi civili afghani nell'attentato del 11 settembre 2001?

Anche il governo israeliano pratica questa politica. L'ultimo atto è stato l'attacco alla popolazione di Gaza nel dicembre 2008 - gennaio 2009.

Il piano di guerra comprendeva un massiccio attacco contro la popolazione civile della Striscia. Il vero volto di una guerra può essere capito meno dalle dichiarazioni ufficiali dei suoi promotori, che dalle loro azioni. Se in questa guerra, circa 1300 uomini, donne e bambini sono stati uccisi, la grande maggioranza dei quali non sono stati combattenti; se circa 5000 persone sono rimaste ferite, la maggior parte di loro bambini; se circa 2500 case sono state parzialmente o totalmente distrutte, se l'infrastruttura di vita è stata totalmente demolita - tutto questo chiaramente non poteva essere accaduto accidentalmente. Deve essere stato una parte del piano di guerra[464].


Danni "collaterali"


Considerazioni generali


La pietà del vincitore si esercita soltanto nella preoccupazione del proprio interesse e di nulla altro.

Thomas Hobbes[465]

I danni cosiddetti "collaterali" non riguardano solo le guerre attuali ma ogni guerra di aggressione. E questi danni non sono soltanto collaterali ma fanno parte integrante degli obiettivi della guerra.

I Francesi in Algeria, 1841:

Quale specie di guerra si può e si deve fare agli Arabi.

Quanto alla maniera di fare questa guerra, ho sentito emettere due opinioni molto contrarie e che rifiuto ugualmente.

Secondo la prima, per ridurre gli arabi conviene condurre contro di loro la guerra con la più estrema violenza e alla maniera dei Turchi, cioè uccidendo tutto ciò che si incontra. Ho sentito sostenere questa opinione da ufficiali che sono arrivati persino a rimpiangere amaramente che si cominciava dalle due parti a fare prigionieri e mi è stato spesso affermato che molti incoraggiavano i loro soldati a non risparmiare nessuno. Per quanto mi riguarda, ho riportato dall'Africa la nozione desolante che in quel momento facevamo la guerra in modo molto più barbaro che gli Arabi stessi. E', nel presente, dalla loro parte che s'incontra la civiltà. Questo modo di condurre la guerra mi sembra tanto poco intelligente quanto crudele. Non può entrare che nella mente grossolana e brutale di un soldato. Non serviva infatti mettersi al posto dei Turchi per riprodurre ciò che in loro meritava il disprezzo del mondo. Questo, anche dal punto di vista dell'interesse, è molto più nocivo che utile; perché, come mi diceva un altro ufficiale, se miriamo solo ad uguagliare i Turchi saremo nei fatti in una posizione ben inferiore a loro: barbari per barbari, i Turchi avranno sempre su di noi il vantaggio di essere dei barbari musulmani. E' quindi ad un principio superiore a quello loro che bisogna ricorrere.

Dall'altra parte, ho spesso sentito in Francia degli uomini che rispetto, ma che non approvo, trovare cattivo che si brucino le raccolte, che si svuotino i granai e infine di impadronirsi degli uomini senza armi, delle donne e dei bambini.

Sono queste, secondo me, delle necessità spiacevoli, ma ai quali ogni popolo che vorrebbe fare la guerra agli Arabi sarà obbligato a sottomettersi. E, se devo dire il mio pensiero, questi atti non mi rivoltano né più né meno che molti altri che il diritto della guerra autorizza evidentemente e che hanno luogo in tutte le guerre d'Europa. In cosa è più odioso bruciare i raccolti e fare prigionieri donne e bambini, che bombardare la popolazione inoffensiva di una città assediata, o di impadronirsi in mare di navi mercantili appartenenti ad una potenza nemica? L'uno è, al mio avviso, molto più duro e meno giustificabile dell'altro.

Se in Europa non si bruciano i raccolti, è perché in generale si fa la guerra a governi e non a popoli; se si fanno prigionieri solo i militari, è perché gli eserciti reggono bene e le popolazioni civili non sfuggono alla conquista. E' in una parola è il motivo perché dovunque si trova il modo di conquistare il potere politico senza attaccarsi ai civili o addirittura trovando da loro le risorse necessarie alla guerra.

Distruggeremo la potenza di Abd-el-Kader[466] solo rendendo la posizione delle tribù che aderiscono a lui talmente insopportabile che l'abbandonano. Questo è una verità evidente. Bisogna conformarvisi o abbandonare la partita. Secondo me, penso che tutti i mezzi per disperare le tribù devono essere impiegati. Faccio eccezione solo di quelli che l'umanità e il diritto delle nazioni rimproverano.

Alexis de Tocqueville, 1841[467]


I nazisti in Spagna, 1936:

Nelle guerre moderne, la prima volta che si esperimentò il bombardamento aereo contro una popolazione civile per terrorizzarla e costringere i dirigenti del suo governo alla resa, è stato compiuto dall'aviazione nazista nel 1936 a Madrid, durante la guerre civile in Spagna. E il primo bombardamento a tappetto fu anche compiuto dall'aviazione nazista nel 1936, a Guernica, in Spagna.


Gli Statunitensi in Giappone, 1945:

Il governo statunitense ha lanciato le due prime bombe atomiche invece che su obiettivi militari sulla popolazione di due città. Perché?

Chi non ha vissuto la guerra, chi non è stato, come la mia generazione, sotto il dominio nazi-fascista, non può immaginare quale fosse il prezzo che si pagava a questa dittatura. E quindi anche una bomba atomica poteva essere giustificata per contrastare la stessa arma ormai quasi messa a punto dagli scienziati di Hitler. La tragedia, vice-versa, (ed è una colpa politica e non scientifica) è che sia finita su una cittadina inerme come Hiroshima. Gli scienziati non c'entravano già più niente. E' stata una perversione della politica. Oramai il Giappone era in ginocchio, per accelerare di qualche settimana la sua resa, hanno lanciato due bombe, una su Hiroshima e una su Nagasaki. Non l'hanno lanciata su un porto dove vi fossero navi di guerra, cosa che avrebbe avuto un effetto ugualmente dimostrativo. Nessuno potrà mai perdonare a Truman di aver compiuto una violenza così grave all'umanità e alla scienza. Ha veramente tradito la scienza. Hiroshima è il risultato non voluto del progetto "Manhattan", progetto diretto contro Hitler, non contro Hiroshima.

Umberto Veronesi[468]

Oggi, malgrado le convenzioni internazionali stabilite in seguito alla seconda guerra mondiale, gli eserciti aggressori agiscono più o meno nello stesso modo con la popolazione civile.

Generale Carlo Jean, 2007:

Peraltro, la difesa ora può sfruttare ampiamente lo spazio al di là della linea di contatto per provocare una fortissima usura del dispositivo d'attacco e del suo sostegno logistico, e, soprattutto, l'indebolimento del morale avversario con attacchi non contro le forze militari nemiche, ma contro i suoi centri demografici e industriali[469].

Se il cittadino che sente parlare di "danni collaterali" a proposito delle guerre attuali, ignora che questi danni hanno sempre fatto parte della guerra, chi parla in nome di un esercito o di un governo sa, invece, che questi danni chiamati "collaterali" sono parte della strategia militare nella quale la popolazione civile è un obiettivo da colpire per demoralizzare l'avversario. Tuttavia i danni collaterali sono dichiarati non voluti, per presentare ai cittadini un'immagine accettabile della guerra condotta dal loro governo.

E' questo il motivo, nei mass media ufficiali, della mancanza o scarsità delle informazioni sulle uccisioni e mutilazioni della popolazione civile non combattente, e sulle distruzioni delle infrastrutture civili che servono alla vita quotidiana. Ed è questa mancanza d'informazione che impedisce ai cittadini dei paesi aggressori di sapere quanti sono stati i morti civili, bambini, donne ed anziani nel paese aggredito, per esempio in Jugoslavia, Palestina, Afghanistan, Iraq, Cecenia.

Come è stato esaminato nel capitolo sulla propaganda dei governi, un'azione bellica che colpisce dei civili e l'infrastruttura civile, se è compiuta da un'organizzazione illegale, viene condannata perché considerata voluta, mentre, se compiuta da un esercito, è accetta come "inevitabile effetto collaterale" perché considerata non voluta, ciò che è falso.


Caso degli U.S.A. e altri


Codice degli Stati Uniti

TITOLO 18 - CRIMINI E PROCEDURA CRIMINALE

PARTE I - CRIMINI

CAPITOLO 118 – CRIMINI DI GUERRA

Codice degli Stati Uniti a partire dal: 01/19/04.

Sezione 2441. Crimini di guerra

(a) Offesa. - Chiunque, all'interno o fuori degli Stati Uniti, commette un crimine di guerra, in qualunque delle circostanze descritte in sottosezione (b), sarà punito sotto questo titolo o incarcerato a vita o certi anni, o entrambi, e se la morte risulta alla vittima, sarà inoltre soggetto alla pena della morte.

(b) Circostanze. - Le circostanze citate in sottosezione (a) richiedono che la persona che commette tale crimine di guerra o la vittima di tale crimine di guerra è un membro delle Forze Armate degli Stati Uniti o un cittadino degli Stati Uniti (come definito nella parte 101 del Immigration and Nationality Act [Legge su Immigrazione e Nazionalità].

(c) Definizione. - Come usato in questa sezione il termine “crimine di guerra” significa qualsiasi comportamento -

(1) definito come violazione grave a qualsiasi convenzione internazionale firmata a Ginevra il 12 agosto 1949, o qualsiasi protocollo a tale convenzione a cui gli Stati Uniti sono una parte;

(2) proibito dagli articoli 23, 25, 27, o 28 dell'Annesso alla Convenzione IV dell'Aia, rispettando le leggi e le regole della guerra su terra, firmato il 18 ottobre 1907;

(3) che costituisce una violazione dell'articolo comune 3 delle convenzioni internazionali firmate a Ginevra, il 12 agosto 1949, o qualsiasi protocollo a tale convenzione a cui gli Stati Uniti sono una parte e che riguarda un conflitto armato non-internazionale; o

(4) di una persona che, in relazione ad un conflitto armato e contrariamente alle disposizioni del Protocollo sulle proibizioni o limitazioni sull'uso delle mine, delle trappole esplosive camuffate [Booby-Traps] e di altri dispositivi come emendato a Ginevra il 3 maggio 1996 (Protocollo II come emendato il 3 maggio 1996), quando gli Stati Uniti sono una parte a tale Protocollo, che volontariamente uccide o causa grave ferite ai civili[470].


Importanza della popolazione


Dalla fine della seconda guerra mondiale, i vari governi degli Stati Uniti, nelle guerre intraprese, non hanno rispettato le convenzioni internazionali e il loro proprio codice sui crimini di guerra nei confronto della popolazione civile.

Esempio, la guerra in Vietnam:

Neil Sheehan, ex giornalista statunitense in Vietnam:

In questo stile di tecnocrate molto alla moda all'epoca, [John McNaughton, ex professore di diritto a Harvard, segretario aggiunto alla Difesa per le questioni di sicurezza internazionale, e specialista di politica straniera presso MacNamara, ministro della Difesa] quantificò le ragioni che giustificavano l'invio di soldati americani per fare la guerra nel Sud Vietnam:

70 % - per evitare una sconfitta umiliante degli Stati Uniti (per la nostra reputazione in quanto garante).

20 % - per preservare il territorio del Sud Vietnam (e vicini) dall'influenza cinese.

10 % - per permettere al popolo del Sud Vietnam di vivere meglio e più liberamente.

Sacrificare un popolo per ragioni di alta strategia è spaventoso quando ci si trova in mezzo alle vittime[471].

Oggi, in Afghanistan e in Iraq, gli Stati Uniti non trattano la popolazione nello stesso modo? E gli altri Stati, è difficile intuire quale importanza in percentuale danno al popolo che dominano con la forza del loro esercito?


Bombardamenti


Le autorità statunitensi dichiarano che i bombardamenti sono precisi e “chirurgici” e che le vittime civili sono soltanto un danno “collaterale” involontario e non importante. E' vero?


Nel Vietnam

Neil Sheehan:

Nel 1962, il generale d'aviazione Rollen Anthis aveva istituito il sistema di zone di bombardamento libero. (...) delle regioni a predominanza vietcong, nelle quali tutto ciò che si muovesse poteva essere ucciso e tutto ciò che era in piedi, distrutto. Queste “zone di attacco” e “zone di fuoco” erano aperte all'uso illimitato dell'artiglieria, dei mortai e del mitragliamento da elicottero. (...) Ormai, anche le campagne popolate come Cu Chi si vedevano condannate[472].


John Paul Vann, ufficiale militare US in Vietnam:

[i bombardamenti] uccidevano molto, molto più di civili che di Vietcongs e avevano per risultato di rinforzare i ranghi dei ribelli[473].


In Afghanistan


Come in Vietnam, nel 2007 in Afghanistan, è stata istituita - ma quanti mezzi d'informazione occidentali ne hanno dato notizia ai loro cittadini? - una zona di bombardamento libero, con la novità che era vietata ai giornalisti, fotografi e operatori televisivi, e quindi era impossibile sapere qualcosa sulla sorte della popolazione civile. Il motivo di questa misura non è difficile da capire: era per evitare ciò che è successo durante la guerra in Vietnam, cioè che i cittadini statunitensi ed occidentali fossero informati delle atrocità commesse dal loro esercito contro la popolazione civile, e manifestassero quindi la loro opposizione.

Marc W. Herold,

redattore statunitense del più completo rapporto sulle vittime civili della guerra in Afghanistan dall'ottobre 2001 ad oggi:

Il conto delle vittime civili si rivela sempre più importante per almeno due ragioni: innanzitutto, le fonti militari e i mezzi di comunicazione ufficiali tentano di far passare l'idea che le nuove armi di precisione causano, nella peggiore delle ipotesi, un numero di vittime minimo e incidentale, mentre è vero il contrario; inoltre, la più efficace fonte di opposizione a queste "guerre" moderne è rappresentata da un'opinione pubblica informata e articolata, che continua a sostenere le convenzioni internazionali in materia di impatto delle guerre sulle popolazioni civili, in una fase in cui la maggior parte delle istituzioni e dei cosiddetti 'esperti' sembrano averle accantonate[474].


"Shock and awe" ("colpisci e terrorizza")


Ecco il discorso ufficiale:

Messaggio del Presidente Bush al popolo iracheno,

Operazione Iraqi Freedom (Libertà per gli Iracheni),

10 aprile 2003:

Gli obiettivi della nostra coalizione sono chiari e limitati. Metteremo fine ad un regime brutale, le cui aggressioni e armi di distruzione di massa sono l'unica minaccia per il mondo. Le forze della coalizione aiuteranno a mantenere la legge e l'ordine, in modo che gli Iracheni possano vivere in sicurezza. Noi rispetteremo le vostre grandi tradizioni religiose, i cui principi di uguaglianza e di compassione sono essenziali per il futuro dell'Iraq. (...) Gli Stati Uniti ed i loro alleati della coalizione rispettano la popolazione irachena. Stiamo prendendo misure senza precedenti per risparmiare la vita di innocenti cittadini iracheni, e stiamo cominciando a fornire cibo, acqua e medicine a chi ne ha bisogno. Il nostro unico nemico è il brutale regime di Saddam Hussein - e questo regime è anche il vostro nemico[475].

Ecco la realtà.

Nella seconda guerra contro l'Iraq, l'operazione di bombardamenti dell'aviazione statunitense è stata chiamata "Shock and Awe" ("Colpisci e terrorizza"). Ecco di che cosa si tratta:

Il bombardamento aereo sferrato oggi a Baghdad dalle forze inglesi e americane nell'ambito dell'operazione "Colpisci e terrorizza" prende spunto dai concetti espressi in una pubblicazione del Pentagono del 1996 di cui pochi conoscono l'esistenza. (...) Nell'operazione "colpisci e terrorizza: prendere rapidamente il controllo", gli ex ufficiali militari Harlan K. Ullman e James Wade hanno cercato di elaborare una nuova strategia militare che possa "distruggere o contrastare qualunque forma di resistenza da parte dell'avversario, il quale non avrà altra possibilità che accettare le nostre aspirazioni strategiche e i nostri obiettivi militari" (...) L'idea piacque a Donald H. Rumsfeld prima ancora che diventasse segretario alla Difesa nel 2001.

Washington Post, 21 marzo 2003[476]

Disponibile sul sito del US Department of Defence's Command and Control Resarch Program, ecco cosa si legge nel documento intitolato "Shock and Awe: Achieving Rapid Dominance" (Colpisci e terrorizza: realizzare una dominazione rapida):

I valori fondamentali e la vita sono gli obiettivi principali e lo scopo è, attaccando e danneggiando pochi, convincere la maggioranza che la resistenza è inutile. Sia la società che i militari sono gli obiettivi[477].

Colpire e terrorizzare sono azioni che suscitano un senso di paura, pericolo e distruzione che gran parte dei settori/elementi specifici della società o della leadership minacciata non è in grado di comprendere. La natura, ad esempio quando si manifesta con eventi straordinari quali i tornado, gli uragani, i terremoti, le inondazioni, gli incendi incontrollati, e carestie e le malattie può generare shock e terrore. Un esempio di suprema applicazione militare del concetto "colpisci e terrorizza" è il lancio delle due bombe atomiche in territorio giapponese durante la seconda guerra mondiale[478].

Ammiraglio Bud Edney,

Appendix A

Pensieri sulla dominazione rapida

(Thoughts on Rapid Dominance).

Si legge ancora nel documento:

La scelta dei bersagli potrebbe includere mezzi di comunicazione e di trasporto, industrie alimentari, forniture idriche e altri elementi infrastrutturali. (...) così rapidamente da provocare un livello di shock nazionale simile all'effetto del lancio delle bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki sui Giapponesi.

Il secondo esempio è "Hiroshima e Nagasaki" segnalato prima. L'intenzione qui è di imporre un regime di "Colpisci e Terrorizza" istantaneo, a livelli di distruzione di massa quasi incomprensibili, diretti ad influenzare la società nella sua maggioranza, sia i dirigenti che il pubblico, piuttosto che attaccare direttamente obiettivi militari o strategici, anche relativamente in pochi numeri o sistemi. L'uso di questa possibilità contro la società ed i suoi valori, chiamato "counter-value" (valore di contromossa) nel gergo del deterrente nucleare, consiste in attacchi distruttivi massicci contro la volontà pubblica dell'avversario a resistere e, idealmente o teoricamente, renderebbero incapace questa volontà, immediatamente o rapidamente, in pochi ore o giorni[479].

(...)

Tuttavia è di vitale importanza dare l'impressione che non esistono paradisi sicuri e che ogni bersaglio può essere attaccato in qualunque momento, impunemente e con forza[480].

(...) il giusto equilibrio tra shock e terrore deve dare la percezione e preannunciare una sconfitta sicura, minacciando e facendo temere che l'azione possa sospendere il funzionamento di tutta o parte della società o annullare la sua capacità di combattere per effetto di una distruzione fisica totale[481].

Le azioni di guerra naziste chiamate “Blietzgrieg” (guerra lampo) consistevano in bombardamenti sistematici delle città e della popolazione, seguiti da invasioni di carri armati. Le azioni di guerra statunitensi chiamate "Shock and Awe" (Colpisci e Terrorizza), consistevano similmente in bombardamenti delle città e della popolazione, ma ancora più distruttivi, seguiti dall'invasione dei carri armati. La “Blietzgrieg” come lo "Shock and Awe" non sono ugualmente dei crimini di guerra?

Non facciamo il conto dei corpi [dei morti].

Generale Tommy Franks[482]

Il generale non parlava evidentemente dei corpi dei morti militari statunitensi, ma di quelli tra la popolazione civile. Anche i nazisti non si preoccupavano di contare il numero delle loro vittime uccise.


Iraq

Secondo l'esperto legale Ramsey Clark, ex ministro della Giustizia nelle amministrazioni Kennedy e Johnson, e presidente della Commissione Internazionale di indagine sulle Sanzioni Economiche, le sanzioni economiche prese dai governi occidentali, dopo la prima guerra contro l'Iraq, hanno "causato la morte di più di 1.500.000 persone, fra le quali 750.000 bambini sotto i cinque anni, e danni all'intera popolazione dell'Iraq mediante sanzioni genocidarie"[483].


Guerra del 1991

Civili morti:

- a causa di ferite dirette......................................................... 3.500 (confermati)

- a causa dell'impatto della guerra sulle infrastrutture.... 110.000 (confermati)[484]


Embargo economico


Quanti cittadini occidentali conoscono le decisioni della Corte Internazionale sui Crimini contro l'Umanità Commessi dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU in Iraq? Si è tenuta a Madrid, 16-17 novembre 1996, e comprendeva tra gli altri Ramsey Clark, già citato, Lord Tony Gifford, capo del Consiglio della Regina britannico e membro della Camera dei Lord, Michael Ratner, avvocato, ex-presidente della National Lawyers Guild [Associazione nazionale degli avvocati] degli Stati Uniti e direttore del Center for Constitutional Rights, Alfred Mechtersheimer, tedesco, membro del Bundestag [parlamento tedesco] e tenente colonnello della Bundeswher [esercito tedesco] ? L'importanza della dichiarazione di questa Corte mi sembra giustificare i larghi estratti citati qui:

1. Gli Stati Uniti e i loro funzionari, aiutati e favoriti da altri, hanno seguito uno schema continuativo di condotta dal 6 agosto 1990 fino ad oggi per imporre, mantenere e rafforzare sanzioni economiche estreme e un blocco militare assoluto sul popolo dell'Iraq per danneggiare la popolazione intera, uccidendo i suoi membri più deboli, neonati, bambini, anziani e malati cronici, privandoli di medicine, acqua potabile, cibo e altri beni essenziali, allo scopo di mantenere una vasta presenza militare statunitense nella regione, nonché il dominio e il controllo sulla sua popolazione e sulle sue risorse, tra cui il petrolio;

2. Gli Stati Uniti, il loro presidente Bill Clinton e altri funzionari, il Regno Unito e il suo primo ministro John Major e altri funzionari hanno commesso un crimine contro l'umanità, così come definito dallo Statuto di Norimberga, contro la popolazione dell'Iraq e hanno intrapreso un attacco continuo e massiccio sull'intera popolazione civile, in violazione degli articoli 48, 51, 52, 54 e 55 del primo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra del 1977;

3. Gli Stati Uniti, il loro presidente Bill Clinton e altri funzionari, il Regno Unito e il suo primo ministro John Major e altri funzionari hanno commesso genocidio, così come definito dalla Convenzione contro il Genocidio, contro il popolo dell'Iraq, in particolare genocidio per fame e malattia mediante l'impiego di sanzioni come arma di distruzione di massa, e violato l'articolo 54, "Protezione dei beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile", del Protocollo I aggiuntivo alla Convenzione di Ginevra del 1977;

(...)

5. Gli Stati Uniti, il loro presidente Bill Clinton e altri funzionari, il Regno Unito e il suo primo ministro John Major e altri funzionari, insieme all'ambasciatore statunitense Madeleine Albright come principale agente, hanno impedito la giustizia e alterato le funzioni delle Nazioni Unite, soprattutto del Consiglio di Sicurezza, mediante coercizioni politiche, economiche e di altro tipo, impiegando minacce sistematiche, manipolazioni e disinformazione per far tacere la protesta e impedire voti o altre azioni dirette a far cessare le sanzioni contro l'Iraq, nonostante i rapporti pervenuti per cinque anni da ogni principale agenzia dell'ONU interessata, tra cui l'UNICEF, il WFP[485], la FAO che descrivevano direttamente le morti, i danni e le sofferenze causate dalle sanzioni;

6. Gli Stati Uniti, il loro presidente Bill Clinton e altri funzionari hanno intrapreso un'azione continuativa volta a occultare e a tacitare gli attacchi criminosi sferrati fra il gennaio e il marzo del 1991 contro reattori nucleari, fabbriche di prodotti chimici, fertilizzanti e insetticidi, raffinerie di petrolio, serbatoi di stoccaggio del petrolio, depositi di munizioni e bunker in violazione delle legge umanitarie tra cui l'articolo 65, "Protezione delle opere e installazioni che racchiudono forze pericolose", esponendo la popolazione civile dell'Iraq, e il personale militare di Iraq, Stati Uniti e di altri paesi a radiazioni e a pericolosi agenti chimici che continuano a causare decessi, malattie e danni permanenti, tra i quali avvelenamento chimico e da radiazioni, cancro, leucemia, tumori e malattie degli organi;

7. Gli Stati Uniti e i loro funzionari hanno mancato e omesso aiuto e protezione al popolo dell'Iraq dall'uso occulto, da parte di forze statunitensi, di una grande varietà di armi illegali, tra cui razzi e missili contenenti uranio impoverito che hanno impregnato il suolo, le falde acquifere e altre risorse, e che sono una presenza costante che interessa vaste aree ancora indefinite con radiazioni letali che causano morte, infermità e lesioni e che continueranno a danneggiare la popolazione con effetti imprevedibili per migliaia di anni;

(...)

9. Gli Stati Uniti hanno violato e tollerato violazioni dei diritti umani, delle libertà civili e del Bill of Rights [legge sui diritti] americano negli Stati Uniti, in Kuwait, in Arabia Saudita e altrove per raggiungere lo scopo del completo dominio sulla regione;

10. Il presidente Clinton, gli ambasciatori Albright, Nicholas Burs e Rolf Ekeus hanno sistematicamente manipolato, controllato, pilotato, disinformato, nascosto in tutto o in parte alla stampa e ai media le condizioni interne dell'Iraq, l'adempimento alle richieste dell'ONU e le sofferenze del popolo dell'Iraq, allo scopo di mantenere uno schiacciante e costante appoggio dei media al genocidio. Questo è stato fatto a dispetto dei loro proclami secondo cui le morti di più di mezzo milione di bambini sono un prezzo che "vale la pena" pagare per controllare la regione, che Saddam Hussein è responsabile di tutti i danni e che potrebbe impedire questo genocidio non mettendo "il suo yacht sull'Eufrate il prossimo inverno", o chiudendo il suo "palazzo invernale e usando quel denaro per comprare cibo e medicinali", e insistendo che le sanzioni verranno mantenute fino a che non sarà insediato in Iraq un governo accettabile per gli Stati Uniti[486].

Guerra del Golfo 2003

Civili morti:

- a causa di ferite dirette.......................................................10.000 (confermati)

- a causa dell'impatto della guerra sulle infrastrutture... 314.300 (proiezione probabile)[487]

Il conto aggiornato, serio e preciso, del numero totale dei feriti e morti nella popolazione civile in Iraq, si trova sul sito statunitense: http://www.iraqbodycount.org[488]


1.


Gravi incidenti contro i civili sono quotidiani in Iraq.

Malgrado i tentativi nell'addestramento e nella sofisticazione tecnologica, le morti civili su grande scala sono il risultato sia diretto che indiretto dell'aggressione degli Stati Uniti contro l'Iraq. Anche le valutazioni più conservatrici delle morti civili irachene superano le 100.000. Attualmente più di 100 civili muoiono ogni giorno soltanto a Baghdad[489].

Quanti cittadini statunitensi ed occidentali sanno che il numero più grande di vittime civili iracheni è stato causato non della dittatura di Saddam Hussein, ma dall'embargo e delle due guerre degli Stati Uniti contro l'Iraq?

Quanti Iracheni sono morti dal 2003 a oggi? (...) Duecentomila? Cinquecentomila? Nessuno lo sa. Ma sono comunque tanti, troppi[490].


Afghanistan


Basta la testimonianza di Marc W. Gerold, già citato:

Tra il 7 ottobre e il 31 luglio, le forse inglesi e americane uccisero dai 3.125 ai 3.620 civili afghani... ciò che spiega [questo enorme bilancio delle vittime] è l'evidente propensione degli strateghi americani a lanciare quanti più possibili missili e bombe su alcune aree del paese a più alta densità di popolazione. (...) L'elemento critico continua a essere lo scarso valore che viene dato alla vita dei civili afghani da parte degli strateghi e dall'élite politica americana, come si deduce dalla determinazione a voler bombardare aree ad alta densità di popolazione.

Marc W. Herold[491]


Altri massacri di civili e atrocità


Secondo le dichiarazioni ufficiali statunitensi, dopo aver aggredito il paese con bombardamenti massicci, poi occupato, i massacri di civili sarebbero rari e eccezionali... Quanti cittadini dei paesi aggressori conoscono, oltre ai bombardamenti sulla popolazione, l'aspetto odioso della guerra fatta dai loro soldati contro i civili, aldilà delle pochissime cose che vengono svelate: umiliazioni, maltrattamenti di uomini, donne, vecchi e ragazzini, arresti arbitrari, scomparse di persone, torture, uccisioni arbitrarie, stupri, ecc. ?

I massacri e le torture della popolazione in Iraq, commessi da militari e mercenari statunitensi, per esempio a Fallujah, e le atrocità contro detenuti nel carcere di Abu Ghraib, sono stati considerati dalle autorità statunitensi dei fatti eccezionali. In realtà, le guerre passate dimostrano che queste pratiche fanno sempre parte della guerra.

Torture durante la guerra in Vietnam:

Gli ufficiali della C.I.A. a Saigon, i diplomatici e i generali avrebbero potuto esprimere qualche disgusto se avessero esaminato seriamente il problema della tortura. Finsero di ignorarlo. Consideravano i massacri e i campi di concentramento come un'epurazione necessaria della società del sud Vietnam e non erano disposti ad attirare l'attenzione sui suoi aspetti spiacevoli. Invece, mettevano l'accento sulle atrocità commesse nel Nord, e utilizzavano per la propaganda la franchezza con la quale Giap e gli altri capi comunisti riconoscevano i loro crimini.

Neil Sheeehan [492]

Massacro nel villaggio vietnamita di My Lay, nel marzo 1968:

L'inchiesta criminale condotta dalla Polizia militare doveva concludere che 347 persone sono state uccise a My Lai. (...) Alcuni militari rifiutarono di partecipare al massacro, ma il loro atteggiamento non frenò gli altri. Dei soldati americani e dei giovani ufficiali uccisero anziani, donne, ragazzini, ragazze e bambini. Un soldato mancò due volte un bambino molto piccolo sdraiato a terra; siccome i suoi compagni si burlavano della sua mal destrezza, si avvicinò e sparò a colpo sicuro una terza volta con la sua pistola. I soldati colpivano le donne con il calcio dell'arma da fuoco. Le stuprarono, le sodomizzarono prima di ucciderle. Ammazzarono i bufali, i maiali e le galline e buttarono i cadaveri nei pozzi per avvelenare l'acqua. Lanciarono cariche esplosive nei rifugi scavati sotto le case, nelle quali si erano rifugiati la maggior parte degli abitanti. Coloro che riuscissero ad uscirne erano immediatamente uccisi. Tutte le abitazioni furono incendiate con delle torce.

Il luogotenente Calley portava le sue vittime per ucciderle in un fossato d'irrigazione che fu presto riempito di cadaveri.

Neil Sheehan[493]

Qual è la differenza tra questo tipo di azione e quella dei soldati nazisti durante la Seconda Guerra mondiale, e ancora, qualche secolo prima, quella dei soldati statunitensi contro la popolazione dei nativi americani?

[Il luogotenente William Calley, che ordinò questo massacro] fu il solo ufficiale o soldato ad essere incolpato per aver personalmente ucciso 109 Vietnamiti. Per l'uccisione premeditata di almeno 22 vittime, tra cui dei bambini, la corte marziale lo condannò a vita ai lavori forzati. Il presidente Nixon intervenne a suo favore. Calley fu internato soltanto tre anni, la maggior parte dei quali li passò agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Fort Benning, con diritto di visita per la sua compagna.

Gli ufficiali della corte marziale avevano applicato correttamente la giustizia. Nixon si coprì di vergogna sconfessandoli. Certo, Calley era un sadico, ma la sua personalità non spiega da sola il massacro. La sola differenza tra Calley e i suoi complici con gli altri era che avevano ucciso centinaia di Vietnamiti disarmati in una sola mattina sparandoli a colpo sicuro con le loro pistole, i loro fucili e le loro mitragliatrici. Se ne avessero ucciso altrettanti in una area maggiore e con più lungo tempo con l'anonimato degli obici, delle bombe, dei razzi, del fosforo e del napalm, si sarebbero comportati seguendo le regole normali dell'esercito americano. I soldati e i giovani ufficiali avevano constatato il poco caso che i loro superiori facevano dei Vietnamiti. Non avevano nessun motivo di dare più importanza alla vita di questi contadini. Resi più brutali dal ciclo di violenza stupida della guerra totale di Westmoreland [capo dell'esercito statunitense], riempiti di odio perché i loro compagni erano uccisi o feriti dalle mine e dalle trappole piazzate dai Vietcongs e loro alleati contadini, consideravano del tutto naturalmente i Vietnamiti della campagna come dei parassiti da sterminare. Il massacro di Son My e di My Lai era inevitabile. Ma ne erano i responsabili le autorità civili e militari del governo degli Stati Uniti che avevano lasciato i generali condurre così una tale guerra.

Neil Sheehan[494]

Le azioni militari statunitensi in Afghanistan e in Iraq sono davvero diverse da quelli commesse in Vietnam? Se fosse vero, perché le popolazioni afgane ed irachene sono ostili all'esercito statunitense al punto da aiutare coloro chi, tra di loro, lo combattono? E perché le autorità statunitensi vietano o ostacolano la libera circolazione dei giornalisti nei due paesi?


Russia in Cecenia


Secondo il censimento ufficiale russo del 2002, la popolazione cecena era di 1.103.686 persone. E secondo le fonti, il numero delle vittime della guerra russa in Cecenia, dal 1994, varia tra 50.000 e 250.000, cioè il quarto della popolazione. E più di 300.000 Ceceni, cioè più di un altro quarto, sono fuggiti fuori dal loro paese[495].

Bilancio della prima guerra in Cecenia, dal 1994 al 1996[496]:

Vittime:

MILITARI:


Federazione russa




3.826 morti, 1.906 dispersi, 17.892 feriti

|


Cecenia




Almeno 3.000 morti o dispersi secondo l'esercito ceceno,


15.000 secondo l'esercito russo

|

CIVILI:



Federazione russa




- Almeno 161 morti al di fuori della Cecenia


- 120 nella crisi degli ostaggi dell'ospedale di Budyonnovsk,


- 41 nel raid di Kizlyar

|


Cecenia




50.000 a100.000 morti



|


INFRASTRUTTURE CIVILI:

- molti villaggi ceceni distrutti e lasciati in rovina lungo tutto il paese.


Israele in Palestina


Anche se non esiste un conteggio delle vittime del conflitto israelo-palestinese, si sa che, come in ogni guerra asimmetrica, per ogni militare israeliano ucciso, tanti militari palestinesi vengono ammazzati dall'esercito israeliano, e per ogni civile israeliano ferito o ucciso, tanti civili palestinesi sono feriti o uccisi, e tante infrastrutture civili palestinesi sono distrutte dall'esercito israeliano.


Altri danni collaterali


Donne


Tra le vittime civili delle guerre asimmetriche, la proporzione più grande riguarda le donne, perché oltre ad essere uccise come gli altri civili, quelle sopravvissute sono anche:

- torturate per estorcere loro informazioni,

- stuprate per umiliare l'avversario tramite i suoi familiari, e così distruggere il suo morale e la sua resistenza.

Il caso più notevole è stato, durante la guerra in Jugoslavia, quello delle donne musulmane stuprate dai soldati serbi.


Bambini


Le guerre sono diventate endemiche, e i primi a soffrirne sono i bambini (...) ne sono morti due milioni nell'ultimo decennio e sei milioni sono rimasti feriti. (...) La metà dei palestinesi che vivono a Gaza ha meno di 15 anni: la loro vita è tremenda. Sono cresciuti sotto i bombardamenti, hanno assistito all'uccisione o al ferimento di tanti intorno a loro, hanno accumulato disturbi del comportamento (aggressività, iperattività, incubi ed enuresi notturna, paura di rimanere soli).

Un effetto collaterale delle guerre civili sono le violenze sulle bambine. Un rapporto di Human Rights Watch definisce gli abusi sessuali su bambine di 11-12 anni una "pratica abituale" nel Darfur[497].


Rifugiati


Le dichiarazioni ufficiali affermano che il fenomeno dei rifugiati è un effetto soltanto “collaterale” delle guerre, nel senso che è un effetto non voluto e secondario. La realtà delle guerre mostra al contrario che la creazione di rifugiati è un obiettivo voluto e parte integrante della strategia militare dell'esercito che occupa un paese, per questi motivi:

- separare e isolare dalla popolazione coloro che resistono all'occupazione per, come si dice, "asciugare" l'acqua dove "nuotano" e si nutrono i resistenti,

- espellere la popolazione dal suo territorio per colonizzarlo con i cittadini dell'esercito occupante, come era il caso dei nativi americani da parte dei colonizzatori Europei, e come è il caso dei Palestinesi espulsi da Israele:

Vann [ufficiale statunitense in Vietnam] era convinto che questa proliferazione dei rifugiati e il numero concomitante di perdite civili non erano la conseguenza accidentale dei colpi assestati al nemico, ma risultavano di una politica deliberata dell'alto commando. (...) un consigliere della venticinquesima divisione aveva dichiarato che, se i contadini volevano vivere con i comunisti, allora “dovevano aspettarsi di essere bombardati”.

Neil Sheehan[498]

Quanti cittadini dei paesi da dove provengono gli eserciti occupanti, conoscono il numero delle persone costrette, con la forza militare o a causa del pericolo di essere torturate o uccise, ad abbandonare il loro paese, e diventano dei rifugiati? E come si sopravvive nei campi di rifugiati, e con quali conseguenze sulla salute fisica e psicologica?

[I contadini vietnamiti] preferivano rischiare la loro esistenza nelle risaie sfondate e affrontare la minaccia di farsi sparare addosso piuttosto che accettare la certezza della fame, del sudiciume e della malattia nei campi di rifugiati.

Neil Sheehan[499]


Veterani


Secondo un molto serio studio medico ("Le Monde", 16/11), "sei mesi dopo il loro ritorno (dall'Iraq), 20,3 % dei militari e 42,4 % dei riservisti hanno bisogno di un "trattamento psichico". Talmente sono affetti dalla depressione, l'alcolismo e le spinte suicide.

La "liberazione" dell'Iraq, un'arma di distruzione psichica massiva?[500]


Nel 2005, secondo gli ultimi dati, ci sono stati 6256 ex-militari che si sono uccisi: una media di 17 al giorno e, nel complesso, più (quasi il doppio) di quanti sono morti dal 2003 a oggi nelle strade irachene (il pallottoliere delle vittime americane è ora a 3863). Certo, le statistiche si riferiscono a tutti gli ex-combattenti (25 milioni), non solo a quelli mandati in Afghanistan e in Iraq (1,6 milioni). Ma si tratta pur sempre del doppio della incidenza dei suicidi sulla popolazione degli Usa e il fenomeno colpisce duramente la fascia d'età più giovane, che ha un tasso di suicidi di 22,9 sul 100 mila, quattro volte più della media dei coetanei[501].

Nel dicembre 2005, Joshua Omvig, 22 anni, soldato statunitense, dopo il suo ritorno dall'Iraq, si è suicidato[502]. Il problema dei soldati statunitensi che si sono suicidati durante o dopo il loro servizio militare nella guerra in Afghanistan o Iraq, è così serio da aver costretto il governo statunitense a prendere delle misure:

Il Joshua Omvig Veterans Suicide Prevention Act [il decreto Joshua Omvig di prevenzione del suicidio dei veterani] esprime la comprensione del Congresso che : (1) i suicidi tra i veterani affetti da disordine di stress post-traumatico (PTSD) è un grave problema, e (2), il segretario degli Affari dei Veterani dovrebbe prendere in considerazione i particolari bisogni dei veterani affetti da PTSD, nello sviluppare ed implementare il programma richiesto in questo decreto[503].


Ambiente naturale


Ho già segnalato l'inquinamento dell'ambiente con l'uso dell'uranio impoverito. E' utile ricordare qui una parte di una testimonianza già citata:

Doug Rokke, ex scienziato del Pentagono:

L'uranio impoverito è la materia di cui sono fatti gli incubi. E' tossico, radioattivo e inquina per 4,5 miliardi di anni. (...) Gli Stati Uniti e il personale militare britannico, come componenti della NATO, ignorarono deliberatamente la salute, la sicurezza e l'ambiente con il loro uso dell'uranio impoverito, con gravi effetti, compresi casi di morte.

(...)

I possibili rischi erano conosciuti prima ancora dell'uso di proiettili all'uranio impoverito durante la guerra del Golfo. Nel 1943 una lettera del Progetto Manhattan al generale di brigata Groves, responsabile del progetto, discute l'uso dell'UI come inquinante del terreno, come strumento di guerra chimica per inalazione e ingestione e come contaminatore dell'ambiente[504].


Forza e debolezza


Far nascere la forza dal seno stesso della debolezza.

Sun Tze[505]


Nelle guerre asimmetriche, almeno di sterminare totalmente la popolazione avversaria, l'azione militare che non aveva dato importanza all'aspetto politico, è stata, a lungo termine, sempre e dovunque sconfitta.

Quest'aspetto politico riguarda da una parte l'esercito di aggressione, dove il soldato era considerato soltanto come militare e non come essere umano e come cittadino. Invece:

Le qualità di un buon soldato includono indubbiamente quelle di un buon cittadino.

Generale Carlo Jean [506]

Quest'aspetto politico riguarda dall'altra parte l'avversario dell'esercito di aggressione, che era considerato soltanto dal punto di vista militare e non da quello umano. Invece:

E' una guerra politica. Dobbiamo quindi uccidere con discernimento. La migliore arma sarebbe il coltello, ma temo che questo non sia comodo. La peggiore è l'aereo ed anche l'artiglieria. In mancanza di coltello, la migliore arma è dunque il fucile. Così, almeno, si sa chi si uccide.

John Paul Vann[507]

A quanti dirigenti politici e militari dei paesi aggressori sono servite le varie lezioni del passato, - prima di tutto la guerra della Francia in Indocina poi in Algeria, e la guerra degli Stati Uniti in Vietnam -, per comprendere correttamente la dimensione politica della guerra, in particolare quando si ha un esercito regolare che combatte una resistenza di popolo?

Mao Tse-Toung, stratega della guerra popolare cinese:

La guerra, che ha cominciato con l'apparizione della proprietà privata e delle classi, è la forma suprema di lotta per risolvere, ad un determinato periodo del loro sviluppo, le contraddizioni tra classi, tra nazioni, tra Stati e tra blocchi politici. Se non si capiscono le condizioni della guerra, il suo carattere, i suoi rapporti con gli altri fenomeni, si ignorano le leggi della guerra, non si sa come condurla, si è incapace di vincerla.

La guerra rivoluzionaria, che sia una guerra rivoluzionaria di classe o una guerra rivoluzionaria nazionale, oltre alle condizioni e al carattere proprio della guerra in generale, ha le sue condizioni e il suo carattere particolari, ed è perché è sottomessa non soltanto alle leggi della guerra in generale, ma ugualmente a leggi specifiche[508].


Vo Nguyen Giap,

dirigente e stratega della guerra popolare vietnamita contro la Francia poi contro gli Stati Uniti:

Sulla lotta contro le forze americane tecnologicamente superiori:

Quando le forze americane erano impegnate, è stato un mito che non potevamo combattere e vincere, perché erano così potenti... [Siamo sopravvissuti] a causa del nostro coraggio e della nostra determinazione, insieme a saggezza, tattiche e intelligenza. (...)

Abbiamo combattuto con tutte le nostre forze e con ogni tipo di arma. Abbiamo lottato con artiglierie anti-aerei e con piccoli fucili, anche se [fu] a volte solo con la forza della nostra forza locale. Una ragazza di 18 anni, una volta ha detto che ogni giorno ha seguito i percorsi e studiato gli schemi dei voli americani, e quando avrebbero attaccato. Le è stato detto che era una filosofa per avere capito questo, perché solo i filosofi parlano di principi. Dopo, lei ha usato una piccola arma da fuoco per abbattere un aereo dal versante di una montagna. Questo è un esempio della forza militare della gente comune. ... Abbiamo avuto ingegno e la determinazione a combattere fino alla fine.

Ho apprezzato il fatto che hanno dei sistemi di armi sofisticate ma devo dire che è stato il popolo a fare la differenza, non le armi[509].

(...)

Domanda: Cosa era nuovo nell'idea di "guerra del popolo"?

Giap: E 'stata una guerra per il popolo dal popolo. PER[510] il popolo, perché gli obiettivi della guerra sono gli obiettivi del popolo - obiettivi come l'indipendenza, un paese unificato, e la felicità del suo popolo .... E DAL popolo - che significa la gente comune - non solo l'esercito, ma tutto il popolo.

Sappiamo che è il fattore umano, e non le risorse materiali, che decide l'esito della guerra. Ecco perché la nostra guerra del popolo, guidata da Ho Chi Minh, è stata in una così grande scala. Ha impegnato l'intera popolazione[511].


Quale motivo impedisce ancora ai dirigenti politici e militari che occupano un altro paese, di non tenere conto del fallimento del metodo che consiste, sul piano militare, ad accordare un'importanza decisiva alla loro potenza materiale, e sul piano politico, a creare e sostenere governi indigeni al loro servizio, caratterizzati da un grave livello di corruzione e da una sistematica negazione dei diritti umani della popolazione?

Neil Sheehan:

I responsabili civili e militari degli anni sessanta consideravano la forza come una panacea e stimavano che non c'era limite al serbatoio della loro potenza. Credevano di poter spaventare la gente di Hanoi al punto di abbandonare il Vietcong. Una volta terminati l'infiltrazione e il sostegno del Nord, la violenza nel Sud sarebbe stata considerevolmente ridotta. Ma nessuno vedeva che l'insurrezione tirava la sua sostanza dal governo di Saigon e dagli Americani[512].


Quali sono i motivi psicologici che hanno impedito ai dirigenti statunitensi di tenere conto della lezione della Corea e, poi, soprattutto della lezione del Vietnam?

Neil Sheehan:

Nel corso della Seconda Guerra mondiale, i nostri capi erano in simbiosi con la realtà. Ma, in seguito, siamo diventati così ricchi e così potenti che il nostro comando ha perso la sua facoltà di pensare in modo creativo. L'arroganza ha preso il posto del realismo. In Vietnam, i nostri capi militari e civili non potevano semplicemente ammettere che avremmo potuto perdere. Le amministrazioni successive s'illudevano e si compiacevano nell'illusione di poter mantenere eternamente una presenza degli Stati Uniti in questo paese. Il soldato americano divenne così la vittima del suo proprio comandamento, più che del nemico. Che amara lezione, difficile da ammettere!

Se fossimo rimasti in Vietnam non avremmo potuto farlo che al prezzo di un prelevamento pesante e permanente sulla nostra economia. Ma, soprattutto, avremmo sofferto di una piaga morale persistente cercando di dominare un popolo che non ci avrebbe in nessun momento accettati[513].


Non è la stessa arroganza che impedisce ai dirigenti di altri paesi, che dominano militarmente dei popoli, di tenere conto della lezione della storia, sempre confermata: a meno che non venga completamente sterminato, nessun popolo accetta a lungo termine la mancanza di indipendenza e di libertà.



3. GUERRA “UMANITARIA”


Gli interventi militari occidentali chiamati "umanitari" vengono fatti in alcuni paesi, ma non in altri, per esempio in Ruanda, Darfur o Haiti, che hanno gli stessi problemi: dittatura, negazione dei diritti umani, genocidio, ecc. Perché questa differenza di trattamento se non il fatto che si interviene dove sono in gioco degli interessi occidentali economici o/e militari?

Come mai nell'intervento detto “umanitario” in Jugoslavia, si è ripetuta la stessa strategia delle guerre asimmetriche: numero di vittime civili più alto di quelle militari, e distruzione di infrastrutture più civili che militari?

Forse la menzogna più grande è stata l'affermazione che non eravamo in guerra contro il popolo jugoslavo. La NATO ha distrutto 300 fabbriche e raffinerie, 190 istituti scolastici, 20 ospedali, 30 cliniche, 60 ponti, 5 aeroporti, ha ucciso almeno 2.000 civili e ne ha feriti 6.000 e molti altri moriranno e soffriranno per la distruzione delle infrastrutture sanitarie. A questo si possono aggiungere i danni causati dalle sanzioni applicate a partire dal 1991 e il peso di più di 700.000 rifugiati nelle altre repubbliche e, adesso, del Kosovo. Solo alcuni aerei e circa 12-15 carri armati su 300, sono stati distrutti[514].

(...) durante il bombardamento del paese, durato 11 settimane, la NATO ha ucciso molti più civili serbi che soldati, e la maggior parte della Terza Armata jugoslava è uscita incolume dai massicci attacchi aerei sulle sue forze nel Kosovo[515].

[nel Kosovo] solo il 12 per cento delle strutture sanitarie che esistevano prima dei bombardamenti ancora esistono, mentre il 60 per cento delle scuole è stato danneggiato o distrutto. (...) Anche l'agricoltura è stata gravemente danneggiata[516].

In particolare, l'UNCHR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha confermato che la distruzione del Kosovo è stata soprattutto una conseguenza dei bombardamenti della NATO, piuttosto che il risultato delle operazioni dell'esercito serbo. Come viene riferito da James Petras, professore presso la State University di New York, l'UNCHR ha rivelato che la maggior parte dei danni alle abitazioni, agli ospedali e alle scuole albanesi nel corso dei 78 giorni di guerra, sono stati causati dai bombardamenti[517].

A questo punto, è ammissibile credere che la guerra chiamata "umanitaria" abbia l'obiettivo di portare un aiuto umanitario e disinteressato ad una popolazione in pericolo? La realtà rivela che questa guerra non è diversa delle altre di aggressione; ha gli stessi obiettivi (soddisfare gli interessi economici e/o militari di chi ha scatenato la guerra), la stessa strategia militare (colpire prevalentemente la popolazione e le infrastrutture civili). L'unica differenza con le altre guerre è la sua presentazione ufficiale con un nome diverso, ad uso propagandistico, per nascondere il suo scopo reale e ingannare i cittadini per ottenere il loro consenso.


4. "GUERRA AL TERRORISMO" O ALLA POPOLAZIONE CIVILE?


Se il criterio che caratterizza l'azione di tipo terroristico è l'attacco alla popolazione civile, l'embargo organizzato dagli Stati Uniti e altri paesi occidentali contro la popolazione civile, è stato o meno una forma economica di terrorismo? E bombardare una popolazione (in Iraq, Afghanistan o Cecenia), è o meno una forma di terrorismo?

Se la "guerra al terrorismo" è una guerra contro i terroristi, come mai in realtà causa vittime molto più nella popolazione civile che tra i terroristi, e distrugge molte più infrastrutture civili che militari, per esempio nei territori palestinesi occupati, da parte di Israele, in Jugoslavia, Afghanistan e Iraq, da parte degli Stati Uniti, in Cecenia, da parte del governo russo?

Ecco un fatto curioso e significativo:

Con quale denaro i talebani controllano un terzo di questo paese un po' selvaggio? Con i miliardi forniti dalla cultura del papavero. Attualmente questi carini campi di fiori rossi producono 93% dell'oppio mondiale[518].

Per quale motivo l'esercito statunitense, che dichiara di combattere la droga e i Talebani, non distrugge questi campi di oppio in Afghanistan?




IV.

L'IMPERO


1. Considerazioni preliminari


Nelle sue relazioni con le altre nazioni, uno Stato a vocazione mondiale agisce per il bene del mondo, come lo dichiara sempre, o, in realtà, per il suo interesse esclusivo di potenza imperialista?

Grecia, circa 400 a. C:

Per chiunque esercita un potere egemonico - persona o stato - non deve esistere logica diversa da quella dell'utile (...) Risulta quindi normale che noi qui intendiamo regolare le condizioni di ognuno secondo il nostro vantaggio[519]...

Ateniesi.- Per ora siamo qui a documentare due circostanze: primo, che il nostro intervento si ripromette un utile per il nostro dominio[520]; secondo, che con le offerte in campo mostreremo la volontà politica di salvaguardare la sicurezza del vostro stato. Intendiamo praticare su di voi un governo libero da ansie e da rischi, e impiegare integre le vostre forze per un comune profitto.

(...)

Meli. - E come potrebbero collimare i nostri interessi: noi fatti schiavi e voi a dominarci?

Ateniesi. - A voi toccherebbe la fortuna di vivere sudditi, prima di soffrire il castigo più crudele; e per noi sarebbe un guadagno non avervi annientati.

(...)

Meli. - Non sareste paghi della nostra neutralità, se invece di brandire le armi restassimo amici?

Ateniesi. - No. Per noi è minaccia più pericolosa la vostra amicizia che il vostro odio aperto: la prima proporrebbe agli occhi degli altri sudditi un esempio di fiacchezza da parte nostra, il rancore invece rammenterà sempre viva la nostra potenza[521].

Nell'essenziale di questo discorso, c'è differenza tra la concezione di una nazione dominante dell'antichità greca, e quella di una nazione dominante attuale?

Il dibattito tra i dirigenti dell'impero di Atene e il piccolo popolo dei Meli si è così concluso:

L'assedio fu stretto con più ferreo vigore. Inoltre in seno ai Meli ci fu un tradimento: ed essi si videro obbligati alla resa senza condizioni. Gli ateniesi passarono per le armi tutti i Meli adulti che caddero in loro potere, e misero in vendita come schiavi i piccoli e le donne. Si stabilirono essi stessi in quella località, provvedendo più tardi all'invio di cinquecento coloni[522].


All'epoca del suo impero, l'Inghilterra aveva questo principio: "Right or wrong, my country. (Che abbia torto o ragione, è il mio paese)." La Germania nazista aveva un principio simile: "DEUTSCHLAND ÜBER ALLES (GERMANIA SOPRA TUTTI)." E il capo del regime affermava: "Una nazione che, nell'era della soppressione delle razze, pensa ai migliori elementi della propria stirpe, deve diventare domani la padrona del mondo[523]."


Aggredire un paese con la pretesa di "liberare" la popolazione dall'oppressione e dalle ingiustizie, non è un'invenzione moderna. Ecco come, nell'antichità, un dirigente ateniese presentava l'aggressione di Atene contro Siracusa, principale città della Sicilia, con l'obiettivo di occuparla e dominare tutta la Sicilia, per potenziare l'impero ateniese:

Vi ripetiamo che la nostra signoria sulla Grecia è il baluardo eretto a protezione della nostra autonomia da ingerenze straniere; che il nostro sforzo di liberazione[524] in Sicilia ci pone in salvo dai colpi nemici; che l'intervento su molteplici fronti risponde all'urgente bisogno di protezione costante che in molte zone del mondo siamo spinti a soddisfare; che da alleati, da benefattori (6) degli oppressi, ora come nelle occasioni precedenti, siamo qui giunti a raddrizzare le ingiustizie, non senza invito, ma insistentemente richiesti[525].

Questo discorso non sembra quello attuale di un dirigente di una nazione a vocazione di dominazione mondiale?

Ecco alcuni esempi di argomenti per giustificare un'azione imperialista:

- portare la civiltà ai barbari: argomento utilizzato dall'impero romano, poi dai paesi europei per colonizzare altri popoli,

- portare la vera religione ai "selvaggi" e ai "miscredenti": argomento utilizzato dagli Arabi per creare l'impero arabo-musulmani, poi dagli Europei per colonizzare altri popoli,

- liberare gli oppressi e portare loro il "socialismo" o il "comunismo": argomento utilizzato dall'Unione Sovietica per occupare altri paesi limitrofi,

- portare la libertà e la democrazia: argomento utilizzato dagli Stati Uniti per occupare altri paesi.


2. INTELLETTUALI DELL'IMPERO


Una nazione con la vocazione di dominio imperiale si caratterizza anche per le dichiarazioni degli intellettuali che sono al suo servizio. Ecco alcuni esempi di dichiarazioni di intellettuali statunitensi, che fanno parte, collaborano o sono vicini al potere politico:

Charles Krauthammer, editorialista del Washington Post, 1999:

"...dai tempi di Roma nessun paese e' stato culturalmente, tecnicamente e militarmente tanto dominante"[526]

Dinesh D'Souza dell'Hoover Institution, nell'articolo "In lode dell'Impero americano", aprile 2002:

"L'America è la potenza imperiale più magnanima del mondo."[527]

Michael Hirsch, direttore della rivista Newsweek:

"Gli alleati degli Stati Uniti devono accettare l'idea che un certo uni-lateralismo da parte americana è un fatto positivo, e anzi auspicabile. Ciò richiede sostanzialmente il riconoscimento del supremo potere dell'America e, in tutta sincerità, che si comprenda quanto storicamente fortunati essi siano, visto che sono protetti da una potenza relativamente benigna."

Robert Kagan, 2003, uomo di punta dell'establishment governativo che gestiva la politica estera statunitense:

[Gli Stati Uniti] "devono appoggiare il controllo delle armi, ma non applicarle ai propri arsenali. E' necessario adottare un sistema di doppie misure[528]."

Robert Cooper, alto diplomatico britannico, consigliere del primo ministro Tony Blair:

"La sfida per il mondo postmoderno è di abituarsi al concetto di un sistema di due pesi e due misure. Quando, fuori del continente europeo postmoderno, si ha a che fare con Stati più tradizionalisti, dobbiamo tornare ai metodi più decisi di un'epoca precedente: la forza, l'attacco preventivo, l'inganno, qualsiasi mezzo sia necessario per trattare con coloro che vivono ancora nel mondo del diciannovesimo secolo, in cui ogni nazione rispondeva solo a se stessa."

Tra questo tipo di intellettuali d'impero, due si sono fatti particolarmente notare.

Il primo è Samuel Phillips Huntington[529]. Nel 1996 ha scritto The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order (Lo scontro delle civiltà e la riorganizzazione dell'ordine mondiale). I mass media ufficiali presentano come il pensiero di referenza nel mondo attuale. Eppure questo libro è considerato dai critici seri ed onesti una visione semplicistica, arbitraria, che non tiene conto delle realtà dei fatti, e, in fin dei conti, il libro è una legittimazione ideologica per un'aggressione occidentale contro la Cina (temuta come eventuale rivale mondiale) i paesi arabo-islamici (per controllare il loro petrolio).

Il secondo autore che si è distinto è Bernard Lewis[530]. I mass media ufficiali lo presentano come l'esperto, se non il miglior esperto, del mondo arabo-islamico. E, come già segnalato, è spesso consultato dai politici repubblicani statunitensi, tra cui l'amministrazione Bush, riguardante la guerra in Iraq. Eppure i critici seri ed onesti, come si è esaminato precedentemente con Edward Said, esprimono delle gravi riserve sugli scritti di questo autore, per l'aspetto ideologico anti-islamico ed anti-arabo.


Quale conclusione trarre del fatto che i dirigenti degli Stati Uniti e i loro sostenitori intellettuali non parlano mai o quasi dei più gravi problemi del pianeta: la fame, la sete, le malattie, i milioni di bambini che muoiono, e quelli che fanno un lavoro da schiavo, le disuguaglianze sociali all'interno dei paesi e tra paesi, la ripresa della corsa agli armamenti, l'impoverimento culturale, i popoli dominati da dittature terroristiche, le risorse insufficienti per 4 esseri umani su 5, lo sconvolgimento dell'ambiente?

A proposito degli intellettuali statunitensi guerrafondai di oggi, qual è la causa della loro incapacità a tenere conto delle errori del passato?

Il problema con Komer veniva del fatto che credeva che tutte queste nozioni, che danno all'occhio, di gestione che aveva appreso ad Harvard avevano un'efficacia in sé. Non si rendeva conto che i limiti erano fissati dal valore o l'assenza di valore di quello che gestiva. Nonostante la sua brillante intelligenza non conformista, credeva anche lui a questa illusione “del peso delle armi e della massa degli uomini”. Nel febbraio 1967, dopo uno dei suoi primi viaggi d'ispezione in Vietnam, aveva detto al presidente: “Malgrado gli sprechi e le spese, è comunque indiscusso che stiamo vincendo la guerra nel Sud. Schiacciamo il nemico sotto il nostro peso e la nostra massa.” Non aveva capito che si poteva applicare la forza doppiandola e “moltiplicare l'errore al quadrato”, come diceva Sir Robert Thompson, stratega britannico della contro-rivoluzione, parlando del comportamento americano in Vietnam[531].


3. DIRIGENTI DELL'IMPERO


Si imputa generalmente i risultati negativi della politica estera statunitense alla personalità di un singolo presidente, per esempio Bush jr. Si ignora o si dimentica la dimostrazione di David Halberstam, nel suo famoso libro del 1972: The Best and The Brightest (I migliori e i più brillanti). Vi dimostra come i dirigenti statunitensi degli anni 1960 erano gli uomini tra i migliori e i più intelligenti negli Stati Uniti, eppure hanno concepito e condotto in Vietnam la guerra più sanguinosa e più disastrosa.

Avevano raggiunto la loro maturità in un sistema che aveva quasi sempre risolto i problemi internazionali seguendo le loro vedute, e avevano difficoltà ad ammettere che questa volta non gli sarebbe riuscito. Il pensiero di tutto ciò che avevano investito in questa guerra [del Vietnam] li incitava ancora più a resistere[532].

Dei dirigenti statunitensi che hanno seguito quelli degli anno 1960, chi ha imparato la lezione?

Non ho l'intenzione di essere il primo presidente degli Stati Uniti a perdere una guerra !

Presidente Richard Nixon[533]


Vietnam


Che tipo di rapporto può esistere tra il presidente di un impero e gli intellettuali che sceglie come collaboratori?

[Il president Lyndon Johnson] condivideva la convinzione dell'epoca che un Americano brillante, particolarmente quando era stato formato nelle grandi università della Est Coast, poteva fare qualsiasi cosa. Il suo complesso d'inferiorità culturale di Texano non faceva che aumentare la sua fiducia negli uomini che avevano ricevuto una tale formazione. Si rivolgeva spesso a Komer dicendogli rispettosamente: “Voi di Harvard[534]."


Robert McNamara, Segretario alla Difesa:

Il segretario della Difesa McNamara, archetipo dei grandi responsabili civili presuntuosi, con la sua tracotanza e la sua parzialità ingenua e superficiale in favore dei generali, aveva messo in moto, mentre lo sforzo di guerra americano aveva soltanto cinque mesi di età, la macchina che doveva procurargli un successo di auto-soddisfazione. (...) McNamara era famoso per prendere [le sue decisioni] in tutta fretta. I suoi collaboratori avevano calcolato che ne aveva preso seicento ventinove importanti in un mese. Si considerava ugualmente come una qualità il fatto che non sembrava mai preoccuparsi della possibilità di un errore e che non guardava mai indietro. (...) I giornalisti gli chiesero quale impressione stava portando al presidente: “Ho visto soltanto progressi, rispose, e i segni della speranza di progressi ancora più grandi nel futuro.” I giornalisti insistettero. Non poteva sicuramente essere così ottimista così presto? Non si piegò. Era una roccia di ottimismo. Ho supposto allora che aveva acquisito questa nozione seccante della pubblicità trionfante nel corso degli anni che aveva trascorso presso la Ford[535].

Questa descrizione del Segretario alla Difesa statunitense, Robert McNamara, non si applica, con le dovute differenze, ad un altro personaggio che ha occupato lo stesso posto durante la guerra contro l'Iraq: Donald Rumsfeld? Coloro che si occupano oggi delle guerre in Iraq e Afghanistan sono diversi di Robert McNamara?

E il famoso e brillante presidente John Kennedy?

Non capiva la rivoluzione politica e sociale che si sviluppava nell'Asia moderna, e nemmeno le realtà della contro-guerriglia. Temeva di vedere estendersi un'onda di conflitti inspirati dai comunisti nei paesi sotto-sviluppati ed era determinato a schiacciarli, ma mancava di conoscenze su questi problemi. Se fosse stato più sensibile all'esito di questi conflitti, avrebbe vietato (...) di continuare a bombardare e mitragliare i contadini vietnamiti[536].


Afghanistan e Iraq


Bush jr, presidente:

ha evitato di arruolarsi per il Vietnam, e ha fatto il servizio militare nella Guardia Nazionale del Texas.

Dick Cheney, vice-presidente di Bush jr:

- ha evitato l'impegno militare,

- negli anni 1970 durante la presidenza di Gerald Ford, è stato capo dello staff della Casa Bianca,

- è stato amministratore della Halliburton, società multinazionale di servizi petroliferi,

- ha votato contro tutte le leggi progressiste e sociali, dal finanziamento pubblico delle scuole ai sussidi per i disoccupati, dalle campagne per la liberazione di Nelson Mandela in Sud-Africa al finanziamento federale degli aborti anche nei casi di stupro e di incesto.

Condoleezza Rice, Segretario di Stato:

- è stata membro del consiglio d'amministrazione di una delle più grandi multinazionali petrolifere, la Chevron Corporation, la quale l'ha onorata dando ad una nave petroliera il nome di Condoleezza Rice,

- è stata membro della Charles Schwab Corporation, una delle più grandi agenzie finanziarie, della Rand Corporation, centro di ricerche e analisi al servizio delle forze armate degli Stati Uniti.

A proposito della guerra in Iraq, la senatrice democratica Barbara Boxer ha dichiarato in merito a Condoleezza Rice: "Credo personalmente - questa è la mia opinione personale - che la sua fedeltà alla missione che le è stata affidata, di vendere la guerra, ha sopraffatto il suo rispetto per la verità[537]."

Randall Tobias:

- vice di Condoleeza Rice,

- direttore dell'Agenzia per lo sviluppo internazionale (US Agency for Internazional Development - USAID),

- si è precipitosamente dimesso per aver suggerito agli Africani di combattere l'Aids con l'astinenza, mentre ricorreva ai servizi di Deborah Palfrey, alias Madame DC, animatrice delle ragazze squillo più gettonate di Washington.

Donald Rumsfeld:

- Segretario alla Difesa:

- negli anni 1970, durante la presidenza di Gerarl Ford, è stato capo dello staff della Casa Bianca,

- ha fatto parte di consigli di amministrazione di varie multinazionali, ed è stato al servizio del presidente Bush padre, del presidente Clinton e del presidente Bush jr,

- è stato accusato di crimini di guerra, in particolare per la violazione dei diritti umani e le torture nelle prigione di Abu Graib in Iraq, e di Guantanamo Bay[538].

Richard Perle:

- nominato dal presidente Bush jr, nel luglio 2001, presidente del Comitato dei consiglieri per la politica estera (Defense Policy Board Advisory Committee),

- è accusato di presunta corruzione e di conflitti di interesse (Bribery Accusations and Alleged Conflicts of Interest), ed anche di questioni giuridiche irrisolte (Unresolved Legal Issues)[539],

- Il 9 marzo 2003, nel The New Yorker, il giornalista Seymour Hersh accusa Perle di un conflitto di interessi, perché, con la sua influenza sulla politica del governo, traeva profitto finanziario dalla guerra in Iraq, tramite rapporti commerciali con investitori sauditi, e legami con la ditta di computer Trireme Partners LLP[540],

- di Richard Perle, il giornalista statunitense Eric Alterman ha scritto nel giornale The Nation: “Insieme con Paul Wolfowitz, Perle è il primo intellettuale architetto della politica estera di W. Bush. (...) Mescola con successo l'attività imprenditoriale personale, ideologica e commerciale in un pacchetto che sembra pulito a condizione che nessuno esamini i relativi particolari[541].”

Paul Wolfowitz:

- ha evitato l'impegno militare,

- negli anni 1970, durante la presidenza di Gerarl Ford, è stato il responsabile dell'Agenzia per il controllo degli armamenti e per il disarmo,

- uno dei padrini del “The Project for the New American Century” (Il Progetto per il nuovo secolo americano),

- uno dei principali ispiratori e ideatore della guerra contro l'Iraq,

- è stato vice segretario alla Difesa di Bush jr,

- poi nominato dal presidente Bush jr alla presidenza della Banca Mondiale, dove è stato denunciato dal sindacato dei dipendenti e costretto alle dimissioni per aver favorito sua compagna Shaha Ritza, con una promozione ingiustificata ed uno stipendio record.

John Ashcroft, ministro della Giustizia:

- "sostenitore della pena di morte, ha firmato sette esecuzioni capitali, difende i privilegi della grande industria farmaceutica, ha ricevuto donazioni dalla [compagnia telefonica] At&t, dalla multinazionale Monsanto, dalla Microsoft, il suo primo atto di ministro è stato l'annuncio che i dati concernenti l'acquisto di armi dovevano essere distrutti[542]."

- appartenente alla Chiesa battista, ha dichiarato: "Confido pienamente in Dio[543]."

Colin Powell:

- è stato in Vietnam durante la guerra, ma ha combattuto poco,

- ex Segretario del Dipartimento di Stato dove è stato uno degli artefici della guerra del 2003 contro l'Iraq.


Prossimamente


La visione imperiale statunitense riguarda soltanto il partito repubblicano o in uguale misura il partito democratico? La realtà mostra che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, le guerre intraprese dai governi statunitensi sono state decise e condotte sia da presidenti repubblicani che democratici.

Barack Obama

29 ottobre 2008, appello per votarlo, alla vigilia della sua elezione:

Come Presidente, ricostruirò il nostro potenziale militare in modo da affrontare le sfide del XXI° secolo. Rinnoverò la diplomazia decisa, che impedirà all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare e che impedirà i comportamenti aggressivi della Russia. E riorienterò i nostri sforzi per finire il lavoro intrapreso contro Al Qaida e i talebani in Afghanistan[544].


I presidenti cambiano, l'impero americano rimane.

Malgrado le differenze tra Barack Obama e John McCain, una stessa concezione del posto degli Stati Uniti nel mondo unisce i due principali partiti. Quella di un impero che deve assolutamente conservare la sua superiorità militare[545].


4. ATTI DELL'IMPERO


Sempre e dovunque, qualsiasi impero ha potuto esistere soltanto con il ricorso alla dominazione militare per disporre del massimo di risorse naturali dei paesi più deboli militarmente. Si è già visto, nella parte ECONOMIA e nella parte GUERRA, il comportamento dell'attuale impero, quello statunitense:

un governo che deteneva tutti i record moderni in materia di aggressioni internazionali, esplicite e non[546]...

Il primo atto statunitense di tipo imperiale è stato nel 1898 la guerra ispano-statunitense che portò gli Stati Uniti ad impadronirsi delle Filippine, diventando così una potenza del Pacifico[547]. Quale fu il motivo di questa guerra? Era una "strana" (già) esplosione a bordo della nave statunitense USS Maine nel 1898, appena fuori dell'Avana, che provocò la morte di 268 persone. Gli Stati Uniti accusarono la Spagna di aver sabotato loro nave, ma alcuni pensano che in realtà gli Statunitensi avevano causato l'esplosione, creandosi una giustificazione per avere il controllo di Cuba.

Se dobbiamo usare la forza è perché siamo l'America, la nazione indispensabile al mondo.

Madeleine Albright,

ex-Segretario di Stato degli Stati Uniti[548]

Cosa dedurre da questa dichiarazione se non che i dirigenti statunitensi, che siano repubblicani o democratici, considerano gli altri popoli dei minorenni o dei sudditi che devono accettare la direzione degli Stati Uniti?

Che un governo decida unilateralmente di erigersi a protettore delle altre nazioni del mondo, perché è il più forte militarmente, è o non è una caratteristica di tutti gli imperi che si sono arrogati questo il ruolo di dominatore, come segnalato con l'esempio della Grecia antica?

Cosa significa il ricorso prevalente alla forza delle armi per imporre - il "hard power" (potere duro) -, e non alla forza pacifica delle idee per convincere - il "soft power" (potere leggero) -, malgrado la potenza dei mezzi di comunicazione a disposizione, se non l'incapacità di convincere? E qual' è la causa di questa incapacità se non la mancanza di giustizia delle azioni intraprese?

L'America ha troppo potere per il bene di chiunque compreso il proprio[549].

Sono atti imperialisti ancora più gravi quelli in cui, al dominio militare ed economico, si aggiunge il dominio demografico, che scaccia la popolazione indigena dal suo territorio e mette al posto altre persone appartenenti alla nazione dominante. E' il caso dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati.


5. CHI E' IL RIVALE? [550]


L'equilibrio del terrore è l'unico cardine su cui un'alleanza può gravitare sicura: la mancanza di un concreto vantaggio, su cui far leva, distoglie un eventuale prevaricatore dal progetto di un attacco proditorio. (...)

Contro una potenza che si innalza superba, non vale limitarsi a respingerne gli assalti, quando vengono sferrati: occorre prevenirla, e scoraggiarne l'impeto aggressivo. Non ci è concesso di misurare un anticipato bilancio dei confini entro cui intendiamo stringere il nostro dominio, ma oramai ci siamo stabiliti in una condizione politica particolare: tramare minacce contro quello stato, non alleviare la pressione su quest'altro, in ferrea coerenza con il nostro ruolo mondiale, poiché è sempre vivo il pericolo di cadere noi sotto il potere di altri, se non li precorriamo piegandoli.

Non è un dirigente attuale che parla, era un dirigente della Grecia antica, Alcibiade, per convincere gli Ateniesi di attaccare la Sicilia e dominarla[551]. Quanto a Adolf Hitler, ecco la sua posizione:

Il testamento politico del popolo tedesco riguardante il suo atteggiamento in politica estera deve essere così: non accettare mai che si determinino in Europa due imperi continentali[552].

Stephen Peter Rosen, direttore dell'istituto Olin per studi strategici di Harvard, ha scritto nel 2002:

Un'entità politica che dispone di una potenza militare schiacciante e che utilizza questo potere per influire sul comportamento degli altri stati non può che definirsi impero [...] il nostro scopo non è combattere un rivale, poiché non ve ne sono, ma conservare la nostra posizione imperiale e mantenere l'ordine imperiale[553].

A quale avversario era rivolta questa dichiarazione di Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti: “Il tenore di vita del popolo americano non è negoziabile”? E per quale motivo questo tenore di vita non è negoziabile, se non al fine di perpetuare ciò che permette questo tenore di vita, ossia la dominazione imperiale statunitense sul pianeta?

Dalla fine della seconda guerra mondiale, tutti i governi degli Stati Uniti hanno giustificato le loro azioni militari con la necessità di opporsi all'Unione sovietica e di combattere il comunismo. Dopo la fine dell'Unione sovietica e del Patto militare di Varsavia, perché gli Stati Uniti non solo mantengono il patto militare della NATO, ma lo rafforzano con nuovi alleati, aumentano le basi che contengono armi nucleari, in Europa e in Giappone, e installano nuove basi militari in altri paesi?

Ecco alcuni fatti significativi realizzati da vari governi degli Stati Uniti, altrettanto repubblicani che democratici:

- 1991: dopo il bombardamento sull'Iraq, hanno stabilito basi militari in Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman e negli Emirati arabi Uniti,

- 1999: dopo i bombardamenti sulla Jugoslavia, hanno stabilito basi militari in Kosovo, Albania, Bulgaria, Macedonia, Ungheria, Bosnia e Croazia,

- 2001-2002: dopo i bombardamenti sull'Afghanistan, hanno stabilito basi militari in Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Georgia, Yemen e Gibuti,

- 2003: dopo i bombardamenti e l'invasione dell'Iraq, l'hanno occupato[554].


Visto che il territorio degli Stati Uniti fu, nel 2001, colpito da uomini armati solo di temperini e con semplici aerei commerciali, a cosa servono e contro quale rivale il riarmo così massiccio degli Stati Uniti, e le spese colossali per creare uno "scudo spaziale" anti-missilistico?

E se si considerano le dichiarazioni di Al Qaida di possibili attentati con armi inconsuete, è proprio per difendersi da questi tipi di attentati che si crea uno "scudo spaziale", o per difendersi da un tutt'altro rivale? Chi allora?

1992,

in "Defense Planning Guidance for the Fiscal Years 1994-1999"

(Orientamento del programma di difesa per gli anni fiscali 1994-1999):

Il nostro obiettivo primario è impedire la comparsa di un nuovo rivale, sia sul territorio dell'ex Unione Sovietica che altrove, che rappresenti una minaccia paragonabile a quella costituita dall'Unione Sovietica. (...) Dobbiamo tener sufficientemente conto degli interessi delle nazioni industriali avanzate per scoraggiarle dallo sfidare la nostra leadership o dal tentare di rovesciare l'ordine costituito politico ed economico. (...) Dobbiamo mantenere in vita i meccanismi che possano scoraggiare i possibili avversari anche dall'aspirare a ottenere un ruolo più rilevante a livello regionale o globale[555].

1996,

Generale Joseph Ashy,

all'epoca comandante in capo del comando spaziale degli Stati Uniti:

Un giorno potremo attaccare bersagli terrestri (navi, aerei, strutture di terra) dallo spazio. (...) Potremo combattere nello spazio. Potremo combattere dallo spazio e potremo combattere dentro lo spazio[556].

1997,

K. R. Hall,

assistente segretario dell'Air Force e direttore del National Riconnaissance Office:

A proposito della superiorità spaziale, noi al momento l'abbiamo, ci piace e faremo tutto per tenercela[557].

Giugno 2000,

C. Knight,

Project on Defense Alternatives,

presentazione al Council of Foreign Relations:

Il nuovo standard [di preparazione militare] ha lo scopo di mantenere la superiorità bellica su tutti i possibili rivali e di prepararsi oggi per le sfide armate di domani anche se al momento non è ancora possibile identificarle e, una loro manifestazione nel futuro, è solo configurabile come ipotesi teorica. (...) Le specifiche tecniche militari si sono distaccate dalla valutazione reale dell'effettiva minaccia alla sicurezza. (...) Le peculiarità degli scenari reali sono divenute secondarie rispetto alla necessità generale di mostrare a tutto il mondo il livello di superiorità delle forze americane[558].

Settembre 2000,

in The Project for the New American Century (Progetto per il nuovo secolo americano),

redatto dall’American Enterprise Institute,

con tra i suoi padrini Donald Rumsfled e Paul Wolfowitz:

Nel presente gli Stati Uniti non affrontano nessun rivale globale. La grande strategia dell’America deve mirare a preservare ed estendere questa posizione vantaggiosa quanto lontano possibile nel futuro[559].

Settembre 2002,

Casa Bianca,

Strategia per la sicurezza nazionale:

Le nostre forze armate saranno abbastanza forti da dissuadere i potenziali avversari dall'inseguire una politica di armamento militare nel tentativo di superare, o anche solo di eguagliare, la potenza degli Stati Uniti. (...) L'America agirà contro tali possibili minacce prima che possano giungere a compimento. (...) Dobbiamo scoraggiare gli avversari e difenderci dalla minaccia prima che essa si scateni. (...) Non possiamo permettere ai nostri nemici di colpire per primi. (...) Per neutralizzare o scongiurare tali atti di ostilità da parte dei nostri avversari, gli Stati Uniti, se necessario, agiranno in maniera preventiva[560].

Giulietto Chiesa:

La velocità con cui l'Impero nascente stava prendendo coscienza di sé si può misurare, del resto, dal testo del Defense Planning Guidance for the Fiscal Years 1994-1999. Pubblicato nel febbraio 1992, nel corso del primo mandato del presidente Clinton, era stato elaborato durante l'Amministrazione di Bush padre, sotto la supervisione del sottosegretario Paul Wolfowitz. La prima guerra del Golfo vi è definita come "il primo conflitto del dopo Guerra Fredda", e la "nuova strategia" che vi è delineata "richiede che noi operiamo per impedire che qualsiasi potenza ostile domini una regione le cui risorse sarebbero sufficienti, se controllate strettamente, a generare una potenza globale". Questa strategia, viene precisato (e questa è la colossale novità), non riguarda soltanto "potenze ostili", ma anche, in generale, "paesi industriali avanzati, per dissuaderli dallo sfidare la nostra leadership o dal cercare di capovolgere l'ordine politico ed economico costituito[561].

A quale rivale pensano i dirigenti degli Stati Uniti?... La Corea del Nord?... L'Iran? ... O questi sono soltanto dei pedoni per accerchiare un rivale così forte da competere con la potenza economica e militare statunitense: l’Europa? il Giappone?... la Russia?... la Cina?

Per rispondere a questa domanda, ecco alcuni estratti di punti chiavi del documento intitolato "Defense Planning Guidance for the Fiscal Years 1994-1999" (Orientamento di pianificazione per la difesa per gli anni fiscali 1994-1999):

- primo obiettivo: impedire l'emergenza di una superpotenza rivale, non solo tra gli avversari politici ostili ma anche tra le nazioni industrializzate:

Il nostro primo obiettivo è di evitare il riemergere di un nuovo rivale. Questa è una considerazione dominante della nuova strategia di difesa regionale e richiede che ci sforziamo di evitare a qualsiasi potenza ostile di dominare una regione le cui risorse, sotto controllo consolidato, siano sufficienti a generare un potere globale. Queste regioni comprendono l'Europa occidentale, l'Asia orientale, il territorio dell'ex , e l'Asia sud-occidentale.

Ci sono tre aspetti addizionali a questo obiettivo: prima gli Stati Uniti devono mostrare la leadership necessaria per stabilire e tutelare un nuovo ordine che detiene la promessa di convincere i potenziali concorrenti che non hanno bisogno di aspirare a un ruolo maggiore o perseguire una postura più aggressiva per proteggere I loro legittimi interessi. In secondo luogo, nelle aree di non-difesa, dobbiamo sufficientemente tenere conto degli interessi delle nazioni industriali avanzate[562] per scoraggiarli a contestare la nostra leadership o a cercare di rovesciare l'ordine economico e politico stabilito. Infine, dobbiamo mantenere i meccanismi per dissuadere i potenziali concorrenti anche ad aspirare ad un più ampio ruolo regionale o globale.

- Altro punto chiave, la salvaguardia degli interessi statunitensi, così definiti:

Accesso alle materie prime di vitale importanza, in primo luogo il petrolio del Golfo Persico; proliferazione delle armi di distruzione di massa e missili balistici; minacce ai cittadini degli Stati Uniti dal terrorismo o da conflitti regionali o locali, e minacce alla società americana dal traffico di stupefacenti.

- Per questo, gli Stati Uniti considerano che:

l'ordine mondiale è in ultima analisi sostenuto dagli Stati Uniti.

- e, di conseguenza, se necessario:

gli Stati Uniti dovrebbero essere in grado di agire in modo indipendente quando un'azione collettiva non può essere orchestrata[563]

Tutte queste considerazioni non sono state scritte durante la presidenza del repubblicano Bush jr, ma durante la presidenza del democratico Bill Clinton.


Prova di guerra spaziale?


Il 21 febbraio 2008, il governo statunitense ha distrutto un suo satellite con un missile. Il motivo ufficiale fu che il satellite era impazzito. Ma, in realtà, quest'azione non è stata una prova e una dimostrazione della capacità degli Stati Uniti nel campo delle guerre spaziali?

E' proprio questo uso militare dello spazio ha sollevato proteste da parte della Russia e soprattutto della Cina.

(...) La Cina accusa gli Stati Uniti di ipocrisia: da un lato - osserva - gli americani denunciano le ambizioni nello spazio di altri paesi, dall'altro conducono operazioni autonome e si rifiutano di firmare un trattato per il divieto delle armi nello spazio. Proprio il mese scorso, infatti, Pechino e Mosca avevano proposto un trattato del genere, ma Washington aveva risposto di no.

Ad accentuare le diffidenze internazionali è il sospetto che il satellite colpito ieri contenesse sofisticate apparecchiature di spionaggio che il Pentagono non voleva che cadessero nelle mani degli avversari. Una ipotesi, questa, respinta sdegnosamente dai generali americani. Ieri, [il generale] Cartwright ha anche insistito che non si trattava di un esperimento per mostrare al mondo le capacità antimissilistiche degli Stati Uniti, ma solo di una missione "per difendere vite umane". (...) Il "partito" delle guerre stellari esulta, la Cina no[564].


Terrorismo islamico


Il rivale dagli Stati Uniti può essere il terrorismo islamico?

Il terrorismo islamico è, come proclamano i dirigenti statunitensi, il principale ed unico nemico, o semplicemente una pedana per mantenere la supremazia contro un nemico potenziale più pericoloso?

Da cosa dipende il funzionamento di tutto, dalle macchine in fabbrica, al surriscaldamento delle case, agli aerei che sganciano le bombe? Tutto dipende dal petrolio. Quindi chi ha il massimo controllo sul petrolio ha il massimo controllo sul pianeta.

Quali sono i paesi che possiedono le più grandi risorse di petrolio? Sono i paesi islamici. Quindi chi controlla i governi dei paesi islamici controlla il loro petrolio. L'Iraq è uno di questi, e possiede molto petrolio.

Anche l'Afghanistan è un paese strategicamente importante, non perché ha petrolio ma perché il suo territorio è economicamente il più redditizio per far transitare il petrolio proveniente dai paesi dell'Asia centrale.

Chi minaccia il controllo statunitense su questi paesi islamici? Principalmente gli Islamici che rifiutano che il petrolio del loro paese sia gestito al profitto esclusivo degli Stati Uniti e dei loro alleati, i governi che dominano i paesi islamici.

Ma è credibile che questi nemici degli Stati Uniti, gli Islamici, si combattono con un riarmo massiccio ed uno scudo spaziale?


Europa


Il rivale evocato dagli Stati Uniti può essere l'Europa?

E' vero che potrebbe diventarlo, considerando la dichiarazione di un alto dirigente della Banca Europea: ha affermato che se l’euro diventerà una moneta così potente da essere utilizzata da 2 miliardi di persone, sarà un problema serio per gli Stati Uniti[565].

Qual è la relazione tra questa dichiarazione e il fatto che la Russia e l'OPEC, l'organizzazione dei paesi produttori di petrolio, stanno esaminando la possibilità di sostituire le valute locali con l'euro per tutte le transazioni petrolifere, mettendo fine alla supremazia del dollaro statunitense[566]?

Ma è credibile che questa minaccia economica, che rischia effettivamente di mettere fine alla dominazione imperiale statunitense, si combatte con un riarmo massiccio ed uno scudo spaziale?




Giappone


Il rivale evocato dagli Stati Uniti può essere il Giappone?

Lo potrebbe diventare se i dirigenti di questo paese decidono di concretizzare l'osservazione seguente di un economista giapponese:

Nel XIX secolo la Gran Bretagna instaurò un ordine economico internazionale di cui si mise a capo. Gli stati Uniti fecero lo stesso nel XX secolo. E' tempo che il Giappone s'inventi un sistema internazionale che rifletta i suoi interessi[567].


Russia


Il rivale evocato dagli Stati Uniti può essere la Russia?

E' vero che questo ex impero conserva ancora un aspetto imperiale con la sua dominazione coloniale sulla Cecenia, riaffermata dalle due guerre russe contro il desiderio di indipendenza del popolo ceceno, e inseguito con la sua azione in difesa dei due territori che si sono distaccati dalla Georgia.

Qual è la finalità reale dell’accordo del gennaio 2007 tra Russia e India sull’energia, e il loro rifiuto esplicito alla militarizzazione dello spazio, rivolto agli Stati Uniti, per i programmi di guerre spaziali, e alla Cina, per il test missilistico del 2007 nello spazio?

Contro quale rivale il governo statunitense progetta di installare intercettori anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca? Se fosse, come lo dichiarano i dirigenti statunitensi, per proteggere l'Europa da un eventuale attacco da parte dell'Iran, perché il presidente russo Putin ha rifiutato queste installazioni?

Presidente Putin,

27 aprile 2007:

E' ora che i nostri partners contribuiscano non a parole ma con i fatti, alla riduzione degli armamenti almeno in Europa[568].

Primo giugno 2007:

Noi abbiamo firmato e ratificato l'accordo sugli armamenti convenzionali in Europa, e loro cosa fanno? Riempiono con nuovi armamenti l'Europa orientale. Una nuova base in Bulgaria, un'altra in Romania, un sito per nuovi missili in Polonia e per un radar in Repubblica ceca. Cosa dovremmo fare? Non possiamo stare a guardare e rispettare gli accordi in modo unilaterale[569].

Infine, a luglio 2007, il presidente Putin ha messo fine al trattato che, 20 anni fa, aveva messo fine alla guerra fredda.

Quindi, l'iniziativa unilaterale del riarmo massiccio e dello scudo spaziale, da parte degli Stati Uniti, è rivolta contro la Russia, per impedirle di ridiventare un avversario suscettibile di rimettere a rischio la dominazione imperiale statunitense?


Cina


Il rivale evocato dagli Stati Uniti può essere la Cina?

Andrew Marshall, ottantenne, è uno degli autori del programma della "guerra stellare" ai tempi del presidente Reagan, e dal 1949 lavora al Pentagono, con qualche interruzione. Alla domanda su cosa pensa dell'Iraq, risponde che è impegnato in una cosa più seria: "la prossima guerra con la Cina, tra una ventina di anni, sotto l'acqua e nello spazio"[570].

In effetti, la Cina sta diventando una potenza globale che potrebbe rivelarsi molto più influente degli Stati Uniti, e questo per vari motivi.

Da una parte:

- possiede una forza dissuasiva che l'ex Unione Sovietica non aveva, l'economia che cresce a ritmi importanti, ma che ha assoluto bisogno di risorse naturali, in particolare di petrolio,

- ha un mercato desiderato da tutte le grandi multinazionali, che portano i rispettivi governi al massimo di compromessi con la China, in nome del profitto da ottenere nello sfruttamento del mercato cinese,

- ha ormai una flotta da potenza mondiale:

La Cina afferma le sue ambizioni navali. (...) ha integrato il club molto chiuso degli otto paesi in possesso delle più grandi flotte mondiali[571].

Dall'altra parte, come lo svela il “Pentagon China 2007”, l'annuale rapporto sulla potenza militare cinese, presentato al Congresso statunitense, la Cina sta sviluppando a ritmi “sorprendentemente rapidi” missili a testata nucleare, piazzati su piatta-forme terrestri mobili o su sottomarini, con un raggio d'azione di oltre 8.000 km, quindi in grado di colpire il territorio statunitense.

Nel Rapporto annuale del 2007 del ministero della Difesa statunitense al Congresso, si legge:

Guerra asimmetrica

Individuare e sfruttare le asimmetrie è un aspetto fondamentale del pensiero strategico e militare cinese, in particolare come mezzo per una forza più debole per sconfiggere una più forte. Fin dalla guerra del Golfo Persico nel 1991 e l'operazione FORZA ALLEATA, gli strateghi militari cinesi hanno sottolineato gli approcci asimmetrici per sfruttare le vulnerabilità di avversari tecnologicamente superiori. Nel 1999 un editoriale del giornale dell'Esercito di liberazione suggeriva esplicitamente: "un nemico forte con superiorità assoluta non è certamente senza debolezza che può essere sfruttata da un lato più debole. [...] La nostra preparazione militare ha bisogno di essere più direttamente finalizzata a trovare tattiche per sfruttare le debolezze di un nemico forte." Elementi di esplorazione della Cina per opzioni di guerra asimmetrica possono essere visti nel suo pesante investimento in sistemi di missili balistici e di crociera, che includono missili cruise anti-navi avanzati; sistemi di guerra sotto acqua, compresi sottomarini e mine navali avanzate; sistemi di counterspace; operazioni di rete di computer; e, forze di operazioni speciali. (...)

La Cina persegue una strategia di sviluppo a tre passi nella modernizzazione della sua difesa nazionale... Il primo passo è di stabilire una solida base tra il 2010, il secondo è di realizzare grandi progressi intorno al 2020, e il terzo è fondamentalmente di raggiungere l'obiettivo strategico di costruire forze armate telematiche in grado di vincere guerre informatizzate nella metà del 21essimo secolo[572].

Nello stesso Rapporto si legge:

La Cina è fortemente dipendente dalle linee marittime critiche per le sue importazioni di energia. Quasi 80% delle importazioni di petrolio della Cina transitano nello Stretto di Malacca[573].





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Anche per chi non è specialista di geo-politica mondiale, basta guardare questa carta geografica per capire che la posizione di alcuni paesi li rende automaticamente di importanza primordiale per il rifornimento di petrolio, e quindi chi controlla questi territori, controlla la circolazione del petrolio: Afghanistan, Tagikistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Turkmenistan.

Il Rapporto presenta questa gamma di missili balistici medi e intercontinentali:

Attualmente la Cina è in grado di indirizzare le sue forze nucleari in tutta la regione e la maggior parte del mondo, tra cui gli Stati Uniti continentali. Sistemi più recenti, come il DF - 31, DF - 31A, E JL - 2, daranno alla Cina più forza nucleare di sopravvivenza[574].



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Il Rapporto indica la gamma massima di forza SRBM convenzionale della Cina, e afferma: "

Attualmente la Cina è in grado di dispiegare la forza dei missili balistici per sostenere una serie di contingenze regionali[575].





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Ma allora, per quale reale motivo il governo degli Stati Uniti non fa nulla contro la Cina, almeno ufficialmente, mentre minaccia l'Iran di attacco militare e di sanzioni delle Nazioni Unite, ben sapendo che i missili iraniani non possono arrivare nel territorio degli Stati Uniti?... La risposta non è difficile da trovare: per gli Stati Uniti, l'Iran è più debole militarmente, ha del petrolio e il suo territorio può costituire una base ulteriore di accerchiamento contro la Cina.

Ultima domanda: il motivo principale delle imprese militari degli Stati Uniti è la volontà di dominio più grande sul pianeta, o il timore di declino di questo dominio a favore di una potenza rivale emergente?

Il declino di Roma fu il naturale e inevitabile effetto della sua smodata grandezza.

Edward Gibon,

in Il declino e la caduta dell'impero romano.


L'autunno del dollaro.

(...) Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale, Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. (...)

Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa al Giappone[576].

















PARTE II


PACIFISMO, RESISTENZA E TERRORISMO

o chi aggredisce e chi si difende?






































CONSIDERAZIONI PRELIMINARI



1. Criterio fondamentale


Per capire e risolvere un fatto, Il criterio fondamentale è quello di distinguere tra la causa che ha provocato questo questo fatto, e la conseguenza che lo ha generato. In un paese, è la resistenza della popolazione che crea la dittatura o, al contrario, è l'esistenza della dittatura che crea la resistenza della popolazione? Nelle relazioni tra nazioni, è la resistenza della popolazione di una nazione che crea l'aggressione e l'occupazione da parte di un esercito straniero, o, al contrario, è l'aggressione e l'occupazione da parte di un esercito straniero che crea la resistenza della popolazione aggredita e occupata?


2. Resistenza pacifica, resistenza armata, terrorismo


Ma quando un lungo treno di abusi e usurpazioni, perseguendo sempre lo stesso oggetto dimostra il disegno di sottometterli [gli uomini] a dispotismo assoluto, è loro diritto, è loro dovere, buttare fuori tale governo, e di fornire nuove guardie di sicurezza per il loro futuro .

Dichiarazione d'Indipendenza statunitense,

4 luglio 1776.

(...) E' sempre l'oppressore, non l'oppresso, che determina la forma della lotta. Se l'oppressore utilizza la violenza, l'oppresso non avrà altra scelta che di rispondere con la violenza. Nel nostro caso, ero soltanto una forma di legittima difesa.

Nelson Mandela[577]


Quando un esercito bombarda, uccide e mutila una popolazione, distrugge le sue case e le infrastrutture di sua vita quotidiana, come possono i dirigenti e i militari del paese aggressore:

- chiedere a questa popolazione consenso e condannare la sua resistenza pacifica,

- e, quando questa resistenza pacifica si rivela insufficiente, condannare la sua resistenza armata dei più coraggiosi di questa popolazione,

- e, infine, stupirsi che una minoranza di questa popolazione, la più esasperata, faccia ricorso all'azione terroristica che colpisce i militari ed anche i civili del paese aggressore?

In un paese, a cosa serve una dittatura militare interna se non a permettere a una minoranza di godere di privilegi economici e di potere politico, negando alla maggioranza dei cittadini i loro diritti fondamentali? E a cosa serve un'aggressione militare esterna se non per occupare un territorio e sfruttarne le risorse naturali e/o disporre di basi militari?

Quindi, il pacifismo, la resistenza e il terrorismo sono le cause che giustificano la dittatura interna o/e l'intervento militari esterno, o, al contrario, ne sono le conseguenze?


L'osservazione dei fatti storici mostra, sempre e dovunque, che i popoli oppressi da una dominazione interna o esterna, cercano generalmente di ottenere la libertà e l'indipendenza, seguendo queste tre fasi di azione, nello stesso tempo o l'una dopo l'altra. Nella prima fase gli oppressi oppongono una resistenza pacifica. Quando si rivela inefficiente, passano ad una resistenza armata popolare. In seguito o parallelamente alla resistenza pacifica o/e a quella armata popolare, è possibile l'apparizione di azione terroristica da parte di uno o più gruppi minoritari della popolazione.

E' corretto e giusto considerare qualsiasi forma di opposizione ad una dominazione interna o esterna come azione da condannare, considerandola sempre come terroristica, o distinguere tra una resistenza popolare pacifica, una resistenza popolare armata, e un'azione terroristica di un gruppo?




I.

PACIFISMO


1. Considerazioni generali


La resistenza popolare pacifica è la reazione di una parte più o meno numerosa della popolazione per porre fine alla dominazione di cui è vittima da parte di un governo interno o di un esercito straniero.

Nel caso di una dominazione esterna, alla resistenza del popolo dominato può aggiungersi la resistenza di una parte del popolo di cui l'esercito è l'aggressore e il dominatore. Per esempio, durante la guerra in Vietnam, una parte della popolazione dominata vietnamita esercitava una resistenza pacifica, guidata in particolare da religiosi buddisti; nel frattempo, una parte del popolo statunitense, di cui l'esercito era l'aggressore, esercitava un'azione di opposizione pacifica alla guerra fatta dal suo governo contro il Vietnam.

Per essere efficace, il pacifismo deve avere come finalità soltanto il rifiuto della guerra, qualsiasi sia la sua motivazione e forma, o deve distinguere tra la guerra d'aggressione, condannabile senza condizione, e una guerra difensiva o di liberazione, legittima in quanto conseguenza della guerra di aggressione?

Inoltre, il pacifismo deve accontentarsi di rifiutare solo a parole una guerra e, per il resto, rimanere inattivo, permettendo così indirettamente la continuazione della guerra di aggressione, o agire in modo pacifico per mettere fine a la guerra di aggressione?

Il pacifismo deve essere manifestato prima e principalmente da parte della popolazione del paese aggressore o di quello aggredito, o da parte dei due popoli contemporaneamente?

2. Nel paese aggressore

Motivi


I cittadini manifestano contro una guerra d'aggressione decisa dal loro governo, a causa dell'incapacità dei loro dirigenti politici:

- di evitare la guerra come soluzione dei conflitti tra le nazioni,

- o, se la guerra è già iniziata, a vincerla.

Ma, dietro questa incapacità, si scopre sempre questi due motivi:

- l'orgoglio di credersi invincibile perché si dispone della superiorità in forza militare,

- e l'interesse economico e di carriera di coloro che decidono e conducono la guerra, interesse che viene considerato prioritario rispetto al costo della guerra che pesa sui cittadini: il costo finanziario sotto forma di tasse e il costo in vite umane dei soldati mandati a fare questa guerra.

Alla maggioranza dei cittadini, a nome dei quali un governo fa una guerra contro un'altra nazione, non basta la coscienza e il dovere d'informarsi correttamente, per agire contro la guerra fatta dal loro governo, ma aspettano sempre che diventino insopportabili la spesa finanziaria del loro paese, il numero dei loro morti, ed il rischio di trovarsi personalmente chiamati in combattimento.

Vietnam:

La “Macchina verde”, come il soldato americano chiamava a giusto titolo il suo esercito quell'anno, aveva richiesto ed ottenuto 841 264 soldati di leva fino a Natale 1967, e 33 000 altri stavano per essere chiamati in gennaio 1968. La guerra costava adesso 33 miliardi di dollari l'anno, provocando un'inflazione che cominciava seriamente a far tremare l'economia degli Stati Uniti. I campus dei colleges e delle università erano in ebollizione. Prima del 1967, i figli della borghesia bianca erano riusciti in grande maggioranza ad evitare la guerra grazie alla scappatoia dei rinvii universitari. Ma nel 1967 i bisogni della Macchina verde erano tali che si arruolava per forza un gran numero di giovani nel corso degli studi. Questa minaccia di essere chiamati per combattere in questa guerra, oggetto di una repulsione morale sempre più grande, trasformò in manifestanti dei giovani che altrimenti si sarebbero poco preoccupati delle disgrazie di un popolo asiatico e della trasformazione in carne per cannone di contadini, di operai americani e di rappresentanti delle minoranze etniche. Gli studenti raggiunsero il movimento in numero uguale e con la stessa passione.

La maggioranza degli Americani, popolo tanto credulone quanto gli altri, aveva tollerato questa sofferenza unicamente perché le autorità, nelle quali aveva fiducia, avevano dato loro l'assicurazione che questo sacrificio era necessario per la salvezza della nazione e che la vittoria era a portata di mano. Adesso la società americana era provata al punto che la sua volontà ne era scossa. Il costo umano e finanziario della guerra di usura era così alto che, quando l'offensiva del Têt [della resistenza vietnamita] ne dimostrò il fallimento, ne risultarono inevitabilmente un crollo psicologico e una crisi politica di proporzioni storiche.

(...)

Sulla loro televisione a colori, gli Americani vedevano ogni sera le immagini di questo paese che dovevano normalmente soccorrere, bruciare e distrutto a pezzi. (...) Questo spettacolo rafforzò l'opposizione alla guerra, diventata una preoccupazione morale maggiore, allargandolo, aldilà degli studenti e degli intellettuali, ad un largo settore della classe media anche senza figli in età di essere chiamati in leva[578].


Agenti


Nel capitolo sulla guerra, si è fatta la distinzione tra chi decide la guerra (dirigenti politici e militari), chi la fa (soldati) e chi la sostiene direttamente (i produttori di armi e i banchieri che finanziano questo commercio) o indirettamente (i cittadini che votano e sostengono le decisioni belliche dei loro dirigenti).

Lo stesso, a proposito di una dittatura, è necessario fare la distinzione tra chi la decide (dirigenti politici e militari), chi gli permette di esistere (i militari), e chi la sostiene direttamente (i produttori di armi e i banchieri che finanziano questo commercio) o indirettamente (i cittadini che sostengono questa dittatura perché vi trovano i loro interesse economico).

La stessa distinzione è da fare anche a proposito di coloro che si oppongono alla dittatura o alla guerra di aggressione.

Ovviamente, sempre e dovunque, - è una constatazione banale ma utile a ricordare -, chi si oppone pacificamente ad una dittatura interna o a una guerra d'aggressione straniera, non si trova mai o rarissimamente tra coloro che decidono questa dittatura o questa guerra, si trova raramente tra coloro che permettono l'esistenza di questa dittatura o questa guerra (i soldati), si trova soprattutto tra i cittadini che patiscono di questa dittatura o di questa guerra.

Nei paesi dell'informazione cosiddetta libera, i mass media dicono poco sui movimenti pacifisti dei cittadini, e non dicono quasi nulla sui movimenti pacifisti dei loro soldati, come per esempio i movimenti pacifisti di cittadini e militari statunitensi, israeliani, russi, ecc.?

E nei paesi dominati da una dittatura, non solo i mezzi d'informazione ufficiali, controllato dal governo, non dicono nulla, ma i cittadini non hanno nemmeno il diritto di manifestare pacificamente contro la dittatura interna o contro la dominazione che il loro governo esercita contro un altro popolo.


Soldati


1.


Dichiarazione di veterani U.S. della guerra in Iraq:

1.


I soldati hanno il diritto di rifiutare una guerra illegale.

Tutti coloro che sono al servizio di questo paese giurano di proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, sia stranieri che domestici. Tuttavia, sono perseguiti se obiettano di servire in una guerra che considerano illegale dal punto di vista della nostra Costituzione. Come tali, i nostri fratelli e sorelle stanno pagando il prezzo dell'incompetenza politica, costretti a combattere in una guerra invece di essere addestrati sufficientemente al compito di costruire la nazione[579].

Pochissimi soldati sanno che i principi di Norimberga, firmati dal loro governo, chiedono la disobbedienza alle leggi o agli ordini nazionali che violano la legge internazionale. I dirigenti governativi e militari, non solo nei paesi dittatoriali, ma anche in quelli liberali, tengono i soldati nell'ignoranza di questi principi di Norimberga, per evitare che rifiutino di obbedire ad ordini contrari alla legge internazionale.

Lo stesso sono tenuti nell'ignoranza i cittadini a proposito dei movimenti pacifisti, in particolare statunitensi, israeliani, russi, ecc., che lottano per una soluzione pacifica, democratica e giusta del conflitto nel quale i loro rispettivi governi sono implicati, per esempio il movimento dei veterani statunitensi contro la guerra in Afghanistan e in Iraq[580], il movimento israeliano dei soldati e combattenti per la fine della guerra e l'instaurazione di una pace giusta per il popolo israeliano e quello palestinese[581].

Perché questi movimenti non riescono ad incidere sufficientemente sui loro rispettivi governi? tra i motivi si può constatare: 1) il lavaggio di cervello dei governanti sui soldati è tale che coloro che li contestano rimangono una minoranza senza forza significativa, 2) l'interesse economico che la maggioranza dei soldati trova a fare la guerra, 3) il timore di rappresaglie da parte dei governanti in termine economico (minaccia alla carriera) o repressivo (minaccia di carcere).


Cittadini


I cittadini di un paese democratico, in quanto elettori, sono responsabili degli atti del loro governo, e quindi dovrebbero reagire per mettere fine ad una guerra intrapresa dal loro governo, quando questa guerra è in realtà di aggressione, anche se camuffata dal governo come guerra cosiddetta "preventiva", "difensiva", "umanitaria" o contro il "terrorismo".

Quando (...) un intero paese è ingiustamente invaso e conquistato da un esercito straniero, e sottoposto alla legge militare, penso che non è troppo presto per gli uomini onesti di ribellarsi. Ciò che rende questo compito più urgente è il fatto che il paese occupato non è il nostro, ma nostro è l'esercito invasore.

Henry David Thoreau[582]

Se i cittadini non reagiscono contro questa guerra, si può trovare i motivi seguenti: 1) il "lavaggio del cervello" dei cittadini da parte dei media governativi e dei media privati favorevoli a questa guerra, 2) l'interesse economico che i cittadini trovano a fare la guerra: i salari ottenuti dai membri della famiglia impegnati come militari o mercenari, gli impieghi di ogni tipo nelle imprese militari e civili che concorrono alla guerra.


Strategia


Troppo pochi sono i cittadini che conoscono le esperienze e le osservazioni di combattenti pacifisti esemplari come Henry David Thoreau, in particolare il suo libro Civil disobedience (La disobbedienza civile), Barthélemy De Ligt e il suo libro Plan de Mobilisation contre la Guerre (Piano di mobilitazione contro la guerra), Gandhi, Martin Luther King. Troppo pochi sono i cittadini che conoscono e praticano i vari metodi pacifici per tentare di impedire le guerre di aggressione, per esempio:

- ricorrere ai mezzi d'informazione alternativi come internet dove possono trovare le informazioni più reali e giuste sui vari popoli vittime di dominazione interna e/o esterna, e che hanno bisogno di solidarietà,

- rifiutare di comprare prodotti di aziende che partecipano, direttamente o indirettamente, alle attività di guerra, le fabbriche di armi, le banche che finanziano questo commercio, le imprese che vendono all'esercito gli alimenti, le bevande, i vestiti, i mezzi di comunicazione, la benzina, ecc.,

- rifiutare di pagare al governo le tasse che servono a finanziare la guerra.


I pacifisti sono, secondo la dichiarazione dei loro avversari, dei vigliacchi che hanno paura della guerra. La realtà mostra il contrario: i pacifisti sono dei cittadini coraggiosi, coscienti di affrontare la repressione governativa e il rischio di perdere il lavoro, e, qualche volta, soprattutto per i militari, di affrontare anche il carcere.


3. Nel paese aggredito

Se il governo non è dittatoriale, il movimento pacifista si manifesta molto di più tra le persone del paese aggressore che tra le persone del paese aggredito. Per questo motivo: ad eccezione della resistenza pacifica del popolo indiano, allora dominato dal colonialismo inglese, e di quella del popolo iraniano, allora dominato dalla dittatura militare dello Shah, sempre e dovunque, la resistenza pacifica di un popolo si rivela insufficiente per liberarsi dalla dominazione, ed è la repressione del dominatore contro questa resistenza pacifica che costringe il popolo dominato a ricorrere alla resistenza armata per ottenere la propria liberazione.






II.

RESISTENZA

1. Motivi


La mia disperazione partorirà una vita migliore.

Shakespeare[583]


Considerazioni generali


La resistenza popolare armata è la reazione di una parte più o meno numerosa della popolazione per mettere fine alla dominazione di un governo interno o di un esercito esterno. Questa resistenza può diventare anche una guerra detta guerra del popolo. La si può anche definire guerra difensiva, in quanto si oppone ad una guerra d'aggressione. Bastano due esempi, di due paesi diversi. Durante la seconda guerra mondiale, in Italia la resistenza popolare armata dei partigiani era contro la dominazione fascista interna , da una parte e, dall'altra parte, contro la dominazione esterna nazista. Nello stesso periodo, in Cina la resistenza popolare armata era, da una parte contro la dominazione diretta da Chang Kai-Chek, e, dall'altra parte, contro la dominazione esterna giapponese fascista.

Quanto è legittima una resistenza popolare armata? Prendiamo alcuni esempi significativi. Se la guerra del popolo statunitense per l'indipendenza e contro la dominazione inglese, è stata una resistenza sotto forma di guerra del popolo, quindi legittima, non dobbiamo considerare legittima anche la guerra del popolo vietnamita per l'indipendenza e contro la dominazione statunitense? Se la resistenza armata dei popoli europei per la libertà e contro la dominazione nazista, è stata una resistenza armata legittima, non è anche stata ugualmente legittima la resistenza armata dei popoli che hanno lottato per la libertà contro le dominazioni coloniali europee?

Di conseguenza, nei casi attuali, in Palestina, in Cecenia, in Afghanistan, in Iraq, in Kurdistan, ecc., è corretto parlare soltanto di terrorismo e non di legittima resistenza popolare pacifica o/e di resistenza popolare armata, tramite l'azione di partigiani del popolo, o ancora di guerra del popolo, per la liberazione da una dominazione esterna?

Quando, contro una dominazione interna o esterna, una resistenza pacifica incontra soltanto da parte del dominatore una repressione armata ancora più feroce, il popolo dominato ha o meno il diritto di passare ad una resistenza armata, usando i mezzi che può avere alla sua disposizione, compresi quelli più primitivi o più disperati?

La cosiddetta legalità e le leggi fabbricate da un dominatore per mantenere la sua dominazione su un popolo, sono, da parte del popolo dominato, da rispettare o, al contrario, da rifiutare? E se questa cosiddetta legalità e queste leggi del dominatore sono - ed è sempre e dovunque il caso -, imposte con la violenza militare, non è legittimo opporvisi, quando la resistenza pacifica si rivela insufficiente, con una contro-violenza altrettanto armata?

Dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, 4 luglio 1776:

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità.

Che allo scopo di garantire questi diritti, i governi sono istituiti fra gli uomini, derivando i loro giusti poteri dal consenso dei governati.

Che ogni qual volta una qualsiasi forma di governo diventa distruttiva di questi fini, è nel diritto del popolo modificarla o abolirla, e istituire un nuovo governo, ponendo la sua fondazione in base a tali principi, ed organizzando i suoi poteri in modo tale da risultare più probabile la realizzazione della sua sicurezza e felicità.

La democrazia statunitense è nata da una guerra contro la dominazione coloniale inglese per ottenere l'indipendenza, seguita da una guerra civile interna contro gli schiavisti per abolire la schiavitù. Perché allora i governi degli Stati Uniti successivi non applicano questi principi della loro dichiarazione d'indipendenza, e li violano opponendosi ai popoli che combattono per l'indipendenza contro una dominazione straniera, e/o combattono per la democrazia, contro una dittatura interna?

Se il popolo israeliano ha combattuto per disporre di un territorio dove vivere indipendente, perché rifiuta lo stesso diritto al popolo palestinese?

In caso di resistenza armata contro una dittatura o una occupazione militare esterna, chi è da condannare, questa resistenza o la dittatura o/e l'occupazione straniera che hanno creato questa resistenza?

Chi accetta una dominazione militare interna o esterna, e non riconosce come legittima resistenza l'azione contro questa dominazione, accetterebbe di essere dominato militarmente senza resistere?

Perché, se possiamo convenire di questo: se non faccio questo o quello, allora uccidimi[584]; tuttavia, non possiamo convenire di quest'altro: se non faccio questo o quello, non ti resisterò quando verrai ad uccidermi. Per natura, infatti, gli esseri umani scelgono il minimo male, che è il pericolo di morire resistendo, piuttosto che il più grande, che è la morte certa ed immediata se non c'è resistenza.

Thomas Hobbes [585]


Risorse naturali


Quale può essere il motivo reale dell'esistenza di una dittatura se non lo sfruttamento delle risorse naturali di un paese nel interesse esclusivo di una minoranza a danno della popolazione del paese? E qual è il motivo reale di una guerra di aggressione e di occupazione di un paese se non lo stesso che nel caso di una dittatura interna: lo sfruttamento delle risorse naturali del paese aggredito, nell'interesse esclusivo delle multinazionali del paese aggressore, a danno della popolazione del paese aggredito?

Chi condanna la resistenza armata di un popolo per disporre liberamente delle proprie risorse naturali, cosa sa delle condizioni di esistenza della popolazione dominata? Sono disperate, mentre, nel caso di una dittatura interna, alcuni privilegiati si arricchiscono in modo scandaloso, e nel caso di un'occupazione straniera, le multinazionali del paese occupante realizzano profitti economici, e i loro collaboratori indigeni si arricchiscono pure loro.


Indipendenza


L'occupazione è la prima causa dell'insurrezione e dell'estremismo religioso globale.

L'insurrezione può essere suddivisa in molte fazioni individualmente definite con vari obiettivi, credenze e tecniche. Tuttavia, l'insieme dei membri dei veterani crede che l'occupazione dell'Iraq sia la prima cosa che incoraggia l'insurrezione e ne giustifica la legittimità per molti Iracheni. Ci sono, inoltre, altre persone di fede islamica incoraggiate a resistere alla politica internazionale dell'America, che è basata sul come percepisce le nostre operazioni militari nel Medio Oriente[586].

A proposito della resistenza armata, è necessario distinguere tra il suo motivo e il suo obiettivo principali e il suo motivo e il suo obiettivo secondari.

Durante la seconda guerra mondiale, coloro che resistevano in Europa all'occupazione nazista avevano ideali diversi sulla società: erano comunisti o liberali, atei o religiosi, cristiani o protestanti o altro. Ma avevano tutti un motivo e un obiettivo comune principale: liberarsi dalla dominazione straniera.

Il motivo e obiettivo secondario dei vari gruppi di resistenti - una società comunista o liberale, laica o religiosa - era da decidere soltanto dopo aver raggiunto l'indipendenza, tramite elezioni libere e democratiche.

Queste considerazioni permettono di fare le osservazioni seguenti.

Se, durante la seconda guerra mondiale, in Europa, l'aggressione e l'occupazione di un paese da parte della Germania nazista, con la sua pretesa di lottare contro il cosiddetto complotto "giudaico-massonico-comunista", era un'azione inaccettabile, perché, oggi, sarebbe accettabile di aggredire e occupare un paese, con la pretesa di lottare contro il "terrorismo islamico", come lo pretendono i governi degli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq, i governi israeliani in Palestina, il governo russo in Cecenia?

Se, durante la seconda guerra mondiale, in Europa, era corretto considerare prima l'obiettivo principale, - liberare un paese dall'occupazione straniera -, e soltanto dopo lasciare la popolazione realizzare il suo obiettivo secondario, - decidere liberamente del suo regime politico -, perché oggi questo principio non sarebbe più valido per dei paesi occupati militarmente da un esercito straniero?


2. Agenti


Chi fa la resistenza?


Sempre e dovunque, coloro che combattono contro una dittatura, per la libertà, o contro un esercito straniero di occupazione, per l'indipendenza, sono i cittadini. Tra di loro ci possono essere anche dei militari o degli ex militari. Tuttavia una resistenza popolare armata è costituita essenzialmente di cittadini che imparano a lottare con le armi. Questi cittadini si distinguono nella popolazione dominata per il più alto livello di coraggio, intelligenza, di senso della propria dignità umana e di esigenza di libertà per loro e per il loro popolo.


Chi sostiene la resistenza?


Il sostegno alla resistenza non si manifesta soltanto nel paese aggredito, ma anche nel paese aggressore.


Nel paese aggredito


Una popolazione militarmente dominata da una dittatura interna o da un esercito straniero, non dà la sua simpatia e il suo sostegno a coloro che la dominano con la forza e il terrore, ma ai resistenti che fanno parte della stessa popolazione e lottano per la sua libertà.

John Paul Vann, ufficiale statunitense in Vietnam:

E' una condanna sferzante della nostra coscienza politica di non aver ad oggi fatto nulla, mentre tanti Vietnamiti patrioti non comunisti erano letteralmente costretti ad aderire ad un movimento dominato dai comunisti, perché credevano che era l'unica possibilità di arrivare ad un governo migliore[587].

Quello che è successo ieri in Vietnam con i comunisti, sta succedendo oggi, tenendo conto delle dovute differenze, nei paesi sottomessi ad una dominazione.


Nel paese aggressore


Durante l'occupazione nazista dell'Europa, chi, tra i Tedeschi, ha manifestato il suo sostegno ai resistenti contro l'occupazione nazista, è stato considerato un "giusto" che ha salvato l'onore del popolo tedesco. Oggi, non si deve considerare "giusto" allo stesso modo chi salva l'onore del popolo del paese aggressore, manifestando solidarietà a coloro che resistono alla dominazione straniera?

I cittadini, se sono onesti e giusti, danno il sostegno non al loro esercito che domina un altro popolo, ma al popolo dominato e ai suoi resistenti, costretti a combattere per la loro liberazione.


3. Strategia


Una resistenza armata che colpisce non i civili ma soltanto chi esercita una dominazione interna o straniera (membri del governo, dell'esercito, della polizia segreta e loro ausiliari) e chi sostiene questa dominazione (fabbricanti di armi, banchieri che li finanziano, ecc.), questa resistenza non è legittima oggi come lo era nel passato, per esempio durante l'occupazione coloniale o l'occupazione nazista in Europa e fascista giapponese in Asia?

Se la resistenza armata di un popolo non è legittima, come questo popolo può liberarsi da una dittatura interna o/e da un'occupazione esterna?


4. Armi


Ci rimproverate di utilizzare coltelli,

bombe a mano

e pure bombe umane,

e ci chiamate barbari.

Dateci allora i vostri aerei,

i vostri missili,

le vostre bombe al fosforo,

le vostre bombe anti-uomo

e i vostri carri armati,

queste armi della vostra civiltà,

e vi combatteremo con le vostre armi,

con la vostra civiltà.

Ispirato da una dichiarazione di Larbi Ben Mhidi,

dirigente della guerra d'indipendenza algerina,

torturato e assassinato in quanto “terrorista” dai militari dell'esercito francese.









III.

TERRORISMO



1. Criterio fondamentale e forme di terrorismo


Sembra che la parola “terrorismo” è stata utilizzata per la prima volta dai nazisti per indicare negativamente i resistenti alla loro dominazione[588].

A proposito di un popolo dominato, quando lo è da una dittatura interna, i dittatori non parlano mai di "resistenti" contro la dittatura, ma solo di "terroristi", "banditi", "criminali". Quando il popolo è occupato da un esercito straniero, gli occupanti, anche loro, non parlano mai di "resistenti" contro l'occupazione straniera, ma solo di "terroristi", "banditi", "criminali".

Agli occhi di Washington, sono terroristi i movimenti che resistono all'egemonia americana; non lo sono coloro che accettano questa egemonia. Il terrorismo di Stato è tollerato, pure incoraggiato, se è esercitato nell'interesse degli Stati Uniti.

Eric Rouleau,

ex-ambasciatore francese[589]


Eppure i governi che hanno definito "terroristi" alcuni dirigenti durante la guerra, quando questi l'hanno vinta, gli stessi governi li hanno riconosciuti capi di governo, come per esempio Ho Chi Minh in Vietnam, Menahem Begin in Israele, Jomo Kenyatta in Kenya, Ahmed Benbella in Algeria, Nelson Mandela in Sud Africa, ecc.


E' corretto considerare che un'azione è di tipo terroristico quando colpisce civili non combattenti. Non è quindi altrettanto corretto considerare terroristico qualsiasi agente che commette quest'azione, che sia un individuo isolato, un'organizzazione illegale o uno Stato, quest'ultimo agendo tramite il suo esercito o altre sue organizzazioni (servizi para-militari, polizia, servizi segreti, ecc.)?

Uno Stato che permette al suo esercito, o ai suoi servizi para-militari, di colpire civili non combattenti, anche con la pretesa (già rivelata come falsa nel capitolo sulla Guerra) di "danni collaterali" involontari, con quale diritto e quale legittimità agisce se non con il cosiddetto diritto e la cosiddetta legittimità del più forte? In questo caso, quale credibilità può avere questo Stato quando condanna le azioni del suo avversario in quanto terroristiche?

Per una persona onesta e giusta, è ammissibile un ideale, qualsiasi ne sia l'autore, che vuole concretizzarsi tramite un'azione contro la popolazione civile non combattente, cioè tramite il terrorismo?

In base a queste considerazioni, è corretto e doveroso distinguere tra due forme di terrorismo: da una parte un terrorismo di organizzazioni illegali e dall'altra parte un terrorismo di Stato, che si manifesta all'interno del paese come dittatura, e all'esterno come aggressione e occupazione di un'altra nazione.



2. Strategia


Il fatto che la vittime sia principalmente la popolazione civile non combattente, è un segno non di forza ma, al contrario, di debolezza, sia militare che politica (per non parlare della dimensione etica) del suo autore, che sia un'organizzazione illegale o uno Stato.

Come un'organizzazione illegale o uno Stato possono ottenere il consenso e il sostegno di una popolazione di cui colpiscono i cittadini non combattenti, che hanno l'unico torto di essere presenti sul luogo di un attentato? O, peggio ancora, quando viene uccisa l'intera popolazione di villaggi, ivi compresi donne, anziani e bambini? Chi agisce in questo modo non cerca il consenso ma il dominio sulla popolazione tramite il terrore.

Come uno Stato può esportare la democrazia e la libertà in una popolazione di cui colpisce i cittadini non combattenti, che hanno l'unico torto di essere presenti sul luogo di un bombardamento? E, peggio ancora, quando si scopre che il cosiddetto errore di tiro era voluto, per terrorizzare la popolazione con la speranza di portarla a rivoltarsi contro i suoi dirigenti? Uno Stato che agisce in questo modo vuole la democrazia e la libertà di questo popolo o, al contrario, vuole dominarlo con il terrore?

Se le organizzazioni che si proclamano islamiche fossero realmente, come lo dichiarano, contro gli Occidentali e i Sionisti, e per la difesa del popolo musulmano, perché:

- colpiscono meno gli Occidentali e i Sionisti, e molto di più i Musulmani? Un esempio: 3.000 vittime a New York e circa 150.000 vittime in Algeria,

- e, tra gli Occidentali e i Sionisti, colpiscono meno i militari e molto di più la popolazione civile?

Se uno Stato vuole, come dichiara, portare realmente ad un altro popolo la libertà e la democrazia (caso degli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq), o portare il benessere (caso dello Stato russo in Cecenia), o vivere in pace con il suo vicino (caso di Israele in Palestina), perché questo Stato si impone con il suo esercito, e non con la pacifica persuasione e la consultazione della popolazione del paese, espressa liberamente e democraticamente? L'esistenza del terrorismo può giustificare questa dominazione armata?

Gli Stati che dichiarano di fare la “guerra al terrorismo” mentre colpiscono dei civili non combattenti, non stanno facendo anche loro una forma di terrorismo, con la sola differenza che invece di essere esercitata da organizzazioni illegali, lo è da uno Stato legale? A questo punto, la cosiddetta guerra al terrorismo non è anche un terrorismo della guerra, cioè un uso della guerra come mezzo di terrore contro la popolazione civile? E questo terrorismo della guerra non è commesso sia dalle organizzazioni illegali che dagli Stati?

Per la vittima civile, non c'è differenza c'è tra essere ucciso o mutilato da una bomba di un'organizzazione illegale e una bomba aerea di uno Stato. Chi condanna quindi l'azione dei gruppi illegali, ma non quella degli Stati contro la popolazione civile - o non la condanna con lo stesso rigore -, che concezione ha della giustizia?

Il fatto che certe organizzazioni illegali e certi Stati abbiano come obiettivo comune quello di colpire principalmente dei civili non combattenti, e di imporsi con la forza militare e il terrore, non è una semplice coincidenza ma un rivelatore dell'essenza terroristica sia di queste organizzazioni illegali che di questi Stati, anche se quest'ultimi si autoproclamano democratici.

Chi manda in un altro paese il suo esercito ad uccidere la popolazione non combattente e distruggere le sue infrastrutture civili, - azione tipicamente terroristica -, è ammissibile che si scandalizzi quando un gruppo di questa popolazione usa lo stesso metodo, - il terrorismo -, ed uccide dei civili non combattenti e delle infrastrutture civili nel paese aggressore?

Qual'è l'azione più terroristica, barbara e vile, quella di un individuo, mandato da un'organizzazione, che uccide se stesso insieme ad una ventina di civili, o l'azione di un pilota d’aereo, mandato da uno Stato, che uccide centinaia di civili, senza rischiare nemmeno la propria vita?


3. Terrorismo delle organizzazioni


Motivi e obiettivi


Si parla tanto di terrorismo. Ma quanti di coloro che ne parlano si pongono alcune domande elementari e fondamentali su questo problema?

Chi chiede di capire quali sono le cause reali del terrorismo, spesso viene accusato di giustificare il terrorismo, come se il terrorismo fosse soltanto da condannare, senza cercare di capirne i reali motivi e obiettivi. Questa comprensione non è invece l'unico modo per eliminare il terrorismo, l'eliminazione delle sue cause reali?

A proposito di cause reali, poniamo alcune domande.

E' l'azione terroristica che giustifica l'esistenza di una dittatura interna o/e di un intervento militare straniero, o, al contrario, è l'esistenza di una dittatura interna o/e di un intervento militare straniero che provocano l'apparizione del terrorismo? Di conseguenza, è l'eliminazione del terrorismo che permette l'eliminazione della dittatura interna o/e della dominazione straniera, o al contrario, è l'eliminazione della dittatura interna o/e dell'intervento militare straniero che permettono l'eliminazione del terrorismo?

Presentare i dirigenti delle organizzazioni terroristiche solamente come "pazzi fanatici", mossi da un incomprensibile odio, e non informare sui loro motivi politici dichiarati, è questo un modo per contribuire ad eliminare il terrorismo, o piuttosto a perpetuarlo ed aggravarlo?

Omar Nasiri, marocchino, ex membro di Al Qaida:

(...) Il 7 agosto 1998, le ambasciate americane di Dar es Salaam e Nairobi subirono un attentato a pochi minuti di distanza l'una dell'altra. Centinaia di persone rimasero uccise; migliaia ferite.

Quella mattina vidi la storia dipanarsi sulla CNN. Immagini della distruzione alternate ai cosiddetti esperti che tentavano di spiegare cos'era successo e perché. Mi facevano impazzire. Non capivano niente. Usavano parole e frasi diverse, ma finivano tutti per dire la stessa cosa: è successo perché i musulmani ci odiano[590].


Eric Rouleau, ex ambasciatore francese:

Per i poteri stabiliti, i terroristi non hanno mai delle motivazioni legittime: le loro frustrazioni come le loro rivendicazioni politiche o sociali non sono degne di essere prese in considerazione (salvo sotto la costrizione), il loro ricorso alla violenza essendo solo l'espressione del loro "fanatismo" o della loro "follia". (...)

Altre teorie sono state diffuse da intellettuali americani di alto volo: Samuel Huntington, professore di scienze politiche all'università di Harvard, ha predetto già nel 1993 uno "scontro tra civiltà" tra l'"Occidente" e l'islam, mentre lo storico Bernard Lewis spiega, già nel 1964, che il confronto israelo-arabo si spiega con l'incapacità dell'islam ad adattarsi alla modernità. Niente di stupefacente che Lewis diventi uno dei consiglieri più apprezzati dai neoconservatori e dagli ultrasionisti americani[591].

E' il terrorismo che crea le ingiustizie sociali o, al contrario, sono le ingiustizie sociali che creano il terrorismo?

Omar Nasiri:

Il Marocco (...) era corrotto e repressivo. Ovunque giravano bustarelle... un po' a questo, un po' a quello. Non c'era altro modo per fare le cose. Il governo era marcio di corruzione, con spintarelle e favori, e di conseguenza il paese era un disastro. Di programmi di stato sociale neanche a parlarne. Le strade erano disastrate, quando c'erano. I treni, gli autobus... una totale catastrofe. La polizia era dovunque, e tutti vivevano nella paura. I muri avevano sempre le orecchie: il vicino spiava il vicino, e di conseguenza nessuno parlava di niente di importane. Ed era tutta una questione di classe sociale, chi aveva cosa, e quanto. Chi non possedeva denaro era trattato come una pezza di piedi[592].

Quando i dirigenti e i mass-media dominanti parlano di terrorismo, non sono quasi mai evocate, o vengono trascurate, l'esistenza di miseria economica, di disperazione psicologica, la negazione dei diritti umani, o ancora l'occupazione straniera. Se queste non sono cause dirette del terrorismo, perché il terrorismo si manifesta soltanto nei paesi dove esistono queste realtà?


Motivo e obiettivi delle organizzazioni islamiche


Non c'è niente di più pericoloso in una guerra (...) che sottovalutare il proprio avversario, ignorare la sua logica e, tanto per negargli ogni possibile ragione, definirlo un "pazzo". Ebbene, la djihad islamica, quella rete clandestina ed internazionale che fa ora capo allo sceicco Osama Bin Laden (... ) è tutt'altro che un fenomeno di "pazzia" e, se vogliamo trovare una via d'uscita dal tunnel di sgomento in cui ci sentiamo gettati, dobbiamo capire con chi abbiamo a che fare e perché[593].

Per capire un conflitto, è quindi necessario:

- ascoltare non solo uno degli avversari ma tutti e due, indipendentemente del giudizio che si ha su ognuno di essi,

- dare voce a chi è negata, in particolare da parte dei mezzi d'informazione. Che questi giustifichino il rifiuto di farlo, con il pretesto di non accordare troppa importanza al nemico, è ammissibile? I cittadini non hanno il diritto di decidere se dare o meno importanza al nemico? E se i cittadini vengono considerati incapaci di corretto giudizio, perché i mezzi d'informazione non forniscono loro gli strumenti intellettuali per poter giudicare correttamente?

In questo capitolo, l'eccezionale ampio spazio dato alle citazioni è motivato del fatto che le informazioni che vi sono riportate sono troppo poco diffuse dai mezzi d'informazione ufficiali. Devono invece essere conosciute, se si vuole realmente capire il problema del terrorismo.


Quanti mass media , quanti cosiddetti esperti hanno segnalato questo fatto: l'inizio del terrorismo islamico risale al 20 novembre 1979. Quel giorno, un gruppo di radicali islamici prese in ostaggio la moschea della Mecca ("Masjid alharam" - La moschea sacra), per protestare contro la corruzione della famiglia regnante saudita, accusata di: "aver trasformato la religione in un mezzo per garantire il loro interessi terreni, aver messo fine alla jihad, aver giurato fedeltà ai cristiani (gli Stati Uniti) e aver portato sui musulmani il male e la corruzione"[594]. Ma l'azione dei radicali islamici si concluse con una carneficina causata dalle forze armate del regime. Il numero delle vittime, tra ribelli, soldati e civili, è stato stimato di 330 morti, secondo la versione dell'allora ministro dell'interno saudita, e di circa 4.000, seconda fonti non ufficiali[595].

C'è chi giura che la rivolta fu domata quando le truppe, con la consulenza di agenti dei servizi pachistani e francesi, inondarono la moschea con l'acqua e poi applicarono dell'elettricità, "friggendo" chiunque si trovasse in mezzo. Ma la versione più consolidata racconta di gas paralizzanti forniti dagli uomini di Parigi. Seguirono 63 impiccagioni pubbliche, in giro per il Paese, con una pedagogia dell'orrore che i reali non hanno abbandonato.

Osama Bin Laden cita l'episodio in un messaggio del 2004. I Saud[596], ricorda, riprendendo quasi alla lettera la scomunica di Al-Otayba[597], erano i docili partners degli "infedeli" americani e continuano a corrompere la società saudita. Nel complice "silenzio degli ulema[598]".[599]

L'esame dei fatti reali dimostra che il fondamentalismo islamico, nella sua manifestazione terroristica, è apparso solo dopo e in seguito a questi fenomeni: 1) l'aggravarsi delle ingiustizie nei paesi islamici (miseria economica sempre più disperata della maggioranza della popolazione, mentre una minoranza si è arricchita), 2) la negazione dei diritti umani e la repressione di qualsiasi modo pacifico di rivendicarli, 3) l'impossibilità di emigrare in un paese più ospitale, 4) infine, in alcuni paesi, all'intervento militare straniero.

Ma io cercavo di spiegare a Mark che non erano solo gli eserciti stranieri a invadere i paesi musulmani. Altrettanto spesso, erano il denaro o la propaganda o le armi degli stranieri. Tutti i burattini occidentali che governano il Medio Oriente e il Nordafrica, i burattini russi in Asia centrale.

"Non vi liberete di quello che voi chiamate terrorismo," dissi "finché non vi allontanerete dalla nostra terra e dalla nostra politica."

(...)

- Era il 2000. Il terrorismo si poteva ancora fermare più facilmente, allora?

- Certo, ma anche adesso si potrebbe. Se vuoi evitare che qualcuno che sta segando un ramo sul quale è seduto cada, non c'è altro modo che farlo smettere di segare. Nel caso di Al Qaida basterebbe ascoltare quel che dice.

- Ovvero?

- Che tutti gli eserciti stranieri devono abbandonare le terre islamiche, liberare i Palestinesi e dar loro uno Stato. E naturalmente restituire Al Quds Al Sharif, la spianata del Tempio [a Gerusalemme], ai musulmani. La fine dell'occupazione, di ogni occupazione, non impedirebbe all'estremismo di avere qualche colpo di coda. Ma risparmierebbe migliaia, se non milioni, di vite occidentali.

- Quali sono i principali errori della cosiddetta "guerra al terrore"?

- Gli attacchi all'Islam. L'associazione fatta da governi e media occidentali tra Islam e male. Poco importa con quanta forza si cercherà di diffondere messaggi pacifici. Le loro orecchie udiranno sempre, essenzialmente, una minaccia alla loro stessa sopravvivenza.

Omar Nasiri[600]

Nel marzo 1999, quattro anni prima del 11 settembre 2001, ecco ciò che il capo di Al Qaida, Osama Bin Laden, ha dichiarato, intervistato dal giornalista statunitense Peter Arnett per la televisione statunitense CNN:

ARNETT: Signor Bin Ladin, se avesse l'opportunità di dare un messaggio al Presidente Clinton, quale sarebbe questo messaggio?

BIN LADIN: menzionare il nome di Clinton, o quello del governo americano provoca disgusto e repulsione. Questo è perché il nome del governo americano e il nome di Clinton e di Bush riflettono direttamente nelle nostre menti l'immagine di bambini con le loro teste tagliate, anche prima di raggiungere un anno di età. Riflettono l'immagine di bambini con le mani tagliate, l'immagine di bambini che sono morti in Iraq, l'immagine delle mani degli Israeliani con le armi che distruggono i nostri figli. I cuori dei Musulmani sono pieni di odio verso gli Stati Uniti d'America e il presidente americano. Il Presidente ha un cuore che non conosce parole. Un cuore che uccide sicuramente centinaia di bambini, non conosce parole. Il nostro popolo nella penisola arabica gli ha inviato messaggi senza parole, perché non conosce nessuna parola. Se c'è un messaggio che posso inviare tramite lei, allora è un messaggio che indirizzo alle madri dei soldati americani che sono venuti qui con la loro uniforme militare camminando orgogliosamente sulla nostra terra, mentre gli scolari del nostro paese vengono gettati in carcere. Dico che questo rappresenta una palese provocazione a 1250 milioni di Musulmani. A queste madri dico: se sono preoccupate per i loro figli, che li lascino opporsi alla politica del governo americano e del presidente americano. Non lasciarsi truffate con la sua dichiarazione davanti ai corpi dei soldati uccisi, descrivendo i combattenti per la libertà in Arabia Saudita come terroristi. È lui che è un terrorista che ha spinto i loro figli in questo per il bene dell'interesse israeliano. Noi crediamo che l'esercito americano in Arabia Saudita è venuto per separare i Musulmani e la gente, per non comportarsi in conformità con il desiderio di Dio. Essi sono venuti per essere un sostegno alle forze israeliane nella Palestina occupata, la terra dei "Israa"[601] del nostro Profeta, la pace sia su di lui[602].

Ed ecco ciò che Omar Nasiri, ex combattente in Afghanistan, durante la guerra contro l'occupazione sovietica, racconta:

Nelle nostre discussioni serali, Ibn Sheikh [incaricato della formazione delle reclute] parlava soprattutto della jihad, e del dovere dei musulmani in tutto il mondo. (...) Ogni battaglia che combattevamo, ci diceva Ibn Sheikh, faceva parte di una battaglia più grande per restaurare il califfato[603].

La battaglia per reclamare la terra della Palestina a Israele era di gran lunga la più importante battaglia che qualunque mujahid[604] potesse combattere in vita sua. Gerusalemme era il cuore dell'Islam. Di fronte al pericolo, ciascun uomo protegge per prima cosa il proprio cuore; solo più tardi sceglie di proteggere il resto. La Palestina non era l'unica jihad, ovviamente, ma era quella più cruciale. (...)

Anche la jihad contro gli indù nel Kashmir era vitale. Gli indù erano degli idolatri. Veneravano la vacca, proprio come Aronne e i suoi seguaci avevano voltato le spalle a Mosè per adorare il vitello d'oro. Gli indù erano i discendenti di una tribù ebraica che aveva vagato per l'India molti secoli prima. (...)

Bosnia, Cecenia, Uzbekistan, Tagikistan... erano tutti essenziali. In ciascuno di questi casi, i mujahidin[605] combattevano contro i kafir[606] per il controllo delle terre musulmane. Questo era chiaro per tutti. Ancora più chiara era l'importanza di rovesciare i governi secolari nei territori musulmani. La teocrazia era l'unica forma di governo accettabile per una nazione islamica. Ma naturalmente, all'epoca, l'Iran era l'unica teocrazia, e siccome l'Iran era sciita, non c'era alcuna consolazione. Tutti gli altri paesi - Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Giordania, Egitto - erano governati da infedeli perché retti dagli uomini e non da Dio.

Ma questi regimi erano nemici dell'Islam anche per un'altra ragione. Tutti sapevano che questi governi erano solo i fantocci di altre potenze: Russia, America, Francia, Inghilterra.

Questi avevano messo le mani su tutto il mondo musulmano, sostenendo dei leader corrotti per servire i propri interessi. La jihad contro questi regimi secolari era comunque una crociata contro l'influenza straniera.

Una notte, uno dei fratelli domandò dove sarebbe stato la successiva jihad. Ibn Sheikh non esitò: in Iraq. L'Iraq era ricco di petrolio, e il governo era debole. La Guerra del Golfo aveva lasciato Saddam Hussein quasi impotente. Il popolo era pronto a una rivoluzione perché era stato oppresso per troppo tempo da Saddam. Certo, c'era un'altra ragione per andare contro l'Iraq: se i mujahidin avessero conquistato l'Iraq, l'Iran sarebbe stato accerchiato. Era un'opportunità allettante. (...)

Parlavamo dell'America, naturalmente, perché l'America era il grande Satana. Lo sapevamo tutti. Ma l'America non era davvero l'America; era controllata da Israele. Anche quello era evidente per tutti.

Omar Nasiri[607]

Ritorniamo all'intervista di marzo 1997 ad Osama Bin Ladin, da parte di Peter Arnett per la televisione statunitense CNN. i seguenti estratti presentano alcune domande e risposte senza o con un minimo di tagli, in modo da lasciare a chi legge la possibilità di farsi una libera e propria opinione[608]:

ARNETT: Signor Bin Ladin, potrebbe darci la sua principale critica della famiglia reale saudita, che dirige l'Arabia Saudita oggi?

BIN LADIN: Per quanto riguarda le critiche al regime al potere in Arabia Saudita e la penisola arabica, la prima cosa è la sua subordinazione agli Stati Uniti. Quindi, il nostro problema principale è il governo degli Stati Uniti, mentre il regime saudita è una filiale o un agente degli Stati Uniti. Per essere fedele al regime degli Stati Uniti, il regime saudita ha commesso un atto contro l'Islam. E questo, in base alla sentenza della Shari'a (giurisprudenza islamica), getta il regime al di fuori della comunità religiosa. Successivamente, il regime ha smesso di dirigere il popolo secondo ciò che Dio ha rivelato, lode e gloria a Lui, per non parlare di molti altri atti contraddittori. Quando questo fondamento principale è stato violato, altri atti corrotti seguirono in ogni aspetto del paese, economico, sociale, servizi della pubblica amministrazione, e così via.

ARNETT: Signor Bin Ladin, se il movimento islamico prendesse il controllo dell'Arabia, che tipo di società verrebbe creata e che diventerebbe l'Arabia Saudita, per esempio, se si verificasse un ritorno alle leggi del Corano, all'epoca del Profeta?

BIN LADIN: Siamo fiduciosi, con il permesso di Dio, lode e gloria a Lui, i Musulmani saranno vittoriosi nella penisola arabica, e la religione di Dio, lode e gloria a Lui, prevarrà in questa penisola. E' un grande orgoglio e una grande speranza che la rivelazione a Muhammad, la pace sia su di lui, risorgerà come guida. Quando seguivamo la rivelazione di Muhammad, la pace sia su di lui, eravamo in grande felicità e in grande dignità, a Dio appartengono credito e lode.

ARNETT: Signor Bin Ladin, se il movimento islamico si riappropriasse dell''Arabia Saudita, quale sarebbe il suo atteggiamento verso l'Occidente e il prezzo del petrolio sarà più elevato?

BIN LADIN: (...) Se guardiamo indietro nella nostra storia, vediamo che ci sono stati molti tipi di rapporti tra la nazione musulmana e le altre nazioni, in tempo di pace e in tempo di guerra, inclusi i trattati e le cose da fare per il commercio. Quindi, non è cosa nuova, che abbiamo bisogno di elaborare. Piuttosto, con la grazia di Dio, questo è già esistito. Come per il petrolio, è una merce che sarà soggetto al prezzo di mercato secondo l'offerta e la domanda. Riteniamo che i prezzi attuali non sono realistici a causa del regime saudita che gioca il ruolo di un agente degli Stati Uniti, e delle pressioni esercitate dagli Stati Uniti sul regime saudita per incrementare la produzione e l'inondazione del mercato che hanno causato un brusco calo dei prezzi del petrolio. (...)

ARNETT: Signor Bin Ladin, la fine della presenza degli Stati Uniti in Arabia Saudita, il loro ritiro, vedrà la fine della sua chiamata per la jihad contro gli Stati Uniti?

BIN LADIN: La causa della reazione va ricercata, e il gesto che ha scatenato questa reazione deve essere eliminato. La reazione è venuta come un risultato della politica aggressiva degli Stati Uniti verso l'intero mondo musulmano, e non solo verso la penisola arabica. Quindi, se la causa che ha portato a questo atto giunge a termine, questo atto, a sua volta, finirà. Così, la jihad contro gli Stati Uniti non si ferma con il loro ritiro dalla penisola arabica, ma piuttosto devono desistere da un intervento aggressivo contro i Musulmani in tutto il mondo. (...)

ARNETT: Ora, il governo degli Stati Uniti dice che lei finanzia ancora campi di addestramento militare in Afghanistan per militanti, combattenti islamici, e che lei è uno sponsor del terrorismo internazionale; ma altri la descrivono come il nuovo eroe del mondo arabo-islamico. Queste accuse sono vere? Come descrive se stesso?

BIN LADIN: (...) Gli Stati Uniti oggi, come risulta dal clima arrogante, hanno fissato un doppio standard, chiamando terrorista chiunque andasse contro la loro ingiustizia. Vogliono occupare i nostri paesi, rubare le nostre risorse, imporre a noi dirigenti che agiscono basandosi non su ciò che Dio ha rivelato e vuole su tutto questo. Se ci rifiutiamo di farlo, dicono: - Siete terroristi. Con un semplice sguardo al comportamento degli Stati Uniti, vediamo come giudicano il comportamento dei poveri bambini palestinesi il cui paese è stato occupato: se lanciano pietre contro l'occupazione israeliana, si dice che sono terroristi, mentre quando i piloti israeliani hanno bombardato il palazzo delle Nazioni Unite a Qana, in Libano, che era pieno di bambini e donne, gli Stati Uniti hanno fermato qualsiasi progetto di condanna di Israele. Se condannano qualsiasi Musulmano che chiede il suo diritto, ricevono il più alto funzionario dell'Irish Republican Army (Gerry Adams)[609] alla Casa Bianca come un leader politico, mentre dolore, tutto dolore è per i Musulmani se gridano per i loro diritti. Ovunque guardiamo, troviamo gli Stati Uniti come il leader del terrorismo e del crimine in tutto il mondo. Gli Stati Uniti non ritengono un atto terroristico il fatto di gettare bombe atomiche su nazioni che sono a migliaia di chilometri di distanza, quando non sarebbe possibile per quelle bombe colpire solo le truppe militari. Queste bombe sono state gettate piuttosto a intere nazioni, comprese donne, bambini e anziani, e fino a questo giorno le tracce di quelle bombe rimangono in Giappone. Gli Stati Uniti non lo considerano terrorismo, quando centinaia di migliaia di nostri figli e fratelli in Iraq, sono morti per mancanza di cibo o medicine. Quindi, non vi è alcuna base per quello che dicono gli Stati Uniti e questo non ci influenza, perché noi, con la grazia di Dio, dipendiamo da Lui, lode e gloria a Lui, ottenendo aiuto da Lui contro gli Stati Uniti. Per quanto riguarda l'ultima parte della sua domanda, stiamo adempiendo un dovere che Dio, lode e gloria a Lui, ha decretato per noi. Guardiamo a quegli eroi, quegli uomini che sono impegnati a uccidere gli occupanti americani a Riyadh [capitale dell'Arabia Saudita] e Khobar (Dhahran) [base militare U.S. in Arabia Saudita]. Li descriviamo come eroi e come uomini. Hanno abbattuto la vergogna e la fronte remissiva della loro nazione. Chiediamo a Dio, lode e gloria a Lui, di accettarli come martiri.


Propaganda e realtà

Vediamo adesso alcuni principi della propaganda delle organizzazioni che agiscono in nome dell'Islam.

- La nostra guerra è contro i nemici “crociati” e “sionisti”.

E' stato già segnalato che, in realtà, il numero di queste vittime è molto minore rispetto alle vittime musulmane, citando l'esempio delle 3.000 vittime a New York rispetto alle 150.000 vittime in Algeria. La guerra di questi gruppi islamici è quindi una guerra civile fatta da una minoranza che, in nome di un'interpretazione unilaterale e fondamentalista dell'Islam, vuole costringere la maggioranza dei Musulmani a condividere questa interpretazione dell'Islam.

- La nostra guerra è contro i dittatori e i militari che li servono.

In realtà, le vittime dei gruppi islamici sono poche tra i militari e molto di più tra i civili.

- Esiste una sola concezione dell'Islam ed è quella che difendiamo.

In realtà l'Islam, dal suo inizio, ha avuto seguaci con concezioni diverse, a volte con reciproca tolleranza, a volte con divergenze scoppiate in guerre sanguinose. Basta ricordare che subito dopo la morte del profeta Mohammad, il suo genero Ali è stato ucciso da Musulmani di una fazione avversaria, per divergenze interpretative dell'Islam. Queste divergenze riguardavano in realtà ed e essenzialmente la questione del potere: a chi spettava di comandare alla comunità dei Musulmani.

Dichiarare quindi di possedere l'esclusività della concezione dell'Islam è una manifestazione o di ignoranza di questa religione e della sua storia, o di ricorso cosciente a questa religione, finalizzato alla solita questione politica a proposito di chi assume il potere sulla comunità dei Musulmani.

- La nostra guerra è contro gli "infedeli" e i "miscredenti".

In realtà le vittime sono prevalentemente musulmane, tra l'altro sciiti[610].

Gli sciiti erano un altro grande nemico. Erano degli innovatori, i peggiori di tutti. Nell'Islam non esiste innovazione. Esiste solo il Corano, la sunna[611]. (...) L'Iran era un nemico primordiale per l'Islam, un nemico più grande dell'America o della Russia e persino di Israele. Gli altri erano infedeli, ma gli sciiti erano molto più pericolosi. Cercavano di distruggere l'Islam dall'interno[612].

- Difendiamo la civiltà islamica.

Come si può difenderla uccidendo dei civili non combattenti, qualsiasi sia la loro fede, e ricorrendo a metodi che comprendono la tortura, le mutilazioni, l'uccisione con armi che causano il massimo di sofferenze, fino al maltrattamento dei cadaveri delle vittime?

Sapevo che non sarei mai riuscito a spingermi tanto avanti come alcuni degli uomini che avevo incontrato in Afghanistan. Sicuramente, non mi sarei mai spinto tanto avanti come quegli uomini a Sarowbi, che avevano torturato e ucciso un compagno musulmano anche dopo che si era arreso. Erano quegli eccessi a farmi perdere la passione alla fine... l'enorme divario fra le nozioni teologiche che apprendevamo e le battaglie combattute sul campo[613].


Motivi e obiettivi individuali


Qual è la parte reale di ognuno di questi motivi - situazione economica, istruzione, sistema di valori, stato affettivo -, che spingono un giovane, che sia povero e ignorante, o agiato ed istruito, che abiti un campo di rifugiati o una periferia di un paese occidentale, a sacrificare la sua vita e quella altrui in un'azione violenta?

Su questo tema, visto l'esistenza delle innumerevoli allegazioni propagandistiche che pretendono alla verità ma che sono false, e vista la scarsità delle testimonianze degne di considerazione, in quanto informazioni reali sui fatti, le citazioni principali provengono da Omar Nasiri, ex membro dell'organizzazione Al Qaida.

A proposito dei motivi ed obiettivi generali:

Nel corso del mio viaggio, ho incontrato centinaia di uomini identici ai dirottatori dell'11 settembre. Uomini che non avevano casa. Uomini disprezzati in Occidente perché non erano bianchi e cristiani, e disprezzati in patria perché non vestivano e non parlavano più da musulmani. La rabbia condivisa era la loro unica ancora di salvezza, l'unica cosa che li legasse alla loro fede, alla loro famiglia, alla terra.

Io comprendevo tutto questo perché ero uno di quegli uomini.

(...)

Ma per alcuni importanti aspetti, io non ero come gli altri fratelli. Ero cresciuto in Europa, con tutto l'individualismo che ciò comporta. Pensavo a me stesso e obiettavo quando ero in disaccordo su qualcosa. Ero libero come gli altri non erano.

(...)

Era già terrificante vivere sotto quei regimi repressivi, ma molto peggio sapere che quei regimi erano solo i burattini dei sionisti e delle nazioni cristiane. Questo faceva infuriare i musulmani e li spingeva a detestare l'Occidente. E li spingeva a diffidare della democrazia, perché vedevano quanto potevano essere antidemocratici i paesi occidentali se ciò rispondeva ai loro interessi. La violenza ci sarebbe sempre stata, gli dissi, finché le potenze occidentali avessero continuato a manipolare il mondo musulmano.

(...)

Nei campi avevo incontrato uomini di parecchie nazioni, classi sociali ed etnie diverse che avevano tutti una cosa in comune: erano spinti dallo stesso fuoco sacro dell'amore per l'Islam e per la loro terra. Quel fuoco spingeva anche me. A volte, mi aveva quasi avvolto completamente.

Ero stato educato in Occidente, ed ero andato in Afghanistan come spia. Ero lì per combattere quei terroristi, quegli uomini che massacravano donne e bambini nei campi di sterminio algerini. Se quel fuoco ardeva dentro di me nonostante tutto questo, come doveva bruciare allora nei cuori dei giovani musulmani di tutto il mondo? (...)

Eppure comprendevo quegli uomini, anche se prendevo le distanze dai loro metodi. Comprendevo la loro rabbia e il loro tormento interiore mentre quantità sempre più vasta della loro terra gli veniva rubata. Gerusalemme, Afghanistan, Bosnia, Algeria, Cecenia... per loro era tutto lo stesso. Erano solo le ultimissime manifestazioni di una guerra che si protraeva da secoli, una guerra perpetua contro l'Islam. I mujahidin non erano nati assassini. Erano nati musulmani, e in qualità di musulmani era loro responsabilità difendere la loro terra[614].

A proposito della Palestina e del Libano:

E poi c'era l'infinita guerra in Libano. Come tutti gli altri, ero rimasto atterrito dall'assedio di Beirut del 1982. Gli israeliani erano brutali. Attaccavano da terra, attaccavano dall'aria, attaccavano dal mare. Avevano ucciso più di diecimila civili nel loro tentativo di sradicare l'OLP.

Israele aveva distrutto Beirut, ma anche quello non bastava. E quando gli americani erano giunti a rimuovere ciò che restava dell'OLP, anche quello non bastava. Un mese più tardi, Israele sigillò i campi profughi a Sabra e Shatila a ovest di Beirut. Aveva armato i cristiani, i falangisti libanesi, lasciandoli liberi nel campo, con l'ordine di uccidere chiunque gli sbarrasse la strada. Dissero che stavano cercando l'OLP, ma in realtà cercavano solo di uccidere i musulmani. E così fecero... donne, bambini, chiunque. Li uccisero con le pistole, le asce e i coltelli.

Gli israeliani attesero appena fuori dal perimetro del campo e accesero dei bengala in modo che i falangisti potessero continuare il loro massacro per tutta la notte. E una volta terminato, gli israeliani mandarono i bulldozer a spazzare via le centinaia di cadaveri sulle strade[615].

A proposito dei combattenti di altre nazioni, che si formavano nei campi di Al Qaida in Afghanistan, durante l'occupazione sovietica di quel paese:

Cecenia:

(...) erano giovani; il più grande non poteva aver più di diciotto anni. Ma venni a sapere che provavano un amore molto più profondo per la loro patria. Nutrivano un disperato desiderio di andare a casa a uccidere i russi.

(...) Erano tormentati da ciò che avevano visto in Cecenia. Ognuno di loro, a modo suo, descriveva la presenza costante della morte nel proprio villaggio, e spesso nella propria famiglia. Alcuni di loro parlavano dell'atroce battaglia di Grozny dell'inverno precedente. Parlavano dei bombardamenti a tappetto, della distruzione e dei cadaveri stesi sulle strade[616].

Kashmir e Tagikistan:

(...) Mi piacevano molto i kashmiriani. Parlavano della loro guerra, e definivano gli indiani dei nemici brutali e spietati. Ma soprattutto, mi raccontavano della loro terra e di quanto l'amassero. Non avevo mai sentito nessuno parlare con tanta passione della bellezza della propria terra... i laghi e i fiumi e le montagne che toccavano il cielo. (...)

I tagiki lottavano contro l'occupazione russa della loro patria e detestavano i russi con lo stesso accanimento dei ceceni. Uno dei fratelli più seri che incontrai al campo era un tagiko. (...) non aveva più di quattordici anni. Gli altri membri del suo gruppo erano sulla ventina. (...) sembrava estremamente solo (...) Infine, avvicinai uno degli uomini del suo gruppo e gli chiesi perché il ragazzo si stava addestrando con tale rigore. Il tagiko spiegò che i russi avevano costretto il ragazzo a guardare mentre sparavano a bruciapelo a tutta la sua famiglia[617].

La guerra in Bosnia:

Alcuni mujahidin arabi passavano dal campo di ritorno dalla guerra in Bosnia. (...) Venimmo a sapere del massacro di Srebrenica, dove i serbi avevano strappato dalle loro case decine di migliaia di bosniaci. Venimmo a sapere delle atrocità seguite a Potocari, dove i rifugiati erano fuggiti e i serbi li avevano inseguiti. Venimmo a sapere dei rapimenti e delle uccisioni e dei camion pieni di uomini separati dalle loro famiglie, giustiziati e gettati in fosse comuni. Venimmo a sapere che i serbi accerchiavano gli uomini e li costringevano a entrare negli edifici, quindi lanciavano delle granate per ucciderli tutti insieme. Venimmo a sapere che gli uomini fuggivano per giorni e giorni nelle foreste, e che arrivavano in territorio sicuro coperti di sangue e completamente sconvolti dagli orrori che avevano visto.

Venimmo a sapere che le forze delle Nazioni Unite non avevano fatto nulla per proteggere i bosniaci. Venimmo a sapere che il comandante delle forze di mantenimento della pace era stato visto mangiare e bere assieme a Ratko Mlavic, il generale serbo. Venimmo a sapere che avevano abbandonato i musulmani lasciandoli morire. (...)

Erano soprattutto gli stupri, in ogni caso, a turbare gli arabi. I serbi violentavano migliaia e migliaia di donne bosniache, e molte di loro restavano incinte. Odiavano i serbi al punto di trovare impossibile immaginare di allevare un bambino per metà nemico. Ma gli arabi ritenevano fosse loro dovere sposare quelle donne, e allevare i loro figli come mujahidin che sarebbero potuti andare a massacrare i serbi di cui condividevano il sangue[618].



Agenti


Le reclute di Al Qaida provengono solo da situazioni psicologiche, culturali ed economiche disagiate, o anche da situazioni differenti? A mia conoscenza, il ricercatore Lawrence Wright ha fornito le informazioni più serie e prese da fonti dirette. Wright scrive:

All'origine, negli anni 1990, le reclute di Al Qaida provenivano dalle classe medie o superiori, quasi tutte di famiglie unite. Avevano seguito studi superiori, con una predilezione per le scienze naturali e l'ingegneria. Una minoranza veniva da scuole confessionali, ma un buon numero era stato formato in Europa o gli Stati Uniti e parlava cinque o sei lingue. Nessuno presentava i segni di un qualunque disordine mentale. Molti non erano nemmeno molto religiosi quando s'impegnarono nella jihad. (...) Questa generazione contava dei membri delle professioni liberali - medici, insegnanti, ragionieri, imam[619] - che si erano recati in Afghanistan accompagnati dalle loro famiglie.

Tra i nuovi jihadisti, piuttosto giovani e celibi, figuravano dei criminali abili nella fabbricazione di falsi documenti, nell'uso fraudolento di carte di credito, nel traffico della droga, tutte competenze che si sono rivelate utili alla causa[620].


Propagandisti


Chi sono, quali mezzi utilizzano e come agiscono i propagandisti?

Azzam divenne uno dei più importanti propagandisti della jihad. E tramite i suoi libri e insegnamenti, continuava a vivere nel cuore dei musulmani, in particolare dei giovani di tutto il mondo.

Mentre quella sera guardavamo le videocassette, riuscii a capirne il motivo. Era profondamente articolato ma anche ardente e appassionato. Parlava della distruzione di Israele, e del jihad globale. Ma fu una delle sue dichiarazioni a colpirmi maggiormente. "L'amore per il jihad ha preso il sopravvento sulla mia mia vita, sulla mia anima, sulle mie sensazioni, sul mio cuore e sulle mie emozioni" proclamava. "Se prepararsi è terrorismo, allora siamo terroristi[621]."


Sostenitori


Quando la dominazione dittatoriale interna o la dominazione militare straniera colpiscono la popolazione non combattente ad un livello insopportabile, è sorprendente che una parte di questa popolazione, portata all'esasperazione estrema, simpatizzi e sostenga chi, tra i suoi, ricorre non solo all'azione armata contro i militari (della dittatura interna o dell'esercito straniero di occupazione) ma anche all'azione terroristica?

Ma troviamo tra i sostenitori del terrorismo un agente assolutamente insospettabile. Ecco un esempio:

L'aiuto US al reclutamento dei talebani

I bombardamenti di civili, le perquisizioni brutali e gli arresti arbitrari praticati dalle forze americane hanno da molto tempo spinto il presidente afgano Karzaï ad insorgersi. Peraltro, senza il minimo risultato.

Il recente attacco dell'aviazione US nell'ovest del paese, che, secondo il governo di Kabul, ha provocato la morte di 90 Afgani di tutti le età, ha suscitato questa reazione del generale Georgelin, capo dell'esercito francese: "Una sbavatura spaventosa, orribile, che va contro gli interessi della coalizione. Questo genere di sbavatura nutre i ranghi dei talebani."

Ma sono anni che questo dura[622].

Possiamo dedurre la stessa conclusione altrove: che ovunque un esercito interno o straniero maltratta la popolazione civile, questo comportamento contribuisce al reclutamento non soltanto di membri di una resistenza contro tale esercito, ma ugualmente di terroristi.


Soldi


Tutte le inchieste, in particolare la relazione dell'agosto 2004 della commissione statunitense sull'11 Settembre 2001, hanno concluso che le azioni delle organizzazioni terroristiche richiedono pochi soldi. Ciò nonostante, chi continua a parlare di finanziamento miliardario del terrorismo, per quale motivo lo fa?

Quanto ai fondi finanziari del terrorismo, i provvedimenti a eliminarli non sono efficienti, contrariamente alle dichiarazioni ufficiali dei dirigenti occidentali. Perché,? E perché i mezzi d'informazione dominanti non parlano di coloro che, oltre ai terroristi, approfittano di questa situazione: le organizzazioni criminali internazionali?[623]


Formazione


Anche per questo tema, le informazioni degne di considerazione sono scarse. La testimonianza di Omar Nasiri è, a mio parere, la più interessante.


Addestramento militare

(...) l'addestramento all'uso delle armi, fu sia teorico sia pratico.

(...)

Abu Yahia ci insegnò come usare anche le armi che non possedevamo al campo ma che avremmo potuto utilizzare in futuro.

Un giorno ci insegnò tutto ciò che bisognava sapere sulle esplosioni nucleari.

(...)

Imparammo a fabbricare tutti gli esplosivi partendo da zero. Era quello il punto: ovunque andassimo, non avremmo avuto accesso agli esplosivi di grado militare o ai materiali industriali. Avremmo dovuto cavarcela con quello che trovavamo da soli.

Imparammo a fabbricare ogni genere di cose: polvere nera, RDX, tetril, dinamite, C2, C3, Semtex, nitroglicerina, e così via. Imparammo a fabbricare tutto ciò dai prodotti che potevamo trovare nei negozi o rubare nei laboratori scolastici. Sciroppo di frumento, tintura per capelli, limoni, matite, zucchero, caffè, sali di Epsom, naftalina, batterie, fiammiferi, vernice, prodotti di pulizia, candeggina, liquido dei freni, fertilizzanti, sabbia... che contenevano tutti alcuni componenti di diversi tipi di esplosivo. Imparammo a scomporre ciascuno di questi prodotti e altri, e a ricomporli fabbricando delle bombe. Imparai persino a creare una bomba con la mia urina[624].


Addestramento alla tortura

Abu Moussa si offrì di darci un libro che trattava degli interrogatori. (...) Il libro cominciava ripercorrendo tutti i vari stadi di un interrogatorio: dall'arresto alle prime domande alle minacce e ben presto alla tortura. E poi seguiva l'elenco di tutte le varie cose che poteva fare chi interrogava: appenderti in cella a testa in giù, pestarti a mani nude o con i bastoni o torturarti con i cavi elettrici, farti restare nudo per giorni e giorni, strapparti le unghie, bruciarti la pelle con le sigarette o sulla fiamma viva, attaccarti con i cani, colpirti al basso ventre o applicarti delle scosse elettriche ai genitali. La lista continuava all'infinito, e Abu Moussa ci disse che tutte quelle tecniche erano state usate sui fratelli in diversi paesi[625].


Ecco qual era la parte della formazione militare e la parte della formazione ideologica dei combattenti formati nei campi afghani negli anni di Omar Nasiri:

Dopo aver terminato l'addestramento con la armi, eseguivamo la salat[626] del tramonto e ci radunavamo nella cantina.

(...)

Dopo cena c'era sempre l'insegnamento religioso. L'emiro e gli addestratori ci ricordavano di continuo che quella era la parte più importante per diventare un mujahid. Prima di cominciare a combattere per Dio, dovevamo comprendere ciò che ci aveva chiamato a fare. (...)

Anche altri tipi di preparazione sono vitali. Un mujahid deve essere moralmente preparato: deve evitare tutti i peccati e rendersi puro di fronte a Dio. Deve anche preparare il proprio corpo e renderlo il più forte possibile. E ciascun fratello deve imparare tutto il possibile sulla scienza e la tecnologia, affinché la sua superiorità sul nemico sia totale[627].

Il metodo seguito nella formazione era questo:

Di sera, dopo il sermone, ci radunavamo per discutere. Potevamo discutere con il khatib[628] in merito a ciò che aveva detto, anche se quel giorno era stato l'emiro[629] a pronunciare il sermone. Quella era una delle cose più peculiari del campo: erano tutti uguali. Certo, dovevamo obbedire all'emiro quando ci impartiva degli ordini specifici, ma se qualcosa ci pareva strano o irrazionale avevamo sempre il permesso di affrontarlo e indurlo a dare spiegazioni. Valeva così per tutti: potevamo dissentire e discutere quando ci andava, cosa che a volte facevamo per ore. Non esisteva una reale gerarchia, nessun senso di autorità, nessuna sensazione di sudditanza.

Era il luogo più democratico in cui fossi mai stato[630].

Qual era il riferimento ideologico?

Il venerdì sera, Abu Suhail teneva le lezioni sulla teologia e l'ideologia di Sayyid Qutb, il teologo egiziano. (...) I suoi scritti mi sembravano di estremo interesse intellettuale; Qutb era un autentico studioso. Abu Suhai spiegava che Gutb aveva frequentato l'università al Cairo, e aveva persino conseguito un master in un'università americana. (...)

Qutb scriveva che l'Islam era qualcosa in più di una religione. A suo parere, era un completo sistema sociale che comprendeva ogni cosa al mondo. Solo attraverso la completa sottomissione a Dio avremmo potuto risolvere tutti i problemi sulla terra... ignoranza, ingiustizia e povertà. La sua filosofia era estremamente politica. Dio era il suo unico sovrano. La teocrazia era l'unica forma di governo legittima; tutto il resto era taghut[631]. I musulmani che vivevano in paesi retti da governi secolari erano obbligati a opporsi a tali regimi. Qutb credeva nella rivoluzione[632].

Qual è il ruolo della fede?

La preghiera di al-Jum'a[633] era sempre la più intensa della settimana. Avevamo corso e combattuto e lavorato tutta la settimana con i nostri fratelli, e il venerdì ci radunavamo per riposare e pregare Dio tutti insieme. A volte, un fratello era tanto sopraffatto dalle fede che i suoi occhi si velavano di lacrime.

E anch'io ero sopraffatto. Stando in mezzo a quei mujahidin, mi sentivo del tutto colmato dello spirito di Dio. Come gli altri, ero travolto dai sentimenti di amore, comunanza e fratellanza. Facevo parte di una comunità, una comunità di assoluta devozione a Dio.

Con il passare delle settimane, diventava sempre più difficile per me separarmi dai miei fratelli. Ogni notte facevo fatica a ricordare di non essere uno di loro, a ricordare di essere una spia[634].

Qual era l'atmosfera nei campi di addestramento?

(...) erano questi gli aspetti di Khaldan che mi mancarono di più quando me ne andai: la gentilezza, il senso di comunanza. Lì eravamo tutti fratelli, e facevamo tutto il possibile l'uno per l'altro. Era meraviglioso sapere che ciascuno dei fratelli avrebbe dato la vita per me, come io avrei fatto per loro.

Non mi ero mai sentito tanto amato in vita mia, tanto accudito. E anch'io volevo prendermi cura di loro.

(...)

A Khaldan non eravamo una famiglia, questo era certo. Eravamo qualcosa di meglio[635].


Armi


Oltre alle normali armi a loro disposizione, le organizzazioni illegali islamiche utilizzano delle macchine-bomba, degli esseri umani-bomba, degli aerei-bomba.

Rimane una domanda: perché e fino a quando le organizzazioni illegali non ricorreranno, come armi, anche all'avvelenamento delle acque, ai gas letali negli spazi pubblici, e alle bombe nucleari artigianali? E qual è governo ha la capacità di garantire che non succederà o che ha pronte le contro-misure necessarie alla protezione della popolazione?


Vittime


A questo proposito disponiamo da una parte della posizione ufficiale, espressa da Osama Bin Laden durante la sua intervista da parte del giornalista della CNN Arnett:

ARNETT: Signor Bin Ladin, lei ha dichiarato una jihad contro gli Stati Uniti. Può dirci perché? E la jihad è diretta contro il governo degli Stati Uniti o le truppe statunitensi in Arabia? Che ne è dei civili statunitensi in Arabia o del popolo degli Stati Uniti?

BIN LADIN: (...) abbiamo concentrato la nostra dichiarazione nel colpire i soldati nel paese dei due Luoghi Santi[636]. Il paese dei due luoghi santi ha nella nostra religione una peculiarità particolare rispetto agli altri paesi musulmani. Nella nostra religione, non è ammissibile per qualsiasi non-musulmano stare nel nostro paese. Pertanto, anche se i civili americani non sono mirati nel nostro piano, devono andarsene. Non garantiamo la loro sicurezza, perché siamo in una società di più di un miliardo di Musulmani. Una reazione potrebbe avvenire a seguito degli atti del governo degli Stati Uniti che hanno colpito civili musulmani e l'esecuzione di più di 600 mila bambini musulmani in Iraq, impedendo loro di avere cibo e medicine. Così, gli Stati Uniti sono responsabili di qualsiasi reazione, perché hanno esteso la loro guerra contro le truppe ai civili. Questo è ciò che diciamo. Per ciò che lei ha chiesto per quanto riguarda il popolo americano, non è esonerato della responsabilità, perché ha scelto questo governo e vota a favore, nonostante conosce i suoi crimini in Palestina, Libano, Iraq e in altri luoghi, e il suo sostegno ai suoi regimi agenti che hanno riempito le nostre carceri con i nostri migliori figli e scolari[637].

Ma, dall'altra parte, ecco la realtà sul terreno, riportata da Omar Nasiri, l'ex membro di Al Qaida:

Una volta in battaglia, un mujahid deve obbedire a leggi molto rigide. Non devono esserci massacri di innocenti, niente assassinii indiscriminati, niente assassini di donne e bambini, niente mutilazioni del corpo del nemico. Niente distruzioni di scuole o di chiese o di falde d'acqua o persino di campi e bestiame. Non si deve uccidere nessuno durante la preghiera, a prescindere che siano preghiere musulmane o cristiane o ebraiche o tutte le altre.

(...) A dire il vero, i nostri maestri ci insegnavano di continuo che sono tali principi a distinguere i musulmani dai non musulmani. Gli infedeli sono quelli che uccidono indiscriminatamente, senza legge. Distruggono intere città, persino intere popolazioni. Bombardano chiese e moschee e scuole. (...)

Ovviamente, imparare tutto ciò mi fece ripensare a ciò che sapevo della guerra in Algeria. Il GIA[638] aveva compiuto parecchie azioni proibite dalla legge islamica. Avevano ucciso dei civili, sparato persino a intere scolaresche. Ma con il tempo appresi una cosa riguardo alle leggi del jihad: c'è spazio entro i confini della legge, c'è spazio per ogni genere di interpretazione.

C'è soprattutto spazio se si tratta di definire chi sono i nemici, e chi gli innocenti. Pare semplice, ovviamente... i nemici sono quelli armati. Secondo le leggi del jihad, tuttavia la definizione di "nemico" può essere estesa sino a comprendere l'intera catena di supporto: chiunque supporti il nemico con denaro o armi, o persino con cibo o acqua; persino a chi fornisce supporto morale... i giornalisti, per esempio, che scrivono in difesa della causa del nemico. Ma fin dove, mi domandavo, si estende la catena di supporto? A chiunque voti per un regime nemico? E quelli che non prendono alcuna posizione? Fin dove si estende?

(...)

Arrivai a capire che, nella mente di un estremista, quasi chiunque poteva diventare il nemico[639].

E a proposito del 11 settembre 2001, ecco cosa pensa lo stesso Omar Nasiri:

Come chiunque altro, ho provato orrore per gli attentati dell'11 settembre. Ma non ero sorpreso. Ero stato in seno ad Al Qaida per anni, e gli attentati mi parevano l'effetto inevitabile di tutte le forze che avevo visto svilupparsi nel corso degli anni Novanta. L'11 settembre non è stato niente più che uno spettacolare ampliamento della logica perversa che il GIA utilizzava per giustificare il massacro di tanti innocenti in tutta l'Algeria. Era la logica degli attentati di Parigi, la logica degli attentati alle ambasciate di Nairobi e Dar es Salaam.

Più tardi, sarebbe stata la logica degli attentati di Madrid, e in seguito degli attentati di Londra. E' la logica della catena di supporto: chiunque supporti il nemico è carne da macello. Non esistono più civili. Tutti sono in guerra.

Questa è la logica del jihad globale[640], e io la disprezzo. Ci sono soldati, e ci sono civili. Uccidere i soldati è guerra; uccidere civili è omicidio. Non è soltanto la mia opinione. E' un articolo della mia fede.

Voglio essere chiaro: io sono musulmano. E a tutt'oggi, per la mia fede andrei in guerra. Non sono più una spia, ma una parte di me resta un mujahid. Credo che gli Stati Uniti e tutti gli altri dovrebbero andarsene dalla nostra terra, e restarne alla larga. Credo che dovrebbero smetterla di interferire nella politica delle nazioni musulmane. Credo che dovrebbero lasciarsi in pace. E se non lo fanno dovrebbero essere uccisi, perché è quello che accade agli eserciti invasori e agli occupanti.

Rimasi esterrefatto per come gli americani hanno reagito all'11 settembre. Quell'indignazione di un'ingenuità sconfinata: siamo stato attaccati in territorio americano (45) ! Tremila americani uccisi in territorio americano[641] ! Una tragedia, senza dubbio. E un crimine, ma che dire dei milioni di musulmani uccisi in territorio musulmano? In Medio Oriente, in Africa, in Bosnia, Cecenia, in Afghanistan. Per loro il tempo si è forse fermato?

E quindi, sì, credo che esistano delle battaglie che vale la pena combattere. Credo che esistano dei territori per cui vale la pena morire. Ma credo anche nelle leggi. Forse più di ogni altra religione, l'Islam è regolato da leggi molto chiare su quando e come andare in guerra. Ho appreso che queste leggi ci rendono diversi e migliori degli americani e dei francesi e dei tedeschi e dei russi e degli inglesi e di chiunque altro. Loro uccidono ogni volta che possono. Loro lanciano bombe nucleari sulle città e uccidono milioni di persone nelle camere a gas e distruggono intere popolazioni per rubare terre e ricchezze. Loro uccidono donne e bambini, per poi fare spallucce e definirlo "danno collaterale".

Queste cose sono vere. Fanno queste cose da secoli. Ma noi siamo musulmani, e il Corano ci dice di non farlo. Questo è il vero Islam, l'Islam che ho imparato nei campi... almeno in teoria. Troppo spesso, quello che ho visto messo in pratica era qualcosa di alquanto diverso.

(...) Quello che desidero più di ogni altra cosa è salvare l'Islam da questi terrificanti eccessi e innovazioni.

Sin dall'inizio, mi turbarono quegli Uzi[642]. Il fatto che il mondo musulmano fosse caduto tanto in basso da essere costretti a combattere le nostre guerre usando le armi del nemico. Ma adesso sta avvenendo qualcosa di ben peggiore: stiamo combattendo le nostre guerre usando le tattiche del nostro nemico. Se noi, in qualità di musulmani, ci permettiamo di diventare come Loro[643] - vale a dire, come voi - allora non resterà più nulla per cui combattere.

Questo è la mia jihad[644].


Chi ne approfitta?


A chi reca profitto realmente, sul piano economico e di potere, l'azione terroristica delle organizzazioni illegali? Solo a loro? O anche, e forse prima di tutto, a chi giustifica con l'esistenza del terrorismo:

- nei paesi dittatoriali, l'impossibilità di instaurare la democrazia, e cosi le risorse del paese vengono gestite nell'esclusivo interesse del gruppo al potere,

- e, nei paesi democratici, la limitazione della democrazia, e così le risorse di paesi terzi vengono gestite nell'interesse esclusivo delle multinazionali?

Assistiamo da circa una ventina di anni ad una stessa costante: tutti i paesi del terzo mondo dove sono state fatte grandi scoperte di petrolio e di gas sono state vittime di destabilizzazione dove il terrorismo islamico (che sia locale o internazionale con al Qaida) sembra essere l'attore più spesso implicato. [...] E' incontestabile che il Maghreb e ancor più i paesi del Sahel (Mali e Nigeria) dove passerà l'oleodotto che proviene dalla Nigeria, interessano molto gli Americani e la posta in gioco consisterà nell'espellere l'Europa, e particolarmente la Francia, da questa zona per la quale gli U.S.A. hanno un interesse vitale, in modo particolare da quando si è scoperta la presenza di idrocarburi in Mauritania. (...) La messa all'opera di questa strategia (passa) dalla presenza militare americana nei paesi del Nord Africa facendo valere il principio di lotta contro il terrorismo islamico che avrebbe scelto come domicilio alcune di queste regioni (Algeria, Mauritania, Marocco, Mali, Niger, Ciad) da quanto è stato cacciato dall'Afghanistan. La creazione di basi militari nel Mali (Sud dell'Algeria) è stata già rivelata da numerosi giornali. Amplificare le azioni terroristiche in queste regioni per far credere alla loro pericolosità contro la sicurezza del mondo e di conseguenza ad un necessario intervento americano sembra il gioco al quale si danno da questi ultimi anni le forze americane. Questo stato d'instabilità permanente spingerà i paesi d'Europa a disinteressarsi di questa regione lasciandola agli americani che hanno già perfettamente identificato i loro interessi e cominciato ad accaparrarsene. A questo gioco sornione sembra perfettamente accomodarsi la rete di Al Qaida che, in realtà, lavora, coscientemente o meno, per gli interessi geopolitici americani. Questa paura ben gestita del terrorismo islamico, e in particolare della rete di Al Qaida, permette loro di legittimare la nuova configurazione del mondo, in particolare il Grande Medio Oriente che hanno appena deciso[645].


4. Terrorismo di Stato


Se poniamo il fatto che colpire dei civili non combattenti è terrorismo, quando uno Stato, tramite il suo esercito interno, o uno Stato straniero, tramite il suo esercito, colpisce dei civili non combattenti, è o non è un terrorismo di Stato?

Per un governo interno, dominare il paese, senza il consenso liberamente espresso dai cittadini, è o non è dittatura? E questa dittatura che si esercita con la forza militare, è o non è terrorismo di Stato? E non si tratta sempre di terrorismo di Stato, qualsiasi sia il pretesto per giustificarlo, per esempio che il popolo non è pronto per la democrazia, o che il terrorismo impedisce delle elezioni libere, ecc.?

Per un governo straniero, mandare il suo esercito invadere ed occupare un paese senza il consenso liberamente espresso dai cittadini di questo paese, è o non è invasione e occupazione? E questa invasione e occupazione che si realizzano con la forza militare, sono o non sono terrorismo di Stato, qualsiasi sia il pretesto dall'occupante per giustificarlo, per esempio, come già visto, "portare la democrazia" (Stati Uniti), difendere "l'integrità nazionale" (Russia in Cecenia), "difendere la sicurezza del paese" (Israele nei territori palestinesi).

In reazione ad azioni considerate terroristiche di un gruppo appartenente ad una popolazione, reagire con un esercito che colpisce la popolazione civile non combattente e distruggendo le sue infrastrutture civili, è o non è terrorismo di Stato? Tenendo conto delle differenze, se, durante il nazismo, la politica del ghetto praticata contro gli Ebrei era terrorismo di Stato, durante la guerra d'indipendenza algerina, il raggruppamento della popolazione algerina in "villaggi" controllati dall'esercito francese, non era similmente terrorismo di Stato? E, durante la guerra in Vietnam, il raggruppamento della popolazione vietnamita in "villaggi" controllati dall'esercito statunitense, non era anche terrorismo di Stato? Infine, la politica di ghettizzazione del popolo palestinese da parte dell'esercito israeliano non è, anch'essa, terrorismo di Stato?


Motivi


Se uno Stato ricorre all'azione terroristica contro il proprio popolo (dittatura) o contro un popolo straniero (aggressione e occupazione militari), qual è il motivo se non questo: non potendo convincere democraticamente una popolazione di accettare la sua politica, questo Stato usa la violenza militare per imporla?

Se uno Stato, che è da una parte democratico con il proprio popolo, come quello statunitense, usa d'altra parte il terrorismo del suo esercito per dominare un altro popolo, è sorprendente o logico che questo Stato stringa alleanza con uno Stato dittatoriale? Per esempio, quando il governo degli Stati Uniti dichiarava di attaccare l'Iraq perché era dominato da un dittatore, due fatti contraddicono questa dichiarazione:

- il governo statunitense non ha attaccato gli altri paesi dominati da una dittatura. Anzi, li sostiene militarmente, come per esempio in Arabia Saudita;

- durante tanti anni il governo statunitense ha aiutato militarmente Saddam Hussein, che era già un dittatore, e l'ha attaccato soltanto quando non rispondeva più agli interessi economici del governo statunitense.

Quindi il terrorismo di Stato non si esercita, come dichiarano i suoi dirigenti, soltanto per combattere un terrorismo di gruppi illegali, ma si esercita ogni volta che gli interessi, economici e/o militari, dello Stato in questione sono da difendere, ivi compreso associandosi ad un altro Stato terrorista.


Agenti


Sempre e dovunque, per imporre ad una popolazione una dittatura interna o una dominazione esterna, lo strumento primordiale e più importante è l'esercito.

E' stato già esaminato[646] come, nell'epoca post-coloniale attuale, uno Stato, per esempio quello statunitense, prima di mandare il suo esercito ad attaccare ed occupare un altro paese, ricorre all'azione dei suoi agenti segreti. Questo ricorso agli agenti segreti costa economicamente molto meno e danneggia meno l'immagine politica che il fatto di mandare un esercito.

Gli agenti segreti minacciano, e se non basta, uccidono o fanno uccidere:

- da una parte i dirigenti del popolo che pacificamente vogliono il controllo delle proprie risorse naturali, per esempio Mehdi Ben Barka in Marocco (in questo caso l'azione dei servizi segreti marocchini in relazione con quelli francesi),

- dall'altra parte, se i dirigenti della popolazione sono democraticamente eletti, gli agenti segreti organizzano contro di loro un colpo di stato. E' successo, per esempio, in Iran nel 1953 contro il primo ministro Mossadegh, in Congo nel 1960 contro il primo ministro Patrice Lumumba, e in Cile nel 1973 contro il presidente Salvador Allende. E se gli agenti segreti non riescono ad organizzare un colpo di stato, uccidono i dirigenti tramite un cosiddetto "incidente aereo". E' stato il caso per il presidente ecuadoriano Jaime Roldòs il 24 maggio 1981, e per il presidente di Panama Omar Torrijos il 31 luglio dello stesso anno[647].

Se l'uccisione, da parte di un'organizzazione illegale, di un dirigente (per esempio della pachistanese Benazir Buttho) o un presidente democraticamente eletto, è terrorismo, l'uccisione di queste persone da parte degli agenti segreti di uno Stato, - che ovviamente non lo rivendica mai -, non è anche terrorismo?

E se uno Stato aiuta dei terroristi a prendere il potere, non pratica un'azione di terrorismo di Stato?

Del resto i taliban, chi li aveva portati al potere a Kabul? Chi se non il Pakistan? Chi se non i servizi segreti di Islamabad, che avevano fornito mezzi e consiglieri? Chi, se non Musharraf, aveva fatto fiorire, in tutto il Pakistan occidentale, nelle zone pashtun, le madrassa, le scuole coraniche da cui uscivano a getto continuo migliaia e migliaia di combattenti islamici fanatizzati che portarono al potere i mullah a Kabul?[648]

Benazir Buttho,

ex-capo del governo civile del Pakistan,

presidente del Partito popolare pachistano,

settembre 2007:

Nell'ultimo rapporto dell'intelligence statunitense sulle minacce terroristiche si afferma: “Al Qaida e i Talebani sembrano essersi ben insediati in alcuni rifugi sicuri in Pakistan.” Perciò per molti di noi è sorprendente vedere la comunità internazionale offrire sostegno all'attuale governo, ma l'appoggio continua malgrado il regime non abbia saputo impedire a Talebani e ad Al Qaida di riorganizzarsi dopo essere stati battuti, scoraggiati e dispersi in seguito agli eventi dell'11 settembre. Vorrei che gli Usa legassero il loro loro sostegno, la loro assistenza finanziaria e militare al Pakistan alla restaurazione della democrazia, allo svolgimento di elezioni libere, oneste e imparziali e aperte a tutti i partiti politici. Ma è solo il primo passo. Vorrei che la comunità internazionale prendesse un impegno a lungo termine per un Paese instabile come il nostro. Dal mio modesto punto di vista, a causa del suo rapporto con la dittatura, l'Occidente si sta alienando il popolo pachistano spingendolo nelle mani degli intransigenti che attribuiscono all'Occidente la responsabilità di tutti i mali che affliggono il Paese. E questo non dovrebbe accadere[649].


Sostenitori


Oltre ai dirigenti politici che decidono l'azione di terrorismo di Stato, e al suo esercito che lo esegue, chi sostiene il terrorismo di Stato?

E' un fatto reale che la maggior parte dei cittadini del mondo, qualsiasi sia la loro religione, non vuole il conflitto e la guerra, ma il dialogo e la soluzione pacifica dei conflitti, per creare più giustizia e pace nel mondo. I dirigenti politici, i giornalisti e gli intellettuali che ignorano o fingono di ignorare questa realtà, non sono quindi degli estremisti che alimentano la violenza e il terrorismo nel mondo?

I mass media che trasmettono immagini soltanto di gruppi, più o meno numerosi, di Musulmani impegnati in spettacolari manifestazioni violente contro il loro proprio governo o contro qualche governo occidentale, senza mai parlare della maggioranza dei Musulmani che non condivide questa violenza, questi mass media contribuiscono ad aumentare o diminuire il terrore nei telespettatori, e quindi favoriscono la pace o il terrorismo di Stato contro i popoli?


Chi sostiene il terrorismo di Stato interno di una dittatura?


I governi democratici denunciano i terroristi come “nemici della democrazia”. Se questi governi democratici fossero realmente per la difesa della democrazia, perché questi governi sostengono le dittature, più o meno velate, con il loro contributo: vendita di armi e di mezzi di repressione, assistenza di consiglieri militari e di agenti segreti? Questo comportamento dei governi democratici favorisce la democrazia o invece il terrorismo di Stato delle dittature?

E' ammissibile che un governo, che si proclama democratico, giustifichi il suo sostegno ad una dittatura:

- per ottenere un profitto economico; che le sue multinazionali vendono al paese sotto dittatura dei prodotti, prima di tutto armi, acquistano a basso costo le sue risorse naturali ed utilizzano la sua mano d'opera in condizioni che violano i diritti umani,

- e/o per ottenere un profitto militare: installare nel paese sotto dittatura delle basi per bombardieri e di spionaggio elettronico?


Chi sostiene il terrorismo di uno Stato straniero?


Chi può sostenere il terrorismo di uno stato straniero contro una popolazione indigena se non il governo:

- che già esercita la sua dittatura interna contro questa popolazione,

- e che ha un interesse comune con lo Stato straniero?

Abbiamo già visto che questo interesse comune è essenzialmente economico: mentre si arricchiscono le multinazionali dello stato terrorista straniero (che sfruttano risorse naturali e mano d'opera indigeni), insieme a queste multinazionali, si arricchisce, tramite la corruzione, il gruppo indigeno che esercita la dittatura interna sul paese.


Strategia: guerra al terrorismo o alla popolazione?


In nome della guerra al terrorismo, il governo degli Stati Uniti ha attaccato ed occupato l'Afghanistan e l'Iraq. Perché allora non attacca ed occupa il paese dove attualmente si rifugiano i Talebani e la risorgente minaccia di Al Qaida: il Pakistan?

Come si può credere ai dirigenti di Stato che dichiarano di combattere il terrorismo in un paese quando praticano la dominazione, la repressione e una forma di apartheid che riduce questi popoli a cittadini di serie B, ai quali sono negati i diritti civili?

Quando alcuni membri di un popolo, dominato da una dittatura o occupato da un esercito straniero, commettono, non contro la popolazione civile, ma contro i dittatori o gli occupanti (militari, mercenari, poliziotti, agenti segreti, collaboratori) atti di resistenza, è giustificabile da parte dei dominatori, - anche se chiamano "terroristi" questi atti -, praticare la tattica nazista della punizione collettiva, che consiste a vendicarsi colpendo la popolazione civile? Questa reazione non è un terrorismo esercitato dallo Stato? Non è questo il tipo di azione eseguita, per esempio, dagli eserciti rispettivamente israeliano contro il popolo palestinese, statunitense contro la popolazione afgana e irachena, russo contro la popolazione cecena, turco contro la popolazione curda, ecc.?

Tutti i governi, che siano dittature interne o governi di eserciti stranieri di occupazione, che dichiarano di combattere il terrorismo, perché impediscono elezioni libere della popolazione o li falsificano a loro vantaggio (come per esempio in Afghanistan e in Iraq)?

Gli Stati che combattono il terrorismo con la guerra e i bombardamenti aerei in un paese straniero, come crederli mentre rifiutano di aiutare i popoli dove nasce questo terrorismo, ad avere ospedali, scuole, rete idrica, campi agricoli, elettricità e tutto ciò che serve al benessere materiale e psicologico? Ovviamente, questi Stati dichiarano di fornire aiuto a questi popoli; basta recarsi sul posto o avere accesso ad informazioni reali per sapere che le dichiarazioni di questi Stati sono soltanto della propaganda menzognera. Quando gli eserciti di questi Stati stranieri colpiscono la popolazione indigena e distruggono il poco di infrastrutture civili che gli permettono di sopravvivere, è questo il modo di combattere il terrorismo ed aiutare la popolazione?

C'è chi crede che i dirigenti che danno importanza solo all'aspetto militare, lo fanno per incapacità intellettuale e cecità politica. In realtà, come è stato già mostrato, la situazione di guerra permette alle imprese del paese aggressore di realizzare molto più profitti economici, nel fabbricare e vendere armi, e, accessoriamente, nel ricostruire le infrastrutture civili distrutte.

La politica seguita dagli Stati Uniti in Vietnam è rimasta, con le specifiche differenze, sostanzialmente la stessa oggi in Afghanistan e in Iraq.

Vietnam:

Il comandante dei Marines voleva anche lui adottare una strategia di pacificazione per guadagnare il sostegno dei contadini sud-vietnamiti con un programma generoso di riforma agraria e altri vantaggi sociali ed economici. Era il solo modo di successo. (...) La guerra d'usura non era che uno degli “aspetti annessi” della vera lotta. Anche se le unità combattenti del Vietcong e del Nord se ne andassero oggi su un altro pianeta, non avremmo vinto la guerra, perché il premio del combattimento era il popolo vietnamita. Senza l'appoggio che portavano la guerriglia locale e il governo vietcong clandestino, l'esercito comunista non sarebbe potuto esistere. Gli Stati Uniti dovevano di conseguenza utilizzare le loro truppe per assicurare la protezione della popolazione guadagnando “la fiducia e la lealtà del popolo”.

(...)

Questi generali dei Marines non capivano che, per Westmoreland [capo dell'esercito statunitense in Vietnam], riconoscere che avevano ragione sarebbe stato privarlo della guerra che voleva portare avanti, con vasti movimenti di truppe, massicci attacchi di artiglieria, sotto un cielo pieno di elicotteri, di caccia-bombardieri e del tuono dei B-52.

(...)

"Continueremo a farli sanguinare, disse, fino a che Hanoi ammette il fatto che abbiamo reso il loro paese esangue per molte generazioni[650]."

Afghanistan:

La verità è che le bombe lanciate contro le infrastrutture civili sono paragonabili a quelle scagliate contro i civili afghani[651].

Iraq:

Secondo l'esperto legale Ramsey Clark, ministro della Giustizia nelle amministrazioni Kennedy e Johnson, e presidente della Commissione Internazionale di indagine sulle Sanzioni Economiche, le sanzioni economiche intraprese dai governi occidentali, dopo la prima guerra contro l'Iraq, hanno "causato la morte di più di 1.500.000 persone, fra le quali 750.000 bambini sotto i cinque anni, e danni all'intera popolazione dell'Iraq mediante sanzioni genocidarie"[652].

Se il criterio di definizione del terrorismo è l'azione che danneggia la vita della popolazione civile, l'embargo (economico ma sostenuto dalla forza militare) organizzato da paesi occidentali contro l'Iraq, è stato una forma di terrorismo di Stato. i responsabili dell'embargo sapevano perfettamente che non erano i dirigenti della dittatura irachena a mancare di cibo e di medicina, ma unicamente la popolazione. Quanto all'argomento che consiste a dire: colpire la popolazione per costringerla a rivoltarsi contro un suo governo, questo argomento è stato sempre utilizzato da chi esercita il terrorismo di Stato. Fu il caso dei nazisti come, prima di loro, nell'antichità, di tutti gli aggressori di qualsiasi civiltà, ivi compresi i Greci e i Romani.

Il terrorismo attuale è davvero così pericoloso da giustificare da una parte l'esistenza di dittature interne, e dall'altra parte le guerre contro dei popoli e l'occupazione militare del loro paese? O il terrorismo è, in base all'esame dei fatti reali, la solita giustificazione propagandistica, che consiste nel creare, ampliare e usare la paura, per manipolare i cittadini e dominarli per ottenere profitto economico dalle loro risorse naturali e dalla loro mano d'opera, e disporre di basi militari sul loro territorio?

Qual è il terrorismo che ha e continua a uccidere più vittime civili e a distruggere più infrastrutture civili? La realtà dei fatti mostra che non è il terrorismo delle organizzazioni illegali ma quello degli Stati che aggrediscono ed occupano militarmente altri paesi.


Quale potrebbe essere allora la soluzione?

Il quinto modo col quale l'America tornerà alla guida della comunità internazionale consiste nell'investire nella nostra comune umanità, garantendo che coloro che vivono nella paura e nel bisogno oggi potranno vivere con dignità e opportunità domani. Un recente rapporto contiene in modo dettagliato i progressi compiuti da Al Qaida nel reclutare una nuova generazione di dirigenti. Questi provengono da una più ampia fascia di Paesi rispetto alla vecchia leadership, dall'Afghanistan alla Cecenia, dalla Gran Bretagna alla Germania, dall'Algeria al Pakistan. La maggior parte di loro ha poco più di trent'anni e opera liberamente nelle comunità più insoddisfatte e divise del nostro mondo interconnesso: gli Stati affetti di miseria, deboli e afflitti dal malgoverno sono diventati oggi il più fertile terreno di coltura per le minacce transnazionali come il terrorismo, le malattie pandemiche e il contrabbando di armi letali. Negli ultimi sei anni abbiamo sentito parlare spesso della missione americana in senso più ampio, quella di promuovere la libertà nel mondo. Sono d'accordo. Ma questa aspirazione non si soddisfa destituendo un dittatore e installando al suo posto un'urna elettorale. L'autentico desiderio del genere umano non è soltanto quello di vivere liberamente ma di avere una vita dignitosa, sicurezza e giustizia.

Barack Obama,

candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti,

23 aprile 2007[653]

Di fronte al complesso militaro-industriale statunitense, il cui potere è stato segnalato già da molto tempo, cosa potrà fare realmente il nuovo presidente degli Stati Uniti?















































PARTE III


RISULTATI DELLA GUERRA






































I. PER GLI STATI UNITI


Noi affermiamo che nessuna nazione può sopportare a lungo una forma di governo per metà repubblicana e per metà imperiale, e mettiamo in guardia il popolo americano sul fatto che l'imperialismo all'estero porterà rapidamente e inevitabilmente al dispotismo in patria.

Partito Democratico (U.S.A.),

"Piattaforma Nazionale", 1900[654]


Dalla fine dell'Unione Sovietica, i vari governi degli Stati Uniti, che siano stati democratici o repubblicani, suscitano, a causa delle guerre che intraprendono, sempre più perplessità, delusione, paura, odio, in una parola: meno consenso nel mondo. Questo comportamento non è causato dal fatto che non hanno tenuto in considerazione proprio l'avvertimento citato qui sopra? L'imperialismo statunitense non ha portato infatti al dispotismo del complesso militar-industriale che temeva anche il presidente Eisenhower nel suo discorso di addio al popolo statunitense?


1. Ieri : guerra del Vietnam


La guerra del Vietnam non è stata mai ufficialmente dichiarata da parte degli Stati Uniti. E' stata la loro più lunga guerra, durata 11 anni: 5 agosto 1964 - 7 maggio 1975. Costo per gli Stati Uniti: 200 miliardi di dollari. Vietnamiti uccisi: circa 1.000.000.

Dal rapporto dell'allora Segretario alla Difesa, Robert McNamara, al presidente Johnson, ecco quel che si legge sul bombardamento del Nord Vietnam:

Non è un'immagine seducente quella della più grande potenza mondiale uccidendo o ferendo gravemente 1.000 non combattenti per settimana, cercando così di sottomettere brutalmente una piccola nazione meno evoluta, per un risultato del quale il valore è altamente contestabile[655].

Soldati statunitensi uccisi in Vietnam: circa 58.200, di cui 47.000 morti in combattimento. 61 % degli uomini morti avevano 21 anni di età o meno.

In questa guerra [del Vietnam], 14.691 Marines sono stati uccisi, un numero tre volte maggiore che in Corea, una pesante perdita in vite umane, in paragone più pesante dei 24.511 che sono caduti durante la Seconda Guerra mondiale[656].

Ecco quale era lo stato psicologico finale dei militari statunitensi, quando fu deciso dalle autorità statunitensi il ritiro dal Vietnam:

Il ritiro delle truppe ebbe un vantaggio che non era stato previsto. Impedì la disintegrazione dell'esercito US in Vietnam. (...) Gli uomini fuggivano nella marijuana e l'eroina ed altri erano uccisi a causa dei loro compagni rovinati con le droghe che arricchivano i trafficanti cinesi e i generali di Saigon. Le unità combattenti erano vicini all'ammutinamento, e i soldati si ribellavano contro l'inanità de loro sacrificio assassinando i loro superiori con una pallottola accidentale o una granata nella schiena.

(...)

Le unità combattenti dell'Aviazione furono le sole dell'esercito degli Stati Uniti che non si sgretolarono sotto la pressione della guerra. Circa 6.000 piloti e membri d'equipaggio di elicotteri perirono, ma gli aviatori non mollarono mai[657].


2. Oggi: le guerre in Afghanistan e in Iraq


Situazione militare


Il documento del Pentagono “Base Structure Report” indica l'esistenza di 737 basi militari statunitensi in 130 paesi, per un valore di 127 miliardi di dollari, che diventano 658 considerando anche le basi militari interne.

Malgrado la loro potenza militare, gli Stati Uniti non riescono ad avere il controllo della popolazione nei paesi che hanno attaccato e occupato: l'Afghanistan e l'Iraq. Ma ciò che è più grave, è che essi sono costretti ad aumentare il numero dei loro soldati, a estendere il periodo al fronte da 12 a 15 mesi[658], ed anche a chiedere l'aiuto di soldati di altri paesi. Dove risiede, quindi, la debolezza strategica dei governi successivi degli Stati Uniti? Non è proprio quella stessa debolezza che hanno avuto in Vietnam, ossia l'impegno in una guerra di tipo asimmetrico dove il loro esercito combatteva contro la resistenza di un popolo? L'esistenza di gruppi terroristici tra le popolazioni aggredite, non preclude l'esistenza di una resistenza popolare. E la resistenza non può esistere senza un sostegno da parte della popolazione, il quale è un segno chiaro del suo rifiuto dell'occupazione.


Afghanistan


Prima dell'invasione dell'Afghanistan da parte dell'esercito degli Stati Uniti, la popolarità dei Talebani era minore, e si produceva meno oppio, mentre, dopo anni di occupazione militare del paese da parte degli Stati Uniti ed altri paesi alleati, i Talebani godono di più credibilità nella popolazione, controllano la maggior parte del paese, e la produzione di oppio è aumentata fino a circa 85 % della produzione mondiale.

Quasi la metà dell'Afghanistan è ormai troppo pericolosa per i lavoratori impegnati negli aiuti umanitari che vi operano, come mostra una mappa delle Nazioni Unite, trapelata e pubblicata sul Times.

Negli ultimi due anni la maggior parte del personale straniero e afgano si è ritirato dalla metà sud del paese, abbandonando o ridimensionando negativamente progetti di sviluppo in zone rurali, e confinandosi nelle città o nel nord meno rischioso. Questo ritiro fa parte dei problemi del governo di Kabul, che ha lottato per estendere la sua autorità nelle regioni e nelle province, che sono sempre più senza legge o controllate dai talebani. (...) La mappa non pubblicata, acquisita dal The Times, a Kabul, è stata disegnata per il personale delle Nazioni Unite e lavoratori per gli aiuti, e illustra i livelli di rischio in tutta la nazione. Essa mostra un netto deterioramento della sicurezza dal 2005, se confrontata con un analoga mappa dal marzo dello stesso anno[659].


In una recente relazione, il Consiglio Atlantico degli Stati Uniti stima che "la Nato non sta vincendo la partita in Afghanistan". Eppure, dal 2003, gli effettivi impegnati nella caccia ai talebani hanno quadruplicato. Ossia, oggi, i 43.000 uomini venuti da 37 paesi, e sempre incapaci d'impedire agli insorti di controllare la metà del paese[660].


Per quanto riguarda il segretario generale della Nato, Hoop Scheffer, questi ha annunciato che bisogna combattere gli insorti fino al 2013, come minimo.

Altra eccellente notizia, trasmessa alla Nato dall'Americano McDonnel, direttore nazionale dell'informazione, i talebani e i capi tribù che sono loro favorevoli controllano 70% del territorio afgano[661].


Inoltre, dopo tanti anni di presenza dell'esercito statunitense e dei suoi alleati, l'Afghanistan rimane un narco-Stato, primo produttore mondiale di oppio[662].


Iraq


Testimonianza di veterani statunitensi della guerra in Iraq:

1.


Le persone in servizio affrontano conseguenze gravi per la salute, dovute alla negligenza del nostro Governo.

Molte delle nostre truppe sono già in Iraq da due, tre e perfino quattro turni di servizio di circa undici mesi ognuno. Lo stress da combattimento, l'esaurimento e l'essere testimone degli orrori della guerra contribuiscono al Disordine di Stress Post Traumatico (Post Traumatic Stress Disorder - PTSD), un insieme serio di sintomi che possono condurre alla depressione, alla malattia, al comportamento violento e perfino al suicidio. Ulteriormente, l'uranio impoverito, Lariam, l'insufficiente protezione corporea e le malattie contagiose sono soltanto alcuni dei rischi per la salute che accompagnano una guerra immoralmente pianificata ed eseguita con incompetenza. Infine, sul rilascio del soldato, l'amministrazione dei Veterani è anche lei lontana della completa gestione dei numerosi veterani nel bisogno.

(...)

1.


I nostri militari sono esausti dei dispiegamento ripetuto, delle estensioni involontarie e delle attivazioni della Riserva e della Guardia Nazionale.

La maggior parte delle truppe in Iraq vi si trovano da almeno due turni. Gli schieramenti in Iraq stanno diventando più lunghi e molti dei nostri membri di servizio stanno affrontando le estensioni e i richiami involontari al servizio. Le politiche di vecchia data per limitare la durata e la frequenza degli schieramenti per le truppe a metà tempo della Guardia Nazionale sono capovolte per permettere i turni ripetuti in Iraq. Questi turni di combattimento ripetuti, estesi stanno prendendo un tributo enorme sulle nostre truppe, sulle loro famiglie e sulle loro comunità[663].

Poco dopo l'invasione dell'Iraq, il presidente Bush jr aveva annunciato trionfalmente e spettacolarmente: "Missione compiuta". La realtà rivela il contrario. La causa non è soltanto il terrorismo, come lo dichiara la propaganda ufficiale, ma più ancora la popolazione che oppone una resistenza pacifica ed armata contro l'occupazione del suo paese.

Durante la guerra del Vietnam, un numero preoccupante di soldati statunitensi ricorreva alla droga. Oggi, in Iraq, come già segnalato nella parte GUERRA, il numero di suicidi tra i soldati statunitensi è così alto da aver costretto il governo statunitense a misure urgenti per tentare di limitare questo fenomeno.

Inoltre, la guerra in Iraq costringe il governo statunitense ad un ricorso massiccio ai riservisti e alla Guardia nazionale, al punto di veder proposto la reintroduzione della leva obbligatoria, abolita nel 1973.

Considerate che con molti calcoli è possibile vincere, temete la loro insufficienza.

(...)

Coloro che erano sperimentati nell'arte della guerra (...) avevano come principio che si può essere vinti solo a causa della propria colpa, e vittorioso solo a causa della colpa degli altri.

Sun Tze[664]

A questo punto si pone la domanda: lo sforzo bellico degli Stati Uniti è segno di forza o, a guardare bene, è segno di debolezza, di inizio di decadenza e di ultima difesa per tentare di impedire la fine dell'impero statunitense? Ecco ciò che, nell'antichità, uno storico greco diceva ai dirigenti dell'impero greco, ancora forte ma sull'orlo della decadenza:

Si tratta in realtà di perdita dell'impero e di esporvi all'immenso odio che avete sollevato dominando. Non potete abdicare oggi dal vostro potere, anche se in questa ora critica qualche galantuomo, che desidera la vita quieta, va suggerendo una tanto nobile azione. Il vostro impero, di fatto, è una tirannide: certo illegale a conquistarsi. ma rischiosissima a deporsi[665].


Situazione politica


Sempre più cittadini statunitensi lamentano che la cosiddetta "guerra al terrorismo" ha avuto tra le conseguenze una limitazione delle libertà individuali all'interno degli Stati Uniti, col conseguente indebolimento della democrazia statunitense. Il restringere le libertà fondamentali dei cittadini per combattere un avversario, è segno di forza o, in realtà, di debolezza?

I dirigenti e certi intellettuali di paesi democratici, in primo luogo gli Stati Uniti, dichiarano che la guerra che fanno ha come obiettivo di difendere la libertà. Era vero durante la seconda guerra mondiale, quando la guerra era fatta al nazismo e ai fascismi italiano e giapponese. Ma oggi, in Afghanistan, in Iraq e altrove, se fosse vero che la guerra è fatta per difendere la libertà, perché, nella realtà dei fatti, questa libertà e i diritti civili fondamentali vengono ostacolati, non solo nel paese occupato (Afghanistan e Iraq) ma anche nel paese occupante (gli Stati Uniti)? La risposta è che la guerra, qualsiasi guerra, ha un vantaggio per coloro che la decidono e la gestiscono, quello di aumentare il loro potere e di ridurre quello dei cittadini:

Non c'è guerra lunga che, in un paese democratico, non mette in grande pericolo la libertà. Non è che bisogna temere precisamente di vedere, dopo ogni vittoria, i generali vincitori impadronirsi con la forza del potere sovrano, alla maniera di Silla o di Cesare. Il pericolo è di un altro tipo. La guerra non consegna sempre i popoli democratici al governo militare; ma non può mancare di accrescere immensamente presso questi popoli gli attributi del governo civile: centralizza quasi per forza nelle sue mani la direzione di tutti gli uomini e l'uso di tutte le cose. Se non conduce di colpo al dispotismo con la violenza, accompagna dolcemente a questo con le abitudini.

Tutti coloro che cercano di distruggere la libertà in una nazione democratica devono sapere che il più sicuro e il più corto mezzo per riuscirsi è la guerra[666].


Situazione socio-economica


Costo della guerra in Iraq


L'amministrazione Bush aveva affermato che la guerra sarebbe costata 50 miliardi di dollari: attualmente gli U.S.A. spendono in Iraq tale cifra di denaro ogni tre mesi. Se volessimo contestualizzare questa cifra, potremmo dire che per un sesto di quanto si sta spendendo in questa guerra gli U.S.A. avrebbero potuto raddrizzare definitivamente il sistema della Social Security per il prossimo mezzo secolo, senza tagli di benefici, senza aumenti di contributi.

Joseph Stiglitz,

Premio Nobel per l'economia 2001, ex presidente della Banca Mondiale[667]


Chi approfitta e chi perde nella guerra in Iraq?

Per le famiglie di coloro che sono morti e per gli Stati Uniti come entità, il costo di queste guerre è stato enormemente elevato. Per la corporatocrazia, il ricavo è stato enorme[668].


(...) In questa guerra si contano soltanto due vincitori: le compagnie petrolifere e i contractor[669] della Difesa. Le azioni dell'Halliburton, la vecchia compagnia del vice-presidente Dick Cheney, sono arrivate alle stelle. Ma anche quando il governo si è rivolto sempre più ai contractor, ha ridotto sensibilmente i controlli.

La stragrande maggioranza dei costi di questa guerra malamente gestita sono stati sostenuti dall'Iraq: la metà dei medici iracheni ha lasciato il Paese o è rimasta uccisa; la disoccupazione è ferma al 25 per cento; a cinque anni di distanza dall'inizio della guerra, Baghdad usufruisce tuttora di meno di otto ore di elettricità al giorno. Dei 28 milioni di abitanti che conta complessivamente l'Iraq quattro sono sfollati nel Paese, due sono profughi da qualche altra parte.

Le migliaia di morti violenti hanno assuefatto la maggior parte degli occidentali (...)[670]


1.


La guerra in Iraq ci ruba i fondi che sono molto necessari da noi.

5.8 miliardi di dollari al mese sono stati spesi in guerra, mentre potevano essere utilizzati per aiutare le vittime dell'uragano Katrina, le scuole povere, la costruzione di ospedali e del sistema sanitario, la riduzione delle imposte, ed una miriade di programmi domestici che sono stati tutti trascurati come conseguenza della guerra in Iraq[671].


Nel 2006, Joseph Stiglitz ha affermato che gli Stati Uniti dovranno continuare a prendere in prestito due miliardi di dollari al giorno[672]. Il debito pubblico statunitense è stimato oggi a 8,5 trilioni di dollari, e buona parte delle obbligazioni del Tesoro è stata acquistata da banche asiatiche, con la Cina che, da sola, ne detiene 262,6 miliardi di dollari. A causa della concorrenza cinese, la produzione statunitense è scesa da metà ad un quarto su scala mondiale, mentre la parte delle obbligazioni tenute dalla Cina permette agli Stati Uniti di vivere al di sopra delle proprie possibilità reali.

Oltre ai vari problemi economici e sociali causati dalle spese militari, tra i reduci statunitensi che combattevano in Afghanistan e in Iraq, molti non trovano lavoro e dormono per strada, e tra di loro circa uno su quattro è senza casa.

Ma quanto è costata la guerra in Iraq ai cittadini statunitensi?

Questa è (...) la prima guerra della Storia americana a non aver imposto sacrifici ai cittadini tramite tasse più pesanti. L'intero fardello delle spese ricadrà sulle spalle delle prossime generazioni[673].


Conteggio dei morti


I dirigenti statunitensi hanno giustificato con i 3.000 civili morti del 11 settembre 2001 la guerra contro l'Afghanistan. L'esperienza storica, fino ad oggi, mostra che il numero di morti nella popolazione civile aggredita non è stato mai preso in considerazione dai dirigenti di un paese aggressore, per convincersi che la guerra non è la soluzione del conflitto. Ricordiamo che nella guerra in Vietnam il numero di Vietnamiti uccisi fu di circa 1.000.000.

Ma la stessa esperienza storica mostra che i dirigenti del paese aggressore sono costretti a tenere conto del numero dei loro morti in guerra. Quando il numero di perdite in vite umane raggiunge una cifra tale da diventare insopportabile per i soldati sopravvissuti e per le famiglie dei soldati morti morti in guerra, questi soldati sopravvissuti e queste famiglie perdono la loro fiducia nei loro dirigenti e chiedono la fine della guerra.

Consideriamo due fatti:

- in Iraq, nel marzo 2008, i soldati statunitensi morti sono stati circa 4.000.

- in Vietnam, i soldati statunitensi uccisi sono stati circa 58.200, di cui 47.000 in combattimento.

La domanda è allora questa: adesso che in questa guerra d'Afghanistan, alla quale si è aggiunta la guerra contro l'Iraq, il numero di morti statunitensi ha superato i 3.000, a quale numero di morti statunitensi i dirigenti politici e militari e i cittadini degli Stati Uniti si convinceranno che le loro guerre non sono la soluzione dei conflitti?


Governi locali


i porta-voci dei governi statunitensi affermano che l'esistenza di governi locali in Afghanistan e in Iraq è un segno di democrazia e di miglioramento della situazione in questi paesi. E' vero?

La situazione attuale è cattiva. La sicurezza peggiora, ma anche la corruzione, e il governo ha perso ogni credito. (...)

La presenza, in particolare militare, della coalizione è una parte del problema, non la sua soluzione. Le forze straniere assicurano la sopravvivenza di un regime che, senza di loro, crollerebbe velocemente. Così facendo rallentano e complicano un'uscita dalla crisi (probabilmente drammatica comunque)[674].

Questa nota sulla situazione in Afghanistan, del 2 settembre 2008, riguarda l'Afghanistan. All'epoca della guerra del Vietnam, si diceva lo stesso.

In Iraq, la situazione secondo i veterani statunitensi è questa:

1.


La guerra disumanizza gli Iracheni e li nega loro il diritto all'auto-determinazione.

Gli Iracheni sono sottoposti a umilianti e violenti punti di controllo (checkpoints), ricerche ed incursioni in casa quotidianamente. Il governo iracheno attuale esiste solamente a causa dell'occupazione militare degli Stati Uniti. Il governo iracheno non ha il supporto popolare degli Iracheni, né ha potere o autorità. Per molti Iracheni il governo attuale è visto come regime marionetta per l'occupazione statunitense. Non è democratico e viola il diritto dell'Iraq alla sovranità[675].

I governi instaurati dagli Stati Uniti in Afghanistan poi in Iraq, come quello precedentemente instauratosi in Vietnam, hanno tutti due caratteristiche: incompetenza e corruzione. Questa situazione non è una semplice coincidenza ma la logica conseguenza dell'occupazione straniera. In effetti, se un governo installato da un esercito occupante agisse realmente a beneficio della popolazione, quindi della democrazia reale, la corruzione non sarebbe così generale, e il governo avrebbe il consenso popolare. Ma se questa corruzione è lo strumento per fornire privilegiati ai governanti locali: costituisce quindi il motivo che li spinge a servire gli interessi della potenza occupante. Questa situazione può esistere soltanto tramite una dittatura sulla popolazione, anche se mascherata da una falsa democrazia che si manifesta con elezioni manipolate poi un governo ed un parlamento agli ordini dell'occupante.

Come allora questa dittatura di fatto può provocare altro che l'ostilità della popolazione nei confronti dei governanti locali e, di conseguenza, nei confronti anche dell'esercito occupante che li ha installati e li sostiene?... Non si è mai visto nella storia umana un governo locale che abbia collaborato con un esercito occupante straniero, senza essere caratterizzato:

1) dalla corruzione, che è lo strumento per disporre di privilegi a danno della popolazione,

2) e dalla dittatura, che è lo strumento per dominare questa stessa popolazione.


Terrorismo


Nel 2007, sei anni dopo l'attacco del 11 settembre 2001 a New York, il centro nazionale statunitense anti-terrorismo (NCTC) afferma che le guerre in Afghanistan e in Iraq sono state inutili e che l'organizzazione Al Qaida sarebbe più forte che nel 2001[676].

Joseph Stiglitz afferma:

L'Iraq è diventato un terreno fertile per il terrorismo soltanto dopo[677] l'invasione guidata dagli U.S.A[678].

Da parte sua Eric Rouleau nota:

I seguaci d'Al Qaida (che contava meno di una centinaia di membri attivi dieci anni fa) si sono impiantati in forza in Iraq, e si sono moltiplicati in numerosi paesi, in particolare in Nord-Africa e in Europa[679].

I veterani statunitensi della guerra in Iraq osservano:

Il mondo sta diventando molto pericoloso.

Gli attacchi terroristici internazionali sono aumentati e sono diventati molto pericolosi per gli Americani che viaggiano all'estero[680].


Dal laicismo all'integralismo islamico


In Afghanistan


Prima dell'intervento statunitense, l'Afghanistan era un paese dominato da un governo di tipo comunista, alleato all'allora Unione Sovietica, ma questo governo era laico e nemico dell'integralismo religioso. Chi ha creato, formato e aiutato economicamente e militarmente i mujahidin afghani e i mujahidin arabi di Osama Ben Laden, chiamandoli "combattenti per la libertà", mentre si sapeva che combattevano in nome di un'ideologia religiosa totalitaria, che negava la democrazia e voleva una teocrazia? Erano il governo degli Stati Uniti e il suo alleato, il governo pachistano. I dirigenti di questi governi hanno pensato di essere intelligenti nell'usare il totalitarismo islamico contro il totalitarismo russo. Ma, una volta vinto quest'ultimo, il islamico si è rivelato non disposto a favorire a suo svantaggio gli interessi del suo ex alleato e sponsor statunitense.


In Iraq


Prima dell'intervento statunitense, l'Iraq era un paese dominato da un dittatore sanguinario, ma era laico e nemico dell'integralismo religioso. Chi ha distrutto il suo aspetto laico, creando le condizioni che hanno trasformato il paese in una base bellica dell'integralismo islamico? L'azione dei governi statunitensi, sia quello democratico di Clinton che quello repubblicano dei Bush padre e figlio.


Tutti gli osservatori onesti e seri hanno constatato che le guerre statunitensi in Afghanistan e Iraq hanno come risultato quello di aumentare e radicalizzare il numero di persone a favore dell'integralismo islamico. Questo risultato è segno di un'incapacità operativa dei governi degli Stati Uniti? O, al contrario, fa parte di un piano dove l'aumento del fenomeno integralista è utilizzato per far accettare sempre più ai cittadini statunitensi e del mondo il proseguimento delle guerre e il loro eventuale allargamento, per esempio prossimamente contro l'Iran?


Immagine


Barack Obama:

La reputazione dell'America ha molto sofferto nel mondo. La guerra in Iraq ci è costata in termini di vite umane e di finanze, d'influenza e di rispetto[681].

Mai come dopo la guerra contro l'Iraq, l'immagine degli Stati Uniti ha tanto perso di attrazione e consenso. Dopo l'invasione dell'Afghanistan e dell'Iraq, l'immagine-simbolo degli Stati Uniti è ancora la statua della libertà o i corpi martoriati nel carcere iracheno di Abu Ghraib?

L'approvazione per la politica degli Stati Uniti è diminuita e l'avversione contro gli Americani è aumentata.

(...)

Gli Stati Uniti hanno perso la credibilità in gran parte del mondo come difensori della libertà e la nostra identità nazionale si sta corrodendo. Non possiamo più schierare le nostre forze armate per tutelare la pace con la buona fede della comunità internazionale. Dobbiamo riguadagnare il rispetto e la fede della comunità globale. Ciò comincia ritirando le nostre truppe dall'Iraq ed aiutando il popolo iracheno a ricostruire il suo paese e la sua società[682].


II. PER ISRAELE


1. Conteggio dei morti


Sempre e dovunque, quando una nazione straniera domina militarmente un popolo, a meno che non vanga sterminata totalmente, questo popolo riesce, più o meno a lungo termine, per liberarsi della dominazione, in un modo o in un altro, e generalmente in un modo armato. La guerra finisce, come è stato già detto sopra, soltanto quando il numero di morti tra i soldati dello Stato dominatore raggiunge una cifra insostenibile. Quindi a quale numero di soldati israeliani uccisi in guerra i dirigenti dello Stato e i cittadini d'Israele capiranno che la dominazione militare contro il popolo palestinese non è la soluzione del conflitto?

Finché il numero dei morti è di 13 Israeliani per 1300 Palestinesi, cioè 1 per 100, come è stato il caso dell'attacco dell'esercito israeliano contro Gaza, in dicembre 1008-gennaio 2009, lo Stato israeliano, come qualsiasi esercito nel mondo, non rinuncerà alla guerra.


2. Guerra del Libano


Per la prima volta nella storia di Israele, una sua guerra, quella contro il partito libanese Hizbollah è stata un fallimento. Si è manifestato in vari campi:

- fallimento militare: la guerra non si è conclusa a vantaggio di Israele, non durò al massimo una settimana ma 45 giorni, non fu combattuta soltanto su territorio nemico, quello libanese, ma fu anche colpito il territorio israeliano;

- fallimento dei servizi segreti: per la prima volta non hanno saputo individuare la forza reale dell'avversario;

- fallimento politico: all'ovvia eccezione del governo degli Stati Uniti, questa guerra ha provocato la condanna internazionale dell'azione militare israeliana contro la popolazione civile libanese, in particolare con l'uccisione dei civili a Cana, nel luglio del 2006.


3. Dal laicismo all'integralismo islamico


Come nel caso delle guerre statunitensi in Afghanistan e in Iraq, la guerra israeliana contro il popolo palestinese ha aumentato il numero di persone a favore dell'integralismo islamico, rendendole più radicali. Anche in questo caso, il comportamento dei governi israeliani è segno di un'incapacità operativa o una tattica per aumentare questo fenomeno di integralismo, e così utilizzarlo come giustificazione per far accettare ai cittadini israeliani e del mondo, il proseguimento della guerra contro il popolo palestinese?


4. Immagine


In seguito a queste guerre, il numero di Ebrei che decidono di emigrare in Israele è aumentato o diminuito?

Oggi il numero di ebrei che emigrano [in Israele] è in costante calo: nel 2007 ne sono arrivati meno di 20 mila[683].

E tra i cittadini del mondo, il sentimento verso gli Ebrei in generale è migliorato o deteriorato?

Shraga Elam, giornalista israeliano:

(...) sono profondamente convinto che la ragione principale per la crescita della giudeofobia sia fondamentalmente da ricercare nella politica criminale che Israele sta conducendo ai danni dei Palestinesi, così come nel riprovevole comportamento dei gruppi di pressione pro-Israele. (...)

Possiamo constatare che tutti gli Ebrei, a prescindere dalle loro posizioni individuali, furono ritenuti responsabili delle atrocità commesse da Israele. Questo non era soltanto il risultato di pregiudizi anti-israeliani, ma anche della pretesa, sbagliata, di Israele, di rappresentare tutti gli Ebrei e di essere lo stato DEGLI[684] ebrei. Il diffuso ed ostentato appoggio che molti Ebrei in tutto il mondo stanno offrendo ad Israele, non può che rafforzare l'impressione che tutti gli Ebrei sono dalla parte di Israele[685].

Dopo l'attacco dell'esercito israeliano contro Gaza nel dicembre 2008 - gennaio 2009, ecco cosa ha scritto Uri Avnery, giornalista e ex membro del Parlamento israeliano:

Ciò che rimarrà nella coscienza del mondo sarà l'immagine d'Israele come un mostro macchiato di sangue, pronto in ogni momento a commettere dei crimini di guerra e non preparato a rispettare nessuna restrizione morale. Questo avrà gravi conseguenze per il nostro futuro a lungo termine, la nostra immagine nel mondo, la nostra possibilità di realizzare la pace e la calma.

Alla fine, questa guerra è un crimine contro noi stessi pure, un crimine contro lo Stato d'Israele[686].

Richard Falk, Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo nei territori palestinesi occupati dal 1967 scrive a proposito della stessa azione d'Israele contro Gaza:

La percezione largamente condivisa del carattere criminale delle sue azioni ha incitato dei cittadini del mondo intero a proporre delle campagne di boicottaggio, di ritiro di investimenti e di sanzioni. Questa mobilizzazione esercita un pressione sui governi e le imprese per disimpegnarsi nei confronti di Israele. Permette di ricordare la legittimità della causa palestinese, e rinvia alla campagna internazionale che aveva fatto tanto per l'abolizione dell'apartheid nel Sud Africa[687].


5. Situazione interna


All'inizio della creazione dello Stato di Israele c'era la promessa e la speranza della costruzione di una società israeliana senza ingiustizie. Che ne è oggi di questo obiettivo?

(...) gli ultimi kibbutz del paese, di cui la morte prossima o la privatizzazione dicono con eloquenza la fine del simbolo dell'ideale pionieristico, ugualitario del 1948. L'uguaglianza è peraltro un lontano ricordo in questo paese dove la grande povertà progredisce (tocca notevolmente 80.000 superstiti della Shoah !) e dove l'aiuto sociale è in parte delegato alle organizzazioni private[688].

La guerra contro il popolo palestinese ha contribuito a migliorare o a peggiorare la società israeliana?

(...) l'unità della società [è] attraversata dai dualismi sempre meno conciliabili: Integrismo / laicità, Stato di diritto / giustizia rabbinica, Immigrazione ricca (russa) / miserabile (etiope)... [689]


III. PER LA RUSSIA


In Cecenia, l'esercito russo, malgrado tutti i mezzi impiegati, e dopo due guerre, non è riuscito a eliminare la resistenza armata e quella pacifica del popolo ceceno per l'indipendenza del suo paese.


IV. PER IL MONDO


In tutti i paesi del pianeta, l'insicurezza è aumentata, come anche la produzione e la vendita di armi sono aumentate. Nei paesi dittatoriali le condizioni di vita sono peggiorate e la violazione dei diritti umani aggravata. Nei paesi democratici, rispetto al passato, la precarietà delle condizioni di vita è peggiorata e le regole della democrazia sono limitate o violate. Invece di più pace, ci sono più guerre e più minacce di altre guerre, ancora più pericolose, non solo per i popoli che ne saranno vittime, ma per l'intera popolazione del pianeta.

L'esistenza di armi elettroniche, atomiche, biologiche e chimiche cambia radicalmente i dati del problema. Le modificazioni quantitative del potere di distruzione, sempre più stupefacenti, causano trasformazioni qualitative decisive. Quando pensiamo allora che i conflitti iniziati in un punto qualunque del globo hanno la tendenza a estendersi, possiamo pensare che il ricorso alla guerra moderna diventa la forma più efficace di suicidio collettivo[690].

Quanti cittadini, intellettuali, giornalisti, artisti, scienziati, dirigenti politici, militari, religiosi e culturali sono davvero coscienti della gravità di questa minaccia sulla specie umana? Quanti se ne preoccupano e agiscono per scongiurare questa minaccia?

Quanti di loro non vogliono sapere nulla di questa minaccia e preferiscono rifugiarsi nei divertimenti e negli spettacoli, simili a dei viaggiatori che, mentre la nave affonda, preferiscono suonare musica e ballare fino alla catastrofe finale?

E quanti vogliono coscientemente la realizzazione di questa minaccia, o la credono una decisione divina programmata della fine della specie umana sul pianeta?

Infine, è possibile che coloro che rifiutano la guerra e la violenza come soluzione dei conflitti, e vogliono la pace e la cooperazione tra gli individui e tra i popoli, diventino abbastanza numerosi per costituire una forza capace di rendere questo pianeta vivibile per tutti gli individui e tutti i popoli, nella sicurezza e per il benessere comuni? E' il problema che sarà adesso esaminato.























SEZIONE III.

QUALE ORDINE

o chi trae profitto dal disordine?




































I. Considerazioni preliminari


La manifestazione più evidente del disordine mondiale è la guerra. Di conseguenza, per costruire un ordine mondiale giusto e stabile è necessario mettere fine a tutto ciò che causa la guerra.

Quali sono le cause di una guerra se non le seguenti: la sete di arricchirsi a danno di altri, e, per realizzare questo obiettivo, la sete di dominarli esercitando contro di loro violenza, e giustificarla intellettualmente?... E qual è il genere d'individuo che vuole realizzare questi obiettivi se non colui che ha una personalità tanto malata, arcaica e preistorica da desiderali al prezzo delle sofferenze che causano necessariamente alle vittime?


1. Soldi e guerra


La guerra non si combatte per lo più con le armi, ma con il denaro. sui cui si appoggiano le armi.

Tucidide[691]


E' stato sempre così. L'impero romano e il suo grande esercito hanno per secoli procurato grandi profitti a chi ci campava sopra. La famiglia Pertinace, nativa di Alba in Piemonte, riuscì addirittura a portare a Roma un suo figlio come imperatore. Fabbricava calzari per le legioni[692].


Uno dei mezzi per mettere fine alle guerre è quello di cambiare la finalità di certe attività commerciali e finanziarie: che le guerre non siano più un modo di ricavare profitto commerciale e finanziario.

L'esperienza mostra che è impossibile aspettarsi dai proprietari delle aziende commerciali e finanziarie la rinuncia ai guadagni tramite la guerra. L'unico modo è di costringerli pacificamente a questo cambiamento tramite il comportamento seguente dei cittadini:

- nei paesi democratici, non eleggere mai dirigenti che ricorrono alla dominazione di altri popoli e alla guerra,

- e, nei paesi sia democratici che dittatoriali, non comprare mai prodotti di aziende che producono armi, e non ricorrere mai a banche che finanziano il commercio delle armi.

Ma quanti cittadini hanno coscienza di questo dovere pacifico da compiere, e quanti tra di loro lo considerano prioritario rispetto ai loro interessi materiali personali, come per esempio quello di pagare la benzina a poco prezzo perché il loro esercito domina la nazione che lo produce?


2. Legge e guerra


Un altro mezzo per mettere fine alle guerre è di considerare le leggi e le convenzioni internazionali superiori alle leggi del proprio Stato e governo, altrimenti si rimane in preda alla legge del più forte, e quindi senza legge.

In seguito alla tragedia della seconda guerra mondiale, il tribunale di Norimberga ha riconosciuto e raccomandato il diritto-dovere del militare di non obbedire al suo governo quando i suoi ordini sono contrari al diritto internazionale o alla coscienza personale. Eppure solo una minoranza sceglie di obbedire alla propria coscienza e al diritto internazionale, mentre la maggioranza obbedisce alla legge dello Stato (per il soldato di leva) e a chi paga (per il soldato di professione).

Se coloro che fanno la scelta del diritto e dell'etica fossero la maggioranza, sarebbero stati possibili le guerre, tra le quali la prima e la seconda guerra mondiale, quelle che seguirono e quelle attuali?


3. Risorse naturali, ambiente, mano d'opera e guerra


E' ragionevole considerare la natura e gli esseri umani soltanto delle merci da sfruttare, senza altra considerazione, per chi ne ha il potere, che trarne il massimo profitto economico in base alla regola: usa e getta?[693]

Come è possibile costruire un ordine nel mondo fino a che i cittadini, in particolare dei paesi democratici, - perché hanno la possibilità di agire tramite il loro voto -, non mettono fine a queste pratiche:

- i paesi ricchi comprano a basso prezzo le materie prime dei paesi poveri e vendono a prezzo alto i loro prodotti,

- la volontà dei paesi più forte economicamente e militarmente a diventare sempre più forti a danno dei paesi più deboli, e, per questo, ricorrono alla corruzione, a sostegno delle dittature e, quando non basta, alla guerra d'aggressione, mascherandola con un nome più accettabile,

- lo sfruttamento da parte delle multinazionali, a loro esclusivo beneficio, delle risorse naturali, il danneggiamento dell'ambiente necessario alla vita, e lo sfruttamento della mano d'opera locale al minore costo possibile, quello della sola sopravvivenza, e tutto questo con la complicità dei governanti locali che ne traggono privilegi economici, ostacolando ogni rivendicazione dei lavoratori per i loro diritti,

- l'azione dell'esercito che danneggia militarmente un altro popolo, uccidendo i civili e distruggendo le sue infrastrutture di vita quotidiana?

Ma sarebbe ingiusto rimproverare alla civiltà di voler escludere dall'attività umana la lotta e la concorrenza. Senza dubbio sono indispensabili, ma rivalità non è necessariamente ostilità; è semplicemente abusare della prima piuttosto che prenderne pretesto per giustificare la seconda.

Sigmund Freud[694]


4. Guerra e resistenza


Chi contribuisce ad un ordine pacifico e giusto per tutti:

- le aziende multinazionali e le dittature che sfruttano le risorse naturali e distruggono l'ambiente , o i cittadini che lottano per l'uso delle risorse naturali a beneficio di tutti, e per il rispetto dell'ambiente?

- le aziende multinazionali e le dittature che sfruttano i lavoratori tramite stipendi appena sufficienti a sopravvivere, e condizioni di lavoro inumane, o i lavoratori che lottano per un salario più equo e condizioni di lavoro dignitose?

- le dittature interne e le dominazioni militari straniere, o coloro che lottano per il riconoscimento del diritto dei cittadini a scegliere il modo di gestire il proprio paese, tramite elezioni realmente libere?

E se questi cittadini e lavoratori non ottengono risultati con la lotta pacifica per i loro diritti, e ricorrono alla resistenza armata, chi è da rimproverare: loro stessi o chi nega loro i diritti umani fondamentali?


5. Vincere o convincere


Dobbiamo fare capire ai Palestinesi, nel più profondo della loro coscienza, che sono un popolo vinto.

Generale Moshe Ayalon [695]

Un'idea, un'opinione, un principio è valido perché ha permesso di vincere un avversario, o perché corrisponde alla concezione comune che la ragione ha della giustizia? Esempi: il fatto che, in un certo periodo, i colonialisti o i nazisti abbiano vinto un avversario, è la prova della validità del colonialismo e del nazismo?

E, oggi, il fatto che certi Stati stranieri dominano con il loro esercito altri popoli, e che un governo domini con l'esercito il proprio popolo, è prova della validità dei principi di questi dominatori stranieri ed indigeni, o soltanto della loro attuale superiorità militare? Al momento della vittoria militare dei fascisti durante la guerra civile di Spagna, il filosofo Miguel De Unamuno aveva detto loro: "Vincerete ma non convincerete!"


6. Comprensione e manipolazione


Eppure il solo modo di non essere manipolato dal discorso degli altri, quello degli individui o quello delle istituzioni, è di conoscere le tecniche che lo rendono persuasivo. Ancora di più, la retorica ci permette di smascherare le furbizie del nostro discorso, di essere lucidi verso noi stessi. (...) In breve, se la retorica può asservire come tecnica, come teoria rende liberi[696].


Nel discorso di un dirigente (politico, militare, economico, religioso o culturale), di un cosiddetto "esperto", di un giornalista o di una pubblicità commerciale, - ma anche nel nostro proprio discorso -, quanti sanno distinguere dove si argomenta in base a criteri di giustizia e di logica universalmente validi, e dove si manipola, con l'adulazione e la seduzione, o con la minaccia di pericoli, reali o falsi?

Finché un popolo è in preda alla retorica dei suoi dirigenti, di cui un esempio la necessità della superiorità della nazione e della guerra come strumento per garantirla, e finché non si manifesta in questo popolo una capacità di smascherare i criteri ingiusti e irrazionali di questa retorica, come si potrebbe costruire un mondo di giustizia e di razionalità, benefico alla totalità della specie umana?























PARTE I.


PAESI E ORDINE






































1. PIANETA TERRA


Ricordiamo infine che, tra le sfide maggiori lanciate alle civiltà del XX° secolo, si trovano la questione della demografia e quella della ripartizione dei beni. Queste due questioni sono peraltro legate: l'esplosione demografica dei paesi poveri non è senza relazioni con l'egoismo e l'esplosione di consumo dei paesi ricchi. Comunque sia, oggi si sa che il futuro dell'umanità dipende dalle soluzioni portate a questi giganteschi problemi: la sovrappopolazione galoppante dei miserabili, la sovrapproduzione e lo spreco dei benestanti.

Jacques Van Rillaer[697]


Popolazione


Gli esseri umani erano nel 1945 più di 2 miliardi. Oggi nel 2008 sono tre volte di più, circa 6 miliardi. I calcoli prevedono tra 30 anni 9 miliardi di esseri umani.

Come i dirigenti dei paesi del pianeta affronteranno questo problema: trovando un sistema che fornisca le risorse necessarie per vivere all'insieme di questi esseri umani, o solo a una parte di loro, prevedendo che l'altra parte sarà eliminata con le malattie, la fame e la siccità, e, se non basta, con le guerre?

Malthus, affermando che le bocche si moltiplicano geometricamente e il cibo solo aritmeticamente, dimenticò che la mente umana era anch’essa un fattore nell'economia politica, e che i crescenti bisogni della società, sarebbero stati soddisfatti da un crescente potere di invenzione[698].


Ma i dirigenti delle nazioni potenti non hanno manifestato, né con le parole né con gli atti, questo potere d'invenzione a beneficio dell'intera umanità. E quando dichiarano di volere un ordine mondiale stabile, non danno risposte chiare su come risolvere la contraddizione tra il numero sempre crescente della popolazione mondiale, e le risorse sempre più limitate del pianeta. Eppure questi dirigenti hanno a disposizione, nelle loro amministrazioni nazionali e negli organismi internazionali, un'armata di cosiddetti esperti ufficialmente incaricati di risolvere questi problemi, ma di cui sappiamo soltanto che ricevono uno stipendio molto confortevole, che ha come prima funzione quella di spegnare la loro coscienza, perché non fanno ciò che dovrebbe realmente fare per risolvere i problemi.

George Frost Kennan, ex-diplomatico e storico statunitense, scriveva già nel 1968:

Per quanto tempo ancora potremo continuare così, sovrappopolando il pianeta, distruggendone lo strato di terra fertile che lo ricopre, abbattendo le foreste, esaurendone le riserve idriche, consumando l'ossigeno dell'aria con una proliferazione pazzesca di macchine, trasformando fiumi e mari in cloache, producendo rifiuti tossici mortali di natura industriale e diffondendoli incautamente nell'aria e sul fondo dei corsi d'acqua e degli oceani, trascurando l'ecologia delle piante e degli insetti? Credo che non potremo continuare così per molto. (...) e non dimentichiamo che i danni che si sono già verificati sono in gran parte irreparabili, almeno nell'arco di tempo di una sola generazione, nonostante tutta la buona volontà e tutti gli sforzi. Perché un bosco arrivi al suo pieno rigoglio ci vogliono ottocento anni. E presumo che ce ne vorranno ancora di più prima che le acque avvelenate e devitalizzate del lago Michigan, sulle cui rive sono nato, riacquistino il complesso di caratteri ambientali favorevoli alla vita vegetale e ittica e la salubrità naturale dei tempi della mia infanzia. Soltanto per dare l'avvio all'inversione di questo processo distruttivo sarebbe necessario una società umana più consapevole dei propri obblighi di fronte alla continuità della vita, cui spetta la preminenza su tutto quanto avviene oggi o sia avvenuto in passato, e non preoccupata esclusivamente del godimento immediato delle possibilità offerte dalla vita. La premessa indispensabile sarà un'azione educativa globale, dalla quale oggi vediamo sì e no gli inizi.

Naturalmente non sarebbe possibile limitarci a combattere questi danni e a rimediare al loro effetto solo sul nostro continente, però la parte maggiore del lavoro dovrebbe spettare a noi. Perché abbiamo una responsabilità particolarissima, dacché siamo la più grande nazione industriale del mondo, perché possediamo in percentuale il numero più elevato di macchinari e siamo quindi la società industriale che concorre più di ogni altra alla distruzione e all'inquinamento e, infine, perché siamo la potenza nucleare più avanzata del mondo e perché il mondo attende ancora da noi una spiegazione convincente del modo in cui eliminiamo le scorie nucleari.

A giudicare dalle questioni che tengono occupati i nostri uomini di governo e dal loro comportamento, direi che tengono scarsamente conto di questo dovere[699].

I dirigenti che dicono di volere un nuovo ordine del pianeta, cosa aspettano a dare l'esempio e prendere nel loro paese le prime misure concrete per mettere fine alla guerra contro la natura?


Risorse naturali


Come è possibile creare ordine mondiale giusto finché i paesi ricchi di risorse naturali ma deboli militarmente vedono la loro sovranità condizionata dall'interesse di un paese più forte militarmente, invece di rispettare per qualsiasi paese la sua sovranità sulle sue risorse, con la libertà di venderle secondo la normale regola del mercato e al beneficio del proprio popolo?

Un ordine mondiale equilibrato richiede che le risorse del pianeta non siano sfruttate per il solo profitto di alcune corporazioni multinazionali, ma gestite nel rispetto delle leggi naturali dell'eco-sistema del pianeta, e dei bisogni di tutta la comunità umana comprese le generazioni future.


Petrolio


Per quanto riguarda il petrolio, che condiziona prevalentemente l'economia e quindi il livello di vita, come costruire un ordine mondiale pacifico sapendo in primo luogo, la limitatezza delle risorse e il loro prossimo esaurimento, e, in secondo luogo, l'aumento dei bisogni, per i paesi industrializzati ma anche per quelli emergenti come l'India e la Cina? Sapendo anche che solo otto anni fa, il petrolio era scambiato a 16 dollari al barile. mentre nel 2007 è arrivato a 100 dollari?

Consumiamo ogni 12 giorni 1 miliardo di barili di petrolio, l'equivalente di un giacimento gigante, non rinnovabile. Dal 2001, nessuna scoperta nuova ha avuto luogo e per 6 barili che consumiamo quotidianamente, un solo barile è scoperto[700].


I dati resi noti al congresso mondiale sull'energia di Roma sono molto preoccupanti. Non sono nuovi perché l'Aie (Agenzia internazionale per l'energia) li aveva anticipati nei giorni scorsi. In sostanza entro il 2030 il fabbisogno energetico sarà superiore del 50 % a quello di oggi (solo il 40 % sarà assorbito dalla Cina e dall'India). E tutto questo mentre le risorse petrolifere tendono a ridursi e i crescenti prezzi del greggio (supereranno presto i 100 dollari al barile) determineranno una situazione sempre più preoccupante[701].


La domanda è: quando raggiungeremo il "peak" nella produzione, l'apice superato il quale i prezzi cominceranno a diventare alti al punto che non ce li potremo più permettere? Il peak è quando metà delle riserve di greggio sarà stata utilizzata. (...) Nuove simulazioni che tengono in considerazione nuove scoperte di giacimenti, fissano la data del peak tra 2010 e 2020[702].

Per quanto riguarda i paesi che non possiedono del petrolio e ne hanno bisogno, questa situazione non favorisce il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo della democrazia ma, al contrario, la negazione di questi diritti e il peggioramento delle dittature.

I paesi che hanno bisogno di petrolio si azzuffano per assicurarsi le scarse forniture, e sono disposti a scendere a patti con qualsiasi governo pur di raggiungere l'obiettivo. (...)[703]

Quanto ai paesi poveri che possiedono del petrolio, a chi questa risorsa da profitto?

In molte nazioni povere dove c'è abbondanza di petrolio, i proventi dell'oro nero si perdono nei rivoli della corruzione, privandole della migliore speranza di sviluppo[704].

E questa stessa situazione non favorisce la pace ma i conflitti che causano guerre.

In questo contesto segnato da bisogni sempre più grandi per una risorsa sempre più rara, il principale pericolo che pesa sulla sicurezza degli approvvigionamenti risiede nell'inadeguatezza tra richiesta e offerta, e nella concorrenza e il rischio di conflitti tra i principali paesi consumatori. Questa rivalità spiega la corsa alla quale si danno gli Stati Uniti, i paesi europei, la Cina, il Giappone e l'India per prendere piede nei paesi possessori di riserve, e controllare le strade terrestre e marittime tra i centri di produzione e le grandi zone di consumo. (...)

Gli antagonismi e i rischi di conflitti si situano ormai molto meno tra i paesi produttori e i paesi consumatori che tra i paesi grandi consumatori, dove la crescita dei bisogni e il declino della produzione domestica conducono inesorabilmente all'aggravarsi della dipendenza rispetto alle importazioni, in particolare quelle del Medio-Oriente. (...) Le nuove sfide possono essere superate solo nel quadro di relazioni fondate sull'equilibrio degli interessi tra paesi sovrani[705].

Le nazioni più forti militarmente dichiarano di volere un ordine mondiale stabile e pacifico. Quanto queste nazioni sono realmente disposte da una parte al rispetto della sovranità dei paesi possessori di petrolio, e, dall'altra parte, al rispetto dei loro reciproci interessi di paesi bisognosi di petrolio? Se queste nazioni militarmente forti sono realmente disposte a questo rispetto, perché spendono tanti soldi nella corsa agli armamenti?


Acqua


Il surriscaldamento del pianeta causerà una siccità, quindi una scarsità dei raccolti tale che si prevede entro il 2050 l'apparizione di circa un miliardo di vittime di questi fenomeni, che dovranno migrare altrove. In questa situazione, come creare un ordine mondiale?

In certe aree assisteremo a sempre più siccità. e l'aumento della temperatura nell'Africa subsahariana ormai ha il potenziale di creare più guerre e ondate di rifugiati quasi in tempo reale. In altre aree, invece, ci saranno sempre più acqua e inondazioni. Cambierà la geografia delle piogge. Il problema è che dove pioveva, lì si coltivava da millenni per ottenere cibo. Quindi dovremo ripensare tutta la filiera alimentare, spostandoci verso nord dove probabilmente non ci sarà abbastanza terra coltivabile. So che è un quadro molto deprimente ma la razza umana deve svegliarsi e fare qualcosa alla svelta[706].

Tra le decisioni da prendere alla svelta, cosa aspettano i dirigenti dei paesi più sviluppati per soddisfare la proposta di Christian Aid, una delle principali agenzie umanitarie? Questa proposta è la seguente: considerate le responsabilità delle nazioni più sviluppate nel surriscaldamento mondiale, è giusto che siano proprio loro a pagare per le conseguenze, aiutando i paesi più poveri che sono anche i più colpiti da questo fenomeno.


Biosfera


Barack Obama:

Ma si deve far fronte, insieme, a un'altra minaccia: quella, senza precedenti, del mutamento climatico globale. Dagli studi risulta che per ogni grado in più di temperatura, i raccolti di riso - la coltura più importante e significativa al mondo - scendono del 10%. Entro il 2050 le carestie potrebbero far emigrare oltre 250 milioni di persone nel mondo. Poiché è il più grande produttore al mondo di gas serra, l'America ha la maggior responsabilità nell'indicare la via da seguire: nel fissare una soglia e un sistema commerciale che riduca drasticamente le nostre emissioni di anidride carbonica[707].


Come creare un ordine mondiale che preservi un ambiente naturale conveniente per l'esistenza umana, se non si affronta seriamente il problema delle emissioni nocive e dell'effetto serra che mettono a rischio l'esistenza stessa della specie umana?

Domanda. - Qualcosa si può fare per evitare la catastrofe?

Risposta. - Superare l'economia del carbone, preservando così la biosfera, ed entrare in quella che io chiamo la "terza rivoluzione industriale", fatta di economia all'idrogeno, energie rinnovabili, reti elettriche intelligenti. Abbiamo circa 20 anni per compiere questo passaggio. Non è uno dei tanti temi importanti da affrontare, è "il" tema. E ogni politico nel mondo dovrebbe investirci tutte le sue attenzioni[708].


Jennifer Krill,

direttrice di campagna di RAN (Rainforest Action Network):

"La questione non è se ce la faremo (...). Il problema è se ce la faremo in tempo[709]."



2. STATI UNITI


Economica di pace o di guerra?


La nazione più potente del pianeta, che le ambizioni dei suoi dirigenti hanno trasformato nella nazione la più indebitata di tutti i tempi, è in sviluppo, come pretende la propaganda ufficiale, o in declino, come lo afferma Chalmers Johnson, autore e professore statunitense all'università di San Diego in California ?[710]

Gli Stati Uniti producono il dieci per cento delle merci circolanti nel Pianeta, meno della Germania, e ne consumano il trenta per cento, più dell'Europa intera. Questo significa che i cittadini dell'impero, dall'ultimo impiegato della middle class fino al primo manager di Manhattan, vivono molto al di sopra dei loro mezzi. E' una realtà nota da anni agli analisti internazionali, ma negata all'opinione pubblica più informata del mondo. (...) In sette anni una serie di record negativi. Il più alto disavanzo nella bilancia commerciale, il più alto deficit pubblico, il massimo indebitamento delle aziende e delle famiglie. In più il dollaro ha perso lo status di moneta di rifugio delle ricchezze del mondo e si è svalutato del settanta per cento rispetto all'euro[711].

Come una nazione in questa situazione pretende di proporre un nuovo ordine mondiale finché non mette ordine nella propria economia? E questo disordine dell'economia statunitense, come potrebbe favorire la pace invece della guerra?

Il debito degli Stati Uniti verso il resto del mondo equivale a circa 12.000 miliardi di dollari e continua a crescere al ritmo di 12-15 miliardi di dollari al mese. Come si può pensare di vivere in pace in un mondo dove un paese di 300 milioni di abitanti consuma da solo un terzo delle risorse del mondo e sporca l’ambiente, la nostra casa comune, per quasi un quarto?[712]

Come è possibile che un paese che ha costruito la sua economia sul complesso miltaro-industriale possa avere interesse alla pace e non la guerra? Gli Stati Uniti sono il paese dove la General Electric è la più grande fabbrica di armi, tra cui motori di aerei ed elicotteri, la Loockheed fabbrica i caccia F 16, gli elicotteri Apache, i missili Trident, la Boeing fabbrica altri caccia e gli elicotteri Comanche, la Raytheon i missili Patriot e Hawk, la General Dynamics i sommergibili nucleari, la Northrop Grumman i bombardieri B 52, la Litton i cacciatorpedinieri... Come i dirigenti governativi statunitensi possono preferire la pace alla guerra, se non chiudono tutte queste fabbriche, il che significa la rinuncia dei proprietari e azionisti di queste imprese ai loro favolosi profitti, e trovare un altro impiego ai lavoratori di queste imprese?

Barack Obama, allora candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, ha dichiarato il 23 aprile 2007:

Il terzo modo col quale l'America deve recuperare la leadership è guidando uno sforzo globale contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa. In oltre quaranta Paesi, negli impianti nucleari civili, restano 50 tonnellate circa di uranio altamente arricchito, scarsamente controllato e facilmente accessibile. Nell'ex Unione Sovietica ci sono ancora 15-16 mila armi nucleari e riserve di uranio e di plutonio in grado di servire alla costruzione di altre 40 mila testate atomiche. Più volte s'è visto il contrabbando di materiali nucleari rivenduti sul mercato nero[713].

Ma perché allora lo stesso Barack Obama, nell'appello alla vigilia della sua elezione, il 29 ottobre 2008, ha dichiarato:

Come Presidente, ricostruirò il nostro potenziale militare in modo da affrontare le sfide del XXI° secolo[714].

E' con questo tipo di dichiarazione che il presidente Barack rispetterà la promessa del candidato Barack "contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa"?

Un fatto è anche da segnalare. Dopo la sua elezione, il presidente Obama ha mantenuto al ministero della difesa Robert Gates. Il giornalista e storico statunitense Gareth Porter scrive:

Il significato della scelta del Sig. Gates è evidente. E' conosciuto per essersi opposto al piano di ritiro del Sig. Obama, a fianco del comando militare. Ed è inconcepibile che non sia pienamente impegnato nell'instaurazione al Pentagono di una politica cercando di rendere obsoleto l'accordo americano-iracheno e a prolungare indefinitamente la presenza militare degli Stati Unii in Iraq.

(...)

Il racconto del modo con cui il Sig. Obama è venuto a perdere ogni controllo effettivo sulla politica irachena costituisce una lezione magistrale sulla natura del potere che riguarda un problema sensibile per lo stato-maggior militare ed i suoi alleati civili. Dimostrazione era fatta della fragilità del sistema democratico di difesa di fronte all'influenza dominante dei militari americani e dei loro alleati quando sono uniti e determinati ad imporre le loro visioni[715].


Petrolio


I dirigenti degli Stati Uniti affermano che il petrolio di altri paesi è vitale per l'economia statunitense. Come possono allora volere un ordine mondiale giusto, se non rinunciano alla violazione della sovranità di questi paesi possessori di petrolio?

Il candidato Barack Obama dichiarava:

Infine dobbiamo affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio straniero aumentando i nostri standard energetici e utilizzando la potenza energetica dei bio-combustibili. Non si tratta di semplici priorità ambientalistiche: esse sono di cruciale importanza per la nostra sicurezza[716].

Come i dirigenti di qualsiasi governo statunitense possono rinunciare allo sfruttamento del petrolio degli altri paesi finché la super-potente casta dei petrolieri negli Stati Uniti domina, indirettamente o direttamente nell'economia e quindi nell'amministrazione governativa?


Democrazia o dittatura?


Come è possibile creare un ordine mondiale stabile e giusto, basato sul libero diritto dei popoli a decidere la gestione del loro paese, quando i dirigenti statunitensi dichiarano di essere per la democrazia nei paesi del mondo mentre i loro atti dimostrano il contrario?

Testimonianza di veterani statunitensi della guerra in Iraq:


La maggioranza dei cittadini americani, dei cittadini iracheni e dei militari statunitensi vorrebbero vedere un'immediata fine della guerra in Iraq.

Se siamo veramente una democrazia e vogliamo creare una democrazia in Iraq, i nostri dirigenti dovrebbero rappresentare la volontà dei cittadini ed agire secondo i loro desideri[717].

Aiesha Siddiqa, analista militare pakistana:

- Come giudica gli aiuti americani? Hanno contribuito alla causa della democrazia?

- L'America ha sempre dato soldi all'esercito del Pakistan, prima per combattere il comunismo, ora il fondamentalismo. Ogni mese arrivano 100 milioni di dollari per combattere Al Qaida e i Taliban. Ma non c'è alcuna evidenza che gli Usa abbiano mai voluto rafforzare la democrazia in nessun paese. Su questo non ci sono dubbi[718].

John Perkins:

Noi americani abbiamo abbandonato i nostri principi fondamentali, negato a noi stessi e a quelli che colonizziamo i diritti espressi con tanta eloquenza nella nostra Dichiarazione d'Indipendenza[719].

Per chi non lo sa, ecco un estratto di questa dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti, del 4 luglio 1776:

Quando un lungo seguito di abusi e di usurpazioni, invariabilmente tesi verso lo stesso scopo, segna il disegno [dei governi] di sottomettere [i popoli] a un dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro dovere di rovesciare un tale governo, e di ricercare delle nuove salvaguardie per la loro sicurezza futura.

Durante la seconda guerra mondiale, i governi statunitensi hanno effettivamente combattuto a caro prezzo per la costruzione di un mondo migliore, con il loro contributo ad abbattere le dittature, ed a favorire la democrazia in Europa e in Asia.

Ma, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, come i governi statunitensi possono pretendere di contribuire alla costruzione di un mondo democratico quando in realtà, nei paesi dove bramano per lo sfruttamento, o già sfruttano, delle risorse naturali, combattono contro l'instaurazione della democrazia e favoriscono la dittatura, chiamando chi resiste a questo dispotismo "terrorista"?

Un insegnante saudita:

Qui [in Arabia Saudita] i soldati americani rappresentano un nuovo genere di lavoratore straniero. Abbiamo i Pakistani che guidano i taxi e adesso abbiamo gli Americani a difenderci[720].


Un cittadino brasiliano:

Dovete insistere affinché Washington onori il suo impegno per la democrazia, anche quando i dirigenti democraticamente eletti nazionalizzano le vostre corrotte corporazioni. Dovete prendere il controllo delle vostre corporazioni e del vostro governo. Il popolo degli Stati Uniti ha un grande potere. Avete bisogno di arrivare ad impugnarlo. Non c'è alternativa[721].



Più pace o più guerre?


Messaggio del Presidente Bush al popolo iracheno,

Operazione Iraqi Freedom (Operazione Libertà per gli Iracheni),

10 aprile 2003.

Vi aiuteremo a costruire un governo pacifico e rappresentativo che protegga i diritti di tutti i cittadini. E poi le nostre forze militari andranno via. L'Iraq andrà avanti come nazione unificata, indipendente e sovrana, che ha riacquistato un posto rispettato nel mondo. (...) Nella nuova era che sta avvenendo in Iraq, il vostro paese non sarà più tenuto prigioniero della volontà di un crudele dittatore. Sarete liberi di costruire una vita migliore, invece di costruire palazzi per Saddam e i suoi figli, liberi di perseguire la prosperità economica senza il disagio di sanzioni economiche, liberi di viaggiare e parlare ed esprimere la vostra opinione, liberi di partecipare alle affari politiche dell'Iraq. E tutte le persone che compongono il vostro paese - Curdi, Sciiti Turcomanni, Sunniti e altri - saranno liberi dalla terribile persecuzione che tanti hanno sofferto[722].

Quale ordine mondiale si può aspettare da uno Stato che promette una tale felicità mentre fa esattamente il contrario, in Iraq come in Afghanistan, e minaccia d'intraprendere nuove guerre, per esempio contro l'Iran?

Quale ordine mondiale si può aspettare da governi - Stati Uniti e Inghilterra - che hanno voluto la guerra contro l'Iraq, sapendo benissimo, come si è scoperto dopo, che questo paese non aveva né l'intenzione né la capacità di aggredirli, ed hanno ignorato le grandi manifestazioni pacifiste, le regole del diritto internazionale, e la contrarietà delle Nazioni Unite di cui il primo articolo della Carta proclama di "risparmiare alle future generazioni l'orrore della guerra, che per ben due volte nell'arco della nostra vita ha portato innumerevoli sofferenze all'umanità"?

A proposito di ordine mondiale, c'è chi crede alla differenza tra il partito repubblicano e quello democratico negli Stati Uniti. Qual è questa differenza quando il senato, a maggioranza del partito democratico, vota il finanziamento per la continuazione della guerre in Iraq?

Un ordine mondiale giusto richiede l'azione unilaterale del governo statunitense o la sua cooperazione non solo con la minoranza dei governi che gli sono alleati, ma con l'insieme dei governi del pianeta?

L'America non può trovare la soluzione alle minacce di questo secolo da sola, né il mondo può farlo senza l'America[723].

Questa dichiarazione d'intenti del candidato Barack Obama, che valore pratico avrà, e con quali nazioni il governo statunitense intende agire, con tutte democraticamente o solo, come al solito, con le nazioni più potenti militarmente?


3. ISRAELE E PALESTINA


Comitato israeliano contro la demolizione delle case (The Israeli Ccommitte Against the House Demolitions):

Mentre presumibilmente si stava negoziando la fine dell'occupazione e la creazione di uno Stato palestinese, Israele ha continuato a sviluppare il controllo sulla Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est tramite l'esproprio di terreni, espansione degli insediamenti, la costruzione di strade esclusive per "israeliani", una chiusura economica e la creazione di controllo dei "fatti" sul terreno. Lo smantellamento di questo controllo è la chiave per il raggiungimento di una pace giusta[724].


L'ordine che vuole lo Stato d'Israele consiste nell'occupare definitivamente la parte della Palestina che spetta legalmente al popolo palestinese, eliminando fisicamente i suoi cittadini che fanno resistenza trattandoli come “terroristi”, o l'ordine consiste nel riconoscimento da parte di Israele dell'esistenza e dell'indipendenza del popolo palestinese nella parte del territorio che gli spetta legalmente, e creare dei rapporti di cooperazione basata sulla giustizia tra i due popoli, israeliano e palestinese?

NOT IN MY NAME (Non in mio nome)

Piattaforma fondatrice dell'omonima associazione di Ebrei statunitensi:

In quanto ebrei americani siamo impegnati profondamente per una giusta e pacifica soluzione del conflitto tra Israele e i palestinesi.

Una soluzione che garantisca l'incolumità, la sicurezza e la libertà per ebrei e palestinesi e per tutti coloro che vivono nella regione.

Crediamo che la pace sarà possibile solo quando Israele smantellerà i propri insediamenti nei territori palestinesi e riconoscerà legittimità ai diritti umani e nazionali del popolo palestinese.

Non accettiamo che l'idea della sopravvivenza del popolo ebraico dipenda dall'appoggio incondizionato al governo israeliano e alle sue politiche.

Piuttosto crediamo che la futura sicurezza e sopravvivenza del nostro popolo risieda nella nostra stessa capacità di vivere in pace con i nostri vicini e di lavorare per assicurare un futuro di pace e di giustizia per tutti.

Per questo quindi ci battiamo per:

1. la fine dell'occupazione militare israeliana della West Bank, della Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est e il completo smantellamento degli insediamenti e delle infrastrutture di occupazione;

2. la fine immediata delle punizioni collettive (bandite dal diritto internazionale) e delle violazioni dei diritti umani dei palestinesi come la distruzione delle abitazioni, gli arresti arbitrari, le torture, la chiusura e l'accerchiamento dei villaggi e delle comunità, lo sradicamento degli alberi e il divieto di libera circolazione;

3. il diritto di israeliani e palestinesi alla piena rappresentatività all'interno delle entità politiche che vorranno scegliersi; piena eguaglianza, diritti civili e giustizia economica per tutti i cittadini di Israele inclusi i palestinesi;

4. una Gerusalemme condivisa;

5. una giusta soluzione alla difficile situazione dei rifugiati;

6. la liberazione dalla violenza e dal terrore per tutti i popoli del Medio Oriente; condanniamo la violenza da qualunque parte provenga contro innocenti palestinesi e civili israeliani;

7. una equa distribuzione delle ridotte risorse naturali, inclusa l'acqua, il petrolio, il gas e l'energia elettrica;

8. la sospensione degli aiuti militari americani a Israele fino a quando Israele non porrà fine all'occupazione della West Bank, della Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est[725].

Lo Stato d'Israele e altri Stati occidentali riconoscono agli Ebrei il diritto, dopo molti secoli, di tornare nella terra dei loro antenati, la Palestina. E' giusto che questi Stati neghino lo stesso diritto, dopo meno di un secolo, ai Palestinesi? Molte generazioni di Palestinesi sono cresciuti e continuano a crescere in campi per rifugiati nella regione. Nel 1948, il loro numero era più di 700.000; oggi, coloro che continuano a vivere in campi di rifugiati sono più di 4.000.000. Come possibile creare un ordine mondiale senza risolvere questo problema?

Ecco l'opinione di alcuni Israeliani et di Ebrei non israeliani per una soluzione giusta del conflitto in Palestina:

Dal sito internet Combatants for Peace (Combattenti per la Pace)[726]:

Siamo un gruppo di Israeliani e Palestinesi che erano attivamente implicati nel ciclo di violenza nella nostra area. Israeliani che hanno servito come soldati combattenti nelle Forze di Difesa Israeliane e Palestinesi che erano implicati in atti di violenza in nome della liberazione palestinese.

Abbiano tutti utilizzato armi gli uni contro gli altri, e visti gli uni gli altri soltanto tramite le armi; tuttavia oggi cooperiamo insieme e ci impegniamo in quanto segue:

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Non crediamo più che il conflitto possa essere risolto tramite la violenza.

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Crediamo che lo spargimento di sangue non finirà a meno che non agiamo insieme per mettere fine all'occupazione ed a ogni forma di violenza.

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Chiamiamo per la creazione di uno Stato palestinese accanto allo Stato di Israele. I due Stati possono esistere in pace e sicurezza l'uno accanto all'altro.

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Useremo soltanto mezzi non violenti per realizzare i nostri scopi e chiamiamo le due società a mettere fine alla violenza.

CREDIAMO

che soltanto unendo le forze, saremo capaci di mettere fine al ciclo della violenza, allo spargimento di sangue, all'occupazione e all'oppressione del popolo palestinese. Non crediamo più possibile risolvere il conflitto tra i due popoli con mezzi violenti; quindi dichiariamo che rifiutiamo di prendere ancora parte allo spargimento di sangue. Agiremo soltanto con mezzi non violenti in modo che ogni parte potrà capire le aspirazioni nazionali dell'altra parte. Consideriamo il dialogo e la riconciliazione come unica strada da praticare per mettere fine all'occupazione israeliana, al progetto di insediamenti, e per creare uno Stato palestinese con sua capitale a Gerusalemme Est, affianco allo Stato di Israele.

QUALI SONO LE NOSTRE FINALITA' ?

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Aumentare la coscienza delle due popolazioni per quanto riguarda le speranze e le sofferenze dell'altra parte, e creare dialogo tra di loro.

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Educare alla riconciliazione e alla lotta non violenta nelle due società, israeliana e palestinese.

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Creare una pressione politica sui due Governi per mettere fine al ciclo della violenza, all'occupazione e riprendere un dialogo costruttivo.


GUSH SHALOM (Blocco della Pace),

organizzazione israeliana extra-parlamentare indipendente:

Verità contro verità

Gli Arabi credevano che gli Ebrei fossero stati impiantati in Palestina dall'imperialismo occidentale, per dominare il mondo arabo. I sionisti, da parte loro, erano convinti che la resistenza araba all'impresa sionista era semplicemente la conseguenza della natura criminale degli arabi e dell'Islam.

- Il pubblico israeliano deve riconoscere che oltre agli aspetti positivi dell'impresa sionista, una terribile ingiustizia è stata inflitta al popolo palestinese.

- Questo richiede una disposizione ad ascoltare e capire la posizione dell'altra parte in questo storico conflitto, per creare un ponte tra le due esperienze nazionali ed unificarle in una storia unita. (...)

La prima finalità di GUSH SHALOM è di convincere l'opinione pubblica israeliana di questi principi:

- accettare il diritto naturale del popolo palestinese ad uno Stato indipendente e sovrano.

- la Linea Verde di prima del 1967 come frontiera di pace tra lo Stato d'Israele e lo Stato di Palestina.

- Gerusalemme come capitale dei due Stati, Gerusalemme Est come capitale della Palestina, e Gerusalemme Ovest come capitale di Israele. Una città aperta per tutti, non tagliata in pezzi da muri o blocchi stradali.

- una soluzione giusta e convenuta per il problema dei rifugiati, che includerà il rimpatrio nello Stato di Palestina, il ritorno di un numero convenuto nei territorio israeliano, il pagamento di compensazione per permanenza in altri paesi.

- evacuazione di tutti gli insediamenti nel territorio palestinese[727].


"Dichiarazione d'Amsterdam" dell'organizzazione European Jews for a Just Peace (Ebrei europei per una pace giusta), che rappresenta sedici organizzazioni ebraiche per la pace, di otto Paesi europei, riuniti ad Amsterdam il 19 e il 20 settembre 2002 per la conferenza “Non dire che non sapevi":

Riteniamo che l'unica via d'uscita dall'attuale impasse sia tramite un accordo basato sulla creazione di uno stato palestinese indipendente, economicamente autosufficiente, e sulla garanzia che gli stati di Israele e Palestina vivano sicuri. Condanniamo tutte le violenze contro i civili nel conflitto, indipendentemente da chi le pone in atto. Sosteniamo azioni non violente che hanno il fine di porre termine all'occupazione israeliana e alle violazioni della legge internazionale da parte di Israele. Chiediamo:

1. la fine immediata dell'occupazione nei Territori Occupati: Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, riconoscendo i confini del 4 giugno 1967;

2. il ritiro immediato di tutte le colonie in tutti i Territori Occupati;

3. il riconoscimento del diritto dei due stati ad avere Gerusalemme come capitale;

4. il riconoscimento da parte di Israele della sua parte di responsabilità nella creazione del problema dei profughi palestinesi. Israele dovrebbe riconoscere il principio del diritto al ritorno dei palestinesi come diritto umano. La soluzione pratica al problema verrà da un accordo fra le parti, basato su considerazioni giuste, eque e pratiche; comprenderà compensazioni, il ritorno al territorio dello stato di Palestina o di Israele, senza mettere in pericolo l'esistenza di quest'ultimo. Richiediamo alla comunità internazionale, ed in particolare all'Europa, il sostegno politico ed economico[728].

La ricercatrice di storia Natalie Zemon Davis fa parte di un gruppo di persone, ebree e non, che ogni settimana, a Toronto (Canada) si trovano davanti al consolato israeliano, protestando contro quel governo per la sua politica di oppressione contro i Palestinesi[729]. Perché gli altri cittadini occidentali, in particolare ebrei, non fanno lo stesso, dove abitano?

Le autorità israeliane vanno fino a vietare a una delegazione di una ventina di diplomatici europei di effettuare una visita a Gaza. Ironizzando su questo fatto, un giornale francese scrive:

Il programma previsto da questi diplomatici era particolarmente inquietante, come confessa il console di Francia nel suo telegramma: visita di una stazione di pompaggio, "conversazione con dirigenti dell'associazione degli uomini d'affari di Gaza2 e con dei borsisti "in attesa di partenza verso università europee", ecc.

Commento di Alain Remy[730]: "E' la prima volta che dei diplomatici si vedono rifiutare l'accesso a Gaza, mentre la situazione non sembra rappresentare rischi particolari (...) [e] senza alcuna spiegazione[731]."

Questo è il modo giusto per Israele di combattere il terrorismo e di creare le condizioni della pace con il popolo palestinese?


4. ISRAELE E LIBANO


Se la guerra del luglio-agosto 2006 tra Israele e il movimento libanese Hizbullah è finita, il conflitto non può essere considerato risolto perché rimangono problemi gravi, come quelli segnalati da Amnesty International:

Amnesty International ha invitato il governo israeliano a:

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Fornire al MACC delle Nazioni Unite le informazioni e le coordinate esatte sulle bombe a grappolo nei settori in cui le sue forze hanno sparato bombe a grappolo.

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Istituire un'indagine indipendente e imparziale con elementi di prova che indichino che le sue forze hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario durante il conflitto, compresi i crimini di guerra, e di garantire che i responsabili siano presentati alla giustizia.

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Rivedere la sua interpretazione delle regole e principi relativi ai concetti di obiettivo militare, vantaggio militare e proporzionalità, al fine di garantire che la sua interpretazione è pienamente coerente con il diritto umanitario internazionale, e che i militari israeliani rispettino pienamente il dovere di prendere misure precauzionali quando compiono attacchi, così come in difesa, e non svolgono attacchi come forma di punizione collettiva.

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Annunciare una moratoria sull'uso di tutte le bombe a grappolo e, in ogni caso, garantire che tali armi non siano in nessun caso mai più utilizzate in aree civili.

Amnesty International invita inoltre Hizbollah, le cui forze hanno anche commesso crimini di guerra durante il conflitto del 2006, a:

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Rinunciare alla sua politica illegittima di attacchi di rappresaglia con razzi contro la popolazione civile di Israele e garantire che i suoi combattenti rispettino pienamente la necessità di adottare misure precauzionali in attacchi e in difesa, ivi compresa la necessità di distinguersi dai non-combattenti quanto più possibile.

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Garantire che Ehud Goldwasser e Eldad Regev, i due soldati israeliani catturati dai combattenti Hizbollah il 12 luglio 2006, siano trattati con umanità in ogni momento e sia permesso un accesso immediato al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR)[732].


5. STATI UNITI E ISRAELE


Quale ordine mondiale vogliono i dirigenti statunitensi ed israeliani con la politica che praticano: un ordine giusto e pacifico o un altro fatto di dominazione tramite la guerra?

Dal sito statunitense http://ifamericansknew.org (Se gli americani sapevano):

Il sostegno americano al governo israeliano è contro il nostro interesse nazionale, a qualsiasi livello: ci pone in guerra con popolazioni alla cui situazione disperata stiamo contribuendo, e che, molto correttamente, mettono su di noi la responsabilità delle loro sofferenze. Ci rende complice di crimini di guerra e accessoriamente di oppressione. Anche questo non è riportato.

Analizzando i media americani, stiamo scoprendo sempre più un occultamento di proporzioni spaventose. Israele è protetto, le notizie sui Palestinesi in particolare e gli Arabi in generale, vengono distorte, e il pubblico americano è così manipolato.

Noi crediamo fermamente che se gli Americani avessero saputo la verità su Israele e la Palestina - circa la nostra massiccia quantità di denaro dato a Israele, e per il costo umano del militarismo di Israele sulle finanze americane - richiederebbero l'immediato ripensamento delle nostre politiche in questa regione. (...)

Gli Americani, attraverso il nostro assegno in bianco per Israele, stanno potenziando i peggiori elementi delle società israeliana, e stanno minando coloro che lavorano per una nazione giusta, pacifica e non discriminatoria.

Stiamo conducendo la violenza in questa regione. Possiamo fermarla[733].


Richard Clarck, ex capo del Contro-terrorismo alla Casa Bianca:

Se potessimo realizzare la pace in Medio Oriente, molto del supporto popolare a Al Qaida e molto dell'odio per l'America sparirebbero in una notte[734].


6. GIAPPONE


E' possibile creare un ordine mondiale giusto, pacifico e di cooperazione:

- quando i dirigenti governativi giapponesi permettono che i loro servizi militari facciano indagini illegali sui cittadini che si oppongono all'invio di soldati giapponesi per la guerra in Iraq[735], mentre rimangono sconosciuti i mandanti dell'uccisione, nel 2007, del sindaco di Nagasaki che lottava per l'abolizione totale delle armi nucleari?[736]

- quando i politici conservatori giapponesi vogliono cambiare l'articolo 9 della Costituzione sulla rinuncia alla guerra?

- quando i dirigenti governativi contrappongono, a sfavore degli altri popoli, la teoria razzista dell' "unicità" del popolo giapponese?

Allora portò allo sciovinismo e all'ultra nazionalismo degli anni '30. Questa volta a che cosa porterà? "Ribadendo l'unicità del Giappone ridaremo vita a quell'intolleranza che in noi è sempre in agguato", scrive in un editoriale il quotidiano Nihon Keisai Shimbun. Da "unico" a "migliore" il passo è breve.

Il motivo di tanta arroganza? Il primo ministro Nakasone l'ha spiegato con grande semplicità. "La razza giapponese è eccellente perché, sin dai tempi della dea Amateratsu, i giapponesi sono rimasti puri come il miglior sakè, quello fatto esclusivamente di riso. (...)

L'idea che le minoranze ostacolano lo sviluppo di un Paese è qui molto diffusa e il solito Nakasone l'ha ribadito (...) quando, davanti a un'assemblea di giovani membri del suo partito, ha dichiarato che i giapponesi sono più intelligenti degli americani perché i neri, i portoricani e i messicani abbassano il livello medio del QI statunitense. I giapponesi, in generale, non considerano la discriminazione un fatto riprovevole. La praticano loro stessi all'interno della loro società. (...)

In verità, i giapponesi non sono affatto omogenei. Basta camminare per le strade di Tokyo per imbattersi in giapponesi che somigliano a mongoli, in altri che paiono filippini, ma questo non li distoglie dal continuare a tenere alto il mito della loro omogeneità. anche a costo di nascondersi delle verità storiche[737].

Come può il Giappone contribuire ad un ordine mondiale vivibile per tutti se non rinuncia a questa arroganza?

Molti, in particolare nei Paesi vicini dove il Giappone ha pochissimi amici, si preoccupano di una possibile recrudescenza di questa "nuova arroganza giapponese", come l'ha definita il quotidiani Asahi. Per altri, è cosa fatta. Scrive Jared Taylor nel suo recente libro, Shadows of the Rising sun: a Critical View of the Japanese Miracle: "Da quando i giapponesi hanno ripreso a pavoneggiarsi, avere a che fare con loro diventa sempre più sgradevole[738]."


7. RUSSIA


In un pianeta attualmente dominato dagli Stati Uniti, che la gestiscono, come già esposto, con la forza militare, con la guerre e con la corsa agli armamenti per una futura guerra, come strumento privilegiato per soddisfare i propri interessi, come la Russia reagirà per preservare i propri interessi se non con la propria corsa agli armamenti e la propria preparazione ad un'eventuale guerra?


8. CINA


Lo stesso problema si presenta per la Cina.

Per la creazione di un ordine mondiale pacifico e benefico per tutti, come la Cina è vista nei paesi occidentali?

Le società occidentali più importanti considerano la Cina una grande opportunità, mentre l'opinione pubblica in Occidente la ritiene una minaccia economica di tutto rilievo. Per le multinazionali occidentali, la Cina non ha alcuna seria e competitiva azienda propria. Non meraviglia che gli amministratori delegati delle multinazionali occidentali stiano facendosi in quattro per ottenere udienza presso le autorità cinesi, mentre i lavoratori del sindacato operaio nei loro rispettivi paesi accusano con amarezza i cosiddetti "comunisti cinesi" di vendere i loro prodotti a prezzi troppo bassi in tutti il mondo[739].

La Cina ha bisogno, per la sua esistenza e il suo sviluppo, di risorse energetiche che non sono sempre disponibili. Con quale politica cercherà di rimediare a questa mancanza?

C'è prima il problema del bisogno di petrolio per alimentare la crescita economica. C'è poi il problema generale del bisogno di risorse naturali. L'inviato speciale a Pechino del giornale italiano La Repubblica scrive:

Uno dei criteri delle acquisizioni all'estero è accaparrarsi le risorse naturali, dall'energia ai minerali, dalle foreste alle derrate agricole. Canada e Australia, Brasile e Indonesia, tutti i grandi produttori di materie prime, sono invasi da investitori cinesi. Emerge una visione geostrategica, la Repubblica popolare insidia zone d'influenza che appartenevano all'Occidente. Il Quotidiano del Popolo descrive "l'inevitabile declino della presenza americana in Medio Oriente", ed ecco che il presidente Hu Jintao firma in tempi record "trattati di protezione degli investimenti cinesi" con 16 governi dei paesi arabi. 352 imprese cinesi sono già presenti in Egitto, uno degli alleati più fedeli di Washington. Gli investimenti raggiungono l'Arabia Saudita, Oman, gli Emirati Arabi Riuniti, l'Algeria. La compagnia petrolifera Sinopec ottiene dall'Iran lo sfruttamento dei grandi giacimenti di Yadavaran: 18,3 miliardi di barili di petrolio di riserve (?) . In Asia centrale Pechino allunga i tentacoli nei luoghi più inattesi. Il generale Musharraf sta in piedi col sostegno di Bush ma accoglie 100 imprese cinesi in "zone riservate" e concede un accesso privilegiato alle sue miniere di ferro, ai progetti di infrastrutture energetiche e di trasporto.

Nell'Afghanistan dove combatte la coalizione Nato il China Metallurgical Group si aggiudica la più vasta miniera di rame. In nessun'altra parte del mondo il cambiamento dei rapporti di forze è rapido quanto in Africa[740].

Come gli Stati Uniti reagiranno a questo cambiamento, considerato da loro una minaccia di declino come potenza dominante?


9. INDIA


Rinuncia alla non violenza


L'India, che Gandhi aveva voluto diventasse un esempio di non-violenza per il resto del mondo, l'India che pensava avrebbe potuto difendersi senza un esercito, ma semplicemente con la satyagraha, la forza della verità, quell'India ha oggi centinaia di migliaia di soldati con carri armati, pezzi di artiglieria, jet ad armi atomiche, schierati di nuovo contro quell'altra parte di sé che è il Pakistan[741].

Benché la politica della non violenza gandhiana ha permesso di ottenere l'indipendenza, appena è morto Gandhi, i dirigenti indiani hanno cambiato radicalmente politica, imitando gli altri nell'uso della violenza.


Violenza interna


Indipendentisti, integralisti islamici, maoisti. Dal Kashmir all’Andhra Pradesh e dal Gujarat all’Assam, non c’è quasi area della federazione indiana in cui i responsabili della sicurezza non debbano fare i conti con formazioni armate[742].


Nel paese che si era guadagnato la fama di esempio di tolleranza religiosa ed etnica, malgrado la tragedia della separazione tra India e Pakistan e le guerre tra di loro, l'India è sempre più colpita da varie forme di violenza interna, sempre più gravi.

Da una parte è la violenza degli estremisti indù. In nome della cosiddetta "identità" indù, manifestano odio per chi non è indù, secondo la loro visione integralista, fino a commettere atti di violenza, in particolare contro i cittadini di confessione musulmana.

Facendo circa duemila morti[743], le sommosse del 2002 hanno segnato le memorie. Questi atti di violenza furono orchestrati dai nazionalisti indù, fino alle più alte autorità dello Stato - e in particolare il primo ministri del Gujarat, Sig. Narendra Modi, sempre al potere -, con la complicità della polizia. Vari reportage hanno stabilito che questa caccia ai musulmani è stata premeditata. Non soltanto i colpevoli non sono stati puniti, ma numerose famiglie non hanno ancora ricevuto l'autorizzazione di rientrare nelle proprie case[744].

Dall'altra parte è apparso il terrorismo di matrice islamica, che ha culminato per il momento con la sua azione di novembre 2008 a Mumbai. la capitale economica dell'India, causando oltre cento morti.


Occupazione del Kashmir


Dalla separazione tra India e Pakistan, i governi dell'India rifiutano al popolo del Kashmir il diritto all'auto-determinazione, causando così una resistenza armata da parte della popolazione, di confessione in maggioranza musulmana.

(...) gli attuali governanti dell'India sperano di sfruttare la situazione creata dall'attacco americano in Afghanistan per risolvere con la forza il loro problema del Kashmir che da cinquant'anni nessuna forza ha risolto (fra India e Pakistan ci sono già state tre guerre) (...) Da allora fra India e Pakistan non c'è mai stata pace ed il Kashmir, nel frattempo distrutto, martoriato e diviso da una cosiddetta "linea di controllo" lungo la quale i due eserciti, ora armati di ordigni nucleari, si fronteggiano, resta un campo di battaglia. Come in tutte le guerre ormai, a morire sono soprattutto i civili[745].

Cosa aspettano i dirigenti indiani e pachistani, che hanno sofferto la dominazione coloniale, a riconoscere al popolo del Kashmir il diritto ad elezioni libere per la sua auto-determinazione? E chi altro che questi governi sono responsabili della resistenza armata che li oppone questo popolo, e dei gruppi che usano l'azione terroristica?


Corsa agli armamenti nucleari


Nel luglio 2006 il governo statunitense ha tolto l'embargo sulla fornitura del nucleare civile all'India, e nell'aprile 2007 l'India ha testato con successo un missile che può raggiungere Pechino[746]. Qual è l'obiettivo di questo test?


10. PAESI ARABI E PAESI ISLAMICI


Considerazioni preliminari


Come creare un ordine mondiale stabile e giusto se dirigenti, mass media e cittadini continuano ad ignorare o, peggio, a falsificare i fatti seguenti:

- gli Arabi non sono tutti musulmani; esiste tra di loro una minoranza di cristiani ed anche una piccolissima minoranza di agnostici e di atei,

- la maggioranza dei Musulmani non è costituita di Arabi ma di Asiatici,

- i Musulmani non sono automaticamente integralisti, cioè con una visione dogmatica e rigida dell'Islam. La maggioranza dei Musulmani ha una visione liberale e tollerante dell'Islam. Tuttavia questa maggioranza non si manifesta generalmente, per timore di rappresaglie da parte degli integralisti e, dove si manifesta, i mass media occidentali non ne parlano, perché chi comanda o paga i loro operatori ha interesse a far credere solo all'esistenza della "minaccia integralista" per giustificare i conflitti e le guerre di dominazione,

- gli integralisti non sono automaticamente dei terroristi, perché una parte di loro manifesta questo integralismo solo sul piano del comportamento sociale, morale e religioso, mentre un'altra parte, minoritaria, manifesta il suo integralismo tramite la violenza, sotto forma di resistenza o peggio, di terrorismo,

- i fondamentalisti non sono automaticamente radicali, invece i radicali sono tutti fondamentalisti.

Nel dibattito sull'Islam moderno si sostiene che il termine "fondamentalismo" è fuorviante perché suggerisce un'analogia con il fondamentalismo cristiano nella sua versione protestante. Il fondamentalismo come ritorno ai fondatori e il radicalismo come ritorno alle radici, sembrano esprimere la stessa metafora. Ma all'interno dell'Islam radicale si potrebbe tracciare un'ulteriore distinzione fra politici e puritani. I primi, il cui obiettivo è il potere e la costituzione di uno stato islamico, sono chiaramente radicali. I secondi, che mirano invece a imporre una morale collettiva, sono fondamentalisti, e nella sostanza non si differenziano molto dai fondamentalisti cristiani. Quello che noi ci troviamo ad affrontare è la convergenza tra politici radicali e puritani fondamentalisti. Tutti i politici radicali sono puritani, ma non tutti i puritani sono politici radicali. Anche pensando che queste distinzioni siano ormai sbiadite, una differenza resta. Per i politici radicali, il nemico è l'Occidente con i suoi regimi idolatri, e l'obiettivo la costituzione di uno stato islamico. I puritani invece odiano il modo di vita occidentale perché offende la loro sensibilità morale, specialmente per ciò che riguarda la vita delle donne[747].

Di conseguenza, i dirigenti politici, i giornalisti, gli intellettuali e i cosiddetti esperti, - che siano occidentali o musulmani -, che confondono fondamentalisti (che manifestano soltanto una atteggiamento morale) ed integralisti politici (che vogliono conquistare il potere politico tramite azione armata, anche terroristica), chi confonde quindi queste due tipi di Musulmani, per quale motivo lo fa altro che per spingere alla guerra tra i popoli, e giustificare la dominazione sui popoli musulmani?

Il paese più pericoloso per la pace in generale, e per gli Stati Uniti in particolare, è un paese musulmano arabo o asiatico?

Quale paese attualmente rappresenta la maggior minaccia per gli interessi americani nel mondo musulmano? La risposta corretta è: Pakistan. (...) Ha l'atomica, per gentile concessione degli Stati Uniti, riconoscenti per l'aiuto dato ai Mujahidin afghani contro l'invasore sovietico. E' una base logistica di Al Qaida, è la retrovia dei Taliban, ha chilometri e chilometri di frontiera - senza controllo e senza legge - con l'Afghanistan, registra una crescente militanza terroristica indigena e, non ultimo, ha i servizi segreti più infidi del globo. Gli Stati Uniti hanno puntato tutti i loro gettoni sulla carta Musharraf [capo del governo], spargendo alcune mani di finta legalità sul suo regime, nato otto anni fa da un golpe militare. Ma questa facciata è crollata con il secondo golpe, la proclamazione di uno Stato di emergenza che non si giustifica se non con la voglia di eliminare gli avversari e di mantenere il potere con o senza elezioni[748].


Benazir Buttho,

ex-capo del governo civile del Pakistan, presidente del Partito popolare pachistano,

settembre 2007:

Il mio Pakistan sta ancora una volta attraversando una crisi che non minaccia soltanto la mia patria, ma che potrebbe avere delle ripercussioni nel mondo intero[749].

Come possono partecipare alla costruzione di un ordine mondiale valido i popoli dei paesi arabi mentre sono tutti dominati da re, sceicchi, militari, con generalmente trasmissione del potere ai loro figli, senza elezione libera e democratica, o con elezioni di dubbiosa validità?

A mio avviso, il vero scandalo non era il fatto che i governi occidentali sfruttassero il mondo musulmano. Ma che il mondo musulmano fosse d'accordo[750].

Malgrado gli introiti finanziari grazie al petrolio e al gas, i dirigenti dei paesi arabi non risolvono i gravi problemi economici interni. E' per incapacità mentale o, come lo mostrano i fatti, perché preferiscono accaparrarsi le ricchezze del paese a favore del gruppo ristretto formato dalla casta al potere?

E per quale motivo se non questo i dirigenti arabi reprimono l'espressione, anche pacifica, dello scontento dei cittadini, e pretendano che la democrazia non è adatta alla loro nazione? In realtà la democrazia non è adatta a questi dirigenti, perché metterebbe fine i loro ingiusti ed inammissibili privilegi.

I governi occidentali rimangono indifferenti o sono addirittura complici di questa situazione, perché privilegiano i loro interessi nel comprare petrolio e gas ad un prezzo più basso di quello del mercato - mentre una democrazia richiederebbe un prezzo più adeguato per sviluppare il paese -, e nel vendere armi, esperti militari ed agenti segreti, di cui una dittatura ha bisogno per reprimere la sua popolazione, - mentre una democrazia non ne ha bisogno.

In tanti paesi cosiddetti poveri i dirigenti dello Stato usano le risorse naturali del paese per arricchirsi, causano così l'impoverimento della popolazione, e, per poter agire in questo modo, impediscono elezioni libere o le truccano, e reprimono la libertà di espressione e di associazione per la difesa dei diritti umani e l'instaurazione della democrazia.

E' sorprendente o è piuttosto logico che questa situazione provochi nella popolazione non solo disperazione ma anche, contro i dirigenti governativi, una rivolta illegale - visto che la lotta legale è impossibile - e violenta - visto che la lotta pacifica è impossibile -, fino all'esasperazione che crea l'azione terroristica?


A proposito del conflitto israeliano-palestinese, come i governi dei paesi arabi possono realmente volere una soluzione giusta, quando questa soluzione è contro i loro interessi per questi due motivi:

- la creazione di una vera democrazia in Palestina mostrerà la possibilità e la positività di un sistema politico, la democrazia, a danno del sistema dittatoriale praticato dai governanti arabi,

- la fine del conflitto israelo-palestinese renderà impraticabile il ricorso dei governanti arabi alla solita tattica di spostare l'attenzione dei cittadini dai problemi interni su un problema ed un nemico esterni?


Dissenso


Intervista a Gamal Albanna,

87 anni, uno dei più importanti studiosi musulmani egiziani dell'Islam, e fratello di Hassan Albanna, fondatore dell'organizzazione islamica fondamentalista "Fratelli Musulmani"

- Alcune fatwe[751] paiono veramente incredibili. Come è stato possibile?

- Gli uomini che le promulgano vivono immersi nei testi sacri. Passano il loro tempo leggendo i resoconti della vita e dei detti del Profeta. Ma non si rendono conto che il 90 per cento dei racconti che parlano di quell'epoca sono falsi? Sono stati messi per iscritto almeno 150 anni dopo la morte di Maometto. E poi tutti si improvvisano giureconsulti, e anche i mufti[752] veramente qualificati sono spesso in disaccordo fra loro. (...)

Il problema è che l'Islam avrebbe bisogno di una rivoluzione simile a quella che cambiò il cristianesimo con Martin Lutero. I musulmani dovrebbero imparare ad avere un rapporto diretto con il loro libro sacro, senza la mediazione di questa classe di mufti che sopravvive perché ha stretto un patto di mutua cooperazione con i governanti. (...)

- E' possibile una rivoluzione di questo tipo nell'Islam?

- Certo che è possibile. Però non ne vedo i segnali in un futuro prossimo[753].

Quale ordine mondiale si può creare quando i cosiddetti esperti occidentali dell'Islam credono, - o fanno finta di credere -, e ripetono le affermazioni degli integralisti islamici, dichiarando che la loro visione corrisponde effettivamente all'Islam? Chi pretende all'onestà intellettuale ha il dovere di informarsi sulla realtà vera della religione islamica. Per esempio, sulla questione della necessità di uno Stato islamico, quanti cosiddetti esperti dell'Islam, - che siano occidentali o no -, conoscono Gamal Albanna e ciò che dice sulla questione?

- Perché Lo Stato islamico ha fallito nell'età moderna?

- (...) Il pensatore islamico Gamal Al-Banna sottolineò il fatto che i tentativi islamici di realizzare un stato religioso in Algeria, Sudan, Afghanistan e Pakistan hanno fallito, e che i tentativi in Iran e Arabia Saudita sono due problemi e non possono essere considerati un buon esempio. Al-Banna precisò che l'adesione alla realizzazione di uno stato musulmano è dovuta all'interpretazione errata del versetto "E ho creato jin[754] e uomini, ma per il culto". Le persone che sostengono l'idea di creare uno stato islamico con l'unico obiettivo che l'Islam è il culto, e hanno quindi ridotto l'Islam all'obiettivo di culto, rendendo quindi lo Stato islamico un obiettivo in modo che tutte le persone adorino Allah, questo è una cosa inimmaginabile. Lo Stato, secondo Al-Banna, è uno strumento di sottomissione e autorità, e quindi quando uno stato è creato su valori religiosi, siano cristiani o musulmani, o valori morali, come il socialismo, la giustizia e l'uguaglianza, questi valori sarebbero corrotti. Questo perché un'autorità, con le sue prigioni, eserciti e forze di polizia, diventa dottrina, la rovina. (...)

Il Hadith[755] sullo "Stato di Medina" [dove ha soggiornato il profeta] riguarda, secondo Al-Banna, l'eccezione e non la regola (...)

I motivi variano a proposito del fallimento dei tentativi per uno stato islamico. Il più importante di questi motivi, secondo Gamal Al-Banna, può essere la mancanza di libertà in tutti questi tentativi, in quanto la mancanza di libertà può essere il fattore comune a tutte queste esperienze. Questo è in aggiunta ad un altro fattore, ovvero che questi tentativi non mantengono il livello minimo di dignità umana nelle loro società, senza discriminazioni tra uomini e donne, o bianco e nero. Un altro motivo a proposito del fallimento della Stato islamico nei suoi diversi tentativi riguarda il fatto che il più importante compito di uno Stato è lo sviluppo.

Da un altro lato, Al-Banna ha discusso l'idea della necessità dello Stato islamico per la diffusione del messaggio dell'Islam o di applicare la Shari'a[756] islamica. Ha screditato questo argomento che molte correnti islamiche sostengono, assicurando che non è necessario disporre di uno stato islamico per applicare la Shari'a, in quanto la Shari'a può essere applicata solo se vi è un paese islamico che può seguire i metodi consentiti dalla costituzione civile che emana la legge[757].

Nei paesi musulmani, l'espressione del dissenso è molto difficile per due motivi: il dissenso è combattuto con la repressione dei governi dittatoriali, e dall'altra parte con l'azione terroristica dell'integralismo religioso.

L'espressione del dissenso islamico ha anche una terza difficoltà. Gli Occidentali, - dirigenti politici, mass media e intellettuali -, che nel recente passato avevano sostenuto e fatto conoscere i dissidenti nell'ex Unione Sovietica e negli ex-paesi dell'Est europeo, non sostengono ugualmente i dissidenti musulmani.

Il giornalista Timothy Garton Ash è uno dei rari giornalisti ad avvertire della gravità del problema. Ecco ciò che dice, e cito un ampio estratto del suo articolo visto la sua importanza:

Stiamo facendo un errore fatale ignorando i dissidenti all'interno dell'Islam

(...)

L' "Islam", ha detto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, l'anno scorso, "non è compatibile con la società liberale, che è risultata dall'Illuminismo." Molti intellettuali occidentali laici che partecipano a questi dibattiti sono d'accordo. Ma alcuni intellettuali musulmani no. Credo che dovremmo ascoltarli attentamente. Oltre a tutto il resto, quando si tratta di discutere di Islam, sanno di cosa stanno parlando.

Prendete Gamal Al-Banna, per esempio (...) ha dedicato tutta la sua vita a studiare l'Islam e le sue relazioni con la politica. Un uomo di tranquilla chiarezza, è diventato un po agitato solo quando ha denunciato la perversione dell'Islam da parte di Sayyid Qutb, l'apostolo egiziano dell'estremismo, islamismo takfiri e un eroe per Al-Qaida.

Gamal Al-Banna sostiene che "non vi è alcuna contraddizione tra la totale libertà di pensiero e di religione" e che "l'Islam non pretende al monopolio della saggezza". Idee critiche sull'Islam devono essere combattute "con le parole e non con il confronto, il terrorismo o takfir - anatema su qualcuno indicandolo come un infedele". Come per l'apostasia "il Musulmano ha il diritto di recedere dall'Islam, i versetti del Corano sono molto espliciti sulla questione: "Non c'è costrizione nella religione" (Al-Baqara, La Vacca, II, 256). Il recesso dalla religione è menzionato almeno cinque volte nel Corano, e nessuna è legata ad una pena. Nel periodo del Profeta, molte persone rinunciarono all'Islam; uno di loro era uno scriba del Corano. il profeta non ha punito nessuno di loro."

Il detto spesso attribuito al Profeta - "Chi cambia la sua religione deve essere giustiziato" - è respinto in quanto inautentico secondo l'imam Muslim, uno dei primi e più rispettati compilatori di collezioni di hadith[758], ma l'imam Al-Bukhari, un altro compilatore rispettato, lo include nella sua versione. "I segni di falsificazione sono molto chiari in questo detto", commenta Banna "e contraddice molti versi nel Corano che confermano la libertà di fede".

(...)

Questi dissidenti all'interno dell'Islam sono una piccola minoranza. Così sono gli estremisti takfiri che indottrinano gli attentatori suicidi. Tuttavia, entrambe queste minoranze hanno la capacità di fare appello al più grandi numeri della maggioranza [di Musulmani] tra di loro - e, in particolare, ai Musulmani che vivono in Occidente. Quindi la voce dei dissidenti ha bisogno di essere ascoltata più chiaramente. Questa lotta per i cuori e le menti musulmane dovrebbe essere decisa dai Musulmani, in grado di argomentare tra di loro le loro tesi, ma noi non-Musulmani formiamo indubbiamente il contesto - e controlliamo molti dei media - in cui si svolge.

La posizione difettosa di alcuni intellettuali occidentali laici impegnati nel dibattito attuale sembra essere: l'unico Musulmano buono è un ex-musulmano. Questo è sia paternalistico che contro-producente. Si tratta di una semplice parodia della vera diversità dell'Islam. Naturalmente noi non-Musulmani dovremo cercare di svegliare il nostro pensiero sulla natura dell'Islam, con i limitati mezzi a nostra disposizione. Ma nulla potrebbe essere più ridicolo e stupido che l'eventuale dichiarazione di un intellettuale laico occidentale che, non conoscendo l'arabo e avendo una scarsa conoscenza della storia islamica, della filosofia o della legge, afferma con fiducia che Gamal Al-Banna è un rappresentante meno vero dell'Islam che Sayyid Qutb o Osama Bin Laden. E non dovremmo essere stupidi , se vogliamo rimanere liberi[759].

Un'altra difficoltà che vive il dissenso islamico è il fatto che i mezzi d'informazione occidentali parlano quasi esclusivamente delle manifestazioni d'integralismo islamico, e ignorano quelle di dissenso che condannano la violenza. Un esempio: quanti mezzi d'informazione occidentale hanno segnalato le manifestazioni di condanna degli ultimi attentati a Bombay?

Il 7 dicembre, ossia dieci giorni dopo gli attentati di Bombay, mollahs, muftis[760] e semplici cittadini musulmani hanno partecipato nella città ad un raduno silenzioso in ricordo delle vittime organizzato dallo scrittore Anand e il suo gruppo Muslims for Secular Democracy. Hanno anche espresso la loro indignazione per il "crollo di tutto il sistema di governo e condannato la totalità delle organizzazioni implicate nelle uccisioni di massa", ossia Al-Qaida, i talebani, i movimenti pachistani, in particolare Lashkar-e-Taiba, ed alcuni gruppi indiani locali. "Non in nostro nome", hanno proclamato[761].

Se i governi e gli intellettuali occidentali hanno fatto conoscere e sostenuto i dissidenti contro la dittatura negli ex-paesi totalitari dell'Europa, ma non sostengono i dissidenti musulmani contro la dittatura nei paesi musulmani, e se i mezzi d'informazione occidentale generalmente ignorano le manifestazioni di dissenso islamico contro l'integralismo, quale può essere il motivo se non il fatto che il dissenso islamico non risponde agli interessi dei governi occidentali? La storia mostra che ogni volta che questi governi considerano in pericolo i loro interessi, economici o militari, reagiscono secondo il livello di pericolo da affrontare.

E se questi governi preferiscono ignorare il dissenso islamico e soltanto propagandare la minaccia dell'integralismo e del terrorismo islamici, non si rivelano così doppiamente complici:

- da una parte, dei dittatori nei paesi musulmani che reprimono i dissidenti islamici come Al-Banna che vogliono la democrazia sia politica che religiosa,

- dall'altra parte, complici anche degli integralisti terroristi che combattono i dissidenti come Al-Banna, e per gli stessi motivi?

Si capisce allora perché la dissidenza democratica musulmana, già minoritaria, è praticamente sconosciuta in Occidente. E' combattuta da tre nemici: il terrorismo dei dittatori, il terrorismo degli integralisti, e l'ostilità dei governi occidentali e dei media dominanti. Quanti televisioni, giornali, case editrici occidentali hanno dato la parola ai dissidenti musulmani democratici? Quanti intellettuali e cosiddetti esperti occidentali del mondo musulmano ne hanno parlato?


Consenso


Esercito e religione


Ayesha Siddiqa, analista militare pakistana:

- Tra la gente l'esercito è popolare [in Pakistan]?

- Sì, perché offre lavoro e privilegi, domina tutti i segmenti dell'economia: dall'agricoltura all'industria ed è molto attivo politicamente dagli anni '50. Ma è anche temuto. L'intelligence militare può portarti via e nessuno può far nulla. E infatti la classe media pro Occidentale tende a pensare che non ha senso sfidare l'esercito, perché è troppo potente, e che sia meglio cooperare[762].

Nei paesi arabi e nei paesi musulmani, la speranza della soluzione dei problemi, - economici e politici -, dopo la liberazione dal colonialismo, ha fallito. Questa speranza ha partorito di governi che aggravano ed impediscono la soluzione di questi problemi. In questi paesi la politica cosiddetta socialista ha anche fallito, mentre quella capitalista s'impone nell'economia ma senza la sua dimensione politica democratica né la sua legislazione in termine di protezione e difesa dei diritti umani. E' rimasto allora ai governi arabi e musulmani come strumenti per ottenere il consenso della popolazione, che questi: la carota chiamata religione e il bastone chiamato esercito.

L'esercito, come scrive Ayesha Siddiqa, fabbrica ed ottiene il consenso dalla popolazione con le opportunità economiche che offre, tramite:

- da una parte, il reclutamento nei suoi vari servizi di controllo e di repressione: esercito, servizi segreti, polizia, informatori, ecc.,

- dall'altra parte, le opportunità di guadagno nei settori economici che l'esercito controlla direttamente o indirettamente.

Per quanto riguarda la religione, la sua interpretazione conformista e tradizionale serve come strumento di sottomissione della popolazione a chi detiene il potere. E questa versione è propagandata da funzionari religiosi, pagati direttamente dal governo, o che trovano il loro interesse a questa situazione, e dai media, prima di tutto evidentemente la televisione.

Bisogna tuttavia ricordare che, parallelamente al ruolo di creazione di consenso nella popolazione, la religione serve anche, in modo non trascurabile, per un obiettivo opposto. In un'interpretazione di rivolta e di adattamento all'epoca attuale, la religione serve come strumento di giustificazione ideologica contro la dominazione, da un lato alla resistenza per la parte più oppressa e disperata della popolazione, e, dall'altro lato, all'azione terroristica per una minoranza di questa popolazione.

Così, la religione, o piuttosto la sua interpretazione, diventa un campo di battaglia tra i governanti e i loro avversari, per esempio nella gara di chi costruisce la moschea più grande e di chi pretende di difendere il "vero" Islam.


Umiliazione ed estremismo


Nei paesi musulmani, che siano arabi o asiatici, sottomessi ai due flagelli che sono la povertà e la dittatura, il sentimento d'umiliazione, accompagnato da una voglia di riscatto, è forte. Lo dimostra l'utilizzo ricorrente di queste due parole nel linguaggio quotidiano.

Eppure i dirigenti, giornalisti e intellettuali occidentali, rappresentativi del potere, non considerano quasi mai questo sentimento reale della "umiliazione". Perché?

- Per ignoranza? Ma allora a cosa servono i loro servizi segreti d'informazione, i loro esperti e i loro giornalisti?

- Per indifferenza alla realtà, cioè per disprezzo della forza di mobilitazione che questo sentimento di umiliazione può suscitare nei popoli musulmani? Ma allora come creare un ordine vivibile per tutti, se non si tiene conto delle conseguenze che questo sentimento di umiliazione causare?

Non è precisamente un sentimento di umiliazione del popolo tedesco, da parte delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, e la crisi economica che ha colpito la popolazione tedesca, che hanno fatto nascere e portato al potere il regime nazista, come ultimo ricorso, e ha giustificato la sua bellica aggressività?

Similmente, non è precisamente un sentimento di umiliazione, in seguito alla passata dominazione colonialista, e all'attuale dominazione, - israeliana in Palestina e statunitense nei paesi arabi-musulmani -, che ha fatto nascere non solo la resistenza ma anche, come ultimo ricorso, il terrorismo islamico?

In passato, l'ideologia nazista, auto-definita, ricordiamolo, nazional-socialista, è nata e si è consolidata tramite:

1. una visione integralista della società: la denuncia dell' "umiliazione" della nazione tedesca dominata da altre potenze, e la necessità di ritornare al glorioso passato germanico,

2. un'azione terroristica dei gruppi d'assalto hitleriani, che erano una minoranza nella popolazione, ma la cui l'influenza sulla società non doveva essere sotto-stimata,

3. l'utilizzazione delle elezioni democratiche per, una volta vinte, hanno messo fine alla democrazia ed instaurato la dittatura nazista.

Oggi, è sorprendere vedere l'ideologia islamica nascere e svilupparsi in un modo simile a quella nazista, ossia tramite:

1. una visione integralista della società: la denuncia dell' "umiliazione" della nazione musulmana dominata da altre potenze, e la necessità di ritornare al glorioso passato islamico,

2. un'azione terroristica di vari gruppi, che sono minoritari nella popolazione, ma la cui l'influenza sulla società non dovrebbe essere sotto-stimata,

3. l'utilizzazione delle elezioni democratiche per mettere fine alla democrazia ed instaurare la dittatura integralista.

Il sentimento di umiliazione, accompagnato da una voglia di riscatto, che ha permesso la creazione del consenso nella popolazione tedesca per l'estremismo nazista, potrebbe ugualmente permettere la creazione dello stesso consenso dei popoli musulmani per l'estremismo islamico. E l'accecamento dei dirigenti occidentali in presenza dell'ascesa dell'estremismo nazista non sembra differente dall'accecamento dei dirigenti occidentali attuali nell'ascesa dell'estremismo islamico.

Non tenere conto del sentimento di umiliazione di un popolo, è un comportamento corretto dal punto di vista della ragione, ed è redditizio dal punto di vista politico, per non considerare il punto di vista etico? Questo accecamento non è, ancora una volta, la solita manifestazione dell'arroganza dei potenti del momento, e quindi del loro disprezzo per i deboli del momento?

Non è stata proprio l'incomprensione, - da parte dei dirigenti occidentali, vincitori della prima guerra mondiale contro la Germania -, dell'importanza del sentimento di umiliazione del popolo tedesco (in aggiunta ovviamente ad altre cause) a scatenare la tragedia della seconda guerra mondiale?

E, similmente, oggi, a proposito dei popoli non solo arabi (Palestina e Iraq) ma anche islamici (Afghanistan, forse domani il Pakistan o l'Iran), non è la stessa incomprensione da parte dei dirigenti occidentali, - oggi vincitori -, che rischia di scatenare un'altra tragedia?

Se, ieri, la seconda guerra mondiale ha prodotto catastrofi che sembravano allora inimmaginabili come i campi di sterminio nazisti e le bombe di sterminio atomiche statunitensi, quali catastrofi altrettanto inimmaginabili potrebbero succedere con il conflitto attuale?

Oggi, si capisce che una situazione nazionale di crisi socio-economico-politico-culturale, caratterizzata da un sentimento di umiliazione e di voglia di riscatto, ha prodotto l'estremismo nazista. Perché allora non accettare che, con le differenze esistente, una situazione simile ha prodotto l'estremismo islamico, e trarne la logica conclusione? La soluzione consiste in tre azioni parallele e complementari, per risolvere in modo equo:

1. la situazione socio-economica, ponendo fine allo sfruttamento delle risorse dei popoli musulmani al loro danno,

2. la situazione politica, ponendo fine al sostegno alle dittature che permettono questo sfruttamento,

3. la situazione culturale e psicologica, ponendo fine all'arroganza e al disprezzo veicolati dall'ideologia occidentale dello "scontro tra le civiltà".

Ci sono azioni migliori per eliminare le cause dell'umiliazione, e quindi ciò che alimenta. l'estremismo? E chi si opporrebbe a questi soluzioni se non chi approfitta della situazione attuale d'umiliazione dei popoli musulmani?


Iran


L'accusa dei dirigenti statunitensi, formulata dall'ex vice-presidente Dick Cheney, contro l'uso del nucleare da parte dell'Iran, è: "Hanno immense risorse di petrolio: nessuno può immaginare perché hanno bisogno anche del nucleare per generare energia[763]."

Perché i dirigenti statunitensi non tengono conto del trattato di non proliferazione nucleare (NNPT: Nuclear Non-Proliferation Treaty), firmato dagli Stati Uniti? Prevede il diritto di uso pacifico della tecnologia nucleare, da parte di ogni paese, finché non esiste nessuna prova concreta dimostrabile di un eventuale uso militare.

E in base a quale legge internazionale un paese può disporre di bombe nucleari, per esempio Israele o il Pakistan, ed un altro no, per esempio l'Iran?

I dirigenti statunitensi hanno già utilizzato la pretesa esistenza di armi di distruzione di massa, per giustificare l'invasione dell'Iraq. Per attaccare l'Iran, ripeteranno la stessa procedura, questa volta la minaccia di uso militare del nucleare da parte dell'Iran?

Per chi crede alla differenza di ordine mondiale voluto dal partito repubblicano rispetto a quello democratico negli Stati Uniti, dov'è la differenza quando:

- la democratica Hillary Clinton dichiara: "Certo, bisogna tentare prima tutte le altre strade, ma non è escluso che saremo costretti a ricorrere alle armi per fermare l'Iran"[764],

- e il democratico Barack Obama dichiara: "Rinnoverò la diplomazia decisa, che impedirà all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare...[765]"

Scrive Uri Avnery, giornalista e ex membro del Parlamento israeliano:

Se vuoi capire la politica di un paese, guarda la carta geografica - come raccomandava Napoleone.

Qualsiasi persona vuole indovinare se Israele e/o gli Stati Uniti stanno per attaccare l'Iran, dovrebbe guardare la carta geografica dello stretto di Hormuz tra l'Iran e la penisola arabica.

Attraverso questa stretto navigabile, largo soltanto 34 km, passano le navi che portano tra un quinto e un terzo di tutto il petrolio del mondo, comprese quello proveniente da Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Bahrein.

La maggior parte dei commentatori che parlano dell'inevitabile attacco americano e israeliano contro l'Iran, non tengono conto di questa carta geografica.

Si parla di uno "sterile", un "chirurgico" attacco aereo. I potenti aerei degli Stati Uniti prenderanno il via da vettori già stazionati nel Golfo Persico e le basi aeree americane sparse in tutta la regione, e bombarderanno tutti i siti nucleari dell'Iran - e in questa felice occasione bombarderanno anche le istituzioni del governo, gli impianti dell'esercito, i centri industriali e qualsiasi altra cosa a piacere. Utilizzeranno bombe che possono penetrare in profondità nel terreno.

Semplice, veloce ed elegante - un colpo e bye-bye Iran, bye-bye ayatollah, bye-bye Ahmadinejad.

Se solo Israele attaccasse, il colpo sarebbe più modesto. Il massimo che gli aggressori possono sperare è la distruzione dei principali siti nucleari e un ritorno sicuro.

Ho una modesta richiesta: prima di iniziare, per favore guardate la carta geografica ancora una volta, allo Stretto chiamato (probabilmente) dopo il dio di Zarathustra.

L'inevitabile reazione al bombardamento dell'Iran sarà il blocco di questo Stretto. Questo avrebbe dovuto essere evidente anche senza l'esplicita dichiarazione da parte di uno dei più elevati generali dell'Iran, pochi giorni fa.

L'Iran domina l'intera lunghezza dello Stretto. Possono chiuderlo ermeticamente con i loro missili e la loro artiglieria, sia terrestre che navale.

Se questo accadesse, il prezzo del petrolio si alzerebbe alle stelle - ben oltre i 200 dollari per barile che i pessimisti temono ora. Questo provocherà una reazione a catena: una depressione a livello mondiale, il crollo di interi settori industriali e di un catastrofico aumento della disoccupazione in America, Europa e Giappone.

Per scongiurare questo pericolo, gli Americani avrebbero bisogno di conquistare parti dell'Iran - forse l'insieme di questo grande paese. Gli Stati Uniti non hanno a loro disposizione nemmeno una piccola parte delle forze delle quali avrebbero bisogno. Praticamente tutte le loro forze terrestri sono legate in Iraq e in Afghanistan.

Le potenti navi americane stanno minacciando l'Iran - ma nel momento in cui lo Stretto sarà chiuso, somiglieranno a quei modellini di navi in bottiglia. Forse è questo pericolo che ha fatto allontanare ai capi della marina il portaerei nucleare Abraham Lincoln dal Golfo Persico questa settimana, apparentemente a causa della situazione in Pakistan.

Questo lascia la possibilità agli Stati Uniti di agire per delega. Israele attaccherà, e questo non coinvolge ufficialmente gli Stati Uniti, che negheranno ogni responsabilità.

Di fatto? L'Iran ha già annunciato che considererebbe un attacco israeliano come un'operazione americana, e agirà come se fosse stato direttamente attaccato dagli Stati Uniti. Questo è logico.

Nessun governo israeliano avrebbe mai considerato la possibilità di avviare una tale operazione senza l'accordo esplicito e senza riserve degli Stati Uniti. (...)[766]

Ciò che si legge qui sotto, a proposito dell'amministrazione del repubblicano Bush, sarà continuato dall'amministrazione del democratico Obama?

Selig S. Harrison, Direttore del programma Asia del Center for International Policy - Washington:

Nella lotta che si svolge in seno all'amministrazione Bush sulla questione della politica iraniana, due campi si affrontano. Da una parte, il vice-presidente Richard Cheney e i suoi alleati ai Pentagono e al Congresso, pungolati dall'American Israel Public Affairs Committee (Alpac) [Comitato per gli Affari Pubblici Israelo-americano], spingono al bombardamento non solo della fabbrica di arricchimento di uranio di Natanz, ma anche dei siti militari iraniani situati presso la frontiera dell'Iraq. Dall'altra parte, la segretaria di Stato Condoleeza Rice vuole continuare sulla via diplomatica, rafforzando ed allargando i negoziati con Teheran, iniziate in maggio a Baghdad, sulla stabilizzazione dell'Iraq. Ma non ha ottenuto l'aggiornamento di una decisione militare che al prezzo di un compromesso pericoloso: un'intensificazione delle operazioni clandestine mirando a destabilizzare la Repubblica islamica, le quali sono state confermate da una direttiva presidenziale fine 2007.

Queste operazioni proseguono da una decina di anni; ma, in assenza di una copertura ufficiale, la Central Intelligence Agency (CIA) ha agito solo tramite altre persone. Il Pakistan e Israele, per esempio, hanno fornito delle armi e del denaro a gruppi ribelli nel sud-est e il nord-est dell'Iran, dove le minoranze balutch e curda, sunnite, combattono di lunga data il potere centrale persiano e sciita. L'autorizzazione presidenziale di aprile permette l'intensificazione delle operazioni “non letali” condotte direttamente da agenzie americane. In più di una moltiplicazione delle trasmissioni di propaganda, di una campagna di disinformazione e dell'arruolamento di esiliati in Europa e negli Stati Uniti per incoraggiare la dissidenza politica, il nuovo programma privilegia la guerra economica, in particolare la manipolazione dei tassi di scambio e altre misure per perturbare le attività internazionali bancarie e commerciali dell'Iran.

Il contenuto della nuova direttiva è stato svelato dopo la sua comunicazione alle commissioni di informazione delle due camere del Congresso[767].

E' utile ricordare qui la dichiarazione, già citata, di Paul Wolfowitz, ex vice segretario alla Difesa degli Stati Uniti a proposito dell'Iraq:

Perché non abbiamo fatto la guerra alla Corea del Nord che la bomba atomica c'è l'ha? Non l'abbiamo fatta perché dal punto di vista economico non aveva nulla da offrirci, l'abbiamo fatta all'Iraq perché ha le più grandi riserve di petrolio del mondo[768].

L'Iran e le sue importanti riserve petrolifere sarà il prossimo passo di questo modo di agire degli Stati Uniti, non più con un'amministrazione repubblicana, ma democratica? Con quali conseguenze per il mondo, dopo quelle della guerra in Afghanistan e in Iraq?
























PARTE II.


CIVILTÀ




Non vediamo dunque che Natura esige

Nulla di più da noi tutti che un corpo libero di mali,

Un'anima che gode dolcemente del suo essere

E che sia protetta dalle preoccupazioni e dai timori?

Lucrezio[769]


Quali sono i disegni e gli obiettivi vitali traditi dal comportamento degli uomini, cosa chiedono alla vita, e a cosa tendono? Non possiamo sbagliare rispondendo: tendono alla felicità, gli uomini vogliono essere felici e restarlo. Questa aspirazione ha due facce, uno scopo negativo ed uno scopo positivo: da una parte evitare dolore e privazioni di gioia, dall'altro ricercare forti godimenti.

Sigmund Freud [770]


Bisogna giudicare ed apprezzare una civiltà non secondo la somma di potenza materiale che dispiega, ma secondo il grado fino al quale sviluppa e manifesta, con le sue leggi e le sue istituzioni, l'amore dell'umanità.

Tagore [771]











1. DIRITTI UMANI


Diritti umani fondamentali


Qual è il primo criterio per considerare civilizzati una società, uno Stato e un governo, se non l'esistenza e il rispetto dei diritti umani: diritto al benessere fisico e psicologico, i quali comprendono diritto alla vita, alla sicurezza, al lavoro, all'abitazione, al cibo, alla salute, all'istruzione, ad associarsi per vigilare e difendere questi diritti? E come pretendere contribuire ad un ordine giusto nel mondo senza il rispetto concreto di questi diritti?

La relazione annuale 2006 dell'Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti dell'Uomo, presenta la situazione di più di 1300 difensori dei diritti dell'Uomo repressi ed anche gli ostacoli alla libertà di associazione in circa 90 paesi.

Federazione Internazionale delle Leghe dei Diritti dell'Uomo[772]

Quando si parla di diritti umani, s'intende quelli dei cittadini e dei popoli - per vivere meglio - o quelli dell'uomo d'affari a realizzare profitti a danno degli altri, con la complicità dei governanti che ne traggono beneficio?

Per costruire un ordine giusto, è ragionevole e necessario dare la priorità all'essere umano o al profitto finanziario quando si ottiene a danno di altri? Alla concorrenza pacifica e rispettosa delle regole stabilite in comune, o alla truffa? Al rispetto del pianeta come bene comune di tutti, o a sfruttare, comprare e vendere qualsiasi cosa o persona esistente? A chi spinge all'armamento e alla guerra, o al disarmo e alla pace? Alla democrazia limitata dall'oligarchia politico-economica che governa, o alla democrazia reale tra i cittadini e tra i paesi?

Un ordine mondiale giusto e stabile può esistere con l'esistenza e l'aggravarsi delle disuguaglianze politiche tra chi detiene il potere e chi ne è escluso?


Disuguaglianze


Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) informa:

- 18 % della popolazione mondiale, circa 800 milioni di persone, dispone del 83 % del reddito mondiale,

- 82 % della popolazione mondiale, circa 5 miliardi di persone, dispone del 17 %.

- i paesi più ricchi consumano 70 % dell'energia, 75 % del metallo, 85 % del legno[773].

Joseph Stiglitz, premio Nobel di economia, ex-vice presidente della Banca Mondiale, ha affermato nel 2006 che 2 % degli individui sono i titolari di circa la metà della ricchezza del pianeta[774].

Un ordine mondiale giusto e stabile può esistere con l'esistenza e l'aggravarsi di tali disuguaglianze economiche?

... la magrezza che ci affligge, lo spettacolo della nostra miseria, è un inventario che mostra la loro opulenza; la nostra miseria è profitto per loro. [...] Ci lasciano morire di fame quando i loro magazzini traboccano di grano, fanno leggi a favore dell'usura per sostenere gli usurai, rigettano ogni giorno qualche atto salutare stabilito contro i ricchi, e promulgano statuti più vessatori per incatenare ed asservire i poveri. Se le guerre non ci divorano, se ne incaricheranno loro.

Shakespeare,

a proposito del mondo antico romano, tramite la voce di un rappresentante del popolo[775].


Ma in cosa consiste esattamente l'ingiustizia sociale? Consiste molto precisamente nel fatto che senza aver fatto niente per questo, per il solo caso della sua nascita, un uomo può nascere favorito o no dalla proprietà privata, nascere o no in una certa classe sociale, partecipare o non alla cultura e alla conoscenza.

Henri Laborit[776]

L'esistenza delle classi sociali non è una scoperta del comunista Karl Marx, ma, cosa che lui stesso ha riconosciuto, una scoperta anteriore fatta da studiosi liberali. Eppure, la gente al potere nega l'esistenza delle classi sociali. Cosa mostra la realtà?

Alcuni (...) sono ricchi, i più non lo sono; alcuni sono molto istruiti, altri sono analfabeti; alcuni hanno una vita facile e opulenta, altri lavorano duramente per un magro compenso; alcuni sono dei politici potenti, altri non hanno influenza su niente; alcuni hanno grandi occasioni di andare avanti nella vita, altri non ne hanno nessuna; alcuni sono trattati con rispetto dalla polizia, altri sono trattati come fossero spazzatura. Si tratta di forme di disuguaglianza diverse, e ciascuna di esse merita di essere studiata seriamente; eppure, abbastanza spesso - e proprio questa è la ragione fondamentale per cui l'analisi della classe è decisiva - le stesse persone sono povere in termini di reddito e ricchezza, non sanno leggere e scrivere, lavorano duro per un magro compenso, non hanno nessuna influenza politica, non hanno occasioni economiche e sociali e sono trattate dalla polizia con indifferente brutalità. La divisione fra "chi ha" e "chi non ha" non è solo un retorico cliché, ma anche un elemento importante dell'analisi diagnostica, che ci indica una frattura decisiva, capace di permeare in profondità la nostra visione sociale, economica e politica. Questa concomitanza interna alla miseria accresce ulteriormente l'importanza generale della classe come fonte di disuguaglianza e disparità.

L'autore di queste osservazioni non è ciò che la gente al potere chiama un estremista, è un premio Nobel per l'economia nel 1998: Amartya Sen[777].

Si sa che le conseguenze negative del cambiamento climatico sono causate dai paesi ricchi e potenti, e che le vittime più colpite sono i meno colpevoli di questi danni climatici, ossia i popoli dei paesi poveri e deboli, che conosceranno di conseguenza la siccità e quindi carestie.

I paesi poveri dovranno affrontare il peso maggiore, eppure sono i meno responsabili del debito ecologico che stiamo accumulando.

Kemal Dervis,

amministratore dell'Agenzia ONU per lo sviluppo - Undp [778]

Come i paesi ricchi o potenti possono dichiarare di volere un ordine mondiale mentre non assumono i loro atti e ne scaricano le conseguenze sui popoli deboli, che hanno il solo torto di essere incapaci di difendersi?

Quale ordine mondiale si può creare permettendo, tra gli esseri umani e tra i popoli, l'ineguaglianza e, con lei, la giustificazione della gerarchia tra il cosiddetto "superiore" che comanda politicamente e si arricchisce economicamente, e il cosiddetto "inferiore" che deve obbedire ed impoverirsi? E' ragionevolmente corretto ed eticamente giusto negare che ricchezza e povertà, potere e non potere sono la causa e la conseguenza dirette l’una dell’altra, e per dirlo altrimenti, che è la ricchezza (di una minoranza) che crea la povertà (della maggioranza), ed è il possesso del potere (detenuto da una minoranza) che crea l'esclusione dal potere (della maggioranza)?

E' completamente finita la speranza che si costituisca una specie d'uomo modesta e facilmente contentabile di sé, una schiavitù nel senso più blando del termine, in breve una classe, qualcosa che abbia immutabilità. Si è reso l'operaio militarmente abile; gli si è dato il diritto di voto, il diritto di associazione; si è fatto di tutto per corrompere quegli istinti sui quali si poteva fondare una cineseria operaia; così che l'operaio già oggi sente e fa sentire la sua esistenza come uno stato di bisogno (in termini morali come un'ingiustizia[779]... Ma cosa vogliamo? domandiamo ancora una volta. Se si vuole uno scopo, è necessario volere i mezzi; se vogliamo schiavi, - e occorrono! -, non bisogna educarli da signori.

Nietzsche[780]


Così è loro mondo.


Mi hanno impedito

di accedere alla conoscenza,

e mi rimproverano la mia ignoranza.


Mi hanno reso impossibile un lavoro,

o me ne permettono solo uno da schiavo,

e mi disprezzano.

E se voglio un lavoro ma non non lo trovo

o se rifiuto un lavoro da schiavo.

mi torturano e mi uccidono.


Mi condannano alla la miseria e all'umiliazione.

e mi vietano di protestare.

Mi vietano pure di andare altrove

per cercare di vivere meglio.


Mi odiano fino a sporcare di odio

il mio cuore e la mia testa.

E rimangono sorpresi, dicono di non capire

perché li odio.


Hanno assassinato in me la vita e la speranza

e si scandalizzano

quando qualche disperato

assassina la loro vita e la loro speranza.

Così è loro mondo.


Differenze


Quanto alle differenze tra gli individui e tra i popoli, sono da privilegiare quelle che causano conflitti o quelle che portano alla cooperazione? E' ragionevole, civile, giusto che l'essere umano sia ridotto ad uno solo dei suoi aspetti: il possesso o meno di un capitale finanziario, il possesso o meno di una forza lavoro, il colore della pelle, o la religione, o l'etnia, o la nazionalità?

(...) non dovete organizzarvi[781] un'esistenza che renda così difficile il compito di non adirarsi, (...) di non difendersi con la forza, di non andare in guerra. Organizzatevi piuttosto un'esistenza che vi renda difficile fare questo !

Nietzsche[782]


Il mio scopo (...) non era tanto eliminare le differenze - chi mai può negare il carattere costitutivo delle differenze nazionali e culturali nei rapporti tra esseri umani? - quanto sfidare l'idea che le differenze comportino necessariamente ostilità, un assieme congelato e reificato di essenze in opposizione, e l'intera conoscenza polemica costruita su questa base.

Edward W. Said[783]

E' ragionevole e giusto auto-proclamarsi il popolo "eletto", il popolo "superiore", "la razza pura", i praticanti della "vera" religione, la nazione "modello", ecc., e così imporre con la violenza militare il proprio punto di vista a danno degli altri popoli?


Uguaglianze


Come evitare a popoli con valori differenti di scontrarsi, se non considerando per tutti i popoli il fatto che costituiscono prima di tutto che ha valori universali, che sono i diritti fondamentali ad un'esistenza accettabile?

Un ordine mondiale giusto e stabile non richiede di considerare prima di tutto la comune identità che unisce li individui e i popoli in un'unica specie umana, in quanto tutti hanno un uguale bisogno di evitare le sofferenze e di godere di benessere?

Quando il principio dell'uguaglianza non si sviluppa soltanto in una nazione, ma nello stesso tempo in vari popoli vicini, come si vede ai nostri giorni in Europa, gli uomini che abitano questi paesi diversi, malgrado la disparità delle lingue, degli usi e delle leggi, si somigliano tuttavia in questo punto che temono ugualmente la guerra e concepiscono per la pace lo stesso amore. In vano l'ambizione o la collera armano i principi, una sorte di apatia e di benevolenza universale li rasserena loro malgrado e fa cadere loro la spada dalle mani: le guerre diventano più rare.

Alexis de Tocqueville[784]

E’ ragionevole e logico dichiararsi per l’uguaglianza delle opportunità dei cittadini e dei popoli, senza far nulla per diminuire la disuguaglianza di partenza economica, sociale e culturale?

All'interno di un paese, l'uguaglianza tra i cittadini non si realizza con l'elemosina ma con misure dello Stato in quanto espressione e strumento dell'intera comunità dei cittadini, incaricato di assicurarne il benessere.

Portare aiuto, tuttavia, ad ogni indigente, questo supera di molto le forze e l'interesse di un individuo. Le sue ricchezze non potrebbero bastare a molti, e la limitazione delle sue facoltà non gli permette di rendersi amico di tutti; la cura dei poveri si impone quindi alla società intera e riguarda soltanto l'interesse comune.

Spinoza[785]

Lo stesso, l'uguaglianza tra i popoli non si realizza con quest'altra forma di elemosina chiamata "aiuto allo sviluppo", ma con una cooperazione equa.

Ciò che sembra generosità non è spesso che un'ambizione mascherata che disprezza piccoli interessi per andare a quelli più grandi.

La Rochefoucauld[786]


Ma cos'è un "soccorso umanitario" se non la latitanza del nostro sentimento morale che si accontenta di un gesto di carità, senza avere la forza di sollecitare la politica?

Umberto Galimberti[787]

E qual è la cooperazione equa se non quella che permetta il benessere di tutti i popoli del pianeta? E come realizzare questo benessere per tutti se i paesi ricchi e potenti, che dichiarano di voler aiutare i popoli poveri a svilupparsi, non affermano nello stesso tempo di rispettare la sovranità reale dei popoli sulle loro risorse naturali, e non praticano il commercio in base al prezzo reale di mercato?

L'estrema povertà potrebbe essere sradicata con una spesa di 80 miliardi di dollari l'anno, cioè meno del patrimonio netto accumulato dalle sette persone più ricche del mondo.

Rapporto Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo - PNUD[788]

Nei paesi da dove partono gli eserciti che occupano altri popoli, quanti cittadini conoscono la reale situazione subita dalla popolazione nel paese militarmente aggredito e occupato? Questi cittadini conoscono, - e se non conoscono, perché non cercano di conoscere -, il numero di uccisi, ogni giorno, ogni notte, in particolare di civili, e, per i sopravvissuti, il numero di feriti, d'incarcerati, di torturati, di morti sotto tortura, di scomparsi nel nulla, il numero di case distrutte, di scuole distrutte, di ospedali distrutti, di installazioni idriche distrutte, di campi agricoli distrutti, la mancanza di acqua, di cibo e di medicine, gli insulti, le umiliazioni, il terrore di essere uccisi o imprigionati e torturati da parte degli occupanti, la disperazione davanti a militari che dichiarano volere “la libertà e il bene” del popolo mentre nei fatti violano questa libertà e questo bene, la disperazione ancora più amara di constatare che i cittadini dei paesi da dove proviene l'esercito occupante, sono indifferenti alla situazione delle persone occupate, pensano solo a guadagnare soldi e a divertirsi? Infine, cosa sanno i cittadini dei paesi da dove partono gli eserciti di aggressione e di occupazione, della rabbia delle persone sottomesse a questa occupazione militare, rabbia ancora più grande quando chi la combatte viene bollato come “terrorista” da chi a invaso militarmente il suo paese?

Come i cittadini dei paesi da dove partono gli eserciti d'aggressione, sperano in un ordine mondiale pacifico e vivibile per loro, finché non impediscono al loro esercito l'aggressione e l'occupazione di altri popoli?

Ieri, l'esercito nazista massacrava i popoli sotto le bombe e annientava altri nei campi di sterminio, accusando i resistenti di terrorismo, e giustificando la sua criminale azione in nome dell' “interesse vitale del popolo tedesco” e di una "nuova civiltà". Oggi certi governi invocano lo stesso "interesse vitale" e lo "scontro tra civiltà", - lasciando intendere che la loro è quella migliore -, per giustificare le loro guerre... Qual è la differenza tra il comportamento e la responsabilità dei cittadini tedeschi, ieri durante il nazismo, e, oggi, il comportamento e la responsabilità dei cittadini dai paesi dei quali partono gli eserciti di aggressione e occupazione?

Per far crescere i miei nipoti in un mondo pacifico, sostenibile e stabile, ogni bambino in Africa, America latina, Medio Oriente e Asia deve crescere in un mondo stabile, sostenibile e pacifico.

John Perkins[789]


Circolazione umana


Un ordine mondiale giusto e vivibile per tutti può ignorare, rifiutare di accogliere e criminalizzare l'essere umano che, oggi, è il più debole, più indifeso, maggior vittima delle ingiustizie: l'immigrato clandestino, che fugge dalla miseria o dall'oppressione? Chi è responsabile di questa immigrazione clandestina se non i dittatori dei paesi di partenza e i governi, generalmente complici, - perché legati dagli stessi interessi -, dei paesi di destinazione?

Cosa spinge in generale un essere umano a lasciare il luogo dove è nato e cresciuto, dove ha sua famiglia e suoi amici, se non la miseria economica e la mancanza di lavoro, o la repressione politica? Come risolvere il problema del movimento migratorio, anche clandestino, massiccio, costante e irreversibile, dai paesi poveri verso i paesi ricchi, se i dirigenti governativi non trovano soluzioni alle cause di questo fenomeno migratorio: la situazione economica e politica sempre più grave nei paesi poveri?

Si può parlare di ordine in un mondo dove un giovane di 20 anni, nel suo paese, non trova lavoro, vede negati i suoi diritti civili, e vede negato anche il diritto di emigrare per cercare altrove lavoro e dignità? Cosa rimane a questo giovane per sopravvivere, se non la miseria disperata o la rivolta violenta, di cui alcune forme sono l'emigrazione clandestina o l'azione armata, di resistenza o di tipo terroristico?

Confondere la molto piccola minoranza d'immigrati che si danno ad attività criminali con l'immensa maggioranza di coloro che emigrano a causa della miseria o dell'oppressione, e far credere ai cittadini dei paesi di accoglienza che la loro insicurezza dipende principalmente dall'arrivo di immigrati clandestini, questi due atteggiamenti mi sembrano la manifestazione dell'egoismo, dell'accecamento ideologico o dell'ipocrisia dei dirigenti che rifiutano di ammettere le cause reali del fenomeno migratorio clandestino, che non si fermerà ovviamente finché non sarà messo fine alle cause che lo fanno esistere.


2. CIVILTÀ


La civiltà serve a negare l'umanità ad altre persone, bollate come barbari, per dominarle e sfruttare i loro lavoro e le loro risorse naturali, o la civiltà serve a riconoscere in ogni essere umano la sua umanità e rispettarla?

E' civilizzato, in ogni tempo e in ogni luogo, colui che sa riconoscere pienamente l'umanità degli altri[790].


La differenza tra le forme di civiltà non autorizza una di loro, che si considera, a torto o a ragione, superiore, di dominare una nazione che considera inferiore o "barbara"; la differenza delle forme di civiltà necessita invece il dialogo e il confronto pacifico.

Per non perdersi in considerazioni vaghe e confuse sul tema della civiltà, con il solo intento di strumentalizzarla per giustificare le dominazioni e le guerre, mi sembra necessario concentrarsi su quattro aspetti concreti e fondamentali che riguardano la qualità di una civiltà.


I civili non combattenti


In tutte le epoche e in tutte le società, alcuni parlano del "valore" della loro "civiltà" e denunciano gli altri come "barbari", e, così, giustificano la dominazione e la guerra contro di loro. Ma quale valore può pretendere una civiltà quando si arroga il diritto di scatenare una guerra, soprattutto oggi, dove l'aspetto più importante non è il numero delle vittime militari ma quello, molto più numeroso, delle vittime civili non combattenti?

La capacità degli Stati di uccidere un numero più grande di civili non combattenti, è certamente segno di alto livello di civiltà tecnologica, ma non di un alto livello di civiltà etica. Tra l'azione del membro di un gruppo illegale che uccide dei civili con il lancio di una bomba artigianale, dove l'attentatore rischia anche di essere ucciso, e l'azione del militare di uno Stato, che uccide dei civili con il lancio di bombe aeree senza nessun rischio per l'aviatore di essere ucciso, qual è l'azione più barbara dal punto di vista della civiltà, e più abietta dal punto di vista etico?

Per il civile morto o mutilato, qual è la differenza tra l'essere ucciso dal militante di un gruppo illegale o dal militare di un esercito legale? Dov'è la legge che dà il diritto di uccidere dei civili non combattenti per il solo fatto che l'esecutore ha un'esistenza legale? Al contrario, dalla fine della Seconda Guerra mondiale, la legislazione è chiara su questo argomento: uccidere dei civili non combattenti è sempre un crimine contro l'umanità, qualsiasi sia l'autore e la legalità della sua esistenza... Quale motivo quindi porta generalmente il cittadino a considerare molto più scandalosa l'uccisione dei civili da parte di un individuo di un gruppo illegale, che l'uccisione di un numero infinitamente più grande de civili da parte di un individuo di un esercito legale? E' ammissibile che perché un esercito esiste legalmente, ha il diritto di uccidere dei civili non combattenti, mentre un gruppo non ha lo stesso diritto semplicemente perché è illegale? Infine, è ammissibile giustificare l'uccisione di civili con la necessità di combattere il terrorismo (è il caso degli Stati contro i gruppi illegali) o con la necessità di combattere la dominazione dittatoriale interna o di un esercito straniero (è il caso dei gruppi illegali contro gli Stati)?


La vita e i bisogni materiali


Per un individuo o un popolo, essere civilizzato non significa volere ed avere tutto, anche a danno degli altri, ma sapersi limitare e condividere con gli altri, tutti gli altri.

Siamo molto progrediti rispetto ai paleoantropi di Neanderthal ma tuttora siamo largamente imperfetti con le nostre debolezze e le nostre difficoltà, con un cervello che ha un emisfero cognitivo, razionale, logico, matematico e l'altro emisfero che elabora sentimenti, emozioni, fantasia ma anche passioni irrazionali[791].


La civilizzazione ha potuto sorgere e svilupparsi solo grazie alla rinuncia alla soddisfazione di determinati bisogni ed esige che tutti coloro i quali, nel susseguirsi delle generazioni, vogliano godere dei vantaggi che la vita civile comporta, rinuncino a loro volta alla soddisfazione di certi istinti.

Sigmund Freud[792]

Per un individuo, uno Stato o un popolo, il criterio fondamentale per distinguere chi è barbaro e chi è civile, si dimostra concretamente nei comportamenti seguenti:

- il rispetto della vita umana, di ogni vita umana, prima di qualunque altra considerazione, per esempio il colore della pelle, la religione, la nazionalità, la condizione economica, la posizione rispetto al potere, ecc.,

- il rispetto dei bisogni materiali non solo personali ma anche di altrui,

- il rispetto dei diritti non solo personali ma anche degli altri,

- il bisogno della pace non solo per se stesso ma anche per gli altri.


Le relazioni tra civiltà differenti


Il vero, reale e più importante problema posto alla civiltà non è lo scontro tra i vari tipi di civiltà ma lo scontro, all'interno di ogni singola civiltà, tra chi mette al primo posto l'essere umano e il bene comune dell'umanità, e chi mette in primo piano il profitto a beneficio di una minoranza e a danno della maggioranza e dell'ambiente.

I teorici dello "scontro tra civiltà" ignorano, o fingono di ignorare, - o vogliono ripetere in un altro modo - il tragico conflitto che ci fu la prima guerra mondiale? Già allora, lo ripeto, alcuni parlavano di scontro tra la civiltà cosiddetta "germanica" e quella cosiddetta "latina". E i teorici di oggi, statunitensi e loro sostenitori, hanno letto ciò che di questo conflitto ha detto un osservatore come Sigmund Freud, parlando della prima guerra mondiale dove, come lo sappiamo, si sono scontrate nazioni che si consideravano ognuna più civilizzata dell'altra?

(...) Il numero degli uomini che accettano la civilizzazione ipocritamente è molto superiore a quello degli uomini realmente civilizzati. (...) In realtà, questi non sono precipitati tanto in basso quanto avevamo pensato, per il semplice motivo che non erano ad un livello tanto alto quanto avevamo immaginato. Essendosi liberati, gli uni nei confronti degli altri, dalle restrizioni morali, i grandi individui umani, popoli e Stati, hanno creduto di potersi momentaneamente sottrarre agli obblighi che derivano dalla vita sociale e di dar libero corso alle loro tendenze rimosse, avide di soddisfazione.

(...)

Ma nei nostri concittadini del mondo noi abbiamo osservato un altro sintomo che forse ci ha stupiti quanto l'abbassamento, per noi così doloroso, del loro livello morale. Intendo riferirmi alla loro mancanza d'intelligenza, alla loro stupida ostinazione, alla loro inaccessibilità ai ragionamenti più convincenti, all'infantile credulità con la quale essi accettano le affermazioni più discutibili.

(...)

Già da tempo i filosofi e gli esperti dell'umanità ci hanno detto che sbagliavamo nel considerare la nostra intelligenza come una forza indipendente e nel non tener conto della sua dipendenza della vita affettiva. Il nostro intelletto può lavorare efficacemente solo nella misura in cui non risente di influenze affettive troppo intense: in caso contrario, esso agisce semplicemente come uno strumento al servizio di una volontà ed ottiene il risultato che questa gli ispira. Perciò, le argomentazioni logiche non possono niente contro gli interessi affettivi, ed è per questo che, nel mondo degli interessi, la lotta a base di ragionamento è tanto sterile. L'esperienza psicanalitica conferma questa verità. Essa ha modo di constatare ogni giorno come, dal momento in cui i pensieri si presentano loro, urtano contro una resistenza affettiva, gli uomini più intelligenti perdono immediatamente ogni facoltà di comprensione e si comportano come degli imbecilli, ma che, dopo che questa resistenza è stata vinta, la loro intelligenza e la loro facoltà di comprendere si ridestano. Perciò l'accanimento logico in cui questa guerra ha gettato i nostri migliori concittadini è solo un fenomeno secondario, la conseguenza di un eccitazione affettiva che, c'è da sperare, scomparirà insieme alle cause che l'hanno provocata[793].

Come allora la creazione di un ordine mondiale pacifico e vivibile per tutti potrebbe essere compatibile con la teoria, pseudo-nuova come già segnalato, dello scontro delle civiltà, che rifiuta e condanna il contatto e il dialogo delle culture tra paesi diversi e tra culture all'interno di ogni paese? Un mondo vivibile per tutti richiede al contrario, come mostra la tragica esperienza delle due guerre mondiali, di accettare ed incoraggiare la comprensione e il dialogo tra le civiltà, e che questa comprensione e questo dialogo devono prima di tutto essere manifestati dalla civiltà che pretende essere la migliore.

Infine, la creazione di un ordine mondiale pacifico e vivibile per tutti richiede il rifiuto non soltanto di alcune forme di integralismo, come quello islamico, ma il rifiuto di ogni forma di integralismo, come quello occidentale dei Samuel Huntington e Bernard Lewis, quello ebraico dei partigiani della cancellazione del popolo palestinese a beneficio di una cosiddetta "Grande Israele", quello indù, quello giapponese del partigiani della "razza pura", ecc.


Pil e Qdv


Il valore di una società è costituito dal suo PIL, il Prodotto Interno Lordo, come dichiarano le fonti ufficiali, o da altri aspetti della vita, che chiamerei QDV: Qualità Della Vita?

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non tiene conto né della giustizia di nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza. Misura tutto in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Robert Kennedy, 1968.

Si può allora capire quanto i dirigenti del mondo attuale sono indifferenti alla dignità della vita dei cittadini e dei popoli del pianeta, vedendo i mezzi cosiddetti d'informazione dominanti ripetere varie volte nel giorno qual è il corso della borsa, e mai qual è il corso della felicità.


3. ETICA E RELIGIONE


Ragione e religione, costrizione e convinzione


Quando una religione o visione del mondo vuole affermarsi non con la convinzione pacifica, ma con la costrizione violenta, non è un segno di forza ma di debolezza. In fatti, che valore ha una visione del mondo che si vuole imporre con il terrore della forza? Uno dei più famosi pensatori, Pierre Bayle, che ha vissuto il problema durante le guerre di religione della fine del Medio Evo in Francia, scrive:

E' quindi una cosa manifestamente opposta al buon senso e alla luce naturale, ai principi generali della ragione, in una parola alla regola primitiva e originale del discernimento del vero e del falso, del buono e del cattivo, che impiegare la violenza ad inspirare una religione a coloro che non la professano[794].

E quando la religione viene usata in modo non ragionevole o per soddisfare degli interessi materiali, il fedele a questa religione, se è onesto e giusto, deve obbedire o rifiutare di obbedire ai dirigenti religiosi? Anche qui, è utile citare un pensatore del passato, Thomas Hobbes:

Ma coloro che sono malintenzionati, usando un argomento, che sanno falso, del fatto che Dio può tutto, hanno l'audacia di dire qualsiasi cosa, basta che serva i loro interessi. E' il ruolo dell'uomo sensato[795] di non accordare più di credito a ciò che dicono di quanto la diritta ragione permette[796].

Alla sua pubblicazione, il libro dove si trova questa osservazione era stato allora messo all'indice da parte dei dirigenti della Chiesa cattolica. Non è difficile capirne il motivo.

Finché i dirigenti e i cittadini di uno Stato, di un gruppo illegale o di una comunità religiosa credono che sia stato Dio a dar loro l'esclusività della "giusta" interpretazione della religione, non possono razionalmente accettare altre interpretazioni.

Per esempio, finché i dirigenti e cittadini statunitensi credono che sia Dio a chiedere al loro paese di essere la guida del mondo, come possono accettare razionalmente di condividere questa guida con gli altri paesi?

Finché i dirigenti e cittadini Israeliani credono che sia stato Dio a dar loro una terra “promessa”, come possono accettare razionalmente di condividerla con il popolo che ci abita, quello Palestinese?

Finché una parte dei Musulmani, degli Ebrei, dei Cristiani, degli Indù o di qualsiasi altra religione credono di essere esclusivamente loro i depositari e rappresentanti della "vera" religione, come possono accettare razionalmente altre interpretazioni?

E' ammissibile considerare valido un principio religioso che va contro quello della ragione universale, che consiste a non commettere violenza contro i simili? E chi considera che la religione è superiore alla ragione, e quindi può essere esercitata contro la ragione, come considera il fatto che la ragione è stata data all'essere umano proprio per evitare di danneggiare se stesso o gli altri? Infine, chi pretende che la sua interpretazione della religione è l'unica valida, come può affermare questo se non ragionando, il che lo porta ad usare la ragione per poi negarne il valore?

Il secolo XXI° si apre in una lotta senza tregua. Da una parte, un Occidente giudeo-cristiano liberale, nel senso economico del termine, brutalmente capitalista, selvaggiamente mercantile, cinicamente consumista, produttore di falsi beni, ignorante di ogni virtù, visceralmente nichilista, senza fede ne legge, forte con i deboli, debole con i forti, furbo e machiavellico con tutti, affascinato dal denaro, dai profitti, in ginocchio davanti all'oro fornitore di tutti i poteri, generatore di tutte le dominazioni – corpo e anima insieme. Secondo questo ordine, c'è una libertà teorica per tutti, in effetti però, è una libertà solo per pochissimi, mentre gli altri, la maggior parte, marciscono nella miseria, la povertà, l'umiliazione.

Dall'altro, un mondo musulmano pio, zelante, brutale, intollerante, violento, imperioso e conquistatore. Fascismo di volpe contro fascismo di leone, l'uno facendo le sue vittime in post-moderno con armi inedite, l'altro ricorrendo ad un super-terrorismo di cutters, di aerei deviati e di cinture di esplosivi artigianali. Dio rivendicato da entrambe i campi. (...)

Questa guerra è intrapresa tra religioni monoteiste. Da una parte, Ebrei e Cristiani, nuovi crociati; dall'altra parte, i Musulmani, saraceni post-moderni. E' necessario scegliere il proprio campo? Optare per il cinismo degli uni con il pretesto di combattere la barbarie degli altri? E' necessario impegnarsi qui o là quando si considera queste due versioni del mondo come strade senza uscita?

Michel Onfray[797]


Potere e religione


Quanti cittadini del mondo sanno che il dirigente palestinese Yasser Arafat ha fatto tutto per mantenere il problema palestino-israeliano nel suo aspetto di conflitto politico, - quello dell'esistenza di uno Stato palestinese indipendente -, e che i dirigenti israeliani lo hanno sempre presentato come problema religioso, - tra Musulmani ed Ebrei -, per nascondere i benefici economici che traggono dalla loro occupazione militare dei territori palestinesi?

Finché i dirigenti di un qualsiasi Stato giustificano con il pretesto religioso una dominazione, interna o esterna, non è possibile creare un mondo giusto, quindi vivibile per tutti.

Esempio di dominazione interna. Lo Stato iraniano, che reprime i cittadini che sono di un'altra religione o non professano una religione, qual è il motivo di questa repressione se non il mantenimento al potere politico del gruppo islamico di credenza sciita?

Esempio di dominazione interna ed esterna. Lo Stato israeliano si dichiara democratico. Dov'è questa democrazia quando, all'interno, questo Stato tratta in modo segregazionista i suoi cittadini secondo che siano di religione ebraica o di un'altra religione? Per quale motivo agisce in questo modo se non per mantenere al potere politico un gruppo sociale specifico? E, all'esterno, lo stesso Stato dichiara di difendere gli "Ebrei". Ma si difendono gli Ebrei occupando e si colonizzando illegalmente i territori palestinesi?

Esempio di dominazione esterna. Lo Stato russo dichiara che la sua azione in Cecenia è soltanto per lottare contro il “fondamentalismo islamico”, mentre tutto indica che questa dichiarazione è solo una giustificazione per occupare il territorio ceceno.

Come sarebbe possibile che una politica che giustifica con una religione una dominazione interna o/e esterna possa contribuire ad un ordine mondiale accettabile da tutti?


Scontro o dialogo?


Non è possibile creare un mondo pacifico e vivibile per tutti finché ogni credente in una religione la considera superiore alle altre religioni e credenze, e, basandosi su questa auto-dichiarata superiorità, ignora, disprezza o combatte con la violenza le altre religioni e credenze. In breve, se i religiosi vogliono contribuire alla creazione di un mondo vivibile per tutti, non devono utilizzare la religione per servire gli interessi, materiali o/e spirituali, di alcuni, ma della specie umana intera.

Per vivere in un mondo pacifico, i laici devono accettare il diritto dei religiosi di credere in una fede, senza bollarli come "fanatici" o "ritardati mentali", e, dall'altra parte, i credenti in una fede devono accettare il diritto dei laici di scegliere un'etica non religiosa, senza bollarli come persone "pericolosi", "senza regole e senza principi".

- Professore, lei ha trascorso un'infanzia cattolica e una vita adulta da laico. Pensa che la vita si attraversi meglio con la fede o senza fede?

- La fede in Dio e la conseguente sottomissione alla Sua volontà rappresentano una limitazione alla nostra libertà di pensiero. Rompere questo vincolo è un atto di coraggio che si deve accompagnare però a una nuova consapevolezza sulle responsabilità che si uniscono a questa conquista. Essere laici significa quindi essere liberi, ma eticamente responsabili, non più nei riguardi di Dio, ma nei riguardo dell'umanità. A queste condizioni la vita diventa più piena e più ricca[798].

Già nel passato, i religiosi non concepivano generalmente che si potesse avere un comportamento eticamente corretto non essendo credenti. Qualche secolo fa, padre Martino Martini da Trento fece l'esempio cinese di una filosofia degna di rispetto morale, senza essere una religione, il confucianesimo. Un intellettuale come Bossuet invece sostenne l'atto del papa Innocenzo XII che consisteva nella

"(...) condanna del sentimento di un famoso Missionario della Cina, che aveva osato scrivere (...) che la probità e la purezza della loro Morale era così grande che si poteva assicurare che riconoscevano e servivano Dio con un Culto naturale sufficiente per giustificarli. questa dottrina, come si vede, andava a rendere la Grazia della Redenzione e dei meriti di Gesù Cristo inutili a loro riguardo"[799].

Chi denuncia ciò che chiama il "relativismo religioso", lasciando intendere che la religione alla quale crede è l'unica religione autentica, come può dichiarare allo stesso tempo di volere realmente un dialogo paritario tra le religioni?

Tra tutti i credenti in una religione, quanti praticano non solo i rituali, ma anche e prima di tutto la carità, l'empatia, la tolleranza e la solidarietà verso gli altri?

Irreligioso non chi rinnega gli dei del volgo, ma chi applica agli dei le opinioni del volgo.

Epicuro [800]


Integralismo cattolico


Le azioni qui riportate favoriscono realmente il dialogo o forse lo scontro religioso?

1.

Papa Paolo VI aveva cancellato la preghiera per la conversione degli Ebrei, che dice:

Preghiamo per gli ebrei. Affinché Dio nostro Signore illumini il loro cuore, affinché conoscano Gesù Cristo, il Salvatore di tutti gli uomini...

Perché il nuovo papa della chiesa cattolica, Benedetto XVI, ha reintrodotto questa preghiera?... E' con questa auto-dichiarazione di possesso esclusivo della verità religiosa che il rappresentante dei Cattolici intende rispettare la diversità e promuovere il dialogo tra le religioni? C'è da sorprendersi che gli Ebrei si siano indignati della reintroduzione di questa preghiera?... Quale sarebbe la reazione dei Cattolici se gli Ebrei si mettessero a pregare affinché Jahvè illumini il cuore dei Cristiani per farli tornare alla Torah, o che i Musulmani si mettessero a pregare Allah affinché illumini il cuore dei Cristiani per conoscere Mohammad (Maometto), l'ultimo dei profeti?[801]


2.

In occasione della Pasqua del 2008, trasmessa in mondo visione, il nuovo papa Benedetto XVI ha personalmente battezzato un esponente dell'integralismo anti-musulmano, noto per aver messo in discussione l'esistenza di un Islam moderato e per aver motivato la sua scelta di passare dalla fede musulmana a quella cattolica affermando pubblicamente:

la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione. (...) la radice del male è insita in un Islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale[802].

Ferma restando la libertà di cambiare religione, per quale motivo il capo della chiesa cattolica ha dato una tale pubblicità a questa conversione di una persona così fanaticamente ostile nei riguardi di una religione, al punto di confondere l'interpretazione dell'Islam da parte di una minoranza di estremisti, con l'insieme di questa religione? Questa persona, che è d'origine egiziana e passa per un giornalista esperto delle questioni musulmane e arabe, ignora delle personalità come Gamal Al-Banna e i suoi lavori, riconosciuti come estremamente seri e documentati sull'Islam, ignora la dissidenza musulmana democratica, ignora il passato in cui l'Islam è stato la religione della tolleranza, ovvero quando gli Ebrei furono repressi e cacciati dai Cattolici, ignora che il filosofo Maimonide era fuggito dalla repressione cattolica per rifugiarsi in terra musulmana?... Se questa persona nuovamente convertita al cattolicesimo ignora queste realtà, perché è considerato un esperto di questi temi, e perché il papa gli a dato tanta importanza? E se questo nuovo convertito non ignora queste realtà, come interpretare le sue dichiarazioni, che ricordano quelle anti-musulmane durante le crociate, e la pubblicità che il nuovo papa gli a fatto?

In seguito a questo evento, il giornale del Vaticano, L'Osservatore Romano, ha dichiarato in un editoriale: "Dal Papa nessuna enfatizzazione, nessun intento ostile verso l'Islam"[803]. Quest'affermazione è credibile?... Quale sarebbe stata la reazione dei Cattolici se la più grande autorità religiosa ebraica o musulmana avesse fatto una simile pubblicità per conversione di un Cattolico alla religione ebraica o musulmana, e se tale persona si fosse distinta dichiarando che il Cristianesimo ha "la radice del male insita" in lui e che è "fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"?

Nell'esame già presentato del tema delle religioni, si è mostrato quanto ognuna delle tre religioni monoteiste possa essere considerata, vista solo da un certo angolo, "fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale". Di conseguenza, chi denuncia la natura violenta e conflittuale di una sola religione, e chi gli dà una pubblicità mondiale, può essere considerato una persona rispettosa della storia reale delle religioni, e quindi una persona realmente desiderosa del dialogo paritario tra le religioni?

Il dialogo richiede almeno due condizioni:

- il rispetto e non il disprezzo delle credenze altrui,

- l'onestà sulla verità storica della propria credenze e di quelle altrui.

Il capo dei Cattolici e il giornalista convertito non ignorano, in quanto intellettuali e studiosi, ciò che tutti gli storici seri e onesti sanno: che le tre religioni monoteiste, in sostanza, sono state e possono essere considerate tolleranti e pacifiche o intolleranti e violente, a seconda della persona che ne interpreta i testi e le azioni, passati e presenti.

Quindi le dichiarazioni del giornalista convertito al Cattolicesimo e il sostegno pubblico del Papa sono comportamenti che non favoriscono la conoscenza reale, la tolleranza e il dialogo paritario interreligioso, ma, al contrario, aggravano l'ignoranza, la deformazione, il disprezzo e lo scontro.


3.

Benedetto XVI[804] ha anche sciolto il consiglio per il dialogo interreligioso sospettato di lassismo con l'Islam[805].

E' così che s'incoraggia il dialogo interreligioso? E qual è relazione tra questa decisione e quest'altro atto del Papa:

Il 12 settembre 2006, [il papa Benedetto XVI] commette l'errore del secolo a Ratisbona quando cita in un discorso queste parole dell'imperatore bizantino Manuel II Paleologo: "Mostrami dunque ciò che Maometto ha portato di nuovo. Troverai solo delle cose cattive e inumane." Nei giorni che seguono, delle chiese sono saccheggiate e dei cattolici assassinati in alcuni paesi musulmani. "B 16" [il papa Benedetto XVI] (...) finirà per dirsi "desolato" e "attristato" dalla situazione, ma rifiuterà sempre di ritirare le sue parole[806].

Come non vedere l'accordo tra il nuovo Papa che cita una dichiarazione che afferma che Maometto ha portato "solo delle cose cattive e inumane" e il giornalista che ha battezzato, che ha dichiarato che l'Islam ha "la radice del male insita" e che "è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale"?

Quando il principale rappresentante di una religione, come lo è il papa Benedetto XVI, dichiara che il profeta e fondatore di un'altra religione ha portato soltanto delle "cose cattive ed inumane", questo rappresentante manifesta desiderio di comprensione e dialogo o piuttosto disprezzo ed incitamento allo scontro religioso?

Il monaco dice la verità, è votato alla verità, costante, fedele, né dissimulato né adulatore. Rimprovera ogni parola calunniatrice; si astiene da ogni parola calunniatrice. Ciò che ha sentito qui, non lo ripete là per mettere zizzania tra questo e quello; ciò che ha sentito là, non lo ripete per mettere zizzania tra quello e questo. Riconcilia coloro che sono disuniti; ristringe i legami di coloro che sono uniti; la concordia fa la sua gioia; la concordia fa la sua occupazione; la concordia fa le sue delizie; le parole che fanno nascere concordia, le dice. Pronuncia soltanto parole esenti da ogni spirito di querela, benefattrici alle orecchie, cordiali, educate, che rallegrano ed edificano: ecco le parole che pronuncia.

(...)

Che con la mansuetudine e la pazienza si sormonta la collera; che si sormonta il male con il bene; che si sormonta l'avarizia con la generosità, la menzogna con la verità; con la non ostilità l'ostilità viene rappacificata.

Buddha[807]


Integralismo islamico


Certo, la giustizia elementare e la legge internazionale riconoscono ai Musulmani il diritto a volere per il loro paese di essere libero da qualsiasi dominazione straniera, a volere il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini nel proprio paese, nonché il diritto di gestire autonomamente le loro risorse. Ma come i Musulmani possono contribuire ad un ordine mondiale vivibile per tutti:

- se alcuni Musulmani considerano "infedeli" coloro che hanno una fede diversa dall'Islam, i Cristiani e gli Ebrei, e considerano "taghout" (diabolici) chi ha un'etica non religiosa,

- se una minoranza di Musulmani si considera autorizzata dalla sua religione ad uccidere coloro che definiscono "infedeli" o "taghout"?

- se, contrariamente a quello che affermava Gamal Al Banna, certi Musulmani pretendono che l'Islam punisca con la pena di morte chi rinuncia alla fede musulmana?

Questa visione religiosa, caratterizzata da un'interpretazione unilaterale, porta anche a decisioni di questo tipo:

Il consiglio dell'ordine dei medici egiziani (...) ha appena vietato "il trapianto di organi tra persone di religioni differenti". Una decisione che i copti, i cristiani d'Egitto (circa 8% della popolazione), stimano, ovviamente, e con qualche buon senso, diretta contro di loro. Di fonte musulmana autorizzata, il Corano non dice niente sulla questione.

Interrogato da "La Croix" (20/8) [giornale francese], Hamdi El Sayed, il presidente del consiglio dell'ordine, che può vietare dall'esercizio un medico, gioca alla buona fede sorpresa: "Non è una decisione confessionale. L'abbiamo presa per impedire il commercio degli organi." Giustificazione che non convince evidentemente la comunità copta, della quale diversi membri si propongono di ricorrere al consiglio di Stato. Nel frattempo si chiedono: "Per una trasfusione di sangue, bisognerà scrivere sui contenitori: "sangue cristiano" e "sangue musulmano"?[808]


Integralismo ebraico


Se gli Ebrei hanno il diritto ad una patria, come possono contribuire ad un ordine mondiale vivibile per tutti se negano ai Palestinesi lo stesso diritto ad una patria?

Costruire uno Stato su una base religiosa e distinguere i cittadini secondo questo criterio, è o non è una manifestazione di integralismo?... Se lo Stato dell'Arabia Saudita è considerato integralista perché costruito sulla base religiosa dell'Islam, come lo era anche lo Stato dei Talebani afghani, perché non sarebbe similmente integralista lo Stato d'Israele, costruito sulla base della religione ebraica?

A proposito di quest'ultimo, il fatto che il popolo ebraico è stato, da parte dei suoi vari carnefici, maltratto in quanto di religione ebraica, può giustificare l'esistenza di uno Stato su base religiosa ebraica, e la segregazione delle persone che non sono di religione ebraica? In caso affermativo, perché allora rifiutare la stessa giustificazione a proposito, per esempio, degli integralisti islamici, quando dicono: visto che i popoli musulmani sono stati colonizzati e maltrattati in quanto di religione musulmana, allora è giustificato stabilire in questi paesi uno Stato basato sulla religione musulmana?


Integralismo ateo


Se i dirigenti atei, per esempio nella ex-Unione sovietica o nella Cambogia durante il dominio dei Khmers rossi, considerano un loro diritto ad avere una credenza atea, è ragionevole e giusto che impongano ai loro cittadini questa credenza e neghino loro il diritto di credere liberamente in una fede religiosa (ebrea, cristiana, musulmana, buddhista, ecc.).


Religione e condizione sociale


Cosa è più importante: distinguere gli esseri umani sulla base del criterio religioso (essere di una religione o etica e non di un'altra) o sulla base del criterio sociale: distinguere tra chi desidera realmente un mondo vivibile per tutti, e quindi è solidale con i deboli (economicamente e politicamente), e chi utilizza la religione come strumento a favore di una minoranza dell'umanità a danno della maggioranza?

Che valore ha, quale mondo può costruire una religione o una credenza che mette al primo posto l'egoismo, lo scontro e la guerra, e non la solidarietà, il dialogo e la cooperazione pacifica tra tutti gli esseri umani, indipendentemente della credenza di ognuno?

C'è tanta fede senza carità.

Un prete[809]


Molti dei miei più cari amici sono profondamente religiosi. Loro sanno che non sono credente, io so che loro sono persone religiose, spesso molto colte, e nel dialogo, pur partendo di posizioni lontane, più volte troviamo punti di incontro, soprattutto su questioni che coinvolgono elementi di solidarietà nei riguardi dei più deboli.

Umberto Veronesi [810]

Per i credenti come per i non credenti, il punto comune non deve essere il principio che, al di là della fede o dell'opinione diversa, siano rispettati i diritti umani fondamentali? Si possono così elencare:

- per l'individuo: vita, cibo sufficiente, alloggio conveniente, istruzione, lavoro in condizioni eque, libertà di coscienza politica, filosofica e religiosa, libertà di associazione e di scelta dei governanti del paese, libera circolazione sul pianeta,

- per il popolo: gestione delle risorse naturali del paese a favore del popolo, libertà di scegliere i propri governanti tramite elezioni democratiche,

- per l'umanità in quanto comunità mondiale: priorità non al profitto economico con qualsiasi mezzo, ma alla dignità umana in tutti i paesi, e ad un ambiente naturale indispensabile alla vita sul pianeta?

Come coesistere pacificamente sullo stesso pianeta in mancanza se non del dialogo, almeno del rispetto reciproco tra le fedi religiose da una parte, e, dall'altra parte, tra credenze religiose e non religiose?

Tra le condizioni necessarie all'avvio di un dialogo, la prima è senz'altro quella di sentirne il desiderio. Questo non riguarda che una piccolissima minoranza. In generale, per il fedele comune, il dialogo è piuttosto sentito come qualcosa di pericoloso. La seconda condizione è di fare lo sforzo intellettuale di capire sufficientemente gli schemi concettuali dell'interlocutore. La terza è quella di provare abbastanza simpatia da poterne accettare la diversità. La quarta è di sentirsi abbastanza sicuri di sé e della propria tradizione da correre il rischi di metterli alla prova, di vedere operare una trasformazione nel proprio essere e nella comprensione di ciò che si dava per certo. E' il pericolo e il beneficio del dialogo, messo ben in evidenza da J. B. Cobb. Solo dopo questo, il dialogo può diventare "intra-religioso", secondo l'espressione di Raimundo Pannikar, e continuare in ciascuno all'interno della propria religione. Si capisce come i cuori semplici ed entusiasti siano preferibili alle teste gonfie e che gli integralisti si escludano da soli.

Accettare di ricevere così come di donare, suppone di non avere paura di perdere la propria identità. Questo comportamento elimina il proselitismo e l'affermazione esplicita (o nascosta) della propria superiorità, che blocca ogni scambio[811].

Aldilà della differenza fondamentale tra fede religiosa e visione laica, c'è qualcosa che dovrebbero avere in comune?

Sono convinta che, tuttavia, esista una morale valida per tutti, credenti e non. Ama il tuo prossimo come te stesso. E non fare agli altri quello che non vuoi che sia fatto a te.

Margherita Hack[812]


4. CULTURA


Identità


Tutti gli integralisti, - da Samuel Hungtington agli islamici, ebrei, induisti, giapponesi, confuciani, ecc. -, dichiarano di dover difendere la propria "identità" e "cultura" contro quelle straniere, con il presupposto, dichiarato o sottinteso, che le loro identità e cultura sono "superiori" a quelle altrui. Eppure la storia mostra il contrario: la preservazione e l'arricchimento di un' "identità" e di una cultura sono sempre stati il risultato non del rifiuto ma dell'accettazione del contatto e del dialogo con altre identità e culture.

Son si contribuisce ad un ordine mondiale vivibile per tutti dichiarando di difendere le proprie "identità" e "cultura", quando questa difesa serve di pretesa per giustificare:

- la dominazione di uno Stato sul popolo di un altro paese, come si fa dall'antichità ad oggi e in tutte le società,

- o, all'interno dello stesso paese, per giustificare la dominazione di una categoria o etnia di cittadini sugli altri.

Quando Samuel Huntington, il propagatore della teoria dello "scontro tra civiltà", dichiara: "La preservazione degli Stati Uniti e dell'Occidente richiede una rinascita dell'identità occidentale"[813] cosa lo preoccupa nel contenuto della "identità occidentale": la parte che privilegia i valori positivi come la libertà, la tolleranza e l'uguaglianza dei diritti degli individui e dei popoli, o la parte che pretende alla "superiorità" di questa identità occidentale per giustificare la dominazione degli Stati Uniti sugli altri popoli del pianeta?

Gli islamici, gli Ebrei, gli Indiani, i giapponesi, ecc., che dicono di difendere la propria "identità" e "cultura", lo fanno in nome dei valori positivi che le compongono (tolleranza e apertura al dialogo, importanza della scienza, diffusione delle arti, rispetto delle altre religioni e credenze, pace, ecc.) o in nome dell'aspetto negativo di queste stesse "identità" e "cultura" (intolleranza e repressione, odio della scienza, delle arti e delle altre religioni e credenze, guerra, ecc.)?

Qual è la differenza tra un musulmano che considera una minaccia tutto ciò che viene dalla cultura occidentale, un ebreo che considera una minaccia tutto ciò che è ebraico secondo la sua concezione, un induista che considera una minaccia tutto ciò che non costituisce la cosiddetta identità indù, un giapponese che rifiuta tutto ciò che secondo lui minaccia la cosiddetta "purezza della razza" giapponese, e un Samuel Huntington che dichiara: "il multiculturalismo interno è una minaccia per gli Stati Uniti e per l'Occidente"[814]?

La minaccia ad un ordine mondiale pacifico e vivibile per tutti è nell'esistenza di queste forme di integralismo, qualsiasi sia la loro origine, perché con il pretesto apparentemente nobile di difendere o preservare una "identità" e una "cultura", si giustifica in realtà lo scopo inaccettabile di dominazione su categorie di cittadini all'interno di un paese, o su popoli di altri paesi.

Per creare un mondo vivibile per tutti, l'identità che un individuo o un popolo deve privilegiare non è quella che lo differenzia dagli altri, ma quella che lo accomuna con gli altri. Non deve privilegiare l'appartenenza particolare ad un paese, ad una civiltà, ad una categoria economica, ma prima di tutto l'appartenenza comune alla stessa umanità. Perché questa è l'identità fondamentale, essenziale e prioritaria, l'identità che richiede la soddisfazione degli stessi bisogni indispensabili per tutti: nutrirsi, curarsi, istruirsi, spostarsi liberamente, cercare la felicità ed evitare il dolore, insomma agire per il bene materiale e mentale personale, senza danneggiare quello degli altri.

E chi nega ad un essere umano la sua umanità, - a causa del colore della pelle, della condizione economica, della credenza, dell'etnia -, qual è dunque l'umanità di questo negatore?


Stile di vita


Le persone sono attaccate alla televisione, al computer, parlano poco tra loro: la mattina si vestono in fretta; escono per correre al lavoro percorrendo un lungo tragitto nel traffico; mangiano del junk-food [alimento spazzatura]; la sera tornano a casa stanche, spesso dopo aver svolto per un'intera giornata un lavoro meramente esecutivo, che le lascia prive di motivazioni. (...)

La gente oggi è più sana di un tempo?

Si vive più a lungo e si vive meglio fisicamente, non mentalmente.

La qualità della vita è quindi peggiorata?

C'è un aumento di depressioni, un aumento di disagi mentali, un aumento di suicidi, un aumento di malesseri psicologici di ogni tipo. (...) Inoltre le masse, con la televisione sono facilmente suggestionabili. Ci sono gravi problemi a livello mentale e la medicina non può fare molto[815].

Correre! Sempre correre! Sempre più veloce! Per tutto! Sempre più veloce!... Non c'è mai tempo, per nulla, nemmeno per il sesso. Times is money! Il tempo è solo denaro! Solo per fare soldi.... Stress, depressione! E quando una guerra scoppia, quando un attentato scoppia, la gente non capisce. Non capisce... Che valore ha una vita che non permette di prendere il tempo di fermarsi, di capire che senso ha questa vita, di capire come evitare le catastrofi individuali e collettive, le guerre, il terrorismo, le minacce del cambiamento climatico, le crisi economiche, la precarietà e il male di vivere che dilagano in tutta la vita individuale e sociale? Già 2300 fa, Epicuro avvertiva:

Che nessuno, perché è giovane, tardi a filosofare, né, perché è vecchio, si stanchi di filosofare; perché nessuno intraprende né troppo presto né troppo tardi di garantire la salute dell'anima. E colui che dice che il tempo di filosofare non è ancora arrivato, o che questo tempo è passato, è simile a colui che dice, parlando della felicità, che il tempo non è arrivato o che non c'è più. (...) Bisogna quindi avere la preoccupazione di ciò che produce la felicità, poiché se è presente abbiamo tutto, mentre se è assente facciamo tutto per averla[816].

Quale scontro minaccia realmente la costruzione di un mondo pacifico, lo scontro tra le varie civiltà del pianeta, o, all'interno di ogni civiltà, lo scontro tra la parte che mutila e distrugge la vita individuale e sociale degli esseri umani, e la parte che migliora questa vita per tutti? Anche a questo proposito, nel mondo occidentale, gli avvertimenti sono stati espressi almeno 2300 anni fa:

Diogene:

A chi gli diceva che vivere è un male, replicava: "No, non vivere, ma mal vivere"[817].

Epicuro:

E' una sola e stessa cosa che la preoccupazione di vivere bene e quella di morire bene[818].


Immagine, informazione, parole


In effetti, l'ignoranza della gente è tale, e la loro attitudine all'errore così generale, in particolare in coloro che hanno soltanto una debole conoscenza delle cause naturali, della natura degli umani e dei loro interessi, che sono abusati da raggiri numerosi e facili. (...)

Questo detto, se guardiano dal lato delle imposture montate in connivenza, non c'è una cosa che sia talmente impossibile da fare che sia impossibile da credere; in effetti, due individui che si associano, uno facendo lo zoppo, l'altro per guarirlo con della magia, inganneranno molte persone; ma, se molte persone si associano, uno per essere zoppo, un altro per guarirlo e tutti gli altri per fare da testimoni, allora molti di più saranno ingannati.

Thomas Hobbes [819]

Le televisioni, in qualsiasi paese, non fanno generalmente vedere i potenti (politici, economici, militari, culturali) mentre mangiano. E' per non far vedere e capire ai cittadini che anche questi dirigenti hanno bisogno di mangiare, e quindi sono degli esseri umani come gli altri? O per non far vedere e capire che questi dirigenti possono permettersi cibo migliore di quello dei cittadini ordinari?

Consideriamo un altro esempio, quello della povertà:

Nascosta allo spettacolo quotidiano, espulsa dal linguaggio, la povertà sembra vivere solo nel gesto distratto di una mano che allunga qualcosa che non cambia di un grammo la nostra esistenza. E così, non toccata, anche la nostra esistenza si rende immune dalla presenza anche massiccia della povertà. Una povertà silenziosa, densa come la nebbia che in modo impercettibile ci tocca da ogni parte e che può passare inosservata solo a colpi di rimozione percettiva, visiva, linguistica[820].

E' impossibile creare un mondo stabile e pacifico mentre le immagini e le cosiddette informazioni nascondono la realtà invece di mostrarla, aumentano la confusione invece di diminuirla, creano malessere invece di benessere, incoraggiano il disordine, il conflitto e la violenza, invece che l'ordine, la solidarietà e la pace.

La conoscenza governerà sempre l'ignoranza, e un popolo che vuole essere il governatore di se stesso deve armarsi con il potere che dà la conoscenza. Un governo popolare senza informazione popolare o mezzi per acquistarla, è un prologo ad una farsa o una tragedia o forse entrambi.

James Madison

quarto presidente degli Stati Uniti (1809–1817),

ed uno dei padri fondatori degli Stati Uniti [821]


L'ignorante è appena un uomo e lo si può condurre come un cavallo, con la briglia e lo sperone. Addomesticarlo al lavoro e all'obbedienza, è l'unica preoccupazione del suo padrone.

Auguste Blanqui [822]


Chi dice di voler costruire un ordine mondiale giusto, non può realizzarlo finché utilizza le immagini e le parole per ingannare invece che per dire la verità sulla realtà, per soddisfare gli interessi di una minoranza di persone (o di popoli), a discapito della maggioranza.

Non è possibile costruire un ordine mondiale giusto per tutti finché chi detiene il potere o lo serve chiama:

- "liberalizzazione" del commercio ciò che in realtà è una monopolizzazione del commercio da parte di alcune multinazionali,

- “libero” mercato ciò che in realtà è un mercato manipolato,

- democrazia ciò che in realtà è dittatura,

- “legalità” ciò che in realtà è ingiustizia,

- “scontro tra civiltà” ciò che in realtà è scontro dei paesi ricchi contro i paesi poveri per il possesso delle loro risorse naturali,

- guerra "difensiva" contro il terrorismo ciò che in realtà è guerra d'aggressione per la dominazione dei popoli,

- “liberazione” ciò che in realtà è occupazione,

- terrorismo ciò che in realtà è resistenza,

- “lotta per la vita” ciò che in realtà è lotta di classe,

- “no global” ciò che in realtà è un'esigenza di una globalizzazione diversa, in favore di tutti.

In breve, non è possibile costruire un mondo vivibile per tutti quando coloro che detengono il potere dell'informazione non utilizzano una definizione chiara, ragionevole e logica, accettata da tutti, di parole come queste: potente e debole, aggressore e aggredito, guerra d'aggressione e guerra di resistenza, terrorismo di gruppo e terrorismo di Stato, dominatore e dominato, democrazia e dittatura, sfruttatore e sfruttato, libertà e repressione, propaganda e informazione, democrazia e dittatura, ecc.

Quindi i mezzi di comunicazione sono dannosi?

No, possono essere messi al servizio del bene e del male. Il nazismo li ha utilizzati sistematicamente per i propri scopi assurdi. La popolazione tedesca era convinta che quello che diceva Hitler fosse vero, I giovani di allora, i più vulnerabili, erano cresciuti sicuri che Hitler avesse ragione e che si dovesse liberare l'umanità da popoli inferiori che minacciavano il raggiungimento del bene, cioè dell'uomo intellettualmente evoluto[823].

Ecco come il cittadino, manipolato dai mezzi di comunicazione ufficiali, controllati dai detentori del potere, dai mezzi di comunicazione privati dominanti, controllati dagli alleati del potere, questo cittadino diventa convinto di quello che lo condizionano a credere. E' così che, per esempio, un cittadino, che si considera una persona onesta, è portato a dare ragione al suo governo che aggredisce un altro paese e ne uccide i civili.

E' possibile rendere pacifiche e solidali le relazioni tra individui e tra popoli soltanto se questi individui e popoli capiscono di essere vittima della manipolazione di chi gestisce il potere informativo, e la rifiutano.


Sistema educativo


Se i mendicanti mancano di denaro, la gente senza educazione manca, lei, di umanità.

Aristippe[824]

La mancanza di un'armonia della vita e la violazione dei diritti umani sarebbero ciò che sono se Il sistema educativo, prima di tutto nei paesi democratici, compiva correttamente la sua missione, precisamente quella di educare ad una vita armoniosa e al rispetto dei diritti umani?

quanto favorisce realmente una vita armoniosa per ogni essere umano sul pianeta, quanto favorisce i diritti umani fondamentali non solo nel paese ma in tutto il pianeta? Per esempio, quanto il sistema educativo permette ai cittadini di conoscere il contenuto delle varie dichiarazioni internazionali fondamentali sui diritti umani nel mondo, di capire cosa sono realmente la giustizia sociale, la democrazia politica, la libertà di pensiero, i motivi delle guerre, le soluzioni per la pace, ecc.?

"Questi ragazzi sono sorprendenti", mi disse il professor Rob. "Vedono ciò che accade nel mondo e sono determinati a cambiarlo. Temo che per la maggior parte il nostro sistema educativo cerca di sovvertirli, trasformarli in ingranaggi. Delle persone come lei e me devono dare loro uno sbocco, aiutarli a vedere che possano canalizzare la loro energia in azioni positive. Così tanti brillanti menti aspettano di essere incoraggiate[825].

Il mondo sarebbe quello che è se, oltre alla scuola e agli insegnanti, la famiglia e i genitori avessero favorito un'educazione dei figli che insegni non a ignorare o disprezzare, ma a rispettare gli altri, tutti gli altri in quanto esseri umani, a non desiderare di arricchirsi a danno degli altri, quindi a non desiderare la dominazione, la violenza e la guerra, ma a desiderare la cooperazione e la solidarietà tra gli individui e i popoli?

Jack Black, ex carcerato statunitense:

Cosa rimprovero, in due parole, alla gente onesta? Sostengo che moltiplicare le leggi e indurire le pene non possono condurre che a sempre più crimini e violenza... Bisogna privilegiare la prevenzione sulla repressione... E' soltanto scoprendo le cause del crimine che si potrà sperare vincerlo... La gente onesta prende il problema a rovescio. Se s'interessasse di più all'educazione dei figli, si disinteresserebbe presto dalla sedia elettrica. Non vede che i crimini, mai i motivi che spingono il criminale ad agire; non vedono che ciò che sono diventati, e mai ciò che ha fatto di loro quello che sono[826].


Droga


I dirigenti dei governi del mondo che dichiarano di combattere il traffico di droga, agiscono realmente in questo senso? Due semplici fatti, di cui uno già riferito, costringono al dubbio: perché i campi di oppio in Afghanistan non sono bombardati dall'aviazione degli eserciti che occupano il paese? E perché, in Colombia, l'aviazione del governo non bombarda i campi che servono alla produzione della droga?

E i mezzi cosiddetti d'informazione, e i film, perché parlano quasi esclusivamente di piccoli trafficanti o di potenti mafiosi, e non di chi, sopra di loro, trae il massimo di profitto dell'attività della droga, e quindi ha interesse a farla esistere?

Il traffico della droga, come ogni altro mega-business, è diventato parte del sistema di investimenti e profitti che non conosce confini nazionali o di moralità. Fra i grandi burattinai di questo traffico ci sono ormai importanti uomini politici, rispettati banchieri e solidi industriali che, da posti ben lontani dal Triangolo d'Oro, fanno girare le ruote di questa macchina di miliardi[827].

Dove sono le informazioni e i film che parlano di questi importanti uomini politici, di questi rispettati banchieri e di questi solidi industriali, implicati nel traffico della droga? Come mettere fine all'attività della droga finché non si mette fine al profitto che ne traggono le persone che sono al potere, precisamente questi uomini politici, questi banchieri e questi industriali?


L'io e gli altri


Come superare l'egoismo dell'individuo o di un popolo, che porta a privilegiare il suo interesse a danno di quello degli altri, se non si crea un equo equilibrio tra gli interessi di tutti gli individui e popoli?

[La coscienza] è una cosa pericolosa; fa di un uomo un vigliacco: un uomo non può rubare, che non lo accusi; un uomo non può giurare, che non lo fermi; un uomo non può andare al letto con la moglie del vicino, che non lo denunci. E' un demonio che arrossisce e timido che si rivolta nel vostro cuore e semina ostacoli sul vostro cammino. Mi ha fatto una volta restituire una borsa piena d'oro che avevo trovato per caso. Rovina chiunque la accoglie; è stata cacciata dalle città e villaggi come una cosa pericolosa; ed ogni uomo che intende vivere a suo agio prova a fidarsi solo di se stesso e a vivere senza di lei.

Shakespeare[828]

Per un individuo, qualsiasi sia la sua posizione nella società - capo di governo, azionario di azienda o lavoratore, banchiere o impiegato, capo militare, soldato, semplice cittadino -, come per un popolo - ricco o povero, di qualsiasi civiltà o religione -, quale motivo porta questo individuo o questo popolo a odiare gli altri, a voler rubare i loro beni, se non l'insoddisfazione di se stesso?

E qual'è la causa di questa insoddisfazione se non l'incapacità a mettere un limite ragionevole alla sua sete insensata di beni materiali, ivi compresi quelli superflui, a danno degli altri individui o popoli?

Dobbiamo temere colui che odia se stesso, perché saremo le vittime del suo rancore e della sua vendetta. (...) Cerchiamo quindi come portarlo ad amare se stesso!

Nietzsche[829]


Per alcuni, l'odio di ciò che credono differente da loro stessi è la sola cosa che dà loro il sentimento di esser qualcuno, l'idea che si fanno del nemico viene a colmare il vuoto della loro esistenza e sono disposti a prendere le armi per finalmente sentirsi vivere.

(...)

In un certo numero di casi, l'odio per gli altri è soltanto l'altra faccia di un rapporto infelice con se stesso.

(...)

La tolleranza interiore è la condizione della tolleranza verso gli altri. Se si è potuto dire che l'incontro con se stesso suppone il dialogo con l'altro, possiamo ugualmente affermare che l'incontro con gli altri passa dal dialogo con se stesso.

Jacques Van Rillaer [830]

Un mondo vivibile richiede che i cittadini, i funzionari governativi e i soldati obbediscano agli ordini dei loro capi non senza condizioni, ma soltanto se questi ordini sono conformi ai principi fondamentali proclamati dalla carta internazionale dei diritti umani, e conformi agli imperativi etici della propria coscienza.

Qual è la responsabilità dei dirigenti sul comportamento di coloro che dirigono?

Sun Tze, a proposito dei dirigenti politici e militari:

Le vostre virtù e i vostri vizi, le vostre belle qualità e i vostri difetti si manifestano ugualmente su coloro che voi rappresentate[831].

Jacques Van Rillaer:

I modelli ufficiali agiscono sul comportamento e sull'ideale dell'io degli individui. Non cambiano radicalmente le persone ma orientano tuttavia i comportamenti dei popoli. L'esempio della Germania nazista e del Sud Africa lo dimostrano sufficientemente. Se tanti soldati tedeschi si sono accaniti sugli Ebrei e sugli zingari, è perché i capi nazisti li avevano condizionati a vedere in questi sfortunati solo sotto-uomini, degli esseri appartenenti ad un'altra specie. L'aggressione, bisogna ripeterlo, è più una questione di percezioni, di valori e di significati che di ormoni o di istinti[832].

Constatiamo che i dirigenti del mondo, in particolare quelli che si dichiarano civilizzati, sono incapaci di risolvere i conflitti con altri mezzi che le armi, sapendo e volendo, come dimostrato nell'esame dei danni cosiddetti "collaterali", che le vittime siano in maggioranza e principalmente dei civili. La domanda che si pone è allora questa: cosa manca e come funzionano il cervello e la personalità di questi dirigenti che pensano ed agiscono in violazione dei beni degli altri invece che del loro del rispetto, a praticare la guerra invece della non violenza, a dominare gli altri invece di rispettare le loro libertà e dignità?... E cosa manca e come funzionano il cervello e la personalità dei cittadini che eleggono questi dirigenti?


Intellettuali, scienziati, artisti, giornalisti


Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché siete come sepolcri imbiancati che all'esterno appaiono beli a vedersi, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine.

Gesù Cristo[833]


Un Retorico del tempo passato diceva che il suo mestiere era di far sembrare cose piccole come grandi. E' un calzolaio che sa fare grandi scarpe ad un piccolo piede. Sarebbe stato frustato a Sparta per esercitare professione di un'arte ingannatrice e bugiarda.

Montaigne[834]

Per rendere possibile un mondo migliore, l'intellettuale non dovrebbe essere il servitore dei più potenti e dei più ricchi, a danno dei deboli e dei poveri, che sono la maggioranza degli altri, ma l'intellettuale dovrebbe essere la coscienza ragionevole e onesta della sua società e dell'intera specie umana.

Lo scienziato non dovrebbe ricercare il guadagno massimo di soldi anche a danno del benessere comune, ma lavorare per il benessere comune della specie umana.

L'artista non dovrebbe ricercare il guadagno massimo di soldi, anche a danno del benessere comune, ma produrre bellezza autentica, che permette di rendere il mondo più bello per tutti.

Infine, il giornalista non dovrebbe nascondere e travestire le informazioni sulla realtà, nell'interesse dei più potenti e dei più ricchi che lo pagano, ma dire la verità sui fatti, anche al rischio di perdere il lavoro e lo stipendio, o addirittura, di essere incarcerato, torturato, ucciso.

Se l'intellettuale, lo scienziato, l'artista o il giornalista vogliono davvero un mondo migliore, il principio che deve guidare le loro dichiarazioni e il loro comportamento, non deve essere il guadagno finanziario ma la propria coscienza, non l'ambizione della fama ma l'esigenza di verità, non la sicurezza nel conformismo agli interessi dei potenti, ma l'esigenza della difesa degli interessi degli esseri umani senza nessuna distinzione di condizione, anche a rischio di perdere la vita.

Se la vendita del corpo in cambio di soldi è considerata non dignitosa, in quanto è una relazione dove comanda il denaro e manca la parte nobile che è l'amore, perché non si considera allo stesso modo non dignitosa la vendita dell'intelligenza in cambio di soldi, in quando è una relazione dove comanda il denaro e manca la parte nobile, che è l'amore della dignità e della verità?

Come creare un mondo migliore fino a che in tutti i paesi, che siano dittatoriali o democratici, non solo tra i cittadini ma anche tra gli intellettuali, scienziati, giornalisti ed artisti, sono pochi coloro che si oppongono alle guerre fatte dal loro governo contro un altro popolo, e sono ancora meno coloro che, facendo parte del sistema di potere che fa queste guerre, ne dimissionano per non esserne complici?

Hanno detto Louise Michel[835] [è] pazza!... Ebbene! Sia! Giovanna d'Arco anche era pazza; se Gesù si fosse presentato davanti agli psichiatri, avrebbero chiamato pazzo anche lui; sono tutti pazzi i pensatori che non mirano a vendere le loro convinzioni per farsi delle rendita...

La Révolte, 1890[836]


Cosa sono, per la maggior parte, i nostri signori pieni di spiriti e di cultura? Degli schiavisti ridacchianti, anche loro schiavi.

Max Stirner[837]

Come è possibile migliorare il mondo quando la maggioranza degli intellettuali che, nell'adolescenza, hanno difeso le vittime del sistema sociale, quando diventano adulti, considerano solo l'interesse personale e, per questo, mettono la loro intelligenza al servizio dei potenti in cambio di denaro?

I figli dei borghesi ereditano, è vero, più spesso delle abitudini esclusive, dei pregiudizi stretti e degli istinti egoisti dei loro padri. Ma finché rimangono giovani, non bisogna disperare di loro. C'è nella gioventù un'energia, una larghezza di aspirazioni generose e un istinto naturale di giustizia, capaci di controbilanciare tante influenze perniciose. I loro stessi atti non hanno ancora scavato un abisso tra la giustizia e loro stessi.

(...)

Ma appena gli adolescenti vengono a prendere un posto definito nella società e s'impregnano delle abitudini, degli interessi e, per così dire, della logica di una situazione più o meno privilegiata, subito, la maggior parte di loro prende il loro posto insieme con la vecchia generazione contro la quale si erano ribellati.

Michele Bakunin[838]

Tra gli intellettuali che si dichiarano solidali con le vittime del sistema sociale, quanti frequentano personalmente queste vittime, conoscono realmente le loro condizioni di vita quotidiana, i loro problemi e i loro bisogni concreti?,

Oltre ai dirigenti politici e religiosi, quanti intellettuali, giornalisti, scienziati ed artisti:

- frequentano non solo i palazzi del potere, ma anche le fabbriche dove si lavora, e i quartieri abitati dai lavoratori e dai disoccupati,

- frequentano non solo gli uffici e le persone che decidono la repressione, ma anche gli stabilimenti di repressione e le persone represse,

- frequentano non solo i salotti ma anche le case delle periferie popolari,

- hanno relazioni non solo con i potenti e i ricchi, ma anche con i deboli e i bisognosi,

- vivono in situazioni non solo dove si godono il benessere e la pace, ma anche in quelle dove si soffre di malessere e di violenza?

Oltre ai dirigenti politici e religiosi, quanti intellettuali, giornalisti, scienziati ed artisti che si dichiarano solidali con le vittime del sistema sociale, sono realmente simpatici a questi vittime, e li convincono delle loro buone intenzioni? Se tale non è il caso, la colpa è dovuta al condizionamento di queste vittime da parte di chi li domina, o è colpa è dovuta al comportamento di questi intellettuali che non sanno - o non vogliono? - creare relazioni realmente positive e costruttive con queste persone?

Oltre ai dirigenti politici e religiosi, quanti intellettuali, giornalisti, scienziati ed artisti ascoltano chi nota questi loro comportamenti, senza essere bollato come “demagoga”, “populista”, sprovvista di "senso della realtà", o peggio, di “complice" dei "fautori del disordine sociale", o ancora peggio, di "complice dei terroristi”?


A proposito di fatti sociali gravi, come le guerre ed il sistema politico che le produce, quanti intellettuali, giornalisti, scienziati ed artisti parlano e scrivono con il desiderio prioritario di farsi notare per lucrare fama mediatica e soldi, mentre dovrebbero parlare con l’umiltà di riconoscere i limiti della loro competenza, con una conoscenza sufficiente, sforzandosi di capire, di ragionare in modo logico, con il rispetto scrupoloso della verità, per diminuire la confusione invece di aumentarla?


In ogni società, le persone i più indifese sono: i giovani perché mancano dell'esperienza della vita, i meno istruiti perché mancano di conoscenze, i poveri perché perché mancano di mezzi materiali per vivere, e gli esclusi dal potere perché non hanno la possibilità di prendere le decisioni sociali che li riguardano.

Quanto è grande la responsabilità, oltre a quella dei dirigenti politici e religiosi, degli intellettuali, giornalisti ed artisti nell'impedire a questi indifesi l'uso corretto della ragione, nel manipolare i loro istinti elementari, le loro emozioni e i loro sentimenti, nel dare a queste persone speranze illusorie e dannose, fino a convincerli di andare a morire in guerre delle quali non conoscono i reali motivi, ma pensano soltanto ciò che li fa credere chi si arricchisce economicamente con queste guerre?


Quale ordine mondiale ci si può aspettare quando la maggioranza dei dirigenti e dei cittadini ammirano, e la maggioranza degli intellettuali e degli artisti producono opere alla gloria di chi ha causato le peggiori distruzioni e la morte di milioni di esseri umani, come Alessandro il macedone cosiddetto "Magno", Attila, Napoleone, ecc.?

Non solo. Altri personaggi, come per esempio Hitler, anche se criticati, affascinano i cittadini e i dirigenti, e gli intellettuali ed artisti producono su di loro opere dove c'è sempre, in modo indiretto, un sentimento di fascino dove punta l'ammirazione.

Mentre gli stessi cittadini e dirigenti ignorano generalmente, e gli intellettuali ed artisti generalmente non producono nulla o quasi nulla sugli uomini che sono stati dei veri benefattori dell’umanità, salvando la vita a milioni di essere umani, come per esempio:

- Edward Jenner, medico di campagna, scopritore del vaccino contro il vaiolo, e il cui sogno si avverò con l'eradicazione del vaiolo a livello globale,

- Albert Sabin: oltre a creare il vaccino contro la poliomielite, rinunciò ai soldi e al brevetto, consentendone la diffusione anche fra i poveri, senza speculazioni economiche, e grazie al quale, oggi, la polio può considerarsi debellata,

- Jonas Salk, uno dei padri del vaccino contro la poliomielite, che rifiutò persino di chiedere un brevetto sul suo vaccino, cosa che lo avrebbe trasformato in uno degli uomini più ricchi del mondo,

- e gli altri scienziati anonimi che, piuttosto che accumulare soldi, magari con l'invenzione di armi, cercavano solo di migliorare la vita sul pianeta?

Abbiamo la nostra parte di gloria negli atti e nelle produzioni dei nostri eroi e dei nostri geni. L'abbiamo anche negli atti dei nostri assassini. Siamo noi che li abbiamo resi ciò che sono, gli uni come gli altri.

Pietr Kropotkin[839]


Quando l'uomo di scienza lavorerà e l'uomo di lavoro penserà, il lavoro intelligente e libero sarà considerato come il più bel titolo di gloria per l'umanità (...) e l'umanità sarà costituita.

Michele Bakunin [840]





















PARTE III


POTERE










































Creare un ordine mondiale suppone che chi detiene il potere abbia l'interesse di crearlo. La domanda è allora: coloro che detengono attualmente il potere reale hanno interesse a creare un ordine mondiale giusto che risponde agli interessi dell'insieme dell'umanità? E se no, chi ha interesse a questo ordine mondiale giusto e come potrebbe realizzarlo?


1. CHI DETIENE IL POTERE ?


Aldilà dei dittatori e dei dirigenti democraticamente eletti, che detengono il potere formale e apparente, il potere reale è esercitato, come mostrato in precedenza, dalle persone che formano la casta composta dalla connivenza di interessi di dirigenti del governo, del esercito, di banche, di multinazionali, e proprietari di mezzi d'informazione, di comunicazione e di intrattenimento (cinema, tv, musica, giochi elettronici, ecc.).

I membri di questa casta sono prima di tutto statunitensi, poi dei paesi ricchi occidentali, infine di altri paesi. Insieme formano la super-casta, o la super-corporatocrazia, come la chiama John Perkins, o la super-oligarchia, come la chiamavano i Greci antichi. Questa super-casta è una minoranza di persone che ha il potere di prendere le decisioni reali che riguardano l'intera umanità e il pianeta. Una rappresentanza istituzionale formale di questa super-casta è Il gruppo detto G8, formato dai rappresentanti delle nazioni più forti economicamente e militarmente.

Incarnata negli Stati Uniti dal "complesso militar-industriale", la classe dirigente del dopo guerra si componeva di diplomatici, di politici, d'industriali e di rappresentanti grigiastri del "vecchio denaro". Tutti erano legati ad uno spazio nazionale e si sforzavano di dissimulare la loro connivenza. La "superclasse" che si mostra nella prima di pagina Newsweek (14 aprile 2008) si vanta di esercitare un'influenza direttamente internazionale; mescola - secondo il settimanale - dei banchieri centrali e un guru dei media, i dirigenti di multinazionali e il cantante Bono, l'ayatollah Ali Khamenei e l'attrice Angelina Jolie, gli sposi filantropi "Bill" e Melinda Gates.

Se ne dedurrebbe a torto lo sfascio delle elite nazionali. In Francia, un misto di alti funzionari, di politici, di padroni e di intellettuali cimenta sempre l'oligarchia. Ma gli uni e gli altri sembrano raggiungersi in una comune reverenza al denaro[841].

Chi può credere che questa super-casta, rappresentata dal G8, abbia interesse a creare un mondo al beneficio di tutti, quindi vivibile per tutti, dato che ciò esigerebbe la rinuncia di questa super-casta ai propri interessi?


2. DIRIGENTI E CITTADINI


Considerazioni generali


Come creare un mondo pacifico e giusto per tutti:

- se, in ogni paese, il potere reale è detenuto da una minoranza di governanti che, dittatorialmente o tramite elezioni democratiche condizionate (vedere i capitoli su Governo e su Democrazia) impongono il sistema che soddisfa i loro interessi particolari contro quelli della maggioranza dei cittadini, mentre dovrebbe soddisfare gli interessi dell'insieme dei cittadini del paese,

- se, a livello del pianeta, il potere reale è detenuto dai governanti degli Stati più forti militarmente e economicamente, che impongono, con la guerra o con le pressioni economiche, il sistema mondiale che soddisfa i loro interessi particolari contro quelli della maggioranza delle altre nazioni,

- se quasi tutti i dirigenti dei paesi del pianeta, in qualsiasi campo - politico, economico, culturale, religioso -, dicono di volere il bene comune, mentre in realtà, agiscono per conquistare il potere e mantenersi al potere, usufruire di tutti i vantaggi che questa posizione permette loro, e farne usufruire chi li hanno portati e li mantiene al potere,

- se l'attività politica, economica e militare è il prodotto di una falsa razionalità, condizionata da un istinto primitivo di accaparramento del potere per godere di ricchezza materiale, di fama, e così riempire un vuoto esistenziale personale?

Nel suo principio stesso l'ambizione è intrattabile e selvaggia.

Plutarco [842]


Nessuno è più conquistato dall'adulazione che l'orgoglioso, che vuole essere il primo e non lo è.

Spinoza[843]

E' stato dimostrato che i criminali seriali, come Richard Kuklinski, hanno il tipo seguente di personalità: sono buoni padri di famiglia, e nello stesso tempo uccidono su commissione, separando l'emozione dalla razionalità, senza provare mai nessun sentimento per le vittime, nessuna empatia, nessun senso di colpevolezza, nessun rimorso. Queste sono le caratteristiche della persona di tipo psicopatico.

Non sono da considerare ugualmente psicopatici, anche se agiscono in nome di uno Stato, i dirigenti politici che scatenano guerre e i militari che uccidono migliaia di civili innocenti, mentre sono bravi padri di famiglia e dolci padroni dei loro cani, ma non provano nessuna colpevolezza delle loro azioni criminali e nessuna empatia per le loro vittime?

Per realizzare in un paese e nel pianeta un ordine accettabile da tutti:

- il diritto non solo formale ma anche quello reale di decidere il tipo di società, e quindi decidere la guerra o la pace, dovrebbe appartenere ai cittadini, tramite rappresentanti che riflettono realmente la loro volontà, e non quella della casta formata da proprietari di multinazionali,

- I dirigenti politici, eletti dai cittadini, dovrebbero rappresentare e difendere l'interesse dei cittadini e non quello proprio e quello delle multinazionali,

- I dirigenti politici ed economici non dovrebbero chiedere ai cittadini meno abbienti di accettare dei sacrifici economici, mentre loro si arricchiscono,

- I dirigenti militari non dovrebbero difendere l'interesse proprio di carriera, e quindi preparare o condurre delle guerre, ma operare per mettere fine ad ogni esercito permanente e trovarsi una professione pacifica,

- I dirigenti dei paesi democratici non dovrebbero avere relazioni che favoriscono i regimi dittatoriali ma rinunciare a questo tipo di relazioni, rinunciando ai benefici economici che queste relazioni permettono,

- nei paesi democratici, i cittadini non dovrebbero essere tenuti nell'ignoranza ma informati, a proposito di chi ha il reale potere politico, economico o culturale, sugli aspetti seguenti:

1. come ha acquisito il potere: con il consenso dei cittadini o con il denaro come strumento di corruzione? Dicendo agli elettori la verità o delle menzogne? Con compromessi pubblicamente dichiarati o con accordi segreti? Con la cultura personale o la mediocrità? Con libertà e coraggio o vigliaccheria e servilismo?

2. per quale motivo ha acquisito questo potere: per servire i suoi elettori o per servire se stesso, i suoi famigliari e i suoi finanziatori di campagna elettorale? E, nei fatti, come si comporta a questo proposito il dirigente?

3. qual è il suo patrimonio economico, l’importo del suo introito mensile, i vari privilegi economici di cui gode, l’importo e le condizioni della sua pensione, le azioni di favoreggiamento dei familiari, dei finanziatori delle sue campagne elettorali, e di chi gli procura il voto dei cittadini?

4. chi sono i collaboratori delle persone di potere, come lo sono diventati, quanto sono pagati, come sono legati, direttamente o indirettamente, all'obbligo di tenere il segreto su ciò che sanno e quello che fanno?

5. chi sono i sostenitori delle persone che sono al potere, nelle e fuori delle istituzioni, come lo sono diventati, a quali condizioni economiche, dirette o indirette? Esistono e in che modo avvengono le azioni di sostegno a chi è al potere, da parte delle multinazionali, in particolare quelle che agiscono nel campo delle risorse naturali e nel campo degli armamenti?

6. i dirigenti che esercitano un potere, sono stati o sono tra i proprietari, gli azionari, i dirigenti o i soci di multinazionali? E come questa implicazione si manifesta nella gestione del potere, e con quale guadagno economico?

- infine, per tutte queste persone in possesso di una fetta del potere (economico, politico, militare o culturale), dall'alto al basso della piramide dell'autorità, qual è per ognuno di loro il reale profilo psicologico, in particolare se presenta o meno le caratteristiche della personalità psicopatica?

Alcune espressioni sono molto significative. Non è un caso che nel campo del potere sia politico il dirigente principale venga chiamato il "Padre" della patria o del popolo, nel campo del potere economico il padrone venga chiamato il "padre" dei "suoi" impiegati, e nel campo del potere militare il capo venga chiamato il "padre" dei "suoi" soldati. Ciò che scrive Alice Miller, a proposito del comportamento del genitore con il bambino, può essere applicato al comportamento di chi detiene un potere con il cittadino:

(...) è assolutamente impossibile che una persona cresciuta in un ambiente aperto, rispettoso e affettuoso possa essere indotta a vessare creature più deboli e ad arrecare loro danni permanenti. Questa persona ha appreso in passato che è giusto dare protezione e orientamento al piccolo essere indifeso, e questa consapevolezza, precocemente immagazzinata nelle strutture fisiche e mentali, rimarrà efficace per tutta la vita. Il principio sopra enunciato vale senza eccezione, anche se molte persone non sono quasi in grado di ricordare qualcosa delle sofferenze patite durante l'infanzia, perché hanno imparato a giustificarle come una meritata punizione della propria presunta malvagità e perché il bambino - per sopravvivere - deve rimuovere gli episodi dolorosi. Ecco perché sociologi, psicologi ed altri esperti - nonostante le cognizioni nel frattempo acquisite - continuano a scrivere che non si sa come insorgano gli abusi commessi sui bambini, e speculano sull'influsso di condizioni abitative inadeguate, della disoccupazione o della paura della bomba atomica[844].

Più di un secolo prima, un altro attento osservatore della società aveva scritto:

Sembra che se il dispotismo s'insediasse nelle nazioni democratiche ai nostri giorni, avesse altri caratteri: sarebbe più esteso e più dolce, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. (...)

Vedo una folla innumerevole di uomini simili ed uguali che girano senza riposo su se stessi per procurarsi piccoli e volgari piaceri, con i quali riempiono la loro anima. Ognuno di loro, ritirato in disparte, è come straniero al destino di tutti gli altri; i suoi figli e i suoi amici particolari formano per lui tutta la specie umana, quanto ai suoi concittadini, è accanto a loro; ma non li vede; li tocca ma non li sente; esiste soltanto in se stesso e per se stesso (...)

Sopra di loro si alza un potere immenso e tutelare, che si carica solo di assicurare il loro godimento e di vegliare sulla loro sorte. (...) somiglierebbe alla potenza paterna se, come lei, avesse come scopo la preparazione degli uomini all'età virile; ma cerca, al contrario, soltanto di fissarli irrevocabilmente nell'infanzia; ama che i cittadini si divertano, a condizione di pensare soltanto a divertirsi. (...)

E' così che tutti i giorni rende meno utile e più raro l'uso del libero arbitrio; che rinchiude l'azione della volontà in un più piccolo spazio, e deruba poco a poco ogni cittadino fino all'uso di se stesso[845].

Non si contribuisce ad un miglior ordine:

- applicando la vecchia regola “O domino o sono dominato”, ma mettendo in pratica la regola opposta: competere ma nel rispetto reciproco,

- dominando gli altri esseri umani, ma, invece, dominando i propri istinti prevaricatori,

- accaparrandosi il potere per esercitarlo sugli altri, ma condividendolo fra tutti, in base non alla forza ma alla giustizia accetta da tutti,

- ricorrendo per i cittadini ad un “Salvatore”, una “Guida Suprema”, un “Capo carismatico”, ma creando una comunità di cittadini informati, critici, consapevoli, responsabili, ognuno con la capacità per ognuno di essere il "salvatore" e la "guida" di se stesso.

Se i dirigenti del mondo, non solo i dittatoriali ma anche quelli democratici, fossero persone sane e equilibrate, il mondo sarebbe nella situazione di grave disordini, ingiustizie e violenze nel quale si trova?

In realtà, sono le ricchezze materiali che causano la cattiveria delle persone che le desiderano anche con la violenza, o è la cattiveria individuale delle persone che causa il loro desiderio di ricchezze materiali anche con la violenza?

Per capire i conflitti e le guerre, non basta esaminare soltanto gli interessi economici e militari in campo, ma esaminare altrettanto, e forse prima di tutto, la vita interiore e i conflitti che travagliano:

- in primo luogo coloro che dirigono il mondo nel campo economico, politico, militare, culturale e religioso,

- in seguito coloro che servono questi dirigenti,

- infine, i cittadini che si sottomettono a questi dirigenti.

Infatti, sono i dirigenti che causano la sottomissione dei cittadini, o, in realtà, prima di loro sono i genitori che fanno dei loro bambini delle persone sottomesse che, anche da adulti, accettano la sottomissione, che sembra loro allora "naturale", conforme al loro "carattere" individuale? Si è mai visto un bambino nato e cresciuto nel rispetto di se stesso e degli altri diventare un adulto accettando la servitù e la violenza contro gli altri? Nell'osservazione seguente, mettiamo al posto della parola "genitore" la parola "dirigente" e al posto della parola "bambino" la parola "cittadino":

Cosa succede quando un bambino cresciuto nell'amore, nella comprensione e nella sincerità viene improvvisamente picchiato? Grida, manifesta la sua collera, infine piange, esprime il suo dolore, e presumibilmente chiede: perché mi fai questo? Non accadrà invece nulla di tutto questo se a essere picchiato dai genitori - che egli ama - è un bambino addestrato da sempre all'ubbidienza passiva. Deve reprimere il dolore e la collera, e - per sopravvivere - è costretto a rimuovere quest'intera situazione: perché, per mostrare dolore, ha bisogno di confidenza e di essere sicuro che non lo si sopprimerà per questo. Un bambino maltrattato non ha modo di costituire questo rapporto di confidenza; e in effetti ci sono a volte dei bambini che vengono soppressi solo perché osano ribellarsi all'ingiustizia[846].


Campo politico


Sul piano politico, chi è il primo e il più decisivo responsabile delle guerre d'aggressione e del disordine che causano: i dirigenti del governo o i cittadini che li hanno eletti?

Se, nei paesi democratici, il potere deriva realmente dal popolo, cioè dai cittadini che eleggono i dirigenti del governo, e se questi dirigenti decidono una guerra di aggressione, non è il diritto e il dovere dei cittadini di trovare il modo democratico che mette al più presto fine a questa guerra?

Quando uno Stato manda il suo esercito ad attaccare e occupare un altro paese - che non lo ha aggredito -, uccide la popolazione e distrugge infrastrutture civili, è giusto e ragionevole che i cittadini dello Stato aggressore rimangano indifferenti o, più grave, sostengano le azioni del loro esercito, e si scandalizzino solo quando gli avversari reagiscono, anche loro, aggredendo la popolazione e le infrastrutture civili nel paese aggressore?... Qual è la differenza tra queste due azioni che colpiscono la popolazione civile, a parte questi due fatti:

- nel primo caso l'autore è l'esercito di uno Stato legale, e causa enormi danni,

- mentre nel secondo caso l'autore è un'organizzazione illegale, e causa meno danni?


Campo militare


Sul piano militare, chi è il primo e il più decisivo responsabile delle guerre d'aggressione e del disordine che causano: i dirigenti dell'esercito o i militari che eseguono i loro ordini?

Se i soldati, sotto-ufficiali ed ufficiali rifiutano di eseguire gli ordini contrari alle convenzioni internazionali e ai principi etici della coscienza individuale, i capi militari non possono effettuare una guerra d'aggressione. Vista la quasi impossibilità di aspettare da un dirigente militare la rinuncia alla guerra, perché non rinuncia mai ai soldi che guadagna e all'avanzamento nella carriera che porterà ancora più di soldi, rimane la possibilità di convincere il semplice soldato a non eseguire gli ordini, non solo perché sono contrari alla legge internazionale e alla coscienza individuale, ma anche perché il soldato è il solo a rischiare di morire in questa guerra ingiusta.


Campo economico


Sul piano economico, chi è il primo e il più decisivo responsabile delle guerre d'aggressione e del disordine che causano: gli azionari delle multinazionali o i consumatori che comprano i loro prodotti?

Visto che l'esistenza delle multinazionali dipende solo dai cittadini consumatori che ne comprano i prodotti, quando queste aziende danneggiano l'ambiente e trovano profitto a scatenare guerre d'aggressione, non è dovere dei consumatori di smettere di comprare i prodotti di queste multinazionali? Visto che è molto improbabile ad un azionario della multinazionale di rinunciare al suo profitto, rimane la possibilità che i consumatori rinuncino all'acquisto del prodotto di questa multinazionale... Ma se i consumatori non rinunciano al prodotto, e permettono quindi gli azionari realizzare il loro profitto tramite un'attività che causa danno all'ambiente e guerre, che diritto hanno allora i consumatori a non capire e a scandalizzarsi se finiscono per essere anche loro vittime del danneggiamento dell'ambiente e della guerra?




Campo religioso


Sul piano religioso, chi è il primo e il più decisivo responsabile delle guerre d'aggressione e del disordine che causano: i dirigenti religiosi o i credenti?

Visto che i capi religiosi basano la loro forza e legittimità sul numero dei credenti che obbediscono a loro, se questi capi religiosi favoriscono l'odio e la guerra d'aggressione, non è dovere dei credenti di rifiutare la legittimità ai dirigenti religiosi?


Popolo e individuo


Nel 1927, cioè una decina di anni prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, ecco ciò che ha detto lo scrittore tedesco Hermann Hesse:

(...) ogni popolo, ed anche ogni uomo in particolare, invece di cullarsi con delle "questioni di colpevolezza" politiche, ipocrite et false, dovrebbe esaminare se stesso per sapere in quale misura, con gli atti che ha mancato di fare, le sue omissioni, le sue cattive abitudini, è responsabile della guerra e di tutta la miseria del mondo; ho detto che era il solo modo per evitare forse una guerra prossima. E' questo che non mi perdonano, poiché, ben inteso, sono tutti innocenti: il Kaiser, i generali, i grandi industriali, i politici, i giornali, nessuno ha nulla da rimproverarsi, non è la colpa di nessuno. Si crederebbe che tutto va per il meglio nel mondo; soltanto, ecco, c'è una dozzina di milioni di uomini assassinati[847].

Come un ordine mondiale sarebbe possibile quando, nei paesi ricchi, la maggioranza dei cittadini utilizza l'essenziale del suo tempo a lavorare per guadagnarsi da vivere o sopravvivere, e per il poco tempo rimanente, è condizionata a spenderlo nei cosiddetti divertimenti che impediscono di pensare a trovare soluzioni più convenienti per il benessere individuale, il quale non può esistere senza il benessere di tutta la comunità mondiale?

(...) riflettere un'ora, entrare in se stesso un istante e chiedersi quanto si è responsabili se stesso del disordine e della cattivera nel mondo, questo, nessuno lo consente ! quindi, tutto proseguirà come sempre, e migliaia di persone preparano ogni giorno con zelo la guerra prossima[848].

E la seconda guerra mondiale arrivò.

Che ne sarà domani? Tra quanti anni? O mesi?


3. IMPERI


Il pianeta sarà meglio ordinato con la dominazione militare di una nazione-impero, oggi gli Stati Uniti, e forse domani un'altra nazione, o il pianeta sarà meglio ordinato quando il desiderio stesso d'impero e di dominazione sarà abbandonato in quanto preistorico, barbaro e irragionevole, a favore di una comunità planetaria con diritti uguali per tutti i popoli, indipendentemente della loro forza economica, e con relazioni di solidarietà per il bene comune dell'intera specie umana?

Se questa soluzione non si realizza, è da stupirsi delle contestazioni insorgenti contro le dominazioni, in modo pacifico e, se non dà risultati, sotto forma di resistenza armata, e, purtroppo, anche terroristica?

Amici, il minimo gesto in direzione della libertà è carico di senso, e il più piccolo passo verso di lei testimonia della grandezza dell'uomo[849].









PARTE IV.


LEGGI ED ISTITUZIONI INTERNAZIONALI





































Se qualcuno stabilisce una legge che non è a vantaggio della comunità, questa legge non possiede la natura del giusto. (...)

La giustizia non era qualcosa in sé, ma nei raggruppamenti degli uni con gli altri, in qualsiasi luogo, ogni volta, era un accordo sul fatto di non causare torto e di non subirne.

Epicuro[850]


L'uomo superiore ama la giustizia, l'uomo di poco ama il profitto.

Tchou Hi[851]


Per contribuire ad un ordine giusto, accettabile da tutti, le leggi ed istituzioni, in ogni nazione e tra le nazioni, non dovrebbero soddisfare i privilegi di una minoranza di ricchi e potenti - che siano individui o Stati - ma di tutta la comunità umana.


1. DIRITTO DELLA FORZA O FORZA DEL DIRITTO?


Chi ha licenza infatti d'usar la forza, non ha alcun bisogno di procedimenti giudiziari.

Tucidide[852]


Quale buona condizione può contenere un trattato per la parte che è alla merce dell'altra?

Shakespeare [853]


I falsi principi del diritto e del torto sono cause di crimine.

Partendo da un ragionamento falso (cioè dall'errore), gli esseri umani sono portati a violare le leggi in tre modi. Primo con la presunzione di falsi principi, come quando, avendo osservato come in tutti i luoghi e in tutti i tempi, delle azioni ingiuste sono state approvate a causa della forza e delle vittorie di coloro che le avevano commesse e che, mentre i potenti passano attraverso le maglie delle leggi del loro paese, i soli che siano considerati dei criminali sono i più deboli e coloro che hanno fallito nelle loro imprese, si prende allora come principio e come base del ragionamento che la giustizia è solo una vana parola; che tutto ciò che si può ottenere con la propria industria e i propri rischi sia a sé; che la pratica comune a tutte le nazioni non può essere ingiusta (...) Se si è d'accordo con tutto questo, un atto in se stesso non può essere un crimine, ma deve essere qualificato come tale (non dalla legge, ma) in relazione al successo di coloro che lo hanno compiuto; e che lo stesso atto è virtuoso o vizioso secondo i capricci della fortuna, così, ciò che per Mario[854] sarà un crimine, sarà meritorio per Sylla.

Thomas Hobbes[855]


Chi ha la forza ha il diritto; se non avete l'una, non avete l'altro.

Max Stirner [856]


Tutto ciò che, in linguaggio politico, si chiama diritto non è nient'altro che l'illustrazione del fatto creato con la forza.

Bakunin[857]


Degli Stati, tra cui anche alcuni che si auto-proclamano democratici e rispettosi dei diritti umani, praticano una politica in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite o della legislazione internazionale. Per esempio, alcuni Stati hanno aggredito e occupato un'altra nazione, o l'hanno sottomessa ad un embargo economico, dove la vittima principale è la popolazione civile. Perché questi governi possono agire in questo modo, e perché né i loro cittadini, né le istituzioni internazionali mettono fine a questo comportamento? In questa situazione, è possibile creare un ordine conforme alla giustizia?

Prendiamo un solo esempio. Mentre l'Iraq è stato sottomesso ad embargo economico poi aggredito e occupato, Israele continua a dominare il popolo palestinese, e, malgrado le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite di condanna di azioni dei governi israeliani contro il popolo palestinese, nessun provvedimento pratico è stato applicato, nessun ispettore è stato mandato, nessun embargo è stato deciso e nessuna guerra è stata fatta ad Israele. Non solo. C'è anche questo:

(...) la politica israeliana detta di "assassini mirati" (...) sono dei crimini di guerra agli occhi delle leggi internazionali, mentre il Hamas [palestinese] - che è anche e soprattutto un influente partito politico, maggioritario in un Parlamento democraticamente eletto - è severamente sanzionato in quanto "organizzazione terroristica" tanto da parte degli Stati Uniti quanto da quella dell'Unione europea, che hanno anche tagliato l'aiuto al governo palestinese all'indomani della vittoria di Hamas ad elezioni comunque democratiche[858].

I governi che si comportano in questo modo, cosa intendono quando dicono di volere un "ordine" mondiale, se non quello basato non sulla giustizia ma sulla forza?

Se si definisce gangster un individuo che, per ottenere un beneficio materiale, usa la forza in violazione delle leggi, uno Stato che usa lo stesso metodo non è ugualmente uno Stato gangster, o, per usare un'altra espressione, uno Stato "canaglia"?

Come è possibile mettere fine al ciclo della violenza (guerra d'aggressione, resistenza e terrorismo) finché le azioni di certi Stati sono basate non sulle leggi internazionali ma sulla forza del più potente militarmente, e che queste azioni rimangono impunite?

Dobbiamo comprendere che l'umanità conoscerà un futuro sopportabile solo se le decisioni, anche quelle sul piano internazionale, sono fondate sul diritto e sulla legge e non, come fino adesso, sulla forza brutale.

Albert Einstein[859]


Grazie a certe condizioni, è possibile diminuire notevolmente l'attitudine ostile e l'abitudine dell'attacco. I principi generali sono: evitare di "rafforzare" (o di ricompensare) l'aggressione; associarla ad esperienze penose (altrimenti detto: punirla); rafforzare dei comportamenti ad essa incompatibili (per esempio la comprensione di altrui, la collaborazione).

Jacques Van Rillaer[860]


2. LEGGI ED ISTITUZIONI INTERNAZIONALI


Se si vuole un mondo pacifico, a cosa servono le istituzioni internazionali: a soddisfare gli interessi delle nazioni più forti militarmente, a danno degli altri, o a soddisfare i bisogni di tutti?

Le cose che fanno un buon giudice, o un buon interprete delle leggi sono, in primo luogo, un'esatta comprensione (9a) di questa principale legge di natura chiamata equità[861].

(...)

contare con presunzione sull'impunità a causa della forza è una radice dove sorge sempre ed a ogni occasione il disprezzo di tutte le leggi

(...)

Sono gli uomini e le armi, non le parole e le promesse, che fanno la forza e la potenza delle leggi.

Thomas Hobbes[862]

Sentire ed affermare la dignità umana prima in tutto ciò che ci è proprio, poi nella persona del prossimo, e questo senza ritorno di egoismo, come senza considerazione alcuna di divinità o di comunità: ecco il diritto[863].

Essere pronto in ogni circostanza a prendere con energia, e se necessario contro se stesso, la difesa di questa dignità: ecco la GIUSTIZIA[864].

Joseph Proudhon[865]

Finché la forza viola e condiziona il diritto, finché l'egoismo viola e condiziona la giustizia, non è possibile creare un ordine mondiale basato sul diritto e la giustizia.

Distruggete tutte le istituzioni dell'ineguaglianza; fondate l'uguaglianza economica e sociale di tutti, e su questa base si alzerà la libertà, la moralità, l'umanità solidale di tutti.

Michel Bakunin[866]


Violazione e impunità


Ci sono alcuni paesi che hanno il desiderio di dettare la propria volontà senza rispettare la norma dei contatti e del diritto internazionale. Riteniamo che ciò sia molto pericoloso e nocivo. Noi siamo contro l'applicazione di tali metodi. Questi Paesi o gruppo di Paesi cercano di sostituire i principi del diritto internazionale con il cosiddetto opportunismo politico. Dal nostro punto di vista questo non è altro che imperialismo. Di questo si deve parlare apertamente.

Vladimir Putin,

allora Presidente della Russia,

giugno 2007[867]

Non è possibile mettere ordine nel mondo finché esistono fatti che lo impediscono, come i seguenti.

1. A proposito delle leggi ed istituzioni internazionali, gli Stati più forti, applicano soltanto le regole che favoriscono i loro interessi esclusivi, ed ignorano le regole che favoriscono l'interessi dell'intera comunità mondiale. Per esempio, nel caso stesso della dichiarazione cui sopra di Putin, se quello che dice è valido per quanto riguarda altre nazioni imperialiste, la dominazione russa sulla Cecenia non è anche imperialismo, e non se ne deve parlare apertamente?

2. L'impossibilità di punire gli Stati che violano delle leggi internazionali, in particolare quando commettono crimini di guerra.

Dai processi di Norimberga, l'impunità di coloro che agiscono per il conto di Stati potenti ed invincibili è ovvia. E nulla sembra suscettibile di smuovere questo stato dei fatti in un futuro prossimo, questo indebolisce considerevolmente la portata del diritto internazionale come strumento di giustizia mondiale[868].

3. Le regole delle istituzioni internazionali sono rispettate o ignorate in base all'interesse delle aziende multinazionali. Per esempio, le regole dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, formalmente finalizzata alla protezione dei diritti dei lavoratori, sono ignorate dalle multinazionali, mentre queste stesse multinazionali esigono che siano rispettate le regole dettate dall'istituzione che difende i loro interessi esclusivi, il WTO (World Trade International - Organizzazione del commercio Internazionale).

4. Gli individui e i paesi potenti sono organizzati in istituzioni forti che difendono i loro interessi, come il G8 nel caso dei paesi ricchi, mentre gli individui e i paesi deboli non sono organizzati, e quando tentano di farlo, come nei sindacati o in un Forum mondiale, sono ignorati, ostacolati, trattati di fautori di disordine e pure repressi, come è stato a Genova nel luglio 2001.

Se le compagnie si accordano con dittatori senza scrupolo, svendono le loro fabbriche e pagano salari troppo bassi per vivere, ciò avviene perché non esiste nessuna legge internazionale che vieti loro di agire in questo modo[869].

5. Le istituzioni internazionali non trattano tutti i paesi nello stesso modo, ma applicano le regole in base alla forza militare ed economica del paese considerato.

Chiunque pensa di costruire un'alleanza con altri Stati su una concezione fraterna dei responsabili di questi Stati, o è un imbecille o è un bugiardo. La base di un congiungimento degli interessi dei popoli non si fonda sulla stima o sulla simpatia reciproca, ma soltanto sulla sicurezza che tutti gli alleati abbiano dei vantaggi.

Adolf Hitler [870]

6. Un'istituzione internazionale è utilizzata per soddisfare interessi esclusivi di corporazioni multinazionali, a danno di popoli e dell'ambiente, come segnalato antecedentemente da John Perkins a proposito della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

7. Alcuni stipendi di dirigenti di istituzioni internazionali sono di questo tipo:

Il capo del FMI [Fondo Monetario Internazionale], un certo Dominique Strauss Kahn (...) di cui il guadagno americano - un mezzo milione di dollari l'anno, al netto delle tasse - è il più alto tra gli alti funzionari internazionali. Uno stipendio che, già all'installazione di Strauss-Kahn, il primo novembre, è stato aumentato del 7,5 %[871].

E questa persona è membro di un partito che si dice "socialista" !... E' credibile che un individuo che accetti un tale stipendio, pure aumentato, sia intenzionato e capace di agire a favore dei popoli più poveri del pianeta? Uno stipendio così alto sarebbe stato concesso a questo dirigente da parte dei detentori di potere, se non serve prima di tutto i loro interessi?


L'organizzazione delle Nazioni Unite è uno strumento superato ed inutile, come hanno dichiarato dei dirigenti statunitensi, o rimane, malgrado i suoi limiti, la migliore speranza dell'umanità per una convivenza pacifica e il bene comune? Se l'organizzazione delle Nazioni Unite è uno strumento superato, cosa aspettano i cittadini e governi del pianeta ad inventare uno strumento migliore che garantisca la pace e il benessere di tutti?[872] E' sensato e giusto credere che questo ruolo possa essere assunto da una nazione unica, anche se è una super-potenza, o dal gruppo G8, cioè i dirigenti dei paesi più forti economicamente e militarmente?... Se questi dirigenti non fossero soltanto preoccupati dai loro interessi esclusivi ma dal benessere dell'umanità, se questi dirigenti fossero saggi, intelligenti e competenti, come mai il mondo è così sottomesso a miserie, crisi economiche, dittature, guerre, spese per gli armamenti e sconvolgimento dell'ambiente?

E' ammissibile che un governo, quello degli Stati Uniti, per il motivo che fornisce il più grande contributo finanziario all'istituzione internazionale dell'ONU, usi questo contributo come ricatto per obbligarla a non ostacolare le sue decisioni quando sono contrarie ai principi di questa istituzione?

In base a quale legge internazionale il dittatore iracheno Saddam Hussein è stato giudicato ed ucciso non da un'autorità giudiziaria del suo paese o internazionale, ma da un'autorità straniera, quella del governo statunitense? E perché questa violazione del diritto internazionale non è stata condannata dai governi e dai cittadini degli altri paesi, in particolare quello democratici?


Rifiuto di collaborazione


I vari governi degli Stati Uniti dichiarano non solo di partecipare alla creazione di un vero ordine mondiale, ma anche di esserne alla guida. Come questi governi possono formulare queste pretese mentre i loro comportamenti sono i seguenti: rifiutano di firmare il protocollo internazionale di Kyoto contro l'inquinamento del pianeta, non firmano l’accordo per il Tribunale Penale Internazionale, tengono bloccata senza accettarla la Convenzione sulle armi biologiche, hanno messo fine unilateralmente il trattato ABM del 1972 che vieta di costruire lo scudo spaziale antimissile balistico, rifiutano un trattato sulle “piccole armi”, respingono la Convenzione internazionale contro la tortura, ignorano il Comprehensive Test Ban Treaty che vieta gli esperimenti nucleari di ogni sorta, non fanno parte dell’intesa per la proibizione delle armi chimiche, non rispettano la Carta delle Nazioni Unite in vari punti cruciali?[873]


Armi nucleari


Nel “Trattato di non proliferazione nucleare” del 1968, i firmatari, tra i quali gli Stati Uniti, si erano impegnati a rispettare questo principio: “rinunciare, nelle loro relazioni internazionali, all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi paese”[874]. Per quale motivo gli Stati Uniti hanno rimesso in discussione questo principio e l'hanno violato? Questo modo di agire non è una manifestazione di prepotenza da parte di chi considera nel suo interesse ritornare alla legge primitiva e barbara del più forte militarmente? E' così che si costruisce e si pretende guidare la creazione di un ordine mondiale giusto e che conviene a tutti?

In base a quale legge alcuni Stati si danno il diritto di possedere l’arma nucleare, e riconoscono questo diritto ad altri paesi che sono loro alleati, come Israele e il Pakistan, senza considerare questo fatto una minaccia per la pace mondiale, mentre rifiutano lo stesso diritto ad altri paesi, come l’Iran o la Corea del Nord, considerandolo una minaccia per la pace mondiale?


Dittature, multinazionali ed istituzioni internazionali


Una legge emessa dallo Stato del Massachussets sulla Birmania, che boicotta i prodotti delle multinazionali statunitensi che hanno relazioni con la dittatura in Birmania, è stata contestata ufficialmente presso il WTO (Organizzazione del Commercio Mondiale) da parte dell'Unione europea, agendo per conto di queste multinazionali con sede in Europa[875]... E' ammissibile che tra dittature, multinazionali ed istituzioni internazionali, esista questo tipo di alleanza di fatto, per soddisfare un interesse economico?


Mercato


Alcuni potenti del mondo affermano che la soluzione par realizzare l'ordine mondiale è la creazione di un mercato totalmente libero, senza leggi, affidato solo al cosiddetto buon senso degli operatori di questo mercato... Ciò non significa in realtà ritornare alla legge della giungla, quella del più forte e del più furbo? Come è possibile aspettarsi da un essere umano il buon senso di saper auto-regolarsi nell'attività mercantile senza danneggiare altri?

Per il mercatismo è il mercato che fa e disfa le regole, come una matrice assoluta totalitaria. All'opposto il liberismo contiene oltre al mercato anche le regole che creano, correggono e difendono il mercato[876].

Chi crede che sia meglio stabilire regole internazionali di comportamento per il mercato che includano anche una dimensione morale, come può garantire che queste regole e questa morale possono essere valide finché la concezione mercantile è basata su questi principi:

- l'essere umano che fornisce le sue braccia o il suo cervello è una merce, e quindi il detentore di capitale può sfruttarlo dando spendendo il minimo possibile e ricavando il massimo possibile,

- la finalità prima ed ultima dell'attività economica è il profitto ottenuto dal detentore di capitale, e non il benessere del fornitore di braccia o di cervello, né il benessere dell'umanità,

- il detentore di capitale finanziario detti il tipo di organizzazione sociale mondiale a tutti gli altri, e lo faccia nel suo esclusivo interesse,

- le cosiddette "imprese", - cioè in realtà i detentori di capitale economico o finanziario, i proprietari e gli azionari di queste imprese -, in caso di guadagno nella loro attività prendono tutto il beneficio per loro, e in caso di perdita ricevono finanziamenti dello Stato, cioè dei cittadini?... In nome di quale regola di giustizia un lavoratore che fa male il suo lavoro viene licenziato, e qualche volta anche multato, mentre il dirigente di una banca o di un'impresa automobilistica, quando fa male il suo lavoro, non viene licenziato, e se lo è, si vede concesso un enorme somma di denaro, superiore a ciò che un lavoratore guadagna in tutta la sua vita?


3. RISORSE NATURALI


Gli Stati che si dichiarano rispettosi della proprietà privata, se fossero sinceri, non dovrebbero smettere di sfruttare la proprietà privata di altri popoli, e a loro danni? O questi Stati, quando parlano di rispetto della proprietà privata, intendono solo la loro ma non quella delle nazioni più deboli militarmente?

Tutti i popoli possono, per i loro propri fini, disporre liberamente delle proprie ricchezze e risorse naturali... In nessun caso un popolo può essere privato dei suoi mezzi di sussistenza.

Patto delle Nazioni Unite sui diritti Economici, Sociali e Culturali,

1967.


La violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla sovranità sulla loro ricchezza nazionale e risorse è contrario allo spirito ed al principio delle Nazioni Unite ed ostacola lo sviluppo della cooperazione internazionale ed il mantenimento della pace.

Risoluzione 1803 delle Nazioni Unite,

1962.


4. CARCERI SEGRETI E TORTURA


A parte ciò che svelano alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani, non si sa quasi nulla della situazione delle carceri segrete e della pratica della tortura, contro i propri cittadini o contro prigionieri stranieri, e questo in contraddizione con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, e con la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Se i governi nascondono la verità, cosa ha di condannabile, e perché, almeno nei paesi democratici, i cittadini non la esigono?

La propaganda ufficiale dichiara questo:

Messaggio del Presidente Bush al popolo iracheno

Operation Iraqi Freedom

(Operazioni Libertà per gli Iracheni),

10 aprile 2003 :

Meritate meglio della tirannia e della corruzione e camere di tortura. Meritate di vivere come persone libere. E assicuro ad ogni cittadino dell'Iraq: la vostra nazione sarà presto libera[877].


Il 20 novembre dello stesso anno un giornalista ha scritto:

A detta di alcune fonti diplomatiche, esistono le prove del fatto che gli Stati Uniti interrogano i prigionieri in Giordania, in modo da aggirare il diritto internazionale e da sfuggire agli occhi della Croce Rossa che ha accesso a Guantanamo. E' possibile che Egitto, Marocco e Pakistan diano loro manforte[878].

Quanti prigioni segrete e pratiche di tortura, simili a quelle di Abu Ghraib, esistono nel mondo, senza essere conosciute, non soltanto nei paesi dittatoriali ma anche in alcuni paesi democratici (per esempio Israele) e nei paesi ai quali il governo statunitense ricorre per le prigioni segrete e per la tortura?

Contribuisce all'ordine o piuttosto al disordine mondiale, il governo che, in nome della lotta al terrorismo, crea un carcere a Guantanamo, fuori da ogni diritto nazionale e internazionale, rapisce delle persone e le consegna a paesi dittatoriali complici dove sono torturati? E qual è la verità sul fatto che la C.I.A., servizio segreto statunitense, ha avuto dal 2003 al 2005 prigioni segrete in Polonia e Romania, dove i prigionieri stranieri erano torturati, in violazione sia della legislazione europea e internazionale?

E quanti casi rimangono nascosti, simili o peggiori di quello di Mahar Arrar? Cittadino canadese di origine siriana, in trasferta di viaggio nell'aeroporto di New York, fu sospettato dai servizi segreti statunitensi di appartenere all'organizzazione Al Qaida, e per questo, trasferito al governo siriano che, per dieci mesi, lo ha sottomesso a torture per fargli confessare la sua appartenenza ad Al Qaida. Finalmente si è rivelato che era innocente.


Quanti cittadini israeliani e del mondo conoscono l'esistenza in Israele dell'“edificio 1391”, e come vi sono trattati i prigionieri palestinesi e stranieri, rapiti e trasferiti in Israele ?

Roberto Bàrbera, da Peace Reporter:

Nel paese esiste un carcere del quale nessuno parla, l'edificio 1391. (...) Non è visibile sulle carte, non ha nessun insegna che lo definisca, è scomparso perfino dalle fotografie aeree. Per questioni di sicurezza non si hanno notizie sulla sua dislocazione e, secondo alcune testimonianze, dovrebbe trovarsi in prossimità della frontiera che divideva Cisgiordania e Israele, prima della guerra dei sei giorni del 1967[879].

Leah Tsemel, avvocatessa israeliana, specializzata nella difesa dei Palestinesi:

Chiunque entri in questo carcere è letteralmente a rischio di scomparire. Ha nulla da invidiare alle galere dei dittatori sudamericani[880].

Jonathan Cook:

Un giornale ebraico ha definito l'edificio 1391 la "Guantanamo d'Israele", con riferimento al carcere americano di Camp X-Ray, nell'enclave americana a Cuba, in cui sono detenuti i prigionieri taliban e i membri di Al Qaida. (...)

A differenza di Camp X-Ray [il carcere di Guantanamo], la situazione geografica del carcere militare israeliano non è conosciuta pubblicamente, e non esistono neppure le foto di prigionieri scattate col teleobiettivo come quello che noi abbiamo di Guantanamo. Altra differenza rispetto al carcere americano, l'Edificio 1931 non è mai stato sottoposto ad un'ispezione indipendente, neppure della Croce Rossa. Quanto avviene laggiù è un mistero imperscrutabile. (...)

Se lo Stato d'Israele ha confermato ai giudici che l'Edificio 1391 era un carcere segreto, è tutt'altro che certo che questo sia l'unico del paese, secondo documenti scoperti di recente da alcuni gruppi di difesa dei diritti umani[881].

E quanto cittadini israeliani e del mondo sanno dell'uso della tortura da parte dello Stato israeliano?

Jonathan Cook:

Le testimonianze scritte ricordano atti di tortura, una prassi che è stata messa al bando dalla Corte Suprema di Israele nel 1999. Hannah Friedman, direttrice del Comitato pubblico contro la tortura, riferisce che la sua organizzazione ha constatato un aumento costante dei casi di tortura nelle carceri israeliane dopo l'inizio dell'ultima intifada[882].

Gush Shalom, organizzazione pacifista israeliana, 28 novembre 2008:

Contrariamente alla decisione della Corte Suprema, il Shin Bet[883] continua a torturare prigionieri[884].


5. CRIMINI DI GUERRA


Come è possibile ottenere la pace quando:

- i crimini di guerra contro gli Ebrei europei durante la seconda guerra mondiale sono utilizzati come giustificazione dei crimini di guerra commessi contro i Palestinesi da parte dello Stato israeliano?

- i crimini di guerra commessi da Israele rimangono impuniti, fino al più recente, quello contro la popolazione di Gaza nel dicembre 2008-gennaio 2009:

Ma, anche senza inchieste supplementari, l'accusa di crimini di guerra riposa su basi solide. Le allegazioni più gravi riguardano il blocco di Gaza, il carattere criminale e non difensivo dello stesso attacco, e le politiche ufficiali (il confinamento della popolazione nella zona di guerra, per esempio)[885].

- il massacro di 3.000 cittadini a New York è utilizzato come giustificazione del massacro molto superiore di cittadini afghani ed iracheni?

- il governo statunitense rifiuta di collaborare con una giurisdizione mondiale contro i crimini di guerra?

Nel 1998, i rappresentanti dei governi membri dell'ONU si sono riuniti a Roma e hanno sottoscritto un trattato stabilendo una giurisdizione mondiale per giudicare i crimini di guerra, quelli contro l'umanità e i genocidi. Un solo governo importante rifiutò di sottoscrivere al trattato, gli Stati Uniti... La legislazione (l'American Service-Members' Protection Act 2001) vieta agli Americani di collaborare con il tribunale e autorizza il presidente a “far ricorso a tutti i mezzi necessari e appropriati per ottenere la liberazione di membri del personale degli Stati Uniti o assimilati, detenuti contro la loro volontà da parte della Corte penale internazionale". Gli Stati Uniti hanno privato di ogni aiuto decine di paesi che rifiutarono di ammettere l'immunità dei soldati americani accusati di crimini di guerra. Al contrario, Washington ha firmato con circa un centinaio di governi accordi bilaterali che esentano dal perseguire i soldati americani ed assimilati[886].

Per la costruzione di un pianeta pacifico, qual è la credibilità di uno Stato che si propone come guida del mondo mentre rifiuta un trattato sui crimini di guerra?


Alla fine della seconda guerra mondiale, al tribunale di Norimberga un banchiere è stato giudicato per la sua partecipazione in quanto banchiere ai crimini di guerra del regime nazista. Perché, oggi, il tribunale internazionale dell'Aia non giudica i banchieri che partecipano in quanto banchieri alle guerre d'aggressione, al commercio d'armi, e ai regimi politici che commettono crimini contro il loro popolo o contro altri popoli?

Per quale motivo alcuni genocidi di popolazione non sono stati esaminati né i loro autori puniti, da parte di istituzioni internazionali come il Tribunale Penale Internazionale, per esempio il genocidio negli anni 1970 del popolo cambogiano, da parte dei dirigenti Khmers rossi? In questo caso, su una popolazione di 7 milioni, si stima ad un milione i cittadini morti in seguito alla carestia, ai lavori forzati, alle malattie e alle esecuzioni.

Il Tribunale Internazionale dell'Aia ha giudicato e condannato il capo del governo serbo, Milosevic, per i crimini commessi dal suo esercito durante la guerra in Jugoslavia. Perché non condanna altrettanto il capo del governo statunitense Bush Jr. per i crimini commessi dal suo esercito in Iraq, e il capo del governo israeliano per i crimini commessi dal suo esercito a Gaza in dicembre 2008-gennaio 2009?

Un milione di vittime irachene… Non meritano un Tribunale internazionale?

Oltre un milione di cittadini iracheni sono morti durante l'invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003, secondo la recente indagine condotta da (ORB) Opinion Research Business. L' indagine ha rilevato che 20% dei cittadini iracheni hanno avuto almeno una morte nella loro casa, a causa del conflitto, piuttosto che per cause naturali. Narmin Othman, ministro iracheno di Stato per gli Affari delle Donne ha detto in un'intervista al giornale Al-Hayatt (1/2/2008): "più di due milioni di donne irachene hanno perso i loro mariti e sono rimaste senza nessun sostenitore per se stesse e per i loro bambini. Sono diventate vittime della tirannia, della povertà e dello sfruttamento". Il Dipartimento della Difesa statunitense ha annunciato che circa 600 bambini iracheni, la maggior parte tra i 15 e 17 anni, sono detenuti nel carcere di Camp Cropper, che è una struttura di detenzione per i detenuti di sicurezza, gestito dall'esercito degli Stati Uniti vicino l'aeroporto internazionale di Baghdad. Questi sono solo esempi molto piccoli nell'enorme quantità di violazioni che il popolo iracheno affronta quotidianamente sotto l'occupazione americana dell'Iraq, che rappresenta l'alta storia e la nobile cultura dell'intera nazione araba.

Saddam Hussein è stato incriminato per i massacri che ha commesso. Allora perché non è anche incriminata l'occupazione americana per i suoi bagni di sangue che ha registrato un numero analogo nella storia umana. Nelle sue continue dichiarazioni, Bush e i suoi collaboratori insistono con il crimine di occupare l'Iraq, perché vivono tranquillamente nella cultura dell'impunità. Hanno ucciso civili giapponesi a Hiroshima e milioni di contadini vietnamiti. Hanno anche distrutto la vita della nazione palestinese e ora credono di sfuggire alla pena perché sono democratici civilizzati e le vittime sono arabi e musulmani.

Non ci aspetta nessuna speranza dalle Nazioni Unite, nemmeno dal Congresso o dai parlamenti democratici. Non vi è alcuna fiducia negli "indipendenti" organi giudiziari dove il dogma della giustizia crolla quando il criminale è un dirigente politico democratico occidentale e quando le vittime sono degli "stranieri". La questione alla fine è: un milione di vittime iracheni meritano di punire gli assassini sotto il sistema democratico degli Stati Uniti?

Bouthaina Shaaban[887]

Chi condanna il principio della "punizione collettiva", che consiste nel colpire la politica di un governo tramite l'uccisione di civili di quel paese, come per esempio l'attacco del 11 settembre 2001 per colpire il governo statunitense, perché non condanna altrettanto queste altre forme di punizione collettiva: per colpire il gruppo di Bin Laden, il governo degli Stati Uniti ha ucciso e continua ad uccidere dei civili afghani, per colpire il governo di Saddam Hussein, gli stessi governi degli Stati Uniti hanno ucciso dei civili iracheni in seguito all'embargo, poi durante la guerra del 2003, e continuano con l'occupazione ad uccidere dei civili?

Per aver programmato ed eseguito lo sterminio di milioni di esseri umani in Europa, i dirigenti dello Stato nazista sono stati giudicati e puniti da una giurisdizione internazionale. Perché la stessa azione non è stata eseguita contro i dirigenti degli Stati Uniti che, dalla lettura del documento ufficiale sulla loro teoria "Awe and Shock" (Colpisci e terrorizza), hanno programmato ed eseguito la morte di migliaia di esseri umani in Afghanistan e Iraq, per non parlare dei crimini di guerra commessi in Vietnam?

Finché questi dirigenti non saranno giudicati e puniti da un'istituzione internazionale, finché i crimini di guerra dei dirigenti delle nazioni più forti militarmente rimangono impuniti, quale pace, quale ordine mondiali sono possibili?


6. CIRCOLAZIONE


A chi si stupisce degli immigrati che preferiscono il rischio di morire in un viaggio clandestino alla ricerca di libertà o di lavoro, e a chi ha dimenticato che forse i suoi bisnonni hanno affrontato lo stesso viaggio, propongo quest'aneddoto antica:

Mentre era [Confucio] sulla strada al piede del monte T'ai, incontrò una donna che piangeva, con lamenti laceranti, sopra una tomba. Tseu-Lou andò a vedere di cosa si trattasse:

- Il padre di mio marito, disse la donna, è stato divorato da una tigre, poi mio marito, et adesso, a sua volta, mio figlio conosce la stessa sorte.

- E perché non cambiate luogo di abitazione? chiese Confucio.

- Non c'è qui un governo che opprime il popolo.

Confucio fu molto colpito da questa risposta:

- Vedete, miei discepoli, un cattivo governo è più temibile che la tigre[888].

E' ragionevole, giusto e nell'interesse dell'intera specie umana che una legislazione permetta da una parte la libera circolazione nel pianeta delle aziende e del denaro, sapendo che creano delle crisi che danneggiano una parte o tutta la popolazione mondiale, e, dall'altra parte, questa legislazione rifiuta la circolazione degli esseri umani che provengono da zone povere per cercare lavoro? Prendiamo un esempio: la crisi economica attuale, ha danneggiato numerosi cittadini nel mondo, e prima di tutto nei paesi ricchi, in particolare con l'aumento della disoccupazione. Il responsabile di questa crisi non è l'immigrazione clandestina ma la circolazione libera dei soldi, fatta da certe imprese e banche.

Speculazione e crisi : basta !

La finanza deregolamentata distrugge le società. Silenziosamente, quotidianamente, quando gli azionisti mettono sotto pressione le imprese, cioè i dipendenti, per avere sempre maggior profitto, al nord come al sud. In modo spettacolare nelle crisi acute, in cui si rivelano brutalmente gli eccessi inverosimili della cupidigia speculativa e i loro contraccolpi sull’attività e l’impiego. Disoccupazione, precariato, aumento delle disparità sociali : i lavoratori e i più poveri sono destinati a fare le spese o della speculazione, o degli effetti del crollo finanziario che ne segue.

Da due decenni il corso della finanza mondiale non è altro che una lunga serie di crisi : 1987, crollo della borsa ; 1990, crisi immobiliare negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone ; 1994, crollo del mercato delle obbligazioni americano ; 1997 e 1998, crisi finanziaria internazionale ; 2000-2002, scoppio della bolla internet ; 2007-2008, infine, crisi immobiliare e forse crisi finanziaria globale.

Perché una tale ricorrenza ? Perché tutti gli ostacoli alla circolazione dei capitali e all’"innovazione" finanziaria sono stati aboliti. E le banche centrali, che hanno lasciato la bolla gonfiarsi, non hanno ormai altra scelta che precipitarsi in aiuto delle banche e dei fondi speculativi a corto di liquidità. Noi non aspetteremo la prossima crisi senza fare niente e non sopporteremo più per molto le enormi disuguaglianze che la finanza di mercato fa prosperare. Dato che l’instabilità è intrinseca alla deregolamentazione finanziaria, come potrebbero gli irrisori appelli alla "trasparenza" e alla "moralizzazione" cambiare qualcosa - e impedire che le stesse cause producano di nuovo gli stessi effetti ? Porre fine alla piaga speculativa richiede un cambiamento radicale delle regole del "gioco", cioè delle strutture finanziarie. Qualsiasi progetto di questo genere, tuttavia, è immediatamente sventato in seno all’Unione europea dalla scandalosa tutela offerta dai trattati alla liberalizzazione finanziaria.

Per queste ragioni, noi, cittadini europei, domandiamo l’abrogazione dell’articolo 56 del Trattato di Lisbona, che, vietando qualsiasi restrizione sui flussi di capitale, offre al potere finanziario le condizioni ideali per la sua presa sulla società.

Chiediamo inoltre la limitazione della "libertà di stabilimento" (art. 48), che permette al capitale di migrare dove le condizioni sono più favorevoli, e permette alle istituzioni finanziarie di trovare asilo nella City di Londra o nel luogo che preferiscono.

Se per "libertà" si deve intendere quella delle potenze dominanti, oggi incarnate dalla finanza, di schiavizzare il resto della società, diciamo immediatamente che non la vogliamo. Preferiamo quella dei popoli che vivono fuori della tirannia del profitto[889].

Ed ecco la situazione della negazione di circolazione per gli esseri umani.

FORTRESS EUROPE è una rassegna stampa che dal 1988 al 1 settembre 2006 ha fatto memoria delle vittime della frontiera: 5.271 morti documentate, tra cui si contano 1.747 dispersi.

Gabriele Del Grande scrive:

Morire di frontiera. Accade da vent'anni lungo i confini dell'Europa. Sono soprattutto naufragi, ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi da un'esplosione negli ultimi campi minati in Grecia, dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia.

Nel Mar Mediterraneo sono annegate 4.092 persone. Quasi la metà delle salme (1.747) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono 1.815, tra cui 1.088 dispersi. Lungo le rotte che vanno dal Marocco e dalla Mauritania alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, sono morte 1.272 persone e 281 risultano disperse. Nell'Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 392 migranti, tra i quali si contano 159 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 474 persone, delle quali 136 sono disperse.

Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche sui mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma le condizioni di sicurezza restano bassissime: 139 le morti accertate per soffocamento o annegamento, dei quali 83 risultano dispersi in due soli naufragi.

Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 230 persone, in Albania, Francia, Germania, Grecia, Turchia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna e Ungheria.

Per chi parte dalla Libia, il primo ostacolo da attraversare non è il mare, ma il deserto del Sahara. Lo si fa viaggiando in gruppi di trenta su dei pick-up che battono le piste tra Sudan e Libia o tra Niger e Libia. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Le 146 vittime censite dalla stampa potrebbero quindi essere solo una sottostima.

In Libia inoltre si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera, ma è noto che nelle sommosse anti stranieri esplose nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti.

In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 86 persone.

Infine almeno 51 migranti sono annegati attraversando fiumi che delimitano la frontiera tra Croazia e Bosnia, tra Turchia e Grecia, tra Slovacchia e Austria, tra Slovenia ed Italia. E 34 persone sono morte di freddo percorrendo a piedi valichi della frontiera in Turchia, Grecia, Italia e Slovacchia. Nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica per raggiungere l'Inghilterra hanno perso la vita 20 persone, cadendo lungo i binari o rimanendo fulminati scavalcando la recinzione del terminal francese. A Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in Marocco, sono morte 20 persone, uccise dal fuoco della Guardia Civil [la polizia spagnola] e della polizia marocchina, o cadute scavalcando le recinzioni che delimitano il confine. Le forze dell'ordine hanno ammazzato almeno 9 persone, la maggior parte in Turchia, ma anche a Cipro e nell'ex Jugoslavia. Infine 5 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei[890].

Anche il paese formato da immigrati, gli Stati Uniti, ha costruito un muro per impedire l'arrivo di nuovi immigrati alla ricerca di lavoro e dignità, indifferente alla loro morte durante il viaggio clandestino.

All'epoca dei viaggi spaziali e della globalizzazione, è segno di migliore ordine e di progresso della civiltà che i popoli continuino ad essere distinti e trattati in base a frontiere terrestri e all'appartenenza ad uno Stato, e che i popoli più abbienti badino esclusivamente al loro benessere, ignorando quello degli altri popoli dello stesso pianeta, con l'aggravante, già esaminato, che il benessere dei popoli ricchi proviene direttamente dallo sfruttamento delle risorse naturali e della mano d'opera dei popoli poveri?


7. CITTADINI E GOVERNO


I cittadini che vogliono vivere in un mondo di pace e di benessere, come possono realizzare questo desiderio senza costringere i loro governi al rispetto degli articoli violati della Costituzione del loro paese, e dei trattati internazionali firmati dal loro Stato, in particolare per quanto riguarda i diritti degli individui e dei popoli, i crimini di guerra e il divieto di ricorrere alla guerra d'aggressione? Ed anche per costringere i loro governi a contribuire e firmare tutti i trattati che hanno come finalità realmente un mondo di pace e di benessere per tutta la specie umana?

Quale ordine mondiale ci si può aspettare finché, in qualsiasi tipo di governo, dittatoriale o democratico, i dirigenti pensano e i cittadini permettono loro di pensare ciò che un famoso commentatore politico statunitense ha detto, e che i dirigenti non osano mai dire in pubblico:

Il popolo è un gregge smarrito, ben troppo emotivo, incapace di occuparsi dei suoi propri affari, e che deve essere inquadrato, controllato e condotto da un'avanguardia, una élite di persone illuminate che prendono decisioni. La gente deve essere deviata verso obiettivi inoffensivi. Bisogna annegarla, stordirla sotto una massa di informazioni che non lascia loro più il tempo di riflettere. Bisogna persuaderla che è incapace di provocare cambiamenti, bisogna convincerla che la rivolta porta sempre al peggio. Bisogna farla votare ogni tanto, darle l'illusione di decidere, l'illusione necessaria[891].





















PARTE V.


QUALE ORDINE ?






Sono e sarò sempre dalla parte di chi ha fame.

Federico Garcia Lorca,

poeta

assassinato dai fascisti spagnoli durante la guerra di Spagna.


L'oppressione politica e lo sfruttamento economico non hanno il diritto di andare a cercare delle scuse presso le loro vittime.

Claude Levi-Strauss [892]




























1. VIOLENZA O NON VIOLENZA ?


L'apparizione del comandamento di non-violenza è uno degli avvenimenti più importanti nella storia del pensiero umano.

Albert Schweitzer[893]


Natura e civiltà


Si sente comunemente dire: "la violenza fa parte della natura umana", "la guerra è naturale". Eppure, già dall'antichità, degli osservatori attenti avevano compreso ciò che aveva notato Epicuro:

Non è il ventre che è insaziabile, come dice la moltitudine, ma la falsa opinione che abbiamo che il ventre sia insaziabile[894].


La rapacità materiale e la guerra sono nella cosiddetta "natura" umana o piuttosto nell'opinione che si ha di questa natura umana? Chi pretende che la violenza e la guerra fanno parte della natura umana, ignora o trascura l'esistenza delle società chiamate "primitive" dove non esistono soprusi e quindi non esistono violenze e guerre?

La "natura" umana lascia numerose possibilità, dal rafforzamento della violenza in vie distruttrici fino alla riduzione e alla quasi-eliminazione dell'aggressività.

(...)

Gli Arapesh, per esempio, ignorano le rivalità e l'affermazione aggressiva dell'io. Margaret Mead, che ha vissuto tra loro, nota che "il tema centrale in funzione del quale si organizza la vita arapesh è la cooperazione degli uomini in un'avventura comune a carattere altruista, al beneficio della generazione seguente". Questi abitanti della Nuova-Guinea, che vivono a meno di duecento chilometri dei terribili Mundugumor, non conoscono praticamente la guerra, cioè l'organizzazione di spedizioni mirata a conquistare, ad uccidere, a depredare. Quando un litigio scoppia tra due villaggi, qualche freccia viene lanciata ma mai per uccidere. Appena qualcuno è seriamente ferito, gli avversari si disperdono. Il colpevole offre in seguito degli anelli alla vittima. Nell'insieme, gli Arapesh sono molto sensibili al minimo segno di ostilità. Un comportamento aggressivo provoca tra loro solo paura e smarrimento, non la reazione combattiva. Uomini e donne sono fondamentalmente dolci, servizievoli, sempre pronti a sacrificarsi per i più giovani e i più deboli. Il dono ad altrui è la loro più grande soddisfazione.

Il caso degli Arapesh non è per nulla isolato, al contrario. Gli etnologi hanno descritto molte etnie dove i comportamenti aggressivi sono rari.

Gli Abrons, tribù della Costa d'Avorio che comprende circa diecimila persone, puniscono severamente, dall'infanzia, ogni comportamento aggressivo. L'aggressività si ritrova soltanto in certe prese in giro o nell'ostilità nel confronto degli esseri sovrannaturali.

I Semai che vivono nelle montagne della Malesia centrale, che sono dodicimila di numero, limitano i loro conflitti ad insulti e maldicenze. I bambini non sono mai picchiati (gli adulti temono che i colpi provochino danni fisici). Gli adulti non combattono mai; quando sono irritati, si accontentano di parole sgarbate o lanciano oggetti che appartengono loro (curandosi di non ferire nessuno). Non si è a conoscenza di alcun assassinio.

(...)

G. Gorer (...) ha studiato un'etnia particolarmente pacifica - i Lepcha dell'Himalaya (...) Quanto allo stile di vita di questi popoli, Gorer lo riassume in questi termini: "Manifestano tutti enorme interesse per i piaceri fisici concreti - nutrimento, bevande, sessualità, ridere -, fanno molta poca differenza tra i caratteri ideali degli uomini e delle donne e, in particolare, non hanno l'ideale di una mascolinità coraggiosa ed aggressiva.

M. Mead spiega che se gli Arapesh non provano quasi mai odio né gelosia, è perché il mondo appare loro come un giardino che deve essere coltivato, non per loro stessi, ma per i bambini.

Jacques Van Rillaer [895]

Se queste società umane, considerate "primitive" e "barbare", sono capaci di avere delle relazioni sociali di cooperazione e altruismo e non di concorrenza e egoismo, e quindi non ricorrono alla violenza e alla guerra, perché non ne sarebbero capaci ancora di più le società che si considerano civilizzate?... Chi sono allora i reali civilizzati e i reali barbari: gli Arapeh della Nuova-Guinea, gli Abron della Costa d'Avorio, i Semai della Malesia e i Lepchas dell'Himalaya, o i popoli che si dichiarano evoluti, colti, civilizzati mentre ricorrono alla concorrenza spietata in forma conflittuale, al sistematico egoismo, e ai loro risultati: le violenze tra gli individui e le guerre tra i popoli, con i più orribili crimini contro l'umanità e contro la natura?

Odio, tra gli altri vizi, crudelmente la crudeltà, e per natura e per giudizio, come l'estremo di tutti i vizi.

Montaigne[896]


Da sempre ed ovunque, è comune sentire dire: "Non sono mai i civilizzati, ma soltanto i barbari che amano e scatenano le guerre". Questo genere di affermazione è pronunciato da coloro che si considerano, evidentemente, civilizzati. Ma qual è la realtà? Sigmund Freud scrive:

L'uomo non è questo essere bonario, dal cuore assettato d'amore, di cui si dice che si difende quando viene attaccato, ma un essere, al contrario, che deve portare nel conto dei suoi dati istintivi una buona somma di aggressività. Per lui, di conseguenza, il prossimo non è soltanto un ausiliario e un oggetto sessuale possibile, ma anche un oggetto di tentazione. L'uomo è, in effetti, tentato di soddisfare il suo bisogno di aggressione ai danni del suo prossimo, di sfruttare il suo lavoro senza compensazioni, di utilizzarlo sessualmente senza il suo consenso, di appropriarsi dei suoi beni, di umiliarlo, di infliggergli delle sofferenze, di martirizzarlo e di ucciderlo. Homo homini lupus: chi avrebbe il coraggio, di fronte a tutti gli insegnamenti della vita e della storia, di iscriversi contro questo adagio? In regola generale, questa aggressività crudele o aspetta una provocazione, o si mette al servizio di qualche disegno il cui scopo sarebbe altrettanto accessibile con mezzi più dolci. In alcune circostanze favorevoli invece, quando per esempio le forze morali che si opponevano a queste manifestazioni e fino allora le inibivano, sono state messe fuori azione, l'aggressività si manifesta anche in modo spontaneo, smaschera sotto l'uomo la bestia selvaggia che perde allora ogni riguardo per la sua propria specie. Chiunque evocherà nella sua memoria gli orrori delle grandi migrazioni dei popoli, o dell'invasione degli Unni; quelle commesse dai famosi Mongoli di Gengis Khan o di Tamerlano, o quelle che scatenò la presa di Gerusalemme dai pii crociati, senza dimenticare infine quelle dell'ultima guerra mondiale, dovrà inchinarsi davanti alla nostra concezione e riconoscerne il ben fondato.

Questa tendenza all'aggressione, che possiamo scoprire in noi stessi e di cui supponiamo a buon diritto l'esistenza in altrui, costituisce il fattore principale di perturbazione nelle nostre relazioni con il nostro prossimo; è lei che impone alla civiltà tanti sforzi. In seguito a questa ostilità primaria che drizza gli uomini gli uni contro gli altri, la società civilizzata è costantemente minacciata di rovina. L'interesse del lavoro solidale non basterebbe a mantenerla: le passioni istintive sono più forti degli interessi razionali. La civiltà deve mettere tutto in opera per limitare l'aggressività umana e per ridurne le manifestazioni con l'aiuto di reazioni psichiche di ordine etico[897].

Come possono considerarsi civilizzati quei dirigenti politici, economici, militari, culturali e religiosi che si caratterizzano con questi comportamenti:

- mentre l'appetito degli animali si limita alla soddisfazione biologica, l'appetito di beni materiali degli individui e dei popoli umani, in particolare quelli più forti militarmente, è insaziabile,

- mentre la crudeltà degli animali si limita all'uccisione della preda solo per nutrirsi, la crudeltà degli umani si compiace di esercitare una crudeltà peggiore per il solo piacere?

Non è vero che le componenti malvagie, distruttive e perverse sono parti ineliminabili dell'esistenza umana, anche se c'è chi continua a sostenerlo. E' vero invece che il male si riproduce costantemente e che col male si crea, per milioni di persone, un cumulo di sofferenze che sarebbero a loro volta evitabili. Il giorno in cui l'ignoranza scaturita dalla rimozione dell'infanzia sarà stata eliminata e l'umanità si sveglierà, potrà cessare la produzione del male[898].

Finché l'aggressione sarà considerata uno strumento normale per la risoluzione dei conflitti tra le nazioni, quale ordine è possibile se non quello del più forte, e la sua conseguenza: la resistenza armata del più debole, - che ha conservato la sua razionalità -, e l'azione terroristica del più disperato, - che ha perso la sua razionalità? Per chi vuole realmente essere civilizzato, qual'è la prova più convincente e primordiale della civiltà se non questa: la rinuncia incondizionata degli Stati all'aggressione, qualsiasi ne sia la forma, non solo militare ma anche economica?

Per realizzare questo scopo, l'unico modo è di inserire questa rinuncia di principio all'aggressione nella legge, e creare l'istituzione che ha il potere reale di farla rispettare, a livello nazionale e internazionale.


Non violenza passiva e non violenza attiva


Alcune persone praticano la non violenza ma soltanto in forma passiva, nel senso che si accontentano di non ricorrere personalmente alla violenza, ma senza manifestare nessuna solidarietà né difendere chi è vittima di violenza, con questa giustificazione: non bisogna implicarsi nei problemi degli altri, basta occuparsi dei propri.

Quest'atteggiamento è ammissibile quando colui che crede alla non violenza passiva gode, nella sua vita individuale, di vantaggi che risultano dall'esercizio di una forma di violenza sugli altri, in una situazione di sfruttamento economico o/e di dominazione militare, per esempio quando ciò che utilizza (luce, benzina, gas, vestiti, alimenti, ecc.) è prodotto da un'impresa che sfrutta i lavoratori in un altro paese, o danneggia l'ambiente, o è prodotto in un paese vittima di un'occupazione militare straniera che ne sfrutta le risorse?

Il principio di non-violenza non può rimanere una verità isolata e che si basta a se stessa. Deve essere subordinato alla compassione e messo al suo servizio.

Albert Schweitzer [899]

Anche se la persona che crede alla non violenza passiva non trae profitto personale da una situazione di violenza (economica o militare), astenersi di commettere personalmente violenza basta o, invece, è doveroso portare aiuto a chi è vittima di violenza, in nome della compassione e della solidarietà umana?


Sicurezza... o terrorizzare per dominare?


Paure!... Paura del terrorismo, paura degli immigrati, paura delle persone di altre culture, paura delle persone di altre religioni, paura di malattie nuove, paura di disastri climatici, paura delle guerre!... Quanto queste varie paure sono fondate e giustificate? A chi approfitta creare, propagandare, enfatizzare queste paure nei cittadini?

Ricordiamoci come il regime nazista ricorreva presso i cittadini tedeschi ad una serie di paure: paura dell'Ebreo, paura del bolscevismo, e, dopo l'aggressione di altre nazioni, paura del terrorismo, ecc.

Oggi, quanto le paure proclamate, in particolare la minaccia terroristica e quella della presenza di immigrati, non sono, in realtà e prima di tutto, l'applicazione della vecchia regola: terrorizzare per dominare?

Qual è la minaccia più grande per l'umanità: è davvero il terrorismo o questo è piuttosto e prima di tutto un pretesto propagandistico per mascherare le minacce più gravi che sono:

1) la competizione ostile tra le potenze mondiali per il controllo delle risorse naturali delle quali hanno sempre più bisogno per mantenere il loro livello di vita e svilupparlo,

2) l'esclusione della maggioranza della popolazione mondiale a queste risorse, tramite le dittature interne e, quando non basta, le occupazioni militari esterne,

3) la ripresa della corsa agli armamenti per controllare queste risorse naturali e reprimere chi vi si oppone,

4) il cambiamento climatico causato dall'uso sconsiderato delle risorse del pianeta da parte dei paesi più inquinanti?[900]


Considerando la quantità quotidiana di sofferenze, umiliazioni, soprusi e crimini di cui è vittima la maggior parte dell'umanità, è sorprendente il livello d'insicurezza attuale nel mondo, o è piuttosto sorprendente che questo livello non sia ancora più grave?... Quali popoli dei paesi ricchi sarebbero capaci di subire ciò che subiscono i popoli dei paesi poveri, senza reagire, e con una violenza superiore a quella manifestata oggi dai popoli poveri?

La sicurezza reale, per tutti, non si ottiene con il sopruso di una minoranza contro una maggioranza, con la violenza, ma con il rispetto di ognuno per gli altri, e quindi con la non violenza. La sicurezza non si ottiene limitando ma permettendo il godimento dei diritti fondamentali per i cittadini all'interno di un paese, e per i popoli sul pianeta.

In tutto il mondo occidentale gli stati e le imprese private detengono molte più informazioni personali sul nostro conto, si limitano le antiche libertà, si tengono in carcere le persone senza processo, si soffoca la libertà di parola. (...) La smania di promulgare altre norme restrittive si accompagna di eccessi di sconcertante inefficienza. Si può immaginare sistema migliore per sacrificare la libertà senza guadagnare sicurezza?[901]

Chi crea insicurezza nel mondo: gli individui e popoli esclusi dal benessere ed esclusi dal potere, o quelli che detengono le ricchezze e detengono il potere?

Come mettere ordine nel mondo finché, a proposito delle guerre, i cittadini non conoscono i reali motivi, i reali mandanti, le vittime e i beneficiari reali?... Chi è responsabile di questa ignoranza se non, prima di tutto, chi ha il compito di fornire le informazioni, e, secondariamente, i cittadini che non cercano queste informazioni nei mezzi alternativi come, per esempio, internet?

Aldilà delle apparenze mostrate dai mezzi ufficiali d'informazione, quali sono le società che producono più violenza, in quantità e in gravità, e minacciano la sicurezza nazionale e internazionale: le società povere e considerate barbare, o le società ricche e considerate civilizzate?

Le società occidentali attuali, a causa della loro complessità per la loro etica esplicita ed implicita, producono una violenza strutturale e provocano una contro-aggressione da parte dei più deboli. Pensiamo qui alla burocrazia invadente, all'assenza di comunicazioni tra le classi sociali, all'offerta limitata di beni di consumo esibiti da una minoranza e magnificati dalla pubblicità, al sentimento che più nessuno "sorvola" effettivamente i problemi sociali e che la macchina sociale funziona da sola o al beneficio di alcuni[902].

Quale delinquenza minaccia più l'umanità, quella della gente comune che commette furti, stupri e uccisioni di alcune persone, o la delinquenza dei dirigenti politici, militari, economici, culturali e religiosi che causano:

- le guerre economiche che compiono il furto dei risparmi di milioni di cittadini, l'impoverimento di milioni di altri, e la distruzione del ambiente,

- e le guerre militari che uccidono migliaia di civili, permettono lo stupro di donne, la distruzione delle infrastrutture civili e dell'ambiente?

E' solo per caso che i mezzi d'informazione, i prodotti cinematografici e televisivi, i romanzi e le riviste, - che il potere economico finanzia e il potere politico favorisce -, presentano e condannano essenzialmente la delinquenza comune individuale, e il racket economico armato praticato delle organizzazioni criminali, e non presentano né condannano quasi mai il racket economico, a sua volta armato (tramite le società private o milizie cosiddette di sicurezza), praticato su più larga scala dalle multinazionali e degli Stati che li difendono, né quasi mai presentano e condannano la delinquenza istituzionale dei dirigenti politici, militari, culturali e religiosi?


Parlando di sicurezza cosa intendono i dirigenti dei paesi più forti militarmente: il rispetto della sovranità dei paesi più deboli sulle loro risorse, o l'impunità dei più forti che s'impadroniscono di queste risorse con la forza?

Parlando di sicurezza cosa intendono i dittatori dei paesi poveri: il rispetto dei diritti dei cittadini, o l'impunità nel gestire le risorse del paese per l'esclusivo interesse dei dittatori?

Parlando di sicurezza cosa intendono i cittadini dei paesi ricchi: il rispetto della loro vita e dei loro privilegi soltanto, o anche il rispetto della vita e dei diritti dei cittadini di tutti gli altri paesi del pianeta?

Se il mondo sta diventando sempre più un “Far West”, simile a quello esistito un secolo fa negli Stati Uniti, dominato dal più avido di ricchezze materiali, dal più armato, dal più furbo, chi ne è responsabile: i terroristi o quelli che sono talmente avidi di ricchezze materiali appartenenti ad altri che usano tutti i mezzi per accaparrarseli, ivi compresa la forza?

Quando il governo di una nazione, per realizzare i propri scopi, ricorre sistematicamente alla menzogna, alla violazione del diritto internazionale e all'uso unilaterale della forza militare, quanti si ricordano che questo tipo di politica è stato quello di Hitler e del Giappone fasciste, con questo risultato: dominare con le guerre d'aggressione, e, come conseguenza logica, la risposta degli aggrediti con la resistenza armata?

La sicurezza dei cittadini non è mai garantita da dirigenti politici bugiardi che nascondono la verità sui fatti reali, ma dalla capacità dei cittadini di eleggere dirigenti dai quali esigono di dire la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità?

Cosa rispondere ad un essere umano che dichiara: “Un mondo che non mi permette di esistere nella dignità, non merita di esistere”?

La sicurezza del popolo esige, in più, dalla parte di chi o di coloro che hanno la potenza sovrana, che la giustizia sia amministrata con uguaglianza a tutti i livelli del popolo, cioè che, sia le persone ricche e potenti che quelle che sono povere ed oscure possano essere ristabilite nei loro diritti per i torti che le sono state fatti, in modo che le persone di rango elevato non possano avere una più grande speranza d'impunità quando agiscono con violenza contro quelle di rango inferiore, le disonorano e fanno loro subire dei torti, che quando queste ultime fanno la stessa cosa a quelle. E' in questo, in effetti, che consiste l'equità.

(...)

L'onore delle persone di rango elevato deve essere misurato alle loro buone azioni, e ai soccorsi che prodigano alle persone di rango inferiore, e per niente altrimenti. E le violenze, l'oppressione ed i torti che fanno subire non sono diminuiti, ma aggravati dalla grandezza della loro persona, perché hanno meno bisogno di commetterli. La parzialità verso i grandi produce conseguenze che si apprezzano così: l'impunità crea il non rispetto, il non rispetto l'odio, e l'odio suscita lo sforzo per abbattere ogni grandezza oppressiva e disprezzante, ivi compreso distruggendo lo Stato.

Thomas Hobbes [903]

Gli Stati militarmente forti che utilizzano l'armamento tecnologico (bombardamenti che colpiscono la popolazione con effetto distruttivo da mini bomba nucleare, avvelenamento delle acque, inquinamento della terra e dell'aria con l'uranio impoverito), creano ordine nel mondo, o aumentano il rischio che le organizzazioni avversarie finiscano per ricorrere ad azioni simili: uso di bomba nucleare artigianale, avvelenamento delle acque e gas letali negli spazi pubblici?

Come i popoli dei paesi di cui l'esercito fa una guerra, e quindi crea insicurezza in un altro paese, possono credere di continuare a vivere, loro, nella sicurezza?

La vostra sicurezza non è nelle mani di Kerry, Bush o di Al Qaida. La vostra sicurezza è nelle vostre mani. Ogni Stato che non colpisce la nostra sicurezza garantirà automaticamente la sua sicurezza.

Osama Bin Laden[904]

Qual è la migliore soluzione per garantire la sicurezza nei paesi economicamente e militarmente forti: la repressione da parte della polizia e dell'esercito per degli atti di resistenza o terroristici, o la prevenzione di questi atti con la rinuncia alla causa che li provoca: la dominazione economica e l'occupazione militare?

Qual è la migliore soluzione per garantire la sicurezza se non la cooperazione equa, nel rispetto dei reciproci diritti? Ricordiamo qui che due dei motivi principali della nascita del partito e del regime nazista, e poi della seconda guerra mondiale, sono stati la dominazione economica e l'occupazione militare di una parte della Germania da parte delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale. C'è quindi da stupirsi se, ancora una volta, la dominazione economica e l'occupazione militare possano dare nascita ad una forma di fascismo nei paesi musulmani vittime di questi due flagelli? E se fosse il caso, chi ne è il primo responsabile se non che chi ne è la causa: il dominatore economico e l'occupante militare?

Fino ad oggi, le guerre sono finite soltanto quando sono diventate una calamità non per il vinto ma prima di tutto per l'aggressore che credeva di vincere. E le guerre non hanno potuto esistere quando i popoli avevano gli interessi abbastanza mescolati da dipendere l'uno dall'altro.

Più l'uguaglianza, sviluppandosi nello stesso tempo in molti paesi, spinge simultaneamente verso l'industria e il commercio gli uomini che abitano in quei paesi, non solo i loro gusti si somigliano, ma i loro interessi si mescolano e s'incastrano, in modo tale che nessuna nazione può infliggere alle altre dei mali che non ricadono su se stessa, e che tutte finiscono per considerare la guerra come una calamità grande altrettanto per il vincitore che per il vinto.

Alexis de Tocqueville[905]


Corsa alle armi o disarmo?


(...) che la pace sia per lo più possesso di quanti vivono in armi.

Tucidide[906]

Come assicurare la sicurezza, finché si crede che la pace si basa soltanto sulla preparazione alla guerra?

(...) è evidente che durante questo tempo in cui gli esseri umani vivono senza che una potenza comune imponga a tutti un rispetto mischiato di timore, la loro condizione è ciò che si chiama la guerra; e questa è tale che è una guerra di ognuno contro ognuno. In effetti, la GUERRA (12) non consiste soltanto nella battaglia o nell'atto di combattere, ma in questo spazio di tempo durante il quale la volontà di ricorrere al combattimento è sufficientemente conosciuta; e quindi la nozione di tempo[907] deve essere presa in conto nella natura della guerra, come è il caso nella natura del tempo che fa. Perché, come la natura del cattivo tempo non consiste in uno o due acquazzoni, ma in una tendenza al cattivo tempo, che dura vari giorni, lo stesso per quanto riguarda la natura della guerra, questa non consiste in una battaglia effettiva, ma nella disposizione riconosciuta al combattimento, durante tutto il tempo che non c'è assicurazione del contrario. Ogni altro tempo è la PACE[908].

Thomas Hobbes[909]

La teoria della dissuasione armata consiste in una corsa dove ognuno degli avversari cerca di disporre del massimo di armi, con il massimo di capacità distruttiva; così gli avversari, sapendo che possono distruggersi a vicenda, la guerra diventa impossibile tra loro. I sostenitori di questa teoria della dissuasione armata affermano che ha avuto il merito di evitare una guerra nucleare, dalle conseguenze inimmaginabili, tra gli Stati Uniti e l'ex Unione Sovietica.

Tuttavia questa teoria ha il difetto di costringere ad un eterno aumento delle spese militari, che aggrava la corsa globale agli armamenti per una guerra sulla terra, in mare e nello spazio. Se i dirigenti dei paesi più forti militarmente fossero realmente intelligenti, saggi e civilizzati, non dovrebbero piuttosto prendere la decisione di un disarmo generale in quanto è la sola reale garanzia di sicurezza pace? Sarebbe certamente il progresso più significativo della vera civiltà umana.

Ma come compiere questo progresso finché esistono le multinazionali produttrici di armi e le banche che partecipano alla loro commercializzazione, e finché le multinazionali economiche sono in competizione per il dominio sulle risorse naturali del pianeta, con l'aiuto dell'esercito e delle armi del paese di origine di queste multinazionali?


Armi convenzionali


I mezzi d'informazione ufficiali parlano principalmente delle armi nucleari. Eppure la corsa agli armamenti riguarda anche le armi convenzionali.

I livelli di armi convenzionali consentiti sono talmente elevati da permettere un altro paio di guerre mondiali: 20.000 carri armati, 30.000 veicoli di combattimento e trasporto, 20.000 pezzi d'artiglieria, 6800 aerei da combattimento e 2000 aerei d'attacco[910].

L'Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma scrive:

Le recenti tendenze in spese militari.

La spesa militare mondiale nel 2006 è stimata a 1204 miliardi di dollari in prezzi correnti. Ciò rappresenta un aumento del 3,5 per cento in termini reali dal 2005 e del 37 per cento per i 10 anni dal 1997. La spesa media pro capite è aumentata da 173 dollari nel 2005 a 177 nel 2006 a costanti (2005) prezzi e tassi di cambio, e di 184 dollari a prezzi correnti.

La spesa militare mondiale è distribuita in modo estremamente disuguale. Nel 2006, 15 paesi con la più alta spesa rappresentavano l' 83 per cento del totale. Gli Stati Uniti sono responsabili per il 46 per cento del totale mondiale, seguiti a distanza da Regno Unito, Francia, Giappone e Cina, con 4-5 per cento ciascuno. (...)

Il rapido aumento negli Stati Uniti della spesa militare è in larga misura dovuto alle operazioni militari continuatamente costose in Afghanistan e in Iraq. La maggior parte dell'aumento risulta dalle allocazioni supplementari in aggiunta al bilancio normale. Tra settembre 2001 e giugno 2006, il governo degli Stati Uniti ha fornito un totale di 432 miliardi di dollari in stanziamenti supplementari annuali sotto la voce "guerra globale al terrorismo". Questo massiccio aumento della spesa militare degli Stati Uniti è stato uno dei fattori che ha contribuito al deterioramento dell'economia americana dal 2001. (...)

Nel 2006 la Cina ha proseguito il suo forte aumento di spesa militare, superando per la prima volta quella del Giappone e, di conseguenza, ha sostituito il Giappone, in Asia, imponendosi come il paese con il più alto livello di spesa militare, e come il quarto più grande acquirente nel mondo[911].


Armi nucleari


Per garantire una pace reale per tutti, come è possibile concepire che basta impedire il possesso di armi di distruzione di massa ad alcuni Stati, considerati pericolosi? Se gli Stati che possiedono l'arma nucleare la giustificano considerandola uno strumento di dissuasione, con quale diritto allora impediscono ad altri Stati di imitarli? Se gli Stati nucleari trovano questo cosiddetto diritto nella loro forza militare, è di conseguenza logico che altri Stati cercano di imitarli, aumentando anche loro la forza militare. Non si esce da questo circolo vizioso volendo impedire a Stati che non hanno l'arma nucleare di possederla, ma soltanto con un disarmo nucleare generale di tutti gli Stati del pianeta, e gli Stati nucleari devono essere le prime a darne l'esempio; e tutta l'operazione deve essere realizzata sotto il controllo di una un'istituzione internazionale credibile, al di sopra di tutte le nazioni in quanto rappresentante dell'umanità intera?

A proposito dell'atomica pachistana, è più utile che gli Stati Uniti spendano 100 milioni di dollari per proteggerla da eventuali ladri[912], che potrebbero utilizzarla come arma di terrorismo, o spendere quei soldi per creare lo sviluppo economico e sociale del Pakistan in modo che il terrorismo e le armi nucleari non abbiano più motivo di esistere?

A questo problema delle armi di distruzione di massa non c'è che una soluzione: distruggere tutte quelle che esistono e smettere di produrne di nuove. Solo così nessuno Stato - "canaglia” o meno - potrà usarle; solo così nessun terrorista - islamico o no - potrà impossessarsene[913].

Tuttavia, per garantire una pace reale per tutti, basterebbe vietare le armi moderne? La risposta è stata già fornita nel 1955, dieci anni dopo la fine della seconda guerra mondiale:

La maggior parte della gente spera che è forse possibile autorizzare la guerra a continuare, a condizione di vietare le armi moderne.

Questa speranza è illusoria. Gli accordi ai quali si è arrivati in tempo di pace a proposito dell'utilizzo delle bombe H non avranno più valore di costrizione in tempo di guerra, e dalle due parti ci si metterà a fabbricare delle bombe H appena la guerra sarà dichiarata. Infatti, se una delle parti fabbrica delle bombe e l'altra no, quella che fabbrica è sicura di vincere.

Dobbiamo imparare a non domandarci con quale mezzo assicurare la vittoria militare al gruppo di nostra scelta, perché questi mezzi non esistono più. La questione che dobbiamo porci è la seguente: quali mezzi bisogna mettere in opera per evitare ogni confronto militare di cui la fine non può essere che disastrosa per l'una e l'altra delle parti in presenza? (...)

Dato che, in ogni guerra mondiale futura, delle armi nucleari saranno certamente utilizzate e che queste armi minacciano l'esistenza del genere umano, esortiamo i governi dei paesi del mondo a prendere coscienza, e a riconoscere pubblicamente, che gli obiettivi che sono loro non possono essere raggiunti con una guerra mondiale; di conseguenza, li esortiamo a trovare i modi per risolvere pacificamente i loro conflitti!

Appello per l'abolizione della guerra,

10 luglio 1955

firmato da Percy W. Bridgman, Albert Einstein, Leopol Infeld, Herrmann Joseph Muller,

Cecil F. Powell, Joseph Rotblat, Bertrand Russel, Hideki Yukawa e Fédéric Joliot-Curie [914]

Fino ad oggi, i dirigenti, - e i cittadini -, degli Stati, in primo luogo quelli che si considerano più civilizzati, non hanno voluto ascoltare quest'appello. Quale tragedia futura, peggio della seconda guerra mondiale, li costringerà finalmente a capire quest'appello? Non sarà allora troppo tardi?


Produzione e commercio delle armi


Nel dicembre 2006, l'assemblea delle Nazioni Unite ha votato per la stesura di un Trattato internazionale sul commercio delle armi, con l'obiettivo di impedire le vendite di armi che alimentano i conflitti nel mondo. Tra i 153 voti favorevoli ci sono anche Australia e Gran Bretagna. Perché ha votato contro il governo degli Stati Uniti ?[915] Il motivo non è nell'esistenza in questo paese di aziende come la seguente: la multinazionale statunitense ATK (Alliant Techsystems Inc.) si pubblicizza come una delle migliori società aerospaziali e di difesa ("A premiere aerospace and defense company"); questa multinazionale fabbrica munizioni con uranio impoverito, Matrix e Spider, la prossima generazioni di mine anti-uomo, munizioni a grappolo (Cluster) utilizzate in Iraq, Afghanistan, Libano, Israele, missili nucleari Trident II e Minuteman III destinati al prossimo olocausto nucleare[916]. Ecco ciò che ne dice l'associazione statunitense "AlliantAction: Who profits? Who dies?" ("Alliant Azione: Chi approfitta? Chi muore?")

Il luogo comune della Difesa Nazionale - Alla luce della vendita internazionale di armi. A proposito di aziende con finalità il profitto, l'avidità e la dominazione!

"Ci sentiamo molto forti e siamo orgogliosi del nostro ruolo nel fornire sicurezza per questa nazione. Se i nostri uomini e le nostre donne americane sono inviati in condizione pericolosa, vogliamo vederli protetti - e prendiamo questo molto sul serio." Verga Bitz, vice-presidente, Corporate Communications ATK

Se Alliant è così preoccupata per la sicurezza dei soldati americani, perché vende gli stessi sistemi di armi, munizioni e tecnologia in tutto il mondo? Non sarebbe in realtà il profitto dell'azienda che cerca di proteggere? Alliant, in base al suo sito web (www.atk.com), elenca gli uffici di vendita o rappresentanti in più di 60 diversi paesi di tutto il mondo, tra cui India, Pakistan, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Colombia, Venezuela, Argentina, Brasile, Cile, Grecia e Turchia. (...)

Molti di questi paesi o la regione geografica dove si trovano, sono politicamente instabili e in qualsiasi momento un conflitto armato potrebbe scoppiare. Se i militari degli Stati Uniti dovessero essere coinvolti, i nostri soldati americani sarebbero veramente messi in pericolo dalle armi e tecnologia venduti in tutto il mondo da parte di ATK. FATTO: i contraenti militari statunitensi ora rappresentano oltre il 60% di tutte le vendite di armi nel mondo. Alliant mantiene i nostri soldati fuori dal pericolo? Chi approfitta e chi muore?[917]

Come sarebbe possibile un ordine accettabile da tutti nel mondo:

- finché i paesi che si dichiarano più civilizzati consacrano il massimo delle risorse materiali e intellettuali a mantenere e sviluppare una forza militare illimitata, cercando di espanderla in terra, in mare e nello spazio?

- finché i dirigenti politici giustificano la fabbricazione di armi da guerra nel loro paese per assicurare un “lavoro” ai loro cittadini, e che questi cittadini accettano di guadagnarsi da vivere producendo i strumenti della morte per altri popoli?

- finché i paesi più forti economicamente e militarmente si sono dotati dell'arma nucleare come strumento di dissuasione, permettendo a paesi alleati come Israele e il Pakistan di possederla, e vietando ad altri paesi di acquisire quest'arma?

- finché i cinque paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina -, sono i più grandi fornitori delle armi che sono utilizzate nella trentina di guerre in corso nel 2007?

I paesi d'Europa sono importanti esportatori di armi. L'elenco dei miglior venditori include: aerei da combattimento inglesi, sottomarini tedeschi, missili francesi, e piccole armi italiane. I paesi europei non soltanto guadagnano soldi tramite l'esportazione di armi. Aiutano anche la costruzione di industrie di armamenti esportando la tecnologia e qualche volta anche linee di produzione intere nei paesi del sud. L'Europa fornisce prestiti ed esporta crediti ai clienti delle industrie di armamenti. Il sopporto finanziario è fornito dai governi come dalle banche[918].

Nella produzione e nel commercio delle armi, perché i cittadini dei paesi produttori e venditori non esigono di sapere come si realizza il guadagno finanziario che ne traggono gli azionari non solo delle aziende produttrici ma anche delle banche che a queste forniscono appoggio? L'esempio del caso italiano permette di avere un'idea della situazione negli altri paesi:

1,5 miliardi di euro, la cifra più alta da vent’anni. Ammontano a tanto le operazioni di incassi che le banche si sono viste autorizzare nel 2006 per l’export di armamenti. Primeggia il gruppo San Paolo Imi. Banca Popolare di Milano dimezza la propria attività.

È la cifra record dell’ultimo ventennio: una festa per l’industria armiera nazionale trainata da Finmeccanica (...) Nel “Rapporto” al parlamento, reso noto in questi giorni, superano infatti i 2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all’export di armamenti nel 2006 con un’impennata del 61% rispetto al 2005. E sfiorano il miliardo di euro (970 milioni) le consegne effettuate nel 2006.

Ma brindano anche le banche che, lo scorso anno, si sono viste autorizzare operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro – altra cifra record dell’ultimo ventennio – con relativi compensi di intermediazione per oltre 32,6 milioni di euro. E il gruppo San Paolo Imi, nonostante la dichiarata policy restrittiva, è per il secondo anno consecutivo in testa alla classifica delle “banche armate”.

Non sono tranquillizzanti nemmeno i destinatari delle esportazioni. Al primo posto, dopo anni di stasi, ritornano gli Stati Uniti: oltre alla flotta di elicotteri presidenziali dell’Agusta (sulla quale è in corso un’inchiesta nei confronti dell’ex deputato repubblicano Curt Weldon, il principale sponsor politico dell’operazione), gli Usa acquistano dall’Italia bombe, siluri, razzi, missili e accessori, navi da guerra, esplosivi militari e armi automatiche per un totale di 349,6 milioni di euro.

Al secondo posto troviamo gli Emirati Arabi Uniti, che i rapporti Human Right Watch indicano come paese dove i diritti umani sono sistematicamente calpestati. È stata autorizzata la vendita di armi e sistemi d’arma per 338,2 milioni di euro.

Se è vero che la destinazione principale degli armamenti made in Italy sono paesi Ue e Nato (63,7%), non va dimenticato che oltre il 20% dei nostri sistemi d’arma finisce in aree calde come il Medio Oriente e l’Africa settentrionale per un valore complessivo di 442,8 milioni di euro. La Nigeria poi, per venire all’Africa subsahariana, riceve armi per 74,4 milioni di euro, raddoppiando il valore del 2005.

Anche se il “Rapporto” parla di «forte rallentamento» delle autorizzazioni verso i paesi asiatici, ricevono consegne notevoli l’India (66,3 milioni di euro), la Malesia (51,4), il Pakistan (39,7), Singapore (29,1). Sono della partita anche Perù (26,8 milioni di euro), Venezuela (16,1) e Libia (14,9).

Veniamo alle banche. San Paolo Imi è ancora la reginetta delle “banche armate”, triplicando quasi il valore: dai 164 milioni di euro nel 2005 ai 446 milioni nel 2006. L’istituto di credito torinese convoglia a sé quasi il 30% di tutte le operazioni di incassi e pagamenti dell’export di armi. Segue Bnp-Paribas, che controlla l’italiana Bnl: con 290,5 milioni di euro è la prima banca estera, operante in Italia, attiva nel settore. Al terzo posto ecco Unicredit: nel 2001 aveva dichiarato di voler cessare questo tipo di operazioni, ma da due anni a questa parte ricompare con quote rilevanti nella lista (886,7 milioni di euro nel 2006). Eccoci poi con la Banca Nazionale del Lavoro che ha accresciuto del 33% il proprio giro d’affari rispetto al 2005, portandolo ad oltre 80,3 milioni.

Se risultano in calo le operazioni della Deutsche Bank (78,3 milioni), crescono quelle della Commerz Bank (74,3 milioni) e torna alla grande il Banco di Brescia, vecchia conoscenza delle “banche armate”: riceve incassi per oltre 70 milioni.

La Banca popolare italiana passa da 14 a 60 milioni di euro e guida il gruppo degli istituti di credito sotto i sessanta milioni di euro di giro d’affari. In questa fascia preoccupa la ripresa delle operazioni di Banca Intesa: dai 163mila euro del 2005 ai 46 milioni del 2006. Da segnalare anche la presenza della Banca Popolare di Milano (con 17 milioni di euro ha dimezzato l’impegno rispetto al 2005), al centro di un serrato dibattito insieme alla Banca Etica, di cui è socio fondatrice e per la quale opera anche all’interno di Etica Sgr e della gestione fondi. (...)

Il rapporto 2006 presenta anche una nota lieta: la drastica discesa – da 133 al 36 milioni di euro – delle autorizzazioni riferite a Banca di Roma. Un segno, vogliamo augurarcelo, che la partecipazione ai convegni organizzati dalla campagna “banche armate” ha un effetto positivo sui vertici delle banche.

Giorgio Beretta,

Coordinatore della campagna di pressione alle "banche armate" in Italia[919]

Tra i cittadini che sono contro il commercio delle armi e che hanno un conto in una banca, quanti si informano precedentemente se la banca partecipa a questo commercio e, se lo fa, ritirano il loro conto per metterlo in una banca che non pratica quest'attività?

La richiesta di eliminazione della produzione di armi è contestata con due argomenti:

1) che questa eliminazione non è possibile perché creerebbe disoccupazione... Ma dei dirigenti realmente sostenitori della pace non saprebbero spostare i lavoratori delle fabbriche di armi in altri campi di attività economica, pacifica e benefica alla società?

2) il secondo argomento non è quasi mai reso pubblico, ed è questo: l'eliminazione della produzione di armi danneggerebbe anche chi ne trae profitto, ossia gli azionari e dirigenti di queste aziende... Ma perché questi azionari e dirigenti non scelgono un'altra attività economica che è benefica alla società?

Se gli azionari delle imprese di armamenti e delle banche che le commercializzano, accecati dal profitto, non rinunceranno mai alla loro attività di guerra e di morte, i dirigenti politici non sono invece obbligati a rinunciare a quest'attività per trovare ai lavoratori delle possibilità d'impiego in attività pacifiche? E se questi dirigenti politici non sanno farlo, a cosa servono? E se questi dirigenti non vogliono farlo, perché dipendono dai mercanti d'armi -, cosa che non diranno mai -, perché i cittadini non li cambiano e trovano dei dirigenti capaci: 1) di realizzare questa trasformazione pacifica, 2) di rispondere agli interessi della popolazione e non a quelli dei mercanti d'armi?

Se si vuole sinceramente un mondo vivibile per tutti, non è necessario vietare ogni attività che danneggi qualsiasi parte dell'umanità?

Per i dirigenti più potenti del mondo, qual è il modo migliore di dimostrare la loro intelligenza, la loro volontà e la loro civiltà: nel sostegno all'invenzione e produzione di nuovi mezzi per uccidere gli esseri umani e distruggere l'ambiente, o nella creazione di un maggior benessere per gli esseri umani e una maggior cura per l'ambiente?

Cosa aspettarci dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, quando fa la dichiarazione già citata prima nel capitolo sull'Impero, ma che mi sembra necessario ricordare:

Come Presidente, ricostruirò il nostro potenziale militare in modo da affrontare le sfide del XXI° secolo. Rinnoverò la diplomazia decisa, che impedirà all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare e che impedirà i comportamenti aggressivi della Russia. E riorienterò i nostri sforzi per finire il lavoro intrapreso contro Al Qaida e i talebani in Afghanistan[920].


Dominazione, resistenza e terrorismo


Se offrite denaro a piene mani, se trattate bene tutti, se impedite ai vostri soldati di fare il minimo danno nei luoghi dove passeranno, se i popoli vinti non soffrono nessun danno, assicuratevi che sono già guadagnati, e che il bene che diranno attirerà più soggetti al vostro illustre Maestro e più città sotto la sua dominazione, che le più brillanti vittorie.

Sun Tze[921]


In tutta la storia umana, si è mai visto manifestarsi atti di resistenza o di terrorismo in assenza di una dittatura interna o/e di un'aggressione militare esterna?

Se il terrorismo è sempre e senza condizione condannabile, in quanto colpisce dei civili non combattenti, è ragionevole e giusto condannare o, invece, sostenere chi resiste pacificamente ad una dittatura interna o a un'occupazione militare esterna?

E se una resistenza pacifica si rivela inoperante a lungo termine, è ragionevole e giusto condannare o piuttosto sostenere chi ricorre alla resistenza armata per mettere fine alla dominazione militare interna o esterna?

Come è possibile combattere il terrorismo se non si capisce o si rifiuta di capire i motivi reali delle sue azioni?

Se una persona è ostile, vuol dire che forse abbiamo fatto qualcosa che l'ha messa in questa condizione. (...) Vorrei per esempio rivolgere un esame approfondito alle cause che inducono i terroristi di oggi a comportarsi in modo così determinato; alla forza che li spinge ad azioni così crudeli; all'intima storia che porta una persona a scegliere di morire o uccidere per un ideale. (...) Difficilmente mi trovo schierato senza aver studiato la ragione che è all'origine dello schierarsi[922].

Per esempio, il disordine mondiale aumenta a causa del terrorismo o, al contrario, a causa di sempre più ingiustizie, più dittature interne e più guerre d'aggressione straniere?

Un medico che dichiara di combattere la febbre senza combattere la sua causa, è considerato un incompetente, o, se è competente, è considerato un disonesto che ha qualche interesse a mantenere la febbre nel malato, per avere più soldi moltiplicando le cure mediche. Qual è allora la credibilità di un dirigente politico chi dichiara di lottare contro il terrorismo, mentre ignora o addirittura ostacola la soluzione delle cause che lo producono: economiche, politiche, sociali, culturali e psicologiche? Questo dirigente politico è un incompetente o ha qualche interesse a mantenere il terrorismo? E per quale motivo se non per il proprio interesse economico (sfruttamento di risorse naturali) o/e un interesse politico (giustificazione di una dittatura)?

E' possibile costruire un ordine mondiale giusto finché un'azione che colpisce civili non combattenti viene chiamata terrorismo solo quando è commessa da un'organizzazione illegale, ma quando è uno Stato che la commette, - tramite il suo esercito o altre sue organizzazioni (servizi para-militari, polizia, servizi segreti, ecc.) -, quest'azione è chiamata "guerra contro il terrorismo"? Non si ripete così la stessa manipolazione delle parole, già utilizzata nel passato? Per esempio, durante la conquista dell'America da parte degli Europei, quando gli Indiani effettuavano un'operazione militare di resistenza, gli invasori la chiamavano "massacro barbaro", mentre quando gli invasori effettuavano un'operazione militare d'invasione, la chiamavano "vittoria".

I cittadini si vedono costretti ad un'unica scelta, tra uno Stato che diventa terrorista, e dei terroristi che vogliono diventare uno Stato. Qual è l'interesse di chi costringe a questa unica scelta se non il rifiuto della democrazia reale, la quale richiede il rispetto dei diritti umani di tutti senza eccezione? La creazione di un ordine mondiale giusto non richiede invece da parte dei cittadini il rifiuto di qualsiasi forma di terrorismo, che sia di organizzazioni illegali o di Stato?


Violenza o non violenza?


Dittatura interna e dominazione esterna


L'ex-ministro statunitense alla difesa, Rumsfeld, ha definito "vecchia" l'Europa perché rifiutava l'ultima guerra contro l'Iraq considerandola illegale. Domanda: è "vecchio" chi rispetta il diritto internazionale e rifiuta la guerra, in base alla Carta delle Nazioni Unite, - che ha appreso le lezioni della carneficina che furono la prima e la seconda guerra mondiale -, o è vecchio chi vuole tornare al passato fino all'antichità, che si distingueva con la dominazione del più forte militarmente?

Nel governare, che bisogno hai di uccidere? Se desideri il bene, anche il popolo ti seguirà nel bene.

Confucio [923]


L'odio è potente, e sano qualche volta. E spesso non manca di bellezza. Ma, se è buono perché i capitalisti spudorati lo temono, noi dobbiamo temere di lasciarsi andare a lui troppo volentieri. Odiare per distruggere, sì: per distruggere tutto ciò che genera l'odio. Ma soprattutto bisogna pensare ad edificare. Edificare per solidarietà e per amore.

(...)

Penso fermamente che un uomo può e deve rifiutare di assassinare altri.

Louis Lecoin[924]


Ci sono molte cause per le quali sono preparato a morire, ma non ci sono cause per le quali sono preparato ad uccidere.

(...)

Occhio per occhio rende il mondo intero cieco.

Gandhi


Non abbiamo più bisogno di violenza nel nostro paese. Abbiamo bisogno di dirigenti che rappresentino la cooperazione. Abbiamo bisogno di una direzione che rappresenti la pace. Abbiamo bisogno di dirigenti che capiscono la tragedia dell'uso della violenza nella soluzione dei nostri problemi.

Ron Kovic, veterano della guerra in Vietnam[925]

In nome di cosa se non della forza militare, gli eserciti di alcune nazioni occupano altre nazioni? E come si può aspettare da questo dominio della forza aspettare un ordine pacifico?

E' ammissibile che un popolo dominato, che ha scelto la resistenza (pacifica o armata) non sia sostenuto da tutti coloro (governi, istituzioni internazionali, cittadini) che si dicono contro ogni dominazione e per i diritti dei popoli alla libertà? Questa mancanza di sostegno incoraggia il popolo dominato ad usare la non violenza, o piuttosto lo costringe a ricorrere alla resistenza armata e, forse anche, per una minoranza di questo popolo, al terrorismo?

O ci si oppone violentemente alla violenza e automaticamente si fa il suo gioco, o non ci si oppone a lei ed è lei che vi chiude subito la bocca.

René Girard [926]

Come uscire da questo dilemma finché i dirigenti governativi e prima di tutto i cittadini non agiscono per mettere fine ad ogni dittatura interna ed a ogni occupazione militare esterna?

Perché la brava gente, che vuole un ordine mondiale pacifico, non assume la sua parte nella lotta, almeno sotto forma di non cooperazione con qualsiasi istituzione, pubblica o privata, di cui le attività causano ingiustizie o guerre?

Chi è per la non violenza ma non è personalmente vittima della violenza può chiedere a chi subisce personalmente una violenza (di una dittatura o di un esercito straniero) di ricorrere, per liberarsene, soltanto alla non violenza, anche quando questa si rivela impraticabile?


Perché il movimento pacifista mondiale non riesce a mobilitarsi in modo da impedire qualsiasi guerra di aggressione? In particolare, perché i movimenti pacifisti statunitensi e degli altri paesi occidentali non si sono mobilitati con abbastanza forza da impedire la guerra contro l'Afghanistan e contro l’Iraq, nemmeno quando si è saputo che i motivi della guerra contro l'Iraq erano falsi, e quando si sa che il comportamento dell'esercito statunitense è contrario alle Convenzioni internazionali?

Come stabilire un ordine mondiale se il movimento pacifista non dà attenzione a tutti i popoli, senza distinzione ne gerarchia, che sono vittime di dominazione interna o straniera, e crea una rete di solidarietà per favore di tutti senza eccezione?

Chi crede alla necessità della guerra accusa con disprezzo i pacifisti di essere dei deboli che nascondono la loro vigliaccheria dietro il rifiuto della guerra, o dei complici incoscienti del terrorismo. Erano quindi dei deboli o dei complici del terrorismo Gesù Cristo, Gandhi e Martin Luther King e Rachel Corrie, la giovane statunitense che si opponeva al bulldozer israeliano che voleva distruggere illegalmente una casa palestinese, e che fu uccisa dal conduttore del bulldozer? Lo sono i soldati statunitensi e israeliani che rifiutano di partecipare alla guerra d'aggressione contro un altro popolo e che accettano la prigione? Lo sono i medici dell'organizzazione italiana Emergency che curano i feriti nei paesi in guerra?

Ci vuole più di eroismo per battersi con i mezzi civili.

Gaston Leval,

combattente e storico della rivoluzione spagnola.


Esistenza o annientamento della specie umana


La violenza difensiva può qualche volta paralizzare una violenza offensiva. Ma non la considerate come una disfatta? Vi forza a scendere sul terreno dell'avversario, a adottare i suoi metodi e i suoi mezzi. Utile qualche volta contro tale violenza determinata, non saprebbe distruggere il principio stesso della violenza e diminuire la violenza in generale.

Han Ryner [927]


E' apertamente, ormai, che la violenza regna su di noi, sotto la forma colossale e atroce dell'armamento tecnologico. E' lei, ci dicono gli "esperti", senza minimamente battere ciglio, e come se si trattasse della cosa più naturale, che tiene il mondo intero in un rispetto relativo. (...)

Si direbbe sempre più che gli uomini si mettono loro stessi o sono messi (...) davanti alla scelta per la prima volta esplicita ed anche perfettamente scientifica tra la distruzione totale e la rinuncia totale alla violenza.

René Girard[928]


Come ottenere una pace reale, in particolare tra le nazioni più potenti fino a che verrà messo in pratica il principio che risale all'Impero romano: Si vis pacem, para bellum (Se vuoi la pace, prepara la guerra)? Si sa che la pace di cui parlavano i dirigenti romani era la cosiddetta “pax romana”, ossia la dominazione militare dei Romani sugli altri popoli?

Non si può può instaurare una pace vera regolando la propria condotta sull'eventualità di un conflitto a venire, soprattutto quando appare sempre più chiaro che un tale conflitto porterebbe all'annientamento universale. Così ogni azione politica dovrebbe avere per filo conduttore il pensiero seguente: cosa fare per instaurare tra le nazioni una coesistenza pacifica altrettanto soddisfacente quanto possibile? Il primo problema che si pone è l'eliminazione del timore e della diffidenza reciproca. E' indubbiamente necessario che ognuno rinunci solennemente ad impiegare la forza contro l'altro (e non solo all'impiego dei procedimenti di distruzione di massa). Un simile gesto, tuttavia, può avere effetto soltanto se accompagnato dalla creazione di un'istanza giuridica ed esecutiva sovranazionale, incaricata di risolvere le questioni direttamente legate alla sicurezza delle nazioni. (...) In fin dei conti, ogni coesistenza pacifica riposa in primo luogo sulla fiducia reciproca e in secondo luogo soltanto su istituzioni come la giustizia e la polizia; questo vale sia per le nazioni che per gli individui. Ma la fiducia non può stabilirsi che sulla base di una relazione di reciprocità leale.

Albert Einstein[929]

Sapendo che l'umanità è giunta alla capacità di annientarsi totalmente, per evitarlo non è anche giunto il momento di imparare a superare il ricorso alla violenza nella soluzioni dei conflitti, prima di tutto il ricorso alle guerre d'aggressione qualsiasi sia l'etichetta con la quale vengono mascherate?

Non è ragionevole cercare di evitare qualsiasi frustrazione e qualsiasi conflitto. E' assurdo voler estirpare ogni aggressività dall'educazione, dalla vita professionale o dalle relazioni internazionali. Tuttavia, se gli esseri umani vogliono semplicemente sopravvivere, devono prendere l'abitudine di cercare mezzi alternativi alla violenza per risolvere le loro tensioni. E' urgente che ognuno, al suo livello[930], inventi nuovi comportamenti e nuove soluzioni per i problemi che il costume tende a risolvere con l'aggressione. Il coraggio qui è forse meno importante dell'immaginazione...

Jacques Van Rillaer[931]

A proposito delle ricerche scientifiche in corso sul cervello umano, cosa aspettano i cittadini per assicurarsi che queste ricerche non siano finalizzate a trovare nuovi modi di manipolare, sfruttare e dominare gli individui e i popoli, ma per permettere la cooperazione pacifica tra di loro?

Quando gli uomini sani saranno liberati dalle catene dei loro pregiudizi, del loro gruppo, della loro classe, del loro oro? Quando usciranno dal carcere dei loro automatismi e del loro linguaggio?

(...)

Lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo è un fatto sociologico che rimane e che non si può negare. Sappiamo che la sua fonte risiede nell'aggressività paleocefalica. Mi pare biologicamente assurdo sperare di fare sparire il primo ( ho invertito i termini), conservando la seconda. (...) qualsiasi sia la soluzione verso la quale il determinismo cosmico che guida il suo destino impegnerà l'Uomo, l'aggressività come la conosciamo, unicamente orientata verso gli altri, dovrà sparire, per orientarsi verso la conquista di un nuovo mondo, quello che il nostro occhio distingue guardando le stelle e quello, più incomprensibile ancora, che vive in noi.

Henri Laborit [932]


2. NEGAZIONE O RISPETTO DEGLI ALTRI ?


Zigong domandò: "C'è una parola che faccia da guida per tutta la vita?" Il Maestro disse: "E' la reciprocità. Quel che non desideri per te, non farlo agli altri."

Confucio[933]


La legge di natura non ha dunque bisogno di essere resa pubblica o di essere promulgata perché è contenuta in questa unica massima, approvata dal mondo intero: non fare agli altrui ciò che pensi non sia ragionevole che ti venga fatto[934].

Thomas Hobbes[935]

La negazione dei diritti degli individui o dei popoli è una violenza. Come allora creare un ordine accettabile quando nei paesi poveri:

- sono negati i legittimi diritti economici, e se i cittadini li chiedono sono repressi, come "fautori di disordine", dal potere militare statale o licenziati dalla multinazionale dove lavorano,

- sono negati i legittimi diritti politici, e se i cittadini li chiedono sono repressi dallo stesso potere militare statale, e se non basta, vengono occupati da un esercito straniero in nome di ciò che lo Stato che lo manda chiama la "salvaguardia dei propri interessi vitali” o chiama la "guerra contro il terrorismo".

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che hanno offeso la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godranno della libertà di parola e di credo, liberati dal timore e dal bisogno, è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo.

Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale con i suoi milioni di morti, i rappresentanti delle nazioni hanno proclamato il 10 dicembre 1948 una Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In questa si indicavano le condizioni fondamentali per la pace all'interno delle nazioni e tra di loro. Perché questa dichiarazione è così poco insegnata nelle scuole, è così poco pubblicizzata dai mass media ufficiali, e perché i dirigenti dei governi la rispettano così poco? Chi desidera realmente la pace, non basta che rispetti e applichi i principi di questa Dichiarazione Universale?

E se questo non basta, cosa aspettano i cittadini, prima quelli dei paesi democratici, per costringere i loro dirigenti a creare una una nuova istituzione internazionale adeguata al presente, con queste due caratteristiche:

1) stabilire le regole di convivenza mondiale sulla base di un'equità condivisibile da tutte le nazioni e tutti i popoli,

2) disporre del potere reale di far rispettare queste regole da parte di tutti senza condizioni?

I dirigenti che non si danno da fare per creare un'istituzione capace di garantire la pace tra le nazioni e tra gli individui, perché agiscono in tal modo se non per permettere che lo stato di guerra, o di minaccia di guerra, lascia loro la licenza di commettere impunemente tutti i soprusi che desiderano?

Lo stato di guerra si permette tutte le ingiustizie, tutte le violenze, la più piccola delle quali basterebbe a disonorare l'individuo. Esso ha fatto ricorso, nei confronti del nemico, non solo a quel tanto di astuzia permessa, ma anche alla menzogna cosciente e voluta, e questo in una misura che va al di là di tutto ciò che si era visto nelle guerre precedenti. Lo Stato impone ai cittadini il massimo di obbedienza e di sacrificio, ma li tratta da sottomessi, nascondendo loro la verità e sottomettendo tutte le comunicazioni e tutti i modi di espressione delle opinioni ad una censura che rende la gente, già intellettualmente depressa, incapace di resistere ad una situazione sfavorevole o ad una cattiva notizia. Si distacca da tutti i trattati e da tutte le convenzioni che lo legano agli altri Stati, ammette senza timore la propria rapacità e la propria sete di potenza, che l'individuo è costretto ad approvare ed a sanzionare per patriottismo.

Non ci venga a dire che lo Stato non può evitare di ricorrere al sopruso, perché, se vi rinunciasse, si metterebbe in posizione d'inferiorità. Conformarsi alle norme morali, rinunciare all'attività violenta e brutale è altrettanto poco vantaggioso per l'individuo che per lo Stato, e raramente questo si dimostra disposto a dispensare il cittadino dai sacrifici che esige da lui. Inoltre, non bisogna meravigliarsi nel constatare che il rilassamento dei rapporti morali tra i grandi gruppi dell'umanità abbia avuto ripercussioni sulla morale privata, perché la nostra coscienza, che non è certo il giudice implacabile di cui parlano i moralisti, è, per la sua origine, "angoscia sociale", e niente più. Laddove viene a mancare il biasimo da parte della collettività[936], cessa la comprensione degli istinti malvagi e gli uomini si abbandonano ad atti di crudeltà, di perfidia, di tradimento e di brutalità che, a giudicare solo dal loro livello di civilizzazione, si sarebbero creduti impossibili.

Sigmund Freud [937]


Diritti uguali e inalienabili


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 dicembre 1948:

Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Quanti cittadini dei paesi occidentali conoscono la gravità della negazione dei diritti umani in tanti paesi del pianeta, dominati da governi dittatoriali o falsamente democratici, con la complicità diretta o segreta di alcuni Stati occidentali? E che queste negazioni e violazioni si sono aggravate con l'operazione chiamata "guerra al terrorismo" e l'occupazione militare di nazioni da parte di alcuni Stati occidentali?

Per una violazione dei diritti umani segnalata dai mezzi d'informazione, o da associazioni internazionali come Amnesty International, quante altre violazioni rimangono segrete o non sono svelate? Se le associazioni per la protezione dei diritti dell'uomo sono, nei paesi democratici, ignorate o ostacolate, e, nei paesi dittatoriali, represse o vietate, perché la maggioranza dei cittadini dei paesi occidentali non s'interessa e non agisce per il rispetto di questi diritti umani?



Visto alla televisione


Un bambino è stato ucciso da una bomba.

- E' americano? europeo?

chiede il primo.

- E' iracheno? afgano?

chiede il secondo.

- E' israeliano?

chiede il terzo.

- E' palestinese?

chiede il quarto.

Altri ancora chiedono

se è cristiano, ebreo o musulmano.

Ad alcuni soltanto,

a pochi, molto pochi

è bastato sapere

che il bambino ucciso dalla bomba

è semplicemente

un essere umano.


Vita, salute e benessere


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

(...)

Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Qual'è il valore e la stabilità di una comunità mondiale che non garantisce questi diritti ai suoi membri, a tutti i suoi membri senza eccezione?


Arresto e tortura


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Quale credibilità accordare a governi che dichiarano di volere un ordine mondiale giusto mentre, essendo firmatari della Dichiarazione Universale, la violano apertamente o segretamente?



Circolazione


Già molto secoli prima della globalizzazione attuale, i più saggi e giusti osservavano:

Secondo la divisione della terra, ognuno ha, certo, una patria, ma quanto alla distesa totale dell'universo, c'è una sola patria per tutti, la terra, e un solo luogo, l'universo.

Epicuro[938]


Sono cittadino del mondo.

Diogene[939]

Quanti cittadini che si proclamano civilizzati e fieri di appartenere all'antica civiltà greca, conoscono e rispettano gli insegnamenti di Epicuro e di Diogene?


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Oltre alla violazione che i cittadini dei paesi ricchi permettano ai loro governi di proclamare la libertà del commercio, di imporre ai paesi poveri la libera circolazione delle merci e del denaro, mentre vietano la libera circolazione, in provenienza dai popoli poveri, degli esseri umani alla ricerca di un lavoro?

E anche se si considera esclusivamente l'interesse egoistico dei popoli ricchi, non è un errore il loro rifiuto di trovare il modo di accogliere i poveri provenienti da altri paesi?

Quando i cittadini della Nuova-Inghilterra decisero un secolo fa di autorizzare l'immigrazione proveniente dalle regioni più arretrate dell'Europa e dei strati sociali più povere, e di lasciarsi sommergere da questa onda, hanno fatto e guadagnato una scommessa della quale la posta in gioco era altrettanto grave di quella che rifiutiamo di rischiare.

Claude Levi-Strauss[940]


Bambini


L'ONU ha elaborato una Convenzione (1989), che delinea una sorta di Magna Carta dei diritti dei minori (...) E' la Convenzione in materia di diritti umani più ratificata dagli Stati: 190 membri dell'ONU, più Santa Sede e Isole Cook (mancano solo gli U.S.A., che la considerano troppo permissiva e l'hanno avversata perché vieta la pena di morte, peraltro abolita negli U.S.A., per i minori, nel 2005; nonché in Somalia, perché il paese è ancora privo di governo centrale)[941].

Come rendere il mondo vivibile ai bambini senza l'esistenza di un'autorità internazionale dotata del potere di far rispettare questa Convenzione non solo agli Stati firmatari ma anche alla minoranza di coloro che hanno rifiutato di firmarla? L'interesse della specie umana, in questo caso dei bambini, non è superiore a quello degli Stati?


Diritti politici


Diritti dei cittadini


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

(...)

Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

E' possibile creare un ordine mondiale stabile finché dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite non riconoscono questi diritti ai loro cittadini, e finché questa istituzione li permette loro di continuare ad agire in questo modo?


Diritti dei popoli


Auto-determinazione


Alcuni Stati occupano il territorio di un altro popolo, dichiarando che questo territorio fa "legittimamente" parte della loro integrità nazionale, o che il loro esercito si trova in quel territorio per "combattere il terrorismo"... In base a quale diritto e a quale legittimità questi Stati rifiutano al popolo, che si considera occupato illegalmente, di esprimere democraticamente il suo consenso o p il suo rifiuto a questa situazione?

Crediamo che tutti i popoli che sono pronti ad auto-governarsi debbano avere il diritto di scegliere la propria forma di governo, esprimendosi liberamente, senza interferenza di nessuna fonte straniera. (...)

Ci rifiutiamo di riconoscere qualsiasi governo che sarebbe imposto ad una nazione dalla forza di una potenza straniera.

Presidente US Wilson,

27 ottobre 1945[942]

I cittadini del paese di cui l'esercito ha attaccato ed occupa militarmente un altro paese, accetterebbero di essere attaccati ed occupati da un esercito straniero? Se questi cittadini non lo accettano, perché permettono al loro esercizio questo comportamento contro altri popoli?


Dominazione e resistenza


Se è valido, giusto e ragionevole il principio che qualsiasi popolo, aggredito o occupato militarmente, ha il diritto di opporsi con una resistenza, pacifica finché possibile, altrimenti armata, questo principio vale per tutti i popoli, senza eccezione.

Chi considera questa resistenza come "banditismo" o "terrorismo", perché, prima di esprimere questa opinione, non prende conoscenza dei testi delle leggi internazionali, e poi va a vivere con la sua famiglia, almeno per un mese, in mezzo al popolo accusato di "banditismo" e "terrorismo", in un campo di profughi, nelle rovine di un villaggio o di una città occupati militarmente da un esercito, interno o straniero?

Non lasciateci soli, non abbandonateci.

Le nostre perdite:

da due a venti persone, giorno dopo giorno,

e dieci feriti,

e venti case

e cinquanta ulivi,

aggiungeteci la perdita intrinseca

che sarà il poema, l'opera teatrale, la tela incompleta...

(...)

Abbiamo una malattia inguaribile: la speranza.

La speranza della liberazione e dell'indipendenza.

La speranza di una vita normale in cui non siamo né eroi né vittime.

La speranza che i nostri figli possano andare a scuola in sicurezza.

La speranza che la donna incinta partorisca un bambino vivo all'ospedale

invece di un bambino davanti ad un checkpoint militare.

Mahmoud Darwish,

poeta palestinese


Il genocidio


Come può esistere un ordine mondiale capace di impedire il genocidio di un popolo finché la Convenzione dell'ONU del 1948 non si applica anche agli Stati?

Nel 1948 l'ONU diede per scontato che in futuro nessuno Stato come tale si sarebbe macchiato di genocidio, perché quel crimine era suscettibile di essere commesso solo da singoli individui od organi statali. Si obbligò quindi gli Stati a prevenire e punire il genocidio perpetrato da privati o da organi statali (anche di vertice), dimenticandosi di obbligare anche gli Stati a non macchiarsi essi stessi - come apparati di governo - di quel crimine. Con la conseguenza, assai ingenua, di demandare il compito di punire il genocidio ai tribunali dello Stato in cui il crimine sia stato commesso - ignorando che i giudici non puniscono i propri leader politici e militari per crimini siffatti[943].


Diritti economici


Lavoro


Su una forza lavoro globale stimata dall'Oil [Organizzazione Internazionale del Lavoro] in 2,8 miliardi di persone, circa un miliardo non ricava dalla fatica quotidiana nemmeno i mezzi di sussistenza necessari per sopravvivere a un livello minimo di umanità. Poco meno di un miliardo e mezzo è rappresentato dai nuovi lavoratori globali, che in India e in Cina, in Brasile, Russia, Indonesia e decine di paesi minori stanno raggiungendo un livello salariale che arriva a coprire appena i costi di riproduzione dell'uomo. (...) Infine, in cima alla scala dei salari, si collocano forse mezzo miliardo di lavoratori che nel corso di alcuni decenni sono stati (...) discretamente ben nutriti, vestiti e alloggiati[944].

Si può parlare di ordine mondiale quando il lavoratore non è considerato un essere umano da rispettare ma una semplice merce da comprare al prezzo più basso e da sfruttare impietosamente con il massimo di rendimento e nelle peggiori condizioni di lavoro?

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

La lettura di questi estratti della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani mostra a sufficienza che l'ostacolo contro l'instaurazione di un ordine mondiale vivibile per tutti non è la mancanza di principi, ma nel fatto che non esiste un'istituzione internazionale che ha il potere di far rispettare questi principi e diritti da parte degli Stati. E se questa istituzione non esiste, chi ne è responsabile altro che i dirigenti degli Stati?... In queste condizioni come si può credere ai dirigenti governativi che pretendono l'instaurazione di un ordine mondiale realmente giusto per tutti?

Non è dovere dei cittadini, almeno nei paesi realmente democratici, di costringere con il voto i loro dirigenti a rispettare questi diritti non solo nel loro paese, ma anche a non avere relazioni economiche con i paesi che non li rispettano?... Se invece i cittadini dei paesi democratici, nelle loro relazioni con gli Stati che violano i diritti umani, privilegiano il proprio interesse economico, come questi cittadini possono allora pretendere un ordine mondiale pacifico e stabile?


Risorse naturali


A cosa porterà la limitatezza delle risorse naturali del pianeta, a sempre più guerre nelle quali le nazioni più ricche e più forti aggrediranno le nazioni più deboli, con la conseguenza che le vittime reagiranno con la resistenza, ivi compreso il terrorismo? O le nazioni ricche e forti arriveranno alla saggezza di capire la necessità di una condivisione equa, quindi pacifica, delle risorse naturali? E qual è il modo equa se non la rinuncia delle nazioni ricche e forti ad un benessere esclusivo a danno degli altri, e quindi ad agire per il un benessere dell'insieme della specie umana?

Oltre alle nazioni povere e deboli, come possono i popoli delle nazioni ricche utilizzare le risorse del pianeta per il loro solo profitto, senza tenere conto dei popoli emergenti, in particolare il miliardo e trecento milioni di Cinesi, il miliardo di Indiani, i milioni di Brasiliani, ecc.?

I popoli dei paesi possessori di risorse naturali, in Africa, Medio-Oriente, Asia e America Latina, come possono migliorare le loro condizioni di vita, finché i guadagni provenienti dallo sfruttamento di queste risorse servono ad arricchire principalmente i dirigenti dei loro governi ed una casta di privilegiati che li sostengono, a danno della popolazione?

La specie umana ha saputo superare la fase primitiva dove considerava normale l'uccisione di esseri umani per mangiare: il cannibalismo. Quando la specie umana supererà la fase presente, dove considera normali la guerra e l'uccisione di umani per arricchirsi impossessandosi delle loro risorse naturali?


Alimentazione


Recentemente, in circa 30 nazioni sono riapparse delle rivolte di poveri contro l’aumento del prezzo dei cereali, perché questi poveri non si rassegnano a morire di fame in silenzio. Questo fenomeno non è un segno di progresso e di ordine, ma di regresso e di disordine mondiali.

Perché l'Occidente lascia morire la gente per le strade? Perché' tocca a noi a Washington, a New York, in tutte queste grandi città, aprire dei posti per dar da mangiare ai poveri? Diamo cibo, vestiti, rifugio, ma soprattutto diamo amore perché sentirsi rifiutati da tutti, sentirsi non amati è ancor peggio che aver fame e freddo. Questa è oggi la grande malattia del mondo. Anche di quello occidentale.

Madre Teresa di Calcutta[945]

Si può parlare di un ordine mondiale finché la maggioranza della popolazione mondiale è senza il cibo per vivere?

Io penso che l'ingiustizia alimentare sia una delle peggiori iniquità dei nostri tempi: una questione di civiltà e di cultura, che ci riguarda tutti da vicino. (...) I prodotti alimentari a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti a sfamare i sei miliardi di abitanti, se venissero equamente divisi, e soprattutto se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare i tre miliardi di animali di allevamento.

Umberto Veronesi [946]

E si può parlare di ordine mondiale quando coloro che hanno potere non decidono e non concretizzano le regole internazionali che risolvono questa ingiustizia?

Non esistono regole all'altezza della dimensione di questa calamità, che chiama in causa le multinazionali dell'agro-alimentare e della biogenetica, i protezionismi sovranazionali di americani ed europei, le strategie energetiche, il finanziamento del capitalismo che ha invaso anche i futures[947] dei generi alimentari necessari per la sopravvivenza.

Guido Rossi[948]


In realtà la crisi alimentare (...) è una parte della crisi globale che contiene varie crisi tra loro interconnesse, dalla crisi finanziaria americana fino all'irresistibile ascesa dei prezzi del petrolio (cui Lula attribuisce il 30% dell'aumento del costo di generi alimentari in Brasile). Se questa è la dimensione reale, allora può venire a capo della crisi globale soltanto quella governance[949] mondiale da più parti invocata durante la conferenza di Roma. Purtroppo non si vede traccia all'orizzonte di quel governo planetario che dovrebbe mettere in fuga la speculazione e orientare Stati e mercati verso condotte virtuose.

(...) Il problema è che gli affamati non attenderanno le soluzioni né si immoleranno alle leggi del reverendo Malthus senza tentare di sovvertire l'ordine che li spinge su quell'altare.

Guido Rampoldi [950]

Le rivolte recenti degli affamati contro l'aumento del prezzo dei cereali saranno l'annuncio di rivolte future più gravi e più estese?


Commercio


Prendete un detenuto condannato per qualche grande truffa e parlategli della sua condanna. Vi dirà: “Signore, i piccoli truffatori sono qui; ma i grandi sono in libertà. godono della stima pubblica."

Pietr Kropotkin, 1887 [951]


Le regole del commercio internazionale sono un disastro. Essi sono uno scandalo assoluto, e stanno uccidendo la gente.

Christian Aid,

una delle principali agenzie umanitarie[952]


Quale ordine accettabile può esistere quando l'economia nazionale e mondiale non sono regolate dall'onestà e dalla cooperazione, ma sono dominate dall’organizzazione generale e sistematica delle frode, come afferma l'economista John Kenneth Galbraith[953], e quando la ricerca del profitto commerciale esclude ogni considerazione etica che darebbe la priorità al benessere della specie umana?

Chi fabbrica, finanzia, pubblicizza o vende un prodotto, può considerare questa attività un diritto legittimo, se questa attività ha conseguenze negative sul benessere dell'acquirente o del destinatario finale del prodotto? E' ammissibile, per esempio, considerare un diritto legittimo fabbricare, finanziare, pubblicizzare e vendere:

- armi, ignorando il loro uso: uccidere individui e popoli?

- prodotti (alimenti o medicinali) che danneggiano la salute degli esseri umani o l'ambiente naturale?

E' accettabile, da parte di governi e multinazionali che si dichiarano democratici e civilizzati:

- vendere i loro prodotti al prezzo deciso da loro unilateralmente ai paesi poveri, mentre al contrario costringono, tramite ricatti economici o militari[954], questi paesi poveri a vendere le loro materie prime al prezzo imposto dagli Stati dei paesi ricchi?

- rifiutare dei brevetti di prodotti medici ai popoli che sono troppo poveri per pagarli, lasciandoli morire?

Perché i governi occidentali hanno praticato il boicottaggio dei prodotti sudafricani per costringere il governo del Sud Africa a rinunciare all'apartheid, e non fanno lo stesso con i governi che praticano un'altra forma di apartheid, per esempio quello israeliano contro il popolo palestinese?

I governi dei paesi ricchi liberali non solo non boicottano ma stabiliscono relazioni commerciali con i governi che violano notoriamente i diritti umani, sia politici che economici. Questi governi dei paesi ricchi, che si pretendono liberali, democratici e civilizzati, come possono dichiarare che vogliono un ordine mondiale giusto e pacifico quando considerano solo il profitto commerciale a danno dei diritti umani?

Joseph Stiglitz:

All’origine delle diseguaglianze ci sono le fonti della ricchezza, ovvero il monopolio sui mercati da parte di Europa e Usa unito alla debolezza strutturale dei Paesi che forniscono la manodopera. La globalizzazione ha bisogno di giustizia sociale, soprattutto nei Paesi emergenti. Ciò che serve è una profonda riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio – il Wto – che non riguardi solo le istituzioni ma l’intero approccio ad un sistema degli scambi non solo più efficiente ma anche più giusto[955].

Chi pretende che l'esistenza del mercato permetta anche l'esistenza della democrazia, non ha ragione perché la realtà gli dà torto.

- Di fronte all'ascesa di nuovi capitalismi autoritari e illiberali è entrato in crisi un determinismo economico: l'idea che lo sviluppo porta automaticamente alla libertà politica.

- Quell'illusione fu smentita anche in tempi più lontani. Nel marzo del 1975 il profeta del neoliberismo economico, Milton Friedman, andò in Cile per convertire il dittatore Pinochet al mercato (...) Friedman sostenne che il mercato era il presupposto della democrazia e dei diritti umani. In realtà la dittatura di Pinochet durò per altri 15 anni[956].

In vari paesi viene confermata la realtà del caso cileno: l'apparizione del mercato non ha permesso l'apparizione della democrazia, ma soltanto di un mercato gestito in un modo autoritario, che nega i diritti politici ed sindacali.


Uomini d'affare


Quale pace e quale giustizia ci si aspettare aspettare dal gruppo chiamato uomini "d'affare" quando la maggioranza di loro si comporta in questo modo:

Anche se è servito molto servito, la metafora della giungla non ha perso nulla della sua pertinenza per indicare il mondo che il capitale forma a sua immagine. In questa giungla si aggirano dei predatori di primo piano, coloro che vengono chiamati abitualmente e eufemisticamente degli "uomini d'affari".

(...) la buona fortuna di ognuno di questi uomini d'affari è cominciata con... un buon affare, di cui gli ingredienti sono insieme le imperfezioni del mercato (il predatore capitalista ha orrore dei rischi della concorrenza), delle collusioni politiche (il predatore capitalista ha bisogno di solidi appoggi governativi) e delle ambiguità della morale ordinaria (all'immagine del truffatore, il predatore capitalista è un seduttore e un manipolatore). Dopo di che è tuttavia indispensabile che, diventati dei membri rispettati della "buona società" e degli ardenti difensori dei "valori", questi pervenuti facciano dimenticare le manovre che hanno presieduto all' "accumulazione primitiva" del loro capitale (...)

Alain Bihr[957]

L'ultimo episodio è la crisi finanziaria scoppiata nella fine del 2008:

Ricordiamolo brevemente: il modo in cui i banchieri del pianeta hanno ficcato dei titoli marci, detti anche "tossici" (quelli contenenti le famose subprimes) in pacchetti di buone azioni rifilati ai vicini, come si mette un uovo marcio in un cesto di uova fresche, è puramente e semplicemente una truffa. La quale era generalizzata, conosciuta da tutti, banchieri e governanti, e soprattutto da coloro che oggi alzano le braccia al cielo sbraitando che bisogna "moralizzare il capitalismo finanziario".

(...)

Problema: con lo svolgersi degli eventi, ci accorgiamo che numerosi erano coloro che sapevano: banchieri, traders, agenzie di notazione, autorità di mercato, agenti di controllo, governo[958].


Aziende multinazionali


Quale pace e quale giustizia ci si può aspettare dalle corporazioni multinazionali finché sfruttano, per il profitto esclusivo dei loro azionari, le risorse naturali e la mano d'opera degli altri paesi, ricorrendo da una parte agli agenti economici EHM e agli agenti para-militari, e dall'altra parte al sostegno del loro governo tramite il suo esercito ed i suoi agenti segreti?

per cambiare il mondo abbiamo bisogno di cambiare la corporatocrazia; dobbiamo smettere di consentire a quei pochi uomini di continuare a plasmare il destino del nostro pianeta.

(...) per cambiare gli obiettivi fondamentali delle corporazioni, per trasformarle in buoni cittadini planetari che servono gli interessi delle società e degli ambienti piuttosto che quelli di una minuscola aristocrazia globale.

John Perkins[959]

Quale motivo, se non la mancanza d'informazione, impedisce alla brava gente dei paesi ricchi di capire la relazione tra il trasferimento di una multinazionale dal loro paese in un paese povero, e questi tre altri fatti:

1) un inconveniente per la gente dei paesi ricchi: la perdita del lavoro, perché la multinazionale rifiuta di pagare salari alti nel paese di origine, e quindi si trasferisce in un paese povero dove paga salari molto più bassi;

2) un vantaggio per la gente dei paesi ricchi: comprare prodotti a basso prezzo, perché la multinazionale venditrice li fabbrica in condizioni di sfruttamento dei lavoratori nel paese povero tali che i cittadini dei paesi ricchi se ne vergognerebbe;

3) un inconveniente per i lavoratori dei paese povero dove opera la multinazionale, perché ricevono uno stipendio sotto la soglia di sopravvivenza e lavorano in condizioni disumane, costretti a questa situazione da una dittatura interna, generalmente con il sostegno di un governo esterno da dove proviene la multinazionale?[960]

Per i potenti e i ricchi, che si credono civilizzati, non è ora di smettere di considerare i deboli e i poveri come merce o, al meglio, come animali, come già accadeva all'epoca della schiavitù in America?

Di fronte agli sforzi di Las Casas per sopprimere il lavoro forzato, i coloni si mostravano meno indignati che increduli: "Allora, esclamavano, non possiamo nemmeno più servirci di bestie da fatica?"

Claude Levi-Strauss[961]

Oggi l'ex EHM John Perkins afferma:

Forse in nessun altro caso la connessione tra la povertà, gli abusi delle corporazioni e il consumatore statunitense è più evidente che nei sweatshops [botteghe del sudore] indonesiani (che sono tipici di molti altri paesi). Le più grandi corporazioni internazionali, sostenute delle politiche della Banca mondiale e del FMI [Fondo Monetario Internazionale] incoraggiano la privatizzazione e gli sgravi fiscali per le imprese straniere, o le proprie fabbriche in cui gli esseri umani sono largamente sottopagati e, se protestano, sono picchiati o uccisi. Essi soffrono un'orribile vita in modo che le merci possono essere vendute a basso prezzo nei negozi del "Primo Mondo".

John Perkins[962]


Quali soluzioni ?


Le organizzazioni che si occupano di aiuto umanitario servono realmente questa finalità, e chi sono i beneficiari reali di questi aiuti in paesi disorganizzati dalla guerra?

A proposito della guerra del Vietnam, Neil Sheehan ha scritto:

le risorse iniettate in una società in disaccordo interno non rendono profitto necessariamente al destinatario previsto, ma finiscono con l'aiutare il clan meglio organizzato per trarne beneficio[963].

E' lo stesso in Afghanistan e in Iraq:

(...) da luglio scorso [2008], 5 miliardi di dollari di aiuto internazionale sono spariti nella natura.

(...)

I miliardi di dollari non spariscono soltanto in Afghanistan. A Washington, nel giugno 2008, il GAO (l'equivalente della nostra Corte dei conti) affermava che il Pentagono e le agenzie specializzate avevano investito 46 miliardi nella "sicurezza e la ricostruzione" dell'Iraq. Ma soltanto 24% di questa somma sono stati impegnati sul posto. In quali tasche irachene o altre ha finito il resto? Il GAO denunciava allora la "corruzione" che regnava a Baghdad, evitando di citare le molte golose società US (Halliburton, per esempio) che si offrivano succosi contratti. E che perseverano[964].

Un sacerdote camboniano, residente in Kenya dove lavora nelle baraccopoli, testimonia:

[Le Ong, Organizzazioni Non governative] sono diventate i bracci esecutivi dei governi occidentali perché da questi ricevono finanziamenti. A parte alcune organizzazioni internazionali tra le più autorevoli, come ad esempio Medici senza Frontiere, molte altre esistono solo per mantenere se stesse[965].

Come i dirigenti dei paesi possessori di risorse possono agire per impedire alle corporazioni multinazionali di sfruttare per il loro esclusivo interesse queste risorse e i lavoratori di questi paesi?

Nel tempo del mio arrivo al World Social Forum (WSF) [Forum sociale Mondiale], in Brasile, nel gennaio 2005, il continente è stato raggiunto da una rivoluzione contro la corporatocrazia. In aggiunta a Chàvez, Lula, e Gutiérrez, Néstor Kirchner e Tabaré Ramon Vàzquez avevano vinto le elezioni rispettivamente in Argentina e Uruguay. Senza considerare se alcuni sono stati sottomessi a pressione, tutti avevano fatto campagne popolari che denunciavano l'intervento statunitense e lo sfruttamento da parte di imprese straniere. La stampa nord americana poteva denunciarli come "sinistra", "amici di Castro", e anche "comunisti", ma in Africa, in Asia e in Europa, come nell'America Centrale e del Sud, la gente sapeva che questi aggettivi erano irrilevanti; ognuno dei nuovi presidenti aveva fatto campagna come un nazionalista determinato a vedere le risorse del suo paese utilizzate per aiutare i suoi cittadini ad uscire dalla povertà.

John Perkins[966]

Come i cittadini dei paesi possessori di risorse possono impedire alle corporazioni multinazionali di sfruttare al loro esclusivo interesse queste risorse e i cittadini di questi paesi?

- E le guerre dell'acqua a cui abbiamo assistito in Bolivia?

- La californiana Bechtel si era aggiudicata il diritto di gestire gli acquedotti di Cochabamba. Come conseguenza immediata i prezzi lievitarono in certi casi sino al 400 per cento. La gente scese in strada, ci furono scontri con morti, e la Bechtel dovette andarsene. Ma gli esempi sarebbero infiniti.

(...)

- Lei scrive che gli Usa, con il 5 per cento della popolazione mondiale, consumano un quarto delle risorse globali e inquinano per un terzo. Tuttavia le sue conclusioni non sono pessimiste...

- Come consumatori dobbiamo costringere la "corporatocrazia" a cambiare, con le leve economiche di cui disponiamo. Ci sono già state vittorie parziali: abbiamo costretto certe aziende a ripulire i fiumi, ridurre le emissioni che bucano l'ozono, aprire alle minoranze e così via. Viviamo in un mondo totalmente interdipendente e mio nipote appena nato non può aspettarsi di ereditare un pianeta stabile, sostenibile e pacifico a meno che anche quelli in Italia, in Asia o America latina possano aspettarsi lo stesso[967].

Come i dirigenti dei paesi di provenienza delle corporazioni multinazionali possono impedire a queste ultime di sfruttare per il loro esclusivo interesse le risorse ed i lavoratori di altri paesi?

Nel giugno 1966, dopo l'approvazione della Free Burma Law[968] da parte dello Stato del Massachussets, la Birmania ha assistito ad un esodo di massa da parte delle aziende più importanti, tra le quali Eastman Kodak, Hewlett-Packard, Philips Electronics, Appel Computers e Texaco[969].

Come i cittadini, in particolare i consumatori, dei paesi di provenienza delle corporazioni multinazionali, possono impedire a queste ultime di sfruttare al loro esclusivo interesse le risorse e i lavoratori di altri paesi?

Come, ho chiesto a me stesso, convincere gli uomini e le donne che vivono comodamente, a cambiare un sistema che prevede il loro conforto - anche quando sono a conoscenza di EHMs e sciacalli, quando capiscono che l'essere attaccati ai loro conforti ha un prezzo terribile? Dove trovare le parole per dar loro il potere di resistere ad una forza come la corporatocrazia? Come ispirarli ad agire affinché pieghino le corporazioni alla volontà del popolo?

John Perkins[970]


Se è vero che si può parlare di diritti collettivi e rivendicazioni dei lavoratori solo in relazione agli articoli che scegliamo come consumatori, penso che riuscire a costruire una coscienza critica socio-popolare sia un compito assai più arduo di quanto si potrebbe immaginare.

Gerard Greenfield,

ricercatore sulle fabbriche sfruttatrici in Asia,

produttrici di abbigliamento, giocatoli e scarpe[971]

Quando una multinazionale procura vantaggi ai consumatori del paese d'origine, offrendo un prodotto buono a basso costo, ma solo perché, nel paese dove opera questa multinazionale, sfrutta i lavoratori con bassi salari e in condizioni che violano i diritti umani, e qualche volta danneggia anche l'ambiente, è ragionevole e giusto che i consumatori considerino solo il loro vantaggio, e ignorino le condizioni ingiuste che lo hanno permesso, o dovrebbero rifiutare di comprare i prodotti di queste multinazionali?

Credo che Internet sia diventato uno strumento molto, molto importante per gli attivisti perché rivela il genere di cose che le corporazioni fanno e che i cittadini dovrebbero sapere, sia che si tratti di danni compiuti verso l'ambiente o a danni del lavoratore. E' un favoloso meccanismo per questo. Ed è un favoloso meccanismo per organizzare e gestire le ONG, le manifestazioni e per la creazione di comunità sia virtuali che reali.

Tuttavia, non credo, alla fine, che è un sostituto ad un efficace controllo governativo. Tutta la difficoltà che stiamo affrontando adesso è la questione di chi sta per assicurare che le corporazioni siano responsabili. Il problema di partenza per gli attivisti e le organizzazioni non governative - anche con lo strumento di Internet a loro disposizione - è che queste organizzazioni e queste persone non hanno il diritto legale di obbligare le corporazioni a divulgare informazioni, e questo è qualcosa che I governi possono fare. I governi possono inviare ispettori nelle aziende. I governi possono mettere in atto i requisiti legali di divulgare informazioni di cui i consumatori, i lavoratori e le altre persone interessate hanno bisogno. Le organizzazioni non governative non hanno quel potere giuridico e per me, questo è quello che impone sostanziali limitazioni su quanto possiamo fare nel cercare di tenere le corporazioni responsabili con misure non governative[972].

L'azione pacifica dei cittadini può costringere delle multinazionali ad un maggior rispetto dei diritti umani. Ecco alcuni esempi:

- in Inghilterra, gli ambientalisti hanno costretto al recesso del contratto con i college la multinazionale McDonald's a causa delle sue pratiche seguenti:“comportamento antisindacale, sfruttamenti dei dipendenti, contributo alla distruzione dell'ambiente, crudeltà verso gli animali e diffusione di prodotti alimentari nocivi per la salute”[973]

- negli Stati Uniti, degli studenti nelle scuole e nelle università, o degli eletti nei consigli comunali, hanno costretto la multinazionale produttrice di scarpe Nike a rispettare maggiormente i diritti dei lavoratori che sfruttava in Vietnam ed in Indonesia[974], la multinazionale petrolifera Shell a non inquinare l'oceano[975] e a rispettare meglio l'ambiente e la popolazione Ogoni in Nigeria dove estrae petrolio[976], la Pepsi a rinunciare alla sua relazione commerciale con la Birmania dove il governo reprimeva i diritti umani[977].

Ecco ciò che, nel 1997, chiedeva Suu Kyi, marito della dirigente democratica birmana Aung San Suu Kyi, agli studenti dell'American University di Washington:

Usate la vostra libertà per promuovere la nostra: prendete fortemente posizione nei confronti delle aziende che hanno rapporti d'affari con il regime militare birmano[978].

Come possono agire insieme cittadini dei paesi possessori di risorse e cittadini dei paesi di provenienza delle multinazionali?

Il WSF [World Social Forum, Forum Sociale Mondiale] è un simbolo dei cambiamenti radicali del nostro pianeta. E' stato istituito all'inizio del terzo millennio, come risposta al Forum Economico Mondiale, in cui dirigenti di governi e di aziende collaborano, stabiliscono accordi, discutono di politiche commerciali, e coordinano altre strategie della corporatocrazia. Più di 150.000 partecipanti provenienti da più di 130 paesi sono venuti al FSM di Porto Alegre, in Brasile, nel gennaio del 2005, per discutere di questioni economiche, sociali, ambientali e politiche, e formulare alternative ai sistemi fallimentari[979].

Si possono considerare liberi dei mezzi d'informazione che informano tanto sulle riunioni del Forum Economico Mondiale, mentre danno pochissime notizie, quando non danno false informazioni denigratorie sui Forum Sociali mondiali? Eppure in questi, per la prima volta nella storia, s'incontrano democraticamente cittadini di vari paesi del mondo per esaminare come costruire insieme un mondo pacifico, stabile e giusti per l'intera umanità.

Carta dei principi del primo Forum sociale Mondiale di Porto Alegre, 2001:

Il Forum mondiale è uno spazio aperto di riunione che mira ad approfondire la riflessione, il dibattito democratico, la formulazione di proposte, il libero scambio di esperienze e il collegamento in vista di azioni efficaci, da parte di gruppi e movimenti della società civile che sono opposti al neoliberalismo e alla dominazione del mondo da parte del capitale e di qualsiasi forma d'imperialismo, e che sono impegnati a costruire una società planetaria orientata a fruttuose relazioni tra gli esseri umani e tra loro e la Terra.

(...)

Le alternative proposte al Forum Sociale Mondiale sono in opposizione ad un processo di globalizzazione comandato da grandi imprese multinazionali ed da governi ed istituzioni internazionali al servizio degli interessi di queste multinazionali, con la complicità di governi nazionali. Mirano a fare prevalere una globalizzazione nella solidarietà come nuova fase della storia mondiale. Questo rispetterà i diritti umani universali, e quelli di tutti i cittadini - uomini e donne - di tutte le nazioni, e l'ambiente, e si baserà su sistemi internazionali democratici ed istituzioni al servizio della giustizia sociale, dell'uguaglianza e della sovranità dei popoli[980].


Forum Sociale Mondiale - Appello di Bamako, 18 gennaio 2006:

1- Costruire un mondo fondato sulla solidarietà degli esseri umani e dei popoli

2- Costruire un mondo fondato sull'affermazione piena e intera dei cittadini e l'uguaglianza dei sessi

3- Costruire una civiltà universale offrendo alla diversità in tutti i campi il suo pieno potenziale di sviluppo creatore

4- Costruire la socializzazione per la democrazia

5- Costruire un mondo fondato sulla riconoscenza dello statuto non mercantile della natura e delle risorse del Pianeta, delle terre agricole

6- Costruire un mondo fondato sulla riconoscenza dello statuto non mercantile dei prodotti culturali e delle conoscenze scientifiche, dell'educazione e della salute

7- Promuovere delle politiche che associano strettamente la democratizzazione senza limite, il progresso sociale e l'affermazione dell'autonomia delle nazioni e dei popoli

8- Affermare la solidarietà dei popoli del Nord e del Sud nella costruzione di un internazionalismo su una base anti-imperialista[981].


Diritti legislativi


E' ammissibile negare o violare i diritti umani, ignorando le leggi esistenti o decretando leggi ingiuste, e reprimere le vittime che si ribellano a questa negazione dei loro diritti?

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

E' indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione. (...)

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.


Diritti culturali


All'interno di un paese come anche nei rapporti tra i vari paesi, quale pace può esistere senza un dialogo reale, reciprocamente rispettoso e tollerante tra le diverse culture, religioni e credenze? Ogni essere umano ha il diritto alla cultura, alla la religione e alla credenza di sua libera scelta, alla sola condizione che non neghi questo diritto a qualsiasi altro essere umano.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.


Informazione


Se il popolo è difficile da governare è perché sa troppe cose.

Lao Tze [982]

E' l'ignoranza che fa i rassegnati.

Pelloutier[983]


Se la mancanza d'informazione vera produce cittadini rassegnati, non produce anche cittadini fanatici. Chi ha interesse all'esistenza di cittadini rassegnati o fanatici se non chi vuole manipolarli per dominarli? Se questo comportamento è tipico dei governi dittatoriali, è ammissibile che i governi che si pretendono democratici si comportano similmente, anche se in un modo più subdolo?

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.


Istruzione


Un discepolo va dal suo guru e gli dice che desidera conoscere la verità più di ogni altra cosa. Il maestro non risponde. Lo prende per il collo, lo trascina al vicino torrente e gli tiene la testa sott'acqua finché il poveretto sta per soffocare. All'ultimo momento lo tira fuori.

"Allora, che cosa desideravi più di ogni altra cosa quand'eri sott'acqua?"

"L'aria", dice quello con un filo di voce.

"Bene. Quando desidererai la verità come un momento fa volevi l'aria sarai pronto a imparare[984]."

La vera istruzione non consister a produrre condizionamenti che rendono l'essere umano una marionetta da manipolare, per il profitto di chi produce questi condizionamenti. La vera istruzione consiste nel permettere all'essere umano di diventare capace, in modo autonomo, di pensare con il proprio cervello, per essere in armonia con la sua esistenza e quella dei suoi simili.

Vendere significa entrare nel processo decisionale di chi compra e soddisfare i suoi bisogno latenti, facendogli scoprire che desidera una cosa che fino al giorno prima non sapeva di desiderare[985].

Ed ecco come questi esperti in manipolazione possono far desiderare al cittadino non solo un prodotto commerciale, ma anche una guerra che non sapeva che desiderava... Come evitare la manipolazione dei cittadini per fini consumistici o di guerra, se non possono accedere ad una istruzione che consente loro di ragionare con la propria testa, in modo autonomo e per il bene comune, in particolare nei campi della politica, delle attività militari e della pubblicità commerciale?

L'istruzione deve servire alla concorrenza spietata ed egoistica tra gli esseri umani o alla cooperazione e alla solidarietà tra di loro?

(...) se tu nasci e cresci in una città europea, se vai in quelle scuole occidentali dove la prima cosa che devi fare è competere con il tuo compagno di banco per ridurlo a un imbecille, così che tu sia il primo della classe, come puoi poi crescere con una grande apertura mentale? Se sei spinto a studiare non per capire la vita, ma per avere un mestiere, per guadagnare dei soldi, è molto difficile che ti si apra la mente[986].

L'istruzione ha la finalità di mettere l'università al servizio soltanto dell'economia o altrettanto al servizio della conoscenza e della cultura?

Giovanni Alberto Agnelli, allora erede dell'azienda italiana FIAT:

Il problema esiste e io non sono certo uno di quelli che vedono l'università come una scuola di management. L'università deve marciare con le sue gambe, con i suoi stimoli. guai se perdesse la sua indipendenza culturale e guai se noi cercassimo di condizionarla. Quel che è vitale è l'osmosi in cui ognuno mantiene la propria identità e ognuno impara dell'altro. (...) Uno dei ruoli del mondo industriale dev'essere quello di fare cultura. Di questo sono convinto, e purtroppo oggi non ci sono molte aziende che la fanno[987].


Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.


Immagine


Com'è creare un mondo accettabile finché le immagini prodotte servono generalmente ai politicanti per manipolare i cittadini, e ai commercianti per manipolare i consumatori?

Una civiltà democratica si salverà soltanto se considera il linguaggio dell'immagine come stimolo per una riflessione critica - e non un invito per l'ipnosi.

Umberto Eco[988]


Religione


Quindi, non c'è niente a cui credere!

C'è molto a cui credere. Alla forza dei valori umani che con i millenni il cervello ha elaborato progressivamente per raggiungere una coscienza etica.

Umberto Veronesi [989]

In un mondo sempre più globalizzato, dove le fedi entrano in contatto nelle loro diversità, un ordine vivibile per tutti non si realizza chiudendosi nel rifiuto del diverso.

Il teologo Friedrich Wilheim Graf constata che "le religioni rigide offrono molto ai consumatori: un'identità forte e stabile, un'interpretazione del mondo e del tempo resistente alle crisi, strutture familiari ordinate e fitte reti di solidarietà[990]."

Come evitare che le interpretazioni estremiste della religione, che hanno causato tante tragedie, abbiano presa sui cittadini più deboli, economicamente e culturalmente, per causare ancora altre tragedie?

Qui emerge una nuova linea di confronto, forse destinata in futuro ad acquisire una straordinaria importanza, cioè la linea che separa le correnti religiose che danno spazio al dubbio e anzi vedono in esso una possibilità di salvezza della religione da quelle che, per difendersi dal dubbio, si barricano nella costruita "purezza" della loro fede. (...) La questione di una convivenza civile tra religioni ostili si pone con rinnovata urgenza. Come è possibile un tipo di tolleranza interreligiosa dove l'amore per il prossimo non significhi inimicizia mortale, cioè un tipo di tolleranza il cui fine non sia la verità, ma la pace?

Ulrich Beck[991]

Tra i credenti delle religioni diverse, e tra chi crede in una religione e chi crede in un'etica non religiosa, come può esistere pace senza empatia e comprensione, o almeno tolleranza reciproca? Se una fede porta a disprezzare, odiare o uccidere, il credente deve sacrificare la pace a questa sua "verità", o privilegiare la pace sulla sua "verità"? Una fede che, in nome della propria "verità", ignora la pace e esige la guerra, che valore umano universale ha?


Ideologia


Il buono è bello, il male è laido.

Antistene[992]


Chi produce un'opera con contenuto ideologico (libri, arte, film, musica, ecc.) che elogia, direttamente o indirettamente, l'odio e la violenza, giustificando questa produzione per il suo aspetto cosiddetto "bello" o "affascinante", contribuisce ad un mondo migliore o più barbaro?

Oggi, se si vuole evitare delle guerre, è necessario rinunciare ad una visione ideologica che decreta come unico modo di esistenza della società umana:

- una visione religiosa che considera le altre credenze false e da combattere,

- una visione economica che considera inaccettabile qualsiasi alternativa, per esempio la visione capitalista, per la quale le conseguenze negative di questo sistema sulla maggioranza dei popoli e sull'ambiente sono soltanto un "danno collaterale" inevitabile.


3. ORDINE


Cos'è quindi un ordine vero, reale, cioè conveniente non ad una minoranza di cittadini, all'interno di una nazione, o ad una minoranza di popoli, sul pianeta, ma conveniente a l'insieme dei cittadini e dei popoli che compongono la comunità umana?


Carta delle Nazioni Unite

Noi, popoli delle Nazioni Unite...

uniti per un mondo migliore


PREAMBOLO

NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, RISOLUTI

- a preservare le generazioni future dal flagello della guerra che due volte nello spazio di una vita umana ha inflitto all'umanità indicibili sofferenze,

- a proclamare di nuovo la nostra fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e il valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, anche delle nazioni, grandi e piccole,

- a creare le condizioni necessarie al mantenimento della giustizia e al rispetto delle obbligazioni nate dai trattati e altre fonti del diritto internazionale,

- a favorire il progresso sociale ed instaurare delle migliori condizioni di vita in una libertà più grande,

E A QUESTI FINI

- a praticare la tolleranza, a vivere in pace l'uno con l'altro in uno spirito di buon vicinato,

- ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionali,

- ad accettare dei principi ed istituire dei metodi garantendo che non sarà fatto uso della forza delle armi, salvo nell'interesse comune,

- a ricorrere alle istituzioni internazionali per favorire il progresso economico e sociale di tutti i popoli,

ABBIAMO DECISO DI ASSOCIARE I NOSTRI SFORZI PER REALIZZARE QUESTI DISEGNI.


Quale globalizzazione?


Cos'è esattamente la globalizzazione? Sotto questa generica etichetta vanno a finire le interazioni globali più diverse, dall'influenza di una cultura su un'altra all'estensione delle relazioni economiche e affaristiche a tutto il mondo.(...) Secondo me la globalizzazione, fondamentalmente, non è né particolarmente nuova né, in generale, una follia; è attraverso gli spostamenti di idee, persone, beni e tecnologia che le diverse parti del mondo ricavano in genere dei benefici da progressi e innovazioni realizzate altrove.

Amartya Sen[993]

Considerando i fatti reali in corso, fino a che punto è corretto parlare ancora di interessi nazionali, mentre la globalizzazione attuale significa che ormai gli interessi riguardano il pianeta intero e quindi prevalgono sugli interessi nazionali? Lo sviluppo e la potenza delle imprese multinazionali non lo dimostrano ampiamente?

John Perkins:

I giorni degli "interessi nazionali" sono finiti. Il successo delle generazioni future riposa sui "globali interessi" - per l'intera comunità umana - di fatto la comunità di tutti gli esseri viventi. Siamo un popolo e siamo un pianeta[994].

A chi da profitto la globalizzazione: a tutti o a una minoranza? E chi fa parte di questa minoranza?

IL PICCOLO MONDO DELLE GRANDI FORTUNE

Una crescita da far sognare i governi: 8,3 %. La cifra misura l'aumento del numero dei milionari in dollari nel corso dell'anno 2006. I miliardari non sono in resto: il magazine "Forbes" ne recensiva 209 nel 1998; ne conta 1.125 dieci anni più tardi.

Illustrazione grintosa della tesi secondo la quale la mondializzazione non approfitta solo agli Occidentali: quattro delle otto personalità più ricche del pianeta sono indiane; e dei nababbi russi, turchi, polacchi e brasiliani fanno gruppo all'albo d'oro sempre dominato dagli Americani. Seguendo l'evoluzione del capitalismo, i "baroni ladri" della finanza, dei media, dell'immobile e delle nuove tecnologie hanno soppiantato i re del petrolio e i capitani d'industria. Anche i monarchi del Golfo intraprendono una riconversione nell'economia degli svaghi[995].


Al disastro comunista è successo il disastro delle cosiddette riforme dell'economia di mercato. E' l'oligarchia di qualche bandito, niente di più[996].

Qual è il valore di una globalizzazione che crea ed aumenta le ingiustizie per la maggioranza dell'umanità?

(...) è indispensabile riconoscere che nonostante il grande contributo che un'economia globale può senza alcun dubbio dare alla prosperità del mondo dobbiamo far fronte anche a vastissimi fenomeni di disuguaglianza e ingiustizia planetaria.

(...) la cosa assolutamente chiara è che l'umanità è molto meno disposta ad accettare disuguaglianze massicce di quanto lo fosse nel 1944, quando gli accordi di Bretton Woods portarono alla creazione dell'FMI [Fondo Monetario Internazionale], della Banca Mondiale e di altre istituzioni che spianarono la via all'attuale architettura internazionale delle finanze e degli affari. I dubbi sulla globalizzazione rispecchiano anche questo nuovo stato d'animo (...)

In realtà la resistenza alle disuguaglianze globali richiede iniziative sia globali, sia nazionali, sia locali[997].

Se i responsabili governativi del mondo vogliono veramente queste iniziative globali, nazionali o locali, cosa aspettano per iniziare a concretizzarle? E' sorprendente vedere manifestarsi le resistenze delle vittime di questa globalizzazione? Non è invece più sorprendente che le reazioni di queste vittime non siano ancora più violente, e che potrebbero diventarlo, quando le sofferenze raggiungeranno un livello assolutamente insopportabile?

La globalizzazione rischia di entrare in una crisi drammatica, se non riesce a conquistare il consenso delle fasce più deboli, ivi compresi i colletti blu e la middle class americana che è attraversata da angosce e paure nuove[998].

Quale globalizzazione rende il mondo pacifico e vivibile:

- la globalizzazione che risponde al beneficio di tutti i cittadini e popoli del pianeta, o quella che soddisfa gli interessi di una minoranza di forti, economicamente e militarmente?... Chi dichiara che non si può accogliere "tutta la miseria del mondo", quale ordine nuovo del mondo vuole allora?

- la globalizzazione che favorisce il dialogo tra le culture, o quella che privilegia unilateralmente la propria cultura considerandola superiore, e disprezzando le altre culture?

- la globalizzazione che considera il pianeta un unico mondo senza barriere non solo per merci ed il denaro ma anche per gli esseri umani, o una globalizzazione che mette frontiere e muri contro gli esseri umani i più deboli economicamente?

- la globalizzazione che privilegia il confronto pacifico o quella che giustifica le guerre d'aggressione?


La globalizzazione è un fenomeno nuovo o è già esistito? E' un fattore di pace o di guerra?

- La globalizzazione, però, sembra un processo antico e inarrestabile. Già nel 1914 (...) i mercati tendevano a globalizzarsi.

- Quella che ora si chiama globalizzazione nell'14 era certo fatta dall' "haute finance" ma soprattutto dal colonialismo, dalle emigrazioni di massa e dal conflitto violento tra potenze mercantili. Nel '14 non fu la guerra a terminare la "globalizzazione" ma, combinandosi con altre cause, fu quella "globalizzazione" a scatenare la guerra divorando se stessa. (...) Forse viviamo in un tempo che ha più bisogno di umanisti e di storici che di economisti[999].

Piuttosto che "forse" è certo che una globalizzazione conveniente a tutti abbia bisogno non solo di economisti, che sappiano tenere conto dell'insieme dell'umanità, ma altrettanto di storici onesti che insegnino come sono successe le tragedie passate, per evitarle, e di umanisti veri che insegnino quali sono i reali valori per un'umanità che vuole godere di pace e di benessere.


Quale pace?


Chi vuole la pace è colui che rifiuta le guerre d'aggressione e preferisce il confronto pacifico e la cooperazione, e non colui che scatena queste guerre, in violazione dei trattati e delle convenzioni internazionali, che ha pure firmato.

La pace realmente accettabile da tutti non è la cosiddetta pax romana o pax mongolica dove l'aggressore e vincitore impone con la forza le sue condizioni a danno dell'aggredito e vinto. La pace realmente accettabile da tutti è quella che rispettata i diritti di tutti, senza vincitore né vinto.

Come creare questo tipo di pace vera finché:

1) le aziende multinazionali, che dispongono della più grande forza economica, continuano la guerra economica contro i più deboli, che siano cittadini o popoli?

2) i governi, che dispongono della più grande forza militare, sono al servizio di queste multinazionali e per soddisfare i loro interessi intraprendono guerre di aggressione?

3) i cosiddetti mezzi d'informazione, che dispongono della più grande forza di manipolazione delle menti, sono al servizio di queste multinazionali e di questi governi?

4) l'esercito di certi Stati può massacrare impunemente una popolazione civile, come in Afghanistan, in Iraq e nel dicembre 2008 - gennaio 2009 a Gaza?... L'attacco del settembre 2001 contro le torre gemelle di New York può giustificare l'uccisione di un numero infinitamente più alto di civili afghani da parte dell'aviazione militare statunitense, e l'attacco dei razzi di Hamas contro dei civili israeliani può giustificare il bombardamento della popolazione civile palestinese da parte dell'esercito israeliano?


Quale pace può esistere senza giustizia?


Del 11 settembre 2001, qual è la migliore lezione da trarre? Rispondere alla violenza con più violenza, ignorando o facendo finta d'ignorarne le cause, o utilizzare questo avvenimento per riflettere, capire i motivi reali che hanno causato questo avvenimento e trovare le soluzioni per evitare la ripetizione di avvenimenti simili o peggiori?

Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l'occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora, l'occasione per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla. Mai come ora la sopravvivenza dell'umanità è stata in gioco[1000].

C'è chi pensa che da quando esiste la specie umana ci sono state guerre, quindi continueranno ad esistere, perché il desiderio di rapacità, di dominazione, di crudeltà fa parte della natura umana. E' stato già mostrato prima, parlando di natura e civiltà, l'esistenza di comunità umane, cosiddette "primitive" che non hanno mai praticato la guerra, né la rapacità, né la crudeltà. Di conseguenza, i popoli che si autoproclamano civilizzati, perché non prendono esempio da queste popolazioni che chiamano barbare e primitive?

La parte ragionevole e saggia dei popoli civilizzati ha potuto creare delle istituzioni e regole, anche se non totalmente efficaci, per impedire gli assassini tra individui. Inoltre, i popoli civilizzati hanno pure, al costo di una tragedia che è costata all'umanità circa 40 milioni di morti, - la seconda guerra mondiale -, creato l'istituzione delle Nazioni Unite e delle regole, anche se non perfette, per impedire i massacri tra i popoli.

Cosa aspetta la parte ragionevole e saggia dei popoli non sarebbe capace di creare un'istituzione internazionale con il potere, ragionevole e giusto, di creare un nuovo mondo dove la guerra d'aggressione, e di conseguenza anche la guerra difensiva, sia considerata un'attività vecchia, antica, barbara e inammissibile, e sia considerata anche vecchia, antica, barbara e inammissibile la rapacità di qualunque brama di arricchirsi a danno del suo simile?


Quale ordine?


La prima risorsa, indispensabile all'esistenza della specie umana, è l'ambiente naturale del pianeta. L'ultimo rapporto dell'O.N.U sui cambiamenti del clima, redatto dai mille esperti dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), dichiara che l'equilibrio naturale del pianeta, sedimentato nei millenni, è pericolosamente sconvolto a causa dell'azione inquinante dell'uomo, in particolare a causa dell'emissione dei gas prodotti dai paesi industriali. Lo stesso rapporto segnala i rischi seguenti per il pianeta: fra 20 anni centinaia di milioni di persone saranno senza acqua, nel 2080 tre miliardi di persone, e nel 2100 metà della vegetazione mondiale sarà sparita.

Quanti cittadini dei paesi dell'informazione sono informati di questa situazione, e quelli che lo sono, perché non reagiscono contro questa minaccia sull'esistenza stessa della specie umana?

Il paese più inquinante, gli Stati Uniti, rifiuta di associarsi al protocollo internazionale di Kyoto per rimediare a questo inquinamento, poi, nell'aprile 2007, all'incontro di Bruxelles, rifiuta di quantificare i danni causati dall'inquinamento atmosferico, infine, all'incontro internazionale di giugno 2007 in Germania, non ha consentito misure reali contro quest'inquinamento. E' così che si può comportare il paese che pretende rappresentare il modello per il mondo? Con quale diritto questo paese si comporta così se non l'arbitrario del più forte? Il Premio Nobel rilasciato ad Al Gore, autore del documentario sul grave problema dell'inquinamento del pianeta, non è una condanna morale del comportamento dei governi statunitensi?


La parola ordine significa una realtà che ha il consenso di tutti, o almeno della maggioranza, e non una realtà decisa ed imposta unilateralmente da una minoranza. Significa diritti e doveri per tutti, e non diritti per una minoranza e doveri per la maggioranza. Significa leggi a favore di tutti e non a favore di una minoranza. Significa sicurezza e pace per tutti e non solo per una minoranza.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

E' indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni.


Presidente Georges Bush, luglio 2007:

Siamo nella fase iniziale di un grande conflitto ideologico: un conflitto tra quanti vogliono la pace e vogliono vivere in una società pacifica e normale e i radicali che vogliono imporre al resto del mondo la loro tetra visione[1001].

Quali sono questi radicali? Soltanto i fondamentalisti islamici, che vogliono imporre il loro modello di società teocratico, usando il terrorismo di organizzazioni, o anche i dirigenti politici che vogliono imporre il loro modello di società di capitalismo selvaggio dove dominano le aziende più forti economicamente e la nazione più forte militarmente, usando il terrorismo di Stato?

L'interesse dei cittadini è di scegliere tra una società teocratica o una società di capitalismo selvaggio, o di rifiutare queste due forme di potere integralista, anti-democratico, e scegliere un modello di società che sia la reale espressione dei cittadini del pianeta, e che si eserciti per il bene comune dell'intera umanità?

Cosa vogliono i popoli del mondo se non quello che il popolo statunitense ha voluto quando era dominato dall'imperialismo inglese: l'indipendenza e la libertà di gestire autonomamente le sue risorse?

Per i cittadini come per i popoli, è ragionevole volere la sicurezza, la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti per se stesso e, nello stesso tempo, negarli agli altri?

La questione del destino della specie umana mi sembra che si ponga in questo modo: il progresso della civiltà saprà, e in quale misura, dominare le perturbazioni portate alla vita in comune dalle pulsioni umane di aggressione e di auto-distruzione? A questo punto, l'epoca attuale merita forse une attenzione tutta particolare. Gli uomini di oggi hanno spinto così lontano la padronanza delle forze della natura che con il loro aiuto è diventato per loro facile sterminarsi mutualmente fino all'ultimo. Lo sanno bene, ed è ciò che spiega una buona parte della loro agitazione presente, delle loro disgrazie e della loro angoscia. adesso, si tratta di aspettare che l'altra delle due "potenze celesti", l'Eros eterno, tenti uno sforzo per affermarsi nella lotta che porta contro il suo avversario non meno immortale.

Sigmund Freud [1002]

Nel capitolo sull'Impero, è stata esaminata l'eventualità del declino dell'impero statunitense a favore di un'altra nazione o di un mondo senza nazione dominante imperialista... Due domande si presentano allora:

1) I cittadini statunitensi accetteranno che il loro famoso tenore di vita sia pacificamente rivisto in basso, per permettere agli altri popoli di vivere anche loro?

2) i cittadini statunitensi saranno abbastanza saggi per impedire ai loro governanti di opporsi a questo ridimensionamento del tenore di vita tramite una guerra d'aggressione che metterà in pericolo l'esistenza stessa dell'umanità?


Quale cittadino?


Se il cittadino si valuta insignificante, immerso in un meccanismo complesso di cui non capisce nulla, se questo cittadino, per sopravvivere, può soltanto eseguire un lavoro meccanico senza creatività, con l'angoscia di perderlo perché precario, impaurito dalla minaccia di pericoli quotidianamente annunciati da mezzi che nascondono la realtà o la manipolano, se questo cittadino si considera allora inutile e impotente, capace solo di eseguire ciò che i "potenti" gli ordinano, senza possibilità di discussione, se questo cittadino è sottomesso ad una dittatura o interpellato ogni quattro anni da candidati in una democrazia dove il suo voto non cambia nulla nella sostanza, come allora questo cittadino non finisce per essere smarrito, disinteressato da tutto a parte sopravvivere, isolarsi nella depressione, con la segreta voglia che una catastrofe metta fine alla specie umana intera, o che appaia il solito "Salvatore provvidenziale" al quale aggrapparsi e seguire, anche in un'ennesima guerra d'aggressione, nel nome dell' "interesse vitale" della Nazione?

Chi è responsabile di questa situazione del cittadino, oltre a lui stesso, se non coloro che hanno il potere di gestire la società? E chi, se non questi dirigenti, traggono profitto da un cittadino isolato, impaurito, smarrito, impotente, ridotto ad una marionetta manipolabile?... E' così che si crea un mondo migliore, un mondo sicuro e giusto, un mondo civilizzato, un mondo per il bene comune


dell'intera umanità?

Non possiamo dire in modo assoluto e generale che il più grande pericolo nei nostri giorni sia la licenza o la tirannia, l'anarchia o il dispotismo. L'uno e l'altro sono ugualmente da temere, e può uscire facilmente da una sola e stessa causa, che è l'apatia generale[1003], frutto dell'individualismo; è questa apatia che fa che il giorno in cui il potere esecutivo mette insieme qualche forza, è capace di opprimere, e che il giorno dopo, nel quale un partito può mettere trenta uomini in battaglia, questo è ugualmente capace di opprimere. (...)

Ciò che è importante combattere, è quindi meno l'anarchia o il dispotismo che l'apatia, che può creare indifferentemente l'uno o l'altro.

Alexis de Tocqueville[1004]


A prescindere delle circostanze specifiche, la premessa da cui parte la sfida dell'azione diretta è ovunque la stessa: il fare non può più esser confinato all'espressione di un dissenso simbolico, ma deve costruire un'azione che migliori nell'immediato la vita delle persone, nei luoghi in cui essa si svolge[1005].


Aspetto economico


Quando i prodotti di un'azienda multinazionale vengano creati violando i diritti umani in qualsiasi paese del mondo, o danneggiando l'ambiente, e quando i prodotti provengono da un paese dittatoriale o da un paese che occupa militarmente un'altra nazione, qual è il comportamento del cittadino onesto: esserne complice con l'acquisto dei prodotti di questa azienda e di questi paesi, o è un dovere per questo cittadino, in nome della giustizia, rifiutare di comprare questi prodotti, per indurre questa azienda e questi governi al rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali? L'esperienza dimostra che il boicottaggio economico fatto dai cittadini, quando ben organizzato, ottiene generalmente risultati positivi. Ecco alcuni esempi:

Noi Palestinesi ed Ebrei cittadini di Israele sosteniamo fortemente la proposta di UNISON per attuare un boicottaggio economico e culturale di Israele. Raccomandiamo questa proposta, soprattutto in seguito alla storica decisione dell'Unione della University and College Union (Unione delle Università e Collegi) in Gran Bretagna, e proposte simili di Architects for Peace and Justice in Palestine [Architetti per la Pace e la Giustizia in Palestina], e il Congress of South African Trade Unions [Congresso dei sindacati sudafricani]. Azioni come queste hanno un impatto immediato all'interno di Israele. Ricevono ampia copertura nei principali media e forniscono uno strumento estremamente efficace nella nostra lotta comune per mettere una giusta fine all'occupazione[1006].

Quanti cittadini dei paesi democratici, come ad esempio gli autori del sito internet statunitense www.nationalpriorities.org, s'interessano di sapere come le tasse pagate allo Stato sono spese, ed a agire affinché queste tasse siano realmente per il benessere dei contribuenti?



Aspetto politico


Durante il nazismo, i cittadini tedeschi sono rimasti generalmente indifferenti o inattivi in presenza dei crimini che commetteva il governo contro i propri cittadini e contro i popoli di altri paesi. Chi considera questo comportamento dei cittadini tedeschi una complicità nei crimini commessi, perché, oggi, non considera lo stesso una complicità l'indifferenza o l'inattività del cittadino ai crimini che commette il suo governo contro altri popoli?

Per ogni uomo esistono degli atti moralmente impossibili, altrettanto impossibili come alcuni atti fisici. E uno degli atti moralmente impossibili per la maggior parte degli uomini, se sono liberi da ogni ipnosi, è la promessa di obbedire ciecamente a uomini indifferenti e immorali che si propongono l'assassinio.

Tolstoj

Per quale motivo il cittadino rimane indifferente o inattivo in presenza di crimini del suo governo se non perché trova in questo atteggiamento il suo interesse materiale? A questo punto quale diritto ha questo cittadino di pretendere alla sua innocenza?... Perché "non sapeva", come si è detto dopo la seconda guerra mondiale? Oggi, questa scusa non è più valida, perché il cittadino può sapere se vuole sapere.

Sarei uomo a sacrificare la mia patria alla giustizia se fossi costretto di scegliere tra l'una e l'altra.

Joseph Proudhon

Nell'incarcerare, torturare, mutilare, uccidere, - in particolare dei civili non combattenti -, quale differenza c'è, per le vittime, tra l'aggressione e l'occupazione militare del tipo per esempio nazista, e quelle commesse da un esercito odierno?... Chi condanna l'azione nazista non deve logicamente condannare qualsiasi azione che, anche se diversa da quella nazista, rimane comunque un'aggressione ed un'occupazione militare imposta ad altri popoli con la forza armata?

Perché abbiamo sempre bisogno di suggestioni?

Perché siamo infantili e immaturi. Che l'uomo non sia maturo lo vediamo quotidianamente: molti giochi alla televisione, certe esasperazioni di tipo cabalistico, tante credenze (gli oroscopi) e suggestioni sono espressioni del nostro infantilismo. Questa regressione è comune a ogni paese e continente (...)

L'uomo diventerà mai maturo?

Sì, stiamo prendendo coscienza. I valori etici di oggi non sono quelli di cent'anni fa. La sopraffazione, la pena di morte stanno scomparendo. Ci sono le dichiarazioni di Helsinki, di Ginevra, di Oviedo, e ci sono codici etici ricchi di questi principi. Il bisogno di pace sta diffondendosi. Le celebrazioni della guerra stanno scomparendo. (...) In questi ultimi cinquant'anni siamo sorprendentemente maturati. Ci volevano forse nazismo e fascismo per farci maturare[1007].

Per far maturare i cittadini, basteranno il nazismo e il fascismo, o ci sarà bisogno ancora e purtroppo di avvenimenti più tragici, per esempio che un generale decida il suo governo di lanciare una bomba nucleare sulla popolazione di un paese, come pensano alcuni generali statunitensi contro l'Iran, o che qualche gruppo illegale lanci una bomba nucleare, artigianale o rubata da un arsenale, sulla popolazione statunitense?

(...) cinque ex capi degli eserciti (americani, britannici, francesi, tedeschi, neerlandesi) (...) hanno redatto, e consegnato alla direzione della Nato, nel gennaio 2008, un documento di 150 pagine nel quale raccomandano una "riforma urgente" della strategia militare dell'Alleanza di fronte alle minacce internazionali, in particolare terroristiche. Secondo loro, è tempo di considerare degli attacchi preventivi, per evitare la disseminazione delle armi di distruzione di massa.

E questi bravi pensionati di fornire la migliore delle ricette: l'utilizzazione di bombe nucleari miniature (delle "mininukes"). Meglio. Affermano che il loro testo ha ricevuto l'avallo di molti grandi capi militari della Nato. Sotto inteso: ivi compreso per lanciare, eventualmente, qualche piccolo fungo atomico su uno Stato presunto molto cattivo[1008].

Nel caso in cui il benessere del cittadino (o di un popolo) è la conseguenza della negazione del benessere di altre persone (o altri popoli), se questo cittadino (o popolo) vuole realmente un mondo vivibile, cosa deve scegliere: il suo benessere personale o quello di tutti?

(...) sono soltanto la passione e l'abitudine alla libertà che possono lottare con vantaggio contro l'abitudine e la passione del benessere[1009].


Un potere delegato senza un altro che lo sorveglia e lo controlla, tende naturalmente a violare il principio della sua delegazione, e a trasformare questa delega in sovranità[1010].

Nel capitolo sulla democrazia[1011], è stato esposto il problema del mandato imperativo che caratterizza la democrazia totale. Ancora oggi, ogni persona che detiene o aspira al potere (non da condividere con gli altri, ma da esercitare sugli altri), considera questo tipo di democrazia:

1) nella migliore delle ipotesi, un'utopia. E' Impossibile, dice, trovare un sistema che consenta a tutti i cittadini di gestire insieme il potere, sulla base del mandato imperativo. Questa opinione non corrisponde alla verità. L'utopia è, secondo l'opinione comune, qualcosa che non può esistere: tuttavia un'utopia può anche essere qualcosa che non si è ancora realizzato, per esempio l'utopia della libertà all'epoca della schiavitù. Ora la democrazia totale è esistita e ha funzionato; ha smesso di esistere solo con l'intervento di repressione militare, e, nel caso jugoslavo e algerino, con la repressione burocratica.

2) nel peggiore dei casi, la democrazia basata sul mandato imperativo è considerata una manifestazione di disordine sociale. Ma questo esiste e si sta aggravando in situazione di dittatura e di democrazia limitata. E questo disordine non è solo il deterioramento dei divari tra coloro che detengono e coloro che sono esclusi dalla ricchezza e dal potere. Questo disordine sociale si manifesta soprattutto nella corsa agli armamenti e nella preparazione per le future guerre, non solo sulla terra, ma negli oceani e nel cielo... Se l'umanità vuole sopravvivere, non deve riconsiderare il suo punto di vista sul mandato imperativo come garanzia di una piena e reale democrazia, e mettersi a costruirla , risolvendo le difficoltà che essa presenta?


Quale dirigente?


Quale tipo di dirigente politico può contribuire a migliorare il mondo, quello che, per soddisfare i suoi interessi personali di carriera, serve gli interessi della minoranza dei più potenti, o il dirigente che soddisfa gli interessi della maggioranza dei deboli? E' il dirigente come Tony Blair, Gerard Shroeder, Bush senior, José Aznar, Gianni Letta, ecc., qui, dopo il passaggio al governo, finisce impiegato in una multinazionale che gli versa uno stipendio molto confortevole, o un dirigente come questo:

Tu pensa, un uomo, avvocato di successo, che ha studiato a Londra e che decide di identificarsi completamente con la sua gente! Che si identifica con la gente dei villaggi, con la loro povertà, col loro modo di sentire, col loro modo di vivere, che si alza alle quattro del mattino, pulisce i gabinetti, si mette a filare e poi prega. (...) Gandhi diceva: "La mia vita è il mio messaggio"[1012].

Quale tipo di dirigente politico serve per creare un mondo migliore, il politico demagogico che promette ciò che non farà, o quello che dice la verità, anche al costo di dispiacere ai cittadini?

La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, diventata ormai un'aberrazione dell'idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi... di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni quattro o cinque anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, deve necessariamente essere medio, mediocre e banale come accade sempre per tutte le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori dal comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai[1013].

La situazione attuale e il problema attuale non sono diversi da quelli che esistevano nel passato, come lo testimonia questo documento:

Comitato Centrale della Guardia Nazionale, Appello agli elettori parigini, il 25 marzo 1871:

CITTADINI,

Non perdete di vista che gli uomini che vi serviranno meglio sono quelli che sceglierete tra voi, che vivono la vostra vita, che soffrono i vostri stessi mali.

Diffidate altrettanto degli ambiziosi che di quelli che si sono arricchiti in fretta; gli uni come gli altri consultano solo il proprio interesse e finiscono sempre per considerarsi indispensabili.

Diffidate ugualmente dei parlatori, incapaci di passare all'azione; sacrificheranno tutto per un bel discorso, un effetto oratorio o una parola spirituale. Evitate anche coloro che sono stati favoriti dalla ricchezza, perché troppo raramente chi possiede la ricchezza è disposto a guardare il lavoratore come un fratello.

Infine, cercate uomini dalle convinzioni sincere, uomini del popolo, risoluti, attivi, che hanno un senso dritto ed un'onestà riconosciuta. Portate le vostre preferenze su coloro che non cercano il vostro voto; il vero merito è modesto e spetta agli elettori scegliere i loro uomini e non a questi presentarsi

CITTADINI,

Siamo convinti che se tenete conto di queste osservazioni, avrete finalmente inaugurato la vera rappresentazione popolare, troverete dei mandatari che non si considereranno mai come i vostri padroni[1014].


Maggioranza e minoranza


Meglio combattere tutti i cattivi con un piccolo numero di gente buona, che combattere un piccolo numero di gente buona con un gran numero di cattivi.

Antistene [1015]

La maggioranza non ha sempre ragione perché è semplicemente la maggioranza; è necessario sapere quando la maggioranza riflette la ragione, e quando è soltanto la manifestazione della volontà di una minoranza che l'ha manipolata.

In ultima analisi, la ragione pratica per cui, quando il potere è nelle mani del popolo, alla maggioranza è permesso, per un lungo, ininterrotto periodo, di dettar legge, non è perché ha maggiore probabilità di essere nel giusto, non perché sembra la più chiara rispetto alla minoranza, ma perché è materialmente la più forte. (...)

Se noi, e la nostra coscienza, crediamo che la maggioranza sia nell'errore, dobbiamo rifiutare di seguire qualsiasi governo o legislazione che vada contro ciò che siamo come esseri umani.

Henry David Thoreau[1016]

Più di una volta è capitato alla maggioranza di avere torto, per esempio nella condanna a morte di Socrate e di Gesù, o durante i regimi dittatoriali fascista, nazista, stalinista, ecc. Come, oggi, una minoranza di cittadini può agire quando il suo governo decide una guerra d'aggressione contro un altro popolo? Ecco un'indicazione generale:

Il potere in sé non è derivato dalla violenza, anche se in forma governativa è in genere di natura violenta. Il potere governativo è spesso mantenuto attraverso l'oppressione e il tacito rispetto della maggioranza dei governati. Qualsiasi significativo ritiro di questo rispetto limita o scioglie il controllo governativo. L'apatia di fronte all'ingiustizia è una forma di violenza. Lotta e conflitto sono spesso necessarie per correggere l'ingiustizia.

La nostra battaglia non è facile, e non dobbiamo pensare alla nonviolenza come un modo "sicuro" per combattere l'oppressione. La forza della nonviolenza proviene dalla nostra disponibilità ad assumere rischi personali senza minacciare altre persone.

È essenziale che separiamo l'individuo dal ruolo che egli svolge. Il "nemico" è il sistema che getta le persone in ruoli oppressivi[1017].

Quando un governo, di tipo democratico, stabilisce una legalità in contraddizione con la giustizia, danneggiando una parte dei suoi cittadini o un altro popolo, qual è il dovere dei cittadini, nel caso fossero una minoranza: applicare la legalità ingiusta o modificarla per ottenere una legalità giusta? George Frost Kennan fa questa proposta, nel quadro di un sistema democratico:

Per esercitare un'azione utile come movimento contestatore e riformatore, questa minoranza dovrebbe accettare la responsabilità di affrontare l'elettorato nelle consultazioni normali, dovrebbe cercare l'approvazione popolare attraverso il suffragio dei votanti per realizzare i propri ideali e non i riflessi di un potere esecutivo intimidito e sconcertato. Il problema non consiste nel fare sì che un sistema cattivo funzioni bene coprendolo d'insulti, bensì nel modificarlo in maniera che funzioni bene senza bisogno di essere coperto d'insulti. (...)

Io, invece, giudicherei essenziale (...) l'istituzione di un nuovo partito politico, un partito che si differenzierebbe dai due principali attualmente esistenti per il fatto che sarebbe soddisfatto di rappresentare una minoranza, che non si considererebbe fallito se non uscisse vincitore delle elezioni presidenziali e non salisse al potere, che anteporrebbe le idee e le convinzioni al successo elettorale, che si proporrebbe come finalità primaria il compito di educare gli altri proprio mediante una energica, attiva partecipazione ai regolari processi politici ed elettorali del paese. Io ritengo che un partito fondato su queste promesse riuscirebbe alla fine a incunearsi fra i grandi partiti della politica esercitata come professione, i quali servono a rappresentare tutto per tutti quanti, penetrando nelle masse come un coltello nel formaggio. E vi riuscirebbe non soltanto a dispetto[1018] del fatto che non farebbe della conquista del potere lo scopo unico e supremo delle sue attività, ma soprattutto in virtù di questo fatto[1019].


Chi è contro la democrazia?


Penso che la prima minaccia alla democrazia sia l'arroganza, l'idea che un gruppo ristretto abbia più conoscenze e migliori strumenti per decidere come il mondo deve procedere imponendo le sue idee a tutti gli altri.

Naomi Klein [1020]

Alcune organizzazioni islamiche dichiarano pubblicamente che sono contro la democrazia, e per una teocrazia. In realtà si tratta di una dittatura dei preti religiosi, imposta con la forza armata, e mascherata dalla pretesa di esprimere la volontà di Dio.

I dittatori invocano l'esistenza del terrorismo o la cosiddetta "incapacità" dei cittadini, per giustificare uno Stato cosiddetto "forte" che è in realtà una forma di dittatura.

Infine, alcuni regimi formalmente democratici sono in realtà al servizio degli azionari delle multinazionali che limitano le regole della democrazia, trasformandola in una dittatura di un'oligarchia economico-finanziaria, mascherata con l'organizzazione di elezioni dove vanno al potere solo coloro che servono prioritariamente gli interessi di queste multinazionali. Il tutto è giustificato con il dogma che il capitalismo è l'unico modo di esistere della società, e le multinazionali il suo strumento più efficace.

Certi governi democratici, il cui l'esercito occupa militarmente un altro paese, organizzano elezioni manipolate per far finta di volere la democrazia, mentre si tratta di una forma velata di dittatura esercitata da dirigenti governativi indigeni sotto il controllo del governo dell'esercito occupante. E' stato così, per esempio, per i governi degli Stati Uniti, ieri in Vietnam per timore della vittoria dei comunisti, ed è il caso oggi in Iraq e in Afghanistan per timore della vittoria dei partiti islamici.

E vero che la regola della democrazia è stata utilizzata per mettere fine alla democrazia. Il caso più tragico fu in Germania dove il partito nazista vinse le elezioni e, una volta al potere, ha cancellato la democrazia. E' vero pure che la stessa operazione rischia di ripetersi con alcuni partiti islamici in certi paesi... Perché allora chi pretende di essere per la democrazia non dichiara pubblicamente questo principio: che le elezioni democratiche sono permesse soltanto a chi non intende utilizzare le elezioni democratiche per cancellare la democrazia?

Ma se la maggioranza dei cittadini elegge il partito che dichiara pubblicamente di abolire la democrazia, perché la famosa regola di rispettare la volontà della maggioranza non dovrebbe essere eseguita, anche in questo caso? Non è scorretto invocare il rispetto delle decisioni della maggioranza solo quando risponde all'interesse personale?... Impedire ad un popolo di fare, per sua scelta elettorale libera e democratica, l'esperienza della non democrazia, è eticamente giusto e politicamente utile? Non è doveroso, per rispetto del principio della democrazia, lasciare una maggioranza fare l'esperienza della dittatura, affinché impari da se stessa che ha più interesse a preferire la democrazia? Certo, il miglior antidoto contro la dittatura è la democrazia, anche se limitata, ma la dittatura pure finisce per essere un antidoto contro se stessa.

Chi vuole realmente la democrazia come strumento di benessere per tutti i popoli, dovrebbe contribuire a mettere fine alla violazione dei diritti che permettono questo benessere, qualsiasi ne sia la forma e in qualsiasi paese. Per avere un'idea di quanto c'è da fare in questo campo basta informarsi presso istituzioni internazionali come Amnesty International e associazioni come World democracy audit[1021].


Chi è nemico del genere umano?


SICINIUS. - La natura insegna agli animali stessi a riconoscere i loro amici.

MENENIUS . - E quindi, prego, il lupo, chi ama?

SICINIUS. - L'agnello.

Shakespeare[1022]

Chi è nemico del genere umano, il pacifista che chiede l'eliminazione di qualsiasi esercito permanente e di qualsiasi guerra d'aggressione, o colui che crea questo esercizio e giustifica questa guerra?

Ogni esercito permanente è distruttivo delle istituzioni repubblicane. Non può che condurre il paese ogni tanto a spaventosi disastri, e ogni tanto alla gloria militare alzandosi sempre sulle rovine delle libertà e l'oppressione degli altri Popoli. Serve a schiacciare il paese di tasse, ad ostacolare la produzione consumando senza produrre.

L'esercito permanente prende gli uomini e rende degli schiavi[1023].

Chi è più nemico del genere umano, il terrorista con la sua bomba artigianale o lo Stato con le sue bombe atomiche?

L'aggressività costituisce una disposizione istintiva primitiva ed autonoma dell'essere umano, e ritornerò su questo fatto che la civiltà vi trova il suo ostacolo più temibile.

(...)

Scartare l'ostacolo più grande incontrato dalla civiltà, ossia l'aggressività costituzionale dell'essere umano contro gli altri: da cui l'interesse tutto particolare del più recente dei comandamenti del Super-io collettivo: "Ama il tuo prossimo come te stesso."

(...) Solo che colui che nello stato attuale della civiltà si conforma a una simile prescrizione non fa che agire per il suo inconveniente rispetto a colui che si piazza sopra di lei. Quale ostacolo potente alla civiltà deve essere l'aggressività se difendersene rende altrettanto infelice che utilizzarla!(...) Finché la virtù non sarà ricompensata qui sotto, l'etica, ne sono convinto, predicherà nel deserto. Mi sembra anche fuori dubbio che un cambiamento reale dell'atteggiamento degli uomini rispetto alla proprietà sarà qui più efficace che qualsiasi comandamento etico; ma questa giusta visione dei socialisti è turbata e spogliata da ogni valore pratico da una nuova disconoscenza idealista della natura umana.

Sigmund Freud [1024]

Si sa, da una parte, che la mancanza di auto-soddisfazione psicologica, combinata all'incapacità di provare emozioni d'empatia, provocano la bramosia di dominare gli altri. Dall'altra parte, si sa che la mancanza d'informazione e di cultura, combinata con il disagio psicologico, provocano la bramosia di servire i dominatori... Sapendo questo, chi ha interesse ad ostacolare la diffusione dell'informazione e della cultura, e quindi ad alimentare incomprensioni, odi e guerre, se non chi la la brama di dominare?

Il nemico del genere umano non è colui che non ha bisogno né di dominare né di servire i dominatori, ma desidera soltanto una cooperazione solidale tra gli individui e tra i popoli, ma colui che ha la bramosia di dominare gli altri o di servire i dominatori,?

Chi ha interesse ad intraprendere una guerra:

- tra gli individui: chi non ha nulla, nemmeno per nutrirsi e curarsi, o chi oltre al necessario per vivere, vuole anche il superfluo, anche a danno degli altri?

- tra gli Stati e i popoli: chi ha risorse naturali o chi ne manca o ne ha ma ne vuole di più, a danno degli altri popoli?

- tra i dirigenti politici, economici, culturali, ecc.: chi ha un carattere capace di empatia verso le sofferenze altrui, o chi manca di queste due caratteristiche capacità?

Consideriamo adesso l'individuo. Fin dall'infanzia è oggetto di un determinato tipo di insegnamento e di condizionamento, diretto ed indiretto, che comprende i primi giocatoli i libri scolastici, un indottrinamento religioso, politico e morale, i programmi televisivi, le parole e il comportamento dei genitori e da altre persone che godono di un'autorità (insegnanti, preti, politici, giornalisti, scrittori, artisti, ecc.). Per sapere se una società è nemica o amica del genere umano, basta esaminare il tipo d'insegnamento e di condizionamento che la caratterizza, guidando l'esame con questa semplice domanda: questo insegnamento e questo condizionamento favoriscono la cooperazione o il conflitto, e, di conseguenza, la pace o la guerra?

Che concezione morale e politica ha della società umana chi vuole imporsi uccidendo la popolazione civile con bombardieri e missili, come alcuni Stati lo fanno, o con bombe artigianali e spade, come fanno alcune organizzazioni illegali? Chi agisce in questo modo, qualsiasi sia la sua giustificazione, è amico o nemico dell'umanità?

E ancora, chi è nemico del genere umano:

- chi usa, a favore della sua concezione della società, lo strumento della convinzione pacifica, nel rispetto della libertà degli altri e la diversità delle opinioni, o chi vuole imporre la sua concezione della società, direttamente con la dittatura, o indirettamente con il potere oligarchico economico-finanziario?

- chi, in nome dell'unicità della condizione umana, vuole il dialogo e la cooperazione tra le culture e le civiltà, o chi, in nome della cosiddetta propria "identità" e "superiorità", vuole lo scontro e la dominazione tra le culture e le civiltà?

Qui il problema centrale non è quanto possano essere dissimili due società distinte, ma quali capacità e occasioni abbiano - o possano sviluppare - i membri di una per apprezzare e capire come funziona l'altra[1025].

Aggiungo che l'apertura di una società o civiltà ad un'altra può anche essere un'occasione di arricchimento, come è accaduto molte volte nella storia umana. Ecco un esempio per la Cina.

Da una parte ciò che la Cina ha preso nel III° secolo:

Quest'apertura della Cina ad influenze esterne era paragonabile a quella della Cina alle influenze occidentali del nostro tempo[1026].

Ha delle conseguenze in tutti i campi della vita: la medicina, le matematiche - la scoperta della trigonometria da parte di Lieou Houei è del 263 - l'astronomia, la musica, la fonetica e la letteratura. Esattamente come oggi, i Cinesi sono obbligati a creare una nuova terminologia per tradurre elettricità, tien k'i, atomo, yuen-tseu[1027], ecc., crearono allora, secondo il Giapponese Ogihara, sette mila parole nuove (...) Ciò che è più interessante è che di fronte a nuove idee furono portati a riflettere sulle loro et, di fronte ad una lingua strutturalmente differente, a meglio prendere coscienza dei problemi della loro[1028].

Dall'altra parte ciò che la Cina, e ha poi ancora preso:

(...) Attraverso i Gesuiti, la Cina contribuisce ad accelerare il progresso europeo. Ciò che c'era in lei di un positivismo e di un razionalismo un po' corto, è vero, rinchiuso in un contesto di pensiero magico, determinò la filosofia illuminista del XVIII° secolo. Se se percepisce un eco in Fénélon che fece già dialogare Socrate e Confucio, in Leibniz, in Beyle e in Voltaire. E Voltaire è un segnale! Con un scontro in ritorno, questo pensiero del XVIII° secolo francese determinò tutto il movimento riformista cinese che va da Leang K'i-tchao a Sun Yat Sen[1029].


Quando un'azione danneggia gli esseri umani o la natura, chi prende la decisione, chi la esegue e chi, per consenso o indifferenza, la accetta, sono nemici dell'umanità. Per esempio:

- rendere l'aria irrespirabile, l'acqua imbevibile e la terra incoltivabile,

- dare un'educazione ai figli che porta a fabbricare armi, finanziarle, commercializzarle, o di uccidere come delinquente, soldato, mercenario o terrorista,

- usare la scuola e il tempio religioso per odio degli altri,

- affidare i soldi ad una banca che finanzia la produzione o il commercio di armi, e comprare i prodotti di multinazionali che violano i diritti umani o danneggiano l'ambiente,

- pagare le tasse allo Stato sapendo che sono utilizzate per arricchire i fabbricanti di armi e stipendiare un esercito che domina i cittadini o aggredisce un altro popolo,

- considerare i pacifisti una minaccia per la pace, e chi resiste alla dittatura o/e alla dominazione esterna, pacificamente o con le armi, come "criminale" o "terrorista",

- considerare il soldato che rifiuta di obbedire ad ordini ingiusti del suo governo, come un traditore,

- trovare normale che, nelle relazioni tra gli individui e tra i popoli, comandi chi possiede la più grande forza economica e militare, con la licenza di impossessarsi delle risorse naturali altrui e, per questo, aggredirli ed occuparli militarmente,

- considerare la pubblicità commerciale un'attività normale, ignorando il suo aspetto menzognero e manipolatore dei desideri umani per il solo fine di lucro,

- considerare l'informazione come libera, mentre è posseduta e confezionata da privati, per servire gli interessi dell'oligarchia dei potenti economico-finanziari della quale fanno parte i proprietari dei mezzi d'informazione,

- accettare che i divertimenti inneggiano e favoriscano la stupidità, l'insensibilità, il disprezzo degli altri, l'egoismo, la violenza e la guerra,

- accettare che la politica sia comandata dalla minoranza che possiede ricchezza, e che la politica sia formalmente gestita da coloro che servono questa minoranza e, di conseguenza, servono loro stessi,

- infine, accettare che chi dice la verità sul funzionamento reale del mondo, sia accusato di essere un "pericolo" per il cosiddetto "ordine" pubblico, sia ostacolato, perseguitato o ucciso.


Chi è responsabile della guerra o soldi contro vite umane


Il generale e maggiore Smedley Butler, il marine più decorato nella storia degli Stati Uniti, ha scritto nel suo libro "La guerra è una truffa" ("War is A Racket"), pubblicato nel 1935:

La guerra è una truffa. Lo è sempre stata.

E' forse la più antica, facilmente la più redditizia, sicuramente la più viziosa. E' l'unica in campo internazionale. E l 'unica in cui gli utili vengono calcolati in dollari e le perdite in vite umane. Una truffa è descritta al meglio, credo, come qualcosa che non è quello che sembra alla maggior parte della gente. Solo un piccolo gruppo "dentro" sa di cosa si tratta. Si tratta di condotte per il beneficio di pochi, a scapito dei molti. Fuori dalla guerra alcune persone fanno enormi fortune.

Nella prima guerra mondiale una semplice manciata ha guadagnato i profitti del conflitto. Almeno 21.000 nuovi milionari e miliardari sono stati creati negli Stati Uniti durante la Guerra mondiale. Molti hanno ammesso i loro enormi guadagni di sangue nelle loro dichiarazioni dei redditi. Quanti altri milionari di guerra hanno falsificato le loro dichiarazioni dei redditi, nessuno lo sa. Quanti di questi milionari di guerra hanno portato un fucile? Quanti di loro hanno scavato una trincea? Quanti di loro sapevano che cosa significasse andare affamati in un'imbarcazione infestata di topi? Quanti di loro hanno conosciuto l'insonnia, lo spaventi notturno, sommersi da granate, da schegge di proiettili e da spari di mitragliatrice? Quanti di loro hanno evitato uno baionetta spinta da un nemico? Quanti di loro sono stati feriti o uccisi in battaglia?

Fuori dalla guerra le nazioni acquisiscono un territorio nuovo, se sono vittoriosi. Lo prendono. Questa nuova acquisizione di territorio è prontamente sfruttata da pochi - gli stessi pochi che hanno strizzato dollari di sangue nella guerra. Il pubblico in generale sopporta il conto.

E qual è questo conto?

Questo conto è un orribile rendiconto. Delle nuove lapidi al cimitero. Dei corpo mutilati. Delle menti frantumate. Dei cuori e dei focolari spezzati. Dell'instabilità economica. La depressione e il suo corteo di tutte le miserie. Una schiacciante tassazione per generazioni e generazioni.

Per molti anni, come soldato, ho avuto il sospetto che la guerra è stata una truffa; fino a che prima di andare in pensione, l'ho capito pienamente[1030].


Chi minaccia la pace mondiale: lo Stato che brama o controlla le risorse naturali di un altro popolo, o il cittadino e il popolo che resistono a questa bramosia o a questo controllo?

Aldilà e oltre tutti i motivi che causano le guerre, in qualsiasi società e epoca, il motivo principale non è prima di tutto, per gli individui come per i popoli, la bramosia di togliere agli altri ciò che è loro necessario per vivere?

(...) un uomo che per l'asperità della sua natura si sforzerà di conservare per se stesso questo cose per lui superflue ma che sarebbero necessarie agli altri, e che l'ostinazione delle sue passioni non permette di correggere, deve essere lasciato da parte o gettato fuori della società alla quale fa ostruzionismo. Perché, visto e considerato che ognuno, non soltanto in diritto, ma anche per necessità di natura, è tenuto a sforzarsi quanto possibile per ottenere ciò che è necessario alla sua conservazione, colui che si opporrà per delle cose superflue è colpevole della guerra che segue e fa dunque proprio ciò che è contrario alla legge fondamentale di natura, che comanda di ricercare la pace[1031].

Thomas Hobbes[1032]

E' normale o è un miracolo momentaneo che qualcuno tra i popoli vittima di bombardamenti, non venga preso da una disperazione e da una rabbia tali da andare nel paese da dove provengono le aerei bombardieri, e da vendicarsi lanciando a sua volta le bombe che può sulla popolazione che non ha impedito ai suoi dirigenti la loro aggressione? Quale ragione, quale diritto e quale giustizia autorizzano uno Stato a lanciare bombe sulla popolazione civile, e vietano che qualcuno delle vittime faccia lo stesso contro la popolazione civile di quello Stato?

E' normale o è un miracolo momentaneo che qualcuno tra i popoli dove una multinazionale, come la petrolifera Shell, abbia avvelenato le acque di una regione del paese, non venga nella regione del paese di origine di questa multinazionale e avveleni le sue acque? Quale ragione, quale diritto e quale giustizia autorizzano una multinazionale ad avvelenare le acque di un popolo, e vietano che qualcuno di questo popolo faccia lo stesso con le acque del paese d'origine della multinazionale?

E' eticamente giusto, per chi crede all'etica, e redditizio, per l'egoista che ragiona soltanto in termine di profitti e perdite personali, rimanere indifferente alle gravi ingiustizie che tormentano i popoli del pianeta, e ai gravi danni subiti dall'ambiente naturale, o è doveroso agire secondo le proprie possibilità, non solo perché l'etica di giustizia lo richiede, ma anche egoisticamente per evitare che, nei paesi che godono di pace, i profitti di questa pace non si trasformino in perdite con la guerra che potrebbe finire per raggiungere questi paesi, sotto forma di attacchi terroristici alla popolazione o all'ambiente naturale?

Chi difende i principi di "Lavoro, Famiglia, Patria, Religione" favorisce sempre la pace o può causare una guerra d'aggressione?

La necessità di fornire un lavoro ai cittadini dà il diritto al governo di negare il diritto al lavoro e alla vita dei cittadini di un altro paese? E' accettabile l'argomento di un governo che dichiara: "Per dare lavoro ai miei cittadini, devo sostenere la multinazionale che danneggia l'ambiente in un altro paese, e devo sostenere le aziende che fabbricano armi di guerra e le banche che finanziano la loro vendita"?

il diritto di avere una famiglia autorizza di negare lo stesso diritto ad altri popoli? E' accettabile l'argomento di un cittadino che dichiara: "Per far vivere la mia famiglia, devo lavorare in una multinazionale che sfrutta le famiglie in un altro paese o danneggia il loro ambiente naturale" o "devo lavorare in un'azienda che fabbrica armi di guerra" o "devo lavorare in una banca che finanza la vendita di armi di guerra", o "devo fare il soldato ed andare ad uccidere dei civili e rovinare delle famiglie in un altro paese"?

Il diritto di amare la propria patria autorizza ad accettare che, per il profitto di questa patria, un'altra patria sia aggredita, occupata e saccheggiata nelle sue risorse?

il diritto di credere in una religione autorizza a disprezzare, combattere o uccidere chi ha una religione differente, o chi non ha un'etica laica?

Senza essere un apostolo della pietà e pur riconoscendo la necessità biologica e psicologica della sofferenza nell'economia della vita umana, tuttavia non si può fare a meno di condannare la guerra nei suoi fini e nei suoi mezzi, e di aspirare alla cessazione della guerra.

Sigmund Freud[1033]


Ridere o piangere?


Democrito e Eraclito sono stati due filosofi, il primo, trovando vana e ridicola l'umana condizione, usciva in pubblico soltanto con un viso canzonatorio e sorridente; Eraclito, avendo pietà e compassione di questa stessa condizione nostra, aveva il volto continuamente triste, e gli occhi carichi di lacrime (...)

Amo meglio il primo umore, non perché è più piacevole ridere che piangere, ma perché è più sprezzante, e che ci condanna più che l'altra; e mi sembra che non possiamo mai essere abbastanza disprezzati secondo il nostro merito. Il lamento e la commiserazione sono mischiati a qualche stima della cosa che si lamenta; le cose che prendiamo in giro, le stimiamo senza prezzo. Non penso che ci sia tanta disgrazia in noi quanto è la vanità, né tanta malizia quanto è la stupidità; non siamo così pieni di male come di inanità; non siamo così miserabili come siamo spregevoli.

Montaigne[1034]


La capacità di ridere, prima di tutto di se stessi e poi degli altri, è necessaria per neutralizzare le passioni personali e quelle altrui, in quanto ostacolano la creazione di un mondo migliore per tutti. Quanti assettati di ricchezze materiali, quanti dittatori e quanti fabbricanti e finanziatori della morte di altri sanno ridere in modo sano? Non è un caso se l'umorismo e la satira sono repressi dai dittatori, odiati dai dominatori e disprezzati dai loro servitori.

La capacità di ridere non è ovviamente facile per chi soffre di ingiustizie causate da una dittatura interna, dall'azione di una multinazionale o da un'occupazione militare esterna. Ma per queste vittime, qual è la reazione più liberatoria: opporsi agli aggressori con l'odio o ridendo di questi malati di ricchezze materiali e di dominazione, perché si sentono una nullità se non possiedono ricchezze materiali e, per questo, non dominano gli altri?

La via reale della messa a distanza[1035] rispetto alla propria situazione è senza dubbio l'umorismo[1036]. (...) è uno dei migliori antidoti allo "spirito di serio" e al suo compagno abituale, l'aggressività. E' una presa di distanza da ciò che sembra andare da sé.

(...)

L'umorismo ci aiuta a sopportare noi stessi e ad accettare il modo di vita degli altri. questa sana follia ci introduce a questo minimo di serenità sorridente senza la quale scivoliamo così facilmente verso la rigidità, l'autoritarismo e le processioni di violenze. Così l'umorismo è molto meno una tecnica di divertimento intellettuale che un'attitudine morale, un'arte di esistere, un modo positivo di comportarsi con se stessi e con il prossimo. Non richiede soltanto un clima di libertà intellettuale, ma ancora delle qualità di cuore.

Jacques Van Rillaer [1037]








































CONCLUSIONE:

domande per un mondo migliore

































Quante domande, qui, da porsi, alle quali non c'è ancora risposta!

Sigmund Freud[1038]


Il ventre è ancora fecondo, da dove è sorta la bestia immonda.

Bertolt Brecht[1039]


E' stato un secolo di spaventose delusioni. Anche per questo oggi c'è questo grande disorientamento. Non c'è più niente a cui potersi attaccare minimamente.

Tiziano Terzani[1040]


Il problema di un ordine mondiale realmente vivibile, non solo per una minoranza ma per tutti, dipende da alcune domande fondamentali e allo stesso tempo semplici, che richiedono risposte e provvedimenti chiari, concreti, condivisibili da tutti i popoli del pianeta, senza nascondersi, per ignorare queste domande, dietro la giustificazione della cosiddetta "complessità" delle situazioni. Guarda caso, chi trova "complesso" un problema è sempre colui che trae un profitto dalla sua esistenza.


1. Il problema dei problemi


Qual è il problema più grande che affligge l'umanità e minaccia la sua esistenza: il conformarsi a ciò che una minoranza di privilegiati considera l'unico mondo possibile (la privatizzazione di tutto ciò che esiste, ivi compreso l'essere umano, - il suo lavoro ed i suoi organi biologici -, con la dominazione del più forte a danno del debole), o la comprensione della necessità di un mondo da costruire democraticamente e tutti insieme per il bene comune dell'umanità?

Un ordine mondiale vivibile è realizzabile dal più forte o dal più giusto, da chi gestisce le risorse a favore di una minoranza o dell'intera umanità, da chi aggredisce e domina, o da chi rifiuta l'aggressione e la dominazione, da chi viola i diritti umani o da chi li rispetta?


2. I problemi fondamentali


I problemi fondamentali da risolvere sono o non sono questi: la competizione per le risorse naturali, la marginalizzazione della maggioranza della popolazione mondiale in materia di potere e di benessere, la militarizzazione globale e lo sconvolgimento climatico?


3. Produzione e condizione


Cosa importa prima: la produzione di ricchezze materiali o la creazione delle condizioni nelle quali gli esseri umani le producono (negazione o rispetto dei diritti umani) e l'uso che si fa di queste ricchezze (per il benessere di una minoranza o di tutta l'umanità)? I dirigenti politici e gli esperti al loro servizio non dicono mai, ed i mezzi d'informazione non danno quasi mai questa informazione: gli studiosi competenti e onesti affermano che le risorse attuali del pianeta sono sufficienti per risolvere i problemi di esistenza di tutta l'umanità, ma ciò che manca è una ripartizione equa di queste risorse.

E' possibile vivere in un mondo sicuro e pacifico senza quindi cambiare radicalmente il modo di ripartizione delle risorse del pianeta, ignorando o trascurando le sofferenze patite dalla maggioranza dell'umanità, a causa di politiche economiche che creano ingiustizie, guerre o danni contro l'ambiente, accontentandosi di un cosiddetto "aiuto allo sviluppo" ridicolo e senza incidenza?


4. Differenze e bisogni


Le differenze tra gli esseri umani per quanto riguarda l'aspetto fisico, prodotto dalla natura (colore della pelle, età, salute, sesso, ecc.), e per quanto riguarda le capacità intellettuali, prodotte in parte dalle condizioni economico-sociali, queste differenze possono giustificare una disuguaglianza per quanto riguarda i bisogni umani, quelli naturali (alimentazione, abitazione, salute, ecc.) e quelli sociali (istruzione, diritti politici, economici, culturali, ecc.)?

I diritti umani di ogni individuo e di ogni popolo possono essere realizzati a danno dei diritti umani di altri individui e popoli?


5. Istinto e ragione


Nell'attività umana, che sia degli individui o dei dirigenti, cosa è benefico: l'abbandono agli istinti distruttivi o lo sforzo di ragionare in modo costruttivo, la comprensione o il pregiudizio, l'agitazione o la calma, la velocità o la lentezza, l'aggressività o la serenità, l'intransigenza o la moderazione, la complessità o la semplicità, l'indifferenza o la solidarietà secondo le possibilità, il conflitto o la cooperazione, la regola "Ognuno per sé" o "Ognuno per tutti e tutti per ognuno"? Si vive meglio in un mondo di esseri umani solitari o solidali?

Per realizzare un vero ordine vivibile per tutti, cosa deve prevalere: l'interesse economico (del potente a danno del debole) o il principio etico: che nessuna azione individuale o di un governo danneggi qualsiasi individuo o popolo, o la natura?

Tale è dunque il miserabile stato del genere umano nel quale si trova per natura: eppure è possibile per questi uscirne, da una parte con le passioni e, dall'altra parte, con la ragione.

Le passioni che spingono gli umani alla pace sono la paura della morte, il desiderio delle cose necessarie ad un'esistenza confortevole, e la speranza di ottenerle con la loro attività. La ragione suggerisce gli articoli di pace adeguati, sulle quali si mettono d'accordo.

Thomas Hobbes [1041]


6. Perdite e profitti


Per un paese che occupa militarmente il territorio di un'altra nazione, è necessario, come è stato da sempre fino ad oggi, continuare a considerare la regola delle perdite e dei profitti, quindi aspettare:

- che le perdite finanziarie diventino insopportabili rispetto al profitto, per costringere i dirigenti governativi a mettere fine alla guerra,

- che le tasse per finanziare la guerra diventino insopportabili, per mobilitare i cittadini a costringere i dirigenti governativi a mettere fine alla guerra,

- che il numero di morti di soldati diventi insopportabile, per mobilitare soldati, veterani e loro familiari a costringere i dirigenti governativi a mettere fine alla guerra?

Dopo tutte le guerre del passato, quanti soldi devono ancora essere spesi, quanti soldati uccisi, quanti civili assassinati per far capire prima ai cittadini poi ai dirigenti governativi che la guerra d'aggressione, a più o meno lungo termine, non è redditizia, non è quindi la soluzione?


7. Passato e presente


Chi, del passato, ricorda le ingiustizie e i crimini, e ne denuncia gli autori e i complici diretti ed anche quelli indiretti, e, oggi, non denuncia gli autori, complici diretti ed indiretti delle ingiustizie e dei crimini attuali, per quale motivo agisce così se non perché è autore o complice diretto o indiretto di queste ingiustizie e di questi crimini presenti?

Tutti gli esseri umani vogliono sapere la verità e sono in grado di affrontarla?

(...)

Noi abbiamo paura di noi stessi, della verità, del futuro; mi rendo conto che, non solo nei riguardi delle malattie, nei riguardi anche della nostra vita quotidiana, spesso ce ne guardiamo bene dall'andare troppo a fondo. Talvolta meglio non sapere la verità. La rimozione freudiana è proprio il bisogno di relegare nell'inconscio atteggiamenti e desideri che non sono compatibili con il nostro sviluppo o il nostro benessere.

E' dannosa la rimozione?

Secondo Freud, a lungo andare sì, perché può condurre alla nevrosi (...) un elemento di disturbo all'equilibrio mentale[1042].

E chi dice disturbo mentale non dice, di conseguenza, conflitti, guerre d'aggressione e ciclo ininterrotto di violenze e contro-violenze fino all'estinzione della specie umana?


8. Aggressore e vittima


Per capire le guerre, è corretto parlare di "guerre" in generale, o piuttosto di distinguere qual è la guerra d'aggressione, sapendo che senza guerra d'aggressione non può esister nessuna forma di guerra, né una guerra difensiva, né una guerra di liberazione, né una resistenza armata?

Per mettere fine alla distruzione del pianeta, alla violazione dei diritti dei popoli e degli individui, al ricorso alla guerra di aggressione, a chi chiederlo: alla vittima o all'aggressore e a chi ne trae profitto, dall'azionario della multinazionale al dirigente politico, al cittadino consumatore?

Che fosse troppo facile e troppo vigliacco di commettere il male, e che fare il bene dove non c'è pericolo, era cosa volgare; ma fare il bene dove c'è pericolo, è il proprio compito di un uomo virtuoso.

Plutarco[1043]


9. L'utile o il giusto


Senza tenere conto dell'aspetto etico ma limitandosi all'aspetto egoistico materiale, quando si considera il benessere individuale, è più redditizio contribuire alla soluzione dei problemi sociali collettivi, che siano del paese o del pianeta, o ignorarli per occuparsi soltanto dei problemi personali, ed agire soltanto quando un atto violento colpisce personalmente l'individuo, a condizione che ne esca vivo?

Per un individuo o un popolo, in caso di contraddizione tra il conveniente e il giusto, cosa scegliere quando si è onesti: fare ciò che conviene o ciò che è giusto? E, a pensarci bene, se un individuo o un popolo vuole evitare una ritorsione contro si se, ciò che gli conviene non deve consistere nel fare ciò che è giusto?

E qual è la prima regola nell'essere giusto se non quella di non fare ad altri ciò che non vuoi che ti venga fatto?


10. Guerra e pace


Chi vuole un mondo vivibile per tutti deve continuare nell'antica pratica che consiste a credere che chi vuole la pace si prepari alla guerra, o deve capire che la soluzione è ormai quella del disarmo totale e, di conseguenza, la messa al bando della produzione di armi? e chi deve cominciare e dare l'esempio se non le nazioni che dispongono del massimo di armamenti?


11. Ignorare o sapere


Dopo la seconda guerra mondiale, e all'era dell'internet, il cittadino può giustificarsi, a proposito dei crimini commessi dai governi in suo nome, dicendo: "Non sapevo?"

Se il mondo attuale è ingiusto, quindi instabile e pericoloso, non è perché i cittadini, prima di tutto nei paesi dove il voto è relativamente libero e dove le persone si considerano civilizzati e onesti, non sono interessati, quindi non agiscono per contribuire a cambiare questo mondo attuale e renderlo giusto, stabile e pacifico, eleggendo dirigenti che realizzano realmente questo obiettivo?

Non credo alla gente che spera soltanto, senza agire.

Aung San Suu Kyi[1044]


Un impegno senza una certa presa di distanza rispetto alla situazione e alla propria attività porta all'accecamento e al fanatismo. D'altra parte, una messa a distanza senza la sua controparte di presa di responsabilità finisce solo nello scetticismo sterile.

Jacques Van Rillaer [1045]


12. Realtà e utopia


Nella storia, i dirigenti e beneficiari di una forma economico-politica di esistenza della società hanno sempre creduto e fatto credere che quella forma era l'unica valida, e destinata a durare eternamente. Ma questa credenza è stata ogni volta smentita da coloro che, vittime di questa forma, sono riusciti, generalmente con un costo alto in vite umane, a porne fine, e a creare una nuova e migliore forma economico-politica di esistenza della società. La storia mostra che ciò che sembrava un'utopia (per esempio la fine della schiavitù, la fine degli imperi, la fine del feudalesimo, la fine del colonialismo, ecc.) è successivamente diventata realtà.

Oggi, considerando la storia umana, è sensato credere che la forma economico-politica capitalista sia l'unica valida e eterna forma di esistenza della società? E' sensato affermare che le vittime dell'attuale forma sociale non troveranno una forma economico-politica migliore, che esclude il danneggiamento alla natura, la conquista delle risorse altrui e lo sfruttamento dei lavoratori e dei popoli, e quindi la guerra d'aggressione e la dittatura? La democrazia totale e il mandato imperativo, oggi disprezzati come utopia o repressi come fattore di "disordine", non finiranno per rivelarsi come il miglior modo di esistenza di un mondo realmente giusto, stabile e pacifico per la specie umana?


13. Il potere del cittadino


I cittadini devono accettare o, peggio ancora, sostenere, o al contrario rifiutare dirigenti politici che non lavorano realmente per un mondo dove tutti gli esseri umani possano vivere in armonia con se stessi, tra di loro, e con la natura che permette loro di esistere?

La caduta dei dittatori non avviene mai da sola ma necessita della lotta, pacifica, e se non basta, armata, dei cittadini.

E la caduta dei dirigenti, eletti democraticamente ma che tradiscono il mandato dei loro elettori, non viene mai da sola, ma con la lotta pacifica dei cittadini, con l'uso delle leggi democratiche.

In ultima analisi, chi sono i primi responsabili della guerra d'aggressione economica e della sua conseguenza, la guerra d'aggressione militare: i dirigenti - politici ed economici - o i cittadini?... La storia insegna: se i cittadini trovano il loro interesse reale a porre fine alla dittatura che li opprime, o all'aggressione del loro esercito contro un altro popolo, finiscono per mettere fine a queste situazioni, in modo generalmente pacifico nelle democrazie, e armato nelle dittature.

Quando perdo speranza, mi ricordo che attraverso tutta la storia, la via della verità e dell'amore ha sempre vinto. Ci sono stati tiranni e assassini, che per un po' di tempo sembrano invincibili, ma alla fine, sono sempre caduti - pensaci, sempre.

Gandhi

E tra i cittadini, quali sono i più responsabili in caso di aggressione del loro esercito contro un altro popolo? I cittadini che vivono sotto una dittatura, e quindi che non hanno la possibilità di usare il voto per cambiare la situazione, o i cittadini che vivono in una democrazia e quindi dispongono della possibilità del voto ma non la usano?

E sia i cittadini che vivono sotto una dittatura che i cittadini che vivono in democrazia, non sono i primi responsabili delle azioni di una multinazionale che viola i diritti umani o danneggia l'ambiente, visto che sono questi cittadini che comprano i prodotti della multinazionale, che non può esistere senza la vendita dei suoi prodotti?

Il principio unificatore è l'impegno di creare un mondo stabile, sostenibile e pacifico per tutti i popoli ovunque.

(...)

E' imperativo che sviluppiamo una consapevolezza che ogni azione che facciamo e ogni prodotto che compriamo ha un impatto sugli altri popoli e i luoghi dove vivono.

John Perkins [1046]


Eppure altre domande restano ancora da fare, tra le quali quest'ultima: prima che sia troppo tardi, prima che nuove sofferenze ancora più gravi, che potrebbero essere irreversibili per l'intera specie umana, quanti di coloro che hanno letto questo saggio prenderanno il tempo sufficiente per riflettere sulle domande presentate e sulle risposte giuste che necessitano, e poi dimostreranno con le loro azioni che sì, un altro mondo è possibile, un mondo di benessere per tutti?

Niente è sicuro, tutto è possibile quindi. La notte dove andiamo tentoni è troppo scura per osare di affermare nulla a suo proposito: nemmeno che è destinata a durare.

Claude Levi-Strauss[1047]


Dichiarazione di premi Nobel


11 dicembre 2001.

I CENTO PROSSIMI ANNI


Preambolo

La dichiarazione allegata, redatta in accordo con un vasto gruppo di vincitori del premio Nobel, era in preparazione da un certo tempo. L'attacco terribile e terrorista dell'11 settembre è accaduto dopo che era stata già redatta la dichiarazione. Il terrorizzare le popolazioni civili è stato troppo lungamente un aspetto sconvolgente della scena globale. E' giunto il momento di mettervi fine. Ciò richiederà un rimodellamento dei rapporti all'interno della famiglia umana. La nostra dichiarazione, rivolta al lungo termine, è la richiesta di una rivalutazione dei nostri obblighi reciproci, dell'uno verso l'altro.


La dichiarazione

Il pericolo maggiore per la pace mondiale verrà negli anni prossimi non dai comportamenti irrazionali di Stati o individui, ma dalle legittime richieste dei diseredati del mondo. La maggioranza di queste persone povere e senza diritti vive un'esistenza marginale nei climi equatoriali. Il surriscaldamento del pianeta - originato non da loro, bensì da pochi ricchi - colpirà soprattutto le loro fragili ecologie. La loro situazione sarà disperata e manifestamente ingiusta. Perciò non ci si può attendere che essi si accontentino sempre e comunque di aspettare la beneficenza dei ricchi. Se permetteremo dunque alla potenza devastante delle armi moderne di diffondersi in questo esplosivo paesaggio umano, innescheremo una conflagrazione in grado di travolgere tanto i ricchi quanto i poveri. La sola speranza per il futuro riposa nella collaborazione internazionale, legittimata dalla democrazia.

È tempo di voltare le spalle alla ricerca unilaterale di sicurezza, in cui noi cerchiamo di rifugiarci dietro ai muri. Dobbiamo invece insistere nella ricerca dell'unità d'azione per contrastare sia il surriscaldamento del pianeta che un mondo armato.

Questi obiettivi gemelli costituiranno due condizioni fondamentali per la stabilità, mentre ci muoveremo verso il più ampio grado di giustizia sociale che, esso solo, può dare una speranza di pace. Alcuni degli strumenti legali necessari sono già a portata di mano, come il trattato sui missili anti-balistici (Anti-Ballistic Missile Treaty), la convenzione sui cambiamenti climatici (Convention on Climate Change), i trattati strategici sulla riduzione di armi (Strategic Arms Reduction Treaties) e il Trattato sul bando dei test nucleari (Comprehensive Test Ban Treaty). In quanto cittadini preoccupati, chiediamo a tutti i governi di impegnarsi per questi obiettivi, che costituiscono dei passi in avanti affinché il diritto prenda il posto della guerra.

Per sopravvivere nel mondo che abbiamo trasformato dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. Mai come oggi, il futuro di ciascuno dipende dal contributo di tutti.


*














Appendice


Testo aggiornato dell'intervento all'incontro organizzato dall'Unione Nazionale Scrittori ed Artisti della U.I.L (Unione Italiana dei Lavoratori), sul tema: "L'UOMO E' UNICO, SALVIAMOLO ! A 60 giorni da New York. Per una riflessione generale: chi è terrorista - cos'è il terrorismo." Testi e riflessioni di scrittori ed artisti per il mondo che verrà. (Roma, 12 novembre 2001) - La versione abbreviata di questo testo è stata pubblicata in "Lavoro Italiano Notizie", Agenzia di stampa tri-settimanale, Anno XVII, n. 2, 30 gennaio 2002.

Pubblicato in seguito in “Letteratura e Società”, rivista quadrimestrale diretta da Antonio Piromalli, maggio-agosto 2002, Luigi Pellegrini Editore.


Perché ?


"Warum?" - gli ho chiesto nel mio povero tedesco.

- Hier ist kein warum, (Qui non c'è perché),

mi ha risposto, ricacciandomi dentro con uno spintone."

Primo Levi, in Se questo è un uomo.


Perché la critica della politica di un governo si chiama tale se questo governo è italiano, cubano o cinese, mentre la critica della politica di un governo degli Stati Uniti si chiama "anti-americanismo"?

Perché dopo l'attacco contro le due torri gemelle, è stato appeso uno striscione a New York che proclama "We will never forget" (non dimenticheremo mai), mentre si dimenticano il genocidio degli Indiani d'America, la schiavitù degli Africani, i genocidi vari del colonialismo e tante altre tragedie che hanno insanguinato e continuano ad insanguinare il pianeta?

Perché l'11 settembre 2001, si è dimenticato cosa è successo l'11 settembre 1973 a Santiago del Cile?

Perché si dimentica quanto sangue e quanti morti è costato l'avvento della democrazia nei paesi ricchi? E perché non si dice quanto sangue e quanti morti è costato e continua a costare il rifiuto di permettere la democrazia nei paesi poveri?

Perché i cittadini dei paesi poveri non sanno cos'è la democrazia e non possono applicarla? E perché, ogni volta che hanno voluto applicarla, è stato loro impedito da un intervento militare straniero o da un colpo di Stato militare interno, più o meno sostenuto da una potenza esterna di un paese ricco?

Perché si dimentica che la democrazia americana è nata da una guerra d'indipendenza contro il colonialismo inglese, poi da una guerra civile contro gli schiavisti del dopo indipendenza?

Perché i cittadini occidentali non sanno quanto la loro civiltà è debitrice da quella arabo-musulmana, e perché alcuni dirigenti occidentali negano addirittura questo debito?

Perché i cittadini in Occidente non sanno che, per esempio, Sant'Agostino era algerino, Apuleio anche, che Terenzio era africano?

Perché, durante la prima guerra del Golfo, i dirigenti occidentali non hanno messo fine al regime di Saddam Hussein, e hanno preferito stabilire un embargo che danneggia più i civili iracheni che i dirigenti del paese?

Perché i cittadini dei paesi ricchi non sanno quanti sono i morti, bambini, donne ed anziani in Iraq in seguito all'embargo?

Perché i dirigenti e i mass media occidentali chiamano "moderati" i regimi dei paesi poveri che agiscono verso i loro cittadini con le più estreme dittatura e corruzione?

Perché i governi dei paesi ricchi, che denunciano i terroristi come nemici della democrazia, sostengono i dittatori nei paesi poveri?

Perché non si dice che nei paesi dove ha trionfato l'estremismo, sono stati prima sterminati o costretti all'esilio i comunisti, ma anche i liberali e i democratici, e questo è accaduto spesso nell'indifferenza o con la complicità di paesi ricchi?

Perché le televisioni occidentali invitano a parlare in generale rappresentanti religiosi musulmani e quasi mai democratici laici provenienti da questi paesi?

Perché non si dice che il primo paese che applica la legge coranica in modo stretto, e che è nemico della democrazia, è l'Arabia Saudita, un alleato degli Stati Uniti?


Perché i dirigenti e i mass media occidentali riconoscono il loro debito morale e finanziario verso le vittime del genocidio ebraico, e non lo fanno per le vittime della colonizzazione e della schiavitù?

Perché gli Occidentali festeggiano ciò che chiamano la scoperta dell'America, ignorando che per i suoi abitanti indigeni fu il genocidio dei nativi americani?

Perché agli Ebrei si riconosce il diritto di tornare nella terra dei loro antenati, e non si riconosce lo stesso diritto ai Palestinesi?

Perché, nei paesi ricchi, si ricorda spesso il genocidio passato di 6 milioni di Ebrei, e non si ricorda, anche, il genocidio passato di molte decine di milioni d'Indiani, e il genocidio presente degli undici milioni di bambini di meno di 5 anni, che, nei paesi poveri, muoiono ogni anno a causa di malattie evitabili con vaccino?


Perché, in Occidente e in Israele, l'odio verso gli Ebrei si chiama "anti-semitismo", mentre l'odio verso gli Arabi non si chiama con lo stesso nome, eppure gli Arabi sono anche loro semiti?

Perché non si fa sapere che i Palestinesi accettano come territorio per loro stato soltanto il 21 per cento del territorio palestinese?

Perché il numero di morti palestinesi è sempre superiore a quello dei morti israeliani?

Perché alcuni governi occidentali hanno riconosciuto il diritto ad uno Stato per i Palestinesi soltanto dopo l'11 settembre 2001?


Perché la Chiesa non ha mai eletto un papa africano?[1048]

Perché, negli Stati Uniti, non è stato mai eletto un presidente indiano, nero o ebreo?

Perché Gesù e Maria vengono quasi sempre presentati con occhi celesti, capelli biondi e carnagione bianca?

Perché i cittadini occidentali considerano le Crociate un'azione onorevole?

Perché in Occidente, non si parla di "fanatici cristiani" a proposito dell'IRA irlandese, dell'ETA del paese basco o dei Serbi, mentre si parla di "fanatici musulmani"?

Perché si parla tanto di guerre di religione e pochissimo di guerre tra ricchi e poveri?

Perché si parla tanto di fanatismo religioso e pochissimo di miseria economica e di disperazione psicologica?

Perché gli Stati Uniti hanno prima sostenuto dei Musulmani nella loro guerra, poi li hanno visti trasformarsi in loro peggiori nemici?

Perché si dice così poco che in Pakistan, i ragazzini frequentano le scuole coraniche principalmente per fuggire alla fame, esattamente come, prima, in Europa, i ragazzini fuggivano alla fame frequentando le scuole teologiche?

Perché coloro che credono nella Bibbia non rispettano il comandamento: "Non uccidere"? E coloro che si dicono musulmani non rispettano l'affermazione del Corano: "Dio è Clemente e Misericordioso"?

Perché coloro che si dichiarano cristiani non applicano queste parole di Cristo: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; (...) ero straniero e mi avete accolto; (...) ero malato e vi siete presi cura di me; ero in carcere e siete venuti a trovarmi... Ve lo dichiaro, è la verità: ogni volta che l'avete fatto ad uno dei miei fratelli, è a me che l'avete fatto." ?

Perché si sa troppo poco di San Francesco tra i Cristiani, di Maimonide tra gli Ebrei, e di Averroè tra i Musulmani?


Perché i cittadini dei paesi ricchi non sanno quale è il numero di morti in Africa per mancanza di medicine contro l'Aids, e chi rifiuta di fornirgli le medicine, e per quale motivo?

Perché tanta emozione per le vite perdute a New York, e niente per quelle perdute nei paesi poveri?

Perché i dirigenti, i mass media e i cittadini dei paesi ricchi danno più importanza, a casa loro, alla vita e alla sofferenza umane, ed anche animali e vegetali, e non manifestano che indifferenza per questa vita e questa sofferenza nei paesi poveri?


Perché i governi degli Stati Uniti e della Gran-Bretagna agiscono contro le decisioni delle Nazioni Unite quando bombardano l'Iraq, e giustificano con le decisioni delle stesse Nazioni Unite il bombardamento dell'Afghanistan?

Perché un governo rifiuta di firmare un accordo internazionale contro l'inquinamento del pianeta, rifiuta il controllo del suo programma di produzione di armi chimiche e batteriologiche, senza vedere questo governo denunciato per questa politica, da parte delle Nazioni Unite? E perché troppi cittadini dei paesi ricchi non sanno qual'è questo Stato?


Perché i paesi poveri sono costretti a vendere le loro materie prima al prezzo imposto dai paesi ricchi, mentre questi paesi vendono i loro prodotti al prezzo che decidono loro?

Perché i paesi ricchi impongono ai paesi poveri la libera circolazione delle merci e del denaro, ed impediscono la libera circolazione degli esseri umani?

Perché coloro che si avvalgono della civiltà classica greca non considerano tutti gli esseri umani senza distinzione, dei "cittadini del mondo", come hanno insegnato Diogene e Socrate?

Perché il governo degli Stati Uniti ha aiutato Saddam Hussein quando massacrava comunisti, democratici e Curdi, e lo ha considerato un nemico soltanto quando ha voluto impadronirsi del petrolio del Kuwait?


Perché si dichiara che Bin Laden è un ricco e quindi non può parlare in nome dei poveri, e non si dice che Bush è un ricco e quindi dedurne la stessa conclusione?

Perché si dichiara che Bin Laden vuole il controllo del petrolio dell'Arabia, e non si dice che il governo degli Stati Uniti vuole la stessa cosa?

Perché i mass media dei paesi ricchi parlano tanto di armi e di eserciti, mentre i mass media dei paesi poveri parlano tanto di arroganza e di umiliazione?

Perché i potenti non capiscono mai i deboli, e li ignorano con disprezzo al punto di provocare il loro odio?


Perché si nega la vita a milioni di esseri umani, e si chiede loro il rispetto della vita altrui?

Perché esistono tanti drogati nei paesi ricchi, e tanti credenti religiosi nei paesi poveri?

Perché i dirigenti dei paesi ricchi non bombardano i campi di cocaina e di oppio nel mondo?

Perché il Presidente degli Stati Uniti dichiara, dopo l'11 settembre 2001: "Sono impressionato che c'è una tale incomprensione di ciò che è il nostro paese, e che della gente possa odiarsi... Sono come la maggior parte degli Americani, non posso crederlo, perché so quanto siamo buoni." (conferenza dell'11 ottobre 2001 alla Casa Bianca)

Perché troppi intellettuali nel mondo sono, nell'adolescenza, da parte dei deboli e delle vittime del sistema sociale, poi, adulti, si ritrovano da parte dei potenti e degli profittatori dello stesso sistema sociale?


Perché nel cinema occidentale, gli Africani, gli Asiatici, i Latino-americani e gli Arabi sono generalmente dei cattivi, trafficanti di droga, stupratori, terroristi, corrotti se sono ricchi, ladri se sono poveri?

Perché gli Occidentali chiamano gli abitanti degli altri continenti "uomini di colore", mentre anche gli Occidentali sono di colore, visto che sono bianchi?

Perché un Occidentale che stupra una donna è considerato uno squilibrato mentale da curare, mentre un Immigrato che fa lo stesso è considerato come elemento di un popolo "barbaro"?

Perché quando si dice "donna", gli Occidentali vedono una donna velata e dominata, mentre in Oriente vedono una donna quasi nuda e manipolata?


Perché chi considera come valore supremo il profitto e il denaro, dichiara nello stesso tempo che è al servizio dell'umanità?

Perché, in Occidente, una pubblicità vanta uomini e donne che si proclamano "Egoisti", senza provocare protesta?

Perché le democrazie ricche condannano la propaganda politica dei paesi dittatoriali, perché manipolatrice, menzognera e totalitaria, e non condannano la propaganda commerciale per gli stessi motivi?

Perché nei paesi ricchi, la parola "looser" (perdente) è un umiliante insulto, generalmente accettato, mentre nei paesi poveri fa nascere risentimento, disperazione e rabbia di riscatto?

Perché chi dice di essere contro ogni forma di totalitarismo, decreta che il modello socio-economico-culturale degli Stati Uniti è l'unico modello valido?

Perché coloro che dicono di rispettare le diversità dichiarano nello stesso tempo che loro sono il modello "superiore"?

Perché chi giudica che si deve vivere in una casa, ne deduce che il beduino che vive in una tenda non fa parte del mondo civilizzato?

Perché un paese si dichiara il modello di civiltà quando il suo Presidente non può essere ne ebreo o musulmano, ne nero ne indiano, quando i suoi cittadini di pelle nera sono trattati da cittadini di serie B, i suoi cittadini ispanici sono quasi ignorati, quaranta milioni dei suoi cittadini sono poveri e senza copertura medica, quando pratica la pena di morte, autorizza la vendita libera delle armi da fuoco, quando il suo complesso militar-industriale è gigantesco, quando alcune sue università vietano l'insegnamento di Darwin, quando l'uccisione di un suo Presidente viene considerata, contro ogni evidenza, il gesto di un pazzo isolato?

Perché delle persone si considerano civili, democratiche e parlano di "comunità mondiale", mentre accettano di vivere in un pianeta dove circa 1 miliardo di persone hanno tutto, mentre 5 miliardi di loro simili non hanno quasi niente?

Perché la Germania ricca occidentale ha saputo far uscire dalla miseria la Germania orientale, mentre l'Occidente ricco non sa far uscire dalla stessa situazione l'Oriente o il Sud povero?


Perché non si fa il paragone tra quanto denaro serve ai paesi ricchi per fare una guerra contro un paese povero, e quanto denaro servirebbe per aiutare questo paese a costruire un'economia che gli permetta di uscire dalla povertà?

Perché gli esperti onesti affermano che nel mondo c'è abbastanza ricchezza per sfamare tutti gli esseri umani, mentre dei dirigenti occidentali che si considerano "socialisti" dichiarano che non possono risolvere tutta la miseria del mondo?

Perché i cittadini dei paesi ricchi consacrano molto denaro per il benessere dei loro animali domestici, e niente per gli esseri umani dei paesi poveri?

Perché questi stessi cittadini di paesi ricchi ignorano quanto il loro benessere dipende dallo sfruttamento delle ricchezze dei paesi poveri?

Perché dei dirigenti di paesi si dichiarano civili mentre permettono l'aggravarsi della povertà, dell'inquinamento del pianeta, dello sviluppo dell'Aids, dell'incremento della produzione di armi di tutti i tipi, del dominio del profitto finanziario, a scapito della pace, della giustizia e della cooperazione solidale tra i popoli?

Perché i cittadini dei paesi ricchi non sanno quali sono i paesi produttori e venditori di armi?

Perché i mass media dei paesi ricchi danno nei documentari, nelle conversazioni televisive e nei film tanto spazio all'odio, alla violenza. alle armi, ai ricchi, e così poco alla fratellanza, alla tenerezza, ai poveri?

Perché, fino alla seconda guerra mondiale, i morti militari erano più numerosi di quelli civili, mentre dopo la seconda guerra mondiale, la proporzione di morti civili nelle guerre è nettamente più grande?

Perché i dirigenti del mondo che si dichiarano civili non riescono a risolvere i conflitti con altri mezzi che la violenza delle armi, sapendo che le vittime sono in maggioranza e principalmente dei civili?

Perché un'azione bellica, che ha luogo in un paese ricco, è condannata per aver ucciso dei civili, e quando questa azione ha luogo in un paese povero, ci si accontenta di chiamarla "inevitabile effetto collaterale"?

Perché un individuo o un paese dichiara con fierezza che è normale che il più forte sia il vincitore, e questo individuo o paese si scandalizzi perché il vincitore si rivela essere un altro che se stesso?

Perché si condanna il racket e il gangsterismo degli individui e non quello degli Stati?

Perché si chiama "terrorista" chi usa della violenza delle armi contro i civili, senza avere il potere dello Stato, e non si definisce "terrorista" chi fa lo stesso avendo il potere dello Stato?

Perché non si chiede mai quali motivi spingono un ragazzo o una ragazza, poveri e ignoranti, o agiati ed istruiti, a sacrificare la propria vita e quella altrui in un'azione violenta?

Perché il nuovo ordine internazionale, con il quale i dirigenti dei paesi ricchi hanno giustificato la loro prima guerra contro l'Iraq, è stato seguito da un disordine ancora più grave nel mondo?

Perché coloro che si dicono civilizzati non sanno trovare ciò che tutti i filosofi del mondo hanno indicato come il giusto modello di vita: l'armonia con se stesso, con gli altri e con la natura?

Perché la ricchezza rende insensibili, il potere rende arroganti, l'umiliazione rende violenti?

Perché coloro che hanno tutto non capiscono coloro che non hanno niente, quando questi ultimi dichiarano: "O questo mondo è vivibile per tutti, o non lo è per nessuno"?


Infine, perché i popoli dei paesi ricchi manifestano tanta ignoranza e tanti pregiudizi su quelli dei paesi poveri, e viceversa?

*


[2] Il testo, intitolato "Perché?", è stato pubblicato dalla rivista LAVORO ITALIANO NOTIZIE: Agenzia di stampa trimestrale, Anno XVII, n. 2, 30 gennaio 2002, p. 16-17. E' nell'Appendice del presente libro.


[4] A Bright Shining Lie (Una luminosa scintillante bugia), Editore Random House Inc., New York, 1988, p. 381 dell'edizione francese. L'autore è stato giornalista reporter del New York Times durante la guerra in Vietnam. Il suo libro è stato premiato dal National Book Award nel 1988 e dal Premio Pulitzer nel 1989.


[5] Vescovo brasiliano, citato da William Blum in Il libro nero degli Stati Uniti (titolo originale: Killing Hope. U.S. Military and CIA Interventions Since World War II), Fazi Editore, 2003, p. 547.


[6] Léviathan, Edizione Gallimard - Folio Essais, 2000, cap. 30: De la charge du représentant souverain, p. 504. Il testo originale inglese che ho utilizzato per il confronto con la traduzione francese, è sul sito http://oregonstate.edu/instruct/phl302/texts/hobbes/leviathan-contents.html, visitato nel 2007.


[8] Direttore del Centro Studi Strategici della Difesa italiana. In introduzione a Della guerra, di Clausewitz, Edizione Oscar classici Mondadori, 2007, p. XLVIII.


[15] Poeta della Martinica e militante per i diritti umani, citato da Daria Galateria, nel giornale La Repubblica, 18 aprile 2008, p. 59.


[16] Malaise dans la civilisation (Malessere nella civiltà), dall'edizione elettronica realizzata a partire dal libro di Sigmund Freud (1929), in Revue française de psychanalyse, Tome VII, no 4, 1934, p. 692 et seg.; tome XXXIV, no 1, 1970, p. 9 et seg. Tradotto dal tedesco da Ch. e J. Odier, 1934. Un'edizione numerica realizzata da Gemma Paquet, collaboratrice benevola, cap. VIII.


[17] Scritto in una bandiera statunitense davanti alla quale sono in piedi John Lennon e Yoko Ono. Il testo finisce con questa indicazione: For calculations & reference write to (Per i calcoli e la referenza, scrivere a): P.O. Box 180, New York, N.Y., 10013.


[18] Intervista nel documentario Le journal de voyage - Malraux, episodio Haiti, di Jean-Marie Drot, produzione TF1, prodotto nel 1996.


[19] Steven Hahn, professore presso l'università della Pensylvania, autore di A Nation Under Our Feet: Black Political Struggles in the Rural South From Slavery to the Great Migration, 2003, nel mensile Le Monde diplomatique, maggio 2006, p. 21.


[24] Umberto Galimberti, nel l'articolo Il senso morale di fronte ai poveri, nel giornale La Repubblica, 30.08.2006.


[25] Ethique, Ed. GF Flammarion, 1965, Paris, Quatrième partie: De la servitude de l'homme, Préface. (Quarta parte: Della servitù dell'uomo, Prefazione).


[29] Leviathan, cap. XIII: "OF THE NATURALL CONDITION OF MANKIND, AS CONCERNING THEIR FELICITY, AND MISERY".


[32] Le discours de la servitude volontaire, Edizione Payot, Petite Bibliothèque Payot, Paris, 1993, p. 104-105. Questo saggio, scritto nel XVI° secolo, è una risposta fondamentale e classica al problema della servitù volontaria.


[34] Ethique, op. cit., Quatrième partie: De la servitude de l'homme, propositions XXXIV et XXXV (Quarta parte: Della servitù dell'uomo, proposizioni XXXIV e XXXV).


[40] Dal sito della BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/3966817.stm. Ho messo alcuni estratti in grassetto per indicare che non figurano sul sito della BBC, mentre si trovano invece sul sito di MideastWeb Middle East Web Log: www.mideastweb.org/log/archives/00000310.htm. Siti visitati nel 2007.


[41] Segnalato nell'intervista a Gianpaolo Cionini sul supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, febbraio 2007, a proposito del suo libro: A quanto vendi l’anima?, sul problema dell' “insider trading” (uso indebito di informazioni riservate).


[45] Citato da Diogene Laërce, in Vies et doctrines des philosophes illustres, Edition Librairie Générale Française 1999, La Pochotèque, p. 144.


[49] Stratega e storico greco, nato nel 460 a.C, in La guerra del Peloponneso, Libro V, p 378, Ed. Garzanti, 2003.


[56] L'art et la révolte (L'arte e la rivolta), - conferenza del 30 maggio 1896, in Ni dieu ni maîtres, les anarchistes (Né dio, né maestri, gli anarchici), Ed. Tchou, 1969, p. 161.


[63] I dettagli si trovano in Naomi Klein in No Logo: economia globale e nuova contestazione, Ed. Baldini Castoldi Dalai-I tascabili, 2007 (libro pubblicato in inglese nel 2000 con il titolo No Logo), p. 464 e seg.


[66] Giulietto Chiesa in Prima della tempesta, Edizioni Nottetempo, 2006, p. 129. Per dettagli su questo punto vedere il punto 10: La società civile americana, p. 128 e seg.


[75] La parola corporatocracy (corporatocrazia) è presa in prestito da John Perkins, dal sul libro The Secret History of the American Empire, nel 2007 (edizione italiana da Minimum Fax con il titolo La storia segreta dell'impero americano). John Perkins è autore di due libri fondamentali di testimognanza diretta: oltre a quello citato. il primo libro è stato Confessions of an Economic Hit Man, Ed. Penguin Group, 2004 (edizione italiana da Minimun Fax con il titolo Confessione di un sicario dell'economia).


[77] Intervista a John Perkins da parte di Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[84] Nel suo romanzo Le Rire des Amants, nella traduzione francese, Ed. Phébus, Paris, 1991. Le citazioni sono rispettivamente dalle pagine 59 e 55. L'autore è stato porta-voce della resistenza afgana durante l'invasione russa, ed è stato assassinato l'11 febbraio 1988 a Peshawar, in Pakistan, dove era esiliato.


[85] Nell'articolo The Role of the Parliament in Iran, pubblicato il 02.02.2008 sul sito

www.asharqalawsat.com/english/news.asp?section=3&id=11650, visitato il 08.02.2008.


[90] Per un esame dettagliato di questo tema, vedere tra l'altro Luciano Canfora in La democrazia: Storia di un'ideologia, Edizioni Laterza, 2004.


[95] Per più chiarimenti sulla questione, vedere Luciano Canfora, in La democrazia: Storia di un'ideologia, op. cit. p. 363.


[96] Per più chiarimenti sulla questione, vedere Luciano Canfora, in Critica della retorica democratica, Ed. Laterza, 2002, p.65.


[98] Per il periodo che va dal 1848 al dopo guerra, vedere i chiarimenti di L. Canfora in La democrazia..., op. cit., p. 170 e seg.


[102] Citato da Pierre-Henri Zaidman nel suo saggio "LE MANDAT IMPERATIF. De la révolution française à la Commune de Paris", Editions du Monde Libertaire - Editions Libertaires. (Non ho trovato la data di pubblicazione, che è probabilmente ii 2008), p. 44.


[107] Vedere Luciano Canfora in L'occhio di Zeus: disavventure della “Democrazia”, Ed. Laterza, 2006, p. 10. e dello stesso autore Critica della retorica democratica, op. cit., p. 63.


[116] Vedere l'ottimo classico e lungimirante libro di Robert Michels, Les partis politiques, Ed. Flammarion, Paris, 1971. titolo originale del libro: Zur soziologie des parteiwessens in der modernen demokratie: Undersuchungen über die olorgischischen Tendenzen des Gruppensiebens.


[117] Essais, Livre I, cap. XLII, p. 255, in Oeuvres complètes, Ed. Bibliothèque de la Pléiade-NRF, Gallimard, 1967.


[119] Vies parallèles, cap. Comparaison Démosthène-Cicéron, op. cit., p. 1624 e cap. Cicéron, p. 1620.


[120] Citato da John Perkins, in The Secret History of the American Empire, Ed. Dutton Published by Penguin Group (USA) Inc., 2007, p. 186.


[121] Vedere dettagli in Luciano Canfora, in L'occhio di Zeus..., op. cit., p.10. e dello stesso autore Critica..., op. cit., p. 63.


[123] Economic Hit Man: uomo che "colpisce" nel campo economico, ossia agente stipendiato da una corporazione multinazionale per intervenire economicamente un paese, nell'interesse della corporazione che lo stipendia.


[125] Vedere L. Canfora, La democrazia..., op. cit., p. 322. Leggere anche il riassunto del libro di Robert Dahl in questa pagina del sito: http://en.wikipedia.org/wiki/How Democratic is the american Constitution%3F


[126] Vedere a questo proposito l'osservazione di Luciano Canfora in La democrazia..., op. cit., p. 364.


[129] Georges Frost Kennan, in Ribelli senza programma (titolo originale: Democracy and the Student Left), Ed. Rizzoli, 1969, p. 177.


[135] Su questo tema le osservazioni sono basate principalmente sull'interessante saggio "LE MANDAT IMPERATIF...", op. cit.


[141] Per un'analisi generale della problematica del petrolio, vedere Eric Laurent in La face cachée du pétrole, Ed. Plon, 2006. (in italiano: La verità nascosta sul petrolio, Ed. Nuovi mondi media, 2006 (recensione in www.nuovimondimedia.com).


[143] Estratto dalla presentazione del libro di Eric Laurent, La face cachée du pétrole, sul sito http://www.eric-laurent.com/pages/LA_FACE_CACHEE_DU_PETROLE-231453.html, visitato il 4 marzo 2008.


[145] Cristina Mochi, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 28 settembre 2007. Vedere il documentario di Chris Paine intitolato "Who Killed the Electric Car?", uscito nel 2007.


[148] Dal sito http://en.wikipedia.org/wiki/The_Corporation#The_Pathology_of_Commerce, visitato il 25 gennaio 2007.


[150] Dal sito http://www.publicintegrity.org, THE CENTER OF PUBLIC INTEGRITY - Investigative Journalism in The Public Interest (CENTRO DI INTEGRITA' PUBBLICA - Giornalismo investigativo nel Pubblico Interesse), visitato nel 2007.


[156] Intervista a John Perkins da parte di Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[161] Dichiarazione di un cittadino indonesiano, riportata da John Perkins in The Secret..., op. cit., p. 56-57.


[166] Guido Rossi, giurista, intervistato da Federico Rampini, nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 53.


[175] Orientalismo, Edizione speciale per il Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., 2007 (titolo originale: Orientalism, Ed. Pantheon Books, New York, 1978, 1995, 2003), p. 125.


[176] The Scientific Background of the Nazi “Race Purification” Program, US & German Eugenics, Ethnic Cleansing, Genocide, and Population Control... 1995, dal sito http://www.trufax.org/avoid/nazi.html, visitato nel 2007.


[177] De Natura Rerum, III, 1095-1097, citato da Montaigne in Essais, op. cit., Livre I, cap. LIII, p. 296. Testo originale:


Dum abest quod avemus, id exuperare videtur


Cetera; post aliud cum contigit illud avemus,


Et sitis aequa tenet.


[184] Agostino Panetta, ex carcerato per vent'anni, in Carcere da ridere: Manuale di sopravvivenza per chiunque è stato o dovrà andare in carcere, manoscritto non pubblicato, p. 46.


[185] Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte: 1915, in Opere 1905/1921, Ed. Grandi Tascabili Economici Newton, 1995, p. 881.


[187] La Violence et le sacré, Ed. Grasset, Paris, 1972, p. 118. Il libro è un esame molto interessante e originale sul ruolo della violenza nella comunità umana.


[189] Editoriale di Alfonso Signorini, direttore della rivista italiana Sorrisi e canzoni Tv, 27 settembre 2008, , p. 3.


[196] Citato da Pierre Do-Dinh, in CONFUCIUS et l'humanisme chinois, Ed. Seuil, coll. Maîtres spirituels, Paris, 1958, p. 141. Scrive l'autore: "A lui e non a Confucio si può applicare senza inesattezza il qualificativo di democratico. Ha liberato il pensiero cinese dalla mentalità magica e dalla mentalità feudale" (p. 141-142).


[199] Omar Nasiri (pseudonimo), in Infiltrato, Ed. Piemme Spa, 2007, p. 201. Titolo originale: Inside the Jihad: My life with Al Qaeda, 2006. L'autore, nato in Marocco e cresciuto in Belgio. Dal 1994 al 2000, ha collaborato con un'organizzazione terroristica algerina in Europa, fornendo armi al GIA (Gruppo Islamico Armato, algerino), poi ha collaborato con i servizi segreti francesi facendo da spia con il suo trasferimento nei campi di addestramento di Al Qaida in Afghanistan, durante l'occupazione sovietica, poi infiltrandosi negli ambienti islamici radicali di Londra. Il libro è estremamente interessante per capire il problema dell'azione armata islamica, in particolare di quella terroristica.


[202] Alain Gresh nel suo interessante articolo intitolato "La mémoire refoulée de l'Occident" (La memoria rimossa dell'Occidente), nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 23.


[204] Eric Rouleau, ex ambasciatore francese, nel mensile Le Monde diplomatique, maggio 2007, p. 25.


[205] Tzetan Todorov, dal suo libro La peur des barbares, p. 146-147, citato nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 22.


[213] Sull'argomento, leggere tra l'altro le pagine 384 e seg. di Edward W. Said in Orientalismo, op. cit.


[217] Henri Massis, nel 1927, citato da Alain Gresh nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 22.


[222] Nota di Carmine Di Sante, in Le grandi religioni del mondo: Dizionario delle Religioni, volume 1: A-Dir, Editore Mondadori, 2007, Edizione speciale per Panorama, p. 576. Titolo originale dell'opera: Dictionnaire des Religions, 1984, Presses Universitaires de France, Paris. Nell'edizione francese P.U.F. di settembre 2007, in "Quadrige /Dicos-Poche", nell'articolo intitolato "DIALOGUE JUDEO-CHRETIEN", non ho trovato l'equivalente francese di questo testo italiano.


[224] Su questo tema e a proposito degli antichi greci, leggere Luciano Canfora in Noi e gli antichi, op. cit., p. 90-91.


[232] Dal sito http://www.avnery-news.co.il/english/index.html, visitato il 9 luglio 2008. Ringrazio Uri Avnery di avermi permesso di citare quasi l'intero articolo.


[233] Vedere il termine di "Superclan", per indicare il gruppo di persone che detiene il potere a livello mondiale, descritto da G. Chiesa in Prima della tempesta, op. cit., p. 12.13.


[236] Michel Onfray in Traité d'athéologie, physique de la métaphysique, Ed. Grasset, collection Livre de Poche, 2006, p. 209-210. (Titolo italiano: Trattato di ateologia, Ed. Fasi Tascabili Saggi, maggio 2006).


[243] L'ex presidente della Israeli League for Human and Civil Rights (Lega israeliana per i diritti umani e civili).


[244] The Gun and the Olive (titolo italiano: SENZA PACE: un secolo di conflitti in Medio Oriente), estratto dal sito http://www.ifamericanknew.org/cur_sit/hirst.html, visitato nel 2007.


[245] Sulla relazione tra guerre e religioni monoteiste, consultare l'interessante saggio di Michel Onfray, Traité d'athéologie..., op. cit.


[255] René Girard, la prima citazione è da La Violence et le sacré, op. cit., p. 17, la seconda citazione è da Des choses cachées... op. cit., p. 203-204. Per un esame approfondito ed originale del problema del sacrificio di Gesù, leggere queste pagine e seguenti.


[269] Albert Schweitzer in Les grands penseurs de l'Inde, Ed. Petite bibliothèque Payot, 1962, p. 64. Ho rispettato la scrittura della parola ahimsâ come è presentata nel libro. La questione della non violenza nel pensiero indiano e cinese è esaminata in particolare nelle pagine 64 a 69.


[278] Dal sito http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1231625457, visitato il 2 febbraio 2009.


[279] Vedere Anne Morelli in Principi elementari della propaganda di guerra, Ed. Ediesse, 2005. Una parte dei principi presentati qui sono stati ripresi dal saggio di Anne Morelli.


[292] Ron Kovic, autore dell'autobiografia Born on the Fourth of July (Nato il 4 luglio). Citato da Norman Salomon in Target Iraq: What the News Media Didn’t Tell You di Norman Solomon (co-autore with Reese Erlich), pubblicato nel sito http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Solomon#Books, visitato il 20.03.2008.


[293] Giornalista statunitense, esperto di mezzi di comunicazione, in Target Iraq: What the News Media Didn't Tell You (co-autore Reess Erlich), pubblicato in rete e trovato nel sito http://en.wikipedia.org/wiki/Norman Solomon#Books, visitato il 20 marzo 2008.


[294] Capitolo 1, Ed. Washington D.C., National Defense University Press, dicembre 1996. Dal sito http://www.ndu.edu/inss/books/books%20-%%201996/Shock%and%20Awe%20-%20Dec%2096/ch1.html, visitato nel 2007.


[313] Informazione presa da wikipedia in http://en.wikipedia.org/wiki/Pentagon Papers, visitato nel 2007.


[314] Titolo del saggio The next war, dal sito http://www.harpers.org/archive/2006/10/0081208, visitato il 28 marzo 2008.


[319] Vedere Norman Salomon in Mediawar: dal Vietnam all'Iraq le macchinazioni della politica e dei media per promuovere la guerra (dal sito www.nuovimondimedia.com, visitato nel 2007).


[320] Dall'articolo I demoni della Nakba, nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei e israeliani contro l'occupazione, Prospettiva Edizione, Roma, 2002, p. 29 e p. 30-31-32.



[322] Dal sito http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1231625457, visitato il 2 febbraio 2009.


[324] Articolo Prima la carota, poi il bastone: dietro la carneficina in Palestina, nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei..., op. cit., p. 43.


[330] Vedere Peter Philips in Project Censored (Censura 2007). Una presentazione e un riassunto del libro si trovano in http://www.nuovimondi,info/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2182, visitato nel 2007.


[333] Sun Tse, autore cinese vissuto nel VI°-V° secolo av. Cristo., articolo XI, Des neuf sortes de terrain, p. 137, in Les treize articles, Ed. Librairie L'impensé radical, Paris,1971.


[335] A Bright Shining Lie, op. cit., rispettivamente p. 380 (da questa pagina in poi, l'autore fornisce una spiegazione molto interessante su cosa erano i giornalisti statunitensi durante la Seconda Guerra mondiale e cosa sono diventati dopo) e p. 410-411. Ricordo che l'autore è stato giornalista reporter del New York Times durante la guerra in Vietnam.


[338] Lida Yusupova intervistata da Anne Nivat, che indica che l'interrogata è cecena e ha diretto per quindici anni l'ufficio dell'organizzazione russa dei diritti dell'uomo Memorial a Grozny. Nel mensile Le Monde diplomatique di maggio 2006, p. 6.


[345] Nel sito http://www.afterdowningstreet.org/iranpetitionone, visitato il 7 aprile 2008. I caratteri in grasso e in stampatello sono nell'originale.


[346] Dal sito della BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/3966817.stm. Ho messo alcuni estratti in grassetto per far notare che non figurano sul sito della BBC, mentre si trovano invece sul sito di MideastWeb Middle East Web Log: www.mideastweb.org/log/archives/00000310.htm. Siti visitati nel 2007.


[349] Pro-memoria confidenziale del Dipartimento di Stato statunitense del 16 maggio 1950, citato in una trasmissione televisiva di History Channel, vista su www.youtube.com il 01 febbraio 2008, sul rovesciamento del governo condotto da Mossadegh.


[350] Shock and Awe: Achieving Rapid Dominance, Washington D:C:, National Defense University Press, dicembre 1996, cap. 3. Disponibile sul sito internet dell'US Department of Defence's Command and Control Research Program: http://www.dodccrp.org/Shockindex.html, visitato nel 2007.


[355] Léviathan, op. cit., cap. 47: Du BENEFICE tiré de telles ténèbres et de ceux qui en profitent, p. 937.


[357] Allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti, 23 aprile 2007, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.


[362] Nell'articolo Dopo Jenin, nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei... op. cit., p. 45 e p. 49.


[363] I banthoustan erano zone povere nelle periferie delle città, dove il governo sud-africano di allora, composto da bianchi razzisti, costringeva gli Africani ad abitare.


[365] Vedere l'inchiesta di Eric Laurent in La guerre des Bush: les secrets inavouables d'un conflit, Ed. Plon, 2003 (in italiano LA GUERRA DEI BUSH: I segreti inconfessabili di un conflitto, Ed. Fandango Libri, 2003).


http://www.commondreams.org/headlines04/0714-01.htm

http://www.publicintegrity.org/wow/


[381] Citato da Serge Halimi in Le Monde diplomatique, settembre 2008, p.1, referendosi a Bloomberg News, del 12 agosto 2008 in www.bloomberg.com.


[382] Citata da John Perkins, The Secret, op. cit., p. 257-258, con l'indicazione della fonte nella nota 44 della pagina 349.


[384] Intervista a John Perkins da parte di Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[388] Dal sito http://www.harpers.org/archive/2006/10/0081208, visitato il 28 marzo 2008. Il titolo del saggio è The next war.


[393] Ethique, op. cit., Quatrième partie: De la servitude de l'homme, scolie à la proposition XVII (Quarta parte: Della servitù dell'uomo, scolio alla proposizione XVII).


[398] L'osservazione di E. Malatesta era questa: "Rothschild non ha bisogno ne di essere deputato, ne di essere ministro; gli basta avere a sua disposizione i deputati e i ministri." In Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 101.


[400] Alexis de Tocqueville in De la démocratie... op. cit., vol. 2, Troisième partie, cap. XXIII, successivamente p. 334, 335 e 336.


[408] Alexis de Tocqueville in De la démocratie..., op. cit., vol. 2, Troisième partie, chap. XXII, successivamente p. 328-329 e p. 331.


[413] Dal sito International Coalition to Ban Uranium Weapons (Coalizione internazionale per il bando delle armi all'uranio): http://bandepleteduranium.org/en/i/24.html, visitato il 9 aprile 2008. Per più informazioni vedere il sito.


[418] Nella brochure "Campagna italiana contro le mine - Onlus", 2006. Per un'informazione esauriente sul problema delle bombe anti-persona, visitare il sito www.icbl.org (International Campaign To Ban Landmines).


[421] L'autore è relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo nei territori palestinesi occupati dal 1967, nel mensile Le Monde diplomatique di marzo 2009, p. 12-13.


[426] Nel giornale Washington Post, dicembre 2001, citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 578.


[432] La "Green Card" (carta verde) è il documento equivalente al permesso di soggiorno negli Stati Uniti.


[433] Francesca Caferri, nel Supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 30 maggio 2008, p. 44 e p. 45.


[438] Articolo di Ali Gharib per Inter Press Service, 29 settembre 2007, nel sito www.antiwar.com, visitato nel 2007.


[439] Intervista da parte di Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[445] L'intervista, condotta nel maggio 1996, è stata tradotta in inglese dal vietnamita. Nel sito http://www.cnn.com/SPECIALS/cold.war/episodes/11/interviews/giap/v, visitato il 16 aprile 2008.


[446] Su questo tema, oltre agli scritti del generale vietnamita Giap, si può leggere le pagine di Neil Sheehan in A Bright..., op. cit., p. 204 e seg.


[447] Les treize articles, op. cit., articolo IX, De la distribution des moyens, p, 111 e articolo III, De la victoire et de la défaite, p. 51.


[451] Pierre Vidal-Naquet in Les assassins de la mémoire (1987) nel sito http://www.anti-rev.org/textes/VidalNaquet87c/, cap. VI: Auschwitz et le Tiers Monde (Auschwitz e il Terzo Mondo), visitato nel 2007.


[453] Vedere William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 500 che cita R. Clark, ex ministro della giustizia statunitense, nel suo libro The Fire This Time: U.S. War Crimes in the Gulf.


[462] Essere laico, Umberto Veronesi (uno dei pionieri della lotta contro i tumori) con Alain Elkann, Ed. Tascabili Bompiani, 2007, p. 32.


[464] Uri Avnery, 31.01.2009, nel suo articolo Black Flag, ricevuto da parte sua nella mia posta elettronica il 2.2.2009.


[467] TRAVAIL SUR L'ALGÉRIE (1841), pubblicato nel sito

http://classiques.uqac.ca/classiques/De_tocqueville_alexis/de_la_colonie_algerie/travail_sur_algerie/travail_sur_algerie.html, visitato il 14 aprile 2008.


[474] Nel sito www.iraqbodycount.org/backround it.php, visitato nel 2007. Per informazioni dettagliate vedere il sito di Marc W. Herold in http://wsbe2.unh.edu/marc-w-herold, ultima visita il 10 luglio 2008.

http://www.whitehouse.gov/news/releases/2003/04/20030410-2.html#, visitato nel 2007.


[477] Chapter 2: Shock and Awe (Capitolo 2: Colpisci e terrorizza), in Harlan K. Ullman and James P. Wade in Shock and Awe: Achieving Rapid Dominance, Washington D.C., National Defense University Press, dicembre 1996, disponibile sul sito dell'US Department of Defence's Command and Control Resarch Program: http://www.ndu.edu/inss/books/books%20-%201996/Shock%20and%20Awe%20-%20Dec%2096/index.html, visitato nel 2007. Sul sito si trovano anche le significative biografie degli autori del documento.

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[479] Questa seconda parte della citazione si trova anche in William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 692, che indica, nella sua nota 88 p. 884, la fonte originale del documento.


http://www.nomorevictims.org/

http://www.guardian.co.uk/Iraq/Story/0,2763,1338749,00.html
http://select.nytimes.com/gst/abstract.html?res=F70A1EF73C5A0C758DDDA10894DE404482


[491] Per informazioni dettagliate vedere il sito di Marc W. Herold in http://wsbe2.unh.edu/marc-w-herold, ultima visita il 10 luglio 2008.


[496] Dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_cecena#Origini_della_guerra_in_Cecenia, visitato il 31 marzo 2008.


[502] Vedere il sito www.IAVA.org (Iraq and Afghanistan Veterans of america), visitato nel novembre 2007.


[503] Dal sito http://www.washingtonwatch.com/bills/show/110_SN_479.html, visitato il 15 aprile 2008.


[508] Problèmes stratégiques de la guerre révolutionnaire, in Ecrits militaires, Editions en langues étrangères, Pékin, 1968, p. 84.


[509] Nel sito http://www.cnn.com/SPECIALS/cold.war/episodes/11/interviews/giap/v, visitato il 16 aprile 2008.


[515] Robert Fisk, The Indipendente, 21 giugno 1999, citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit.p. 602.


[527] Questa citazione e le altre tre seguenti sono in William Blum, Il libro nero..., op. cit. p. 574 e p. 575.


[528] Questa citazione e le due seguenti si trovano sul sito www.kelebekler.com/calmanl/05.htm, visitato nel 2007.


[537] Nell'articolo "Why the Crass Remarks About Rice?", in The Washington Post, 22 gennaio 2005, sul sito http://en.wikipedia.org/wiki/Condoleezza Rice, visitato nel 2007.


[538] Per il dettaglio dei fatti, vedere il sito http://en.wikipedia.org/wiki/Donald Rumsfeld#Criminal charges sought, visitato nel 2007.


[540] Per il dettaglio dei fatti, vedere il sito http://en.wikipedia.org/wiki/Richard Perle, visitato nel 2007.


[541] Eric Alterman, nel giornale The Nation, 20 marzo 2003. Per i fatti dettagliati, vedere l'articolo nel sito www.thenation.com/doc/20030407/alterman, visitato nel 2007.


[544] http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama, visitato il 7.11.2008. La dichiarazione originale è sul sito http://www.youtube.com/watch?v=GtREqAmLsoA&eurl=http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama.


[546] William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 492. Tutto il libro è una dimostrazione di questa affermazione.


[550] Per un esame dettagliato sul problema del rivale degli Stati-Uniti, vedere Giulietto Chiesa in Cronace marxziane, op. cit.


[553] Da Harvard Review, maggio-giugno 2002, sul sito http://kelebekler.com/calmani/05.htm, visitato nel 2007.


[555] Riportato nel New York Times, 8 marzo 1992, p.14, e citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p.567.


[572] Vedere "ANNUAL REPORT TO CONGRESS: Military Power of the People's Republic of Cina", p. 13-14 e p. 15.


http://thankyoult.live.radicaldesigns.org/content/view/172/


http://youtube.com/watch?v=Qa6ZHYcG_EM


http://youtube.com/watch?v=1dAXQeH7y9g&mode=related&search=

http://girights.objector.org


[582] Civil Disobedience, Parte 1, punto 8. Pubblicato nel 1849. Il testo originale inglese è sul sito http://thoreau.eserver.org/civil1.html, visitato il 10 luglio 2008. Il libro è un saggio fondamentale sulla resistenza individuale contro uno Stato ingiusto, e ha avuto una decisiva importanza tra l'altro su Gandhi e Martin Luther King.


[586] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.


[588] Affermazione di Jacques Vergès, noto avvocato francese, in una trasmissione tv francese del 10 giugno 2007.


[591] Eric Rouleau, nella sua presentazione del libro di Matthew Carr: Unknown Soldiers. How Terrorism Transformed The Modern World, nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 24.


[593] Tiziano Terzani, in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 23. Molto interessanti sono le osservazioni dell'autore su questo problema.


[594] Da una lettera del dirigente del gruppo, Jihman Bin Saif Al-Otayba, dell'estate 1978, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 26 ottobre 2007, p. 55.


[597] Jihman Ibn Saif Al-Otayba (o anche Otaiba), era il leader del movimento islamico radicale "Al Jamaa alssalafya almuhtasiba", che organizzò l'attacco alla Mecca nel 1979, e che fu poi catturato dalle autorità saudite poi impiccato.


[599] Riccardo Staglianò nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 26 ottobre 2007, p. 53 e p. 55.


[600] Rispettivamente in Infiltrato, op. cit., p.406-407, e in un'intervista da Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì, di La Repubblica, agosto 2007.


[601] Nella religione musulmana, la israa significa il viaggio compiuto dal profeta Mohammad (Maometto), portato dall'angelo Gabriele, fino a Gerusalemme, da cui l'importanza della moschea di questa città per i Musulmani.


[603] L'ex impero arabo-musulmano al momento della sua massima potenza ed espansione geografica.


[609] A causa della sua lotta per il suo paese, l'Irlanda del Nord, era prima considerato un "terrorista" da parte del governo degli Stati Uniti.


[610] I Sciitti sono i musulmani di tendenza opposta a quella sunnita, perché sono rimasti fedeli ad Ali, il genero del profeta Mohammad.


[620] Lawrence Wright, dal suo libro The Looming Towerm, citato nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 25.


[623] Cronache marxziane, op. cit. p. 153-154, Giulietto Chiesa segnala il libro di Claire Sterling: Thieves' World: the Threat of the New Global Network of Organized Crime, Ed. Simon & Schuster, 1994 (in italiano: Un mondo di ladri. Le nuove frontiere della criminalità internazionale, Ed Mondadori, 1994), e quello di Loretta Napoleoni, La nuova economia del terrorismo, Ed. Marco Tropea, 2004.


[633] La preghiera che si fa il venerdì (è il significato della parola araba al Jum'a), per la quale è raccomandato a tutti i Musulmani di eseguirla insieme nella moschea. Come importanza, equivale alla messa domenicale per i Cristiani, e alla cerimonia del sabato in sinagoga per gli Ebrei.


[636] I due luoghi santi sono le due città di La Mecca e Medina, per il loro ruolo nella storia della religione musulmana. Le due città si trovano in Arabia Saudita.


[637] Marzo 1997: intervista ad Osama Bin Laden, da parte di Peter Arnett per la televisione CNN. Dal sito www.anusha.com/osamaint.htm, visitato nel 2007.


[640] Aggiungo: ed è anche la logica di chi, dichiarando di combattere contro questo jihad, uccide pure lui dei civili.


[645] Nordine Grim, Attentats au Maghreb sur fond de lutte géopolitique (Attentati nel Maghreb su fondo di lotta geopolitica), giornale algerino El-Watan, 15 avril 2007. Citato da François Gèze e Salima Mellah nel loro articolo Al-Qaida au Maghreb, ou la très étrange histoire
du GSPC algérien
(Al Qaida nel Maghreb, o la molto strana storia del GSPC algerino), in Algeria-Watch, 22 septembre 2007, nel sito www.algeria-watch.org, page http://www.algeria-watch.org/fr/aw/gspc_etrange_histoire_partie_5.htm. Per una migliore comprensione del fenomeno del terrorismo in Algeria, leggere l'intero articolo. Visitato nel 2007.


[647] Vedere John Perkins in Confessions... op. cit., capitolo 26: Ecuador's Presidential Death e capitolo 27: Another Presidential Death.


[649] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 21 settembre 2007, p.14. Benazir Buttho fu assassinata poco dopo il suo rientro nel suo paese.


[651] Marc W. Herold. Per informazioni dettagliate vedere il suo sito in http://wsbe2.unh.edu/marc-w-herold, ultima visita il 10 luglio 2008.


http://www.ncptsd.va.gov/


http://www.vets4vets.us/


e

1.


http://www.latimes.com/news/nationworld/nation/la-na-military12jan12,0,7198945.story?coll=la-home-headlines


[664] Les treize articles. op. cit., le due citazioni sono rispettivamente da Article Premier: De l'évaluation, p. 35, e da Article IV: De la mesure dans la disposition des moyens, p.53.


[669] Sono le società private con le quali il governo statunitense stabilisce dei contratti per azioni cosiddette di sicurezza.


[671] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica quest'altra fonte d'informazione: http://www.costofwar.com


[674] Telegramma cifrato mandato da Jean-François Fitou, numero due dell'ambasciata francese a Kabul, indirizzato alla presidenza della Repubblica francese e al ministero degli affari esteri, pubblicato nel Le Canard Enchaîné, 1° ottobre 2008, p. 3.


[675] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica queste altre fonti d'informazione: http://riverbendblog.blogspot.com/


[679] Nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 25.


[680] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.


[681] Barack Obama, candidato democratico alla presidenza degli Stati-Uniti, 23 aprile 2007, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.


[682] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.


[685] Residente a Zurigo/Svizzera. Estratti dal testo della relazione al Campo Anti-imperialista di Assisi, 2 agosto 2004, dal sito sito http://kelebekler.com/calmani/05.htm, visitato nel 2007.


[686] Dal sito http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1231625457, visitato il 2 febbraio 2009.


[688] J.-F. J. nel settimanale Le Canard Enchaîné del 3 settembre 2008, in una recensione del libro "Le nouvel Israël" di Emmanuel Faux, corrispondente francese in Israele.


[693] Vedere sul caso dell'agricoltura José Bové e François Dufour in Le monde n'est pas une marchandise, Ed. La Découverte - Pocket, 2000.


[700] Estratto dalla presentazione del libro di Eric Laurent, La face cachée du pétrole, Edition Plon, 2006, sul sito www.eric-laurent.com/pages/LA_FACE_CACHEE_DU_PETROLE-231453.html. visitato il 4 marzo 2008.


[702] Jeremy Rifkin, uno dei principali esperti di risorse energetiche, in un'intervista di Riccardo Stagliano nel giornale La Repubblica, 16 novembre 2007.


[703] Mark Landler nel giornale La Repubblica del 19 novembre 2007, da un articolo di Mark Landler pubblicato sul The New York Times.


[705] Nicolas Sarkis, direttore del Centro arabo di studi petroliferi, nel mensile Le Monde diplomatique, maggio 2006, p. 13.


[707] Allora candidato democratico alla presidenza degli Stati-Uniti, 23 aprile 2007, discorso al Chicago Council on global Affairs, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.


[710] Vedere la trilogia di Chaimers Johnson, sull'ascesa e il declino dell'impero statunitense, di cui l'ulttimo libro s'intitola: Nemesis: The Last Days of the american Republic, pubblicato da Metropolitan Books.


[714] http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama, visitato il 7.11.2008.

La dichiarazione originale è su http://www.youtube.com/watch?v=GtREqAmLsoA&eurl=http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama


[716] Barack Obama, discorso al Chicago Council on global Affairs, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.


[717] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.


[718] Intervista a Ayesha Siddiqa da parte di Stefania Maurizi, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 16 novembre 2007.


[719] John Perkins citato nell'articolo di Corrado Augias Il sicario dell'economia spara sull'impero Usa, in supplemento Venerdì di La Repubblica, 16 novembre 2007.

http://www.whitehouse.gov/news/releases/2003/04/20030410-2.html#, visitato nel 2007.


[732] www.amnesty.org/for-media/press-releases/israel-winograd-commission-disregards-israeli-war-crimes-20080131, visitato il 2 febbraio 2008.


[737] Tiziano Terzani in In Asia, op. cit., p. 126 e p. 127. Per chi è interessato al tema, leggere l'intero capitolo, molto chiarificatore, intitolato: "I giapponesi allo specchio", p. 122 e seg.


[742] Dal sito internet http://blog.panorama.it/mondo/2008/11/28/dopo-mumbai-le-altre-polveriere-dellindia/, visitato il 2 dicembre 2008.


[743] L'autore precisa in una nota: "Secondo le stime delle organizzazioni non governative, come Citizens for Justice and Peace, www.cjponline.org."


[747] Ian Buruma e Avishai Margalit in OCCIDENTALISMO: L'Occidente agli occhi dei suoi nemici, Edizione speciale per il Gruppo Editoriale L'Espresso, 2007, p. 114-115. Titolo originale dell'opera: Occidentalism.


[749] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 21 settembre 2007. Fu assassinata qualche tempo dopo.


[751] Decisioni religiose emesse da preti musulmani, con carattere di obbedienza obbligatoria da parte dei credenti.


[757] Resoconto dell'intervento durante il simposio intitolato "Why Did the Islamic State Fail in the Modern Age?" (Perché lo Stato islamica ha fallito nell'età moderna?), organizzato il 13.9.2004, dal the Cairo Center for Human Rights Studies (Centro per gli Studi sui Diritti Umani del Cairo in Egitto). Vedere il sito www.cihrs.org/IbnRoshd_details_en.aspx?ibn_id=22&pr_year=2004, visitato il 08.02.2008. Sui temi dell'Islam, degli Arabi e della politica, è molto interessante consultare l'insieme del testo del sito.


[759] 15 marzo 2007, in www.guardian.co.uk/Columnists/Column/0,,2034041,00.html, visitato il 7 febbraio 2008.


[761] Wendy Kristianasen nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 1. L'autore segnala il sito: Muslims for Secular Democracy (Musulmani per una democrazia laica): www.mfsd.org.


[762] Intervista da parte di Stefania Maurizi, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 16 novembre 2007.


Nonne videmus


Nil aliud sibi naturam latrare, nisi ut quoi


Corpore sejunctus dolor absit, mente fruatur,


Jucundo sensu cura semotus metuque.


[773] Dati citati da Umberto Galimberti, nell'articolo Il senso morale di fronte ai poveri, nel giornale La Repubblica, 30 agosto 2006.


[778] Kemal Dervis, nel rapporto 2007-2008 Resistere al cambiamento climatico, nel giornale di Roma City, 8 novembre 2007.


[787] Umberto Galimberti, articolo Il senso morale di fronte ai poveri, in La Repubblica, 30 agosto 2006


[788] Citazione di Umberto Galimberti, nell'articolo Il senso morale di fronte ai poveri, in La Repubblica, 30 agosto 2006.


[790] Tzvetan Todorov nel suo libro La peur des barbares, citato da Alain Gresh nel mensile Le Monde diplomatique, gennaio 2009, p. 23.


[794] Pierre Bayle in De la tolérance: Commentaire philosophique, Editions Presses Pocket, 1992, p. 101. E' uno dei saggi fondamentali sulla tolleranza religiosa.


[799] Citato da Paolo Cristofolini, che segnala il caso di Padre Martino Martini da Trento nel suo articolo "Il Confucianesimo fra Vico e Bossuet", in Vico e l'Oriente, Tiellemedia Editore 2008, Roma, p. 279. Nel suo articolo Paolo Cristofolini esamina anche la posizione di Vico su questo tema, anche lui opposto alla filosofia di Confucio e in difesa della religione.


[801] Un'interessante discussione del problema è stata esaminata nella rubrica di posta di Corrado Augias, nel giornale La Repubblica del 22 febbraio 2008, p. 34.


[802] Lettera pubblicata parzialmente sul giornale di cui l'autore è vice-direttore, Il Corriere della Sera, e pubblicata interamente sul sito dell'autore http://www.magdiallam.it/node/4144, visitato il 27 marzo 2008.


[803] Vedere dettagli sul problema nell'articolo di Marco Politi, in La Repubblica del 26 marzo 2008, p. 16.


[820] Umberto Galimberti nell'articolo Il senso morale di fronte ai poveri, in La Repubblica, 30 agosto 2006.


[826] Citato in Le Canard Enchaîné, 19 marzo 2008, p.5, dal suo libro pubblicato in francese con il titolo "Yegg, autoportrait d'un honorable hors-la-loi", Editions les Fondeurs de briques, 2008. Il libro fu pubblicato in inglese nel 1926.


[827] Dichiarazione del capo del traffico di droga nel famoso Triangolo d'Oro in Asia, intervistato da Tiziano Terzani, in Un indovino mi disse, op. cit., p. 409.


[838] La prima citazione è da Les endormeurs, 1869, e la seconda da Les intrigues de M. Outine, 1870, in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 116.


[841] Pierre Rimbert nel dossier Manière de voir n. 99 di giugno-luglio 2008, L'INTERNATIONALE DES RICHES, pubblicato dal mensile Le Monde diplomatique.


[844] Alice Miller in L'INFANZIA RIMOSSA: Dal bambino maltrattato all'adulto distruttivo nel silenzio della società (titolo originale: Das verbannte Wissen), Garzanti Editore, 1990, p. 161. I libri e le osservazioni riportate da Alice Miller sono di fondamentale importanza per capire la relazione diretta tra la violenza che manifesta l'essere umano adulto contro altrui, e la violenza che ha subito, e generalmente rimosso, quando era bambino.


[847] Hermann Hesse, in Le Loup des steppes, Ed. Calmann-Levy, collezione Livre de Poche, 1947, p. 108.


[850] Maximes fondamentales XXXVII, in EPICURE, doctrines et maximes, Hermann Editeurs des sciences et des arts, 1990, p.116.


[859] Ecrits politiques, nel comunicato del 11 febbraio 1948 su Gandhi, che fu assassinato il 30 gennaio 1948, op. cit., p. 249.


[862] Léviathan, op. cit., rispettivamente chap. 26: Des lois civiles, p. 428, chap. 27: Des crimes, p. 545 e chap. 46: Vaine philosophie, p. 930.


[868] Richard Falk, alto funzionario delle Nazioni unite, nel mensile Le Monde diplomatique, marzo 2009, p. 13.


[872] Sulla questione dell'ONU, vedere il libro The Best Intentions: Kofi Annan and the UN in the Era of American World Power.


[876] Giulio Tremonti, economista, intervistato da Roberto Mania, nel giornale La Repubblica, 17 marzo 2008, p. 12.

http://www.whitehouse.gov/news/releases/2003/04/20030410-2.html#, visitato nel 2007.


[881] Idem, articolo di Jonathan Cook, 20 novembre 2003, p. 1, estratto dal sito Counterpunch.org, novembre 2003.

http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/weekly_ad/1227882165, visitato il 30 novembre 2008.


[885] Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, nel mensile Le Monde diplomatique, marzo 2009, p. 13.


[886] Dal libro di Phil Rees: Dining With Terrorists, citato nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 24.


[887] Ministra degli Espatriati in Siria, scrittrice e professoressa all'Università di Damasco dal 1985. Articolo pubblicato il 05.02.2008 sul sito www.asharqalawsat.com/english/news.asp?section=2&id=11681, visitato il 9.02.2008.



[893] Albert Schweitzer in Les grands penseurs de l'Inde, op. cit., p. 66. Sulle origini e il significato della non-violenza nel pensiero asiatico, le considerazioni dell'autore sono molto interessanti.


[894] Paroles d'Epicure, 59, in EPICURE, doctrines et maximes, op. cit., p. 131. Ho modificato un po' la traduzione che si trova nel libro.


[895] Jacques Van Rillaer in L'agressivité humaine, op. cit., rispettivamente p. 213, p. 212-213 e p. 214.


[900] Vedere Beyond Terror: The Truth About the Real Threats to Our World, di Chris Abbott, Paul Rogers and John Sloboda, April 2007 by Random House - Rider list e il sito del Oxford Research Group: building bridges for global security: http://www.oxfordresearchgroup.org.uk, visitato nel 2007.


[901] Timothy Garton Ash in La Repubblica, 16 novembre 2007. A questo proposito l'autore consiglia giustamente la consultazione del sito www.privacyinternational.org


[904] Estratto dal video di Osama Bin Laden di ottobre 2004, rivolto al popolo statunitense, trasmesso dalla televisione araba Al-Jazeera. La dichiarazione è stata già citata nella parte "MOTIVI DELLA GUERRA - Informazione e disinformazione".


[912] Vedere l'articolo di David E. Sanger e William J. Broad nel giornale La Repubblica, del 19 novembre 2007.


[916] Vedere le informazioni molto interessanti nel sito http://alliantaction.org/target/t1go/ti.html, visitato il 7 luglio 2008.


[918] Dal sito www.enaat.org, European Network against Arms Trade (Rete europea contro il commercio delle armi)


[920] 29 ottobre 2008, appello pour votarlo, alla vigiila della sua elezione, in http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama, visitato il 7.11.2008.


[924] Louis Lecoin (1888-1971), antimilitarista, pacifista e anarchico francese, in rispettivamente Le Cours d'une vie e in Lettre au gouverneur militaire de Paris, in Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 48 e p. 79.


[933] Confucio, I Dialoghi, XV-23, Editoriale Opportunity Book, Milano, 1996, La Biblioteca Ideale Tascabile.


[940] Tristes tropiques, op., c., p. 486. Anche se considero quest'osservazione ancora valida oggi, è necessario segnalare che l'autore la esprimeva nel 1955 a proposito della Francia dei 45 milioni di abitanti per aprirsi ai 25 milioni di cittadini musulmani "même en grande proportion illettrés" ("anche in grande proporzione analfabeti").


[953] John Kenneth Galbraith, The Economics of Innocent Fraud: Truth for Our Time, Penguin Books Ltd, 2005.


[954] Vedere la parte II. ECONOMIA, Capitolo III. CORPORAZIONI MULTINAZIONALI, i punti 1. Comportamento e 2. Tecnica operativa: la carota "EHM" o il bastone "sciacallo".


[956] Guido Rossi, intervistato da Federico Rampini, nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 53.


[957] Nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 25, presentando il libro di Michel Villette e Catherine Vuillermot Portrait de l'homme d'affaires en prédateur (Ritratto dell'uomo d'affare in predatore), Edizione La Découverte, 2007.


[960] Vedere un esempio segnalato da Naomi Klein in No Logo..., op. cit., in particolare le pagine sulla Nike, p. 449-450.


[967] John Perkins, intervistato da Riccardo Staglianò, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[968] Legge che boicotta i prodotti delle imprese statunitensi che hanno relazioni con la dittatura in Birmania.


[970] The Secret , p. 273. A proposito delle possibilità di cambiare i comportamenti delle corporazioni, vedere nelle pagine 273 e seguenti l'interessante esame di quattro questioni essenziali, secondo John Perkins.


[972] Joel Bakan, autrice di The Corporation: The Patologic Pursuit of Profit and Power (La corporazione: Il patologico inseguimento del profitto e del potere), in un'Intervista fatta da Richard Erikson nel 21 giugno 2004, nel sito www.urbanvancouver.com/article/interviews/joel-bakan, visitato il 25 gennaio 2007.


[977] Idem, p. 489 e seg. In pagina 501 e seg., sono segnalati altri esempi, negli Stati Uniti, di boicottaggio da parte di consigli comunali e anche Stati contro le ditte statunitense che operano in Birmania e Nigeria.


[981] www.forumdesalternatives.org/FR/readarticle.php?article_id=841, visitato il 16 febbraio 2008. Per conoscere le misure concrete proposte, vedere l'intero testo.


[985] Mauro Ussardi, vicepresidente e responsabile strategico dell'agenzia pubblicitaria Jwt Italia, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 29 febbraio 2008, p. 81.


[991] Nel suo molto interessante articolo "Le religioni, la fratellanza e il totalitarismo", nel giornale La Repubblica, 29 febbraio 2008, p. 41.


[995] Pierre Rimbert nel dossier Manière de voir n. 99 di giugno-luglio 2008, L'INTERNATIONALE DES RICHES, pubblicato dal mensile Le Monde diplomatique.


[996] Alexander Soljenitsyne, citato da Bernard Thomas nel settimanale Le Canard Enchaîné, 13 agosto 2008, p. 7.


[998] Guido Rossi intervistato da Federico Rampini, nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 53. Guido Rossi citava un'osservazione dell'economista statunitense Larry Summers.


[999] Giulio Tremonti, economista, intervistato da Roberto Mania, nel giornale La Repubblica, 17 marzo 2008, p. 12.


[1002] Malaise dans la civilisation, op. cit. Queste parole di Freud sono le ultime del saggio, cap. VIII, p. 79.


[1006] Dal sito www.palsolidarity.org/main/2007/06/06/citizens-support.bds/, visitato nel 2007. Sul boicottaggio a proposito di Israele, in particolare dei prodotti dei settlements (coloni illegalmente installati sul territorio palestinese) vedere il sito israeliano

http://zope.gush-shalom.org/home/en/campaigns/boycott_settlements_products/, visitato il 7 luglio 2008.


[1010] Discours sur les Conventions (Discorso sulle Convenzioni) pronunciato alla Société des Amis de la Constitution (Società degli Amici della costituzione), 8 agosto 1791. Citazione di Pierre-Henri Zaidman in "LE MANDAT IMPERATIF...", op. cit., p. 24.


[1023] "Aux Gardes Nationaux du VIè arrondissement" (Alle Guardia Nazionali del VI° distretto), durante la Comune di Parigi, 1871, citato da Pierre-Henri Zaidman in "LE MANDAT IMPERATIF...", op. cit., p. 87-88.


[1025] Amartya Sen in L'altra India, op. cit., p. 333. Vedere su questo tema la discussione molto interessante fatta dall'autore nelle pagine 333 e seg.


[1030] Pubblicato nel sito http://www.historyisaweapon.org/defcon1/warracket.html, visitato il 10 febbraio 2009.


[1044] Dirigente della Lega Nazionale per la Democrazia in Myanmar, prigioniera di coscienza e praticante della resistenza non violenta, Premio Nobel per la pace 1991, nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.


[1048] Ecco una prova della manipolazione della verità, di cui sono stato vittima anch'io per ignoranza. All'epoca non sapevo che sono stati papi "tre Africani o Neri (...) nei primi secoli della cristianità, ma l'iconogrfia religiosa li rappresenta in Bianchi." Ho trovato quest'informazione nella presentazione del libro "Et si Dieu n'aimait pas les Noirs" di Serge Bilé e Audifac Ignace, da parte di Alain Guédé, nel settimanale Le Canard Enchaîné, 18 febbraio 2009, p. 6.



LA GUERRA, PERCHÉ ? LA PACE, COME ? - Kadour Naimi 417

[1] In Ecrits politiques, Editions du Seuil-Editions du CNRS, 1991, p. 262.

[3] Se questo è un uomo, Ed. Einaudi Scuola, 1990, p. 40.

[7] Ecrits politiques, op. cit., p. 262-263.

[9] Le Gai savoir, Gallimard, 1950, Livre IV, 297 e Livre IV, 271.

[10] Amartya Sen, L'altra India (Titolo originale: The argomentative Indian), Edizione La Biblioteca di Repubblica-L'Espresso, 2007, p. 339.

[11] I corsivi sono dell'autore.

[12] L'agressivité humaine, Ed. Dessart & Mardaga, Bruxelles, 1975, p. 226.

[13] De la Démocratie en Amérique, Ed. GF Flammarion, Paris, 1981, volume 2, cap. XVI, p. 227.

[14] La Violence et le sacré, Ed. Grasset, Paris, 1972, p. 267.

[20] Id., p. 21.

[21] Id., p. 20.

[22] Nel giornale italiano E Polis, 28.02.2007, p. 18.

[23] Le 18 Brumaire de Louis-Bonaparte, Ed. sociales, Paris, 1963, p. 13.

[26] L'agressivité détournée, Ed. Union Générale d'Editions, 1970, p. 7-8.

[27] Corsivi dell’autore.

[28] L'agressivité humaine, op. cit., p. 8.

[30] Idem.

[31] Vies parallèles, cap. Alcibiade-Coriolan, Edizione Quarto-Gallimard, 2001, p. 1674.

[33] La Rochefoucauld, Maximes et pensées, Editions André Silvaire, Paris, 1961, p.19.

[35] De la Démocratie en Amérique, op. cit., vol. 2, p. 223 e p. 222.

[36] Citato da William Blum in Il libro nero degli Stati Uniti, op. cit. p. 492.

[37] Vedere Giulietto Chiesa, in Cronache marxziane, Fazi Editore, 2005, p. 149-150.

[38] Idem, p. 148.

[39] Giorgio Bocca, in Basso impero, Ed. Feltrinelli, 2003, p. 16.

[42] Nel mensile Le Monde diplomatique, maggio 2007, p. 25.

[43] A Bright Shining Lie, op. cit. p. 622-623.

[44] Tristes tropiques, Ed. Plon, coll. Terre humaine / Poche, Paris, 2008, p. 210.

[46] Corsivi dell'autore.

[47] Leviathan, op. cit., cap. 4: De la parole, nécessité des définitions, p. 102 e p. 104.

[48] L'agressivité détournée, op. cit., p. 151.

[50] Malaise dans la civilisation, op. cit., p. 34-35.

[51] La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro I, p. 48 e Libro V, p 374.

[52] Vies parallèles, op. cit., p. 733.

[53] Cronache marxziane, op. cit., p. 83.

[54] Citato da Marco Politi nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 25.04.2008, p. 59.

[55] Leviathan, op. cit., cap. 11: Des moeurs, p. 197, e cap. 12: De la religion, p. 211.

[57] Nel romanzo 1984.

[58] Per dettagli vedere Giulietto Chiesa, in Cronache marziane, op., cit., p.47.

[59] Idem.

[60] Dal sito www.rsf.org (Reporters senza frontiere).

[61] Giorgio Bocca in Basso impero, op. cit., p. 70.

[62] Dal sito http://www.remembersarowiwa.com, visitato il 4 marzo 2008.

[64] Target Iraq: What the News Media Didn’t Tell You (co-autore with Reese Erlich), pubblicato nel sito http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Solomon#Books, visitato il 20.03.2008.

[65] Informazioni fornite da G. Bocca in Basso impero, op. cit., p. 74.

[67] Naomi Klein, in No Logo. op. cit. p. 517-518.

[68] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 25 aprile 2008, p. 47.

[69] Tucidide, La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro VI, p. 410-411.

[70] Ni dieu ni maîtres..., op. cit., p. 62.

[71] Serge Halimi in Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 1.

[72] Idem.

[73] Informazioni riprese dal giornale di Roma 24 minuti, 10 gennaio 2008, p. 8.

[74] Idem.

[76] Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 101.

[78] Segnalato nel giornale di Roma Metrò, 17.04.2007.

[79] Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 61.

[80] Il libro del Tao: Tao-teh-ching, II, 75, Ed. Tascabili Economici Newton, Roma, 1995, p. 60.

[81] Corsivo mio.

[82] Corsivo mio.

[83] Mein Kampf (La mia battaglia), La Lucciola Editrice Varese, 1991, p. 132.

[86] Léviathan, op. cit., cap. 30: De la charge du représentant souverain, p. 498.

[87] La Repubblica, 6 aprile 2007.

[88] Informazione data da Giulietto chiesa in Cronache..., op. cit., p. 133.

[89] Emilio Marrese, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 29 febbraio 2008, p. 81.

[91] De la Démocratie..., op. cit., vol. 2, cap. XXVI, note 2, p. 346.

[92] Le 18 brumaire de Louis Bonaparte, Editions sociales, Paris, 1963, p. 102-103.

[93] De la Démocratie..., op. cit., vol. 2, cap. XV, p. 79.

[94] Idem, vol. 1, cap. X, p. 518.

[97] Idem, p. 67.

[99] Mein Kampf, op. cit., p. 113.

[100] Corsivo dell'autore.

[101] Réfléxions sur la violence (Riflessioni sulla violenza), Ed. Seuil, Paris, 1990, p. 223-224. La prima pubblicazione francese risale al 1908.

[103] Vedere i chiarimenti di L. Canfora in La democrazia..., op. cit., p. 98.

[104] Idem, p. 319.

[105] Corsivo dell'autore.

[106] Luciano Canfora in La democrazia..., op. cit., p. 319.

[108] Correspondance, 21 gennaio 1852, in Ni dieu ni maîtres..., op. cit., p. 173.

[109] Plutarco in Vies parallèles, op. cit., cap. Pyrrhos-Marius, p. 730.

[110] disidera = desidera.

[111] Spezie = apparenza.

[112] Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Libro I, punto 53, in Machiavelli: Tutte le opere storiche, politiche e letterarie, Ed. Grandi Tascabili economici Newton - I Mammut, 1998, p. 128.

[113] Mein Kampf, op. cit., p. 97 a 99.

[114] Segnalato da L. Canfora in La democrazia..., op. cit., nota 12 p. 379.

[115] Coriolano, II, 3.

[118] Maximes et pensées, Ed. André Silvaire, Paris, 1961, p.50.

[122] Termine usato dall'autore per esprimere il potere delle corporazioni multinazionali.

[124] The Secret , op. cit., p. 74.

[127] G. Chiesa, Prima della tempesta, op. cit., p. 129.

[128] Corsivo dell'autore.

[130] Sul giornale La Stampa, 14 aprile 2007.

[131] Dal sito internet israeliano www.gush-shalom.org, visitato nel 2007.

[132] Il Parlamento israeliano.

[133] IDF = Israel Defense Military, nome dell'esercito israeliano.

[134] Dal sito www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3429070,00.html, visitato il 7 gennaio 2008.

[136] Corpo di Pace, organizzazione creata dal governo statunitense all'epoca del presidente Kennedy.

[137] The Secret... , op. cit., p. 105-106.

[138] Per le risposte dettagliate, vedere William Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, op. cit.

[139] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 21 set 2007, p.14.

[140] Léviathan, op. cit., cap. 13: De la condition du genre humain, p. 222.

[142] Citato da Eric Laurent in La face cachée... op. cit.

[144] Electric Vehicule 1.

[146] Corsivo dell'autore.

[147] Eloge de la folie, Editions Tarbrag, Paris, (manca la data di pubblicazione), p. 141.

[149] G. Chiesa, Cronache..., op. cit., p. 39.

[151] Dal sito www.stopcorporateabusenow.org, visitato nel 2007.

[152] Vedere nota 32 nella parte: IV. DEMOCRAZIA.

[153] Corsivo dell'autore.

[154] Réfléxions sur la violence, op. cit., p. 76.

[155] B. Th. nel settimanale Le Canard Enchaîné, 19 marzo 2008, p.7.

[157] Il libro precedente di John Perkins: Confessions..., op. cit.

[158] John Perkins, The Secret, op. cit., p. 166-167.

[159] Idem, op. cit., p. 146.

[160] Idem, p. 147 e p. 148.

[162] Dal sito http://www.remembersarowiwa.com, visitato il 4 marzo 2008.

[163] John Perkins, The Secret..., op. cit., p. 105.

[164] Corsivo dell'autore.

[165] Chief esecutive: dirigente capo. Il corsivo è dell'autore.

[167] Malaise dans la civilisation, op. cit., p. 29 e p. 51.

[168] Corsivo dell'autore.

[169] Léviathan, op. cit., cap. 11: Des moeurs, p. 195.

[170] Corsivo dell'autore.

[171] De l'organisation des services publiques dans la société future, in Ni dieu... op. cit., p. 19.

[172] Informazione dal giornale La Stampa, 14 aprile 2007.

[173] La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro I, p. 6.

[174] Mein Kampf, op. cit., p. 42.

[178] Dal sito www.bap.propagande.org, visitato nel 2007.

[179] Idem.

[180] Idem.

[181] Ribelli..., op. cit., p. 200-201.

[182] Intervistato da Tiziano Terzani, in Un indovino mi disse, Edizione TEA, 2007, p. 408 e p. 409.

[183] B. Th. nel settimanale Le Canard Enchaîné, 21 gennaio 2009, p. 7.

[186] Des choses cachées depuis la fondation du monde, Ed. Grasset, Paris, 1978, p. 193.

[188] Essais, op. cit., Livre I, cap. XXXI, p. 207-208.

[190] Corsivo dell'autore.

[191] L'agressivité humaine, op. cit., p. 226.

[192] Vedere Giorgio Bocca, in Basso impero, op. cit., p. 87.

[193] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 1 ottobre 2008, p. 1.

[194] William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 573.

[195] Amartya Sen in L'altra India, op. cit., p. 35. Vedere il capitolo "Scettici, agnostici e atei" p. 34 e seg.

[197] La parola jihad significa letteralmente sforzo proveniente da un'attività umana volontaria.

[198] Significa letteralmente combattere-uccidere per servire Dio.

[200] Edward W. Said in Orientalismo, op. cit., p. 124-125.

[201] Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte: 1915, op. cit., p. 878.

[203] Karl Marx in Le 18 brumaire..., op. cit., p. 39.

[206] Vedere per esempio Gianni Baget Bozzo sul giornale La Stampa, 14 aprile 2007.

[207] Citato da Amartya Sen, in L'altra India, op. cit., p. 339.

[208] Amartya Sen in L'altra India, op. cit., p. 337-338.

[209] Idem, p. 337.

[210] Idem, p. 336.

[211] Idem, p. 403-404.

[212] Idem, p. 335.

[214] Corsivo dell'autore.

[215] Edward W. Said in Orientalismo, op. cit., p.386-387.

[216] Ecrits politiques, Editions Seuil-Editions du CNRS, 1991, p. 241.

[218] Tiziano Terzani, in In Asia, Edizione TEA, 2007, p. 127-128.

[219] Léviathan, cap. 13: De la condition du genre humain, op. cit., p. 224.

[220] Ecrits politiques, op. cit., p. 263.

[221] Corsivo dell'autore.

[223] Mein Kampf, op. cit., p. 52.

[225] Vedere Luciano Canfora in Noi e gli antichi, Edizione BUR Saggi, 2004, p.90-91.

[226] Quartiere di Londra frequentato da Musulmani.

[227] La preghiera quotidiana, obbligatoria per ogni praticante musulmano.

[228] Omar Nasiri, Infiltrato, op. cit., p. 368.

[229] René Girard in Des choses cachées..., op. cit., p. 33.

[230] Cattivi ragazzi.

[231] Indica i comunisti in senso peggiorativo.

[234] ristes tropiques, op. cit., p. 36.

[235] Essais, op. cit., Livre II, cap. XII, p. 421.

[237] Intervistato da Anne Nivat, nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2006, p. 7.

[238] Corsivo dell'autore.

[239] Léviathan, op. cit., cap. 11: Des moeurs, p. 197-198.

[240] Idem, op. cit., cap. 43: Pour être reçu dans le royaumne des cieux, p. 809-810.

[241] Idem, op. cit., cap. 33: Des livres de l'Ecriture sainte, p. 563.

[242] Pierre Do-Dinh, op. cit., p. 172.

[246] Michel Onfray, in Traité d'athéologie..., op. cit., p. 75 e p. 74.

[247] Idem, p. 209.

[248] Nome dell'esercito israeliano.

[249] Termine spregiativo utilizzato da alcuni Ebrei per indicare i non ebrei.

[250] Michel Onfray, in Traité d'athéologie..., op. cit., p. 228-229.

[251] Eloge de la folie, op. cit., p. 178-179.

[252] Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte..., op. cit., p.883.

[253] Corsivo dell'autore.

[254] La Violence et le sacré, op. cit., p. 391-392.

[256] Eloge de la folie, op. cit., p. 178.

[257] Segnalato da Alain Guédé nella sua presentazione del libro "Et si Dieu n'aimait pas les Noirs" di Serge Bilé e Audifac Ignace, nel settimanale Le Canard Enchaîné, 18 febbraio 2009, p. 6.

[258] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 25 aprile 2008, p. 59.

[259] Ricordo che significa letteralmente sforzo proveniente da un'attività umana volontaria.

[260] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 366.

[261] Naomi Klein, in No Logo , op. cit. p.552.

[262] Significa la comunità formata dai Musulmani.

[263] Corsivo nel testo.

[264] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 55-56.

[265] Il Principe, in Tutte le opere..., op. cit., cap. 18, p. 38-39.

[266] Citato da G. Bocca in Basso impero, op. cit., p. 23.

[267] Léviathan, op. cit., cap: 29: De ce qui affaiblit l'Etat, p. 487 e p. 488-489.

[268] De la Démocratie..., op. cit., vol. 2, cap. XV, p. 79.

[270] Idem, p. 65.

[271] Il libro è uscito nel 1962.

[272] Idem, rispettivamente p. 67 e 69.

[273] Léviathan, op. cit., cap. Relecture et conclusion, p. 960.

[274] Il Principe, cap. XVIII.

[275] Essais, op. cit., Livre I, cap. LI, p. 293.

[276] Mein Kampf, op. cit., p. 175 e p. 112.

[277] Tristes tropiques, op., c., p. 61.

[280] Intervista al giornale belga Libre Belgique, citazione in Anne Morelli, op. cit. p127-128.

[281] Citazione in Anne Morelli, Principi..., op. cit. p. 128.

[282] Dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, dal Sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.

[283] Nel sito d'informazione del governo statunitense; http://usinfo.state.gov/dd/, visitato nel 2007.

[284] Citazione in Anne Morelli, Principi..., op. cit. p. 131.

[285] Intervistata da Anne Nivat, nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2006, p.6.

[286] Mein Kampf, op. cit., p. 217.

[287] Citato da G. Bocca, in Basso impero, op. cit. p. 22.

[288] Allora presidente degli Stati Uniti.

[289] Allora Segretario alla Difesa.

[290] Allora capo del Dipartimento di Stato.

[291] A Bright Shining Lie, op. cit. p. 451-452.

[295] Informazione in Anne Morelli, Principi..., op. cit. p. 140-141.

[296] Idem.

[297] Idem, p. 141.

[298] Idem, p. 140-141.

[299] Idem, p. 144.

[300] Idem, p. 146.

[301] Nel supplemento Specchio del giornale La Stampa, n.78, anno 2007.

[302] Informazione in Anne Morelli, Principi..., op. cit. p. 144-145.

[303] Citazione ripresa dal documentario di Frédéric Rossif Morire a Madrid.

[304] Citazione di Dominique Vidal nel mensile Le Monde diplomatique, febbraio 2009, p. 10.

[305] Dominique Vidal nel mensile Le Monde diplomatique, febbraio 2009, p. 10.

[306] Idem.

[307] Informazione in Anne Morelli, Principi..., op. cit. p.133.

[308] Nel giornale romano City, 26 aprile 2007.

[309] Citato da William Blum, in Il libro nero..., op. cit., p. 499.

[310] Per dettagli vedere William Blum, Il libro nero... op. cit. p. 506.

[311] Idem, p. 514.

[312] Citato da William Blum, Il libro nero... op. cit. p. 494.

[315] Dichiarazione dei veterani U.S. nella guerra in Iraq, dal Sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.

[316] Per dettagli vedere William Blum, Il libro nero... op. cit. p. 506.

[317] Idem, p. 514.

[318] Idem, p. 512-513.

[321] Visitato il 25 marzo 2008.

[323] L'autore indica in nota come fonte: Ha'aretz, 25 gennaio 2002 e 1 febbraio 2002.

[325] Articolo Dopo Jenin, nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei... op. cit., p. 4 e p.48.

[326] Visitato nel 2007.

[327] Dal sito www.stoptorture.org.il/eng/, visitato nel 2007.

[328] Stampatelle dell'autore.

[329] Residente a Zurigo/Svizzera. Estratti dal testo della relazione al Campo Antimperialista di Assisi, il 2 agosto 2004. Dal sito http://www.kelebekler.com/occ/elam.htm, visitato nel 2007.

[331] Visitato nel 2007.

[332] Dal sito http://ifamericansknew.org/about_us/, visitato nel 2007.

[334] Lettere contro la guerra, Edizione TEA, 2008, p. 78-79.

[336] Dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, dal sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.

[337] Riccardo III, III, 6.

[339] Dal sito www.cpj.org (Committee to Protect Journalists - Comitato per Proteggere i Giornalisti), visitato nel 2007.

[340] Dal sito www.rsf.org (Reporters Senza Frontiere), visitato nel 2007.

[341] Dal libro di E, Bernays, "Propaganda", pubblicato sul sito http://www.historyisaweapon.com/defcon1/bernprop.html, visitato il 10.02.2009.

[342] Titolo del saggio The next war, dal sito http://www.harpers.org/archive/2006/10/0081208, visitato il 28 marzo 2008.

[343] Citato da William Blum, in Il libro nero..., op. cit., p. 499.

[344] Nel New York Times, 12 aprile 2004, dal sito www.iraqbodycount.org, visitato nel 2007.

[347] Citato da William Blum, in Il libro nero..., op. cit., p. 701-702.

[348] Idem, p.703.

[351] Nel sito www.IAVA.org (Iraq and Afghanistan Veterans of america), visitato nel 2007.

[352] Dal giornale La Repubblica, 30 marzo 2007.

[353] Essais, op. cit., Livre I, cap. XXXI, p. 208-209.

[354] Stampatello dell'autore.

[356] Réflexions..., op. cit., p. 163-164.

[358] Mein Kampf, op. cit., p. 201.

[359] Léviathan, op. cit., cap. 30: De la charge du représentant souverain, p. 509.

[360] Tristes tropiques, op., c., p. 170.

[361] Ilan Pappe, nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei... op. cit., p. 35.

[364] Da un volantino "DONNE IN NERO-ROMA".

[366] Le Informazioni si trovano sul sito www.halliburtonwatch.org, visitato nel 2007.

[367] The Secret, op. cit., p. 219.

[368] Dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, dal sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica queste altre fonti d'informazione:

[369] Dal sito www.informationguerilla.org, visitato nel 2007.

[370] Citazione da G. Bocca in Basso impero, op. cit. p. 95.

[371] Citato in William Blum, op. cit., p. 490.

[372] Citato in William Blum, op. cit., p. 491.

[373] Idem, p. 661.

[374] Dichiarazione riportata da John Perkins, The Secret, op. cit., p. 207-208.

[375] Tiziano Terzani, in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 120.

[376] Cronache..., op. cit., p. 149-150.

[377] Citato in William Blum, op. cit., p. 661.

[378] Citato da G. Bocca in Basso impero, op. cit. p. 95.

[379] Citato da G. Bocca in Basso impero, op. cit. p.126.

[380] Vedere La face cachée du pétrole di Eric Laurent in, op. cit.

[383] The Secret, op. cit., p. 257.

[385] La Rochefoucauld, Maximes et pensées, op. cit., p.11.

[386] Adolf Hitler in Mein Kampf, op. cit., p. 123.

[387] Citazione nel supplemento Il Venerdì del giornale La Repubblica, del 01 giugno 2007, p. 94.

[389] De la démocratie..., op. cit., Troisième Partie, cap. XXII, p. 329.

[390] Corsivo dell'autore.

[391] Le Gai savoir, op. cit., Livre V, p. 296.

[392] L'agressivité humaine, op. cit., p. 199.

[394] Des choses cachées... op. cit., p. 142.

[395] Le Gai savoir, op. cit., Livre III, 225.

[396] Nella parte POTERE, capitolo Governo e capitolo Democrazie.

[397] Citato da Naomi Klein in No Logo, op. cit., p.471.

[399] De la démocratie..., op. cit., vol. 2, Troisième partie, cap. XXII, p. 326-327.

[401] Idem, op. cit., vol. 2, Troisième partie, chap. XXIII, p. 333-334.

[402] Léviathan, op. cit., cap. 29: De ce qui affaiblit l'Etat, p. 484.

[403] De la démocratie..., op. cit., vol. 2, Troisième partie, chap. XXIII, p. 334.

[404] Antonio Cassese nel giornale La Repubblica, 18 aprile 2008, p. 58.

[405] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 23 gennaio 2008, p. 7.

[406] Nella parte III. AZIONE MILITARE, capitolo 2. Strategia.

[407] Dal sito http://www.bandepleteduranium.org/en/a/151.html, visitato il 9 aprile 2008.

[409] Introduzione a Della guerra, di Clausewitz, op. cit., p. LV.

[410] Prima della tempesta, op. cit., p. 24 a 40.

[411] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 10 dicembre 2008, p. 3.

[412] United Nations Environment Programme (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente).

[414] Citazione in William Blum, Il libro nero..., op. cit. p. 679.

[415] Idem.

[416] Ente sanitario pubblico in Italia.

[417] Nel giornale di Roma City, 10 ottobre 2007, p. 1 e p. 4.

[419] Dense Inert Metal Explosive.

[420] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 21 gennaio 2009, p. 3.

[422] Ecrits politiques, op. cit., p. 244.

[423] Les treize articles, op. cit., articolo XI, Des neuf sortes de terrain, p. 137.

[424] Il Principe, in Tutte le opere storiche..., op. cit., p. 36.

[425] Nella parte GUERRA, cap. Motivi reali.

[427] Ufficiale e consigliere statunitense durante la guerra in Vietnam.

[428] L'esercito del Sud Vietnam, controllato dagli Stati Uniti.

[429] Il movimento di resistenza vietnamita contro la presenza degli Stati Uniti.

[430] A Bright Shining Lie, op. cit., p. 455.

[431] Georges Frost Kenna, in Ribelli..., op. cit., p. 191.

[434] www.antiwar.com/ips/gharib.php?articieid=11690, visitato nel 2007.

[435] Corsivo dell'autore.

[436] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 28 settembre 2007.

[437] Vedere il sito www.whatdoesitmean.com, visitato ne 2007.

[440] Ecrits politiques, op. cit., p. 240.

[441] Citazione in A Bright Shining Lie, op. cit., p. 732.

[442] Idem, p. 453.

[443] Idem, p. 352 e p. 348-349.

[444] Idem, p. 540-541 e p. 552.

[448] Idem, articolo III, De la victoire et de la défaite, p. 45 e p. 51.

[449] Della guerra, op. cit., p. 185.

[450] Citazione di Richard Falk nel mensile Le Monde diplomatique, marzo 2009, p. 13.

[452] Informazione fornita da Neil Sheehan in A bright..., op. cit., p. 189.

[454] A Bright..., op. cit., p. 762 e p. 804-805.

[455] Idem, p. 745.

[456] Nel capitolo "Propaganda e realtà".

[457] Citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 495.

[458] Idem.

[459] Les treize articles, op. cit., articolo II, De l'engagement, p. 40-41.

[460] Aggiungo anche: guerre.

[461] Ni dieu..., op. cit., p. 64.

[463] A Bright..., op. cit., p. 143.

[465] Léviathan, op. cit., cap. 28: Dei peines et des récompenses, p. 472.

[466] Capo della resistenza algerina.

[468] Essere laico, op. cit., p. 68.

[469] Introduzione a Della guerra, op. cit., p. LVIII.

[470] Nel sito http://lp.findlaw.com nella pagina http://caselaw.lp.findlaw.com/casecode/uscodes/18/parts/i/chapters/118/sections/section_2441.html, visitato il 1 luglio 2007.

[471] A Bright..., op. cit., p. 635.

[472] Idem, p. 642.

[473] Citato in A Bright..., op. cit., p. 145.

[475] Dal sito della Casa Bianca:

[476] Citazione in William Blum, Il libro nero..., op. cit. p. 691.

[478] Chapter 2: Shock and Awe (Capitolo 2: colpisci e terrorizza) in Harlan K. Ullman and..., op. cit.

[480] Idem, Chapter 4 (Capitolo 4).

[481] Idem, Chapter 5: Future directions (Cap. 5: Direzioni future).

[482] Citazione nel sito www.iraqbodycount.org, visitato il 15 aprile 2008.

[483] William Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 675.

[484] Dati forniti da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 696.

[485] World Food Program: Programma per l'alimentazione mondiale, agenzia delle Nazioni Unite.

[486] Citazione di William Blum in Il libro nero..., , op. cit. p. 676-677.

[487] Dati forniti da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 696.

[488] Visitato varie volte fino al 15 aprile 2008.

[489] Dichiarazione dei veterani U.S. nella guerra in Iraq, dal sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica queste altre fonti di informazione:

[490] Paolo Garimberti nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 19 ottobre 2007.

[492] A Bright..., op. cit., p. 240.

[493] Idem, p. 811.

[494] Idem, p. 811-812.

[495] Dati forniti dal mensile Le Monde Diplomatique, maggio 2006, p. 7.

[497] Antonio Cassese nel giornale La Repubblica, 18 aprile 2008, p. 58.

[498] A Bright..., op. cit., p. 733.

[499] Idem, p. 809.

[500] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 21 settembre 2007.

[501] Ar. Zamp, nel giornale La Repubblica, 16 novembre 2007.

[504] Citato William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 679.

[505] Les treize articles, op. cit., articolo XI, Des neuf sortes de terrain, p. 135.

[506] Introduzione a Della guerra, op. cit., p. L.

[507] A Bright..., op. cit., p. 382.

[510] Stampatello nel testo dell'intervista.

[511] Intervista con Vo Nguyen Giap, dal sito http://www.pbs.org/wgbh/peoplescentury/episodes/guerrillawars/giaptranscript.html, visitato il 16 aprile 2008.

[512] A Bright..., op. cit., p. 447.

[513] Idem, p. 7.

[514] Jan Oberg, luglio 1999, citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 602.

[516] San Francisco Chronicle, 9 luglio 1999, citato da William Blum, idem, p. 603.

[517] Nafeez Mosaddeq Ahmed, citato da William Blum, idem, p. 603.

[518] Nel settimanale Le Canard Enchainé, 5 agosto 2007.

[519] Tucidide in La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro VI, p. 438.

[520] Corsivo mio.

[521] Tucidide, La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro V, p. 375.

[522] Idem, Libro V, p 381.

[523] Adolf Hitler In Mein Kampf, op. cit.. E' l'ultima frase del libro.

[524] Corsivo mio.

[525] Tucidide in La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro VI, p.440.

[526] Nel sito www.kelebekler.com/calmanl/05.htm, visitato nel 2007.

[529] Già presentato nel capitolo sullo "scontro tra civiltà".

[530] Già presentato nel capitolo sullo "scontro tra civiltà".

[531] Neil Sheehan, A Bright..., op. cit., p. 785-786.

[532] Idem, p. 852.

[533] Idem, p. 867.

[534] Idem, p. 773.

[535] Idem, p. 353 e p. 353-354.

[536] Idem, p. 434-435.

[539] Per il dettaglio dei fatti, vedere il sito http://en.wikipedia.org, visitato nel 2007.

[542] Citato da G. Bocca in in Basso impero, op. cit. p. 57.

[543] Idem, p. 22.

[545] Arno J. Mayer, nel mensile Le Monde diplomatique, septembre 2008, p. 1.

[547] Vedere Neil Sheehan in A Bright..., op. cit., p. 18.

[548] Citazione di G. Bocca in Basso impero, op. cit. p. 32.

[549] Timothy Garton Ash, citato da G. Bocca in Basso impero, op. cit. p. 16.

[551] Tucidide, La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro III, p. 168, e Libro VI, p. 396.

[552] Adolf Hitler in Mein Kampf, op. cit., p. 243.

[554] Fatti segnalati da William Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 566.

[556] Citazione da William Blum, op. cit. p.567. (corsivo nell'originale)

[557] Citato da W. Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 567.

[558] Idem, p. 567.

[559] Citato da G. Chiesa in Cronache..., op. cit., p. 117 e p. 121.

[560] Citato da W. Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 568.

[561] Prima della tempesta, op. cit., p. 25-26.

[562] Corsivo mio.

[563] Dal sito http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/iraq/etc/wolf.html, visitato nel 2007.

[564] Arturo Zampaglione nel giornale La Repubblica, 22 febbraio 2008, p. 23.

[565] Notizia riportata da G. Chiesa in Cronache..., op. cit., p. 87.

[566] Notizia riportata da W. Blum in Il libro nero..., op. cit., p. 707.

[567] Citazione riportata da Tiziano Terzani, in In Asia, op. cit., p. 129.

[568] Nel giornale La Repubblica 27 aprile 2007.

[569] Idem, 01 giugno 2007.

[570] Bernardo Valli nel giornale La Repubblica, 23 marzo 2007, p. 60.

[571] Olivier Zajec nel mensile Le Monde diplomatique, settembre 2008, p.1.

[573] "ANNUAL REPORT...", Figura 1.

[574] "ANNUAL REPORT...", Figura 3.

[575] "ANNUAL REPORT...", Figura 4.

[576] Federico Rampini nel giornale La Repubblica, 7 marzo 2008, p. 1.

[577] Citato da Alain Gresh nel mensile Le Monde diplomatique, febbraio 2009, p. 11.

[578] A Bright..., op. cit., rispettivamente p. 846 e p. 844-845.

[579] Dal sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica queste altre fonti d'informazione:

[580] Dal sito www.ivaw.org, visitato nel 2007.

[581] www.combatantsforpeace.org, visitato nel 2007.

[583] Antonio e Cleopatra, V,2.

[584] Corsivo dell'autore.

[585] Léviathan, op. cit., cap. 14: Des lois naturelles, p. 244.

[587] Citato da Neil Sheehan In A Bright..., op. cit., p. 639.

[589] Eric Rouleau, nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 25.

[590] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p.410.

[592] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 25.

[595] Nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 26 ottobre 2007, p. 52-53.

[596] La famiglia regnante.

[598] Le autorità religiose musulmane.

[602] Dal sito www.anusha.com/osamaint.htm, visitato nel 2007.

[604] Combattente della guerra santa.

[605] Nome plurale significando i combattenti della guerra santa.

[606] I miscredenti in generale o/e chi in particolare non crede nella religione musulmana.

[607] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 246 e p. 247-249.

[608] Dal sito www.anusha.com/osamaint.htm, visitato nel 2007.

[611] L'insieme delle parole e degli atti del profeta Mohammad.

[612] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 247.

[613] Idem, p. 345.

[614] Idem, le quattro citazioni sono rispettivamente dalle pagine 7, 236, 75 e 345.

[615] Idem, p. 250.

[616] Idem, p. 229.

[617] Idem, p. 241.

[618] Idem, p. 242-243.

[619] Preti musulmani.

[621] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 208.

[622] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 27 août 2008.

[624] Omar Nasiri, idem, rispettivamente p. 221, p. 222 e p. 301-302.

[625] Omar Nasiri , idem, p. 314-315.

[626] La preghiera musulmana.

[627] Omar Nasiri, in Infiltrato, op. cit., rispettivamente p. 200 e p. 202.

[628] L'autore del sermone.

[629] ) Il comandante, sia sul piano militare che politico e religioso.

[630] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 206.

[631] Diabolico, o che ha a che fare con il diavolo.

[632] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit. p. 206-207.

[634] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit. p. 208-209.

[635] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit. p. 245 e p.246.

[638] Gruppo Armato Islamico, organizzazione algerina terroristica.

[639] Omar Nasiri, In Infiltrato, op. cit. p. 202-203 e p. 204.

[641] I corsivi sono dell'autore.

[642] Mitragliette di fabbricazione israeliana.

[643] Corsivo dell'autore.

[644] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit. p. 433-435.

[646] Nella parte ECONOMIA, capitolo Corporazioni multinazionali.

[648] Giulietto Chiesa, Cronache..., op. cit., p. 149-150.

[650] Neil Sheehan in op. citato, rispettivamente p. 745, 755 e 758.

[652] Citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 675.

[653] Discorso al Chicago Council on Global Affairs, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.

[654] Citato da William Blum in Il libro nero..., op. cit. p. 566.

[655] A Bright..., op. cit., p. 807.

[656] Idem, p. 770.

[657] Idem, p. 874 e p. 900.

[658] Informazione nel giornale La Stampa, 14 aprile 2007.

[659] 5 décembre 2007, Nick Meo a Kabul, nel giornale The Times, dal sito http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article3000067.ece, visitato nel 2007.

[660] Dal settimanale Le Canard Enchaîné, 13 febbraio 2008, p. 3.

[661] Idem, in data 19 marzo 2008, p. 3.

[662] Idem.

[663] Dalla dichiarazione dei veterani U.S. della guerra in Iraq, nel sito www.ivaw.org, visitato nel 2007. La dichiarazione indica queste altre fonti d'informazione:

[665] Thucydide in La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro II, p.130.

[666] Alexis de Tocqueville in De la démocratie..., vol. 2, Terza Parte, Cap. XXII, p. 330.

[667] Nel giornale La Repubblica, 10 marzo 2008, p. 1.

[668] John Perkins in The Secret , op. cit., p. 219.

[670] Joseph Stiglitz nel giornale La Repubblica, 10 marzo 2008, p. 25.

[672] Intervista nel giornale La Stampa, 09.12.2006.

[673] Joseph Stiglitz nel giornale La Repubblica, 10 marzo 2008, p. 25.

[676] Nel giornale La Repubblica, 13 luglio 2007.

[677] Corsivo dell'autore.

[678] Nel giornale La Repubblica, 10 marzo 2008, p. 1.

[683] Marco Ansaldo nel giornale La Repubblica, 21 marzo 2008, p. 16.

[684] Stampatelli dell'autore.

[687] Nel mensile Le Monde diplomatique, marzo 2009, p. 13.

[689] Idem.

[690] Jacques Van Rillaer in L'agressivité humaine, op. cit., p. 8.

[691] La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro I, p. 52.

[692] Giorgio Bocca nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 20 luglio 2007.

[694] Malaise dans la civilisation, op. cit., cap. V.

[695] Citato da Alain Gresh nel mensile Le Monde diplomatique, febbraio 2009, p. 10.

[696] Olivier Reboul, in La rhétorique, Ed. PUF, collection Que sais-je? 1993, p. 121-122.

[697] L'agressivité humaine, op. cit., p. 216.

[698] Ralph Waldo Emerson, filosofo e poeta statunitense, dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas Robert Malthus, visitato nel 2007.

[699] Ribelli..., op. cit., 198-199.

[701] Aldo Forbice nel giornale di Roma E-Polis, 16 novembre 2007.

[704] Idem.

[706] Jeremy Rifkin in un'intervista da Riccardo Staglianò, in La Repubblica, 16 novembre 2007.

[708] Jeremy Rifkin, intervista da Riccardo Staglianò, in La Repubblica, 16 novembre 2007.

[709] Citata da John Perkins in The secret..., op. cit., p. 290.

[711] Curzio Maltese, nel supplemento Venerdì del giornale La Repubblica, 24 agosto 2007.

[712] G. Chiesa, in Prima della tempesta, op. cit., p. 131.

[713] Discorso al Chicago Council on global Affairs, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.

[715] Nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 11.

[720] Dichiarazione di un insegnante saudita, citata da William Blum, Il libro nero..., op. cit. p.493.

[721] Un Brasiliano a John Perkins, in John Perkins, The Secret, op. cit., p. 133.

[722] Dal sito della Casa Bianca statunitense:

[723] Discorso al Chicago Council on global Affairs, nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.

[724] Dal sito www.icahd.org, visitato nel 2007.

[725] Pubblicata nel libro collettivo NOT IN OUR NAME: Ebrei..., op. cit., p. 51-52.

[726] www.combatantsforpeace.org, visitato nel 2007.

[727] Dal sito http://zope.gush-shalom.org, visitato nel 2007.

[728] Dal sito www.rete.eco.it (Ebrei contro l'occupazione), visitato nel 2007.

[729] Informazione dal giornale La Stampa, 31 marzo 2007.

[730] Console di Francia a Gerusalemme.

[731] Nel giornale Le Canard Enchaîné, 26 novembre 2008, p. 3.

[733] Visitato nel 2007.

[734] Dal sito www.icahd.org, Israeli Committee Against House Demolitions, visitato nel 2007.

[735] Informazione in Courier International, 14-20 giugno 2007.

[736] Nel supplemento Venerdì del quotidiano La Repubblica, 15 giugno 2007.

[738] Citazione di un economista giapponese, riportata da Tiziano Terzani in In Asia, op. cit., p. 130.

[739] Minxin Pei nel settimanale L'Espresso del 3 gennaio 2008, p. 64.

[740] Federico Rampini, nel giornale La Repubblica del 21 dicembre 2007, p. 30-31.

[741] Tiziano Terzani in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 162-163.

[744] Wendy Kristianasen nel mensile Le Monde Diplomatique, gennaio 2009, p. 9.

[745] Tiziano Terzani in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 126 e p. 127.

[746] Nel giornale La Repubblica, 13 aprile 2007.

[748] Paolo Garimberti nel supplemento Venerdì di La Repubblica, 16 novembre 2007.

[750] Omar Nasiri in Infiltrato, op. cit., p. 59.

[752] Preti musulmani.

[753] Gamal Albanna, intervista nel giornale La Repubblica, del 21 dicembre 2007, p. 34.

[754] Esseri sopranaturali, corrispondenti agli angeli.

[755] Commento religioso che fa autorità in quanto interpretazione della religione musulmana.

[756] La legge coranica.

[758] Vedere sopra nota 755.

[760] Sacerdoti musulmani, i mollah sono della tendenza sciita e i mufti sono di quella sunnita.

[763] Citazione nell'articolo di Dafna Linzer, intitolato Past Arguments Don't Square With Current Iran Policy di domenica 27 marzo 2005, p. 15. Vedere sito www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A3983-2005Mar26.html, visitato il 9 febbraio 2008.

[764] Nel giornale di Roma Epolis, 27 aprile 2007.

[765] http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama, visitato il 7.11.2008. La dichiarazione originale è su http://www.youtube.com/watch?v=GtREqAmLsoA&eurl=http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-11-04-Publicite-Obama

[766] Uri Avnery, nell'articolo mandato via email e datato 12 luglio 2008.

[767] Nel mensile Le Monde diplomatique, ottobre 2007.

[768] Citato da G. Bocca in Basso impero, op. cit. p.126.

[769] De Natura Rerum, II, 16-19, citato da Montaigne in Essais, op. cit., Livre I, cap. XLII, p. 252. Testo originale:

[770] Malaise dans la civilisation, op. cit., cap. II.

[771] Sâdhana, citato da Albert Schweitzer, op. cit., p. 180.

[772] Dal sito www.fidh.org, visitato nel 2007.

[774] Intervista nel giornale La Stampa, 09 dicembre 2006.

[775] Coriolano, I,1.

[776] L'agressivité détournée, op. cit., p. 146-147.

[777] Amartya Sen, L'altra India, op. cit., p. 252.

[779] Corsivo dell'autore.

[780] La volontà di potenza, 60, p. 348, Ed. Grandi Tascabili Economici Newton, 1989,

[781] Corsivo dell'autore.

[782] La volontà di potenza, op. cit., 273, p. 403.

[783] Orientalismo, op. cit., p. 439.

[784] De la démocratie..., op. cit., Troisième partie, chap. XXVI, p. 345.

[785] Ethique,op. cit., Quatrième partie: De la servitude de l'homme, ch. XVII.

[786] Maximes et pensées, op. cit., p.77.

[789] The Secret, op. cit., p. 313.

[791] Umberto Veronesi, in Essere laico, op. cit., p. 85.

[792] Considerazioni attuali sulla guerra..., op. cit., p. 874.

[793] Idem, rispettivamente p. 875, p. 876 e p.877.

[795] Corsivo dell'autore.

[796] Leviathan, op. cit., chap. 2: De l'imagination, p. 83.

[797] Traité d'athéologie, op. cit., p. 274-275.

[798] Umberto Veronesi, in Essere laico, op. cit., p. 114.

[800] Epistola a Meneceo, 133.

[804] Il papa della chiesa cattolica.

[805] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 30 luglio 2008, p.7.

[806] Idem.

[807] Citato da Albert Schweitzer in Les grands penseurs de l'Inde, op. cit., p. 83-84.

[808] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 27 agosto 2008.

[809] Il prete cattolico Don Giovanni, citato da Umberto Veronesi, in Essere laico, op. cit., p. 16.

[810] Essere laico, op. cit., p. 48.

[811] Nota di J.-P. Schnetzler, in Le grandi religioni del mondo: Dizionario... op. cit., p. 569-570.

[812] Astrofisica, nel giornale di Roma Epolis, 16 giugno 2008, p. 4.

[813] Citato da Amartya Sen in L'altra India, op. cit., p. 332.

[814] Idem, p. 340.

[815] Umberto Veronesi in Essere laico, op. cit., rispettivamente p. 97-98 e p. 104-105.

[816] Lettre à Ménécée, citazione da Diogene Laërce, in Vies et doctrines..., op. cit., p. 1308.

[817] Citato da Diogene Laërce, in Vies et doctrines..., op. cit., p. 728.

[818] Lettre à Ménécée, citazione da Diogene Laërce, in Vies et doctrines..., op. cit., p. 1310.

[819] Léviathan, op. cit., cap. 37: Des miracles, p. 630 e p. 631.

[821] Citazione trovata nel sito www.privacyinternational.org, visitato nel 2007.

[822] Citato da Pierre-Henri Zaidman in "LE MANDAT IMPERATIF...", op. cit., p. 41.

[823] Umberto Veronesi, in Essere laico, op. cit., p.107.

[824] Citato da Diogene Laërce, in Vies et doctrines..., op. cit., p. 278.

[825] John Perkins in The Secret, op. cit., p. 311.

[828] Riccardo III, I, 4.

[829] Citato in L'agressivité humaine, op. cit., p.201.

[830] L'agressivité humaine, op. cit., rispettivamente p. 200, p. 201 e p. 202.

[831] Les treize articles, op. cit., articolo XII, Du combat par le feu, p. 151.

[832] L'agressivité humaine, op. cit., p. 215.

[833] Vangelo di Matteo, 23, 27.

[834] Essais, op. cit., Livre I, ch. LI, De la vanité des paroles, p. 292.

[835] Rivoluzionaria libertaria francese della Comune di Parigi del 1871.

[836] Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 37.

[837] Les faux principes de notre éducation, 1842, in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 173.

[839] Les prisons, 20 dicembre 1887, in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 73.

[840] Catéchisme révolutionnaire, 1846-1867, in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 172.

[842] Vies parallèles, cap. Pyrrhos-Marius, op. cit., p. 730.

[843] Ethique, op. cit., Quatrième partie: De la servitude de l'homme, chap. XXI.

[845] Alexis de Tocqueville, 1840, In De la démocratie..., op. cit., p. IV, ch. VI, p. 384-386.

[846] Alice Miller, op. cit., p. 164.

[848] Idem, p. 109.

[849] Sayd Bahodine Majrouh in Le Rire des Amants, op. cit., p. 56.

[851] Vissuto in Cina nel 1130-1200, citato da Pierre Do-Dinh, in CONFUCIUS... p. 170.

[852] La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro I, p. 48.

[853] Coriolano, I, 10.

[854] Corsivo dell'autore.

[855] Léviathan, op. cxit., chap. 27: Des crimes, p. 433-444.

[856] L'Unique et sa propriété, Ed. La Table ronde, Paris, 2000, p. 207.

[857] Etatisme et anarchisme, del 1873 , in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 91.

[858] Eric Rouleau nel mensile Le Monde diplomatique, di maggio 2007, p. 25.

[860] L'agressivité humaine, op. cit., p.213-214.

[861] Corsivo dell'autore.

[863] Corsivo dell'autore.

[864] Stampatelle dell'autore.

[865] De la justice dans la Révolution et dans l'Eglise.

[866] Dieu et l'Etat, 1873, citato in Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 84.

[867] Nel giornale La Repubblica, 1 giugno 2007.

[869] Naomi Klein in No Logo, op. cit. p.513.

[870] Mein Kampf, op. cit., p. 205.

[871] Le Canard Enchaîné, 12 dicembre 2007.

[873] Vedere dettagli in G. Chiesa, Cronache..., op. cit., p. 61.

[874] Segnalato da G. Chiesa in Prima della tempesta, op. cit., p. 25.

[875] Segnalato da Naomi Klein, in in No Logo, op. cit., p.5 Albert 05.

[877] Dal sito della Casa Bianca statunitense:

[878] Jonathan Cook, nella brochure "DONNE IN NERO-ROMA: Fuori la guerra dalla storia", p. 8.

[879] Idem, articolo "Il carcere segreto 1391", 26 aprile 2004, p. 1.

[880] Idem, citazione di Jonathan Cook, p. 2.

[882] Nella brochure "DONNE IN NERO-ROMA: fuori la guerra dalla storia", p. 5.

[883] Agenzia israeliana di sicurezza.

[884] Gush Shalom annuncio in Haaretz, 28 novembre 2008, in

[888] Racconto riportato da Pierre Do-Dinh in CONFUCIUS et l'humanisme chinois, op. cit., p. 50.

[889] Testo della petizione sul sito www.stop-finance.org, visitato il 1 luglio 2008.

[890] Dal sito http://italy.peacelink.org/migranti/articles/aart_18371.html, visitato nel 2007.

[891] Walter Lippmann, citato nel giornale Le Canard Enchaîné, 26 novembre 2008, p. 5.

[892] Tristes tropiques, op., c., p. 486.

[896] Essais, op. cit., Livre II, ch. XI, p. 408.

[897] Malaise dans la civilisation, op. cit., p. 48.

[898] Alice Miller, op. cit., p. 119.

[899] Albert Schweitzer in Les grands penseurs de l'Inde, op. cit., p. 67.

[902] Jacques Van Rillaer in L'agressivité humaine, op. cit., p. 216.

[903] Léviathan, op. cit., ch. De la charge du représentant souverain, p. 506 e p. 507.

[905] De la démocratie..., op. cit. vol. 2, p. 3, ch. XXVI, p. 345.

[906] La guerra del Peloponneso, op. cit., Libro I, p. 44.

[907] Corsivo dell'autore.

[908] Stampatello dell'autore.

[909] Léviathan, op. cit., ch. 13: De la condition du gene humain, p. 224-225.

[910] Fabio Mini nel giornale La Repubblica, 27 aprile 2007.

[911] In www.sipri.org, visitato nel 2007.

[913] Tiziano Terzani, in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 162.

[914] Ecrits politiques, op. cit., p. 264.

[915] Nel giornale di Roma Epolis, 13 aprile 2007.

[917] Dal sito http://alliantaction.org/target/t1go/sales/international.html, visitato il 7 luglio 2008.

[919] Nel sito http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=9360£IDCategoria=127, visitato nel 2007.

[921] Les treize articles, op. cit., articolo XIII, De la concorde et de la discorde, p. 159.

[922] Umberto Veronesi, in Essere laico, op. cit., p. 22-23.

[923] Massime, 12:19, in Confucio: Massime, Grandi Tascabili Economici Newton, 2005, p. 87.

[925] Ron Kovic, autore dell'autobiografia Nato il 4 luglio (Born on the Fourth of July). Citato da Norman Salomon nel suo libro Target Iraq: What the News Media Didn’t Tell You (co-autore with Reese Erlich), pubblicato su internet, dal sito http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Solomon#Books, visitato il 20.03.2008.

[926] Des choses cachées... op. cit., p. 241.

[927] Han Ryner (1861-1938), durante la prima guerra mondiale, assunse una posizione pacifica, e per il resto della sua vita lottò per la riconoscenza dell'obiezione di coscienza.

[928] La Violence et le sacré, op. cit., p. 333.

[929] Ecrits politiques, op. cit., p.241.

[930] Corsivo dell'autore.

[931] L'agressivité humaine, op. cit., p. 233.

[932] L'agressivité détournée, op. cit., p. 180 e p. 181.

[934] Corsivo dell'autore.

[935] Léviathan, op. cit., ch. 26: Des lois civiles, p. 414.

[936] Corsivo mio.

[937] Considerazioni attuali sulla guerra... op. cit., p. 872.

[938] Fragment 24, in EPICURE, doctrines et maximes, op- cit., p.196.

[939] Citato in Vies et doctrines des philosophes illustres di Diogene Laërce, op. cit., p. 733.

[941] Antonio Cassese nel giornale La Repubblica, 18 aprile 2008, p. 58.

[942] Citato da Neil Sheehan in A Bright..., op. cit., p. 189.

[943] Antonio Cassese nel giornale La Repubblica, 29 gennaio 2008, p. 35.

[944] Luciano Gallino nel giornale La Repubblica, 7 marzo 2008, p. 51.

[945] Intervistata da Tiziano Terzani in Un altro giro di giostra, op. cit., p. 396-397.

[946] Nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 39.

[947] Corsivo dell'autore.

[948] Giurista, intervistato da Federico Rampini, nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 53.

[949] Corsivo dell'autore.

[950] Nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 13.

[951] Les prisons, 20 dicembre 1887, in Ni dieu ni maîtres, op. cit., p. 73.

[952] Dal sito www.christianaid.org.uk, visitato nel 2007.

[955] Intervista nel giornale La Stampa, 9 dicembre 2006.

[958] Nel settimanale Le Canard Enchaîné, 1° ottobre 2008, p. 1.

[959] The Secret..., op. cit., p. 272.

[961] Tristes tropiques, op., c., p. 80.

[962] The Secret..., op. cit., p. 37-38.

[963] A bright..., op. cit., p. 377.

[964] Claude Angeli nel settimanale Le Canard Enchaîné, 4 marzo 2009.

[965] Padre "Kizito" Sesana, nel giornale La Repubblica, 6 giugno 2008, p. 13.

[966] The Secret..., p. 128.

[969] Naomi Klein in No Logo, op. cit. p.504.

[971] Citato da Naomi Klein in No Logo, op. cit. p.452-523.

[973] Citato da Naomi Klein in No Logo, op. cit. p.49.

[974] Vedere dettagli di Naomi Klein in No Logo, op. cit. p. 441 e seg.

[975] Idem, p. 441 e seg.

[976] Idem, p.464 e seg.

[978] Idem, p.490.

[979] John Perkins in The Secret..., op. cit., p. 129.

[980] Articoli 1 e 4 in www.portoalegre2002.org, visitato nel 2008.

[982] Il libro del Tao: Tao-teh-ching, op. cit., II, 65, p. 57.

[983] L'art et la révolte / Conférence du 30 mai 1896, citato in Ni dieu ni maitres..., op. cit., p. 161.

[984] Tiziano Terzani in Un altro giro di giostra, op. cit., p. 522.

[986] Tiziano Terzani, in La fine è il mio inizio, op. cit., p. 282-283.

[987] Intervistato da Tiziano Terzani, in In Asia, op. cit., p. 368-369 e p. 369.

[988] Citazione nel sito www.sutjhally.com, visitato nel 2007.

[989] Essere laico, op. cit., p. 73.

[990] Citato da Ulrich Beck, nel giornale La Repubblica, 29 febbraio 2008, p. 41.

[992] Citato da Diogene Laërce, in Vies et doctrines..., op. cit., p. 691.

[993] L'altra India, op. cit., p. 403.

[994] The Secret..., op. cit., p. 267.

[997] Amartya Sen in L'altra India, op. cit., p. 399 e p. 400.

[1000] Tiziano Terzani, a proposito del 11 settembre 2001, in Lettere contro la guerra, op. cit., p. 23.

[1001] Giornale La Repubblica, 13 luglio 2007.

[1003] Corsivo dell'autore.

[1004] De la démocratie..., op. cit. vol. 2, parte 4, note I al cap. VI, p. 408.

[1005] Naomi Klein in No Logo, op. cit. p. 555.

[1007] Umberto Veronesi in Essere laico, op. cit., p. 90 e 91.

[1008] Settimanale Le Canard Enchainé, 2 aprile 2008, p. 3.

[1009] Alexis de Tocqueville in De la démocratie..., op. cit. vol. 2, parte 3, cap. XXVI, p. 349.

[1011] Sezione I, IV. DEMOCRAZIA o la lotta dei cittadini per il controllo dello Stato.

[1012] Tiziano Terzani in La fine..., op. cit., p. 396-397 e p.435.

[1013] Tiziano Terzani in Un indovino..., op. cit., p. 260.

[1014] Citazione di Pierre-Henri Zadman in "LE MANDAT IMPERATIF...", op. cit., p. 88-89.

[1015] Citato da Diogene Laërce in Vies et doctrines..., op. cit., p. 690.

[1016] Civil Disobedience, op. cit., Parte 1. punto 4.

[1017] Da ACT UP, nel sito www.actupny.org, visitato nel 2007.

[1018] Corsivo dell'autore.

[1019] Ribelli..., op. cit., p. 183 e p. 206.

[1020] Metrò, giornale gratuito di Roma, 26 novembre 2007.

[1021] Rispettivamente sui siti www.amnesty.org e www.worldaudit.org

[1022] Coriolano, II, 1.

[1024] Malaise dans la civilisation, op. cit., rispettivamente p. 57, ch. VIII, p. 76-77. e ch. VIII, p. 77.

[1026] L'autore scrive negli anni 1958.

[1027] Corsivi dell'autore.

[1028] Pierre Do-Dinh, op. cit, p. 156-157.

[1029] Id,, p. 177. Per chi s'interessa a l'argomento, la lettura del libro di Pierre Do-Dinh è utile.

[1031] Corsivo dell'autore.

[1032] Léviathan, op. cit., cap. 15: Des autres lois de nature, p. 259.

[1033] Considerazioni attuali sulla guerra..., op. cit., p. 869.

[1034] Essais, op. cit., Livre I, ch. L: De Democritus et Heraclitus, p. 291.

[1035] In francese “distanciation”.

[1036] Corsivo dell'autore.

[1037] L'agressivité humaine, op. cit., 228 e p. 230.

[1038] Malaise dans la civilisation, op. cit., ch. VII.

[1039] La Résistilble Ascension d'Arturo Ui.

[1040] La fine è il mio inizio, op. cit., p. 161.

[1041] Léviathan, op. cit., cap. 13: De la condition du genre humain, p. 228.

[1042] Umberto Veronesi in Essere laico, op. cit., p. 95 e p. 96.

[1043] Vita di Mario, X, citato da Montaigne in Essais, op. cit., Livre II, ch. XI, p. 402.

[1045] L'agressivité humaine, op. cit., 232.

[1046] The Secret..., op. cit., p. 316 e p. 320.

[1047] Tristes tropiques, op. cit., p. 300.